“IL VERO TEMA POLITICO CHE DEFLAGRA NELLA POLITICA ITALIANA È CHE IL GENERALE FA INVECCHIARE IN UN NANOSECONDO LA NARRAZIONE DI FRATELLI D’ITALIA E LEGA”
LUCA TELESE: “IN UN MONDO IN CUI VINCONO TRUMP E NETANYAHU, QUANDO A MINNEAPOLIS SI SPARA SUI CLANDESTINI E SI DEPORTANO I BAMBINI, IL GENERALE SI SENTE IL VENTO NELLE VELE. E COSÌ IL COLPO DI BACCHETTA FA SÌ CHE TUTTI, I LEGHISTI, I MELONIANI, E I FORZISTI, SI TROVINO SOTTOPOSTI AL MAGNETE DELLE SIRENE VANNACCIANE
Ieri il generale ha infranto lo schermo. É vero, da sempre Lilli Gruber ha questa capacità di creare un’atmosfera da “evento”, è vero che Roberto Vannacci ha una tempra da combattente, (quasi militare, ovviamente) ma ieri Otto e mezzo, nel suo sotto-format “Corrida de Toros”, aveva qualcosa di ipnotico.
Prima elemento: lo studio mutato in arena, con Lilli e la giornalista Lina Palmerini nel ruolo della “torera” e della “vicetorera”.
Secondo punto: questo schema, per natura, esalta tutti i protagonisti della tauromachia. Volano fendenti, schizzi di sangue, l’esito non è scontato, lo spettatore ha la sensazione continua che chiunque possa essere trafitto.
Terzo elemento: il generale ha mostrato alcune caratteristiche che risultano efficacissime nel corpo a corpo: calma placida anche quando le domande sono spigolose (viva il giornalismo senza rete!), discreta capacità di uscire dall’angolo grazie al sarcasmo (“Potrà non piacerle ma questa opinione è la mia”), grande disinvoltura nel ricorrere al politicamente scorretto.
Quarto elemento: questo Vannacci in purezza, “gruberizzato” (quindi anche illuminato), visibilmente compiaciuto dai sondaggi che lo vendono crescere, esibiva un punto di forza che è la vera novità introdotta dal generale nella scena politica: fa invecchiare e costringe all’aggiornamento tutti i suoi competitor.
Non solo la destra, di cui dirò tra poco, ma persino la sinistra, perché con la sua narrazione anti-immigrati il leader di Futuro nazionale cerca (dichiaratamente) di pescare ovunque. Infine: ieri Vannacci poneva il suo architrave all’insegna della più potente parola d’ordine tratta dall’alfabeto trumpiano, “Remigrazione” . Vannacci parlava senza nessuna rete: “Remigrazione significa rimandarli a casa tutti!”. Come? “Con ogni mezzo”. Dove? “Nei loro Paesi d’origine”.
Lasciamo per un attimo da parte il principio di realtà (è impossibile rimandare nei loro Paesi d’origine mezzo milione di immigrati). Il punto – questo è il vero tema politico che deflagra nella politica italiana – è che il generale fa invecchiare in un nanosecondo la narrazione di Fratelli d’Italia e Lega, la promessa fondativa con cui hanno vinto le elezioni.
Perché delle due l’una: o la tolleranza zero predicata da Vannacci non è possibile, e allora Matteo Salvini e la Giorgia Meloni del 2022 hanno promesso ciò che non si poteva (ma devono ammetterlo). Oppure la remigrazione è possibile – e qui importa solo che ne siano convinti i suoi elettori – e per il leader nazionalfuturista si aprono autostrade tra i delusi del centrodestra.
In un mondo in cui vincono Donald Trump e Benjamin Netanyahu, fitto di muri e confini, quando a Minneapolis si spara sui clandestini e si deportano i bambini, il generale si sente il vento nelle vele. E così il colpo di bacchetta fa sì che tutti, i leghisti, i meloniani, e i forzisti, si trovino sottoposti al magnete delle sirene vannacciane: “Governano come la sinistra! Abbiamo votato destra per avere le politiche del Pd!”.
Luca Telese
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