IL VIRUS SOVRANISTA CHE INFETTA L’EUROPA
HANNO RESUSCITATO DAL CIMITERO DELLA STORIA DEL NOVECENTO L’IDEA DI NAZIONE, TRASFORMANDOLA IN FETICCIO DI UNA NUOVA SEMINA D’ODIO E DI UNA IDENTITA’ DA SCAGLIARE CONTRO IL DIVERSO E LO STRANIERO
La rappresaglia di Pedro Sánchez nei confronti di Giorgia Meloni è la prova tangibile dei
danni devastanti che il virus del sovranismo può produrre al corpo esausto dell’Europa. Abbagliate e organizzate dal trumpismo, le destre post-occidentali hanno resuscitato dal cimitero della Storia del Novecento l’idea di Nazione, ne hanno fatto il feticcio di una nuova semina d’odio, l’hanno eretta a totem di un’identità superiore da scagliare contro l’altro, il diverso, lo straniero.
E adesso, rotti i legami di comunità e di solidarietà, invocano confini e ripristinano controlli, gonfiando essi stessi la paura dei popoli ai quali estorcono il consenso in cambio di fasulle protezioni. Ma quando uno Stato si schiera contro l’altro — tanto più se lo fa per motivi di contrapposizione ideologica — allora inizia l’escalation. E scattano meccanismi di azione e reazione che, un po’ alla volta, finiscono per uccidere l’Unione.
È quello che sta succedendo dopo il dramma di Ceuta. L’Italia accusa la Spagna di aver causato «l’invasione» con le sue regolarizzazioni di massa, e blocca unilateralmente il trattato di Schengen. Poco importa che la mossa del governo di Roma sia in ogni senso inutile e irricevibile. Poco conta che sia un atto di puro sciacallaggio morale ed elettorale, basato su una sequela di consapevoli menzogne. La Spagna risponde, ed è ovvio che sia così.
Com’è noto, Madrid non ha mai «regalato» la cittadinanza a 500mila immigrati irregolari stranieri. Quell’exclave sullo stretto di Gibilterra, sia pure cattivo lascito dell’epoca coloniale, non è in nessun caso territorio d’Europa. Non uno solo di quei 70mila poveri cristi arrivati dal Marocco può mettere piede sul Vecchio Continente, e meno che mai lasciare un’orma sul nostro «bel suol d’amore». Aver sparso così tante bugie per una settimana — oltre tutto dai massimi pulpiti istituzionali — certifica solo la miseria etica e politica dei patrioti al comando, che persino in campo internazionale considerano la verità dei fatti un’inutile pietra d’inciampo sulla via del prossimo voto tricolore.
Di fronte a uno strappo tanto vergognoso, è chiaro che Sánchez renda la pariglia a Meloni, con asprezza uguale e contraria. Del resto, era impossibile immaginare che la Moncloa potesse sorvolare di fronte a un attacco a freddo come quello della Sciamana Giorgia. Nonostante l’appartenenza a due famiglie politiche contrapposte, il governo spagnolo in passato non ha fatto mancare il suo sostegno al governo italiano.
Nel settembre 2023, quando Lampedusa era in tilt per il record di sbarchi e Meloni gli chiese di inserire la questione immigrazione all’ordine del giorno del Consiglio europeo di ottobre, Sánchez da presidente di turno accolse la richiesta senza un attimo di esitazione. Il 19 giugno scorso, quando lo Sceriffo di Washington l’ha umiliata in mondovisione raccontando che le aveva fatto «pena» per la sua ostinata richiesta di fare una foto al G7 di Evian, è stato di nuovo Sánchez il primo tra i 27 a darle immediata e incondizionata solidarietà.
E adesso che Madrid è in difficoltà, Roma non solo gli volta le spalle, ma va all’attacco. Come dimostra la velina della rediviva Agenzia Stefani guidata dal sottosegretario Fazzolari che, in concerto con la galassia Maga e il leader neofranchista Abascal, solo poche ore dopo l’arrivo a Ceuta dei 70mila disperati ordinava a tutti i parlamentari di denunciare «il fallimento del “modello porte aperte” della sinistra».
