Destra di Popolo.net

TRA PDL E LEGA VOLANO I PIATTI SULLE CASE DI FAVORE DEL PIO ALBERGO TRIVULZIO

Febbraio 23rd, 2011 Riccardo Fucile

IL PDL: “NIENTE LEZIONI DALLA LEGA, IN 15 ANNI HANNO AVUTO 17 MEMBRI NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE”… LA LEGA:”NOI CON LE MANI PULITE”….E LA CIABO’ DI FUTURO E LIBERTA’ ATTACCA: “GLI ELENCHI SONO INCOMPLETI”

Pio Albergo Trivulzio, si riparte da zero.
Cinque membri del consiglio di amministrazione su sette hanno dato le dimissioni (tra cui il presidente Emilio Trabucchi) e il board è decaduto. Adesso, il governatore Roberto Formigoni di concerto con il sindaco Letizia Moratti procederà  alla nomina del commissario straordinario.
Ci vorrà  una decina di giorni.
Adesso si attendono gli elenchi del Golgi Redaelli e soprattutto dell’Aler. Spinge il Fli, con il coordinatore regionale, Giuseppe Valditara: «Chiediamo che vengano resi pubblici gli elenchi dell’Aler, la consigliera Barbara Ciabò ha già  convocato i vertici per settimana prossima».
La stessa Ciabò (Fli) che chiede per giovedì l’audizione in Commissione Casa proprio del sindaco e del governatore: «Visto che il cda del Pat non c’è più e visto che i vertici del Pat sono stati nominati da Formigoni e dalla Moratti chiedo che ci vengano a spiegare dove sono finiti gli appartamenti scomparsi nel nulla».
In realtà , in commissione arriverà  il direttore generale del Pat, Fabio Nitti che consegnerà  l’elenco delle 105 abitazioni sfitte.
Mentre l’opposizione chiede che la scelta del commissario sia concordata con il Terzo Polo e il centrosinistra.
«La maggioranza – attacca Basilio Rizzo della Lista Fo – deve avere la sensibilità  di fare delle scelte che siano il più possibile multipartisan. Chiediamo un confronto preliminare con i capigruppo sia in Comune sia in Regione».
Va più in là  il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino: «La Moratti è moralmente corresponsabile. Ci faccia quindi il piacere di tacere e di fare le valigie, anticipatamente».
Se i vertici istituzionali si dicono soddisfatti del passo indietro del cda, la lotta politica non conosce tregua.
Anche perchè sulla nuova Affittopoli ci si giocheranno le prossime elezioni comunali.
L’attacco più duro arriva dal Pdl.
E non riguarda l’opposizione, ma un alleato strategico come la Lega che lunedì aveva definito la vicenda del Pat una «porcilaia».
Ma ieri, tra i consiglieri che hanno dato le dimissioni, manca il nome del rappresentante leghista, l’ex assessore della giunta Formentini, Marco Antonio Giacomoni.
Il motivo? Lo spiega lo stesso cda nella nota finale: «I consiglieri Marco Antonio Giacomoni e Luca Storelli hanno invece deciso di non dimettersi, ritenendo le dimissioni una ammissione di colpa inaccettabile, perchè non riconoscono che generiche contestazioni di stampa giustifichino l’abbandono di un incarico che tutto il cda ha svolto con impegno e correttamente».
Una scelta che non è piaciuta al Pdl: «Ringraziamo i rappresentanti del Pdl all’interno del cda – attacca il capogruppo azzurro in Comune, Giulio Gallera – che con gesto di responsabilità  hanno dato le dimissioni e facilitano quell’indagine che dobbiamo fare su come siano state date in locazione le case. Ma siamo molto stupiti dalla Lega che prima urla e lancia accuse infamanti e poi rimane attaccata alla propria poltrona ostacolando il cambiamento».
Postilla: «La Lega ci stupisce ancora di più perchè è il partito che dal 2001 al 2006 ha retto l’assessorato alla Casa e al Demanio».
Rincara la dose il vicesindaco, Riccardo De Corato che ritira fuori dal cassetto la lista dei consiglieri di amministrazioni leghisti al Pat e all’Ipab.
Nel ’94, epoca Formentini, oltre il presidente, il Carroccio aveva 5 consiglieri. Alle Ipab, 8.
«La Lega, che si chiama fuori, solo dal ’94 a oggi ha avuto ben 17 tra presidenti e membri del cda passati tra il Pat e il Golgi Redaelli. Se era tutto una porcilaia perchè non ci hanno messo mano?».
La replica arriva a stretto giro di posta ed è affidata al segretario provinciale del Carroccio, Igor Iezzi: «Noi, che abbiamo le mani pulite e non compariamo in nessuna lista, vogliamo che sull’intera questione sia fatta piena luce”.

