Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
GUASTI ALLE INFRASTRUTTURE DIGITALI RISCHIANO DI BLOCCARE IL PIANETA: PAGAMENTI SOSPESI, OSPEDALI SENZA DATI, ALLARMI DI EMERGENZA SILENZIATI E RETI ELETTRICHE AL COLLASSO – IL RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE EVIDENZIA QUATTRO AREE CHIAVE: RETI ELETTRICHE, CAVI SOTTOMARINI (CHE TRASPORTANO IL 99% DEL TRAFFICO DI INTERNET GLOBALE), SATELLITI E DATA CENTER
Il rischio di una catastrofe digitale non è una questione di se, ma di quando. E’ quanto
avverte un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, realizzato insieme all’Unione internazionale delle telecomunicazioni.
Pagamenti bloccati, ospedali privati dei dati, allarmi di emergenza silenziati, reti elettriche al collasso: il rapporto descrive uno scenario di “pandemia digitale” più plausibile di quanto pensiamo, per il quale il mondo non è preparato. I guasti alle infrastrutture digitali potrebbero innescare interruzioni a cascata in diversi settori e oltre i confini nazionali, riferisce il rapporto, così come i danni ai cavi sottomarini, che trasportano oltre il 99% del traffico internet globale, potrebbero isolare intere regioni per settimane, causando disagi economici e logistici.
Alla base di questi rischi si trova una fitta rete di interdipendenze tra i sistemi, ma anche un’interdipendenza geografica. Il rapporto individua quattro aree infrastrutturali chiave: reti elettriche, cavi sottomarini, satelliti e centri dati; le cui interconnessioni costituiscono il fondamento dei sistemi digitali globali.
Oggi, riferisce l’Onu, circa 5,5 miliardi di persone, quasi il 70% della popolazione mondiale, utilizzano Internet, un mezzo fondamentale per le loro vite: sistemi sanitari, mercati finanziari, servizi pubblici e persino le elezioni si basano su una complessa rete di infrastrutture digitali che ormai si estende in tutto il mondo.
Questa intensa interconnessione globale, rileva il rapporto, presenta grandi vantaggi, ma comporta anche grandi rischi. Il documento raccomanda pertanto di rafforzare gli standard internazionali, di mantenere le capacità di backup analogiche e di migliorare il coordinamento in merito ai sistemi spaziali, ai cavi sottomarini e ai centri dati. “Sarebbe quindi meglio iniziare a prepararci fin da ora”, ha dichiarato il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri, Kamal Kishore.
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
LA FILOSOFIA È MOLTO VICINA A QUELLA PROMOSSA DA KATE MIDDLETON ATTRAVERSO LA SUA FONDAZIONE
La visita di Kate Middleton a Reggio Emilia nasce dall’interesse del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione creata dalla principessa del Galles nel 2021, per il Reggio Emilia Approach ideato da Loris Malaguzzi e diventato un punto di riferimento internazionale nell’educazione della prima infanzia.
“Il bambino è fatto di cento” scriveva Loris Malaguzzi negli anni Ottanta. Dalla visione caleidoscopica dell’infanzia come culla di possibilità, nasce il Reggio Emilia Approach: una filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti.
Parole che tornano, speculari, nel manifesto del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione reale istituita nel 2021 dalla principessa del Galles, Kate Middleton, la cui visita a Reggio Emilia rappresenterà un importante passo in avanti nel lavoro e nell’espansione globale del centro reale per la prima infanzia. «I primi cinque anni di vita – continua – gettano le basi fondamentali per il nostro futuro. È in questo periodo che impariamo a gestire le nostre emozioni e i nostri impulsi, a prenderci cura degli altri e a provare empatia, e quindi a instaurare relazioni sane con noi stessi e con gli altri. Ciò che plasma la nostra infanzia plasma gli adulti e i genitori che diventeremo.
I bambini che crescono bene sono il risultato di adulti che si prendono cura di loro. Investire nei bambini significa quindi investire anche nelle persone che li circondano: genitori, educatori, nonni, operatori della prima infanzia e molti altri. Pertanto, la trasformazione della prima infanzia è una responsabilità che spetta a ognuno di noi. Investire in un bambino significa in definitiva investire nella salute e nella felicità future della nostra società, ma per realizzare questa visione è necessario che l’intera società faccia la sua parte.
Con la creazione di Royal Foundation Centre for Early Childhood, la nostra missione è quella di sensibilizzare e promuovere azioni concrete sull’impatto trasformativo dei primi anni di vita. Puntiamo a cambiare il modo in cui le persone concepiscono la prima infanzia attraverso nuove ricerche volte a individuare opportunità, collaborazioni per ampliare le soluzioni e campagne creative per dare risalto a questo tema. Lo faremo continuando ad ascoltare gli altri e basandoci sui
dati. Non sarà facile, la trasformazione non lo è mai, ma i grandi cambiamenti iniziano in piccolo».
