Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
IN 20 ANNI MESSI DA PARTE 20 MILIARDI IN MENO….SI E’ PASSATI DA 4.000 A 1.700 EURO PRO CAPITE
Risparmio ridotto al minimo per finanziare la spesa corrente. 
È l’effetto della crisi globale che continua a cambiare le abitudini delle famiglie italiane.
Dopo aver tagliato i consumi, è quindi calata anche la capacità di risparmiare. Al punto che negli ultimi cinque anni i debiti sono schizzati alle stelle fornendo una fotografia dell’Italia molto simile a quella degli Stati Uniti dove, da sempre, si compra a credito.E il cuscinetto di sicurezza che fino ad oggi ha messo al riparo i conti dello Stato inizia a sgonfiarsi.
Le cifre dei bilanci famigliari arrivano dall’Adusbef che, elaborando dati della Banca d’Italia, ha calcolato una crescita della passività del 55% da 595,6 a 923,3 miliardi di euro.
Nel frattempo si è dimezzato il “forziere” accumulato negli anni è sceso da 60 a 30,6 miliardi (-49%). Anche perchè nell’immaginario collettivo il mattone resta il bene rifugio per eccellenza e così l’acquisto della casa è in cima ai desideri degli italiani: per un terzo delle famiglie l’investimento immobiliare è la principale forma di utilizzo del surplus monetario.
Secondo Adusbef, infatti, a crescere sono proprio i debiti a «medio e lungo termine» passati da 425,6 a 643,4 miliardi di euro.
Cifre destinate — in larga misura — alla spesa per mutui, ma in tempo di crisi rispettare le scadenze delle rate è diventato più difficile e l’associazione a tutela del consumatore sottolinea come dal 2006 al 2010 sia «notevolmente» aumentato il numero delle famiglie in difficoltà nell’onorare i propri impegni: le sofferenze sono salite del 46,9%.
A due cifre anche il tonfo dei risparmi che tra il 2002 e il 2010 è arrivato al -67,75%. Nell’ultimo anno è addirittura sceso del 26,6%.
Per il presidente Adusbef, Elio Lannutti, e il segretario dell’associazione, Mauro Novelli «il risparmio privato declina velocemente al perdurare della crisi finanziaria internazionale e un numero sempre maggiore di famiglie in difficoltà vede chiudersi il canale bancario e deve far ricorso alle finanziarie, a tassi crescenti».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche i dati presentati dall’Ufficio Studi di Confcommercio: negli ultimi 20 anni il risparmio complessivo si è ridotto di circa 20 miliardi.
Addirittura, se nel 1990 ogni 100 euro di reddito ne generavano 23 di risparmio, lo scorso anno la soglia è scesa sotto i 10 euro.
In termini reali, quindi, il risparmio annuo pro capite è calato del 60%: da 4mila a 1.700 euro.
Un trend negativo e preoccupante nel lungo periodo, ma — almeno per il momento – il confronto con gli altri Paesi vede l’Italia in una posizione di vantaggio.
Nello studio Adusbef si sottolinea come «pur cresciuti dal 2004, i nostri debiti privati del 2010 superano appena il 60% del reddito disponibile».
Per le famiglie francesi si avvicina all’80%, in Germania sale al 90% e in Spagna al 110%.
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Giugno 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LAVORI PRECARI, REDDITI BASSI, GENITORI IN DIFFICOLTA’ ECONOMICA…PER MOLTI GIOVANI COMPRARE UNA CASA RESTA UN SOGNO…SETTE MILIONI DI PERSONE TRA I 18 E 34 ANNI VIVONO ANCORA IN FAMIGLIA, MAGARI CON UNA LAUREA IN MANO E UNO STIPENDIO DI 1.000 EURO….GLI INGLESI LI CHIAMANO “GENERATION RENT”, LA GENERAZIONE IN AFFITTO
La casa di proprietà ? Sogno impossibile, privilegio di pochi, desiderio di molti, nella realtà una sfida perduta.
Almeno per chi ha 30 anni, un lavoro precario, amici precari, genitori in affanno e nonni con le pensioni desertificate a furia di aiutare figli e nipoti.
Gli inglesi la chiamano generation rent, generazione affitto, e non è più soltanto una metafora per indicare i ragazzi della Rete, oggi giovani adulti che del nomadismo e della flessibilità hanno dovuto fare il loro stile di vita.
No, la generazione “rent” (20-45 anni) è quella che davvero le case non le comprerà più, non le possederà più, che non avrà più il capitale neppure minimo per stabilizzare le proprie radici, come scrivevano ieri mattina molti quotidiani inglesi, a cominciare dal Guardian.
È il mondo di chi già ora vive in affitto, coabita, fa crescere le comunità di cohousing, universitari, coppie, ma anche neo-famiglie e, a sorpresa, sempre più professionisti all’inizio della carriera.
Ma tra questi c’è anche chi la casa l’ha perduta.
Perchè incapace di rispettare mutui e impegni stipulati prima della crisi, quando magari il lavoro c’era e anche un po’ di risparmi accantonati con fatica giorno dopo giorno. Tutto bruciato.