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DECRETO MILLEPROROGHE: “ALLUVIONATI E TERREMOTATI SI PAGHINO GLI AIUTI DA SOLI”

Febbraio 20th, 2011 Riccardo Fucile

UNA VALANGA DI FAVORI, PRIVILEGI, AUMENTO DI ACCISE E ADDIZIONALI…LA LEGA SALVA 70 ALLEVATORI DISONESTI E RINVIA ANCORA IL PAGAMENTO DELLE QUOTE LATTE: COSTO 30 MILIONI…IN CASO DI CALAMITA’ I CITTADINI DELLA REGIONE COLPITA SI PAGHERANNO PURE UNA TASSA ADDIZIONALE…IL FONDO DELLA PROTEZIONE CIVILE FORSE SERVE SOLO A COSTRUIRE PISCINE TAROCCATE

Altro che assalto alla diligenza: il Milleproroghe come uscito dalle Commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato contiene una valanga di favori, privilegi, disposizioni oscure, tutte a carico dei cittadini onesti.
Prelievi sul cinema, per le calamità  , aumenti di accise e di addizionali.
Il testo è stato varato ieri dalle commissioni e lunedì sbarcherà  in Aula.
Dove già  si preannuncia il maxiemendamento: sarà  il governo a riscrivere tutto.
Ad agitare la bandiera della vittoria è come al solito la Lega, che perentoriamente difende una settantina di allevatori disonesti, concedendo una pioggia di denaro per il rinvio delle quote latte.
Siamo al secondo rinvio di sei mesi, e – caso strano – si passa dagli originari 5 milioni stanziati addirittura a 30milioni: sei volte di più.
Senza alcuna ragione apparente.
Tanto per capire, si taglia al welfare, alle pari opportunità , al ministero dell’Economia, allo sviluppo, per pagare chi ha infranto le regole.
Uno schiaffo ai cittadini, ma anche all’antagonista ministro Giancarlo Galan (Pdl), che glissa sull’argomento.
Ancora peggio si è fatto sulle calamità  naturali e le emergenze.
Un emendamento Pdl – approvato – dispone che in caso di calamità  sarà  la Regione interessata a dover aumentare tributi, aliquote o addizionali per provvedere all’emergenza.
Se tutto ciò non dovesse bastare, si potrà  decretare l’aumento dell’accise sulla benzina fino a un massimo di5 centesimi al litro.
Solo in seconda battuta si potrà  accedere al fondo speciale della Protezione Civile, che poi dovrà  essere «corrispondentemente e obbligatoriamente rientegrato con lemaggiori entrate derivanti dall’aumento dell’accise sul gasolio» sempre in misura di massimo cinque centesimi per litro.
A questo punto ci si chiede: a che serve il fondo della Protezione civile? Forse a costruire piscine per i campionati di nuoto?
Stessa cosa vale per l’emergenza rifiuti.
Cittadini soffocati dalla spazzatura e tartassati dal fisco regionale.
Sarebbe questo il federalismo sbandierato dal centrodestra: ognuno fa per sè.
Nessuna solidarietà .
Grazie al pressing delle opposizione, passa la sospensione dei tributi per gli aquilani.
Nelle ultime ore di votazione rispunta anche il «condono mascherato » per la Campania: non si abbatteranno le abitazioni abusive.
Insorgono gli ecologisti, ma il parlamentare Nicola Cosentino definisce l’operazione «un sostegno alle famiglie».
Movimenti anche sulla Consob, dove scompare il trasferimento a Milano, ma resta una generica riorganizzazione e l’ipotesi di un trasferimento da altra amministrazione con trattamento economico adeguato all’Authority.
Altri «favori» ai traghetti inquinanti sui laghi lombardi, che restano inquinanti. E poi tre posti in più nella giunta di Roma.
Ora la palla passa a Tremonti.
Ma di palle ne abbiamo già  sentite abbastanza.

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SCANDALO PIO ALBERGO TRIVULZIO, APERTA LA LISTA: MOLTI NOMI NOTI TRA GLI AFFITTUARI A PREZZI DI FAVORE, C’E’ MEZZO PDL

Febbraio 19th, 2011 Riccardo Fucile

RISULTANO ANCHE IL DIRETTORE GENERALE DEL MILAN E LA DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE DEL CASO RUBY, IL FIGLIO DI PILLITTERI, IL FRATELLO DI LUCA DI MONTEZEMOLO… E ANCORA IL CAPOGRUPPO DEL PDL IN COMUNE,   L’EX ASSESSORE ALLA SICUREZZA E IL NIPOTE DI COSSIGA