(da gazzettadireggio.it)
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Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
RIPRESO DALLE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA DAVANTI ALL’INGRESSO DELLA CATTEDRALE DI SAN GIACOMO
Un colono israeliano è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre sputava più
volte davanti alla porta di ingresso della Cattedrale di San Giacomo a Gerusalemme. Rivolgendosi alle telecamere, con aria di sfida, il colono ha anche
usato il dito medio per formare il simbolo della croce. Il video è stato rilanciato dall’emittente al-Jazeera, che ha ricordato che la cattedrale di San Giacomo è una chiesa armena costruita nel XII secolo.
I cristiani a Gerusalemme
L’azione del colono è solo l’ultima di una serie che hanno preso di mira i cristiani a Gerusalemme. Il 28 aprile un uomo ha aggredito la suora cattolica francese Marie-Reine in pieno giorno sul Monte Sion, nella Città Vecchia di Gerusalemme, a poca distanza dal Cenacolo. Le immagini choc dell’aggressione hanno provocato reazioni di condanna a livello internazionale e segnano un crescente clima di intolleranza verso i cristiani in Terra Santa.
I numeri
Il Religious Freedom Data Center ha documentato, nei primi tre mesi del 2026, almeno 31 casi di aggressività o violenza contro i cristiani in Terra Santa. Secondo un rapporto, già nel 2025 si era registrata un’impennata del 63% di episodi ostili contro i cristiani. I più numerosi hanno riguardato sputi (oltre il 50%), seguiti da insulti, urla o minacce (18%), azioni contro simboli religiosi (15%), atti di violenza fisica (5%), profanazione di luoghi sacri (3%).
(da agenzie)
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Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
A OGNI FAMIGLIA ITALIANA COSTERA’ 1.000 EURO
Carburanti, trasporti, generi alimentari. L’inflazione non fa sconti e pesa sulle famiglie italiane. Sono ormai trascorsi due mesi da quando gli Stati Uniti, di concerto con Israele, hanno deciso di aggredire l’Iran, trascinando il mondo intero in una nuova crisi umanitaria, politica e commerciale. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati ISTAT sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. «Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia “tipo” (2 adulti e un figlio, NdR) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli», scrive l’associazione dei consumatori.
Un mese di bombardamenti in Asia Occidentale che non hanno risparmiato i siti energetici e la chiusura (ancora attiva) dello Stretto di Hormuz stanno mettendo a dura prova l’economia mondiale, soprattutto i mercati più dipendenti dalla regione, come quello europeo. Proprio qualche giorno fa, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen aveva ammesso i costi della guerra all’Iran, quantificandoli in perdite da mezzo miliardo di euro al giorno: «in soli 60 giorni di conflitto la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro». Il tutto a beneficio delle multinazionali statunitensi degli idrocarburi, che hanno visto crescere le proprie esportazioni di petrolio verso l’Europa, riproponendo lo schema già visto con la sostituzione del gas russo.
Per quanto riguarda l’Italia, l’ISTAT ha di recente pubblicato i dati sull’inflazione: ad aprile l’indice generale dei prezzi è cresciuto del 2,8% rispetto allo stess
periodo dell’anno scorso. L’inflazione è trainata dalla risalita dei prezzi energetici e alimentari. «Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +3,1% su anno con punte del +6% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +198 euro per la famiglia tipo, +287 euro per quella con due figli», calcola il Codacons. Ci sono poi i rincari per i beni del settore energetico, cresciuti in media dell’8%. L’associazione dei consumatori stima per quest’anno, a parità di consumi, «una stangata media da +926 euro per la famiglia “tipo” che sale a +1.279 euro per un nucleo con due figli». I calcoli sono suscettibili di essere ritoccati al rialzo, in base all’andamento dell’inflazione che rischia di crescere ulteriormente a maggio, vista l’incertezza geopolitica. Con gli stipendi fermi al palo e i prezzi dei beni in aumento, le famiglie potrebbero rivedere nuovamente le proprie abitudini alimentari, diminuendo quantità o qualità del cibo acquistato.
«Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani», ha chiosato il Codacons, auspicando «la proroga del taglio delle accise fino al termine dell’emergenza, per evitare che i prezzi al dettaglio di beni e servizi salgano ulteriormente devastando i bilanci di milioni di famiglie». Il 30 aprile il governo Meloni ha rinnovato per altre tre settimane il taglio dei 20 centesimi al litro per il diesel, riducendolo invece a 5 centesimi per la benzina che oggi, dopo due anni, supera la quota di 1,9 euro al litro.
