I SOCIAL SONO UN SUK DELL’INGIURIA, DOVE LE VECCHIE OFFESE DENIGRATORIE COME “TERRONE”, “FROCIO”, “NEGRO”, VENGONO SOSTITUITE CON NUOVI EPITETI E CASISTICHE, CHE SPAZIANO DAL REVENGE PORN AL BODY SHAMING FINO AL CYBERBULLISMO
UNA RISSOSITÀ PERMANENTE SDOGANATA DALL’HATER-IN-CHIEF, DONALD TRUMP, QUOTIDIANAMENTE OCCUPATO A INSULTARE CHIUNQUE, DAI PASDARAN “PAZZI BASTARDI” AI “CONIUGI-SCIMMIA OBAMA” FINO A KIM “PICCOLO UOMO RAZZO” E IL PAPA “DEBOLE E PESSIMO”
Viviamo l’«epoca d’oro dell’ingiuria». Così scriveva il linguista Filippo Domaneschi in un libro di qualche anno fa, quando non era ancora incominciata la seconda presidenza Trump
In politica, i limiti si sono rotti con la seconda Repubblica dei «coglioni», del «vaffa» e dello «psiconano».
I social sono trasmettitori privilegiati di hate speech anonimi in forma di metafore, similitudini, onomatopee, iperboli, sineddochi, neologismi eccetera.
Ora, un bel libro di Ilaria Fiorentini ( L’italiano dei social network , Carocci) dedica un capitolo alla maleducazione online. Se una volta bastava buttar là uno «stronzo!» o uno dei soliti insulti ben noti, come i cosiddetti slurs , gli epiteti denigratori che colpiscono una persona in quanto membro di un gruppo («terrone», «frocio», «negro» eccetera), l’epoca d’oro dell’ingiuria ha sviluppato invece una nuova ricchissima casistica dell’offesa.
Si va dal body shaming (sulla base dell’aspetto fisico) al revenge porn (la diffusione, a scopo vendicativo, di foto o video privati dell’avversario), dal cyberbullismo al cyber – stalking .
La rissosità è amplificata nei social dalla conoscenza solo virtuale […] tra l’insultante e l’insultato. Si parla infatti di «decorporeizzazione» dello scambio comunicativo, anche se imperversa anche il turpiloquio tra amici nei gruppi WhatsApp, in cui però prevale l’aspetto giocoso o goliardico degli intercalari (i «fanculo», i «minchia» e i «brutto stronzo» non hanno sempre lo scopo di ferire).
L’ultimissimo grido dell’insulto, va da sé, si deve al presidente Trump, quotidianamente occupato a insultare chiunque, dai messicani «stupratori» ai
pasdaran «pazzi bastardi», dai «coniugi-scimmia Obama» al «disonesto» Trudeau, da Assad «animale» a Kim «piccolo uomo razzo» al Papa «debole e pessimo». La novità è che il tycoon non ha paura di metterci il grugno […]. L’altra novità, però, è che a differenza degli altri miliardi di follower sa anche di rimanere impunito.
(da Corriere della Sera)
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