Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile
LE TELEFONATE AGLI ATTI DELLA PROCURA… SPUNTANO CASE, PORSCHE, LAUREE, ELARGIZIONI A FAVORE DEI FIGLI DEL SENATUR E A ROSY MAURO
È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a
cogliere l’indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (…). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
L’elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l’avvocato di Riccardo Bossi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
In altre telefonate la lista si allunga con «l’ultima macchina del Principe, 50.000 euro… e certo che c’ho la fattura!».
Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile».
Poi c’è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c’è da aggiungere l’auto di tuo figlio».
Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perchè parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l’altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh… vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull’atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta…Perchè se lei non c’ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere».
A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finchè io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c’è in ballo, perchè se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
Si prepara un ricatto al Senatur?
No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell’8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro.
E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e… che dovevo portargli dei soldi».
Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l’hai registrato?».
Belsito: «Sì».
Dagrada: «Dopodichè si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ….altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile
LE SOCIETA’ DI BELSITO ASPIRAVANO A METTERE LE MANI SUI MILIONI DEI CANTIERI NAVALI…. DIMISSIONATO IL DIRIGENTE AMICO DEL POLITICO: “COMPORTAMENTI TROPPO DISINVOLTI”
La cricca del tesoriere del Carroccio Francesco Belsito aveva riposto le sue speranze in un uomo decisamente ben inserito nella realtà di Fincantieri.
Il suo nome è Stefano Lombardelli, ingegnere genovese residente in via Zara, ad Albaro, impiegato all’ufficio commerciale del colosso navale, dove si è occupato di commesse militari con l’estero.
Un buon contatto per cercare di ottenere lavori. Almeno fino allo scorso dicembre, quando Lombardelli si dimette dopo aver ricevuto una pesante contestazione disciplinare.
Il provvedimento viene motivato ufficialmente da «comportamenti ritenuti non adeguati alla condotta che si conviene al personale dirigente».
Fonti vicino alla Fincantieri, parlano di una «gestione disinvolta nei rapporti con fornitori e clienti», di un personaggio che non faceva mistero di avere «amici importanti» e «coperture politiche».
E, come si evince anche dalle intercettazioni dell’inchiesta che ha travolto la Lega, aveva contatti con la rete di faccendieri che ruotava intorno a Belsito, che a Genova contava su di lui per «accaparrarsi commesse dalle più importanti realtà genovesi». Anche Lombardelli però (il cui telefono ieri squillava a vuoto), dopo esser stato abbandonato dall’ex sottosegretario, era entrato nel club di ex amici che lo volevano «distruggere».
Per orientarsi nell’universo del clan di affaristi che vivevano all’ombra del Pashtun, l’uomo che deteneva le chiavi dei fondi pubblici del movimento padano, si può iniziare da un ufficetto anonimo di via Mameli 4, ai piedi di Castelletto.
È qui che fino a poco tempo fa aveva sede la Polare scarl. La ditta fa parte del gruppo che fa capo a Stefano Bonet, finanziere veneto indagato per riciclaggio (detto lo Shampato, per via della chioma fluente).
Il ramo era diretto da Romolo Girardelli (detto l’Ammiraglio, vedi articoli a fianco), broker genovese sospettato di essere vicino alla ‘ndrangheta.
Per capire quale fosse la vera natura di questa impresa, si può partire da un dato: l’altro ieri i finanzieri e i carabinieri del Noe hanno perquisito i locali che un tempo ne ospitavano le attività come un «ufficio» nella «disponibilità » dell’ex sottosegretario. Ma cosa faceva e a cosa serviva la società ?
Ufficialmente la Polare scarl si occupava di «progettazione industriale», attività che voleva offrire ai gruppi più prestigiosi presenti sul territorio.
Fa gola la Fincantieri e anche se «si muove come un mammuth statale, tutto dovrebbe risolversi», dice Girardelli. In quel periodo Belsito siede anche nel consiglio d’amministrazione del colosso delle costruzioni navali.
«Abbiamo avuto contatti con la Polare – precisa Fincantieri – Avendo ricevuto richiesta perchè fossero illustrati servizi nel campo della ricerca. Ma dopo un approfondito esame, non si è dato seguito alla firma di nessun accordo».
Sembra andare meglio con la Gnv, un contratto di collaborazione che “ormai è cosa fatta”, commentano al telefono i sodali, anche se non è chiaro come sia finito l’affare.
Nel frattempo di metodi, secondo la Finanza, ce n’erano altri: operazioni finanziarie circolari tra società gemelle, mascherate come consulenze, organizzate per ottenere agevolazioni fiscali.
C’è una società che è fondamentale per capire come il clan di Belsito avesse messo le radici sotto la Lanterna.
Si chiama Effebiimmobiliare (dalle iniziali del politico) e ha sede in p/za Tommaseo 4 interno 6 alla Foce. Un ufficio che sembra un porto di mare e, mormora un vicino, negli ultimi anni ha ospitato una girandola di sigle.
