Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
C’È IL DUALISMO CROSETTO-MANTOVANO (CON UN OCCHIO AI SERVIZI), QUELLO TRA ROSSI E CHIOCCI IN RAI, MENTRE NON SI PLACA L’OSTILITÀ TRA I “GABBIANI” DI RAMPELLI E LA NUOVA LEADERSHIP DEL PARTITO (ARIANNA MELONI E GIOVANNI DONZELLI, CON L’OMBRA DI FRANCESCO LOLLOBRIGIDA CHE SOGNA DI RICONQUISTARE LA GESTIONE DI VIA DELLA SCROFA)
Quattro anni di legislatura sul filo del rasoio. A meno di un anno dalle elezioni politiche, la maggioranza che sostiene il governo Meloni si trova a dover fare i conti con un’infinita serie di duelli interni.
L’ultimo e il più pirotecnico è senz’altro quello tra due vecchi amici – testimone Giordano Bruno Guerri – come Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco. A dividerli la Biennale, o meglio la scelta di ospitare la delegazione della Federazione russa.
All’origine del dissidio, un’interpretazione diversa del modo migliore di raggiungere l’egemonia culturale tanto agognata dalla destra. Che pure continua a schiantarsi contro i limiti reali delle governance proposte dal ministero della Cultura, da quella Rai in giù. Per dirla ancora con Guerri, «la concretezza» di Giuli contro «la fantasia» di Buttafuoco
Il risultato: un presidente accusato di russofilia che interpreta nella maniera più autentica la linea originaria del sistema culturale alle spalle di Giorgia Meloni e un ministro impallinato nel tentativo di coniugare l’eredità del mondo post-missino e gli accordi europei a cui aderisce il governo del centrodestra.
Ma lo screzio tra Buttafuoco e Giuli non è l’unico che ha animato la legislatura. Un altro duello a cui le cronache ci hanno ormai abituato da tempo è quello tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario con delega ai sevizi Alfredo Mantovano, che controlla anche l’Aise, i servizi segreti per l’estero di cui il numero uno della Difesa non si è mai fidato appieno.
Una posizione gravissima, anche se la sfida sembra ormai essersi chiusa a sfavore del ministro, che si è visto progressivamente privare dei suoi punti di riferimento nell’ambiente
Non c’è il rischio di annoiarsi neanche in Forza Italia. Tra gli azzurri si consumano
parecchie partite interne, come la sfida evergreen tra Antonio Tajani e Giorgio Mulè. Un po’ un derby forzista, anche se di questi tempi l’approccio vellutato del siculo vicepresidente della Camera, diametralmente opposto a quello romanocentrico del segretario, sembra ben più gradito alla famiglia Berlusconi.
E poi, ovviamente, c’è il grande scontro – per ora ancora carsico, ma che riempie le pagine dei giornali – tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi per la supremazia del centrodestra.
O della destra, se Marina dovesse scegliere un’altra strada. Underdog contro primogenita, destra nazionale contro liberale, ma tanti tratti in comune. Dalla capacità di imporsi su mondi molto maschili al talento di cogliere certi spostamenti dell’elettorato prima di altri
Soprattutto, però, la repulsione nei confronti di Matteo Salvini: per Meloni è un potenziale concorrente, per la primogenita del fu Cavaliere è un partner troppo distante dai propri valori di riferimento.
Mentre nella compagine governativa spesso si ritrova a spingere dalla parte opposta dell’altro vicepremier Tajani, anche internamente alla sua area politica il leader della Lega ha il suo rivale d’elezione: a sfidarlo è stato (come potrebbe essere diversamente, per un uomo d’arma) il generale Roberto Vannacci
A trovarsi spesso su fronti opposti, uno a vigilare sulla tenuta dei conti, l’altro a promettere salvataggi spericolati a destra e a manca, sono anche Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, rispettivamente ministro dell’Economia leghista e ministro delle Imprese meloniano.
In Fratelli d’Italia, poi, è tutta una questione di appartenenze generazionali e geografiche: se su Roma l’eminenza grigia di Fabio Rampelli è stata spodestata da Arianna Meloni, l’ex compagno della sorella della premier e ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, vorrebbe riconquistare la gestione diretta delle truppe del partito, attualmente in mano al responsabile territori Giovanni Donzelli.
