Destra di Popolo.net

SULLA CASA EREDITATA DA BOSSI E VENDUTA PER 480.000 EURO, MAI ENTRATI NELLE CASSE DELLA LEGA, IL SENATUR CONTINUA A TACERE

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

UN’ANZIANA MILITANTE L’AVEVA LASCIATA IN EREDITA’ AL PARTITO… UN’INCHIESTA DI “LIBERO” AVANZA LA TESI CHE BOSSI SI SIA TENUTO I SOLDI RICAVATI DALLA VENDITA

Certo, l’uscita di scena del vecchio guerriero padano si ingoia la cronaca; ma forse sulle stesse dimissioni di Umberto Bossi pesa anche la vicenda inquietante denunciata da Libero.
Che fine hanno fatto quei 480mila euro ricavati dalla vendita di un appartamento milanese lasciato in eredità  a “Bossi Umberto quale segretario della Lega Nord” da parte di Caterina Trufelli ottuagenaria appassionata leghista?
Avessimo ottenuto non dico un chiarimento, ma almeno un refolo di spiegazione, un brandello di scuse, finanche il solito “vaffa” condito dalla sindrome del complotto “contro l’unico movimento di popolo antipartitocratico”.
Nulla di nulla.
La notizia, pur tambureggiata via radio, tv e internet è galleggiata nell’oblio dei leghisti; i quali, ad onor del vero, in serata, con le dimissioni del Capo avevano altro a cui pensare.
Eppure la storia della Caterina Trufelli, classe ’31 di Cignogara frazione di Viadana, di terra padana che più padana non si può, merita il racconto.
L’anziana militante -che pare avesse tra i desideri più intimi l’aver le proprie ceneri cosparse nel Po- era defunta il 10 maggio 2010.
Non dopo, però, aver ottenuto il bello e ampio appartamento di sette vani al sesto piano di viale Mugello 6, zona viale Umbria che era stato al centro di una feroce disputa giudiziaria tra Caterina stessa, la sorella Annamaria Monis e la madre Iolanda per chissà  diavolo quale acredine familiare.
Quell’“intero immobile” assegnatogli dal tribunale di Milano con balconcini, cantina, solaio e “rendita catastale   di euro 958,03” era tutto il suo mondo.
E, non potendolo dare in lascito alla sorella Roberta scomparsa prematuramente, nè al nipote scavezzacollo con quale la donna aveva ferocemente litigato («Sono stata da lui insultata e minacciata, lo escludo totalmente dal beneficio, rinnegando la parentela se possibile»); be’, insomma, la Caterina aveva ritenuto, nella fedeltà  della militanza, di redigere nuovo testamento a favore del partito nella figura di Bossi segretario, indirizzando le sue volontà  all’avvocato Francesca Passerini, esecutore testamentario della signora nonchè procuratrice speciale dell’Umberto stesso. La signora Caterina lascia questo mondo il 10 maggio 2010; e lascia l’immobile a Bossi.
Il quale – senza usare avvocati e/o notaio avvezzi agli affari della Lega – accetta il lascito e lo pone in vendita.
E l’appartamento trova immediatamente un’acquirente in tale Angela Torazzi “non coniugata”, la quale lo rileva il 1 febbraio 2011.
Il prezzo concordato è di 480.000 euro, pagato con assegni non trasferibili del valore di 17.305,06, 19.126,32 , 2.741,02   e 1.445 euro, nonchè circolari di 113.568,62, 250.000 e 75.813,98 euro.
Il 25 febbraio 2011 l’Agenzia del Territorio registra contemporaneamente i due atti, l’accettazione e la compravendita.
Tale pratica, soprattutto in casi di lasciti ai partiti legalmente rappresentati dai propri segretari, è abbastanza comune.
Per dire, sia Amintore Fanfani con la vecchia Dc, sia Giorgio Almirante nell’epoca d’oro del Msi, accettavano eredità  da elettori affettuosi; e le giravano immediatamente nella disponibilità  del partito.
La procedura d’acquisizione e vendita richiedeva obbligatoriamente comunicazione congiunta alla Camera.
Bossi Umberto non vi ha provveduto, violando regolamenti ed etica parlamentare.
Ma il dubbio più pesante riguarda la consegna dei 480mila euro nella casse del partiti sotto forma di erogazione volontaria liberale.
Secondo fonti interne non appare ancora da nessuna parte, nonostante la scadenza dei termini di prassi (di prassi, non di legge: il bilancio ufficiale di partiti si chiuderebbe il 30 giugno, ma tempo per versare in un anno e passa ce n’era).
Dal testamento olografo della donna traspare la volontà  di una fiera femmina padana: «Io sottoscritta Caterina Trufelli, nel pieno possesso delle mie facoltà  mentali revoco ogni mio precedente testamento e nomino erede universale l’onorevole Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord…».
Sarebbe doveroso sapere se ad essa sia stato dato seguito.

Francesco Specchia
(da “Libero”)

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“E’ TUTTO ORGANIZZATO DA ROMA LADRONA”: ORA BOSSI SI DICHIARA PRIGIONIERO POLITICO

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL SENATUR RISPOLVERA GLI ATTACCHI ALLA CAPITALE: “SIAMO SOTTO L’OCCHIO DEI MAGISTRATI CHE CI MANDANO”…”NON HO ANCORA DECISO SE RICANDIDARMI”

Umberto Bossi non sa ancora se se si ricandiderà  a segretario della Lega Nord.
Il leadre del Carroccio, dimissionario da ieri dopo essere stato travolto dallo scandalo partito dall’inchiesta Belsito e nominato da ieri presidente del partito, ne ha parlato oggi con alcuni giornalisti: “Non abbiamo ancora deciso quando faremo il congresso — ha risposto a chi gli chiedeva se si ripresenterà  come candidato al congresso federale — allora te lo dirò”.
Però torna subito il Bossi di sempre: la colpa è di Roma “farabutta” e dei magistrati “che ci manda”, però poi ammette che la Lega è anche sotto “l’occhio” dei militanti: “La Lega è pericolosa, perchè è sotto l’occhio non solo di Roma farabutta che ci ha dato questo tipo di magistrati — sostiene — ma anche della militanza, quindi bisogna fare le cose giuste che interessano la gente”.
Frasi che arrivano nel giorno in cui emerge che la segretaria amministrativa del partito Nadia Dagrada ha confermato ai magistrati, durante l’interrogatorio di martedì scorso, che la Lega effettivamente ha incassato soldi in nero.
Il leader della Lega, per 23 anni a capo del partito, ha lasciato la sua villa di Gemonio per raggiungere Milano dove nel pomeriggio incontrerà  Roberto Maroni: “Me l’ha chiesto lui per discutere cosa dobbiamo fare”.
Nei confronti dell’ex ministro dell’Interno Bossi ha parole di comprensione: “Maroni non è Giuda e ha solo fatto una specie di corrente, i barbari sognanti, che non penso sia con me ma neppure contro di me”.
Bisogna fare “le cose giuste”, continua, per rispondere alla base leghista: “Nella Lega bisogna essere cauti con la militanza, perchè è gente che ci crede”. “Io non sono più il segretario, ma resto un sostenitore”. “Ho anche più tempo libero” ha scherzato.
Poi un consiglio al nuovo tesoriere della Lega, Stefano Stefani: “Deve rintracciare tutta una faccenda molto scura, anche l’avvento di questi che poi si scoprono legati alla mafia“.
Si tratta, ha proseguito, “degli stessi che lavorano per imprese di Stato che producono armi” per le quali servono certificati antimafia.
“Mi sa tanto di organizzato”. Infatti Bossi la vicenda giudiziaria che si è abbattuta sulla Lega Nord è “una cosa molto ambigua, è stata preparata tutta”.
”A mio parere mi sa tanto di organizzato” insiste.
Organizzato da chi? “Noi siamo nemici di Roma padrona e ladrona, anche dell’Italia, del centralismo italiano, uno Stato che non riuscirà  mai a essere democratico”.
“E quindi — ha aggiunto — il nord deve prendere in seria considerazione di mandarli tutti a quel paese”.
“Non è un caso” che lo scandalo sia scoppiato proprio ora, dopo la rottura dell’alleanza tra Pdl e Lega: secondo lui c’è chi teme che la Lega “sequestri tutti i voti del nord” ed era necessario “agire prima”.
Bossi cerca anche gli strumenti per difendere nel merito in particolare suo figlio Renzo, che la segretaria amministrativa Nadia Dagrada indica come il destinatario di cifre di denaro delle casse della Lega per comprare un’auto o per ristrutturare un balcone della villa di Gemonio.
Bossi ha detto che con il figlio ha parlato: “Mi ha portato le prove che l’automobile è sua e l’ha pagata lui, di questo sono certo perchè l’ho visto coi miei occhi”.
Quanto alla residenza di Gemonio, il senatore ha replicato che “Quello della casa è falso”.
Bossi ha ricordato i lavori spiegando che “hanno sbagliato a rifare un balcone che perdeva acqua e abbiamo chiamato uno della Lega bergamasca che poi non ha mandato la fattura”.
Comunque sulla vicenda nel suo complesso Bossi ha ammesso che “ci sono molti lati oscuri”.
Tuttavia, nell’attesa dell’incontro di oggi in via Bellerio, se una parte del partito continua a fare scudo non solo su Bossi ma anche sull’intero partito, c’è chi dall’interno auspica un deciso cambio di direzione: “Andiamo alle amministrative senza grandi credenziali — dichiara il presidente della Regione Veneto e ex ministro Luca Zaia — Serve essere un palazzo di cristallo: trasparentissimo”.
In effetti per Zaia “se prenderemo una bastonata ce la siamo cercata” e quindi diventa una “scelta doppiamente fatta bene andare da soli alle prossime elezioni.
La Lega si deve mettere come un cristallo in piazza e così potrà  misurarsi e farsi giudicare sulla pubblica via.
Il giudizio sull’inchiesta è duro: “Se fosse mai confermato ciò che si legge qualsiasi leghista non dovrebbe fare altro che rabbrividire ed indignarsi. E’ chiaro che bisognerà  vedere l’esito di questa inchiesta”.
I familiari, aggiunge, devono restare fuori, altrimenti “facciamo come i baroni dell’università ”.