Le Effebiimmobiliare, storica società di Belsito, è seguita dagli inquirenti per i soldi finiti a Cipro e in Tanzania, investiti in società estere sospettate di aver riciclato denaro della ‘ndrangheta.
Uno dei soci è Alex Girardelli, una testa di legno, figlio dell’ “Ammiraglio”, socio accomandatario è Andrea Arvigo, dipendente della Regione, Ufficio Formazione, dove si occupa di Fondi europei.
Belsito possiede poi anche il 40% della Plastform, fabbrica di materie plastiche, il 22,5% della Ser. Mac che si occupa di infissi, risulta consigliere di Fincantieri, Editoriale Nord, Cooperativa servizi tecnologici, Cost Service e altre ancora.
E stava comprando il 50% dello stabilimento balneare Sol Levante a Cavi di Lavagna con annessa discoteca.
Aveva costruito un impero che sembra ora arrivato al capolinea.
Francesca Forleo e Marco Grasso
(da “Il Secolo XIX“)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile
DRAMMATICA RIUNIONE DELLE SEGRETERIA DELL LEGA…I DIRIGENTI CONFERMANO A BOSSI: “E’ TUTTO VERO, LE ACCUSE SONO FONDATE”…LA BMW DI RENZO, LA CASA IN SARDEGNA DI ROSI MAURO…OGGI VERRA’ NOMINATO IL NUOVO TESORIERE…MARONI PER IL 10 APRILE AUTOCONVOCA LA BASE PER LA SPALLATA FINALE
Muto e incredulo, Umberto Bossi, davanti ai suoi colonnelli della Lega Nord che per la
prima volta gli dicono che è tutto vero.
Anche se lui – assicurano – non sapeva nulla.
Vere le contestazioni degli inquirenti sui soldi della Lega serviti per ristrutturare la casa di Gemonio o per comprare il macchinone a Renzo. Glielo dicono in via Bellerio, durante la drammatica riunione della segreteria politica convocata all’indomani della tempesta che sta devastando il corpaccione della Lega.
E hai voglia, il vecchio capo, a smentire e negare.
Come quando – particolare certo trascurabile ai fini dell’inchiesta, ma decisivo per capire quella che i “rinnovatori” definiscono “circonvenzione d’incapace” – Bossi assicura che il Trota sta studiando Economia e che la laurea è vicina: “Mi ha fatto vedere il libretto”.
Ma i suoi insistono, e quando un leghista di rango gli fa notare che non è così, all’Umberto sembra franare il terreno sotto i piedi.
E la stessa scena si ripete sulla storia della Bmw di Renzo: “Mi ha detto che la sta pagando in leasing”.
Vero niente, è la replica, “al di là delle responsabilità personali tutte da accertare, le accuse dei pm sono fondate”.
È a questo punto che Bossi si attacca al telefono, i tratti del volto quasi sfigurati dalla rabbia.
Chiama Renzo, poi decide di mollare la riunione e di fiondarsi a Gemonio: dalla Manuela e dai figli, pesantemente lambiti dalle inchieste di tre Procure.
Ma prima ci sono gli addebiti a Rosi Mauro, esponente di spicco della “Lega di famiglia”.
Le chiedono di spiegare la storia della casa in Sardegna adibita a sede del Sinpa, il sindacato della Lega che la signora dirige.
“Questa cosa non esiste”, sbotta Stefano Stefani.
E la Mauro: “Esiste, ma è solo casa mia”.
Questa l’aria che tira alla vigilia del “federale” di oggi, convocato per sostituire il tesoriere Belsito.
Un passo necessario, ma non fondamentale, per la truppa dei “rinnovatori” raccolta attorno a Maroni.
Il problema dei problemi è un altro, e bisogna affrontarlo ora o mai più: si chiama congresso federale (l’ultimo si è tenuto nel 2002).
Ma porlo, questo problema, significa mettere in discussione la leadership di Bossi.
Qualcuno, tra i maroniani, avrebbe voluto parlarne nel “federale” convocato oggi in via Bellerio. Ma poi si è deciso di seguire una strada diversa. Diversa, ma non nuovissima, se si considera quel che successe lo scorso gennaio, dopo la fatwa del Senatùr contro l’ex ministro dell’Interno, a cui fu vietato di partecipare alle iniziative promosse dalla Lega sul territorio.
Il risultato, per Bossi e per chi gli aveva consigliato il diktat, fu disastroso: sollevazione delle sezioni, che fecero a gara nell’invitare “Bobo” a una miriade di manifestazioni.
La più importante in un teatro a Varese, dove si presentò pure Bossi, che sul palco fece la pace con Maroni.
Ecco, adesso i rinnovatori del Carroccio immaginano qualcosa di simile.
Quel che non può entrare dalla porta della “burocrazia interna”, sorda a ogni richiesta di cambiare la leadership, dovrà entrare dalla finestra spalancata dai militanti. Il piano è pronto.