Sempre nel mondo meloniano, ad avere visioni differenti su come interpretare al meglio il racconto del governo nel servizio pubblico sono invece l’ad Rai Giampaolo Rossi e il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, spesso dipinti, ma solo dai maliziosi, come due contraenti ai ferri corti.
Insomma, i duelli a destra non finiscono mai. E tutte le energie investite nelle sfide personali rendono la miccia del governo sempre più corta.
(da “Domani”)-
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE ANTONIO SCURATI: “IL 24 MAGGIO, LE COMUNALI DECIDERANNO IL NOSTRO FUTURO: SERVE IL CORAGGIO DI UN VOTO SENZA COMPROMESSI, PER SALVARE VENEZIA” … L’ECONOMISTA FRANCESCO GIAVAZZI E IL PARADOSSO DI VENEZIA: “CASE INTROVABILI, MA CI SONO 3 MILA APPARTAMENTI VUOTI DEGLI ENTI PUBBLICI CHE POTREBBERO OSPITARE 10 MILA NUOVI VENEZIANI”
Grandi eventi, mega yacht. Rive esaurite, nel bacino di San Marco. Guerre, crisi
energetiche e risse politiche non turbano il party club che guida il mondo: i miliardari che occorrono hanno attraccato. Anche tutti gli altri: alberghi pieni, stanze in affitto e Airbnb pure. Totale oggi: oltre 82 mila letti per turisti occupati tra laguna e terraferma.
La vecchia Venezia, crollata sotto i 48 mila abitanti, scoppia. Nelle calli, l’invalicabile onda dei 200 mila giornalieri che si fotografano. Il mare è a parte, sale di cinque millimetri in dodici mesi: senza accelerazioni, mezzo metro ogni cento. Entro il secolo inghiottirà la città non marcita prima dal sale.
Antonio Scurati, ieri su Repubblica, ha lanciato il suo grido d’aiuto: “Il 24 maggio, le Comunali decideranno il nostro futuro: serve il coraggio di un voto senza compromessi, per salvare Venezia dalla doppia marea che la distrugge”. Freni di mercato e dighe mobili non bastano più.
Nessuno si blocca davanti a pochi giorni di ticket d’ingresso: un Mose alzato 260 volte all’anno soffocherebbe laguna, porto e bilanci. «Il dramma – dice Carlo Barbante, scienziato delle ricostruzioni climatiche e ambientali a Ca’ Foscari e Cnr – è che ci affidiamo a misure pensate mezzo secolo fa. Il rapporto di uno a quattro tra residenti e turisti si è capovolto: il turismo ieri ha frenato l’esodo, oggi lo alimenta.
Le isole erano minacciate dalle maree, non dall’innalzamento degli oceani: il Mose ieri ha concesso tempo, oggi lo sottrae. Entro il 2028 avremo i dati del report sull’impatto del clima a Venezia: il confronto sui progetti però deve partire subito».
Chi è rimasto ha due timori: non essere preso sul serio e scoprire l’indifferenza collettiva. «La città – dice Paolo Costa, economista ed ex sindaco – è limitata: la domanda di vederla, no. Anche l’offerta turistica è travolta dal no limits, come una vasca riempita da un rubinetto troppo aperto. È tempo di fissare una soglia di sopravvivenza: 60 mila turisti al giorno su prenotazione, da dotare di un pass per servizi gratuiti. Per vivere occorre anche un’economia completa, con industria leggera ed energie rinnovabili. La città sull’acqua si salva solo dalla terraferma».
I primi a vendere i palazzi storici, da trasformare in hotel, restano Comune e Regione. Lo scorso anno le paratoie del Mose sono state alzate 27 volte, già 30 nel 2026: un conto da 35 milioni di euro, in cinque anni
«Per guadagnare tempo – dice Andrea Rinaldo, docente di idraulica e Nobel dell’Acqua – è un prezzo perfino basso. Il nodo è che non basta e che non possiamo
aspettare. Alzare il Mose oltre 50 volte l’anno non è finanziabile: significa travolgere laguna, città e traffico marittimo. Va promossa una consultazione mondiale per immaginare Venezia con un metro di acqua in più: non per riflettere sulla mitigazione, ma sull’adattamento a un pianeta diverso». Profetico, il film Welcome Venice: l’addio dei veneziani alla città, affittata ai turisti.
