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CHE FARE CON LA MINA VAGANTE VANNACCI? IL DILEMMA DI GIORGIA.IL DESTINO POLITICO DELLA MELONI PASSA PER IL GENERALE E PER I VOTI DEL SUO PARTITO, FUTURO NAZIONALE, CHE RUBA CONSENSI A FDI E LEGA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

DE ANGELIS: “VANNACCI DICE COSE CHE GLI ATTUALI SOVRANISTI DI GOVERNO DICEVANO, PENSAVANO, MAGARI PENSANO ANCORA, MA NON POSSONO FARE. PER LA PREMIER, POTENZIALMENTE, PUÒ RAPPRESENTARE UN’OPPORTUNITÀ TATTICA PER GESTIRE MARINA BERLUSCONI. OVVERO LA VERA MINACCIA PER LA SUA LEADERSHIP

Guardando la performance di Roberto Vannacci a Otto e Mezzo, nel contesto di un’intervista vera di Lilli Gruber, viene davvero da chiedersi, per quel che ha detto e per quel che rappresenta comprese le “simpatie russe”, come sia possibile che un siffatto fenomeno, ai limiti della caricatura, eserciti un potere così condizionante nel centrodestra.
La sindrome del “mai un nemico a destra” è ravvisabile in diversi sintomi, a partire dall’Ucraina, finora il terreno su cui Giorgia Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale: la freddezza sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, la mancata partecipazione ai vertici chiamati a discutere di questo, un racconto diventato molto più prudente.
È la storia di un’ossessione destinata a crescere, secondo il meccanismo che si è prodotto. L’opposto di un poetico “non ti curar di lui, ma guarda e passa”. E lui, il Generale, consapevole di essere diventato tale (un’ossessione), la alimenta sapientemente. La partecipazione a una trasmissione “ostile”, dove i suoi competitor di destra non vanno, serve proprio a questo.
Lo facevano anche Meloni e Salvini quando erano all’opposizione: si gioca fuori casa, le clip rimbalzano sui social, tutto tende alla costruzione di un racconto del leader che, petto in fuori, combatte contro gli “avversari” in nome di bandiere che gli altri hanno ammainato. Insomma, per dirla con Nanni Moretti, mi si nota più se vado.
I sondaggi non raccontano di un boom paragonabile ad altri populismi allo stato nascente, ai tempi della grande ondata di rabbia, da Grillo a Salvini alla stessa Meloni.
Per consistenza identitaria, poi, Vannacci è imparagonabile a ciò che aspira a diventare: il Front National è una storia reale e collettiva, che parte davvero da lontano. Un filo nero che attraversa la storia francese, così robusto che, infatti, la sfida da destra del polemista Éric Zemmour – brutale, caricaturale e pure filorusso come Vannacci – dopo un momento di successo mediatico, nelle urne ha registrato la fine della sua illusione.
Lo stesso discorso vale per AfD in Germania, ove la rabbia di chi, ad est, si sente sconfitto dalla riunificazione e, con essa, dall’Europa e dal globalismo, si sposa con il gigantesco rimosso del nazismo, tragedia molto più elaborata a ovest che nei Paesi della Stasi.
E allora vanno cercate altrove le radici dell’ossessione. Vannacci – lo avete sentito – dice cose che gli attuali sovranisti di governo dicevano, pensavano, magari pensano ancora, ma non possono fare. Il Vannacci “fuori” turba il Vannacci “dentro” di chi, in cuor suo, vive il cambiamento non come evoluzione ma come un tradimento.
E poi, per la premier, il Generale, potenzialmente, può rappresentare un’opportunità tattica per gestire Marina Berlusconi. Ovvero, colei che considera per quid, storia e convinzioni la vera minaccia per la sua leadership.
Minaccia, non opportunità per un film diverso, che pure potrebbe avere una forza maggioritaria: due donne, che aprono una nuova fase, allargano, gestiscono la partita di palazzo Chigi e Quirinale, eccetera.
La carta Vannacci potrebbe servire, al momento giusto, per dire alla Cavaliera, con l’appoggio di Tajani e Salvini che, se si vince, restano in sella: quei voti ci servono per tornare al governo, ti assumi tu la responsabilità della sconfitta dicendo no?
Certo, anche lui non deve tirare troppo la corda. E infatti a Otto e Mezzo non l’ha tirata. È stato non a caso molto più tranchant con Marina che con la premier. Vabbè, è lunga, molto lunga. Però, ecco, un dato è acquisito. Dalla “trappola dell’identità” proprio non se ne esce.

Alessandro De Angelis
per “La Stampa”

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L’INCHIESTA PER CORRUZIONE SUL PONTE SI ALLARGA: QUANTI ERANO I MAGISTRATI CONTABILI INFEDELI CHIAMATI A ESPRIMERSI SULL’OPERA? CE N’ERA PIU’ DI UNO?