Subito dopo Pasqua, martedì 10 aprile, in una località della Lombardia ancora da definire, ci sarà una grande assemblea di leghisti “autoconvocati” e pronti a cavalcare nel nome del rinnovamento lo scandalo che ha travolto Belsito.
Un raduno come quello di Varese, che servirà a rilanciare in modo perentorio la richiesta di celebrare in tempi rapidi il congresso federale.
E lì il tema di una nuova leadership sarà ineludibile.
Sì perchè, come dice un deputato vicino a Maroni, “nelle segrete stanze non si combina niente, per cambiare qualcosa devono muoversi i militanti del movimento; solo così quelli che continuano a fare muro la capiranno”.
Meno spiccio il ragionamento del sindaco di Verona Flavio Tosi, che tuttavia sempre lì va a parare: “I tempi della politica sono diversi, molto più lunghi da quelli che si aspettano i cittadini, gli elettori e gli stessi attivisti di partito; ai problemi che sta vivendo la Lega bisogna dare risposte certe in tempo reale, per questo guardo con favore all’idea di tenere un’assemblea federale dove sia possibile parlare con tutti i militanti”.
Inutile dire che lui, il 10 aprile, ci sarà .
Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)
argomento: Bossi, Costume, denuncia, LegaNord | Commenta »
Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile
IERI LUNGO INTERROGATORIO DELLE SEGRETARIE DI BOSSI E BELSITO…. TROVATI ULTERIORI RISCONTRI ED “ELEMENTI UTILI ALL’INDAGINE”
Non sarà stato lo scrigno dei segreti ma, secondo i magistrati napoletani, i documenti
che conservava sono «utili all’indagine».
Grazie anche al via libera della Lega Nord, la procura milanese e partenopea, che insieme a quella di Reggio Calabria stanno indagando sulla gestione economica del partito di Bossi, in poche ore hanno ottenuto dal presidente di Montecitorio Gianfranco Fini l’autorizzazione ad aprire la cassaforte del tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito, custodita in un ufficio della Camera.
Lo stesso Belsito, ieri, aveva consegnato la chiave agli inquirenti.
Ieri è stato il giorno della ricerca di nuovi riscontri alle accuse e dell’incrocio delle testimonianze.
E dagli atti emergerebbe, secondo indiscrezioni, che Belsito avrebbe prelevato oltre 200mila euro per le spese personale dei figli di Bossi, mentre 200-300mila euro sarebbero state prelevate per le spese del SinPa, il sindacato padano fondato da Rosi Mauro.
Da ieri sera, nelle stanze del palazzo di giustizia di Milano, i magistrati di casa e gli ospiti di Napoli e Reggio Calabria si sono “scambiati” i posti davanti ai testimoni, in particolare alla segretaria di Umberto Bossi, Daniela Cantamessa, e a Nadia Dagrada, dirigente amministrativo e responsabile del settore gadget della Lega.
Figura centrale delle tre inchieste è il tesoriere (da ieri ex) Belsito, accusato, fra l’altro, di riciclaggio, appropriazione indebita, truffa ai danni dello Stato. Oggi il suo difensore, l’avvocato Paolo Scovazzi, lo ha definito «tranquillo, anche se è molto giù.
Ma non si dà per vinto in quanto è molto combattivo».
I magistrati sospettano che Belsito abbia utilizzato il denaro del partito – ottenuto anche con finanziamenti pubblici come i rimborsi elettorali – pure per operazioni che niente hanno a che vedere con gli interessi del Carroccio.
L’attenzione delle procure si sta concentrando su alcune iniziative economiche fatte da Belsito con società di imprenditori a lui legati e sul trasferimento in Tanzania e a Cipro di fondi della Lega – si parla di sei milioni di euro – nel quale risulta coinvolto un personaggio legato alla ‘ndrangheta.
Si tratta di Romolo Girardelli che oggi, in un’intervista, ha detto di non aver «segreti e di non conoscere gli affari di Belsito».
I magistrati sospettano però che i fondi possano essere stati utilizzati, fra l’altro, per ristrutturare la casa di Bossi a Gemonio e per finanziare la campagna elettorale regionale di suo figlio Renzo; un capitolo riguarderebbe anche la vicepresidente del Senato Rosi Mauro.
Gli interessati hanno smentito: Bossi jr si è detto «sereno».
«Non ho mai preso soldi dalla Lega, nè in campagna elettorale e neppure adesso da consigliere regionale», ha spiegato.
«Anche la mia famiglia – ha aggiunto – di soldi dalla Lega non ne ha mai presi, per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perchè i lavori sono stati fatti quando papà era ancora in ospedale» nel 2004.
Renzo Bossi ha anche cercato di difendere Belsito: «Non è che l’amministratore ha sempre fatto quello che voleva, perchè è sempre stato controllato, quindi non ci sono bilanci opachi: c’è un Consiglio Federale che è a conoscenza dei bilanci della Lega, anche di tutti i gruppi parlamentari e regionali».
Categorica Rosi Mauro, la pasionaria: «Le accuse nei miei confronti sono del tutto infondate».