«L’alta tensione abitativa – dice il regista Andrea Segre – è conseguenza di un’amministrazione che non ha fissato regole, alimentando lo spopolamento. La proposta di legge per riconoscere ai Comuni il diritto di stabilire il rapporto tra residenti e visitatori è bloccata in Senato. L’overtourism genera una mono-industria che produce inquinamento sociale: per contrastarlo vanno definiti limiti alla proprietà privata, come avviene per altre imprese inquinanti».
A rivelare il paradosso veneziano, sulla Nuova Venezia, l’economista Francesco Giavazzi: case introvabili, ma 3 mila appartamenti vuoti degli enti pubblici. «Potrebbero ospitare 10 mila nuovi veneziani – sottolinea – se il prossimo sindaco premerà sul governo, nel 2027 i primi alloggi potrebbero essere pronti. Questa città, per vivere, ha bisogno di giovani e innovazione».
Per riportare vita in laguna Nicola Pellicani nel 2022 era riuscito a dare a Venezia la possibilità di regolamentare le locazioni brevi. Risultato: melina della maggioranza del sindaco Luigi Brugnaro, norme bloccate e via libera a 8 mila Airbnb. «Il tempo – dice l’ex deputato Pd – è finito: non per scelta, per istinto di sopravvivenza. La capacità di carico va fissata subito, assieme a stop del ticket d’ingresso e una conferenza internazionale sull’impatto dei cambiamenti climatici. Se non si muove, Venezia muore».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
INOLTRE SEMPIO, IN UN’ALTRA INTERCETTAZIONE, PARLANDO DA SOLO, AVREBBE DETTO DI AVER CHIAMATO CHIARA POGGI PRIMA DEL DELITTO E DI AVER TENTATO UN APPROCCIO. LEI AVREBBE DETTO: “NON CI VOGLIO PARLARE CON TE”, ATTACCANDO IL TELEFONO (IN QUEI GIORNI, LA FAMIGLIA DI CHIARA ERA IN TRENTINO E LA 26ENNE ERA A CASA DA SOLA)
”Ho visto il video di Chiara e Alberto”. Così Andrea Sempio in un’intercettazione, secondo quanto rivela il ‘Tg1’ sui suoi canali social. Inoltre nel post si spiega che Sempio, in un’altra intercettazione, parlando da solo, avrebbe detto di aver chiamato Chiara prima del delitto, di aver tentato un approccio e che lei avrebbe detto: “Non ci voglio parlare con te” attaccando il telefono.
Le intercettazioni che i pm di Pavia hanno fatto ascoltare al fratello di Chiara Poggi, Marco, riguardano alcune frasi che Andrea Sempio ha pronunciato da solo, in auto, in cui avrebbe fatto riferimento alla vittima del delitto di Garlasco e alla vicenda per cui è indagato. Da quanto è stato riferito il verbale della testimonianza di Marco, ascoltato oggi in Procura a Pavia, è stato secretato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
MARINA SPERA NEL PAREGGIO PER SGANCIARSI DALLA DESTRA MELONIANA ALLA PROSSIMA LEGISLATURA, DIREZIONE CENTRO. L’OBIETTIVO E’ ANCHE QUELLO DI DARE LE CARTE NELLA ELEZIONE DEL PROSSIMO CAPO DELLO STATO… ANCHE LA LEGA SI DEFILA: AL NORD SERPEGGIANO MALUMORI PER L’EVENTUALE ADDIO AGLI UNINOMINALI
Non è il pranzo a preoccupare, a palazzo Chigi, ma il conto. E Giorgia Meloni, che
stamattina riceve i suoi due vicepremier, sembra intenzionata a presentarlo subito, senza caffè: la legge elettorale. Sul tavolo, la premier è pronta a scodellare il tema di politica interna che più le preme. Accelerare, stringere, arrivare a un primo sì della Camera entro l’estate e poi — novità — mettere la fiducia al Senato, subito, a settembre.