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

TOMMASO MIELE, L’ALLORA PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI (INDAGATO) PROMETTEVA DI “ARRUOLARE” I COLLEGHI ALLA CAUSA GOVERNATIVA DEL PONTE SULLO STRETTO: MILLANTAVA O SI E’ MOSSO DAVVERO? … IL METODO DELL’IMPRENDITORE VIRGIGLIO (INDAGATO) PER “ARRUOLARE” I GIUDICI CONTABILI ALLA CAUSA DEL PONTE SULLO STRETTO: “VIENI, TI PRESENTO 3 TOP MANAGER PUBBLICI”

Ora si vuol sapere se i magistrati infedeli fossero più d’uno. La lettura delle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Catanzaro ai colleghi romani (e confluite in parte nel decreto di perquisizione notificato ai tre indagati), autorizza a pensare che le manovre di «condizionamento» della magistratura contabile chiamata a esprimersi sul Ponte sullo Stretto di Messina fossero più ampie e invasive.
Secondo l’ipotesi investigativa l’ambizione dell’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio, accusato di corruzione, sarebbe stata quella di infiltrare, in qualche modo, l’assemblea dei magistrati addetti ai controlli di legittimità sulla delibera Cipess relativa al Ponte. «In tale contesto si inserisce anche il tentativo di arruolamento agli interessi del gruppo favorevole al Ponte di altri magistrati», scrivono i pm e citano un’intercettazione:
«Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto io», annunciava l’imprenditore a Tommaso Miele, l’allora presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato e assistito dall’avvocato Pierpaolo Dell’Anno. Miele prometteva di «arruolare» i colleghi alla causa governativa del Ponte sullo Stretto, ma avrebbe potuto rivelarsi una tattica insufficiente. Il magistrato contabile appare, a tratti, più chiacchierone che risoluto e dunque per realizzare i propri obiettivi l’imprenditore reggino avrebbe potuto rivolgersi ad altri. Quello che, ad oggi, appare un semplice ragionamento investigativo domani potrebbe trovare conferma nella lettura dei supporti informatici sequestrati agli indagati.
Sulle accuse formalizzate dai pm, a breve, si esprimeranno anche i giudici del Tribunale del Riesame ai quali gli indagati, incluso Virgiglio, assistito dall’avvocato Giuseppe Belcastro, si sono rivolti.
Il caso continua a infiammare il dibattito politico. Pd, M5S e Avs chiedono alla premier Giorgia Meloni una informativa urgente sul Ponte. Il capogruppo Pd in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, chiede «al governo di fare marcia indietro».
Un’ulteriore precisazione viene dai vertici della società «Stretto di Messina Spa» il cui amministratore delegato Pietro Ciucci ribadisce la propria estraneità all’inchiesta: «L’ex consigliere di amministrazione Saccomanno (Giacomo Saccomanno, il terzo indagato, ndr ) non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società.
Da lui non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Il nostro progetto è valido, strumentali gli attacchi su molta stampa».

(da agenzie)

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“IL VERO TEMA POLITICO CHE DEFLAGRA NELLA POLITICA ITALIANA È CHE IL GENERALE FA INVECCHIARE IN UN NANOSECONDO LA NARRAZIONE DI FRATELLI D’ITALIA E LEGA”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

LUCA TELESE: “IN UN MONDO IN CUI VINCONO TRUMP E NETANYAHU, QUANDO A MINNEAPOLIS SI SPARA SUI CLANDESTINI E SI DEPORTANO I BAMBINI, IL GENERALE SI SENTE IL VENTO NELLE VELE. E COSÌ IL COLPO DI BACCHETTA FA SÌ CHE TUTTI, I LEGHISTI, I MELONIANI, E I FORZISTI, SI TROVINO SOTTOPOSTI AL MAGNETE DELLE SIRENE VANNACCIANE

Ieri il generale ha infranto lo schermo. É vero, da sempre Lilli Gruber ha questa capacità di creare un’atmosfera da “evento”, è vero che Roberto Vannacci ha una tempra da combattente, (quasi militare, ovviamente) ma ieri Otto e mezzo, nel suo sotto-format “Corrida de Toros”, aveva qualcosa di ipnotico.
Prima elemento: lo studio mutato in arena, con Lilli e la giornalista Lina Palmerini nel ruolo della “torera” e della “vicetorera”.
Secondo punto: questo schema, per natura, esalta tutti i protagonisti della tauromachia. Volano fendenti, schizzi di sangue, l’esito non è scontato, lo spettatore ha la sensazione continua che chiunque possa essere trafitto.
Terzo elemento: il generale ha mostrato alcune caratteristiche che risultano efficacissime nel corpo a corpo: calma placida anche quando le domande sono spigolose (viva il giornalismo senza rete!), discreta capacità di uscire dall’angolo grazie al sarcasmo (“Potrà non piacerle ma questa opinione è la mia”), grande disinvoltura nel ricorrere al politicamente scorretto.
Quarto elemento: questo Vannacci in purezza, “gruberizzato” (quindi anche illuminato), visibilmente compiaciuto dai sondaggi che lo vendono crescere, esibiva un punto di forza che è la vera novità introdotta dal generale nella scena politica: fa invecchiare e costringe all’aggiornamento tutti i suoi competitor.
Non solo la destra, di cui dirò tra poco, ma persino la sinistra, perché con la sua narrazione anti-immigrati il leader di Futuro nazionale cerca (dichiaratamente) di pescare ovunque. Infine: ieri Vannacci poneva il suo architrave all’insegna della più potente parola d’ordine tratta dall’alfabeto trumpiano, “Remigrazione” . Vannacci parlava senza nessuna rete: “Remigrazione significa rimandarli a casa tutti!”. Come? “Con ogni mezzo”. Dove? “Nei loro Paesi d’origine”.
Lasciamo per un attimo da parte il principio di realtà (è impossibile rimandare nei loro Paesi d’origine mezzo milione di immigrati). Il punto – questo è il vero tema politico che deflagra nella politica italiana – è che il generale fa invecchiare in un nanosecondo la narrazione di Fratelli d’Italia e Lega, la promessa fondativa con cui hanno vinto le elezioni.
Perché delle due l’una: o la tolleranza zero predicata da Vannacci non è possibile, e allora Matteo Salvini e la Giorgia Meloni del 2022 hanno promesso ciò che non si poteva (ma devono ammetterlo). Oppure la remigrazione è possibile – e qui importa solo che ne siano convinti i suoi elettori – e per il leader nazionalfuturista si aprono autostrade tra i delusi del centrodestra.
In un mondo in cui vincono Donald Trump e Benjamin Netanyahu, fitto di muri e confini, quando a Minneapolis si spara sui clandestini e si deportano i bambini, il generale si sente il vento nelle vele. E così il colpo di bacchetta fa sì che tutti, i leghisti, i meloniani, e i forzisti, si trovino sottoposti al magnete delle sirene vannacciane: “Governano come la sinistra! Abbiamo votato destra per avere le politiche del Pd!”.
Luca Telese
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LA POTENTE DIRIGENTE DEL MINISTERO DEI TRASPORTI, ELISABETTA PELLEGRINI, BRACCIO DESTRO DEL LEADER LEGHISTA, È INDAGATA PER TURBATIVA D’ASTA NELL’INCHIESTA SULLE OLIMPIADI MILANO-CORTINA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