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MAGIA NERA, DENARO, SOSPETTI E RANCORI: COSI’ LA LEGA DIVENTO’ UN NIDO DI VIPERE

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

“MANUELA VIVE IN UNA MANSARDA CON I LIBRI DI CARTOMANZIA”… “RICCARDO BOSSI HA SPESO 250.000 EURO IN DUE ANNI CON L’AMERICAN EXPRESS”

Dalla “magia nera” della moglie di Umberto Bossi alla “cattiveria” di Rosy Mauro. Dal nomignolo “principe” per il figlio “trota” di Bossi al “tombolotto” che è l’ex tesoriere Francesco Belsito.
Che cos’era davvero la Lega? E che cos’era il “cerchio magico”?
Di sicuro non un’invenzione dei giornali.
C’è un’intercettazione che va pubblicata quasi integralmente, perchè ora che le carte giudiziarie si sono posate, ora che è possibile capire un bel po’ di più delle dimissioni improvvise di Bossi, è bene che anche i militanti conoscano meglio la leadership.
Stanno parlando Francesco Belsito e Nadia Degrada.
I due si occupano dei soldi della Lega e fanno asse, anche perchè “Viene fuori il pieno e andiamo tutti nella merda”.
Il pieno è arrivato oggi, ma Belsito era preveggente: “Oh, io ho una sensazione, quando mi prude il naso, sta arrivando una disgrazia, e ieri…”.
“Ma tu – lo interrompe Degrada, segretaria amministrativa della Lega in via Bellerio – sei mai stato a casa di lei, a Gemonio, no? Sei andato a vedere dove dorme lei? Tu lo sai che su c’è una mansarda?”.
“Parli della moglie (Manuela Marrone) o dell’altra?”, chiede Belsito.
L'”altra” è Rosi Mauro, soprannominata “la nera”.
Della moglie, ma “tombolotto” era rimasto al piano terra, in cucina, e la sua amica gli rivela: “Se tu vai sopra alla mansarda, c’è una brandina, ma non sto scherzando, ci sono le foto. C’è una brandina di quelle che sembrano per bambini, un comodino ed una lampada. Per terra, piena piena, che prende tutta la stanza, libri di magia nera. Cartomanzia. Astrologia. Tutti eh!… Ma ce ne saranno almeno un centinaio, tutti per terra, non su una scrivania. Niente, lei vive lì, quando è in casa è lì, con quei libri”.
“E che cazzo fa? Eh allora non ho via d’uscita, non so nè cartomante nè mago”, ride sconsolato Belsito.
E più tardi, in un’altra telefonata, dirà : “È che sono un deficiente, che mi sono preso a banconate la scuola (Bosina), capisci tutti i soldi a quella grande p… della moglie (di Bossi), che stupido che sono”.
Le carte parlano di soldi in Tanzania, affari, imbrogli, terrazzi, spese del dentista, spunta il consiglio “Tieniti le copie, metti gli originali dove non li possa rintracciare nessuno”.
Parlano persino di bar di lusso che forse sono acquistati attraverso prestanome di Bossi in piena San Babila, grazie ai soldi dei rimborsi elettorali dello Stato.
I soldi intascati, nell’era Tangentopoli, al bar Donney sono antiquariato, anche i vecchi conti della clinica svizzera non tornano: “… visto che da pagare gli hai dato tutto te ed è arrivato persino indietro l’insoluto, se ti ricordi”
Se il “cerchio magico” non è materia per i magistrati, diventa materia per i magistrati il potenziale clima di ricatto costante che circonda il fondatore della Lega.
Perchè Nadia Dagrada, quando parla con Belsito, non usa mezzi termini: “Diglielo anche a Roberto (Calderoli), vedrai la soluzione da far capire al capo (Bossi). Guarda che tu (Bossi) non hai la possibilità  di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perchè sono troppi, troppi soldi. E c’è tutto il restante e se ci mettono le mani Castelli (Roberto, ex ministro) e Stiffoni (Piergiorgio, senatore) di turno, tu non puoi più garantire che le cose restino segrete”.
Se Roberto Maroni è “il barbaro sognante”, e su di lui c’è poco da sparlare, Castelli, bocciato alle elezioni, è l’altro nemico: “È lui il cerchio magico, lui non è più il capo della Lega, è il capo del “cerchio magico””.
Anche Castelli, però, dove può andare? “Castelli lavora tutto alle spalle, quando ha pagato di sua moglie dei cazzi e dei mazzi, io ho tutto scritto, eh”, dice Belsito.
E si svela un cerchio magico sempre più impaurito, con Renzo Bossi che traffica intorno “alla storia della casa” ristrutturata a Gemonio.
L’ansia di essere beccati era tanta che “sono venuti a prendere, Renzo e la fidanzata (Silvia), tutti i faldoni da via Bellerio, e li hanno portati tutti via”, confida la dirigente amministrativa al tesoriere.
“Adesso hanno parecchia caga (…) E visto che comunque lei (Manuela Marrone) di ascendente ce ne ha, devi dire che Castelli c’è da tenerlo d’occhio”.
La Lega, che si raccontava barbara, dura e pura, vista dall’interno, grazie anche alle intercettazioni telefoniche che i “padani” volevano abolire d’accordo con Silvio Berlusconi, non è che si affloscia soltanto nell’identità , come un qualsiasi partito della prima Repubblica.
Appare come un nido di vipere, si usano espressioni come “sfacelo”, “merda umana”, “è una cogliona integrale”, “fargli prendere paura”.
Rosi Mauro, oltre ad essere coinvolta gravemente nei flussi di denaro, riceve descrizioni da romanzo: “Lei ha un odio viscerale nei confronti delle persone, ma è sempre stata così, solo che adesso secondo me gli è andato alla testa il potere, sta perdendo il lume della ragione”.
La sfottono pure sui “diecimila telefonini in borsetta”.
La sua colpa? “Una puttana, sta rovinando il Capo, lo sta mettendo contro tutti”. Invece dovrebbe capire che “salta il capo, sei morta anche tu”.
Il rombo della “disgrazia” è sempre più percepibile, l’unica via d’uscita sarebbe che Belsito parlasse direttamente con Bossi.
Ma non di nomine e cariche politiche: “Gli dici: ‘Guarda capo, è meglio che sia ben chiaro, se queste persone mettano mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie dei tuoi figli, le tue, a questo punto salta la Lega’.Proprio così eh, papale papale glielo devi dire”.
E se gli altri confidano nel suo silenzio, Belsito ha un’arma, quella che negli anni Novanta fu definita “la politica del ricatto”: “Tu gli dici: “Ragazzi, forse non avete capito che se io parlo, voi finite in manette, o con i forconi appesi…”.
Domani inizia a parlarne con Roberto, (Calderoli)”. Perchè, alla fin fine, “ma a chi volete cagare il cazzo?”.
Il fiume carsico dei soldi alla “famiglia” rivela a ogni emersione un dettaglio che sconcerta: “Gli tiri fuori perfino le spese del dentista di Sirio”.
Oppure le “bollette del telefono di Renzo Bossi”, e nel taccuino c’è “l’ultima macchina del “principe”, 50 mila”. “Tanto ce l’hai la fattura, no?”, chiede Dagrada. “E certo!, esclama Belsito.
E questo “è certo!” risuona sinistro e più volte, con Riccardo Bossi, figlio del primo matrimonio, nullafacente, che sembra aver utilizzato “250 mila euro solo nel 2010 e 2011” con American express non pagata da lui.
E questo portafoglio invita a scherzare sul figlio più piccolo, che ancora non ha la patente: “A Eridanio bisogna procurargli un go kart”.
Risate o non risate, il concetto è semplice: se questa è “una patata troppo bollente, con la storia della famiglia”, se Bossi immaginasse di liquidare il tesoriere-faccendiere per salvare la sua faccia, e il suo partito, il “tombolotto” reagirà .
È in grado di aggiungere altri dettagli: “Capo, il punto è che fino a adesso, quello che è stato speso per tua moglie per tuo figlio Renzo, per tuo figlio Roberto, per la Rosi Mauro, per l’amante della Rosi Mauro, è rimasto per me. Sicuro che se mettiamo di mezzo dell’altra gente queste cose non escono?”.
Per cui niente Castelli, serve “un’altra persona di fiducia come Gibelli o se preferisci come presidente Alessandri che però è già  presidente federale, quindi è da vedere”, comunque i bilanci vanno approvati, firmati, chiusi.
Non sappiamo se questo discorso sia stato fatto, o se i carabinieri comandati da “Ultimo” l’abbiano impedito arrivando prima con le indagini. Bossi, diceva ieri dopo le dimissioni, sa che in un uomo non conta la carica, contano “cuore e cervello”.
Ma allora, ictus a parte, che cosa gli è successo per aver chiuso occhi e orecchie per così tanto tempo anche in casa sua?
E il “cerchio magico”, queste anime nere cresciute dentro il partito verde, quanta responsabilità  hanno nella malattia che contagia un intero movimento?

Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

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DAL DENTISTA ALLA SCUOLA, I BENEFIT DI BOSSI

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

SPUNTANO ANCHE DEI BAR ACQUISTATI A MILANO DA BELSITO PER CONTO DI BOSSI E UN MILIONE E MEZZO DI EURO PER LA SCUOLA BOSINA

Milioni di euro usciti dalle casse della Lega Nord per le spese più varie: da un «mutuo» per la scuola della moglie, Manuela Marrone, a ”670 mila euro per il 2011” ma senza `pezze d’appoggio’ a giustificare quell’esborso e poi «perfino le fatture del dentista di Sirio», il figlio più piccolo, per non parlare dell’affitto di «una Porsche» per quello più grande, Riccardo, a cui veniva anche pagato l’affitto di casa «cash».
Sono i «benefit» della «famiglia» di Umberto Bossi, come emergono dalle carte dell’inchiesta milanese sulla gestione, secondo l’accusa «truffaldina», dell’ex tesoriere Francesco Belsito.
E mentre gli investigatori, in una lunga informativa, scrivono che pure allo stesso leader del Carroccio «Belsito ha da sempre elargito personalmente» soldi distratti dai fondi della Lega, la dirigente amministrativa della sede di via Bellerio, Nadia Dagrada, in una telefonata intercettata lo scorso febbraio arriva a dire che il `capo’ «non può dire che non sa» di quei «costi» che lo «rovineranno» se «esce fuori qualcosa».
Dalle moltissime intercettazioni, negli atti dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Robledo e dai pm Pellicano e Filippini, esce fuori uno `spaccato’ delle recenti spese di `mantenimento’ dei Bossi («Gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male», dice al telefono Dagrada a Belsito) ma anche riferimenti a presunti fondi neri più indietro negli anni. Quest’ultimo particolare viene fuori in una telefonata del 29 gennaio sempre tra la responsabile amministrativa e l’ex tesoriere.
Quell’intercettazione, come tante altre di quei giorni dopo che lo `scandalo’ degli investimenti in Tanzania è già  esploso sui media, li vede parlare costantemente dell’ex ministro Roberto Castelli che vuole fare, come dicono i due, «il salvatore della patria» chiedendo che dei «revisori» controllino i bilanci del Carroccio.
Dagrada: «Però tu al capo (Bossi) precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la `cassa’ e quelli che sono i problemi, perchè comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i `costi della famiglia’, cioè da qualche parte vengono fuori (…) Anche perchè o lui, (Umberto Bossi, nota degli investigatori) ti passa come c’era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu».
Dagrada, si legge negli atti, «parla chiaramente del `nero’ che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del `nero’ è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile».
Denaro, scrivono ancora gli investigatori, «che poi veniva elargito senza lasciare `traccia’ a Bossi ed ai suoi familiari»`.
E proprio ‘`per conto di Bossi’` Belsito avrebbe – come lui stesso racconta – ‘`acquistato a Milano dei bar’`.
Tra i soldi del partito che arrivano alla famiglia, la quota piu’ significativa, dagli atti e dalle intercettazioni, sembra essere quella destinata alla scuola Bosina della moglie di Bossi: «Un mutuo da un milione e mezzo di euro fatto con la Pontidafin (Pontida fin srl società  finanziaria della Lega Nord con sede in via Bellerio)».
E poi da un’intercettazione dello scorso 8 febbraio emerge che Belsito per la Bosina avrebbe dovuto sottrarre dalle casse della Lega «un milione di euro».
E poi ancora sempre riferendosi alla scuola in un’altra telefonata, Belsito: «Vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200 mila?».
A un certo punto negli atti dell’inchiesta si fa una sorta di elenco parziale di tutto quello che sarebbe stato intascato dai Bossi: i «costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega»; quelli per il «diploma» di Renzo Bossi `Il Trota’ – Dagrada con una battuta al telefono dice che il consigliere regionale «non paga di tasca sua» neanche «il caffè in Regione» – ; 670 mila euro «per il 2011» senza «giustificativi»; l’affitto della Porsche per Riccardo Bossi e sempre per lui i «costi per pagare i decreti ingiuntivi» di alcune cause e le «fatture» per l’avvocato; «una casa in affitto» a Brescia; ”300 mila euro” per la Bosina.
Dopo la `lista’, la «soluzione» che ha in mente Dagrada, anche una sorta di `consigliera’ di Belsito quando le cose si mettono male.
Lui, dice lei, dovrebbe «far capire al capo: guarda che tu non hai la possibilità  di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perchè sono troppi, troppi soldi».
Soldi anche per la «campagna elettorale del Trota», stando a quanto spiega al telefono Belsito. E Dagrada: «Ma c’hai le carte di quello che hai pagato?».
E lui: «No, perchè gli davo a lui alla Rizzi (assessore regionale accusata a Brescia di un presunto dossieraggio ai danni di avversari interni al partito proprio per favorire Renzo Bossi, ndr) e a lei… portavo cash!».
Sul figlio del leader gli investigatori segnalano un altro elemento: «Renzo Bossi e la sua fidanzata, Baldo Silvia, (…) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico».

(da “Il Secolo XIX“)

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PARLA BOSSI: “ATTACCANO LA MIA FAMIGLIA SOLO PER COLPIRE ME E IL PARTITO”

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL SENATUR IN UNA INTERVISTA A “REPUBBLICA” SCEGLIE LA LINEA DI NEGARE L’EVIDENZA: “QUESTA STORIA E’ TROPPO STRANA, BELSITO NON L’HO SCELTO IO, MIA MOGLIE E’ SOLO UN’INSEGNANTE”

Il Senatur parla al termine della giornata che l’ha visto lasciare la segreteria del partito che ha fondato.
“Sconfitto? Proprio no. Mi sento colpito, questo sì. Ma non mi hanno sconfitto. La Lega è abituata a combattere, e lo farà  anche questa volta, potete esserne sicuri”.
Sono le dieci di sera del suo giorno più lungo, e Umberto Bossi commenta al telefono con Repubblica il ciclone che lo ha investito.
Si aspettava questo scandalo?
“In realtà  sto ancora cercando di capire. E quando capirò potrò difendere la Lega da queste accuse che mi sembrano assurde. Senza senso”.
Ma non si tratta di accuse generiche. Ci sono carte e intercettazioni che rivelano una serie di ruberie, e per di più di denaro pubblico, soldi dei contribuenti. Ha letto?
“Questo sì, l’ho letto. Ma è una cosa strana, difficile da credere. Condita da stupidaggini vere e proprie, da inesattezze e anche da falsità . Sa quale mi ha dato più fastidio”?
Quale?
“La storia secondo cui mia moglie avrebbe in mano la cassa della Lega, insieme con Rosi Mauro. Mia moglie, capisce? Chi la conosce sa che fa l’insegnante, e nient’altro. Di che cassa stiamo cianciando? E chi mette in giro queste panzane?”
Anche lei come Berlusconi parla di complotto? Possibile?
“Io so che questa storia puzza. Tutto qui”.
E i soldi pubblici presi dal “cerchio magico” e dai suoi figli?
“È proprio qui che nasce la puzza. Ma andiamo. Siamo l’unica vera forza di opposizione alla grande ammucchiata e a questo governo delle banche. Ci sono le elezioni. Ed ecco che proprio adesso tirano fuori questo scandalo, e chiamano in causa proprio i miei figli. Non vi sembra strano, non vi chiedete perchè”?
Perchè?
“Per colpire me, attraverso la mia famiglia. Bisogna colpire Bossi, per far fuori la Lega”.
Insomma, non sente il dovere di chiedere scusa ai suoi militanti e agli elettori, davanti a questo scandalo?
“Io sento il dovere di capire, gliel’ho detto. E lo farò. Vedo troppe cose strane”.
Ad esempio?
“Ma non le sembra strano che l’amministratore della Lega venga collegato alla ‘ndrangheta, e che nessuno ci abbia mai detto niente?”
Senta, quell’amministratore non ve lo ha imposto nessuno, lo avete scelto voi. Dunque la colpa è vostra, non le pare?
“Io non ho scelto un bel niente, quel tipo lo abbiamo ereditato dal precedente amministratore, lavoravano insieme, ci siamo fidati. E saltano fuori questi strani collegamenti all’improvviso, senza che nessuno ci avverta mai di niente?”
Tutta qui la sua difesa?
“Aggiungo una cosa. L’amministratore ha legami di lavoro con una società  pubblica importante: possibile che nessuno abbia fatto un controllo? Perchè non chiedete a loro come mai non sapevano niente e lo chiedete solo a me?”
Quindi?
“Dico solo questo: la cosa puzza”.
Ma intanto lei si è dimesso. Perchè?
“Per il bene della Lega, per lasciarla più libera di difendersi”.
Pensa di aver lasciato per sempre o spera di tornare alla guida della Lega?
“Questo era il momento di lasciare, e l’ho fatto. Non se ne va mai nessuno, io sì”.
Fuori dalla politica per sempre?
“Piano. Mi sono dimesso, ma combatto. Da semplice leghista. Umberto Bossi, militante della Lega. Questo è per sempre”.