Tradotto: la riforma del sistema di voto che uscirà da Montecitorio, dove le audizioni sono appena iniziate e già sfilano i costituzionalisti, dovrà essere adottata così com’è a Palazzo Madama, senza troppe storie. Blindata, come si dice quando non si vuole discutere ma solo approvare.
Certo, a Chigi stamane si discuterà anche di molto altro: delle bizze di Trump, della trattativa in salita con l’Europa sui conti, dei soldi che mancano per la benzina, di un paio di temi forti su cui puntare in questo ultimo scampolo di legislatura: il lavoro e la casa, fa trapelare Arianna Meloni.
Ma lo scoglio tutto interno alla destra è la riforma del voto. La presidente del Consiglio ha fretta, anche per mettere a tacere la ridda di voci che descrivono FI tentata di sganciarsi dalla destra alla prossima legislatura, direzione centro.
Per Meloni il punto è questo: avere dalla sua Antonio Tajani. Il quale, a dire il vero appare meno sereno di quanto ostenti. Su di lui preme la famiglia Berlusconi, che invita alla cautela, cioè a rallentare.
Non a caso, in questi giorni, si è mosso con la consueta discrezione Gianni Letta, che quando parla piano di solito è per farsi ascoltare meglio. Risultato: riunione convocata ieri pomeriggio dal leader azzurro, alla vigilia del summit di Chigi, con il capogruppo dei deputati Enrico Costa e il vicesegretario Stefano Benigni, custode del dossier del cosiddetto “Stabilicum”. (…) Viene informato anche Nazario Pagano, il presidente forzista della commissione Affari costituzionali della Camera, che infatti apre a correzioni, purché dalle opposizioni arrivi almeno, dice così, «qualche segnale di fumo».
Davanti ai suoi, Tajani ha già chiarito la linea che porterà oggi a palazzo Chigi: sì alla legge, ma senza forzature. «La riforma per com’è stata architettata va bene, bisogna evitare lo stallo, ma senza dialogo — è il succo — regaliamo alla sinistra sei mesi di grida al golpe». E in effetti Elly Schlein ha già bollato la proposta «irricevibile», senza bisogno di ulteriori aggettivi.
Dunque Forza Italia si sfila? Tajani confermerà, come sempre, la sua lealtà. Ma una lealtà con avvertenze: niente fretta, niente strappi. Che è una maniera garbata per dire che il conto, forse, si può anche pagare.
Ma non senza prima controllare le voci. E magari discutere il prezzo.
Matteo Salvini, per ora, osserva. Non applaude e non fischia: si limita a restare defilato, che è una forma di prudenza quando in casa propria, soprattutto al Nord, serpeggiano malumori per l’eventuale addio agli uninominali, a cui molti restano affezionati come a una vecchia poltrona un po’ sfondata, ma comoda.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
UN ALTRO FATTORE CRUCIALE È IL TEMPO: PER FRONTEGGIARE LA MINACCIA RUSSA NON BISOGNA TENTENNARE. COSTRUIRE UNA DIFESA AEREA DEGNA E COMPETERE SU INTELLIGENCE E INFRASTRUTTURE SPAZIALI RICHIEDE ANNI
Gli europei possono fare a meno della difesa americana? In teoria sì: a condizione che i
31 Paesi della Nato, (tutti tranne gli Stati Uniti) siano pronti a spendere altri 1.000 miliardi di dollari, oltre ai 750 promessi lo scorso anno, nel vertice dell’Aja, in Olanda.
Allora i soci dell’Alleanza si impegnarono ad aumentare la spesa della difesa fino al 3,5% del Pil entro il 2035, destinando un altro 1,5% a investimenti collaterali. Quelle cifre, che pure hanno già suscitato aspre polemiche nei vari Paesi, non basterebbero a colmare il vuoto lasciato dalla «Trump-exit».
