Destra di Popolo.net

L’ATTENTATO A RANUCCI E LA LIBERTA’ DI STAMPA IN ITALIA

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

NON POSSIAMO DIMENTICARE L’ISOLAMENTO E IL CLIMA DI ODIO POLITICO SOVRANISTA NEI CONFRONTI DEL GIORNALISMO D’INCHIESTA

Questo attentato drammatico segna un punto di non ritorno nella storia recente della libertà di stampa in Italia. Un atto criminale che, come confermato dalle prime analisi, aveva la potenza per uccidere e che non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca. È il sintomo più violento e allarmante di come il giornalismo d’inchiesta, quello che tocca i nervi scoperti del potere, sia ormai percepito come un ostacolo da rimuovere.
L’Isolamento e il Clima d’Odio Politico
L’attacco a Ranucci non arriva dal nulla. Da tempo, i giornalisti impegnati a svelare verità scomode si trovano a operare in un ambiente ostile, dove la protezione istituzionale è labile e il sostegno professionale si affievolisce. Il caso di Ranucci è emblematico di un isolamento sempre più palpabile, alimentato da un clima d’odio e delegittimazione proveniente soprattutto dalla sfera politica. Ranucci è sotto scorta dal 2021, questo dice molto del suo lavoro scomodo.
Invece che essere tutelato è stato attaccato a più riprese, soprattutto da esponenti dell’attuale maggioranza di governo, che ha provato a bloccare inchieste e ha screditato il lavoro della trasmissione Report. L’aggressione subita da Ranucci non è solo un attacco a un uomo, ma è un attacco frontale alla libertà di stampa. Più volte lo stesso Ranucci aveva denunciato di essere vittima di dossieraggio da parte del governo, che avrebbe attivato anche i Servizi Segreti per realizzare una documentazione sulle sue attività.
Italia Arretrato nella Classifica Globale: Il 46° Posto
Il deterioramento della situazione interna trova riscontro nei dati internazionali. L’Italia continua a scivolare nelle classifiche mondiali sulla libertà di stampa.
Secondo il World Press Freedom Index 2024 stilato da Reporter Senza Frontiere (RSF), il nostro Paese si è attestato al 46° posto su 180, perdendo ben 5 posizioni rispetto all’anno precedente. Un arretramento significativo che sposta l’Italia dalla fascia dei
Paesi con situazione “abbastanza buona” a una situazione “problematica”.
Spazi di libertà ce ne sono ancora ma sono soprattutto fuori i canali tradizionali, in tv gli spazi sono sempre più ridotti a macchietta attraverso talk politici che ripropongono tutti, a prescindere dalle posizioni politiche che esprimono, uno schema dove la discussione diventa arena dove combattere, con ospiti sempre uguali. I programmi d’inchiesta sono sempre meno nonostante i risultati in termini di share li premino.
Le ragioni di questo declino sono molteplici e complesse, ma puntano tutte verso la stessa direzione: crescenti pressioni politiche, minacce di acquisizioni di agenzie di stampa da parte di membri della coalizione di governo e continue campagne di intimidazione online orchestrate per silenziare le voci critiche. L’Italia è in netto ritardo rispetto ai suoi partner europei più virtuosi e, in un momento storico in cui la verità è sotto assedio, il monito lanciato dall’ordigno sotto l’auto di Sigfrido Ranucci risuona come un ultimo, disperato, campanello d’allarme per la nostra democrazia.
(da Fanpage)

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COSA CI DICE LA BOMBA A SIGFRIDO RANUCCI E PERCHE’ DEVE PREOCCUPARCI TUTTI