È COINVOLTA NEL FILONE D’INCHIESTA SULL’APPALTO PER LA COSTRUZIONE DELLA CABINOVIA SOCREPES A CORTINA D’AMPEZZO … PELLEGRINI, DAL 2022 È COORDINATRICE DELLA STRUTTURA TECNICA DI MISSIONE DEL MIT. TALMENTE ESPERTA, DICONO I SUOI PIÙ STRETTI COLLABORATORI, CHE SALVINI NEGLI ULTIMI ANNI LE HA AFFIDATO TUTTI I DOSSIER PIÙ SCOTTANTI

C’è anche una dirigente del ministero dei Trasporti tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia ‘Apollonio Socrepes’ a Cortina d’Ampezzo.
Secondo quanto si apprende si tratta di Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della struttura tecnica di missione del dicastero di Porta Pia e braccio destro del ministro Matteo Salvini.
Il suo nome si aggiunge ai tre già iscritti nel registro degli indagati, tra cui quello dell’ad di Società infrastrutture Milano Cortina (Simico), Fabio Massimo Saldini. La procura bellunese non smentisce la notizia, senza altri commenti.
La Procura della repubblica di Belluno “non smentisce” la notizia dell’iscrizione della dirigente del Mit nell’indagine sulla cabinovia Apollonio-Socrepes. Lo ha precisato senza fornire ulteriori elementi, interpellato dall’ANSA, il procuratore capo Massimo De Bortoli.
Mentre il Capitano leghista è indaffarato nelle sue battaglie sovraniste, i dossier più scottanti del dicastero li sbroglia la sua brava ed esperta dirigente. Nata a Pescia, 63 anni, è una campionessa del deep state. Ha destato perciò sorpresa il pasticcio che ha fatto sulla gara per l’assegnazione della concessione della A22. Chi è la super burocrate del Mit.
Lei si chiama Elisabetta Pellegrini e dal 2022 presta servizio al ministero dei Trasporti come coordinatrice della struttura tecnica di missione, che detto in soldoni vuol dire coadiuvare il titolare del dicastero sbrogliandogli la matassa normativa in tema di infrastrutture e concessioni. Ma l’ingegner Pellegrini (laurea all’Università di Padova e Master al Cuoa) è molto di più di quel che il suo job title dice.
Nata a Pescia, 63 anni, la professionista ha alle spalle una lunga carriera in Veneto, prima come dirigente alla Provincia di Verona poi, Luca Zaia regnante, in Regione come direttrice della struttura di progetto della Pedemontana veneta.
Talmente brava ed esperta, dicono i suoi più stretti collaboratori, che non solo Matteo Salvini l’ha voluta con sé al Mit ma, essendo lui impegnato nelle sue battaglie sovraniste, le ha affidato tutti i dossier più scottanti. Insomma, una campionessa del deep state, tanto che alla fine il vero ministro dei Trasporti è lei.
Ha destato perciò sorpresa l’ultima questione di cui si è occupata, ossia la gara per l’assegnazione della concessione della A22, più comunemente conosciuta come Autostrada del Brennero.
Il bando di gara ha fatto storcere il naso ad alcuni dei soggetti interessati come Aspi e il concessionario uscente, la Società Autostrada del Brennero, che hanno fatto ricorso al Tar del Lazio.
La richiesta è quella di un annullamento del bando e revisione delle procedure di gara per distorsione della concorrenza e infrazione delle regole comunitarie. Un indiretto rimbrotto alla super burocrate del Mit, cui si imputano le falle del bando.