Nell’ultimo anno, analisi e previsioni sono fiorite a decine. Una delle più citate è ancora quella presentata lo scorso anno dall’Iiss (International Institute for Strategic Studies), centro studi specializzato nella sicurezza internazionale, con sede a Londra.
Il rapporto si intitola «Difendere l’Europa senza gli Stati Uniti, costi e conseguenze».
Il lavoro immagina lo scenario più estremo: il ritiro completo delle forze armate Usa di stanza in Europa e la disattivazione dei sistemi di sorveglianza, di intelligence, fino allo smantellamento dello scudo nucleare
Per rimpiazzare le forze americane di terra (dai carri armati all’artiglieria) servono 51 miliardi di dollari; per quelle navali, 86 miliardi; per quelle aeree (dai caccia ai droni), 88 miliardi. Totale: 225 miliardi di dollari che possono arrivare fino a 344 miliardi.
Alla lista vanno aggiunti gli stanziamenti per mettere in campo una forza di 128 mila tra soldati e personale di supporto: il minimo per costituire una deterrenza credibile nei confronti della minaccia russa.
Si arriva a mille miliardi calcolando gli investimenti necessari nei settori in cui la distanza tra le capacità americane e quelle europee è più vistosa: sorveglianza del territorio, intelligence, infrastrutture spaziali.
Da ultimo, l’Unione europea ha mostrato segnali di risveglio. Bruxelles, per esempio, sta finanziando il sistema di comunicazione orbitale Iris. L’obiettivo è affrancarsi progressivamente da Elon Musk e dalla sua rete Starlink. Il problema è che i satelliti europei per uso militare dovrebbero entrare in servizio fra quattro anni: un’eternità per lo spazio.
Oltre ai soldi, quindi, l’altro fattore cruciale è il tempo. Entrambi ci conducono alla dimensione decisiva: la politica
Quanti sono i governi pronti ad aumentare e ad accelerare le spese per il riarmo? Londra, Parigi e Berlino si stanno muovendo in modo concreto. […] Il primo passaggio L’idea è formare un gruppo coeso, lasciando, almeno per il momento, ai margini i governi titubanti o semplicemente contrari alla prospettiva di un’Europa senza la tutela Usa
La squadra di partenza è formata da un nocciolo duro di Stati: Regno Unito, Francia, Germania, Danimarca, Finlandia, Svezia, Norvegia. Un secondo girone, decisamente più largo, segue con interesse, ma vuole mantenere stretti legami militari, anche bilaterali, con gli Usa. Ne fanno parte, tra gli altri: la Polonia, la Grecia, i Paesi Baltici. Naturalmente anche il governo italiano sarà chiamato a scegliere.
(da Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
STELLA BARTOLO: “TRE ANNI D’INFERNO, HO SUBITO UN’INGIUSTA GOGNA MEDIATICA E HO PERSO IL LAVORO”
“Dopo anni di inferno finalmente riprendo in mano la mia vita”, a parlare – contattata da
Fanpage.it – è Stella Bartolo, militante romana della Lega che nel 2023 fu accusata di stalking da Cristian Invernizzi, ex deputato bergamasco del Carroccio. Le parole di Bartolo arrivano all’indomani dell’assoluzione piena pronunciata dal Tribunale di Roma, ieri lunedì 4 maggio, perché “il fatto non sussiste”.
“In questi anni ho subito una gogna mediatica non indifferente. Mi sono sentita disarmata. Ho avuto come la sensazione di aver perso completamente la voce. E ora voglio gridare la mia innocenza”, ha detto a Fanpage.it.
“Quello che mi è accaduto mi ha stravolto la vita. Essere accusati di stalking e apparire su tutti i giornali mi ha causato la perdita del lavoro, di molti affetti e
amici. Ho perso addirittura un concorso importante nelle forze armate, nella Marina Militare, a cui tenevo moltissimo: ammessa in una prima fase e esclusa successivamente. Non sono riuscita a trovare altri lavori. Ho anche ricevuto tantissime minacce sui social network da persone che esprimevano odio e rabbia nei miei confronti. Un vero incubo”, ha raccontato ancora Bartolo a Fanpage.it, con voce calma e ferma ma al tempo stesso carica di dolore, quello patito in questi anni, e stanchezza di un lungo e stressante iter legale.