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

E’ IL MOMENTO DI TUTELARE L’INFORMAZIONE LIBERA E INDIPENDENTE

Non giriamoci attorno: quando un chilo di esplosivo esplode sotto l’auto di uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani, venti minuti dopo che accanto a quell’auto ci era passata la figlia, siamo a un livello di minaccia completamente fuori scala, per una democrazia.
Questo è quel che è successo a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, già sotto scorta da anni per minacce mafiose, alla vigilia dell’inizio della nuova stagione del suo programma. E già basterebbe così, se ci pensate. Già sarebbe grave abbastanza, se
Ranucci, come dovrebbe essere in una democrazia, fosse un giornalista temuto, ma tutelato dalle istituzioni.
E invece, spiace ricordarlo in queste occasioni, Sigfrido Ranucci è da anni oggetto di una campagna di denigrazione che ha pochi eguali, ha denunciato operazioni di spionaggio ai suoi danni, si è visto tagliare le puntate di Report nonostante gli ottimi ascolti della trasmissione.
Minacce e intimidazioni, cui si aggiunge l’irrisione subita solo due anni fa in Commissione di Vigilanza Rai – quando ancora si riuniva – dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che per minimizzare le minacce subite dal giornalista Rai gli aveva offerto una boccetta di cognac “Se ha bisogno di farsi coraggio”. Lui stesso, nel commentare l’attentato, ha parlato di un clima di “isolamento e delegittimazione” nei suoi confronti, che dura da mesi. Isolamento e delegittimazione: ricordiamocele, queste due parole.
Stamattina la solidarietà del governo, da Meloni e da Crosetto. In particolare, la presidente del consiglio, ha espresso “piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito”.
Che sia davvero un nuovo inizio dopo anni a parlare del
giornalismo d’inchiesta sotto copertura come“metodo da regime”, a rubricare lo spionaggio di giornalisti come “cose poco importanti”, a non dire una parola quando una collega si ritrova una testa di capretto sotto casa com’è successo alla nostra collega Giorgia Venturini, a non spendere una parola di vicinanza quando dei colleghi vengono imprigionati da un Paese straniero, in acque internazionali, senza alcuna ipotesi di reato a loro carico, com’è successo a Lorenzo D’Agostino, Alessandro Mantovani, Emanuela Pala, Barbara Schiavulli, Saverio Tommasi (e mi scuso se me ne sono dimenticato qualcuno).
Il giornalismo, e in particolare il giornalismo d’inchiesta, sono il canarino nella miniera di qualunque democrazia. Quando funzionano, quando sono tutelati, quando riescono a rompere le scatole al potere e al malaffare più di quanto il potere e il malaffare le rompano a loro, allora la democrazia è in salute. Quando accade il contrario, allora dobbiamo iniziare a preoccuparci tutti. Non solo i giornalisti d’inchiesta. Non solo i giornalisti. Tutti. Nessuno escluso. Nessuna esclusa.
(da Fanpage)

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LA BOMBA SENZA TIMER PER RANUCCI, LE TELECAMERE E I TEMI DEL NUOVO REPORT: I SOSPETTI DELL’APPOSTAMENTO E L’INDAGINE DELL’ANTIMAFIA

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

“RAFFORZATA LA SCORTA PER IL GIORNALISTA” DICE ORA IL VIMINALE, MA SE QUALCUNO PUO’ METTERE UNA BOMBA SOTTO CASA CHE CAZZO DI PROTEZIONE ERA STATA PREDISPOSTA DAL VIMINALE?

È in corso un’indagine dell’antimafia sull’esplosione che alle 22 del 16 ottobre ha colpito le macchine di Sigfrido Ranucci e di sua figlia. I pm della Dia hanno aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato da metodo mafioso. Dalle prime verifiche fatti dai carabinieri intervenuti, quello esploso di fronte alla casa del giornalista a Campo Ascolano sarebbe un ordigno rudimentale. Un chilo di esplosivo: polvere pirica, secondo i primi riscontri, lasciato con la miccia accesa tra due vasi di fronte all’abitazione.
Dunque nessun timer né controllo a distanza, secondo i primi rilievi fatto sul posto. Per questo non si esclude che possa esserci stato un appostamento. Si cercano telecamere in grado di aver ripreso l’accaduto, ma al momento l’unica disponibile sarebbe su un semaforo a 50 metri.
«Ho sentito un boato tremendo, erano le 22.17. Sono riusciti a sentirlo anche i carabinieri attraverso l’audio di alcune persone». A raccontarlo lo stesso Ranucci all’uscita dalla compagnia
carabinieri Roma Trionfale dove ha sporto denuncia. Il conduttore di Report aveva presentato da poco gli argomenti della nuova stagione del programma d’inchiesta: «Potrebbe non essere una coincidenza il fatto che pochi giorni fa ho annunciato i temi delle nuove inchieste di Report», ha detto al Corriere della Sera. Nel frattempo la scorta, che già proteggeva Ranucci dal 2014, è stata aumentata: «Si passat alla macchina blindata». «Ho dato mandato di rafforzare al massimo ogni misura a sua protezione» ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
(da agenzie)