(da agenzie)

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PONTE SULLO STRETTO, NELLE CARTE IL TENTATIVO DI COINVOLGERE ALTRI DUE GIUDICI CONTABILI: “VIENI A CENA, CI SARANNO GLI AD DI FERROVIE E AUTOSTRADE”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE AGGIUNTO MIELI AVREBBE CHIETO IN CAMBIO DELL’AIUTO LA PRESIDENZA DI POSTE O LA GUIDA DELL’ANTITRUST

Incarichi in cambio del sostegno davanti alla magistratura contabile al progetto per il Ponte di Messina. Con l’idea, si legge nel decreto di perquisizione della procura di Roma, che ad aiutare la società Stretto di Messina Spa, potessero essere anche altri magistrati dela Corte dei conti. Stando alla ricostruzione dei pm della procura di Roma che ieri hanno dato mandato di perquisire il presidente aggiunto della Corte dei Conti in pensione, Tommaso Miele, l’ex membro del Cda della società, Francesco Saccomanno e l’imprenditore calabrese Vincenzo Virgilio, contenuta nel decreto di perquisizione che Open ha potuto leggere, i contatti non si sarebbero limitati ai tre indagati.
La rete dello Stretto
Da un lato, a sapere che Saccomanno aveva una fonte nella Corte dei conti (alla quale avrebbe anche fatto leggere documenti della società) sarebbe stato l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Ma non solo. Quando il 30 ottobre 2025 viene reso pubblico il parere negativo della Corte dei conti sulla delibera Cipess legata allo stretto, Saccomanno commenta la decisione con un esponente della lega calabrese Franco Gemoli, «il quale chiede come mai il Presidente Miele fosse stato messo in minoranza dai colleghi»
annotano i pm romani. E Saccomanno ipotizza che sia un fitto gruppo a votare, lasciando Miele da solo.
Gli altri due magistrati
Ma poi, appunto, l’ipotesi almeno ventilata al telefono da Vincenzo Virgilio e Giacomo Francesco Saccomanno è che ad essere condizionati potessero essere anche altri magistrati contabili. Almeno due. «Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto la io», si sarebbe vantato Virgilio con Saccomanno. E lo stesso Virgilio al telefono con una toga avrebbe promesso: «Facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi, perché vengono tre AD: vengono Ferrovie, Autostrade, hai capito?».
A quanto pare dalle intercettazioni, Miele aveva alte ambizioni che – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe voluto soddisfare in cambio delle informazioni veicolate alla società Stretto di Messina. Tra gli incarichi a cui avrebbe aspirato quella di presidente dell’Antitrust, di una partecipata (Postepay o Poste Italiane), tutte cariche ben remunerate, non come la Presidenza dell’ Autorità Garante per la Privacy. Ad un sindaco del veronese avrebbe assicurava: «Quando andrò in pensione ora l’anno nuovo, io dovrei fare il Presidente di non so che… mi hanno chiesto la disponibilità, io ho sparato alto, ho l’imbarazzo della scelta e ti dico la verità… se gli arriva un bell’endorsment…. certo che va bene». In questo stretto legame si sarebbero inserite anche richieste minori. Miele avrebbe chiesto a Virgilio preventivi a prezzo calmierato per ristrutturare l’abitazione dei figli.
L’avvocato di Miele, Pierpaolo Dell’Anno, ha espresso fiducia nella magistratura assicurando che il quadro – che vede indagato il magistrato per corruzione e rivelazione del segreto assieme agli altri due indagati – potrà esser chiarito: «Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni».

(da agenzie)

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LA RUSSIA RICEVE GLI AMBASCIATORI DI FRANCIA, UK E GERMANIA: “ASCOLTIAMO CON INTERESSE”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA RABBIA DELLA MELONI PER L’ESCLUSIONE (DATO CHE NON CONTA UNA MAZZA)

Gli ambasciatori di Francia, Gran Bretagna e Germania sono arrivati al ministero degli Esteri di Mosca, dove vengono ricevuti dal viceministro Mikhail Galuzin. Ne dà notizia la Tass. Si tratta dei rappresentanti degli stessi tre Paesi (il cosiddetto E3) i cui avevano incontrato domenica a Londra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nicolas de Riviere, Nigel Casey and Alexander Lambsdorff sono entrati al ministero di Mosca senza rilasciare commenti. L’incontro rappresenta una prima svolta diplomatica dopo quattro anni di gelo tra la Russia e l’Europa seguiti all’invasione dell’Ucraina. Da settimane si rincorrevano le voci su un possibile sblocco del dialogo, con timide aperture di Vladimir Putin all’offerta di dialogo dell’Ue. La notizia dell’incontro a Mosca era stata anticipata ieri dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: «Ci incontreremo con loro e li ascolteremo», aveva detto Lavrov, osservando come sia «interessante vedere come queste persone esporranno qualcosa che potrebbe ispirare idee costruttive».
La rabbia di Meloni per l’esclusione dal vertice sull’Ucraina
Proprio questa mattina alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riaffermato il sì dell’Italia alla linea di sostegno all’Ucraina ma anche dialogo prudente con la Russia. Al contempo però Meloni ha affondato il colpo contro i leader di Francia, Germania e Regno Unito – Emmanuel Macron, Friedrich Merz e Keir Starmer – per via dell’ennesima riunione ristretta in formato E3 svoltasi domenica sera a Londra. «Procedere a tentoni con formati variabili non adeguatamente rappresentativi produce frammentazione, confusione, debolezza. Il tema vero non è chi fa o meno parte di questo o quel formato, ma piuttosto che allo stato nessun formato ha legittimità per parlare a nome dell’intera Europa», ha attaccato la premier. Aggiungendo poi che «se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi».

