PRIMARIE; I CINQUESTELLE LE VOGLIONO ON LINE PERCHE’ SI STANCANO AD ANDARE AI GAZEBO, IL PD VUOLE I GAZEBO. COME PREVEDIBILE: CONTE PARLA COME SE QUALCUNO LO AVESSE GIA’ NOMINATO CANDIDATO DEL CAMPO LRGO, SCHLEIN VIVE NEL SUO MONDO E NEL PARTITO MOLTI VORREBBERO UN PASSO INDIETRO DI ENTRAMBI
CONTE HA UNA PAURA FOTTUTA DI SILVIA SALIS (NON A CASO DA MESI I MEDIA CINQUESTELLE LA DIFFAMANO, SPACCIANDOLA PER “RENZIANA” E CALATA DAL’ALTO, DIMENTICANDO CHE L’UNICO “SCONOSCIUTO” PESCATO IN UNO STUDIO LEGALE DA GRILLO E’ PROPRIO CONTE… AVANTI COSI’ VERSO LA SCONFITTA
Giuseppe Conte si prende la scena, Elly Schlein arranca. Ed è già aria di primarie anticipate, quelle che un pezzo del Pd vorrebbe ancora scongiurare. Ma nell’attesa il pallino sembra averlo il leader del Movimento, che ha rilanciato sui gazebo, provando anche a legarne l’esito alla linea sull’Ucraina, e che soprattutto ha ottenuto una risoluzione unitaria sullo scostamento di bilancio senza alcun riferimento al Safe, lo strumento europeo che concede prestiti per spese militari.
Per giunta, dando la linea “alla coalizione progressista” anche nell’intervento a Montecitorio. “Giuseppe ha accelerato” gongolano i Cinque Stelle. Euforici per l’audizione in Commissione Covid di giovedì, da dove – ne sono tutti convinti – Conte è uscito vincitore, spingendo Giorgia Meloni ad attaccarlo con un post serale come per riparare alla sconfitta dei suoi. Proprio quello che cercava l’ex premier, che voleva e vuole essere legittimato come primo sfidante dalla presidente del Consiglio. Perché lui già ragiona in termini di primarie e di campagna elettorale per le Politiche. In questo scenario, la segretaria del Pd si vede costretta a inseguire.
Ha impiegato più di 24 ore a replicare all’avvocato su Kiev che “prima viene il programma poi i gazebo”. Perdendo poi la sua proverbiale capacità di farsi concava e convessa, accontentando un po’ tutti e nessuno: la risoluzione unitaria senza alcun riferimento al Safe è passata senza che neanche riunisse i gruppi parlamentari e con l’esiguo drappello della destra dem che ha fatto più rumore di un esercito vero. Perché poi, con l’intervista al Foglio sembrava voler guardare a quella parte, ma a un certo punto l’ha del tutto bypassata. Tanto da lasciare l’intervento in aula sullo scostamento di bilancio a Cecilia Guerra. Meglio non esporsi troppo. Alla fine si ritrova all’angolo, rinchiusa in una sorta di fortino, con mezzo partito che si dice sempre più convinto che non è la candidata giusta da opporre a Meloni. Alla vigilia dell’anno elettorale le primarie paiono ormai inevitabili, ma – nel Pd – appaiono una scelta sofferta, con risvolti da boomerang. D’altra parte, Dario Franceschini ha provato a mettere in campo l’ipotesi del “terzo uomo”, ma si è trovato davanti il muro dei due duellanti.
Con Conte convinto che i gazebo siano la sua chance per tornare a Palazzo Chigi e Schlein che li vuole più che altro per evitare manovre di partito contro di lei. Alcuni maggiorenti del Pd sarebbero pronti a sostenere l’ex premier: ma sanno che – facendolo – rischiano di consegnargli il partito. Pericolo che non è scongiurato, perché la vittoria di Schlein – anche davanti all’ipotesi del terzo tipo (un Pd del tutto compatto su di lei) – non appare scontata. “Dovrebbero fare un passo indietro entrambi”, è la frase che andava per la maggiore tra i dem negli ultimi giorni. Anche questa non pare una possibilità.
Mentre il capogruppo in Senato, Francesco Boccia, che giovedì si è materializzato alla Camera quasi come scorta della segretaria, cerca di mediare tra lei e Conte, con il quale ha un rapporto quotidiano. Mentre c’è chi – come Nicola Fratoianni, avverso ai gazebo – la disfida Conte-Schlein la giudica un teatrino. Di sicuro ora il piano inclinato sembra condurre ai gazebo. E già si parla di tempi e di regole: Conte vorrebbe fare le primarie entro l’anno, Schlein a inizio del 2027. L’ex premier vorrebbe il voto online, Schlein no. Ma soprattutto, per il Pd la linea invalicabile è il doppio turno: la convinzione è che alla fine in un ballottaggio tra i due il voto strutturato (dalla Cgil in giù) andrà su di lei.
E sarebbe anche la via per scongiurare discese in campo pericolose come quella di Silvia Salis. Nel Movimento si continua a guardare con sospetto alle mosse della sindaca. E se Conte invoca primarie il prima possibile, è anche per non concederle tempo per farsi conoscere di più e magari complicare l’ipotesi dei gazebo.
Nel M5S stanno già immaginando i primi comitati per l’avvocato. Con una convinzione: “Se Conte vincesse, potremmo superare anche il 15 per cento e radicarci anche meglio sui territori, tramite proprio i comitati pro-Conte”. Tradotto: per il Movimento sarebbe una battaglia campale. Anche per prevenire l’entrata in campo di Alessandro Di Battista, sostengono diversi big. Sicuri del fatto che “con Giuseppe candidato a Palazzo Chigi per Alessandro sarebbe davvero difficile candidarsi contro il Movimento”. Ergo, il M5S ha bisogno dei gazebo anche per coprirsi a sinistra.
(da Il Fatto Quotidiano)
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