PER TRUMP, LE ELEZIONI DI MIDTERM SONO L’INIZIO DELLA FINE. A ESSERE DECISIVI SONO STATI SOPRATTUTTO GLI ELETTORI REPUBBLICANI, ORMAI STUFI DEL “DERAGLIATO MENTALE DELLA CASA BIANCA”, DELLE SUE GUERRE E DELLE SUE SPARATE
LA COALIZIONE “MAGA”, MULTIRAZZIALE E INTERCLASSISTA (COMPOSTA DA COLLETTI BLU E MILIARDARI), CHE AVEVA PERMESSO A TRUMP LA VITTORIA NEL 2024, SI È FRANTUMATA: IL 70% DEGLI UNDER 30 E IL 60 PER CENTO DEGLI ELETTORI ISPANICI HANNO SOSTENUTO I CANDIDATI DEMOCRATICI
Il Partito repubblicano del presidente Trump ha subito martedì sera una disfatta elettorale che si è estesa in tutta la mappa degli Stati in bilico, arrivando fino ad alcune delle roccaforti repubblicane più solide d’America.
Perché è importante: le elezioni di metà mandato del 2026 saranno ricordate come una delle più ampie sconfessioni di un presidente in carica nella storia americana moderna, paragonabile a quella seguita allo scandalo Watergate nel 1974.
Il quadro generale: due anni dopo che il ritorno di Trump alla Casa Bianca sembrava annunciare uno storico riallineamento politico, gli elettori hanno espresso un verdetto devastante sulla sua seconda presidenza.
I democratici hanno conquistato il controllo di entrambe le Camere del Congresso e si avviano a guadagnare fino a 40 seggi alla Camera e almeno sette al Senato, superando le loro più rosee aspettative preelettorali.
L’ondata ha raggiunto le roccaforti repubblicane, dal Texas e dalla Georgia a entrambe le Caroline, ribaltando centinaia di seggi nelle assemblee legislative statali e assicurando ai democratici il controllo di governatore e legislatura anche negli Stati meno probabili.
Cinque cose da sapere
1. Il Texas diventa blu: dopo decenni di speranze deluse, i democratici hanno finalmente conquistato la più ambita roccaforte repubblicana del Paese, con una valanga di voti tale da costringere a lasciare la carica persino il governatore Greg Abbott, al suo terzo mandato.
Gina Hinojosa è diventata la prima governatrice latina dello Stato, mentre James Talarico ha sconfitto Ken Paxton, sostenuto da Trump, diventando il primo democratico texano eletto al Senato dal 1988.
L’avanzata democratica ha investito le cariche elettive statali e potrebbe arrivare anche alla Camera dei rappresentanti del Texas. Un segnale che, dopo 32 anni di dominio repubblicano, il futuro politico dello Stato potrebbe essere contendibile.
2. I democratici conquistano il Senato: la mappa elettorale, che un tempo sembrava insormontabile per i democratici, si è trasformata in una sconfitta storica per i repubblicani, mentre la loro maggioranza di 53 seggi crollava negli Stati che Trump aveva vinto con ampi margini.
I democratici hanno interrotto una serie negativa durata 94 anni in Kansas, hanno sconfitto i repubblicani in Ohio, Iowa e Carolina del Nord e hanno conquistato la Carolina del Sud per la prima volta dal 1998.
Nel Maine, dopo molti tentativi falliti, i democratici hanno finalmente sconfitto la senatrice repubblicana Susan Collins, al quinto mandato, e si avviano così verso una maggioranza di 54 seggi. L’Alaska e persino il Mississippi potrebbero consentire loro di arrivare a 55 o 56.
3. La coalizione MAGA si sfalda: la coalizione multirazziale e operaia che aveva permesso a Trump di tornare alla Casa Bianca nel 2024 si è frantumata clamorosamente martedì, sollevando seri interrogativi sulla tenuta nel lungo periodo del suo movimento MAGA.
Un sondaggio nazionale tra gli elettori condotto dall’Associated Press ha rilevato che circa il 70 per cento degli under 30 e il 60 per cento degli elettori ispanici hanno sostenuto i candidati democratici alla Camera, in un clima di diffusa rabbia per l’economia e la guerra in Iran.
Nella contea di Starr, in Texas, dove la popolazione è in maggioranza ispanica e che Trump aveva notoriamente conquistato nel 2024, Talarico è in testa con quasi 60 punti di vantaggio: un ribaltamento clamoroso di 75 punti rispetto a due anni fa.
4. Crolla la linea di difesa repubblicana alla Camera: i democratici si avviano a ottenere la maggioranza più ampia alla Camera dal 2009, con la possibilità di conquistare fino a 255 seggi.
Le sconfitte hanno colpito l’intero gruppo repubblicano, dai falchi MAGA ai moderati più navigati. Anche i seggi ridisegnati per proteggere i repubblicani da un’ondata blu sono finiti ai democratici, trasformando l’offensiva di Trump sulla ridefinizione dei collegi in un clamoroso errore di calcolo.
Una volta assicurato il controllo della Camera, i democratici non hanno perso tempo nel segnalare le prossime mosse. Robert Garcia, futuro presidente della commissione di vigilanza, ha riassunto in due parole la voglia del partito di avviare indagini: «Chiamate gli avvocati».
5. Vincitori e sconfitti del 2028: la valanga di voti di martedì ha portato alla ribalta una nuova generazione di possibili candidati democratici e gettato un’ombra sulle ambizioni presidenziali del vicepresidente Vance.
Il senatore della Georgia Jon Ossoff, la cui vittoria è stata dichiarata 15 minuti dopo la chiusura dei seggi, è subito entrato nel gruppo di testa dei possibili candidati democratici. La storica vittoria di Keisha Lance Bottoms nella corsa a governatrice ha rimosso un ostacolo importante per Ossoff e per il senatore Raphael Warnock: se uno dei due diventasse presidente, Bottoms potrebbe nominare un democratico al suo posto.
Vance, considerato il probabile erede politico di Trump, deve ora fare i conti con le conseguenze di una guerra in Iran profondamente impopolare e con il crollo di una coalizione generazionale che sperava di portarlo alla Casa Bianca.
In sintesi: da un decennio Trump è il centro di gravità della politica americana. I risultati di martedì suggeriscono che quell’epoca potrebbe finalmente avviarsi alla conclusione.
(da agenzie)
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