(da agenzie)

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ORA PUTIN SI RITROVA LA GUERRA IN CASA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

COSA SONO I FLAMINGO, I NUOVI MISSILI INVENTATI IN UCRAINA DA UNA START UP CON CUI KIEV BERSAGLIA LA RUSSIA… SONO UNA VERSIONE MENO COSTOSA DEI PATRIOTI CON UNA GITTATA DI 3.000 CHILOMETRI

Caratteristiche principali: ha un raggio d’azione che raggiunge i 3.000 chilometri, porta testate esplosive di 1.150 chili, è relativamente accurato, se ne possono produrre sino a 210 al mese e costa meno dei missili «cugini» occidentali. Basterebbero queste qualità per capire le ragioni per cui politici e militari a Kiev danno grande importanza al nuovo missile FP-5 Flamingo (Fenicottero), che già da qualche mese è diventato lo spauracchio delle raffinerie e delle basi militari russe.
Ma per Zelensky e i suoi generali c’è un punto in particolare che dà un valore inestimabile alla nuova arma: è stata pensata, quasi del tutto disegnata e largamente costruita in Ucraina, la conferma che il Paese sta riuscendo non solo a resistere, ma anche a tenere testa al nemico russo. Un’era diversa e un futuro che promette ottimismo. È finito il tempo dei droni Bayraktar importati dalla Turchia durante i primi mesi di guerra e con esso anche quello delle limitazioni imposte da Biden all’impiego delle armi americane, prima che Trump bloccasse radicalmente l’invio di materiale bellico Usa influenzato anche dalla sua ammirazione per Vladimir Putin.
I successi non si fanno attendere. Già da tempo i portavoce militari ucraini notano quanto le difese antiaeree russe siano relativamente primitive e facili da penetrare per i droni e missili di nuova generazione. Ieri lo stesso Zelensky sui social ha voluto ringraziare gli ideatori del nuovo missile e le unità che lo hanno lanciato. «Grazie agli FP-Flamingo, che oggi hanno colpito uno stabilimento militare a Cheboksary e la raffineria petrolifera a Kuibyshevsky, nella regione di Samara, a 900 chilometri dal fronte», ha detto.
Nelle sue parole si coglie il senso della nuova potenza militare ucraina: sta diventando indipendente, non occorre più chiedere nessun permesso. «Perché mai Putin può colpire Kiev e noi non possiamo rispondere mirando a Mosca?», si chiedeva tra lo stupito e il risentito l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba nelle prime settimane della proditoria invasione voluta da Putin il 24 febbraio 2022. Oggi non è più così: gli ucraini minacciano la capitale russa, colpiscono il sistema energetico sino a 2.000 chilometri dal confine tra i due Paesi, danneggiano le fabbriche di armi, obbligano gli aeroporti a chiudere a singhiozzo, gettano lo scompiglio al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo tra lo stupore delle delegazioni straniere.
Il Flamingo è costruito dalla Fire Point, una startup che come tante società militari ucraine viene creata all’ombra degli allarmi e delle bombe alla fine del primo anno della nuova guerra (quella vecchia era iniziata con l’attacco russo del 2014). Si tratta di una bomba aerea trasformata in missile da crociera con un motore jet.
I soci fondatori sono ingegneri neo-laureati, giovani architetti e informatici figli della nuova generazione legata ai sistemi di vita occidentali. Lo stesso vale per le società sorte dal nulla, spesso per iniziativa di un paio di studenti totalmente privi di esperienza militare ma decisi a farsela visitando le prime linee sul Donbass, che adesso vendono i loro droni aerei e terrestri alle monarchie del Golfo bisognose di difendersi dai droni e missili iraniani e cooperano con le migliori società europee.
La Fire Point collabora presto con il gruppo britannico Milanion. I primi modelli di Flamingo, il cui nome e il colore rosa pare siano un riconoscimento alle numerose donne che lavorano al progetto, sono entrati in funzione nell’agosto 2025. Secondo il Financial Times il nuovo modello è una sorta di versione meno costosa dei Patriot anti-missili americani. L’Economist segnala che una parte della produzione è effettuata all’estero, ma il 90 per cento delle componenti viene poi assemblata in Ucraina.
(da Corriere della Sera)

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IL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA SI TRASFORMA IN UNO PSICODRAMMA