Di fronte a un affronto del genere, una ritorsione è il minimo che ci si possa aspettare. A maggior ragione se queste ondate migratorie si dovessero ripetere, e magari fossero frutto di un’aggressione “ibrida” concertata tra i rais del Corno d’Africa, i think tank repubblicani vicini alla Casa Bianca come l’American Enterprise Institute, i troll russi, la rete delle ultradestre globali.
Qualunque sia la “matrice”, l’Europa a Ceuta ha perduto nuovamente se stessa. In piena psicosi Vannacci, sentiamo solo la “minaccia esistenziale” senza provare alcuna pietà umana. Vediamo l’immagine straniante di una massa che preme, ma non quella straziante del bambino che piange, cingendo il collo di un soldato mentre lo implora di non rimandarlo in Marocco.
Ceuta, 3 agosto: un ragazzino di 12 anni implora un militare spagnolo di non rimandarlo in Marocco
Mentre invochiamo respingimenti e rimpatri, stravediamo per l’Odissea hollywoodiana di Nolan, dove Telemaco riceve Ulisse travestito da mendicante dicendogli «benvenuto a casa, straniero»: ci siamo dimenticati che quel meraviglioso poema omerico su cui abbiamo costruito il “canone occidentale” è qui da 2700 anni, sempre uguale a se stesso. Siamo noi che siamo cambiati.
Ha ragione Javier Cercas, a sottolineare quanto sia falsa e perversa la certezza che «l’immigrazione sarà la distruzione dell’Europa». La mescolanza tra culture e religioni è pura vita, mentre la purezza del cristianismo e il suprematismo bianco portano solo catastrofe. Non possiamo rinunciare a un’accoglienza graduale e gestita. Siamo il bastione di una democrazia che sta arretrando ovunque, mentre le autocrazie avanzano in 92 paesi su 179. Possiamo accogliere e includere, senza snaturare noi stessi né trasformarci in fortezza assediata.
La sinistra ha rinunciato a elaborare un suo modello di gestione e di integrazione del fenomeno migratorio, lasciandosi cucire addosso il cliché lassista delle porte aperte per tutti. Quello che risuona, così, è solo il canto delle sirene populiste e razziste, che seduce i cittadini impauriti e impoveriti dalle guerre, dalle disuguaglianze, dalle fratture sociali.
Alastair Campbell invita i progressisti a non inseguire le destre più radicali sul loro terreno. Ma è quello che rischia di succedere e in parte già succede, come dimostrano quei 22 governi che, insieme alla Sorella d’Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto il j’accuse contro Sánchez: in quella “sporca ventina” di nazionalisti c’era anche la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen.
Anche se la quantità di profughi e di richieste d’asilo è diminuita negli ultimi anni, l’immigrazione è più che mai il banco di prova delle prossime elezioni. Nel 2027 tocca all’Italia, alla Spagna e alla Polonia, mentre la Francia sceglierà il successore di Macron e la Germania andrà al test decisivo nella metà dei Länder. Da Vox al Rassemblement National, dall’Afd al Pis: le ali estreme spiccano il volo ovunque, planando sulla realtà e spargendo sale sulla civiltà. Nel giro di un anno l’Europa che abbiamo conosciuto potrebbe uscire sconvolta dalle urne. Gli imperi che la vogliono debole e gregaria lo sanno, e per questo finanziano campagne, sobillano rabbie e cavalcano proteste.
È una deriva rovinosa, che ci riguarda da vicino. Politiche migratorie e politica estera sono ormai le uniche leve che Meloni usa contro tutti i nemici, per cercare di rivincere a dispetto di tutte le promesse tradite. Ceuta e prestiti Safe, deportazioni in Albania e armamenti all’Ucraina: tutto serve, per sollevare i polveroni e destabilizzare le opposizioni. Quello che stupisce e atterrisce è che nel campo largo ci sia ancora chi cade voluttuosamente in questa trappola. Morendo per Madrid, ma non più per Kiev.
(da Repubblica)
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