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IL “DOGINO” STEFANI PARTE MALE: IL CANDIDATO DELLA LEGA IN VENETO DOVREBBE FAR DIMENTICARE ZAIA, MA PER ORA SI FA RICORDARE PER I RITARDI: A VITTORIO VENETO LO ATTENDEVANO IN PIAZZA, MA LUI È ARRIVATO TARDI E I MILITANTI SI SONO INFURIATI

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA PRIMA INTERVISTA L’HA RILASCIATA A ‘VANITY FAIR’ E LA LEGA NON L’HA PRESA BENE… IL SUO STAFF HA ALLARGATO IL COGNOME NEL LOGO, FINENDO PER RIMPICCIOLIRE I SIMBOLI DEGLI ALLEATI

Deve far dimenticare Zaia, ma si fa ricordare per i ritardi. E per il simbolo. Missione: aiutare Alberto Stefani, il futuro Dogino della Lega. A Vittorio Veneto lo attendevano in piazza, ed erano pronti i tramezzini, ma Stefani ha fatto tardi e i militanti si sono infuriati.
La prima intervista-ritratto l’ha rilasciata a Vanity Fair e la Lega non l’ha presa bene. L’uomo che deve guidare la sua campagna elettorale? Si chiama Nicola Finco, sindaco di Bassano del Grappa (e ai piani alti ci tengono a fare sapere che è una scelta di Stefani e non del presidente della Camera, Lorenzo Fontana).
Finco? In Lega lo amano come chi parcheggia sotto il garage. Che fare? Pensano dallo staff del Dogino: allarghiamo “Stefani”. E lo allargano. Peccato che allargando Stefani finiscono per rimpicciolirsi i simboli degli alleati (che protestano e non ci stanno).
Forza Italia e FdI dicono adesso: “Siamo passati da una macchina comunicativa strepitosa, come quella di Zaia, a un’auto che deve ancora rodare”. Stefani sta prendendo le misure. Anche del suo cognome.
(da Il Foglio)

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VANNACCI RIENTRA NELL’INSIGNIFICANZA: L’ESTREMA DESTRA LO HA RIFIUTATO, LA LEGA NON LO RICONOSCE, PER I PATRIOTI EUROPEI È IMPRESENTABILE. IL MONDO DEL QUALE VOLEVA RIVENDICARE I VALORI NON HA BISOGNO DELLE SUE TRISTI GAG DA BULLO

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA VERITÀ È CHE QUALCUNO DOVREBBE VERGOGNARSI DELL’ACCANIMENTO SAPIENZIALE PRATICATO SU UN GENERALE CHE POLITICAMENTE È SEMPRE STATO, AVREBBE DETTO GILLO DORFLES, “NON UN FATTO, MA UN FATTOIDE”