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

TRA URLA E NOMINE RIMANDATE: ZAIA ATTACCA SIRI. LA SALA ESPLODE, PERSINO FEDRIGA PERDE LA CALMA

Si tengono Salvini, non vogliono Salvini. Niente. Un dramma. Quattro ore di Federale con Giorgetti e Romeo che gli suggeriscono: “Per contenere Vannacci devi andare al Viminale, ora!, così possiamo recuperare. Bisogna dirlo a Meloni”. Il Viminale è la loro perestrojka. Niente. E’ il mezzo golpe, il mezzo assedio: è il mezzogiorno delle (mezze) scope Lega.
Urla, porte sbattute da Attilio Fontana, il primo a lasciare, ad andare via. Le nomine di Fedriga e Zaia vice sono rimandate. Viene bocciata l’idea della doppia Lega, ma Zaia la rilancia e, dopo aver ascoltato Siri, chiede: “Ma chi è? L’ideologo?”. Giorgetti parla di Piantedosi: “Io non capisco quello che dice in Cdm”. Vannacci, il nero, li ha fatti imbiancare.
Il Federale finisce con la promessa di un altro Federale, mercoledì prossimo, per presentare la nuova squadra, nuovi nomi e anche un sindaco della Lega in segreteria. Ancora una settimana, ma per fare cosa? La trattativa Salvini-Zaia-Fedriga salta prima di cominciare. Niente nomine. Sono precipitati per le decisioni del capo, si sono consegnati a Vannacci, che ora li irride, ma giungono alla conclusione che la “situazione è compromessa”. Ed è una grande presa di coscienza, una novità epocale. Si toccano vette altissime con Armando Siri che spiega, parlando di filosofia e cervello, che tornare alla Lega nord non è praticabile, e Zaia gli risponde: “Ma ti occupi di anatomia o di economia? Nella vita che hai fatto?” e Siri: “Sono l’inventore della più grande proposta economica della Lega, la flat tax”. La linea è negare. Salvini fa un’introduzione di oltre mezz’ora, roba alla Elly Schlein quando si porta dietro il pc in direzione Pd, e si difende con: “E’ stato fatto molto, ma è stato comunicato male”.
In Italia quando un leader è disarmato, si rifugia ancora nel “non abbiamo saputo comunicare”. Non succede niente, succede tutto. Salvini non vuole la doppia Lega che propongono Zaia e Romeo perché, dice Salvini, “esiste solo la Lega attuale”. Ma quale, quella che Vannacci fa sembrare vecchia di quarant’anni? I giornalisti chiedono a Silvia Sardone, la vicesegretaria, se segue Vannacci, dato che a ogni Federale ripropone: “Bisogna fare come Vannacci”, ma Sardone smentisce l’addio perché “io resto con Matteo Salvini”, salvo ripetere a Salvini “fare come Vannacci!” e che Piantedosi è un disastro.
La difesa più disperata del capo è sempre di Siri che attacca i governatori ed ex, Fedriga, Fontana, Zaia, “che non hanno aiutato il segretario, che non si sono candidati alle europee, ecco perché Salvini ha dovuto candidare Vannacci”, e continua con la solita sputazzata al governo Draghi. La sala esplode, batte i piedi, tanto che perde la calma perfino un arciduca come Fedriga. Zaia replica a Siri: “Quanti voti ha portato? Dimmi!”. In sala c’è Ceccardi, la prima che aveva osato sfidare Vannacci, quando era intoccabile, che viene rimproverata da Salvini perché si è intrattenuta con le televisioni e parlato di Vannacci, ancora. Ceccardi, a muso duro, gli risponde che bisogna farlo: “Vannacci è un fenomeno gonfiato dai giornali, lo seguono solo i minus …”. Sono stracci.
Romeo si scatena contro il senatore Marti, la Lega frisella, la corrente sud, perché “Meloni ha valorizzato più il sud del nord”. Anche da fuori si sente il vocione di Romeo: “Abbiamo perso credibilità, non dobbiamo inseguire Vannacci, dobbiamo dire qualcosa che ci caratterizza”. E continua, ancora, parlando dell’immagine Lega: “Ci siamo logorati, non siamo più quelli della notte delle scope”.
Durigon e Paganella, i due soldati di Salvini, protestano. Riprende la parola Ceccardi e si porta avanti. Se si dovesse scorporare la Lega, anticipa Ceccardi, la Toscana deve andare con il nord perché la Toscana “è una regione che ha fondato la Lega”. I leghisti del nord si danno di gomito e ridono. Quattro ore, quattro ora di Federale. Salvini intima che non “vuole più sentire l’espressione doppia Lega”, perché “non se n’è mai parlato. E’ una fantasia”. Zaia è costretto allora a smentirlo: “Questo non lo puoi dire, perché ne abbiamo parlato io e te”. Niente.
Se non ottiene quello che vuole, Zaia non farà neppure il vice. Niente. Giorgetti, con i suoi toni, prova a far capire a Salvini che “abbiamo bisogno di leader che hanno consenso al nord” e vuole far capire che adesso è Zaia. Niente. Zaia esce e cita Carducci: “La Lega è una come la mamma”. I salviniani fanno spirito: “Ma come? Un veneto che cita Carducci di Pietrasanta?”. La vera notizia non è più il futuro di Zaia ma quello di Salvini. Preferiscono mandarlo al Viminale piuttosto che accompagnarlo fuori e rischiano di avere Salvini ministro degli Interni e ancora segretario. Al posto di Salvini-Zaia, rischiamo il ballottaggio Salvini-Vannacci al Viminale. Dalla “Notte delle scope” al notturno nazionale.

(da ilfoglio.it)

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UN ANNO DI GIUNTA SALIS, LA CONFERENZA STAMPA DI SILVIA A PALAZZO TURSI: “VIA XX SETTEMBRE CAMBIERA’ VOLTO, DIVENTERA’ UN BOULEVARD MODERNO ED EUROPEO”

Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile

“QUANDO TI CANDIDI A GUIDARE UNA CITTA’ PORTI LA TUA VISIONE, QUELLA DEVE RIMANERE UNA BUSSOLA”… 294 DELIBERE, SALVATAGGIO DELL’AZIENDA TRASPORTI PROSSIMA AL FALLIMENTO, ASSEGNATI IL DOPPIO DI ALLOGGI POPOLARI, CALATE DEL 64% AGGRESSIONI SUI BUS, AUMENTATE DEL 27% LE PRESENZE TURISTICHE NEL PERIODO NATALIZIO CON UN +40% DI STRANIERI, DEL 30% LE VISITE AI MUSEI, DEL 24% LE SPESE IN CITTA’ DA PARTE DEI TURISTI… LA NUOVA SCUOLA DELLE PROFESSIONI DEL MARE, MIGLIAIA LE ADESIONI A SPORT SENIOR

