SALVINI È ALLE CORDE. CON L’AVVICINARSI DEL RADUNO DI PONTIDA (20 SETTEMBRE) LA LEGA E’ UNA POLVERIERA CHE STA PER ESPLODERE, CON I “NORDISTI” PRONTI A CHIEDERE LA TESTA DEL CAPITONE E LA RIDOTTA DEI FEDELISSIMI CHE DIFENDONO IL SEGRETARIO COME GLI ULTIMI INDIANI
NELLE PROSSIME ORE L’EX TRUCE DEL PAPEETE VEDRA’ I GOVERNATORI DEL NORD (FEDRIGA, FONTANA E FUGATTI) E L’EX DOGE ZAIA. NESSUN FACCIA A FACCIA CON ROMEO, CHE RISCHIA DI PERDERE IL POSTO DA CAPOGRUPPO IN SENATO… IL CAOS DEL CARROCCIO TERRORIZZA ANCHE GIORGIA MELONI: SE DEFLAGRA IL SUO ALLEATO, E VANNACCI CONTINUA LA SUA MARCIA, LE ELEZIONI DEL 2027 POTREBBERO DIVENTARE UN BAGNO DI SANGUE
Le alleanze, le sponde in chiaro e quelle nei corridoi di via Bellerio, tra stracci che volano e lame sempre più affilate. La Lega è una polveriera. Per raccontarla, volendo semplificare, si possono cristallizzare tre blocchi. I due che si sfidano sul campo più un terzo composto da chi, per il momento, sta alla finestra, in attesa di prendere decisioni.
Iniziamo dai nordisti-autonomisti: la corrente “dei governatori”, per capirci. Dietro il tandem di arieti Romeo-Attilio Fontana i legologhi collocano – pur con posture e modalità assai diverse – il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, che però ufficialmente tace, il doge (ex) Luca Zaia, il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, il senatore ed ex ministro Gian Marco Centinaio, il prudentissimo (in pubblico) capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, Fabrizio Cecchetti (che però non è in sintonia con Massimiliano Romeo).
E poi ovviamente i satelliti. Ovvero gli ex leghisti “di peso” che hanno lasciato la Lega causa Salvini e fanno sinergia coi nordisti-autonomisti. Si possono citare Gianluca Pini, che ha lanciato l’iniziativa del Comitato federale per rilanciare la Lega Nord (con il suo simbolo iconico dell’Alberto da Giussano), Paolo Grimoldi (Patto per il Nord) e l’ex guardasigilli Roberto Castelli (Partito popolare del Nord).
A chi ha lanciato la sfida a Salvini piace far girare l’ipotesi, certo suggestiva, di una “non ostilità” da parte di quei parlamentari (più del 50%, secondo qualcuno) ufficialmente non schierati e che fanno riferimento al super ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. […]
Passiamo ai sovranisti-salviniani. Sono gli irriducibili. Nel mazzo si possono annoverare i i “Capitano-boys” Alessandro Morelli, Igor Iezzi, Andrea Crippa, Eugenio Zoffili, Andrea Paganella, Luca Toccalini; i fedelissimi Claudio Borghi (in odore di promozione a capogruppo al Senato al posto del ribelle Romeo), Claudio Durigon e Lucia Borgonzoni. Vanno aggiunti il paludato presidente della Camera Lorenzo Fontana e le pasionarie Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, che alcuni rumors danno in dialogo con FdI.
In mezzo alle due correnti che se le stanno dando di santa ragione, ci sono figure considerate apparentemente, per ora, neutrali. Come Stefano Borghesi, Edoardo Rixi e Giulio Centemero – questi ultimi due si sono avvicinati a Giorgetti. […]
Tra coloro che stanno alla finestra c’è un big: è Roberto Calderoli. Governativo da sempre. Pluriministro. Galleggiato con chiunque, da Bossi a Salvini. Per non dispiacere né ai “lealisti” né ai “nordisti” il ministro per gli Affari regionali se ne è andato ai piedi del Monviso e ha fatto una delle cose più bossiane: riempire con l’acqua del Po l'”ampolla”.
Poi ha rassicurato i salviniani: «Ho scritto io tutte le modifiche dello Statuto: in base alle norme, il segretario federale è attaccabile politicamente ma non tecnicamente». Sarà. Il partito, però, è nel caos. Pontida potrebbe trasformarsi in uno showdown.
«Nella migliore delle ipotesi sarà un flop, i veri leghisti la diserteranno. Nella peggiore ci saranno dei fischi. In ogni caso sarà l’ultima Pontida di Salvini da leader», dice un autonomista della prima ora.
L’aria che tira è da resa dei conti. In campo, per dire il disagio, c’è persino l’offerta di ramoscelli di ulivo per “fare la pace”: figurarsi. Non è una battuta. «Io ci provo, ma ormai ognuno va per la sua strada – dice Giuseppe Leoni -. Il 19 settembre, compleanno di Umberto (e vigilia del raduno sul pratone, ndr) ho invitato tutti alla messa per Bossi nell’abbazia di Pontida.
Metteremo a dimora una pianta di ulivo in segno di riconciliazione, unità e fratellanza». Nei sogni di Leoni c’è Salvini che si presenta e, in cambio di una tregua, desiste e apre alla nascita di una “corrente del Nord” nel partito. «L’uomo solo al comando non funziona più. Salvini farà la fine di Fini, distruggerà tutto».
(da agenzie)
Leave a Reply