Vannacci rientra nell’insignificanza. È stato, infatti, nell’estrema destra, il fenomeno “un colpo e basta”, il successo che non si ripete, quello che la seconda volta è sempre un flop.
È infatti l’estrema destra che lo ha rifiutato, la Lega che non lo riconosce, gli ex Msi ai quali aveva rubato gli ingredienti fascistoidi, i patrioti europei per i quali è impresentabile. Il mondo del quale voleva rivendicare i valori e rimescolare i sentimenti non ha bisogno dei suoi raduni e delle sue tristi gag da bullo.
Al governo, in Rai, in Parlamento sono già pensiero dominante: lo statista Mussolini, la non normalità degli omosessuali, l’aborto da evitare a tutti i costi, il bianco della pelle da difendere, il militarismo come stile, i confini della patria e la religione della famiglia, le divise, le armi e i valori di ieri, l’insofferenza per l’antifascismo, il machismo.
Vannacci ha cercato di farsi notare in tutti i modi, anche contendendo a Giuseppe Conte la bandiera filorussa e pacifinta, e persino minacciando di abbassarsi i pantaloni e mostrare in tv quant’è maschio, ma più si agitava e più andava a fondo, più si estremizzava e più si marginalizzava.
La verità è che qualcuno dovrebbe vergognarsi dell’accanimento sapienziale praticato su un generale che politicamente è sempre stato, avrebbe detto Gillo Dorfles, «non un fatto, ma un fattoide».
(da Repubblica)

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TRENTA REPORTER HANNO LASCIATO IL PENTAGONO: I LORO ACCREDITI SONO STATI SOSPESI PER ESSERSI RIFIUTATI DI FIRMARE LE NUOVE REGOLE VOLUTE DA PETE HEGSETH CHE IMPONGONO RESTRIZIONI IN LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

NON SI TRATTA DI UNA MOSSA CHE HA RIGUARDA SOLO I DEMOCRATICI, MA ANCHE LA CONSERVATRICE “FOX NEWS” CHE NON HA ACCETTATO LA MORDACCHIA DEL CAPO DEL PENTAGONO

“Questo è un giorno triste per chi sostiene la stampa libera”. E ‘quanto ha dichiarato Nancy Youssef, corrispondente dal Pentagono per The Atlantic, che insieme una trentina di colleghi ha lasciato la sede del dipartimento della Difesa, ora della Guerra, dopo che sono stati sospesi i loro accrediti per essersi rifiutati di firmare le nuove regole volute da Pete Hegseth che impongono restrizioni considerate una violazione della libertà di espressione.
“Sono però incredibilmente onorata di essere parte di un team di giornalisti che sono rimasti uniti e impegnati a proteggere i diritti del Primo emendamento”, ha aggiunto la giornalista, riferendosi al fatto che tutte le principali testate, agenzie e emittenti, anche alcune di orientamento conservatore, come Fox News, si sono rifiutate di firmare l’impegno a rispettare le nuove regole, accettando così di perdere l’accredito al Pentagono.
Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, difende la misura come “linee guida di senso comune per proteggere le informazioni riservate, la sicurezza nazionale e la protezione di tutti quelli che lavorano al Pentagono”. Ma l’associazione della stampa del Pentagono denuncia la minaccia di “criminalizzare l’attività giornalista relativa alla sicurezza nazionale”, dal momento che firmando le regole i giornalisti si impegnerebbero a riportare e sollecitare notizie solo da fonti autorizzate.
(da agenzie)

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INFLUENCER, GAMER E SCIO-GIRL, L’ARMATA BRANCALEONE DI MILEI: IL PARTITO DEL PRESIDENTE ARGENTINO, STA CROLLANDO NEI CONSENSI E L’ANARCO-CAPITALISTA RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

COME SE NON BASTASSE, JOSE LUIS ESPERT, IL CANDIDATO SCELTO MILEI PER LA PROVINCIA DI BUENOS AIRES, SI È DIMESSO DOPO CHE È EMERSO CHE HA ACCETTATO UNA DONAZIONE DI 200MILA DOLLARI DA UN IMPRENDITORE CONDANNATO PER NARCOTRAFFICO. AL SUO POSTO È STATA CANDIDATA LA EX MODELLA KAREN REICHARDT (CHE IN PASSATO HA POSATO PER PLAYBOY)