Giunta schierata al completo, con i consiglieri delegati e i dirigenti del Comune. Nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, di fronte a tanti giornalisti, Silvia Salis fa il punto della strada a un anno dalla presentazione della sua giunta: “Quando ti candidi a guidare una città porti la tua visione, poi l’esperienza amministrativa ti porta a fare i conti con la realtà. Ma deve rimanere una bussola: per noi è quella di una città della cura, che si prende cura dei suoi abitanti. I bilanci veri si fanno alla fine”, esordisce la sindaca.
“Abbiamo incontrato tanti imprevisti e difficoltà, abbiamo fatto 294 delibere. La città ha capito, anche lamentandosi, i disagi che abbiamo dovuto gestire. Una città giusta parte dal lavoro: uno dei primi provvedimenti che abbiamo fatto è quello sul salario minimo che ha già riguardato 18 gare per un totale di 23 milioni di euro. Abbiamo riconosciuto figli e figlie delle coppie omogenitoriali e sperimentato l’educazione affettiva nelle scuole. C’è un sistema diffuso per la gestione delle fragilità che ha preso in carico 3000 persone. Sulle politiche abitative dopo tanti anni abbiamo ricominciato a programmare e assegnato 173 alloggi contro gli 80 circa del 2022. Genova è da sempre una città attenta a diritti e inclusione”.
“Un’altra linea guida è la Città 30 in prossimità di scuole e ospedali con i limiti di velocità, abbiamo introdotto 2000 e-bike e dopo alcune settimane di soste selvagge è un mezzo che la città sta imparando a usare. Ma dobbiamo parlare di un salvataggio imprescindibile, quello di Amt, che ha mobilitato 110 milioni di euro pubblici, ha condizionato il primo anno del nostro mandato, è stato un lavoro incredibile e devo ringraziare i sindacati i lavoratori e la cittadinanza, è stato difficile da sindaca levare le gratuità ma c’è un tema fondamentale: le partecipate non sono dei bancomat e vanno gestite con trasparenza e senso di realtà. Sui nostri bus sono calate del 64% le aggressioni a utenti e autisti”.
“L’assessore Ferrante ha trovato una situazione tragica sui cantieri per stare nei tempi del Pnrr ne abbiamo dovuti aprire tanti e contemporaneamente, uno sforzo importante. Il nuovo piano di sicurezza urbana ha portato a riorganizzazione della polizia locale, tutti i sindaci d’Italia hanno chiesto risorse, abbiamo potenziato gli interventi a largo raggio e quelli sulla movida”.
“La città dei 15 minuti (qui i dettagli, ndr): abbiamo iniziato a parlare di depaving, di liberare spazio, di destinare le prime 32 aree a industria e logistica, ne abbiamo tante che non sono più produttive e vanno recuperate. Le giornate della cura del territorio e il blocco dei grandi supermercati nel giro di un km dai centri storici era una misura attesa dal commercio. Per quanto riguarda la sicurezza idrogeologica abbiamo recuperato i fondi per gli scolmatori dei rii noce e rovere. Al Lagaccio abbiamo bloccato un cantiere della funivia che il territorio non voleva e avremo un cantiere per lo sport park del Lagaccio, dove abbiamo modificato insieme ai cittadini l’area Amiu. C’è un nuovo regolamento per le rotture di suolo pubblico, con sanzioni per chi non persegue un libello adeguato”.
Altro fronte è quello degli eventi: “Successo incredibile per il Capodanno e per la dj Charlotte De Witte che ci ha portato in tutto il mondo. Stiamo aspettando Olly al Ferraris e ci sono centinaia di eventi in programma al Porto Antico”.
Poi Salis sciorina altri numeri: “Le presenze in città nel periodo natalizio sono cresciute del 27% con un 40% in piu di stranieri, l’incremento sui.musei civici è del 30% e le spese in città sono cresciute del 24%. E abbiamo ottenuto le 3 stelle
Michelin per i musei di Strada Nuova. Voglio citare anche i villaggi di Natale e Pasqua a palazzo Tursi che hanno portato centinaia di bambini”.
“Per la scuola delle professioni del mare tramite Fulgis l’accreditamento è in atto e al Metellino nascerà un polo di altissima specializzazione sull’economia del mare. Nelle scuole di infanzia ci saranno 10 nuovi insegnanti dal prossimo anno. E per quanto riguarda i progetti per gli anziani Sport Senior ha avuto un successo incredibile e partiranno i soggiorni estivi per gli over 65. In ogni caso in cui c’è da prendere una decisione complicata xi siamo rivolti a soggetti tecnici qualificati, vale per Pwc per Amt come il Politecnico per la Valbisagno”.
“Sull’impiantistica sportiva abbiamo riaperto villa Gentile, attendiamo un progetto di partenariato pubblico privato per il Carlini e domani faremo un sopralluogo alla Sciorba. Lo stadio da anni attende questo intervento di riqualificazione. Per quanto riguarda la lotta all’evasione abbiamo potenziato il Noa, il nucleo ati evasione. Fatemi ringraziare i dipendenti del Comune perché portano avanti ogni giorno questa attività con abnegazione e da figlia di due dipendenti comunali ora capisco e mi porto dentro ricordi molto utili.
L’annuncio della sindaca Salis durante la conferenza per il primo anno della sua giunta: “Rimarranno le vie laterali e in mezzo i filobus, con marciapiedi più grandi e verde e sedute. L’asfalto nero verrà sostituito da calcestruzzo drenante chiaro”
