CHE FARE CON LA MINA VAGANTE VANNACCI? IL DILEMMA DI GIORGIA.IL DESTINO POLITICO DELLA MELONI PASSA PER IL GENERALE E PER I VOTI DEL SUO PARTITO, FUTURO NAZIONALE, CHE RUBA CONSENSI A FDI E LEGA
DE ANGELIS: “VANNACCI DICE COSE CHE GLI ATTUALI SOVRANISTI DI GOVERNO DICEVANO, PENSAVANO, MAGARI PENSANO ANCORA, MA NON POSSONO FARE. PER LA PREMIER, POTENZIALMENTE, PUÒ RAPPRESENTARE UN’OPPORTUNITÀ TATTICA PER GESTIRE MARINA BERLUSCONI. OVVERO LA VERA MINACCIA PER LA SUA LEADERSHIP
Guardando la performance di Roberto Vannacci a Otto e Mezzo, nel contesto di un’intervista vera di Lilli Gruber, viene davvero da chiedersi, per quel che ha detto e per quel che rappresenta comprese le “simpatie russe”, come sia possibile che un siffatto fenomeno, ai limiti della caricatura, eserciti un potere così condizionante nel centrodestra.
La sindrome del “mai un nemico a destra” è ravvisabile in diversi sintomi, a partire dall’Ucraina, finora il terreno su cui Giorgia Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale: la freddezza sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, la mancata partecipazione ai vertici chiamati a discutere di questo, un racconto diventato molto più prudente.
È la storia di un’ossessione destinata a crescere, secondo il meccanismo che si è prodotto. L’opposto di un poetico “non ti curar di lui, ma guarda e passa”. E lui, il Generale, consapevole di essere diventato tale (un’ossessione), la alimenta sapientemente. La partecipazione a una trasmissione “ostile”, dove i suoi competitor di destra non vanno, serve proprio a questo.
Lo facevano anche Meloni e Salvini quando erano all’opposizione: si gioca fuori casa, le clip rimbalzano sui social, tutto tende alla costruzione di un racconto del leader che, petto in fuori, combatte contro gli “avversari” in nome di bandiere che gli altri hanno ammainato. Insomma, per dirla con Nanni Moretti, mi si nota più se vado.
I sondaggi non raccontano di un boom paragonabile ad altri populismi allo stato nascente, ai tempi della grande ondata di rabbia, da Grillo a Salvini alla stessa Meloni.
Per consistenza identitaria, poi, Vannacci è imparagonabile a ciò che aspira a diventare: il Front National è una storia reale e collettiva, che parte davvero da lontano. Un filo nero che attraversa la storia francese, così robusto che, infatti, la sfida da destra del polemista Éric Zemmour – brutale, caricaturale e pure filorusso come Vannacci – dopo un momento di successo mediatico, nelle urne ha registrato la fine della sua illusione.
Lo stesso discorso vale per AfD in Germania, ove la rabbia di chi, ad est, si sente sconfitto dalla riunificazione e, con essa, dall’Europa e dal globalismo, si sposa con il gigantesco rimosso del nazismo, tragedia molto più elaborata a ovest che nei Paesi della Stasi.
E allora vanno cercate altrove le radici dell’ossessione. Vannacci – lo avete sentito – dice cose che gli attuali sovranisti di governo dicevano, pensavano, magari pensano ancora, ma non possono fare. Il Vannacci “fuori” turba il Vannacci “dentro” di chi, in cuor suo, vive il cambiamento non come evoluzione ma come un tradimento.
E poi, per la premier, il Generale, potenzialmente, può rappresentare un’opportunità tattica per gestire Marina Berlusconi. Ovvero, colei che considera per quid, storia e convinzioni la vera minaccia per la sua leadership.
Minaccia, non opportunità per un film diverso, che pure potrebbe avere una forza maggioritaria: due donne, che aprono una nuova fase, allargano, gestiscono la partita di palazzo Chigi e Quirinale, eccetera.
La carta Vannacci potrebbe servire, al momento giusto, per dire alla Cavaliera, con l’appoggio di Tajani e Salvini che, se si vince, restano in sella: quei voti ci servono per tornare al governo, ti assumi tu la responsabilità della sconfitta dicendo no?
Certo, anche lui non deve tirare troppo la corda. E infatti a Otto e Mezzo non l’ha tirata. È stato non a caso molto più tranchant con Marina che con la premier. Vabbè, è lunga, molto lunga. Però, ecco, un dato è acquisito. Dalla “trappola dell’identità” proprio non se ne esce.
Alessandro De Angelis
per “La Stampa”
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