Il presidente argentino Javier Milei ha raccolto questa settimana l’endorsement più pesante possibile. Nello studio ovale, Trump gli ha promesso il salvataggio del Paese, nel caso della sua vittoria alle elezioni di mid term di fine ottobre.
La sconfitta recente alle legislative di Buenos Aires del partito del presidente La Libertad Avanza (LLA) ha spaventato i mercati. Fino a poco prima, la ricetta dell’austerità applicata in dose massiccia al Paese era stata celebrata come “il nuovo miracolo argentino”. La batosta alle urne ha fatto cadere la maschera: l’appoggio alla sua gestione mostra ora vistose crepe. Il peso è crollato e, per frenare la dinamica negativa, il governo è stato costretto a mettere mano alle riserve di dollari.
Come se non bastasse, Jose Luis Espert, il candidato scelto da LLA per la provincia di Buenos Aires, […] ha dovuto abbandonare la corsa a tre settimane dal voto, quando è emerso che aveva accettato una donazione di 200mila dollari da un imprenditore più tardi condannato per narcotraffico. Date le premesse, gli occhi del mondo guardano ora alla provincia di Buenos Aires, […] e alla candidata che ha le chiavi in mano per decidere il futuro del presidente e con lui l’aiuto americano in grado di raddrizzare le sorti del Paese.
Si tratta di Karen Reichardt, classe 1969. Ex modella e regina del vaudeville argentino degli anni 80 con un talk show di mezzanotte è ora attivista animalista e conduttrice del programma “Amores Perros”. Reichardt era il secondo nome nella lista e si è trovata a essere automaticamente candidata dopo l’uscita di scena improvvisa di Espert
Reichardt ha conquistato la fama alla fine degli anni ’80 con il programma di notizie comiche NotiDormi. È diventata nota per il suo stile provocatorio, ed è apparsa in programmi popolari come Peor es Nada e nello show satirico Brigada Cola. Ha posato una volta per la rivista Playboy in un servizio iconico “bionda e bruna” insieme a un’altra modella, María Fernanda Callejón. I suoi lavori cinematografici includono commedie leggere come Tachero nocturno (1993) e Pasión de multitudes (1995).
Quello di Reichardt non è un curriculum inusuale all’interno di LLA, dove la chief of staff è la sorella del presidente Karina Milei. Influencers, persone dello spettacolo ma anche ex peronisti sono finiti a ingrossare le fila della formazione viola
alle elezioni di quest’anno. Alcuni esempi sono Laura Soldano, un’influencer di salute spirituale e fisica nella provincia di Cordoba, e Sergio Figliuolo, conduttore di un canale di streaming e influencer di videogiochi, nella provincia di Buenos Aires
Il gruppo eterogeneo e le prime sconfitte alle urne dopo il folgorante successo alle presidenziali del 2023 mostrano le difficoltà del presidente a trasformare il movimento emergente – che si vanta di poter mettere fine alla corrotta casta politica argentina – in una forza di governo efficace.
(da agenzie)

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RANUCCI; “LA BOMBA AVREBBE POTUTO AMMAZZARE MIA FIGLIA”

