IL CALDO E IL SILENZIO
PER IL NOSTRO GOVERNO IL CALDO NON MERITA UNA PRESA DI POSIZIONE, HANNO PRESO I VOTI DEI DEMENTI NEGAZIONISTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E DEVONO CONSERVARLI
Per il nostro governo — penso soprattutto al ministro dell’Agricoltura, al ministro dell’Ambiente e ovviamente alla presidente del Consiglio — il caldo micidiale è un problema di orari di lavoro all’aperto. E di somministrazione di bollini rossi città per città. Non un problema politico. Non un problema strutturale del nostro presente e soprattutto del nostro futuro.
Non una sola parola, un solo comunicato, una sola seduta parlamentare, un solo provvedimento può essere speso a partire dall’ammissione che sì, il cambiamento climatico è in atto e l’influenza delle attività umane è decisiva. Ammetterlo vorrebbe dire abbandonare la zattera del negazionismo (una zattera enorme, sulla quale la destra mondiale ha preso posto quasi al completo) e avventurarsi laddove tutti quanti, nessuno escluso, siamo ormai scaraventati: una realtà minacciosa, che ci costringe a fare l’elenco delle omissioni politiche, della cecità speculativa, della scellerata perseveranza nei comportamenti nocivi.
Intendiamoci, il problema è enorme e la sua soluzione — ammesso che esista — molto ardua. Non è che i governi non di destra brillino per intraprendenza, quanto ai rimedi. Ma almeno dirlo, santo cielo, che stiamo vivendo un’emergenza mondiale, stiamo rischiando di bollire insieme al pianeta e dunque la classe dirigente nel suo complesso deve almeno provare a cambiare rotta.
Niente di tutto questo ci attende. Così come il folle e vanitoso Trump dimostra con parole e opere, il riscaldamento del pianeta, nelle politiche liberiste e sovraniste, conta zero. Non esiste. Se ne parla molto sulle spiagge e nei bar. Magari al prossimo meeting mondiale sul clima. Ma nell’agenda politica quotidiana: nemmeno una riga.
(da Repubblica)
Leave a Reply