L’assoluzione ricevuta segna un punto di svolta nella sua vita, la chiusura di un triennio di sofferenze, di un capitolo che dovrà necessariamente essere archiviato. Bartolo è passata attraverso qualcosa che nulla aveva a che fare con lei, ma che invece l’ha riguardata in prima persona. E lei non solo ci è passata attraverso, ma è anche arrivata in fondo, è cambiata. Oggi guarda al futuro con positività.
“Solo ora sento finalmente di aver ritrovato la voce. Voglio tornare in politica, mi è mancata da morire. Ora non solo voglio scendere di nuovo in campo ma anche aiutare tutte le persone, in particolare le donne, che hanno vissuto o stanno vivendo una situazione analoga alla mia. A loro voglio dire di non mollare mai”, ha concluso Bartolo.
Come spiega il suo avvocato, Emanuele Fierimonte, in una nota diffusa, a seguito della decisione pronunciata dal Tribunale penale di Roma, “Sin dalla lettura della documentazione emerge la totale assenza di responsabilità penale della dott.ssa Stella Bartolo, vittima di una ingiusta gogna mediatica che l’ha enormemente danneggiata sia in campo professionale sia nel suo ruolo di militanza politica”.
E ha proseguito: “Credo che giustizia sia stata fatta. È stato chiaramente un attacco personale finalizzato a danneggiare l’immagine della mia assistita. Ben avrebbero potuto risolvere le cose in sedi private, tuttavia si è scelto la via penale. Questo ha portato a gravi conseguenze per la mia assistita che finalmente ora può dire di essere uscita da tre anni di inferno” .
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
HA VIOLATO TUTTI I VALORI CHE L’OCCIDENTE DEFINISCE UNIVERSALI, DAI DIRITTI UMANI AL DIRITTO INTERNAZIONALE
Entrambi erano sulle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che stavano portando aiuti alla popolazione civile a Gaza, provando a forzare un blocco navale illegale di Israele, che quella popolazione la sta facendo morire di fame, nel silenzio di tutti i governi dell’Occidente, o quasi.
Le barche su cui stavano viaggiando Avila e Abukeshek sono state abbordate dalla marina israeliana al largo di Creta, in acque internazionali.
La marina greca, un Paese dell’Unione Europea, ha supervisionato a quello che nei fatti, è stata Meloni a usare questo termine, può essere assimilato a un “sequestro illegale”. Cioè, a un rapimento.
Nessun leader dell’Unione Europea ha avuto nulla da ridire in merito.
Dopo essere stati rapiti in acque internazionali, Avila e Abukeshek sono stati bendati e isolati per tutta la durata del viaggio, picchiati fino a far perdere loro conoscenza, e condotti nel carcere israeliano di Shikma.
Ad oggi, sono detenuti illegalmente da sei giorni e due giorni fa si sono presentati in tribunale coi ceppi alle caviglie.
Le accuse nei loro confronti sono accusati di assistenza al nemico in tempo di guerra, ma non esiste alcuna base giuridica per andare ad arrestare due cittadini stranieri al di fuori del territorio israeliano, in ragione di questo capo d’accusa.
Valesse questo principio, chiunque accusato di supportare Hamas, magari perché ha fatto una donazione a Gaza, potrebbe essere rapito da Israele a casa sua, in qualunque momento. E, se palestinese, come Abukeshek, rischierebbe la pena di morte.
Giorgia Meloni ha condannato l’abbordaggio israeliano e il rapimento degli attivisti, ma ha detto anche che non capisce l’utilità della Flotilla, che crea problemi ai governi
Ignazio La Russa, seconda carica dello stato, ha detto che quella degli attivisti della Flotilla è “propaganda a basso rischio”. E che gli attivisti come Avila e Abukeshek “se hanno la fortuna di essere fermati”, possono “gridare alla tortura”.
Matteo Piantedosi, ministro dell’interno, ha liquidato gli aiuti a Gaza come “irrisori”, mentre la popolazione civile muore letteralmente di fame, con gli aiuti raccolti attraverso canali ufficiali che restano bloccati in Israele.