(da lindipendente.online)
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Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
UNO STUDENTE SU QUATTRO RISCHIA LA BOCCIATURA AL “BREVET” (IL NOSTRO ESAME DI TERZA MEDIA). INFURIA LA POLEMICA SULLA RIFORMA VOLUTA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE GEFFRAY: PER I SOSTENITORI È MERITOCRAZIA, PER I CRITICI È “FINTA UGUAGLIANZA CHE TRASFORMA LE DISUGUAGLIANZE IN COLPE PERSONALI”
Un balzo all’indietro di quasi trent’anni, almeno quanto a severità e selezione, è il
probabile effetto della riforma del «brevet», l’esame della scuola dell’obbligo francese più o meno paragonabile al nostro esame di terza media (ma in Francia gli anni del ciclo compreso tra elementari e superiori – il collège – sono quattro). «Bisogna aspettarsi un caduta piuttosto drastica del tasso di successo», dice il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, autore della riforma.
Il ministro ha accolto le invocazioni di quanti, da anni, lamentano il livellamento verso il basso della scuola francese, la mancanza di selezione e quindi di sforzo da parte degli allievi, e gli esami di brevet a 14 anni e poi bac a 18 superati in modo quasi automatico.
L’eccessiva facilità della «scuola per tutti» viene spesso indicata come una delle cause profonde della crisi del Paese e della perdita di competitività della Francia. Il ministro Geffray ha deciso di cominciare dal brevet: «Alla fine otterrà il brevet solo il 75% degli allievi – ha spiegato – anche perché si tratta di non illudere i ragazzi sul loro livello, altrimenti si rischia di incoraggiare il risentimento nei confronti degli insegnanti quando poi incontrano difficoltà una volta arrivati al liceo».
Al di là degli aspetti tecnici, l’importanza della riforma è che asseconda quel clima di insoddisfazione per la scuola di massa che in Francia è uno dei cavalli di battaglia della destra, ma non solo. Molti intellettuali, per esempio Alain Finkielkraut, indicano nella scuola lassista la causa principale della decadenza francese, e invocano il ritorno della severità o meglio della meritocrazia.
Sulla retorica della meritocrazia La Monde pubblica però l’interessante contributo di Saïd Benmouffok, professore di filosofia e consigliere comunale eletto nella lista del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, secondo il quale «La meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente», riprendendo in parte le tesi espresse dal filosofo politico americano Michael Sandel in «La tirannia del merito» (Feltrinelli, 2023).
«Quel che la scuola ha prodotto non è l’uguaglianza ma una competizione generalizzata le cui regole rimangono profondamente sbilanciate», scrive Benmouffok. Nel vecchio mondo, la diseguaglianza era collettiva e apertamente prodotta dalla società: i ragazzi delle classi popolari non intraprendevano studi lunghi, non ci provavano neppure perché ciascuno restava al suo posto, la riproduzione sociale come la chiamava Pierre Bourdieu passava attraverso l’interiorizzazione dei limiti. La brevità di una carriera scolastica non era vissuta come una colpa personale, ma come la conseguenza di una struttura sociale.
(da Corriere della Sera)
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Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile
UNA RISSOSITÀ PERMANENTE SDOGANATA DALL’HATER-IN-CHIEF, DONALD TRUMP, QUOTIDIANAMENTE OCCUPATO A INSULTARE CHIUNQUE, DAI PASDARAN “PAZZI BASTARDI” AI “CONIUGI-SCIMMIA OBAMA” FINO A KIM “PICCOLO UOMO RAZZO” E IL PAPA “DEBOLE E PESSIMO”
Viviamo l’«epoca d’oro dell’ingiuria». Così scriveva il linguista Filippo Domaneschi in un libro di qualche anno fa, quando non era ancora incominciata la seconda presidenza Trump
In politica, i limiti si sono rotti con la seconda Repubblica dei «coglioni», del «vaffa» e dello «psiconano».
I social sono trasmettitori privilegiati di hate speech anonimi in forma di metafore, similitudini, onomatopee, iperboli, sineddochi, neologismi eccetera.
Ora, un bel libro di Ilaria Fiorentini ( L’italiano dei social network , Carocci) dedica un capitolo alla maleducazione online. Se una volta bastava buttar là uno «stronzo!» o uno dei soliti insulti ben noti, come i cosiddetti slurs , gli epiteti denigratori che colpiscono una persona in quanto membro di un gruppo («terrone», «frocio», «negro» eccetera), l’epoca d’oro dell’ingiuria ha sviluppato invece una nuova ricchissima casistica dell’offesa.