I magistrati, però, vanno avanti e si dicono «fiduciosi».
«Capire il sistema non sarà agevole – ha spiegato il pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo – anche se confidiamo in risultati rapidi».
I primi potrebbero arrivare dalla cassaforte. Come pare suggerire il procuratore aggiunto di Napoli, Francesco Greco: è stata trovata documentazione contabile, ha detto, «che si presenta utile al prosieguo dell’indagine».
((da “Il SecoloXIX”)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 5th, 2012 Riccardo Fucile
EMERGE QUALCHE CONTRADDIZIONE DEL SENATUR NELLA REAZIONE ALLE ACCUSE… L’INDAGINE CONTINUA SU PIU’ FRONTI
Anche Umberto Bossi si rifugia nella formula “a mia insaputa”, inaugurata dall’ex ministro Pdl Claudio Scajola a proposito dell’acquisto di una bella casa romana: “Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa”, aveva detto all’inizio all’Ansa, al termine della giornata che aveva visto esplodere il caso di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega nord indagato da diverse procura per reati che vanno dall’appropriazione indebita al riciclaggio.
E secondo la Procura di Milano, parte dei fondi del partito sarebbero stati spesi per “sostenere i costi” della famiglia Bossi.
“Io non so nulla di questa cose — aveva aggiunto il leader leghista — e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia”.
Da notare che Umberto Bossi è ininterrottamente parlamentare dal lontano 1987, con relativo stipendio.
Circa un’ora dopo, la stessa agenzia Ansa aveva diffuso una versione diversa del Bossi pensiero.
Dove il concetto di “a mia insaputa” scompare, ma in compenso si apre una nuova questione sull’effettivo pagamento della ristrutturazione della dimora di Gemonio, in provincia di Varese.
”Non sono mai stati spesi i soldi della Lega per ristrutturare casa mia”, afferma il segretario leghista come “precisazione del suo pensiero”. “Denuncerò chiunque sostenga il contrario — ha aggiunto — perchè oltretutto non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni e quindi soldi della Lega non sono stati spesi”.
Ma secondo il figlio Renzo, consigliere regionale lombardo, quei lavori furono realizzati “quando papà era ancora in ospedale”, cioè dopo l’ictus che lo colpì l’11 marzo 2004.
Otto anni fa, dunque, ma Renzo Bossi conferma che ancora non sono stati saldati: “La mia famiglia di soldi dalla Lega non ne ha mai presi, per esempio deve finire ancora di pagare la ristrutturazione della casa di Gemonio, perchè i lavori sono stati fatti quando papà era ancora in ospedale”.
Intanto le inchieste giudiziarie sul caso Belsito procedono su più fronti (leggi le carte complete di Milano e Reggio Calabria).
Francesco Belsito è indagato anche dalla Procure di Reggio Calabria e di Napoli per riciclaggio.
Nel ramo calabrese dell’inchiesta, emerge lo strettissimo legame di amicizia e di affari tra il tesoriere leghista e Romolo Girardelli, indagato come riciclatore di denaro sporco della cosca di ‘ndrangheta dei De Stefano.
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile
ECCO I VERBALI: SPUNTANO FONDI RICICLATI PER RIFORNIRE DI ARMI LE COSCHE… E DI BELSITO I SUOI SOCI DICONO “QUELLO E’ AVIDO, E’ BASTARDO DENTRO”
«Eh sì….ma io ho anche i costi della famiglia», diceva l’ormai ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito a un socio che gli chiedeva conto d’una delle innumerevoli attività finanziarie.
Quali, per la precisione? «La macchina», comprata per uno dei figli di Umberto Bossi. E poi «case», almeno una decina di viaggi-vacanza. Sempre per i figli del Senatùr oppure, la conferma arriva a tarda sera in ambienti investigativi, per un super-big del partito e un tempo dello Stato intero, Rosy Mauro, ex vicepresidente del Senato.
E soprattutto, una delle principali chicche: denari con ogni probabilità pubblici impiegati per la ristrutturazione della «villa di Gemonio», appartenente proprio a Umberto Bossi.
Ancora: almeno in un’occasione, soldi destinati alle «spese» della moglie del Senatùr. E un’altra somma, importante, a parere di chi indaga «distratta» dai conti della Lega per foraggiare la campagna elettorale di Renzo Bossi detto “Il Trota”, alle Regionali del 2010, oltre la cifra che in qualche modo gli sarebbe spettata per default.
Eccoli, alcuni degli «esborsi in contante effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega», effettuati con il gruzzolo dei rimborsi elettorali.
Si ricavano dalle intercettazioni telefoniche di tre Procure (Milano, Roma e Napoli). Le quali certificano pure come un altro faccendiere «espressione di Francesco Belsito», avesse partecipato ai maxi-trasferimenti sui famosi conti esteri di Cipro e della Tanzania di somme necessarie alla ‘ndrangheta per comprare armi.
LA FALSA CONTABILITà€ DEL CARROCCIO
La Procura di Milano, sulla gestione disinvolta del tesoro leghista, è lapidaria e spiega che nessuno poteva sapere cosa se ne facesse davvero.