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

LA FIGLIA 20 MINUTI PRIMA AVEVA PARCHEGGIATO LA SUA AUTO ACCANTO A QUELLA DEL PADRE

Al momento dell’esplosione il giornalista era a casa. La figlia, venti minuti prima, aveva parcheggiato la sua macchina accanto a quella del padre. Poi il boato, poco dopo le 22. “Pensano fosse un ordigno rudimentale – spiega Ranucci al telefono, piuttosto scosso – potenzialmente avrebbe potuto uccidere una persona se passava in quel momento”.
Il giornalista sporgerà formalmente denuncia: “Io non so ancora dare una chiave di lettura a quello che è successo. Quello che ho fatto è mettere insieme un po’ di cose che sono successe in questi mesi. Io non le ho mai pubblicizzate pubblicamente, anche
per tutelare le persone a me care. L’estate scorsa, un anno fa, abbiamo trovato i proiettili, due proiettili della P38 fuori casa. Poi c’è un elenco di situazioni particolari accadute negli ultimi mesi, a partire anche dal tentativo di delegittimazione nei miei confronti”.
Ranucci già in passato aveva subito minacce e intimidazioni, tutte denunciate, su cui la magistratura indaga da tempo. Il giornalista, volto storico e conduttore del programma d’inchiesta Report, è impegnato nella preparazione della nuova stagione del programma, al via il 26 ottobre su Rai 3. E proprio Report sui suoi profili social scrive: “L’auto è saltata in aria danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”
“In questi anni sono successe tante cose. Tanti episodi di cui io non ho mai voluto dare notizia perché non toccava e non tocca a me farlo. Poi, questo botto, stanotte…”
Sigfrido Ranucci è scosso. La sua casa ha smesso di tremare da pochissimo. Ci sono poliziotti e carabinieri fuori, fanno rilievi, cercano telecamere, tracce. Due auto, la sua e quella di sua figlia, sono sventrate.
Che cosa è successo stanotte?
“Io ero tornato a casa da mezz’ora, non di più. Lei era passata
qui davanti da qualche minuto, abbiamo sentito un botto fortissimo, ha tremato tutto. È stata una questione di minuti, avrebbe potuto ammazzarla, era qui poco prima che esplodesse tutto.
Ha idea di come possa essere accaduto?
“No. Non abbiamo visto niente, non ci eravamo accorti di niente. Se non tutta una serie di episodi che si sono verificati e che io ho sempre denunciato. E di cui non ho mai parlato, e non voglio farlo ora, anche perché non posso rilasciare interviste: altrimenti dovrei chiedere il permesso alla mia azienda… Dico soltanto che c’è un clima generale di isolamento e di delegittimazione nei miei confronti e di tutta la squadra di Report.”
Pensa che possa essere successo per qualche inchiesta in particolare?
“Non lo so. Ripeto: in questi anni sono successe tante cose. E non posso che notare che da poco avevamo anticipato i temi delle prossime puntate. Ma… il botto è stato fortissimo. Trema tutto, mia figlia era lì davvero pochi minuti prima. Questa esplosione poteva ammazzare qualcuno.”
(da agenzie)

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RANUCCI, BOMBA DISTRUGGE LA SUA AUTO E QUELLA DELLA FIGLIA: UN CHILO DI ESPLOSIVO PER L’ATTENTATO

Ottobre 17th, 2025 Riccardo Fucile

PRIMA IL TENTATIVO DI DELEGITTIMARE IL GIORNALISTA SCOMODO E ORA IL SALTO DI LIVELLO

Una bomba. Due auto saltate in aria. Una casa che trema. La casa di Sigfrido Ranucci. Paura nella serata di ieri a Campo Ascolano, località di Pomezia, alle porte di Roma. Intorno alle 22, due esplosioni in sequenza hanno distrutto le automobili del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e quella di sua figlia. Le vetture, parcheggiate una accanto all’altra davanti all’abitazione, sono state avvolte dalle fiamme e completamente distrutte.
Per fortuna, nessuno è rimasto ferito: la figlia del giornalista era passata a casa appena mezz’ora prima delle deflagrazioni. Il giornalista, invece, era da poco tornato a casa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli investigatori della Digos, che hanno avviato i rilievi tecnici per accertare la natura della doppia esplosione.
Un ordigno rudimentale con un chilo di esplosivo sarebbe stato posizionato tra l’auto del giornalista e il cancello della casa. Le esplosioni hanno danneggiato anche il cancello d’ingresso dell’abitazione. Distrutti anche i vasi e le piante che si trovavano nei paraggi. Le forze dell’ordine stanno setacciando l’area alla
ricerca di videocamere di sorveglianza che possano fornire dettagli utili. A occuparsi delle indagini sono i carabinieri del nucleo investigativo di Frascati, che attendono l’esito degli accertamenti degli artificieri, che sono al lavoro sulle due auto esplose.
I pm dell’Antimafia di Roma indagano sull’attentato dinamitardo, il fascicolo è in carico al sostituto procuratore della Dda di Roma, Carlo Villani. A coordinare il pool che indaga sull’esplosione è il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi.
(da agenzie)

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