(da “La Repubblica“)

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BUFERA NELLA LEGA: IL SENATUR LASCIA MA VIENE NOMINATO PRESIDENTE

Aprile 6th, 2012 Riccardo Fucile

“MI DIMETTO PER IL BENE DEL MOVIMENTO MA SI SCORDINO CHE IO SCOMPAIA”… MARONI ACCOLTO AL GRIDO DI “GIUDA”

A vent’anni esatti dalle elezioni del ’92, prima vera vittoria politica della Lega Nord, Umberto Bossi si dimette.
Le indagini sul tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito condotte dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria portano alle dimissioni del Senatùr che lascia il ruolo di segretario del partito nel corso del consiglio federale di giovedì.
Dimissioni «irrevocabili» accolte dal consiglio federale che sostituirà  il segretario con 3 reggenti che guideranno momentaneamente il movimento.
TRIUMVIRATO
Ci sarà  infatti un triumvirato alla testa del partito, composto dal coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, dall’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni (che oggi vedrà  Bossi in via Bellerio a Milano in un faccia a faccia) e dalla parlamentare veneta Emanuela Dal Lago.
«Mi dimetto per il bene del movimento e dei militanti. La priorità  è il bene della Lega e continuare la battaglia». Queste le parole con cui Umberto Bossi ha lasciato il movimento in qualità  di leader.
Al Senatùr, il consiglio ha concesso comunque l’onore delle armi nominandolo presidente al posto di Angelo Alessandri.
Una nomina che gli consentirà  di partecipare ancora alle riunioni del consiglio federale.
«Chi sbaglia paga – ha detto Bossi – qualunque sia il cognome che eventualmente porti».
E poi in un’intervista con il direttore de La Padania Stefania Piazzo, il Senatùr precisa: «Nessuno mi ha chiesto le dimissioni. L’ho deciso io, perchè ero di intralcio ma il fatto che io abbia dato le dimissioni non vuol dire che io scompaia. Se lo scordino. Resto nella Lega, da ultimo sostenitore o da segretario io resto sempre a disposizione della causa».
E poi ancora: «Da domani mi chiameranno militante. Anzi, no. Semplice simpatizzante».
Sulle inchieste Bossi non ha dubbi: «è stata messa in atto una chiara manovra contro di me e contro la Lega».
Il conflitto con Maroni? Il Senatùr chiarisce: «Non è vero che Maroni sia un traditore».
La lunga giornata di via Bellerio La lunga giornata di via Bellerio       La lunga giornata di via Bellerio       La lunga giornata di via Bellerio       La lunga giornata di via Bellerio       La lunga giornata di via Bellerio
BERLUSCONI
In serata anche il commento dell’eterno alleato Silvio Berlusconi che ha definito le dimissioni di Bossi «una botta, un colpo al cuore».
Ma accanto all’amarezza e alla sorpresa, nei ragionamenti dell’ex premier si è insinuato anche il dubbio che contro la Lega sia stata messa in atto un’operazione politico-giudiziaria.
Una vicenda che, per il Cavaliere presenterebbe molte zone d’ombra.
Anche lui, queste le parole di Berlusconi, è finito nel tritacarne della giustizia ad orologeria. Dietro la vicenda, per l’ex premier potrebbe esserci un disegno politico.
È un film che conosco bene – sarebbe stato il ragionamento di Silvio – dopo essersi accaniti contro di me, ora tocca ad Umberto. Guarda caso ad un mese dalle elezioni amministrative.
IL CONSIGLIO
Secondo Matteo Salvini, che ha raccontato l’addio del leader della Lega su Radio Padania, Bossi è stato salutato «da un consiglio federale commosso. Nessuno ha chiesto le sue dimissioni, lui è arrivato già  convinto, con una scelta decisa e sofferta». Una scelta «presa per difendere il movimento e la famiglia» e che è stata molto apprezzata dal partito.
Ora tocca al triumvirato la gestione ordinaria della Lega, almeno fino al congresso federale che si terrà  entro l’autunno. Ma emergono nel partito già  i primi contrasti, tra i fedelissimi bossiani del cerchio magico e i cosiddetti «rinnovatori».
I PRIMI CONTRASTI
Tra questi ultimi spicca senza dubbio Roberto Maroni, che in via Bellerio nella giornata dell’addio del Senatùr, è stato contestato da alcuni militanti che gli hanno urlato «buffone».
L’ex ministro viene visto infatti da alcuni come il traditore, il «giuda» come è stato soprannominato l’ex ministro dell’Interno su alcuni volantini al di fuori della sede nazionale della Lega.
Da qui la difesa dello stesso Bossi.
Maroni è stato comunque nominato nel triumvirato che traghetterà  la Lega verso la nomina del nuovo segretario, mentre nel frattempo è stato scelto il nuovo amministratore del partito: si tratta di Stefano Stefani, che – a differenza di Belsito – sarà  coadiuvato da una società  esterna per la certificazione del bilancio.
MARONI
Commozione, nonostante tutto, è stata espressa dallo stesso Roberto Maroni: «C’è stata grande commozione quando Bossi, durante il federale, ha detto che voleva dare le dimissioni – ha spiegato -. Gli abbiamo chiesto di rinunciare ma è stato irremovibile».
Poi gli impegni per il futuro: «Adesso ci mettiamo al lavoro per fare pulizia – ha precisato – andando a guardare i conti e aprendo tutti i cassetti, è importante anche che sia stato dato incarico a una società  di revisione esterna per la verifica patrimoniale».
L’ex ministro ha poi confermato il suo sostegno al fondatore del partito: «A Bossi ho detto: se deciderai di ricandidarti al congresso federale questo autunno io ti sosterrò».
E Salvini ha postato su Facebook: «Umberto Bossi e Roberto Maroni, commossi ma determinati, che si abbracciano alla fine di questa importante giornata.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ECCO LE CARTE NELL’INCHIESTA SUL CASO BELSITO CHE ACCUSANO BOSSI, I PARENTI E IL CERCHIO MAGICO

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

“BOSSI NON POTEVA NON SAPERE”…LA MANSARDA DELLA MORRONE, LA MOGLIE DI CASTELLI, IL FASCICOLO GIUDIZIARIO SU RENZO, CAUSE PRIVATE, FALSE CONSULENZE, I SOLDI ALLA ROSI MAURO E A CALDEROLI

Castelli vuol parlare con i revisori, “ma non si sono mai visti”.
Belsito si sfoga. “Vogliono far saltare solo il tesoriere per far calmare le acque”.
La segretaria: “Bossi non può non sapere”. “Se continuano finiscono in manette o ai forconi”. E poi la lista delle spese dei familiari, le amicizie in Vaticano, le finte consulenze, i rapporti di Bonet con Finmeccanica
Gli avvocati di Riccardo, la scuola fondata da Manuela, la ristrutturazione della villa di Gemonio, le spese di Renzo, il dentista.
“The family”, la famiglia, c’era scritto su una delle cartelle sequestrate all’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito.
Ma la “famiglia” sembra non limitarsi alla moglie e ai figli del Senatur.
A leggere il rapporto dei carabinieri del Noe di Roma nell’inchiesta sull’appropriazione indebita di Belsito il significato di “famiglia” potrebbe essere esteso a svariate figure non secondarie del partito, che hanno ricevuto, secondo quanto dicono gli investigatori e soprattutto quanto dice — intercettata al telefono — una dirigente amministrativa, Nadia Dagrada, “cospicue elargizioni”.
In primis l’ex ministro Roberto Calderoli, ma anche la vicepresidente del Senato Rosy Mauro e il senatore (e segretario d’aula di Palazzo Madama) Piergiorgio Stiffoni.
Un altro ex ministro, Roberto Castelli, si sarebbe preso alla fine la briga di indagare, in realtà  la Dagrada parla anche di spese di sua moglie.
Dal “giro” di Belsito spunta di nuovo il nome Aldo Brancher, vecchia conoscenza di Berlusconi e Bossi, ministro per 17 giorni e condannato in via definitiva per appropriazione indebita e ricettazione.
La Dagrada è un fiume in piena: dispensa consigli a Belsito e racconta tutto quanto ha provocato le dimissioni di Umberto Bossi.
A provocare le sue valanghe di parole al telefono, sotto intercettazione, è in particolare Castelli: vuole vedere i bilanci, le spese, i conti della Lega, vuole parlare con i revisori dei conti.
Il tesoriere Belsito quindi è in difficoltà  e viene “sostenuto” dalla Dagrada, dirigente amministrativa con il ruolo di responsabile per i gadget del partito. E’ lei che spiega a Belsito come comportarsi: di andare da Bossi e avvertirlo. Perchè se cade lui (Belsito) cadono tutti.
Anzi: “Finiscono in manette o ai forconi della Lega” e non vedranno più un voto, oltre che finire fuori dal Carroccio in malo modo.
Al telefono i due fanno i conti: si parla di centinaia di migliaia di euro girati solo alla famiglia Bossi (“500mila euro per non contare il passato”).
Belsito sente odore di trappola: “Vogliono far fuori me per far calmare le acque”.
Poi consulenze private, gli affari in Vaticano, rapporti con Finmeccanica. Il tutto condito da giudizi poco lusinghieri nei confronti dei “notabili” della Lega: “Sono delle merde”, “Sono una gabbia di pazzi”. I
nfine una frase profetica: “Tu gli devi dire, tua moglie, i tuoi figli, questi ti rovineranno con i costi che hanno, punto, poi gli devi far capire che la famiglia, se esce fuori qualcosa da te della famiglia, lui è rovinato, non può dire che non sa”.