Poi l’annuncio: “Il primo anno di giunta non è solo un bilancio, faremo una svolta in via XX Settembre per farla diventare il nostro salotto, la trasformeremo con un progetto della Dodi Moss: rimarranno le vie laterali e in mezzo i filobus, marciapiedi più grandi e verde e sedute. L’asfalto nero verrà sostituito da calcestruzzo drenante chiaro. Vogliamo creare un boulevard moderno ed europeo con verde e sedute da piazza De Ferrari al Ponte monumentale. Credo che questo sia un lavoro che ogni giorno insegna qualcosa di nuovo ed è un onore e un privilegio imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. E ringrazio la giunta perché in un anno non c’è mai stato un momento in cui la nostra dialettica non è stata per il bene della città”.
“Amiu partecipi alla gara del termovalorizzatore”
Tari e termovalorizzatore, alla domanda del Secolo XIX alla giunta hanno risposto Terrile e Pericu: “Quest’anno le scadenze della Tari sono spostate in avanti per applicare il bonus famiglie. Stiamo lavorando per evitare aumenti della Tari e siamo ottimisti. Ma questo non vuol dire che i costi non siano aumentati, pensiamo solo al gasolio. Uno dei meccanismi che vogliamo utilizzare è far partecipare Amiu al gettito della tassa di soggiorno perché il lavoro di Amiu è appesantito dai flussiNturistici. Sulla partecipazione alla gara regionale per il termovalorizzatore abbiamo chiesto uno studio a Ramboll ed è abbastanza chiaro che Amiu debba partecipare a questa gara con un partner, il dibattito lo faremo nelle prossime settimane”
Dal Pnrr alla sicurezza, le risposte della giunta Salis
L’assessore Ferrante stima un 100% di obiettivo del Pnrr raggiunto sulle infrastrutture e al 90% sull’edilizia scolastica. L’assessora Bruzzone risponde sull’utilizzo degli “articoli 90” ossia i contratti fiduciari ai collaboratori: “Nel primo anno dell’amministrazione Bucci si sono spesi 1 milione e 400 mila euro, quest’anno oltre 600 mila, quasi 800 mila euro in meno e gli assessori non vi hanno fatto ricorso”.
La sindaca dice poi di avere incontrato l’amministratore delegato di Fincantieri Folgiero che avrebbe rassicurato sia sulla solidità della catena dei subappalti sia sulla restituzione di aree alla città. E c’è poi un progetto di riqualificazione del mercato del Ferro per farne un polo di integrazione con corsi di lingua per gli immigrati ma anche spazi sociali, con la collaborazione di Fincantieri. E il vicesindaco Terrile ricorda come lo spostamento a monte della ferrovia non è ancora stato finanziato ma porterà a liberare aree per la città che sono sostanzialmente nel centro di Sestri, “c’è una trattativa tra Fincantieri e Rfi ma non vogliamo essere spettatori muti”.
L’assessora Lodi risponde sul sociale: “L’unità mobile LgNet che gira per i quartieri ha raccolto 107 richieste specifiche di assistenza. C’è il progetto di introdurre la figura del mediatore immobiliare e introdurremo in maniera strutturale i mediatori culturali in ogni ambito territoriale sociale. E contro la dispersione scolastica abbiamo attivato 980 percorsi di inclusione socio lavorative. Abbiamo aperto due nuove postazioni del progetto StartAppe. Sui minori non accompagnati abbiamo un progetto con scuole e Cpia con dati confortevoli sull’inserimento dei ragazzi nei percorsi didattici quasi al 100%”.
Salis risponde sulla candidatura olimpica insieme a Milano e Torino: “Noi abbiamo l’elemento naturale che è il mare, ma abbiamo anche impianti minori e idee per usare luoghi iconici come è stato fatto a Parigi per il beach volley. Olimpiadi e paralimpiadi ancora di più sono una grande opportunità per la città. Sapete che è ancora viva l’ipotesi di Roma ma per noi era importante dire che noi ci siamo, con tre grandi città e tre grandi regioni”.
L’assessore Davide Patrone risponde sui locali in disuso in corso Italia: “Il Caribe club verrà riqualificato, la spiaggia di Capo Marina riapre il 15 giugno e a breve chiuderemo la gara per il campo da volley. Quella della Baia degli angeli è una situazione inaccettabile ma la proprietà è di due privati che stiamo sollecitando a trovare una compatibilità ma se la situazione non si sblocca prenderemo altri provvedimenti”.
Salis risponde sul tema della sicurezza: “La coperta è corta, il territorio di notte è scoperto dalle volanti. Sulla sicurezza nelle grandi città richiamo quanto disse il prefetto Gabrielli al sindaco di Milano Sala: “Tu hai le leve del 20% della sicurezza in città e ti prendi l’80% delle responsabilità”. I Patti per la sicurezza noi li abbiamo chiesti e attendiamo il ministro Piantedosi per firmarli, noi chiediamo attenzione perché abbiamo un centro storico immenso e una regione di frontiera. Non si può parlare di sicurezza senza parlare di tossicodipendenza: quello è un tema sanitario ma la risposta non sta arrivando la polizia locale non può farsi carico di emergenze sanitarie. Sapevamo che questo tema con l’estate sarebbe esploso. Noi facciamo molto di più”.
(da Il Secolo XIX)

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