Si va dal body shaming (sulla base dell’aspetto fisico) al revenge porn (la diffusione, a scopo vendicativo, di foto o video privati dell’avversario), dal cyberbullismo al cyber – stalking .
La rissosità è amplificata nei social dalla conoscenza solo virtuale […] tra l’insultante e l’insultato. Si parla infatti di «decorporeizzazione» dello scambio comunicativo, anche se imperversa anche il turpiloquio tra amici nei gruppi WhatsApp, in cui però prevale l’aspetto giocoso o goliardico degli intercalari (i «fanculo», i «minchia» e i «brutto stronzo» non hanno sempre lo scopo di ferire).
L’ultimissimo grido dell’insulto, va da sé, si deve al presidente Trump, quotidianamente occupato a insultare chiunque, dai messicani «stupratori» ai
pasdaran «pazzi bastardi», dai «coniugi-scimmia Obama» al «disonesto» Trudeau, da Assad «animale» a Kim «piccolo uomo razzo» al Papa «debole e pessimo». La novità è che il tycoon non ha paura di metterci il grugno […]. L’altra novità, però, è che a differenza degli altri miliardi di follower sa anche di rimanere impunito.
(da Corriere della Sera)
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Maggio 5th, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI È FURIOSO E IL TESORIERE DEL PARTITO, ALBERTO DI RUBBA, HA PREPARATO LA LETTERA IN CUI AVVERTE LA CINQUANTINA DI MOROSI: O PAGATE O SIETE FUORI… MOLTI NON PAGANO PERCHÉ SANNO GIÀ CHE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE PROSSIME ELEZIONI
Se non ti ricordi di pagare il partito, quella è la porta. Suonerà più o meno così la lettera
che il tesoriere della Lega Alberto Di Rubba – eletto parlamentare da poco più di un mese dopo le Suppletive in Veneto al posto di Alberto Stefani – invierà nei prossimi giorni ai parlamentari “morosi”, cioè coloro che non sono in regola con i pagamenti mensili al partito.
Una quota considerevole – 2.800 euro tra donazioni liberali e rimborsi per l’attività politica – che ogni 30 giorni deputati e senatori leghisti devono versare ai gruppi parlamentari di Camera e Senato.
Ma che quasi un parlamentare leghista su due, si spiega ai vertici del Carroccio, non paga regolarmente ogni mese: una cinquantina sui 100 totali.
Così giovedì scorso è stato proprio il leader Matteo Salvini ad aprire la riunione coi suoi parlamentari con una minaccia precisa sui pagamenti: dovete pagare, presto vi arriverà la lettera del partito e chi non lo fa rischia l’espulsione dal gruppo parlamentare, è stato l’avviso del segretario della Lega prima di affrontare i temi della situazione internazionale, della legge elettorale (“va fatta, non siamo come Forza Italia che vuole il pareggio”, ha detto Salvini) e delle prossime elezioni politiche del 2027.
Non solo: il segretario della Lega si è anche lamentato perché da alcuni territori non sono arrivati militanti e pullman alla manifestazione dei Patriots di Milano del 18
aprile scorso. In particolare, Salvini si rivolgeva indirettamente al partito in Veneto che non si sarebbe impegnato abbastanza.
La minaccia contro i “morosi” sta creando scompiglio e malumori nel partito. La vicenda dei parlamentari è antica visto che la quota da 2.800 al mese è la più alta rispetto a tutti gli altri partiti e i deputati e senatori se ne lamentano da tempo (mille euro quella di Fratelli d’Italia, per fare solo un esempio).
Tra coloro che non pagano ci sono quelli che si sono candidati come spirito di servizio al Parlamento europeo nel 2024 e che hanno versato quote importanti – anche fino a 30 mila euro – per una campagna elettorale che non li avrebbe portati comunque a Bruxelles ma era finalizzata solo ad aumentare le preferenze, e quindi il consenso, della Lega. Questi hanno fatto un accordo coi vertici per evitare i pagamenti mensili.
Ma nel partito ci sono anche coloro che non versano i soldi per una scelta politica: diversi parlamentari hanno deciso di non pagare più il partito perché sanno che non saranno rieletti nella prossima legislatura e che il loro mandato va verso la fine
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 5th, 2026 Riccardo Fucile
MA QUESTI CRIMINALI LO SANNO CHE STANNO PARLANDO DI ESSERI UMANI?