“CASTELLI VUOLE PARLARE CON I REVISORI, MA I REVISORI NON SI SONO MAI VISTI”

Ancora più esplicita, nella telefonata che segue, è Nadia Dagrada con Belsito, da cui si evince che i revisori dei bilanci della Lega non si sono “mai visti” e che i bilanci vengono redatti da Nadia Dagrada ma che non vengono affatto revisionati.
Il tema scaturisce dalla richiesta di Castelli di sapere chi sono i revisori per avere informazioni.
E Nadia sostiene: “Ma tu sai come funziona?” e Belsito replica: “E chi sono i revisori, che non abbiam mai visto manco noi”.
Poi Nadia precisa: io, gli preparo tutto io, glielo mando e loro firmano. Eh, perchè ci sono, i bilanci, sono certificati da tre revisori esterni e da tre interni. “Sì, però il discorso è che adesso la situazione, se questo (Castelli) insiste e se poi va prendere questi qua, questi qua vogliono iniziare a vedere le cose e tutto, che cosa fai. Adesso io gli preparavo tutta Ia relazione, gliela inviavo (ai revisori) e loro non facevano altro che tirarmela. Non guardavano un cazzo. Eh!”.
Entrambi convengono che è Bossi che deve autorizzare ciò e che lui sa bene cosa rischia se ciò dovesse accadere, perchè se vanno a vedere i conti come si giustifica lui, Bossi, perchè se esce qualcosa, è la fine, lasciando chiaramente intendere che i conti non sono a posto.
Questa la telefonata:
Nadia: No! Ero con Castelli al telefono.
Francesco: Che cazzo voleva!
(N): Vuole sapere chi sono i revisori, e allora gli ho detto, ma tu sai come funziona? Lui fa. No, fammi una nota.
(F): Ah! questo qui è scemo, te lo dico io.
(N): Sì, li vuole contattare.
(F): I revisori?
(N): Sì!
(F): E chi sono i revisori, che non abbiam mai visto manco noi.
(N): Io, gli preparo tutto io, glielo mando e loro firmano.
(F): Eh!
(N): Eh, perchè ci sono, i bilanci sono certificati da tre revisori esterni e da tre interni.
(F): Eh! Ma pensa te! E poi, cosa voleva.
(N): Questa roba qui, perchè li voleva contattare.
(F): Ma roba da matti.
(N): Eh sì, pero se quello mette anche dentro di mezzo i revisori per vedere, siamo…
(F): Oh ragazzi, io non so cosa dirvi eh. Io gli ho parlato, se poi lui (Bossi) non capisce, io materialmente…
(N): Eh, ho capito, ascolta, o gli parliamo e gli diciamo, ascolta, capo (Bossi) se vuoi, non facciamo vedere tutto però. Se vuoi glielo dico anch’io, però fissiamo un incontro e glielo diciamo, perchè se no…
(F): Anche secondo me, ma … secondo me questo qua sta facendo veramente il deficiente.
(N): No, vuole fare il salvatore della patria, è quello il problema.
(F): Salvatore di cosa, scusami che non capisco.
(N): Eh, lui vuol.. vuol far vedere che lui è quello che va a vedere tutto quanto e salva la situazione.
(F): E quale salva, scusami, la situazione di cosa salva lui.
(N): … che secondo lui, visto che tanti controlli non ci sono, allora bisogna invece iniziare ad attuarli.
(F): Eh! Ma pensa te ah!
(N): Solo che a questo punto ripeto, bisogna parlare col capo, precisarglielo bene e dopo di che, se lui dice, facciamo così. .. facciamo così, cosa ti devo dire.
(F): Va bè, no…
(N): Però ce lo deve dire lui e lo deve .. lo deve rilasciare eh! Mica che poi dopo va sui giornali tutto quanto, eh…
(F): Eh sì. . Ma roba da matti. Ma lui è arrivato?
(N): Chi?
(F): Lui, il capo… No, non è ancora arrivato?
(N): No, non ancora.
(F): Eh!
(N): Di solito arriva verso le 11,30.
(F): Vengo su e glielo dico, non ho problemi.
(N): Uh!
(F): Guarda stavolta gli giro i denti eh! Cioè…
(N): Eh!
(F): Cioè io glielo detto bene, in italiano eh! Non riesco proprio a capirlo. Non riesco a capire perchè prende spazio Castelli, capisci. Boh!
(N): Eh ma perchè, non è che prende spazio, nessuno lo stoppa e quindi lui è convinto di poter andare avanti. Lui parla col capo che dice sempre sì, perchè se vai tu ti dice sì a te, se va lui dice sì a lui. L’unica cosa e che a questo punto, tu il capo lo metti di fronte al discorso da dire, guarda che… io non posso far vedere nulla ad altre persone, se iniziamo a scoperchiare la cosa, io voglio un’autorizzazione scritta date, perchè…
(F): Ma me la mette … ma me la mette dal 2008, eh!

SILVIO E PD BLOCCARONO FASCICOLO PM SU BOSSI JR

Nelle carte dell’inchiesta sul tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, compare anche un riferimento a “Silvio” e ad “alti” esponenti del “Pd”: in un’intercettazione, la funzionaria del Carroccio Nadia Dagrada sostiene che politici del Pdl e democratici, insieme, si sarebbero dati da fare per far rallentare un’indagine su Renzo Bossi.
“In un’intercettazione — ha ribattuto l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini — emergerebbe il nome ‘Silviò come colui che avrebbe tenuto fermo, tramite la magistratura, un procedimento penale nei confronti di Renzo Bossi”. Secondo il legale, l’ipotesi che quel Silvio possa essere Berlusconi “è totalmente priva di fondamento e del tutto risibile”.
L’intercettazione è dell’8 febbraio. Dagrada parla con l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito.
“E’ vero — dice la dirigente leghista — che continuano a dire ai magistrati di mettere sotto il fascicolo? Ma prima o poi il fascicolo esce”. A quel punto “sei rovinato — continua -. Il figlio di lui (di Bossi, ndr) che ha certe frequentazioni… Altro che Cosentino”. A Belsito che chiede chi sia intervenuto per non far uscire quel fascicolo, la dirigente cita il Pdl e il Pd.
E poi aggiunge: “E’ intervenuto più Silvio e so che ci sono di mezzo anche alti, ma alti Pd, e non è che hanno detto chiudi il fascicolo, hanno detto, ci sono 50 fascicoli, quello era il quinto, gli hanno detto inizia a farlo scivolare ventesimo. E dopo è passato il tempo, si doveva andare a elezioni a marzo e han detto inizia a metterlo quarantesimo. Ma appena arriva l’ordine di tirarlo fuori…fuori, eh, tutto: i fermi, l’utilizzo della macchina con la paletta, perchè lui sulla macchina c’ha la paletta”. U
n altro politico viene tirato in ballo nelle intercettazioni. Si tratta di Filippo Ascierto (Pdl). In una conversazione, l’imprenditore Stefano Bonet, indagato come Belsito sia a Milano, sia Reggio Calabria, sia a Napoli, “riferisce di averlo” come “referente per qualsiasi problema con le Forze dell’Ordine, essendo questi un ex maresciallo dei Carabinieri”.
Dalle carte emerge anche che l’imprenditore paga l’affitto delle sedi dell’associazione Andromeda, di cui è presidente proprio il parlamentare del Pdl.

“CASTELLI? QUANTO HO PAGATO DI SUA MOGLIE DEI CAZZI E DEI MAZZI”

Nadia Dagrada: tu digli (a Bossi) che gli porti anche il fomelletto per scaldarla (la focaccia) ma quando ci sarà  la testa di Castelli …. ride.
Francesco Belsito: ah per forza.
Nadia Beslito: ride
Francesco Belsito: il verme hai chiesto? Incomprensibile.
Nadia Dagrada: sì, ci faccio su quello che vuoi
Francesco Belsito: non giunge voce
Nadia: si, no, no questo (Castelli) lavora tutto alle spalle
Francesco Belsito: e quanto ho pagato di sua moglie dei cazzi e mazzi… io ho tutto scritto eh!
Nadia Dagrada: eh
Francesco Belsito: vuoi che lo vado a portare sui giornali?
Nadia Dagrada: ride …. roba da ma’ … è una cogliona, è una cogliona è una cogliona integrale
Francesco Belsito: chi chiama a testimoniare .. Nicole’ .. degli 80.000 euro? Io lo faccio eh non ho problemi
Nadia Dagrada:no va be’ ma è proprio gente meschina, è gente proprio   meschina proprio

“DI’ A BOSSI: 500MILA EURO DA GIUSTIFICARE, SENZA CONTARE IL PASSATO”

Nadia Dagrada: No, secondo me a questa strada tagliamo la testa al toro parla con le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, secondo gli investigatori) e gli dice guarda io mi son già  raccomandato col capo, però ho preferito non dare dati precisi a lui (Bossi), però ricordatevi di quello che si parla, perchè se questi vanno a vedere i conti e se mi togliete me dal fare i bilanci 2011, questi i conti li vanno a vedere, ricordatevi che nel vostro gioco ci sono 500.000,00 euro da giustificare e senza contare il passato, perchè una volta che scoperchiano la cosa vanno a vedere tutto.
Francesco Belsito: Certo
N: E se vanno a vedere i conti della clinica
F: Uhm
N: Che non sono naturalmente quelli di adesso, ma quelli del 2004”, visto che da pagare gli hai dato tutto te ed è arrivato persino indietro l’insoluto, se ti ricordi?
F: Roba da matti.
N: Comunque no, fissa un incontro con loro due, digli domani che gli vuoi parlare.