«La nota proveniente dai carabinieridi Roma (i militari indagavano sugli affari dell’azienda energetica Siram, le cui triangolazioni con società co-gestite da Belsito hanno permesso a tutta la “cricca” di percepire indebiti crediti d’imposta) fornisce elementi inequivocabili circa il fatto che la conduzione della tesoreria del partito politico Lega Nord è avvenuta nella più completa opacità fin dal 2004. E comunque, per ciò che riguarda Belsito, fin da quando questi ha cominciato a ricoprire l’incarico di tesoriere. Egli ha alimentato la cassa con denaro non contabilizzato e ha effettuato pagamenti e impieghi anch’essi non contabilizzati, o contabilizzati in modo inveritiero. Tra questi impieghi risaltano nelle conversazioni telefoniche «i costi della famiglia», intendendosi per tali gli esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord…tali atti di disposizione, in ipotesi non riconducibili agli interessi del partito e contrari ai suoi vincoli di statuto, hanno carattere appropriativo”.
La Lega, nell’opinione dei pm, ha fornito bilanci inguardabili all’organo che rappresenta tutti, il Parlamento.
«I conti dei partiti — scrive ancora la Procura — devono essere rendicontati in modo molto dettagliato, attraverso la redazione di un documento, del tutto simile al bilancio delle società commerciali, che ha natura pubblica poichè è indirizzato al Parlamento, viene revisionato da revisori nominati dallo stesso Parlamento ed è pubblicato nella Gazzetta ufficiale».
Il rendiconto della Lega è trasparente?
«E’ inveritiero, posto che non dà conto della reale natura delle uscite, come della gestione “in nero”(sia in entrata che in uscita) di parte delle risorse affluite alla cassa del partito». E non era solo Belsito, a sapere qualcosa di interessante.
Se è vero che l’ufficio e la casa di Daniela Cantamessa, una delle segretarie di Bossi, sono stati perquisiti, così come la sede del sindacato padano (Sin.pa), l’abitazione milanese di Nadia Dagrada, dirigente amministrativa del Carroccio oltre che responsabile dell’ufficio gadget. Perquisite anche Helga Giordano e Sabrina Dujany.
«QUEI MILIONI USATI PER ARMI DELLE COSCHE»
Se Milano lavora sull’uso del patrimonio leghista (costituito per gran parte con denaro pubblico) per affari privati, Reggio Calabria accende i riflettori sul possibile impiego dei soldi usciti dall’Italia, sospettano che se li godano le cosche.
«Belsito Francesco, Stefano Bonet, Bruno Mafrici, Paolo Scala e Romolo Ghirardelli detto “l’ammiraglio”, trasferivano all’estero, Cipro e Tanzania, somme di denaro di rilevante importo, sicuramente superiori alle operazioni relative a 1,2 milioni di euro e a 4,5 milioni, ovvero compivano complesse operazioni bancarie di «estero vestizione» e «filtrazione» in modo «da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa».
Ma il bello viene dopo, quando si spiega qual era il compito d’un componente della banda, l’ “ammiraglio” Romolo Girardelli di Genova: «Questa condotta era posta in essere, relativamente a Girardelli Romolo, al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso e armata (per avere la immediata disponibilità , per il conseguimento delle finalità dell’associazione, di armi e materie esplodenti anche occultate, tenute in luogo di deposito o legalmente detenute) denominata ‘ndrangheta. E in particolare della “cosca De Stefano».
Tutto il gruppo, compreso l’uomo che maneggia i milioni della Lega ottenuti dallo Stato, e sui conti delle banche cipriote manda un bel gruzzolo attingendo direttamente dal Carroccio, trama per portare all’estero quei soldi, «di probabile provenienza delittuosa».
E uno dei componenti la gang, il genovese Girardelli già indagato per associazione mafiosa, contribuiva all’iniziativa per nutrire la ‘ndrangheta. Belsito in che modo conosceva Girardelli? Poteva sospettare qualcosa del fatto che i soldi sarebbero stati usati dai clan per procurarsi mitra e pistole?
«Le intercettazioni — scrivono i magistrati reggini — hanno dimostrato in maniera inequivocabile che Romolo Girardelli va considerato espressione di Francesco Belsito: attraverso il figlio Alex Girardelli, l’ ammiraglio” è risultato essere socio, con Belsito, della EffeBi imobiliare con sede a Genova”.
Ed ecco che la distanza fra la Lega e la ‘ndrangheta si assottiglia parecchio.
«SOLDI DELLA LEGA? IO CREDO PROPRIO DI SàŒ…»
Capita spesso che gli amici di Belsito si chiedano se ha “pescato” dalle casse del partito (ed è notizia delle ultime ore la richiesta dei pm milanesi di perquisire alcuni uffici leghisti della Camera, cui l’ex sottosegretario aveva accesso).
«Ma i soldi sono della Lega?» dice l’imprenditore veneto Stefano Bonet (intestatario del conto nella banca cipriota su cui arrivano gli euro lumbard) a Paolo Scala, suo promotore finanziario di fiducia, in merito proprio ai sei milioni che il tesoriere leghista ha spedito sul deposito africano dell’istituto di credito di Cipro.
«Ma la fonte cos’è? Non è personale, è del gruppo quella», aggiunge Bonet.
E Scala: «Non so cosa sia. Lui (riferendosi a Belsito) mi ha detto che escono da lui». «No – ribatte Bonet – devono essere del gruppo (intendendo la Lega)».
«Ah boh – risponde Scala – io mi sono trovato davanti a un fatto acquisito sull’importo e la circostanza. Perchè l’ultima cosa che voglio è che per fare tra virgolette un piacere a qualcuno, di farti del male, ecco…».
La chiosa allunga ombre sulle garanzie di trasparenza nel “rientro” di quei soldi, fornite dai vertici leghisti.
Perchè chissà a cosa sono serviti nel frattempo. «Se non ci sono problemi — chiude Scala – rimarranno parcheggiati lì per ics giorni o settimane in attesa di delibere loro. E poi seguiranno la via che devono seguire…».
DENARO NASCOSTO NEL CAPPELLO
Belsito ha sempre dei soldi (il nome in codice usato più volte è «materiale») da gestire. E non si capisce bene da dove arrivino, come li faccia entrare sui conti della Lega, o da lì uscire.
Al punto che per lo scambio si usano cappelli e contenitori per bottiglie.«In effetti — precisano gli investigatori di Reggio Calabria – il 29 dicembre 2011, Caminotto (uomo di fiducia di Stefano Bonet, complice di Belsito in riciclaggio e truffe varie e intestatario del conto cipriota), s’incontrava con Belsito e in quella occasione effettuava la consegna del denaro celandolo all’interno di un cappello e d’una borsa utilizzata per contenere delle bottiglie di vino.
All’incontro era presente anche Paolo Scala il quale, a detta del Caminotto, era particolarmente teso per le modalità dello scambio.
Aggiungeva Caminotto che Scala si intratteneva con Belsito «Per un bel po’ di tempo». Belsito si prodiga per favorire i suoi compari, ma non certo gratis. «Le indagini — rimarcano da Reggio – avevano evidenziato che il passaggio di una Porsche (nelle disponibilità di Belsito) era legato al pagamento di un’“intermediazione” svolta dal politico per l’accaparramento da parte della Polare scarl (di cui fa parte la solita cerchia di faccendieri finanziari) di un contratto di consulenza a favore di un’associazione di Comuni».
Lo dipingono così avido, i complici, che una volta è addirittura l’uomo della ‘ndrangheta, Romolo Girardelli, a dire di Belsito: «Quello è bastardo dentro».
Matteo Indice
(da “Il Secolo XIX”)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile
RICORDANDO LE PAROLE DI LEO LONGANESI: “LA NOSTRA BANDIERA NAZIONALE DOVREBBE RECARE UNA GRANDE SCRITTA: HO FAMIGLIA”
Non doveva essere poi così magico, questo cerchio, se per rompersi basta un pacchettino di assegni versati “per sostenere i costi della famiglia Bossi”.
“Difendiamo, proteggiamo e promuoviamo la famiglia” sparò a tutta pagina la Padania nel dicembre scorso.
Il quotidiano invitava i leghisti a inviare “le foto più belle dei vostri figli e del nucleo famigliare in cui vivete”. In foto si vedeva un giovane Bossi in bicicletta con un Trota piccolissimo, riccioluto e un po’ sgomento sul seggiolino davanti.
Pochissime foto arrivarono in realtà al giornale, tanto che presto la trepida campagna fu sospesa: segno che già allora la famiglia del Capo era vista con qualche sospetto.
Pure comprensibile: la stentata maturità , l’elezione facile, e magari la successione del Trota, che “ha il nostro progetto di libertà nel sangue” l’aveva presentato il suo amico e capogruppo Reguzzoni, tra l’altro genero dell’intramontabile Speroni, che a suo tempo aveva assunto l’altro figlio di Bossi a Strasburgo.
Il maggiore: Riccardone, celebrato corridore di rally sul quotidiano padano, comparso in foto con le modelle alle Maldive nei giorni degli sbarchi a Lampedusa, che a un certo punto s’era messo in testa di andare all’Isola dei famosi.
E infine – che però non è la fine, dovendosi qui ricordare che anche un fratello di
Bossi, grande appassionato di ciclismo, ebbe sia pure per poco il beneficio di un posto d’assistente a Strasburgo…
E comunque per ora ci sarebbe ancora un altro figlio, Roberto Libertà , quello della candeggina, pure lui in odore di politica.
E allora viene in testa quella fatale noticina sul diario di Leo Longanesi (Parliamo dell’Elefante, Longanesi, 1983), in data 26 novembre 1945: “La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia”.
Sì, certo, vale anche per il drappo con la ruota solare o sole delle Alpi che dir si voglia.
E pensare che quando Umberto e la Manuela vollero finalmente regolarizzare la loro unione davanti al sindaco di Milano Formentini, la cerimonia fu messa in vendita su videocassetta per la gioia dei militanti.
Che di lì a poco, in un congresso videro dei bambini giocare sul palco, ed erano sempre Renzo e Roberto: incarnazioni profetiche di un familismo che innestatosi sul ceppo pseudo-etnico e carismatico della Lega non poteva che degenerare in logiche tribali e ora, come si scopre, anche pidocchiose e patrimoniali.
“Figli certi! Certi!” ringhiava il Senatùr nel 2001 contro i candidati del centrosinistra che avevano figli adottivi.
Ah, la sacra famiglia!
Famiglia allargata, oltretutto, fino a comprendere nella sua cerchia figure come Rosi Mauro, sindacalista brindisina e lungochiomata, detta “la badante” per l’occhiuta passione con cui accudisce il leader malato – indimenticabile l’espressione atterrita dinanzi al rigatone che la Polverini gli infilava in bocca – e si è addirittura trasferita a vivere a Gemonio.
Più altri intermittenti privilegiati: oltre al suddetto Reguzzoni, davvero molto rigido nel pensiero e nella parola, va menzionato il senatore Bricolo, molto attento ai Valori cristiani; e poi anche questo Belsito, che francamente lo risulta un po’ meno.
Fino ad arrivare all’assessore lombarda Monica Rizzi, “Monica della Valcamonica”, che ha ceduto il posto al Trota e gli ha fatto largo con sistemi non proprio ortodossi nella giungla leghista di Brescia e della bassa.
Questa bionda Monica, di cui sono stati messi in forse gli studi in psicologia, reca se non altro il merito di riportare a una qualche forma di magia un cerchio invero risultato piuttosto materialistico.
È infatti legata a una vera maga, a sua volta in rapporti con gli extraterrestri, il che non le ha impedito di aprire un’agenzia investigativa intitolata al conte Cagliostro.
E anche questi particolari sono forse da intendersi come la conferma che quando i poteri stanno per crollare, ecco che occultismi, spiritismi e altre diavolerie si prenotano un posto in prima fila.
Su di un piano più razionale il cerchio magico (l’espressione è di Bossi, 1995, però l’attribui al “mago” allora malefico Berlusconi) si spiega forse con il pessimismo, prima di tutto della Manuela, sul futuro della Lega e la salute del suo fondatore.
In altre parole: il meglio è passato, occorre pensare al domani.
Ieri il senatore Torri ha detto, e anche giustamente dal suo punto di vista, che Bossi “ha dato la vita in senso fisico, materiale e morale per la libertà del Nord”.
Ciò che sta accadendo da qualche tempo ha tutta l’aria di una specie di risarcimento, o auto-risarcimento.
Come sempre succede in questi casi, il confine tra le due entità è sfuggente, ma decisivo.
E ancora di più quando a stabilirlo sono i carabinieri, la Guardia di Finanza e la magistratura.
Filippo Ceccarelli
(da “La Repubblica“)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 4th, 2012 Riccardo Fucile
ESPONENTE DELLA LEGA, CANDIDATA ALLA SEGRETERIA PROV. DEL CARROCCIO, E’ MOLTO LEGATA ALL’EX TESORIERE….NELLA FOTO UN BRINDISI NELLA SEDE DELLA LEGA A CHIAVARI CON BELSITO, LA DUJANY E RIXI (PRIMA CHE SI SCANDALIZZASSE DELLA COMPAGNIA DI BELSITO)
Una militante della Lega Nord chiavarese, Sabrina Dujany, nominata nel 2010 responsabile dell’Ufficio sportello per le imprese a Milano, molto vicina a Belsito, risulta coinvolta nell’inchiesta delle procure di Milano, Reggio Calabria e Napoli, assieme al tesoriere (ed ex responsabile del partito per il Levante ligure) Francesco Belsito.
Da tre giorni sono presenti a Chiavari agenti della polizia tributaria campana incaricati dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio, della sezione reati contro la pubblica amministrazione coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco.
L’inchiesta della procura campana prende spunto da una informativa dei carabinieri del nucleo operativo ecologico che porta la data del 30 marzo scorso ed è relativa a «operazioni economiche riconducibili ad attività di riciclaggio poste in essere da Stefano Bonet», un imprenditore veneto ritenuto elemento centrale della indagine. Nelle carte, gli inquirenti spiegano che l’obiettivo è quello di accertare se le somme movimentate da Belsito (privatamente o in qualità di tesoriere della Lega Nord) siano di provenienza lecita e riguardino rimborsi elettorali o finanziamenti di privati al partito, oppure illecita.
L’attività dei finanzieri a Chiavari è coperta da un rigidissimo riserbo e perquisizioni, sequestri e perfino acquisizione di atti utili alle indagini sono state smentite dai rappresentanti della Lega Nord.
Ieri è però trapelato che gli inquirenti campani hanno emesso un decreto di perquisizione dell’abitazione di Sabrina Dujany.
L’appartamento si trova in via dei Gandolfo 4, ovvero dove risulta avere sede l’azienda della stessa quarantaseienne, la “Athena Consultation” sas.
Si tratta di una società che fornisce «consulenze e servizi amministrativi nel campo della formazione, della qualità , della sicurezza, dell’informatica, dell’ambiente e delle tecniche finanziarie».
Un altro ufficio è rintracciabile in via Battisti 15 a Lavagna, ma questi locali non sono citati nelle carte della Procura campana.
Non è escluso che nelle prossime ore Sabrina Dujany possa essere sentita dagli stessi pm di Napoli, alla presenza di un avvocato difensore.
Contemporaneamente, prosegue il lavoro degli uomini della polizia tributaria. D’altronde, è logico che l’attenzione delle Fiamme gialle e degli inquirenti si sia spinta fino al levante genovese. Francesco Belsito è stato commissario provinciale del Tigullio dal 2010 al marzo scorso.
Secondo voci non confermate, Belsito avrebbe recentemente manifestato interesse nell’acquisizione di quote di capitale di un noto locale notturno della Riviera di Levante (acquisto del 50% della discoteca Sol Levante n.d.r.) e manterrebbe solidi legami con esponenti politici e imprenditori del Tigullio, tra cui figura pure la consulente aziendale Dujany.
Naturale, allora, che gli inquirenti napoletani, ma anche quelli di Reggio Calabria e Milano, si chiedano adesso se documenti interessanti ai fini investigativi, magari utili a rintracciare e “tracciare” il tesoro padano e gli affari di Belsito possano essere custoditi proprio a Chiavari o nel Tigullio.
E gli stessi investigatori non possono nemmeno escludere che qualche carta o prova o indizio possa essere stata custodita da esponenti della Lega Nord.
Tanto è vero che nelle ultime ore sono state perquisite le abitazioni e gli uffici di Nadia Dagrada, una dirigente amministrativa del partito e responsabile dell’ufficio gadget, di Helga Giordano, ex assessore comunale a Sedriano (Milano), e, appunto, Sabrina Dujany.
(da “Il Secolo XIX“)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Aprile 3rd, 2012 Riccardo Fucile
“DENUNCERO’ CHI HA USATO I SOLDI DELLA LEGA A MIA INSAPUTA PER SISTEMARE LA MIA CASA”… “VOGLIONO COLPIRE LA LEGA E QUINDI COLPISCONO ME”…”HO CHIESTO IO A BELSITO DI DIMETTERSI”
“Sono stato io a chiedere a Belsito si dimettersi, per fare chiarezza. E lui si è
dimesso».
Umberto Bossi a tarda sera lascia la sede federale della Lega Nord, dove si trovava dalle 12, dopo le perquisizioni della mattinata, ordinate nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato l’ormai ex tesoriere Francesco Belsito, per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato per la gestione dei rimborsi elettorali del movimento.
Il leader della Lega Nord ha lasciato la sede di via Bellerio dal cancello posteriore, a bordo della sua auto, senza fare dichiarazioni ai giornalisti.
Ma risponde al telefono all’Ansa: «Vogliono colpire la Lega e quindi colpiscono me, mi sembra che sia iniziata la prossima campagna elettorale».
«Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cose – ha aggiunto il leader leghista – e d’altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare le ristrutturazioni di casa mia».
Questo perchè ci sarebbe anche la ristrutturazione della casa di Umberto Bossi a Gemonio tra i capitoli di spesa sostenuti da Francesco Belsito con le somme ricevute per i rimborsi elettorali del partito.
È quanto avrebbero certificato i carabinieri del Noe nella relazione alla base delle indagini condotte dalla procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, nei confronti tra gli altri del tesoriere del Carroccio.
Umberto Bossi ha chiuso la sua giornata più amara della Lega Nord culminata con le dimissioni del controverso tesoriere.
Bossi è arrivato nel quartier generale del partito un’ora e mezza dopo la fine della perquisizione.
Il segretario federale del Carroccio è rimasto chiuso nel «fortino» di via Bellerio per dieci ore. Con lui, il coordinatore delle segreterie nazionali, Roberto Calderoli, il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il vice presidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e l’ex ministro Roberto Castelli, che fa parte del comitato amministrativo, di recente nominato per il controllo dei conti.
Chi ha parlato con lui nel primo pomeriggio ha descritto il leader leghista come un uomo «amareggiato dall’attacco personale e alla famiglia».
Mollo tutto e mi dimetto, avrebbe detto ai suoi i Senatùr, mentre arrivavano le notizie che i soldi del partito sarebbero stati utilizzati per coprire le spese della sua famiglia.
Le accuse più dure da digerire: l’uso dei fondi per la campagna elettorale che ha portato il figlio Renzo in Consiglio regionale lombardo e per la ristrutturazione della villa di famiglia, a Gemonio.
argomento: Bossi, Giustizia, LegaNord | Commenta »