“Mio figlio vuole che risparmi una parte del Libano così che lui possa distruggerla in seguito. Gli ho detto di non preoccuparsi, ce ne sarà abbastanza per tutti”
Ad affermarlo è stato il ministro della Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, durante un’intervista trasmessa dal network Canale 7, nella quale ha rivelato le parole del figlio, Benya Smotrich, rimasto ferito nel sud del Libano all’inizio del conflitto tra Israele ed Hezbollah.
Smotrich si è inoltre detto convinto che “la guerra in corso si concluderà con un cambiamento dei confini per Israele.
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2026 Riccardo Fucile
“IL NOSTRO CONSIGLIO È DI ATTENERSI A MISURE TEMPORANEE E MIRATE” … PESA L’OPPOSIZIONE DEI PAESI FRUGALI DEL NORD EUROPA, COME L’OLANDA: “NON PUÒ ESSERE CHE OGNI VOLTA CHE C’È UNO SHOCK LA RISPOSTA SIA CHIEDERE PIÙ DEBITO E PIÙ FLESSIBILITÀ”
Rassegnato al fatto che la strada per l’attivazione della clausola di salvaguardia generale
che sospende il Patto di Stabilità è totalmente sbarrata e consapevole che
l’ipotesi di ottenere una clausola nazionale ad hoc per le spese energetiche è nettamente in salita, Giancarlo Giorgetti ha portato al tavolo dell’Eurogruppo la proposta per una terza via: estendere il campo d’applicazione della clausola di salvaguardia per le spese militari, allargandolo anche alle misure per affrontare la crisi energetica.
Ma si è subito scontrato contro il muro della Commissione e degli altri governi. «Diversi Stati membri hanno espresso opinioni differenti – ha ammesso al termine dell’incontro il commissario Valdis Dombrovskis –. Per il momento il nostro consiglio è di attenersi a misure temporanee e mirate e di utilizzare le flessibilità già esistenti all’interno del Patto di Stabilità, tornando poi verso una posizione in linea con gli obiettivi concordati».
Giorgetti aveva iniziato il suo intervento ribadendo ancora una volta la necessità di una sospensione generale del Patto, ma prendendo atto delle difficoltà politiche: «Se non si raggiungesse il consenso necessario per questa soluzione, un’attivazione coordinata delle clausole di salvaguardia nazionali rappresenterebbe la migliore alternativa».
Il problema è che non c’è consenso nemmeno per questa seconda ipotesi, per questo il ministro ha giocato una nuova carta: «Un’altra opzione sarebbe quella di estendere l’applicazione della clausola di salvaguardia nazionale ai fini della Difesa alla crisi iraniana per quanto riguarda le conseguenze negative sul settore energetico».
In sostanza, il governo italiano ha chiesto a Bruxelles di non creare uno strumento nuovo, ma di inserire le spese per la crisi energetica tra quelle che possono essere scontate sotto il cappello della clausola per la Difesa.
Per le spese militari si possono ottenere margini di flessibilità fino all’1,5% del Pil l’anno per i prossimi tre anni. Teoricamente, la soluzione metterebbe a disposizione dell’Italia quasi 100 miliardi di extra-deficit da qui al 2028 che potrebbero essere scorporati, anche se le cifre reali sono ovviamente più contenute: il Tesoro aveva previsto di stanziare 3,5 miliardi di spese militari aggiuntive quest’anno, altrettanti il prossimo e 5 miliardi nel 2028 in caso di attivazione della clausola, che ancora non è stata richiesta
Le proposte di Giorgetti nascono da un’esigenza ben precisa: l’attivazione coordinata della clausola nazionale per l’energia o l’estensione di quella per la Difesa alla crisi attuale permetterebbero all’Italia di non agire da sola, ma di farlo in coordinamento con gli altri Paesi per mettersi così al riparo da eventuali ripercussioni dei mercati.
Ma il rifiuto è stato piuttosto netto. «Non può essere che ogni volta che c’è uno shock la risposta sia chiedere più debito e più flessibilità» ha avvertito il ministro olandese Eelco Heinen. «I livelli di debito sono già elevati – ha aggiunto – e fare ancora più debito non è la soluzione». Anche il collega belga, Vincent Van Peteghem, ha sottolineato la necessità di misure «limitate nel tempo e progettate in modo da non avere un impatto sui bilanci pubblici».
«Tutta l’Europa sta facendo vedere il peggio di sé nei tempi di reazione verso il mondo» si è sfogato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.
Giorgetti è poi tornato alla carica sulla tassa sugli extraprofitti per le società energetiche da introdurre «a livello Ue». Ma – come ha ammesso il suo collega tedesco, Lars Klingbeil, che sostiene l’iniziativa – «al momento non c’è una maggioranza a favore».
(da agenzie)
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