REGIONE LOMBARDIA, SFIDUCIATA DA 19 FRANCHI TIRATORI LA SOTTOSEGRETARIA PICCHI (FDI), VICINA AD ARIANNA MELONI, ESLODE LA POLEMICA TRA I SOVRANISTI: “MANCANZA DI LEALTA’ DA LEGA E FORZA ITALIA”
DONZELLI CONTRO GLI ALLEATI: “E’ UN FATTO GRAVE”… BRUTTA FIGURA DI ARIANNA MELONI E DONZELLI CHE ERANO ANDATI AMILANO PROPRIO PER EVITARE CHE AVVENISSE QUELLO CHE E’ ACCADUTO… PAGANO L’ARROGANZA DEL POTERE
“Un fatto grave, reale, che non posso sminuire”. Ma che, secondo la versione ufficiale dei
vertici del partito, non sarebbe dovuto a divisioni interne – “Abbiamo motivo, verificato, di credere che non sia mancato nemmeno un voto di quelli di Fratelli d’Italia” – quando a un “tradimento” da parte dei nemici-amici di Lega e Forza Italia, “è evidente che gli alleati hanno detto una cosa e poi ne hanno fatta un’altra, i numeri parlano chiaro. C’è un tema aperto”. Ovvero, “capire se c’è una lealtà reciproca oppure no”.
All’indomani del voto di sfiducia incassato al Pirellone da Federica Picchi, sottosegretaria allo Sport della giunta di Attilio Fontana nominata nel 2024 in quota FdI e amica di Arianna Meloni, in Lombardia sembra avvicinarsi la resa dei conti all’interno del centrodestra.
Perché no, i meloniani non ci stanno a far passare l’idea che il voto contro Picchi – che ha incassato una ventina di voti contrari (e segreti) da parte della sua stessa maggioranza – sia dovuto a franchi tiratori presenti tra le loro fila: i responsabili, secondo i Fratelli, sarebbero da cercare negli altri partiti della (litigiosa) coalizione di centrodestra, messa alla prova dal patto siglato da Giorgia Meloni e Matteo Salvini che assicurerebbe ai meloniani il futuro candidato lombardo nel 2028, in cambio dell’ok in Veneto alla corsa del leghista Alberto Stefani per le regionali del prossimo 23-24 novembre. Patto che ha mandato in fibrillazione i leghisti lombardi.
“La Lombardia non è una regione in cui non risiedono persone di alto spessore politico dentro i partiti, difficile dire che di quel che accade in Lombardia non se ne sono accorti i vertici di Forza Italia e della Lega e che sia successo senza nessun legame con quelli che sono responsabili importanti”, dice così Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo del partito, che appena lunedì scorso con Arianna Meloni era arrivato a Milano per una riunione fiume con gli eletti lombardi.
Obiettivo, serrare i ranghi e insistere con le azioni di governo, (anche) in vista del possibile voto di sfiducia contro la sottosegretaria, prima dei non eletti tra le fila meloniane e ‘ripescata’ nel 2024 come sottosegretaria, forte anche di una vicinanza proprio a Meloni.
Picchi nelle scorse settimane aveva ripubblicato online stories di Robert Kennedy Jr, il titolare della Sanità nell’amministrazione di Donald Trump: i post erano molto vicini al mondo no-vax. Di qui, la mozione di sfiducia presentata dal Pd, che ieri ha portato alla spaccatura del centrodestra. Sul futuro della sottosegretaria, allora, c’è cautela, “se Picchi deve andare avanti? Penso di sì, ma non è il caso Picchi. Ho fiducia nell’operato del sottosegretario e dei nostri consiglieri tutti convinti a difenderla. Per me deve andare avanti ma il tema non è il caso specifico ma capire se c’è lealtà o no”, ha ribadito Donzelli. Se è un segnale in vista delle prossime regionali in Lombardia? “Non sarebbe intelligente visto che stiamo governando insieme”, la chiosa.
Certo è, però, che c’è da capire come andrà avanti il centrodestra lombardo. Tra la ventina di franchi tiratori che hanno votato
contro Picchi ci sarebbero dei voti arrivati da Forza Italia – che da tempo chiede più spazio in giunta in Lombardia, e peraltro sui vaccini ha posizioni diametralmente opposte: non a caso, a molti tra gli azzurri non sarebbe andata giù la bocciatura di una loro mozione presentata dopo l’estate, per chiedere l’obbligatorietà dei vaccini contro il virus sinciziale per i bambini – e probabilmente qualcuno anche dalla Lega, nonostante le assicurazioni del capogruppo salviniano Alessandro Corbetta, “siamo sorpresi e amareggiati dall’esito del voto in Consiglio regionale. La Lega è e resta leale alla maggioranza e ha votato contro questa sfiducia”.
Al tempo stesso, però, è probabile che alcuni dei voti contro la sottosegretaria siano arrivati da parte degli stessi meloniani lombardi. Del resto, Picchi nelle scorse settimane aveva allontanato dal mattino alla sera la sua capo segreteria Roberta Capotosti, storica collaboratrice di Ignazio La Russa, scatenando un mezzo putiferio dentro il partito.
E da tempo sarebbe considerata poco “dialogante” con i rappresentanti dei territori. Non solo: la compagine dei Fratelli lombarda è stata messa alla prova negli ultimi due mesi anche dalla sostituzione dell’ex assessora al Turismo Barbara Mazzali con Debora Massari, manager brasciana figlia del pasticcere-star Iginio: i malumori, insomma, dentro casa Meloni, in Lombardia, ci sono eccome. E potrebbero anch’essi aver giocato un ruolo nello schiaffo arrivato in aula.
(da agenzie)
Leave a Reply