DAGRADA A BELSITO: “DIGLI CHE RISCHIANO DI NON VEDERE PIU’ UN VOTO”

Belsito: Quindi dice a Nadia che l’altro giorno alla “nera” (per via dei capelli scuri di Rosy Mauro) le ha dato 29.142,00 franchi (fonetico) (euro?), per non parlare delle altre somme che le dà  mensilmente. Come dire nonostante ti dia questo ed altro mi ti metti di traverso?
Poi Belsito e Nadia continuano con le altre rendicontazioni sulle elargizioni e spartizioni che avvengono all’interno del partito ed in particolar modo per Ia famiglia Bossi e non solo.
Allora Nadia suggerisce a Belsito di dire alla Rosy che se parla lui Belsito, salta il capo (Bossi) e se salta lui salta anche lei Rosy Mauro. Poi ancora di un mutuo da un milione e mezzo di euro fatto con la Pontida fin (Pontida fin srl, società  finanziaria della Lega Nord con sede in via Bellerio 41 a Milano) per la scuola bosina di 200.000,00-300.000,00 euro dati ogni anno al Sinpa (sindacato padano della Rosy Mauro) e dei bilanci truccati al Sinpa.
N: no, non hai capito, lui (Bossi Umberto) deve spaventarsi, loro lo stanno terrorizzando ok? Lui poi quello che dici tu se lo dimentica, lui gli deve restare impresso… Alla Daniela ascolta.
F: sai quanto gli ho dato l’altro giorno alla nera? (Rosy Mauro)
N: eh
F: quasi 29 mila, 29.142 in franchi eh …… vuoi che ti dica tutti gli altri di prima!
N: no è per quello che ti sto dicendo ieri il capo con la Daniela (Cantamessa, un’altra segretaria), sai che ti ho detto l’altra storia della macchina
F: sì, sì
N: ecco, gli ho detto, ma pensa se la gente sa che tu usi la macchina della Lega.
F: e me lo stanno buttando contro a me.
N: No lui, non ha idea fidati del cumulo di spese, tu gli devi far capire che se questi vanno a vedere quelle che sono le spese, lui e la sua famiglia sono finiti, lui e la sua famiglia rischiano di non di non vedere, non solo più un voto, ma di non avere più nulla a che spartire con la Lega e poichè si tratta di cose della famiglia, non sono cose che compri tu, perchè sono tutte per loro, perchè le auto sono per loro, i ragazzi sono per loro, il figlio le spese sono loro, il diploma è loro, i lavori di casa sono loro, l’amico della tua tipa che ha preso tutti quei soldi, perchè cazzo li ha presi, te lo sei fatto dire?
F: non gliel’ho chiesto

“CAPITO COSA VOGLIONO? FACCIAMO SALTARE IL TESORIERE E LE ACQUE SI CALMANO”

Nadia Dagrada (ride): no, ma comunque questi qua sono da far indirizzare, perchè questi oramai sono fuori di testa, completamente fuori di testa
Belsito Francesco: e sai che li ho sentiti che ridevano, Bricolo, tutti, anche Castelli guarda
NADIA Dagrada: Ma può essere però penso di poterlo sapere poi, perchè forse c’è qualcuno che conosco presente
Belsito Francesco: Sono tutti delle merde.
NADIA Dagrada: Questi quasi sono montati la testa, ma hanno sbagliato a capire
Belsito Francesco: No, ma quindi hai capito cosa vogliono fare adesso? Tutti la pace
fittizia, facciamo saltare il tesoriere, cosi dice magari qualcuno si calma
NADIA Dagrada: No figurati, anche perchè di te proprio non gliene frega niente, cioè inteso nella battaglia
Belsito Francesco: No, certo certo.
NADIA Dagrada: Ecco.
Belsito Francesco: Io non so neanche se chiamare lui domani
NADIA Dagrada: Chi?
Belsito Francesco: Il Barbaro sognante (Maroni?). Sento Roberto (Calderoli). Domani e vediamo.
NADIA Dagrada: Senti, no prima senti Roberto (Calderoli) poi direi
Belsito Francesco: sei sicura che lui è tranquillo, no?
NADIA Dagrada: Roby?
Belsito Francesco: Ho sta paura
NADIA Dagrada: No, no no, Roby è tranquillo, anche perchè lui sa, non ti toccherebbe, piuttosto lui è quello che ti dice “è passato un anno c’è questo posto libero, forse è meglio questo posto”, ma non farebbe mai, da questo punto di vista Roberto, no

“SPIEGAGLI, SENNO’ NON CAPISCE: 2 MILIONI E 200MILA EURO PER LUI SONO UGUALI”

NADIA Dagrada: ho capito, Francesco, lui non ha paura, deve avere paura, gli devi dire che con quello girato ci si compra più di metà  di via Bellerio (sede della Lega Nord a Milano) se i militanti lo venissero a sapere, lui deve capire il rischio che c’è, lui non capisce il rischio, lui è convinto che ci siano solo queste 4 cose lì e basta
Belsito Francesco: sì sì m’ha detto faccio un assegno
NADIA Dagrada: ma sì, lui non ha denaro che tu gli dica 2 milioni di euro, che tu gli dica 200mila per lui non cambia niente, non cambia nulla, è questo il problema, capisci, quindi gli devi dire, noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Rcnzo, tuo figlio, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sci stato male
Belsito Francesco: m’ha detto che ha fatto il bonifico oggi
NADIA Dagrada: chi?
Belsito Francesco: suo figlio (Renzo)
NADIA Dagrada: oggi ha fatto il bonifico
Belsito Francesco: non so se è vero eh
NADIA Dagrada: uhm
Belsito Francesco: perchè oggi m’ha tatto girare il cazzo
NADIA Dagrada: uhm
Belsito Francesco: ho detto ma scusami qual è il problema? no, questi conti non son corretti… Ma che cazzo dice gli ho detto…, ma son corretti sì, si vede che si è cagato addosso e allora quelli di mio padre (Umberto Bossi) quanto costano? Gli ho detto saranno il doppio. Eh gli ho detto, solo che il tuo papà  se lo può permettere, ho sbagliato a dirgli questo probabilmente,dovevo trattenermi, tuo papa se lo può permettere, tu non puoi. Ma no io li man do via tutti e due (ragazzi della scorta di Renzo). E ho capito adesso li mandi via.
NADIA Dagrada: eh dopo che sono stati assunti?
Belsito Francesco: eh, mando via anche quel coglione di Marmello, tanto io mi difendo da solo, c’ho due bastoni in macchina, gli ho detto vabbè.
NADIA Dagrada: no ma guello che deve capire il capo, è che con te è in una botte di ferro su quello che può uscire, con gli altri no, punto, questo quello, lui deve tenere il discorso se esce fuori, se si parla, è l’unica.

“BOSSI NON PUO’ NON SAPERE: MOGLIE E FIGLI LO ROVINERANNO CON QUEI COSTI”

NADIA Dagrada: e la paura, non è quanto speso, ma che se lo sanno i militanti , ma quanto speso per, cioè devi essere chiaro, per i figli e per la moglie, non il discorso
Belsito Francesco: e solo la scuola (scuola Bosina) allora un milione e mezzo di mutuo, la Pontidafin (Pontida fin srl, finanziaria della Lega Nord) te lo ricordi?
NADIA Dagrada: sì
Belsito Francesco: uno e mezzo, (1,5) vogliamo parlare di quel contributo che gli diamo tutti gli anni? Tra i 150 e i 200,000 mila?
NADIA Dagrada: ma difatti è quello che ti sto dicendo, tu gli devi dire, tua moglie i tuoi figli, questi ti rovineranno con i costi che hanno, punto, poi gli devi far capire che la famiglia se esce fuori qualcosa da te della famiglia, lui è rovinato, non può dire che non sa, quello che riguarda la famiglia che perchè sai che lui alla macchinetta del caffè, ti ricordi, che c’eri tu quando ti ha detto, perchè se no dicono che i soldi vanno alla scuola

LA MANSARDA DELLA MARRONE

NADlA Dagrada: ascolta, eh ma tu sei stato a casa di lei? A casa a Gemonio no?
Belsito Francesco: sì.
NADIA Dagrada: ma tu sei andato a vedere dove dorme lei? Tu lo sai che su c’è una mansarda?
Belsito Francesco: ma tu parli della moglie (Manuela Marrone) o dell’altra? (Rosy Mauro)
NADIA Dagrada: no, no a Gemonio
Belsito Francesco: della moglie?
NADIA Dagrada: eh
Belsito Francesco: io sto nel salotto o in cucina
NADIA Dagrada: ok se tu vai sopra alla mansarda
Belsito Francesco: mai stato
NADIA Dagrada: C’è una brandina, ma non sto scherzando, ci sono le foto, c’è una brandina di quelle che sembrano per bambini
Belsito Francesco: eh
NADIA Dagrada: Un comodino ed una lampada
Belsito Francesco: Sì
NADIA Dagrada: Per terra piena piena che prende tutta la stanza libri di magia nera, cartomanzia, astrologia, tutti eh!, ma ce ne saranno, almeno un centinaio, tutti per terra, non su una scrivania, niente, lei vive lì, quando è in casa è lì, con quei libri
Belsito Francesco: e che cazzo fa? Eh allora non ho via d’uscita, non so’ nè cartomante nè mago
NADIA Dagrada: ma lì troviamo, ma spetta, tranquillo… Ride, comunque, guarda, tu fai finta di niente, diglielo anche a Roberto (Calderoli), ma vedrai la soluzione da far capire al capo, guarda che tu non hai la possibilità  di rimediare a tutto quello che è stato dato a tua moglie, sia per lei sia per la scuola e sia per i tuoi figli, perchè sono troppi, troppi soldi
Belsito Francesco: ma roba da matti

RENZO? “NON PAGA NEANCHE UN CAFFE’ IN REGIONE”

NADIA Dagrada: quella cifra che tu gli hai dato era la cifra dei titoli di studio, ma che c’è tutto il restante e se ci mettono le mani Castelli e Stiffoni di turno, tu non puoi più garantire che le cose restino segrete
Belsito Francesco: eh sì
NADIA Dagrada: tu gli dici, il comitato amministrativo guarda la contabilità  del territorio, punto. Tanto anche se non si può chi se ne frega, una deroga speciale del consiglio federale, per guanto riguarda il discorso dell’amministrazione federate e se ne occupa l’amministratore e tipo una persona di fiducia del segretario federate che non può essere Castelli
Belsito Francesco: (si sente un bip…) e riferisce… ma senti cosa dice quest’altro pazzo scusa, scusa ma non ho capita come funziona la tabella che mi hai inviato, in ogni caso, non è possibile avere l’elenco degli scontrini?
NADIA Dagrada: chi?
Belsito Francesco: Renzo (Bossi) voglio confrontarmi con il mio calendario per vedere se era vero che erano con me( si riferisce agli uomini della scorta di Renzo)
NADfA Dagrada: io giuro che non ho parole
Belsito Francesco:no, ma io non posso reggere così, dai, ma questi sono una gabbia di pazzi, questo (Renzo) ha paura che erano in albergo per cazzi loro (i due della sua scorta)
NADlA Dagrada: no ma li sono segnati, c’è tutta benzina, ristoranti, per lo più è quasi tutta benzina
Belsito Francesco: ha detto che paga di tasca sua ha detto a me
NADIA Dagrada: cosa fa lui?
Belsito Franccsco: te lo giuro me l’ha detto
NADIA Dagrada: ma che non dica cagate neanche il caffè , neanchè il caffe il Regione, diciamo però che tu te lo fai prende e lui se lo fa prendere
Belsito Francesco: ma roba da matti

“DEVI FARGLI CAPIRE CHE SE PARLI FINISCONO IN MANETTE O AI FORCONI DELLA LEGA”

NADIA Dagrada: comunque adesso tu domani, a che ora ce l’hai con Calderoli? Alle 8 e mezza.
Belsito Francesco: alle 11,00 c’ho gli scemi (Castelli e Stiffoni)
NADIA Dagrada: alle 8,30 tu parla con Calderoli, poi tu porti le due lettere
Belsito Francesco: sì
NADIA Dagrada: quella del Comitato le fai leggere e quella “RR” che invece mi dicevi ok?
Belsito Francesco: sì
NADIA Dagrada: dopodichè gli dai anche l’altra lettera che loro ti controfirmano, se non te la controfirmano all’appuntamento con il capo, che oltre a fargli vedere le lettera che non hanno firmato, gli dici guarda capo che è meglio che sia ben chiaro, se queste persone mettano mano ai conti del Federale vedono quelle che sono le spese di tua moglie dei tuoi figli le tue, a questo punto, salta la Lega, ma proprio così eh, papale papale glielo devi dire.
Belsito Francesco: sì glielo dico
NADIA Dagrada: non devi avere, anche perchè è meglio che lo prepari al colpo, perchè se sta roba qui, lui non fa un passo indietro e non ti copre, e viene fuori lui è finito, ma lui lo sfiduciano domani come segretario federale eh, per una cosa di questo genere
Belsito Francesco: ma tu sicura, tu cosa pensi che io rischio adesso dopo quello che m’ha detto Stiffoni.
NADIA Dagrada: no secondo me
Belsito Francesco: o lo fanno per farmi spaventare così questo se ne va via ed entra l’altro
NADIA Dagrada: secondo me loro confidano sul fatto
Belsito Francesco: che mi spavento
NADIA Dagrada: che tu ti spaventi, ma soprattutto che tu hai paura di parlare, perchè loro dicono se parla, ne viene anche per lui, perchè sicuramente anche lui qualche cosa avrà  fatto e quindi stanrà  zitto, invece tu gli dici, ragazzi, forse, non avete capito che se io parlo, voi finite in manette , o con i forconi appesi dalla Lega o in manette.

“CHIARISCI A BOSSI QUAL E’ IL RISCHIO”

N: Senza mezzi giri di parole deve deve aver chiaro quello che è il rischio poi gli dici Castelli non ha i titoli per fare il co… il membro del comitato perchè non ha nessuna esperienza di amministrazione perchè nello statuto c’è scritto che devi aver avuto esperienza come responsabile amministrativo o di gruppo di nazione lui non è mai stato amministratore da nessuna parte ce lo sostituiamo con un’altra persona di fiducia come Gibelli o se preferisci come presidente Alessandri che però è già  presidente federale quindi e da vedere uno dei due lo so e tutto nel tuo interesse dopo di che gli dici non ti preoccupare tanto io non è che io voglio fare l’amministratore a vita adesso appena sistemiamo le cose chiudo anche il bilancio duemilaeundici perchè si chiude a giugno il duemilaedodici vediamo come chiuderlo tutto nel frattempo ragioniamo tranquillamente però sappi che fino ad adesso queste cose sono rimaste segrete io la mano sopra anche con qualcun altro restano segrete non ci faccio affidamento, pero ripeto chiaro, e inutile che parli di cifre devi fare i nomi

“FAI IL DISCORSO: CON ME SEI AL SICURO, CON GLI ALTRI NO”

N: No, tu con lui gli dici con lui fai il discorso con me sei al sicuro con gli altri no e gli ricordi perchè cosa con te è al sicuro ripeto facendo i nomi e dicendo che se loro vanno a vedere queste cose tu sei rovinato perchè io sto zitto, loro? E poi gli dici anche perchè se loro adesso arrivano al mio posto o loro vogliono vedere le mie cose il bilancio se lo chiudono loro devono vedere tutto perchè il bilancio si chiude a giugno non si chiude adesso

LA LISTA DELLE SPESE

Belsito e Nadia   in una telefonata del 26 febbraio parlano dei costi a spese della Lega. E fanno riferimento:

ai costi di 3 lauree pagate con i soldi della Lega;
ai soldi per il diploma (Renzo Bossi);
ai 670.000,00 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni;
all’autovettura affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche;
ai costi per pagare i decreti ingiuntivi di pagamento di Riccardo Bossi;
alle fatture pagate per l’avvocato di Riccardo Bossi;
alle altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi;
una casa in affitto pagata a Brescia;
ai 300.000,00 euro da destinare alia scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone, che Belsito non sa come giustificarli, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui li ha da parte in una cassetta di sicurezza. Poi aggiunge che i Bossi gli avevano chiesto di mettere da parte 1.000.000.000 di euro per la scuola e Belsito ha detto loro che aveva bisogno di almeno 2 anni per poterli prendere un po alla volta dalla cassa del partito;
altre somme che avrebbe preso Cald (diminutivo di Calderoli) e che non sa come giustiticarli, ma Nadia sui punto dice che quelle somme in un anno si riesce a giustificare;

SOLDI USATI ANCHE PER RISOLVERE CAUSE PRIVATE

Scrivono i carabinieri: “Parallelamente Belsito, utilizza anche la cassaforte del partito — su cui confluiscono ingenti somme di denaro derivanti dai rimborsi elettorali previsti per i partiti ed eventuali contributi dei privati — per effettuare operazioni finanziarie, commerciali a fini personalistici, ma anche prelievi di denaro utilizzati, deliberatamente per redimere diatribe private come ad esempio per Helga Giordano, dipendente Lega, accusata di truffa da parte di Quarantotto Corrado Silvana, imprenditrice ed a cui sono state elargite, onde evitare denunce — ed evitare un danno d’immagine alla Lega -, 300.000,00 euro perchè la Corrado ne aveva necessità , perchè gravata da ingenti debiti aziendali cd evitare così una denuncia ed un danno d’immagine della Lega. Operazione giustificata contabilmente con la redazione di un compresso fatto tra la Lega e Ia Corrado, per l’acquisto simulato del capannone di proprietà  della stessa Corrado. Operazione questa concordata, anche contabilmente tra Belsito e la Dagrada.

LE AMICIZIE DI BONET E GLI AFFARI IN VATICANO

Bonet è un consulente aziendale ed è amministratore di numerose società  che hanno la sede legale a San Donà  di Piave (Ve), compresa PO.LA.RE, che ha anche gli Uffici operativi.
Bonet ha rapporti di lavoro con importanti aziende, nevralgiche del Paese tra cui Fincantieri, Finmeccanica, Siram, Grandi Navi Veloci, ecc. e qualiticate relazioni politiche, tra cui come detto, if tesoriere della Lega Francesco Belsito, esponenti del Pdl, quali Aldo Brancher, Filippo Ascierto, ecc. Lubiana Restaini, vicina alla Lega Nord, che gli consentono, agevolmente un “accesso facilitato” al mondo politico, economico-finanziario ed industriale.
Da ultimo anche con il Vaticano, per mezzo di Don Pino Esposito, prelato calabrese che l’ha introdotto all’arcivescovo polacco Zygmunt Zimoswki, responsabile delle Pontificio Consiglio degli operatori delle strutture sanitarie del Vaticano.

FINMECCANICA E TANGENTI

Tra le società  con cui Bonet ha affari in atto vi è la Siram di Pozzuoli, il cui gruppo ha la sede legale a Milano ed in altre località  della penisola.
Ed proprio con una delle società  del gruppo Siram, la Simav che il citato Borgogni Lorenzo, come emerge dalle indagini — col sistema della sovraffatturazione c/o alla creazione di fatturazioni totalmente false per prestazione mai effettuate — ha sottoscritto un accordo quadro con la società  Simav spa (del gruppo Siram) al fine di stipulare un contratto, a copertura di una tangente da 1.250.000,00 di euro che poi il Borgogni ha scudato dalla Svizzera all’Italia.

FINTE CONSULENZE A BELSITO

Nella seconda parte della telefonata emergono gli affari ed il ruolo strategico di Belsito in Fincantieri, il quale per agevolare la società  Santarossa con sede legale in Villanova di Prata (Pordenone) che produce arredamenti per la casa ed anche per il settore navale). veniva pagato regolarmente da questi con la copertura di un contratto di lavoro, difatti qualche giorno fa Belsito aveva ricevuto altri 15.000,00 euro da questi.
E che Santarossa ha riferito di aver tirato fuori più di 1.500.000,00 di euro nell’ultimo anno, per Belsito e per il duo amministratore (BonoGiuseppe a.d. di Fincantieri spa) ed acquisti (Ufficio acquisti). Bonet aggiunge poi che lui spesso andava a parlare con l’amministratore (a.d.Bono Giuseppe).

(da   “Il Fatto Quotidiano“)

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BOSSI SI E’ DIMESSO, LA LEGA TRAVOLTA DALLO SCANDALO

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

LA SEGRETARIA: “UMBERTO DAVA SOLDI IN NERO AL PARTITO”, “RENZO HA FREQUENTAZIONI PEGGIO DI COSENTINO”…GLI INVESTIGATORI: “SOLDI AL SENATUR E A CALDEROLI”…IL TROTA AVREBBE SOTTRATTO DOCUMENTI DA VIA BELLERIO

Umberto Bossi si è dimesso.
Bossi,ha fatto sapere che le sue dimissioni sono «irrevocabili».
Secondo indiscrezioni, il partito potrebbe essere affidato a un “triumvirato” composto da Maroni, Calderoli e Giorgetti.
La decisione è arrivata nel corso del consiglio federale della Lega che avrebbe dovuto decidere la nomina di un nuovo tesoriere al posto di Francesco Belsito, costretto alle dimissioni dalle inchieste sull’utilizzo improprio dei rimoborsi elettorali da parte del Carroccio.
La drammatica decisione del leader giunge sulla scia di un stillicidio di nuove rivelazioni su quanto accertato dalle tre procure che indagano sui conti della Lega.
La magistratura di Napoli, ad esempio, ha scoperto che nella cassaforte di Belsito sequestrata ieri a Montecitorio c’era anche una cartella con l’intestazione “The family’.   L’ipotesi degli investigatori è che i documenti siano relativi alle elargizioni ai familiari di Bossi.
Gli atti sono all’esame dei pubblici ministeri di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.
Trovato anche un carnet di assegni che reca la scritta “Umberto Bossi”. Il libretto è relativo al conto corrente della banca sul quale vengono versati i contributi per il Carroccio.
Rilevanti somme di denaro sono state utilizzate per sostenere esigenze personali e familiari, estranee alle finalità  e alle funzionalità  del partito Lega Nord e a favore di: Bossi Umberto, Manuela Marrone (moglie), Bossi Riccardo, Bossi Renzo, Bossi Roberto, Mauro Rosy, Calderoli Roberto, Stiffoni, alla scuola Bosina, con sede a Varese, riconducibile a Manuela Marrone e al SinPa (Sindacato Padano) riconducibile a Mauro Rosy, e ad altri soggetti e strutture citate nelle telefonate e in corso di identificazione».
Negli atti dell’inchiesta sul tesoriere Francesco Belsito si parla «chiaramente del nero che Bossi dava tempo fa al partito».
La circostanza emerge da una telefonata tra Belsito e la segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada.
Per gli inquirenti «ovviamente il significato del nero è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile». Ma non solo.
Dagli atti delle inchieste condotte a Milano, Napoli, e Reggio Calabria sull’ex tesoriere della Lega emerge che Renzo Bossi e la sua fidanzata Silvia Baldo «sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa per timore di controlli».
Secondo gli investigatori i faldoni della casa si riferiscono ai lavori di ristrutturazione, probabilmente dell’abitazione di Gemonio, che sarebbero stati pagati con i rimborsi elettorali della Lega.
Dalle intercettazioni emerge anche un episodio legato a un presunto fascicolo formatosi sul figlio di Bossi che sarebbe stato affossato da «Silvio».
Al telefono con Francesco Belsito a parlare è ancora Nadia Dagrada.
La donna parla di un fascicolo e chiede: «È vero che continuano a dire ai magistrati di mettere sotto il fasciolo?… ma prima o poi il fascicolo esce».
Il riferimento, da quanto emerge, è a episodi di cui sarebbe responsabile il figlio di Bossi.
Su questo fascicolo, secondo la donna, sarebbe «intervenuto più Silvio» che Umberto Bossi «e so che ci sono di mezzo anche alti, alti Pd e non è che hanno detto chiudi il fascicolo, hanno detto manda, ci sono 50 fascicoli quello era il quinto. Gli hanno detto inizia a farlo scivolare ventesimo e dopo è passato il tempo, si doveva andare a elezioni a marzo e hanno detto inizia a metterlo quarantesimo, ma appena arriva l’ordine di tirarlo fuori… fuori tutto… i fermi, l’utilizzo della macchina con la paletta, perchè lui sulla macchina c’ha la paletta…».
Al telefono con Belsito la Degrada gli consiglia di farsi tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a favore della famiglia Bossi e di Rosy Mauro e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza.
Una cassaforte aperta dagli inquirenti che, oltre a documenti, hanno trovato un carnet di assegni che reca la scritta «Umberto Bossi».
Il carnet, relativo al conto corrente della banca sul quale vengono versati i contributi per il Carroccio, è ora all’esame dei pm di Napoli e di Milano.
Nel corso della telefonata con Belsito, poi, la dirigente amministrativa della Lega avverte: «quando esce una cosa di questo genere sei rovinato… il figlio di lui (di Bossi ndr) che ha certe frequentazioni… altro che Cosentino!».

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GIALLO SULLA CASA EREDITATA DA BOSSI E RIVENDUTA PER 480.000 EURO, SPUNTANO UN’ALTRA TENUTA SUL BRENTA INTESTATA ALLA MOGLIE E UNA CASA SUL LAGO PER LA MAURO

Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile

NEL 2010 UNA SIGNORA LASCIA UN APPARTAMENTO A BOSSI “QUALE SEGRETARIO DELLA LEGA”, MA LA LEGA NON INCASSA NULLA DALLA VENDITA… NEL 2011 LE DUE DONNE DEL SENATUR FANNO AFFARI IMMOBILIARI: CON CHE SOLDI?

E’ la nuova grana che sta per colpire il leader della Lega, coinvolto dalle inchieste dei pm sul tesoriere del Carroccio Francesco Belsito accusato di aver distolto soldi del partito per pagare le spese private del Senatùr e della sua famiglia.
Una signora mantovana, Caterina Trufelli, nomina nel suo testamento come erede universale il Senatùr “quale segretario della Lega Nord”.
Un’eredità , dunque, non alla persona ma al politico.
La signora, leghista della prima ora, muore il 10 maggio 2010.
Lascia a Bossi un appartamento in via Mugello, zona viale Umbria, a Milano. Area residenziale, di pregio (anche se non certo prestigiosa come Montecarlo).
Rendita catastale: 958,03 euro.
Acqusito l’immobile, Bossi lo vende e ricava 480mila euro.
A quanto risulta a “Libero”, non un euro di quella somma è stata mai versata alla Lega.
Secondo l’inchiesta che sta terremotando la Lega e la stessa famiglia del suo segretario politico, Umberto Bossi, a carico delle casse del partito ci sarebbero state molte spese private dei figli di Bossi e non poche relative alle attività  di una delle pasionarie del cerchio magico, come il segretario del Sindacato Padano, la senatrice Rosy Angela Mauro.
Fra i sospetti indicati dai magistrati inquirenti (e rigettati sdegnosamente da Bossi) con parte dei fondi del partito sarebbe stata ristrutturata la casa del leader a Gemonio e forse anche pagata una tenuta nel Brenta acquistata per assecondare la passione per l’agricoltura di Roberto Libertà  Bossi.
Sulla provenienza dei fondi saranno i magistrati a chiarire, magari anche aiutati dalle rivelazioni di Libero di oggi sulla transazione immobiliare compiuta da Bossi stesso vendendo un lascito testamentario di una militante.
Di certo alla banca dati del catasto c’è la prova del fatto che il 2011 sia stato un anno di speciale passione per il mattone della famiglia Bossi.
Più che una passione, un virus, visto che ha contagiato anche la stessa Rosi Mauro.
La citata tenuta del Brenta (provincia di Varese, pochi chilometri dalla stessa Gemonio) è intestata non al figlio, ma alla seconda e attuale moglie di Bossi, Manuela Marrone, che l’ha acquistata il 24 giugno scorso da una signora milanese residente nel varesotto: Maria Cristina Borgo Carati.
L’atto è stato firmato quel giorno stesso senza accensione di mutuo fondiario a Cesano Boscone, presso lo studio del notaio Nicoletta Borghi: un affare tutto fra donne.
La tenuta del Brenta si raggiunge da via Besaccio, è completamente immersa nel verde e comprende circa due ettari di terreno diviso in cinque particelle.
I fabbricati acquistati sono due: uno è un casale di 7,5 vani e l’altro è accatastato come «fabbricato per attività  agricole».
Il paese di Brenta si raggiunge facilmente in pochi minuti dalla strada di accesso alla tenuta.
Top secret il prezzo della transazione.
Poche settimane prima aveva bussato alla porta dello stesso notaio di Cesano Boscone Rosy Mauro.
Anche lei in cerca di un investimento immobiliare da aggiungere alla casetta di proprietà  a Gemonio, vicino ai Bossi, acquistata nel 2007.
L’investimento ideale la Mauro l’ha trovato a Sesto Calende, sempre in provincia di Varese, a due passi dalla riva del Lago Maggiore.
La Mauro ha acquistato così il 28 aprile dell’anno scorso una casetta da 4,5 vani più box auto assai ampio (29 mq).
Prezzo top secret anche in questo caso.
Non il venditore: Ennio Walter Fonte, un milanese che da tempo si era trasferito sulle rive del lago Maggiore.
Fonte è piuttosto noto da quelle parti, perchè con i suoi baffoni riconoscibilissimi, naviga il lago con il suo motoscafo Willennio, con cui ha messo su anche un servizio di taxi acquatico.
Si chiama Ennio Taxi boat e a parte trasporti di fretta da una riva all’altra, organizza anche gite romantiche sotto la luna o trasporti di ragazzi nelle più rinomate discoteche della zona, da Arona a Stresa e dintorni.
Secondo il contratto di vendita alla Mauro, la casetta di Sesto Calende non sarà  grandissima, ma è divisa su due piani: il primo e il secondo, mentre l’autorimessa è un vero e proprio fabbricato sotterraneo a parte.
Le dimensioni sono comunque un po’ più grandi di quelle della prima casa della leader sindacale della Lega: a Gemonio può contare su quattro vani e su un box auto di 15 metri quadrati.

Fosca Bincher
(da “Libero”)

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