La “generazione rent” dicono gli economisti sta portando ad un cambiamento radicale del concetto di proprietà , un problema europeo ma anche molto italiano.
Infatti. l’Italia è il paese dei piccoli proprietari (74% delle famiglie possiede le “quattro mura”) ce l’hanno fatta anche i baby boomers a comprarsi una casa, adesso però il sogno è finito, per i figli la strada sarà ardua, come dimostra un recentissimo studio firmato dalla Cgil e dal Sunia, il Sindacato Nazionale degli Inquilini, dal titolo emblematico «La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni».
Partendo da alcuni numeri fondamentali: nel nostro paese ci sono 7 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora in famiglia.
Il 60% di questi percepisce un reddito mensile inferiore ai mille euro.
E i cosiddetti «milleuristi», secondo una proiezione dell’Università Cattolica di Milano, saranno nei prossimi anni almeno 15 milioni di famiglie.
«E se teniamo conto che l’affitto medio di un trilocale nella zona semicentrale di una grande città , non è inferiore ai 1100 euro al mese, e che in 10 anni il costo delle case è aumentato del cento per cento — spiega Laura Mariani, responsabile delle Politiche Abitative della Cgil — si capisce come per un’enorme fetta della popolazione non solo l’acquisto, ma anche l’affitto, siano diventati una sfida impossibile».
Con l’aggravante che per gli italiani la casa è famiglia, cultura, radici, legame antropologico con le origini.
Per questo la “generazione rent” nel nostro paese rischia di pagare un prezzo più alto che altrove.
«Sia per un affitto che per stipulare un mutuo si chiedono garanzie ormai impossibili per oltre il 60% della popolazione, in particolare i giovani, che hanno redditi incerti e lavori precari. Il mondo è cambiato — afferma Laura Mariani — ma sia i proprietari degli appartamenti che gli istituti di credito si comportano come se fossimo ancora nell’Italia del posto fisso… Per uscire da questa morsa, che costringe i giovani a restare in casa ben oltre l’età adulta o fa precipitare le famiglie sotto la soglia di povertà perchè strozzate dai canoni di locazione, si deve rilanciare l’edilizia sociale, quella delle cooperative, dei prezzi equi. Ma anche per le case popolari si è passati dai 35mila alloggi del 1985 ai 2000 di oggi, mentre le domande degli aventi diritto sono oltre 600mila».
E se è vero che i ragazzi italiani sono un po’ più familisti dei loro coetanei nordeuropei, è vero anche che l’83% dei giovani che vivono in famiglia vorrebbe andarsene al più presto.
Perchè? Desiderio di indipendenza economica, voglia di sposarsi o convivere, spinta al misurarsi da soli con la vita.
«Ma la rigidità del mercato immobiliare — aggiunge il demografo Alessandro Rosina, che al tema del “blocco” dei giovani ha dedicato più di uno studio — fa sì che nel nostro paese anche la “generazione rent”, che potrebbe trovare lavoro muovendosi, spostandosi, accettando incarichi e contratti lontano da casa, non può cogliere queste occasioni perchè i salari sono troppo bassi rispetto agli affitti».
Si calcola infatti che per poter affrontare un canone da 1000 euro al mese, se ne dovrebbero guadagnare 2500 per non finire sul limite dell’indigenza.
«Per noi — dice ancora Rosina — entrare nell’era in cui la casa non è per sempre è davvero uno strappo culturale, a cui i trentenni non sono preparati. Sono figli di una tradizione familiare dove fino a 15 anni fa il percorso preordinato prevedeva lavoro sicuro, matrimonio e casa di proprietà , magari con diversi decenni di mutuo. Caduta però la rete di protezione di nonni e genitori, e senza un welfare pubblico di supporto, i giovani adulti si sentono in uno stato di fragilità che li porta a posticipare tutto: convivenze, figli, l’età adulta insomma».
Addio al mattone dunque?
A giudicare dalla nuova corsa selvaggia all’edificazione che in pochi anni ha stravolto molte periferie urbane, sembra di no.
Ma non saranno certo quei 15 milioni di persone con mille euro al mese di stipendio, a potersi permettere i nuovi condomini chiavi in mano degli hinterland metropolitani. Eppure, aggiunge il sociologo Vanni Codeluppi, dentro questa “generazione rent” ci sono frammenti e fermenti di cambiamento.
«È vero, l’impoverimento della classe media ha generato per i ragazzi un modo di vita assai meno sicuro di quello dei loro genitori. Ma le soluzioni — ipotizza Codeluppi — sono in sintonia con l’idea di flessibilità e nomadismo che è propria di un mondo giovanile che con l’incertezza sa di dover convivere. Spartire un affitto, coabitare, vuol dire mescolare esperienze, non essere chiusi, in fondo è la stessa globalizzazione della Rete».
In effetti in tutto il Nord Europa come negli Stati Uniti, il cohousing è una realtà consolidata, un modo di fare famiglia tra le categorie più diverse, gli anziani, le mamme sole, nuclei familiari che si aiutano tra di loro.
E diverse “comunità abitative” sono nate a Milano, in Piemonte, in Emilia Romagna, sia come condivisione affitti, che come veri e propri gruppi d’acquisto di case-villaggio.
Mentre sono attivissimi i siti che propongono agli studenti e ai giovani lavoratori appartamenti in cui abitare in più persone, piccole tribù che si incontrano sul web. Basta scorrere “Easystanza” o “Coinquilini. it”, dove sul modello del francese “Colocation” (130 mila richieste al giorno), o il britannico “Easyroommate” (due milioni e 700mila giovani iscritti), migliaia di studenti hanno trovato casa, scegliendo però i coinquilini attraverso dettagliate schede, dove si precisa, anche, l’orientamento sessuale.
«La famiglia d’origine — conclude Codeluppi — è un porto sicuro, ma poi bisogna andare via, spiccare il volo. È troppo importante per la formazione di un giovane, ed è davvero punitiva questa resistenza del mercato che blocca il desiderio di autonomia. È però vero che in Italia c’è bisogno di un salto culturale, spesso sono i genitori stessi a non spingere i ragazzi fuori. Ma la famiglia-nido è un modello in crisi, e non soltanto per fattori economici, a giudicare dal numero delle separazioni e dei divorzi: in realtà , come affermano alcune teorie, le società occidentali avanzate si stanno tribalizzando, nel senso di una vita a gruppi, dove ciò che conta sono i legami tra soggetti, tra individui, non per forza uniti dai legami di sangue».
Maria Novella De Luca
(da “La Repubblica“)
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Maggio 15th, 2011 Riccardo Fucile
SMENTITA LA TESI CHE ANEMONE NON AVESSE MAI PRESO UN APPALTO QUANDO SCAJOLA REGGEVA IL MINISTERO: DUE FATTURE DI APRILE E GIUGNO 2002 AGLI ATTI DIMOSTRANO IL CONTRARIO….NON E’ STATO INDAGATO PERCHE’ A FRONTE DEL REGALO DA 900.000 EURO PER LA CASA AL COLOSSEO, NON SI E’ RIUSCITI A DIMOSTRARE LA CONTROPARTITA RICEVUTA DA ANEMONE
Nelle carte dell’indagine sulla cricca spuntano due prove non ancora valutate
Le due fatture che inguaiano Claudio Scajola portano la data del 30 aprile e del 31 giugno 2002.
Riguardano una fornitura di condizionatori per un lavoro svolto dalla Tecnocos e provano che Anemone ha lavorato al Viminale nel periodo in cui il titolare del dicastero non era Giuseppe Pisanu, come si è creduto finora, ma proprio Scajola, beneficiato due anni dopo degli assegni usati per comprare la casa vicino al Colosseo.
Quelle fatture sono depositate negli atti dell’indagine di Perugia sulla cosiddetta “Cricca dei grandi eventi”, ma nessuno finora si era reso conto della loro importanza.
Dopo la chiusura dell’indagine perugina dove Scajola non è mai stato iscritto nel registro degli indagati, Berlusconi ha dichiarato: “Quello che è successo al mio amico Claudio Scajola, uscito totalmente estraneo da una vicenda che ha profondamente ferito lui e la sua famiglia è una clamorosa dimostrazione della necessità di una riforma della giustizia”.
Ieri Scajola ha pubblicato sul web un trattatello di 12 pagine dedicato alla vicenda dell’appartamento pagato “a sua insaputa” grazie ai 900 mila euro degli assegni di Anemone.
A giorni si attende il suo ingresso al governo.
Finora si è detto che Anemone non ha preso nemmeno un appalto dal Viminale, quando era retto da Scajola.
Per controllare questa affermazione, il Fatto Quotidiano ha riletto le carte, a partire dalle due fatture emesse dalla Simait Service Srl, un fornitore storico di Anemone che si è occupato anche dei condizionatori della casa del ministro nel 2004.
Simait fattura a Tecnocos di Anemone con questa motivazione: “Ns. riferimento commessa n. 26/2002 del 4 febbraio 2002 per la fornitura e posa in opera di impianto di condizionamento per una fornitura di impianti di condizionamento aria per condizionatore multisplit e inverter presso il ministero degli Interni di Roma”.
La seconda fa riferimento alla commessa del 14 febbraio del 2002 per altri condizionatori sempre “presso il ministero degli Interni”.
Le date delle fatture dimostrano che c’è un buco nelle ricostruzioni di investigatori e giornalisti.
Non è vero che la scalata di Anemone è iniziata con il contratto per i lavori di ristrutturazione della sala crisi del Viminale nel settembre del 2002, due mesi dopo l’arrivo di Pisanu.
Sulla base di questa affermazione — nonostante siano provati i vantaggi ottenuti da Scajola — l’ex ministro non è stato indagato perchè, per dirla con il brocardo latino, c’è il do di Anemone ma non c’è l’ut des di Scajola.
Insomma c’è un regalone da un milione di euro, ma manca la controprestazione. Non tanto perchè i 21 contratti firmati dal 2002 al 2009 dalle società di Anemone per un centinaio di milioni di euro abbiano come controparte il Provveditorato delle Opere pubbliche del ministero delle Infrastrutture.
Tutti sanno che si tratta di un contraente formale che esegue le direttive del committente reale, che spesso era il ministero dell’Interno.
Scajola era escluso perchè la stagione d’oro di Anemone al Viminale, così si era detto finora, era iniziata solo dopo il 4 luglio del 2002, quando Scajola si dimette dopo aver dato del “rompicoglioni” al professor Marco Biagi.
E invece non è così.
E basta leggere le carte di Perugia per capirlo.
Già nell’elenco dei lavori sequestrato ad Anemone e allegato all’informativa del Ros dei Carabinieri del 29 aprile 2010, spunta un contratto per “manutenzione dei locali del compendio del Viminale” datato 13 maggio del 2002.
Ma anche il primo contratto importante, quello da 2 milioni e 494 mila euro per la “Ristrutturazione degli ambienti destinati alla Sala Situazioni, all’area di crisi agli uffici contermini e all’archivio dell’Onorevole Ministro-Compendio del Viminale” che risulta firmato il 19 settembre 2002, stando alle fatture della Simait pubblicate oggi dal Fatto, risale a febbraio del 2002.
“Quando Pisanu arriva”, spiegano al Fatto i collaboratori dell’ex ministro Pisanu, “i lavori della sala di crisi e dell’ufficio erano stati già appaltati ed erano quasi terminati”.
Non basta: Scajola diventa ministro altre tre volte e in tutti e tre i casi Anemone si occupa di ristrutturare i suoi uffici: al ministero dell’Attuazione del programma nel 2004, al ministero Attività produttive (23 mila e 880 euro) nel 2005 e poi ancora al ministero dello Sviluppo economico: 31 mila euro pubblici spesi per “lavori nella stanza di riposo e attiguo bagno del ministro”.
Sono importi piccoli.
Ma nelle carte dell’indagine c’è traccia di un intervento più importante.
Il 3 aprile del 2009 Bertolaso, dice al telefono al dottor Guidelli che “i ministri Tremonti e Scajola hanno trasferito sul conto (della Protezione civile) 226 milioni di euro e quindi pagheranno tutti gli stati di avanzamento dei lavori a La Maddalena”.
Proprio quelli che interessavano ad Anemone e Balducci.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
CLAMOROSO AUTOGOL DEL PREMIER: CASE ABUSIVE, STOP ALLE RUSPE…E QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’? … LA LEGA FA FINTA DI INDIGNARSI, MA VERRA’ TACITATA CON QUALCHE POLTRONA, COME SI ADDICE AI SERVI DI CORTE
Un provvedimento del Consiglio dei Ministri sospenderà gli abbattimenti di case «fino alla fine dell’anno, per valutare situazione e rimediare».
È la promessa di Silvio Berlusconi che, intervistato da radio Kiss Kiss il giorno prima del suo arrivo a Napoli è tornato anche sul dramma rifiuti sparando a zero contro il Comune.
«Ecco cosa intende la destra quando parla di legalità » è stato il commento del candidato sindaco del Pd, Mario Morcone, alle dichiarazioni assist di Silvio Berlusconi sullo stop alle demolizioni di case abusive.
«In una città invasa dai rifiuti e con problemi di inquinamento – ha continuato Morcone – invece di pensare a tutelare l’ambiente e sostenere il nostro territorio con iniziative che mirino alla qualità della vita, dell’aria e dell’acqua, il premier annuncia l’ennesima legge ad hoc, promettendo fondi e misure a sostegno”.
Secondo il Wwf e il Fondo per l’ambiente italiano, “La proposta avanzata oggi dal presidente del Consiglio di presentare un provvedimento per la sospensione delle demolizioni in Campania non è nuova”.
Le due sigle ambientaliste segnalano in una nota congiunta che “analoghe proposte sono state avanzate da parlamentari campani mediante emendamenti al cosiddetto milleproroghe sia del 2010 che del 2011, dichiarati inammissibili dalle competenti commissioni parlamentari”.
Su proposte di questo tipo, “Fai e Wwf hanno sempre espresso la propria opposizione”, aggiunge la nota.
Che evidenzia come non ci sia “nessuna esigenza di compiere una ricognizione della situazione di fatto e di diritto sottostante”, perchè esiste “una sentenza penale passata in giudicato di condanna alla demolizione dell’abuso edilizio”. Concludono Fai e Wwf: “Il reale intento di chi compie queste proposte, è da un lato quello di violare il principio di legalità derogando a sentenze penali definitive di condanna all’abbattimento di edifici abusivi e, dall’altro, riaprire in modo subdolo i termini per la presentazione delle domande di condono edilizio”
Da parte nostra riteniamo vergognoso che per una manciata di voti contigui spesso alla camorra, Berlusconi annunci l’ennesima immorale sanatoria sulle case abusive, costruite anche in parchi naturali e zone ad alta inedificabilità .
Questa sarebbe la destra della legalità ?
Questo era forse scritto nel programma elettorale del centrodestra?
E La Lega che finge di indignarsi (come nel caso Libia), non è la stessa che poi, in cambio di poltrone e prebende, viene tacitata come si addice ai servi di corte?
Questi stanno sputtanando la destra vera per salvarsi il culo dai processi e per rimanere attaccati con il mastice alla poltrona di parlamentare.
Venderebbero anche la madre per due voti in più: ora possono fregiarsi anche del titolo di gran ciambellani di corte abusiva.
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Maggio 4th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE ORDINA LA CANCELLAZIONE DAL SITO WEB DEL COMUNE VARESOTTO DELL’ARTICOLO IN CUI SI INVITAVA I RESIDENTI A NON AFFITTARE CASE AGLI EXTRACOMUNITARI… PERCHE’ MARONI NON E’ INTERVENUTO?
L’assessore leghista di Gerenzano, Cristiano Borghi, istiga i cittadini italiani a
discriminare gli extracomunitari.
Lo afferma l’ordinanza con cui il giudice Loretta Dorigo ha accolto il ricorso promosso da due associazioni contro lo stesso assessore alla Pubblica istruzione (con delega alla Sicurezza) e contro il Comune della provincia di Varese, guidato da un monocolore della Lega Nord.
Nel ricorso di chiedeva di accertare e dichiarare il carattere discriminatorio di un articolo in cui Borghi scriveva “Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… Altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa”.
L’articolo era stato pubblicato sul bollettino “Filodiretto coi cittadini” del Comune nel luglio 2009 ed è tuttora online sul sito di Gerenzano.
Nell’ordinanza il giudice scrive che “l’invito a non affittare agli stranieri opera quale istigazione, rivolta ai soggetti di nazionalità italiana, finalizzata a introdurre un fattore distorsivo con funzione discriminatoria nei rapporti giuridici instaurandi con cittadini extracomunitari”.
Di qui l’ordine all’assessore e al Comune di rimuovere l’articolo dal sito web entro dieci giorni dalla notifica del provvedimento.
Sarebbe da chiedersi come mai il ministro degli Interni, così attento a porsi in prima fila a favore di telecamere quando polizia e magistratura catturano un latitante, non sia intervenuto con altrettanto tempismo nei confronti di un atto palesemente razzista, commissariando un comune della sua zona di origine.
O forse nella padagna del magna magna non valgono le regole del vivere civile?
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Aprile 29th, 2011 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA ALER FINISCE ANCHE MARCO OSNATO, CONSIGLIERE COMUNALE USCENTE E IN LISTA CON LA MORATTI ALLE PROSSIME ELEZIONI…ACCUSATO DI CORRUZIONE E TURBATIVA D’ASTA
Turbativa d’asta e corruzione. Tra gli almeno sei indagati dalla procura di Milano sugli appalti per i lavori di pulizie e gestione del verde del patrimonio immobiliare Aler, figurano il direttore generale Aler, Domenico Ippolito, e il direttore dell’area gestionale dell’Aler, Marco Osnato, genero di Romano La Russa, consigliere comunale uscente e candidato alle prossime amministrative nella lista di Letizia Moratti sindaco e coordinatore vicario del Pdl milanese.
A riportare la notizia è il Corriere della Sera in un articolo di Luigi Ferrarella nelle pagine della cronaca cittadina.
Nell’inchiesta anche l’avvocato che guida l’ufficio legale e appalti dell’ente, Irene Comizzoli; la responsabile dell’ufficio di segreteria del presidente Loris Zaffra nonchè componente del gruppo tutela patrimonio dell’ente in chiave anti-abusivismo, Anna Bubbico; e due amministrato di centinaia di alloggi Aler, Antonio De Luca (marito della Bubbico) e Luca Bellisomo.
Secondo quanto riporta il quotidiano di via Solferino, “alcuni di questi nomi erano già stati evocati nell’esposto che il 19 marzo dell’anno scorso l’associazione Sos Racket e usura di Frediano Manzi aveva presentato in Procura, allegando anche la registrazione di una conversazione con ‘un ingegnere che ha lavorato per anni partecipando a bandi e gare d’appalto per l’Aler’ e che accreditava l’esistenza di una prassi tangentizia in seno all’ente”.
I pm Antonio Sangermano e Maurizio Romanelli, stanno valutando, scrive Ferrarella, la delibera dell’Aler con la quale si sperimentava nella provincia milanese una sorta di autogestione degli amministratori di condominio, affiancati da alcuni individuati funzionari Aler, nella scelta dei modi e delle aziende con i quali assicurare i servizi di pulizie e di gestione del verde.
Ma il dubbio degli inquirenti “pare essere che dietro questo meccanismo vi sia stata la volontà di evitare gare d’appalto attraverso il frazionamento dei lavori in piccoli lotti, in modo da consentire a taluni amministratori degli stabili, ritenuti politicamente più ‘vicini’ ad alcuni dirigenti Aler, di poterli assegnare a trattativa privata ad aziende di fiducia, con qualche genere di ‘ritorno’ economico che traspare dalla contestazione di corruzione”, scrive ancora il Corriere.
Così, dopo l’inchiesta sulle firme false del listino di Roberto Formigoni e il caso dei manifesti “Via le Br dalle Procure” di Roberto Lassini candidato nella lista Moratti alle comunali, arriva la terza inchiesta che coinvolge esponenti del Pdl.
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Aprile 6th, 2011 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA ERA SERVITA A CONFEZIONARE IL SOLITO TEATRINO DELLA POLITICA AL SUO ARRIVO SULL’ISOLA, TRA PREMI NOBEL E CAMPI DA GOLF…L’ENNESIMA PRESA PER I FONDELLI, GIA’ ANDATA IN SCENA ALL’AQUILA E A NAPOLI, STAVOLTA SI SVELA SUBITO UN PACCO USO GONZI
Vengo, arrivo, compro. 
Tra gli altri impegni, urgenti ed importanti, Silvio Berlusconi questo lo aveva annunciato non appena sbarcato a Lampedusa.
«Sono andato su Internet e ho comprato una casa a Cala Francese. Anch’io diventerò lampedusano», ha annunciato tra gli applausi dei suoi neo concittadini. A Cala Francese, l’unica nell’isola con spiaggia «personale», ci sono solo tre case sul mare.
Quella che ha acquistato Berlusconi si chiama Villa due Palme: «Sì è quella al centro della spiaggia – conferma il premier – farò tutt’intorno dei sentieri di ciotoli secondo lo stile di Positano, resterà semplice e mediterranea».
Un cancelletto porta direttamente dal bel giardino, con piante di bouganville, alla spiaggia dai colori caraibici che dista solo pochi metri.
La casa, nei colori del bianco e blu, ha una cucina, un living con camino, due stanze da letto e un bagno al piano giardino, una stanza da letto piu’ grande, terrazzo e bagno al piano di sopra.
La villa accanto a quella del premier, la prima a ovest verso il paese, apparteneva al generale Raffaele Giudice, ex comandante della Guardia di Finanza, noto anche per le sue vicende giudiziarie legate alla P2.
La terza, ad est sugli scogli e con gran vista, una casa rustica e solare, è invece di un noto professore universitario del Policlinico di Palermo.
Finita la passerella a Lampedusa, già nei giorni seguenti sia il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, sia alcuni giornali e molti blog avevano definito la notizia una bufala.
Una delle proprietarie della villa è Caterina De Stefani, nipote della scrittrice palermitana Livia De Stefani e figlia di Giuseppe De Stefani, l’aristocratico siciliano che comprò negli anni settanta quel terreno a dieci metri dal mare e vi costruì una villa bianca e mediterranea.
E non ha mai confermato l’acquisto da parte del premier.
Ora si espone Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera che ieri sera a Ballaro’ ha sferrato l’attacco finale: «Conosco il proprietario di quella villa che è una delle più belle di Lampedusa e so per certo che non è stata acquistata da Berlusconi, è una bugia».
Dato che Mieli non è uno che parla a caso, Walter Veltroni ha subito preso la parola per dire che «se non è vero quello che ha detto il presidente del consiglio di fronte a tante persone che soffrono», Berlusconi «dovrebbe fare quello che si fa in un paese civile, ossia un passo indietro».
«Se è vero che ha ingannato i cittadini – ha aggiunto l’esponente Pd – dovrebbe risponderne».
Il ministro Raffaelle Fitto, presente in studio e visibilmente imbarazzato, non ha saputo fare altro che protestare, accusando la sinistra di «avere una fissazione», quella anti-berlusconiana.
«Ma è stato lui a parlare della villa, mica Mieli…», gli ha ribattuto Veltroni.
Giù il sipario, anche questa volta il cabarettista mascherato si è trasformato in illusionista per la gioia delle casalinghe: se la caverà dicendo che la villa era troppo rumorosa per la vicinanza con la pista dell’aeroporto e che ne sta trattando un’altra.
L’importante è che ci sia ancora qualcuno disposto a credergli.
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Aprile 5th, 2011 Riccardo Fucile
PREZZI E AFFITTI ALLE STELLE, COSTI DI MANUTENZIONE TRIPLICATI…IN DIECI ANNI AUMENTI DA 241 A 707 EURO AL MESE… ALLARME DELL’ASSOCIAZIONE CONSUMATORI…MA LE CASE PER LE GIOVANI COPPIE, PROMESSE NEL PROGRAMMA DI PDL E LEGA, DOVE SONO FINITE?
Case sempre più care, affitti alle stelle e costi di manutenzione che sono triplicati in dieci anni.
Ormai per comprare un’abitazione media, 90 metri quadrati in zona semicentrale di una grande area metropolitana, bisogna mettere da parte più di 18 anni di stipendi.
Sempre dal 2001 a oggi i costi per la casa, dalle bollette alle tasse, dai canoni di locazione ai mutui, sono aumentati di 241 euro al mese per una casa di proprietà e di 707 euro per un’abitazione in affitto.
A fare i calcoli sono le associazioni dei consumatori Federconsumatori e Adusbef.
In particolare l’Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, che ha elaborato i dati, evidenzia che dal 2001 al 2011, ci sono stati aumenti vertiginosi in tutte le voci di uscita della casa: dalla manutenzione (+308% per una casa in affitto e +260% per una casa in proprietà ) al condominio (+87% in entrambi i casi), dalla nettezza urbana al riscaldamento.
Solo le spese per il telefono hanno visto in dieci anni un calo: -9% (però dal 2010 al 2011 sono aumentate del 7%).
«Lo studio conferma che i costi relativi alla casa – sottolineano Federconsumatori e Adusbef – continuano a pesare fortemente sui bilanci familiari».
Ad aggravare la situazione – proseguono le associazioni guidate da Rosario Trefiletti e Elio Lannutti – contribuiscono gli ulteriori rincari previsti per le spese connesse alla casa: dalla luce al riscaldamento, dal gas alla nettezza urbana. In media, rispetto al 2010, vi sarà un aggravio del +4%, pari a 57,80 euro al mese, per chi ha un appartamento in affitto, del +7%, pari a 64,90 euro al mese, per chi ha un appartamento di proprietà .
«Il confronto appare impressionante – rilevano ancora le associazioni dei consumatori – spostando il termine di paragone al 2001: per la casa in affitto i costi sono cresciuti dell’83%, ovvero +707,15 euro al mese, pari a 8.485,80 euro l’anno; per la casa di proprietà i costi sono aumentati del 33%, ovvero +241,35 euro al mese, pari a 2.896,20 euro l’anno».
Le due associazioni sollecitano allora «urgenti provvedimenti rivolti da un lato a ridurre il costo dell’abitazione, soprattutto per i ceti più deboli, dotando il Paese di un serio piano per l’edilizia residenziale e, dall’altro, a sostenere il potere di acquisto delle famiglie, attraverso una detassazione per il reddito fisso».
Nel famoso programma del centrodestra, spesse volte citato a sproposito dai suoi massimi esponenti, sarebbe interessante chiedersi che fine abbia fatto l’impegno di costruire appartamenti a prezzo agevolato e sociale per le giovani coppie.
argomento: casa, Comune, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Aprile 2nd, 2011 Riccardo Fucile
NON C’E’ PIU’ RABBIA E SPERANZA, REGNANO SOLO RASSEGNAZIONE E DISPERAZIONE….37.733 PERSONE ANCORA ASSISTITE, DI CUI 22.989 SEMPRE NELLE C.A.S.E., 13.416 CHE SI SONO SISTEMATE IN MODO AUTONOMO, 1.077 ANCORA IN ALBERGO E 251 IN CASERMA…E LA RICOSTRUZIONE E’ FERMA
Mario Ianni, 75 anni, sta passeggiando con il suo Rocky. 
“È una fortuna, avere un cane. Almeno sei costretto ad uscire di casa. Gli altri anziani stanno tutto il giorno davanti alla tv. E che dovrebbero uscire a fare? Qui è tutta una desolazione”.
New town di Bazzano, quasi duemila abitanti.
È vero, alla mattina – dopo la partenza di chi ha la fortuna di avere ancora un lavoro – in giro ci sono solo anziani che fanno fare la passeggiata al loro amico. “Io ho sempre vissuto in mezzo alla gente: per 37 anni ho avuto una bancarella in piazza Duomo. Abitavo in via Pastorelli. Ci sono tornato l’altro giorno: sulle scale e sui letti ci sono ancora i mattoni rotti, come il 6 aprile 2009. Dieci mesi in albergo a Pineto, poi un letto nella caserma Campomizzi. Da agosto sono qui, con mia moglie. In hotel e in caserma almeno stavi in compagnia. Qui devo prendere la macchina anche per andare a bere un caffè o a comprare il pane. La desolazione è grande perchè non sai quando tutto questo finirà . Alla mia età , non credo che riuscirò a tornare a casa mia”.
Tristezza e depressione.
Sono queste le parole che raccontano questo secondo anniversario del terremoto (nella notte tra il 5 e il 6 aprile ci sarà una fiaccolata per ricordare le 309 vittime, compresa Giorgia, che avrebbe dovuto nascere proprio il giorno del sisma) molto diverso dall’anno scorso, quando c’erano ancora rabbia e speranza. E nella “città dell’infelicità ” – così la chiama l’assessore Stefania Pezzopane – sono arrivati anche gli insulti di Forum, contro gli aquilani che “hanno tutti la villetta con giardino e garage” o vivono a sbafo negli hotel.
La realtà – purtroppo molto diversa – è quella fotografata dall’indagine Microdis – l’Aquila, finanziata dalla Comunità europea e realizzata dalle università di Firenze, delle Marche e de L’Aquila.
Con quindicimila contatti, si è scoperto che per il 71% degli aquilani “la comunità è morta assieme al terremoto”, che il 68% vorrebbe lasciare la propria abitazione attuale, e che il 43% della popolazioni soffre di stress, una percentuale che arriva al 66% per le donne. Il 73% denuncia “una totale mancanza di posti di ritrovo per la comunità “, il 50% l’assenza di servizi essenziali.
Il sindaco Massimo Cialente non è sorpreso da questi numeri. “La comunità sta morendo perchè il sisma ha distrutto la città , non pezzi di città . In tanti non l’hanno capito. Se non si adottano misure eccezionali – come è successo nel primo anno, quando il governo ci è stato vicino – si commetterà un omicidio: quello di un’intera comunità . Nei primi mesi, in 65 giorni, siamo riusciti a costruire i Musp, i moduli provvisori ad uso scolastico e ad aggiustare 60 scuole. Poi il nulla. Da quando, 14 mesi fa, è stata dichiarata la fine dell’emergenza, con la partenza della Protezione civile, ci sono tanti commissari e sub commissari che però affrontano i problemi in modo “normale”, senza deroghe. E così abbiamo perso 14 mesi e l’Aquila non riesce a riavere la questura e altri palazzi pubblici indispensabili, 1.200 famiglie sono ancora fuori dalle case popolari perchè per avviare i lavori ci vogliono gli appalti … Fino ad oggi non è arrivato un euro per il rilancio economico, la ricostruzione pesante – quella vera – non è ancora partita. Io venti giorni fa mi sono dimesso, volevo che la città ricevesse una scossa. Commissari e sub commissari, a nome del governo, erano per il Comune un muro di gomma. La mia stessa maggioranza non aveva capito che la città era in agonia. Ora sono tornato in Comune perchè il governo ha promesso che ci si metterà tutti attorno a un tavolo per discutere le cose da fare, con lo stesso spirito che c’era nei primi giorni. Speriamo sia vero”.
Ci sono ancora i soldati, a presidiare il centro storico pieno di macerie.
“Non siamo più cittadini – dice Stefania Pezzopane – ma inquilini. C’è chi pensa che città significhi un insieme di case e garage. Ma anche per chi ha un tetto – ci sono comunque 36.000 persone in attesa di tornare a casa loro – non c’è più quel “vivere assieme” che è l’essenza della città . La cosa che fa più male è che anche i giovani se ne vogliono andare via.”
C’erano 850 attività commerciali, nel centro storico.
I negozi riaperti sono 20 in tutto. “Altri 70 potrebbero alzare la serranda – dice l’assessore Pezzopane – ma non lo fanno perchè in centro non ci sono abitanti. Ormai le insegne più famose dei bar e dei negozi sono state messe nelle baracche di legno che circondano il centro ed hanno occupato ogni spazio libero. La città senza città pone problemi anche al Comune: abbiamo 26 milioni da spendere per il ripristino della rete sociale, per costruire centri per gli anziani e luoghi per i bambini ed i ragazzi. Dove li costruiamo? Nel centro senza abitanti o nelle new town piene di gente e senza nessun servizio? Dobbiamo riflettere. Se investiamo lontano dalle antiche mura, nel cuore della città potremo tornare solo per quelle che noi chiamiamo le passeggiate del dolore”.
C’erano 6.000 persone, nelle “domeniche della carriole” del febbraio e marzo dell’anno scorso.
Ventimila ad occupare l’autostrada a luglio.
Meno di cento persone nell’ultima iniziativa dei comitati l’altra settimana, per togliere l’erba dalla scalinata di San Bernardino.
“L’Aquila – dice Eugenio Carlomagno, direttore dell’Accademia di belle arti – più che sconfitta è rassegnata. Da due anni chi vuole tornare a vivere nella propria casa in centro si scontra con i ritardi, la burocrazia e l’assenza di scelte politiche. In centro sarà necessario costituire fra i 300 ed i 400 consorzi per la ricostruzione, fino ad oggi ne sono nati solo 15 e ancora oggi non sappiamo a chi presentare la domanda di finanziamento. La rassegnazione non può stupire nessuno”.
Il sindaco Cialente incontrerà la stampa estera a Roma, anche per ricordare gli impegni assunti dai Grandi al G8 e in gran parte non mantenuti.
Chiese e monumenti “adottati” sono ancora orfani.
Fra le poche eccezioni, il Giappone.
Il sindaco ha inviato un messaggio al governo giapponese, per esprimere il lutto per il terremoto che ha colpito quel paese, e i giapponesi hanno ringraziato, aggiungendo che manterranno il proprio impegno di costruire – dopo la nuova sede del conservatorio – anche un nuovo palazzetto dello sport.
Massimo Casacchia, professore di psichiatria all’ateneo e responsabile dei servizi psichiatrici all’ospedale San Salvatore, conosce la tristezza della città sia come medico che come abitante di una new town.
“In questi ultimi mesi stanno aumentando lo scoraggiamento, la rassegnazione, la tristezza. In termini clinici, questa si chiama depressione. Nè è colpito il 40% della popolazione, forse la metà . Sono persone che hanno bisogno di colloqui con il loro medico o qui all’ospedale. Io vivo nella new town di Pagliare di Sassa. Un tetto, il caldo e nulla intorno. Se hai il tuo lavoro, te la cavi. Chi resta qui tutto il giorno non riesce a trovare un punto di incontro con gli altri, quasi tutti sconosciuti perchè il terremoto è stato come una bomba che dal centro ci ha buttati in periferia e anche più lontano. Nelle frazioni invece delle new town hanno fatto i Map, moduli di abitazione provvisoria. Qui almeno hai come vicini di appartamento quelli che abitavano accanto a te, le relazioni rinascono subito. E sappiamo che il vero antidoto al disturbo e alla malattia mentale è la rete sociale”.
Anche nella sua new town, al tramonto, si vedono solo uomini con cani al guinzaglio.
Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)
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