Mentre La Russa e Meloni giustificano l’ingiustificabile, tutti noi, italiani ed europei, siamo testimoni silenziosi e acquiescenti di una gigantesca violazione dei diritti umani e dei diritto internazionale, perpetrata da un Paese che sta commettendo un genocidio, di fronte al quale siamo, allo stesso modo silenziosi e acquiescenti.
E anche questo è un fatto, non un’opinione.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
POI INVITA A “NON CADERE NELLA TRAPPOLA DEL PREGIUDIZIO” E A NON ”FAR LEVA SUI TIMORI DEI CITTADINI PER TRASFORMARLI IN INUTILE POLEMICA POLITICA”
«Invito a non trasformare questo fine settimana in uno scontro di trincea.
Contrapposizioni, insulti, mancanza di rispetto da una parte e dall’altra non aiutano a festeggiare l’adunata né a proteggere la città ma rischiano di ferire genovesi e alpini».
La sindaca di Genova Silvia Salis prende la parola in Consiglio comunale in merito alle polemiche che stanno infuocando la città in vista dell’adunata degli alpini. Salis lo fa invitando a «non cadere nella trappola del pregiudizio» e a non «far leva sui timori dei cittadini per trasformarli in inutile polemica politica».
Il riferimento è alle scritte e ai volantini che sono comparsi nei giorni scorsi in centro storico in cui si parla di «alpini molestatori», in relazione alle adunate di Biella e Rimini in particolare, quando le associazioni femministe avevano raccolto 150 testimonianze di molestie e catcalling. A Genova, il prossimo weekend, arriveranno circa 400 mila persone per la 97esima adunata nazionale, migliaia di penne nere che si mescoleranno a una città di 560 mila abitanti
Nei giorni scorsi le attiviste di Non una di meno avevano protestato contro l’evento (assegnato alla città nel 2024 dall’amministrazione di Marco Bucci) parlando di «celebrazione della mascolinità tossica».
Dopo giorni quindi in cui le opposizioni hanno chiesto a Salis di intervenire, la sindaca ha preso ieri la parola in Consiglio per chiarire la sua posizione rivolgendosi alle donne: «Le molestie, anche quelle verbali o travestite da “goliardia”, non sono folklore, sono violenza. Su questo, a Genova, la tolleranza è e sarà sempre pari a zero».
(da Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
L’INTERROGAZIONE DEL M5S: “SIAMO DI FRONTE AL PIÙ CLASSICO DEI PROVVEDIMENTI IMPRONTATI AD AMICHETTISMO”
Il consiglio di presidenza della Corte dei conti boccia la nomina di Marco Mattei, attualmente capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, a consigliere della stessa Corte dei conti. Oggi è arrivato il parere negativo.
A chiedere il parere era stata l’Associazione magistrati della Corte dei conti, che aveva chiesto formalmente al Consiglio di Presidenza di valutare “rigorosamente i requisiti professionali che la legge richiede
Secondo l’Associazione dei magistrati la nomina di Mattei palesava un profilo carente sul fronte della preparazione giuridica e per questo avevo scritto una lettera durissima al presidente della Corte dei Conti Guido Carlino.
“Il candidato è infatti un professionista con formazione specialistica in ambito medico, e non un giurista o un avvocato” scrivevano nella lettera inviata al presidente Carlino dall’Associazione, aggiungendo che occorreva evitare “l’ingresso nei ruoli della magistratura contabile di soggetti non in possesso della prescritta preparazione giuridica o dei presupposti minimi di idoneità tecnica e adeguata esperienza”.
§Mattei era stato proposto in quota governo: ginecologo, vicino a Fratelli d’Italia, è stato sindaco ad Albano Laziale e assessore regionale presso la giunta Polverini. §Sulla sua nomina era stata presentata anche una interrogazione da parte del Movimento 5 stelle: “(…) Il dottor Marco Mattei è amico di Giorgia e Arianna Meloni, siamo di fronte al più classico dei provvedimenti improntati ad amichettismo”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »