BALLOTTAGGIO? MEGLIO UN PAREGGIO. SPAVENTATA DALL’ASCESA DI VANNACCI E DALLA DEBOLEZZA DEI SUOI ALLEATI MELONI MANDA AL MACERO OGNI IPOTESI DI SECONDO TURNO, CHE POTREBBE FAVORIRE IL CAMPO LARGO
CON IL BALLOTTAGGIO LA DUCETTA TEME L’EFFETTO “TUTTI CONTRO” CHE HA PORTATO ALLA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA … IL CENTRODESTRA PREFERISCE INTERVENIRE SUL PREMIO DI MAGGIORANZA. I FRATELLINI D’ITALIA HANNO PREPARATO UN EMENDAMENTO CHE ABBASSA AL 41 PER CENTO LA SOGLIA
Innanzitutto il permanere del niet della Lega. Ma anche il timore dei timori che aleggia a
Palazzo Chigi, ossia che al secondo turno possa ricrearsi quell’effetto “tutti contro” che a marzo ha decretato la vittoria del No al referendum confermativo sulla giustizia.
Si va dunque verso l’archiviazione dell’emendamento sul ballottaggio che l’ex presidente del Senato e ora senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera ha presentato a inizio mese con il benestare del suo partito.
Dunque proporzionale con sbarramento al 3%, con il recupero del primo sotto soglia all’interno delle coalizioni, e premio di maggioranza per chi maggiormente supera il 42% dei voti da attribuire tramite la quota fissa di 70 deputati e 35 senatori fino al arrivare al tetto di 220 deputati e 113 senatori (tra il 55 e il 56% dei seggi).
Rispetto al testo licenziato dalla Camera viene reintrodotta la norma sulle preferenze con i capilista bloccati che era stata bocciata dai deputati nel segreto dell’urna.
Viene inoltre cancellata, secondo fonti parlamentari su input del Quirinale, la cosiddetta norma anti-cespugli presentata dall’azzurro Paolo Emilio Russo: saranno escluse dal conteggio complessivo ai fini dell’attribuzione del premio soltanto le liste sotto l’1%, come è già nell’attuale Rosatellum, mentre le altre eventuali liste sotto soglia contribuiranno comunque al risultato della coalizione.
Il problema, come già segnalato più volte su queste colonne, è che l’impianto dello Stabilicum o Melonellum che dir si voglia è stato pensato prima che esplodesse il caso dell’ex generale Roberto Vannacci. Il quale nel frattempo è arrivato con il suo Futuro nazionale al 7/8% nei sondaggi a danno soprattutto di una Lega ridotta al 5% circa.
Vero è che si tratta di somma aritmetica, che non è mai somma politica, soprattutto nel caso di una coalizione mai presentatasi alle elezioni prima, come quella imperniata sull’asse Pd-M5s.
Una parte dei voti del M5s potrebbero andare perduti se a guidare la coalizione come candidata premier – obbligo previsto dalla riforma elettorale – dovesse essere Elly Schlein e, specularmente, una parte dei voti più moderati del Pd potrebbe andare perduti se a vincere la sfida per la premiership fosse invece Giuseppe Conte (una perdita, in entrambi i casi, che alcuni sondaggisti stimano tra il 2 e il 3%).
Si sa che la premier Giorgia Meloni confida appunto sulle divisioni del campo avversario e sull’effetto voto utile contro Vannacci (“se votate lui vince la sinistra”). Ma tra i “fratelli” non si esclude più il rischio del nessun vincitore: se nessuno raggiunge il 42% il sistema diventa proporzionale e il governo andrà formato in Parlamento, stile Prima Repubblica.
Anche per questo l’ipotesi del voto nell’autunno del 2027 caldeggiata dalla Lega e da Forza Italia a condizioni date appare un azzardo: nel caso del nessun vincitore non ci sarebbe il tempo di fare la legge di bilancio e si rischierebbe l’esercizio provvisorio. I fari del Colle sono già accesi.
(da “il Sole 24 ore” )
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