Ci sono anche il direttore generale del Milan Ariedo Braida e la dirigente della Sezione criminalità  organizzata della Squadra mobile di Milano, impegnata nell’inchiesta sul caso Ruby, Maria Josè Falcicchia tra i nomi dei 1.064 inquilini di altrettanti immobili pubblici del Pio Albergo Trivulzio di Milano.
La lista dei contratti di locazione, con tanto di canoni in genere molto vantaggiosi, è stata consegnata ai 33 membri della commissione Casa e Demanio del Comune di Milano dopo un lungo braccio di ferro.
L’elenco è stato poi consegnato ai giornalisti dal capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Giulio Gallera.
Nella lista c’è anche un Cordero di Montezemolo, preceduto dall’iniziale D. a indicare il nome, che dal 29 giugno 2010 occupa un appartamento di 43 metri quadri in piazza Mirabello 1, in pieno centro, con un canone annuo di 9.100 euro più 1.800 euro di spese.
A Braida è intestata una abitazione di 84 metri quadrati, in piazza Carmine 1, per un canone di 17.300 euro l’anno più 1.244 di spese.
Il contratto è stato firmato il 1 aprile 2010.
Il nome della Falcicchia è invece legato a un’abitazione di 75 metri quadrati in via San Marco 20 angolo via Montebello 7, vicinissimo alla Questura, per il quale è previsto un canone di 11.262 euro più 980 di spese.
Il contratto risale al 13 gennaio 2011.
Tra gli altri nomi si nota anche Martino Pillitteri, figlio dell’ex sindaco Paolo e cugino dell’attuale assessore ai servizi civici del Comune.
Un nome da molti indicato come certo è quello di Massimo Corsaro, vicepresidente vicario dei deputati del Pdl.
Ma al momento i nomi certi sono altri.
Giulio Gallera, capogruppo del partito in comune, in una abitazione del Trivulzio ci ha persino domiciliato il suo studio legale, in una delle zone di maggior pregio della città : Porta Romana, civico 116.
Oltre cento metri quadrati per poche migliaia di euro annui.
C’è l’ex assessore comunale alla sicurezza e presidente di Metroweb, Guido Manca, che ha pure “sistemato” il figlio Alessandro.
Il primo vive in via Santa Marta 15, 70 metri quadrati per 5mila euro annui, il secondo in 45 mq in via Paolo Bassi 22 per 1.600 euro.
Nell’elenco figura anche il nipote di Francesco Cossiga, Piero Testoni, parlamentare del Pdl. Paga 8.500 euro per 83 metri quadrati nello stesso stabile di Guido Manca.
In corso di Porta Romana dal 2002 al 2009 ha vissuto Domenico Lo Jucco, ex uomo Publitalia, amico e stretto collaboratore di Marcello Dell’Utri tanto da essere stato tra i fondatori di Forza Italia, partito di cui divenne tesoriere.
La busta, ancora sigillata, è stata consegnata dal presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri e dal segretario generale del Comune Giuseppe Mele nelle mani della presidente della commissione Casa di palazzo Marino, Barbara Ciabò.
«E’ una giornata importante per la vittoria della trasparenza», ha detto il presidente della commissione Casa e demanio del Comune di Milano, Barbara Ciabò di Futuro e Libertà , dopo aver ricevuto la busta.
La Ciabò ha spiegato che «toccherà  ora ai consiglieri della commissione decidere le modalità  di accesso agli elenchi», sottolineando la funzione «di controllo e indirizzo» per la quale, se ci saranno irregolarità  «non sta a noi prendere provvedimenti ma ai magistrati».
Le liste fornite dal presidente del Pat, Emilio Trabucchi, saranno quindi esaminate dalla commissione, ma secondo Barbara Ciabò se dovesse emergere «che alcuni politici hanno utilizzato il loro ruolo per pagare di meno di quanto pagano i cittadini nelle case popolari, il loro comportamento potrebbe essere definito moralmente indegno e dovrebbero fare un passo indietro».

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RISPUNTA IL CONDONO EDILIZIO: IL PDL CAMPANO VUOLE INSERIRLO NEL DECRETO MILLEPROROGHE

Febbraio 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’OPERAZIONE E’ CONDOTTA DA 17 PARLAMENTARI CAMPANI PER VENIRE INCONTRO “ALLE FAMIGLIE IN SITUAZIONE DI DISAGIO ABITATIVO” E BLOCCARE L’ABBATTIMENTO DELLE CASE DICHIARATE ABUSIVE CON SENTENZA PENALE DEFINITIVA, PROROGANDO IL CONDONO A FINE 2014… IN BALLO CI SONO I VOTI DI 50.000 FAMIGLIE CHE FANNO GOLA

Per la quarta volta in un anno e per la seconda in tre giorni, rispunta il condono edilizio.
L’ultimo tentativo, ad opera di 17 senatori in gran parte campani e del Pdl, era appena stato bloccato in quanto inammissibile.
Sono passate 48 ore e gli emendamenti sono rinati come l’Araba fenice. Riformulati, come si dice in gergo parlamentare, da Carlo Sarro, docente di diritto amministrativo e ostinato senatore casertano del Pdl, strenuo difensore delle ragioni del condono edilizio.
La speranza, sua e degli altri parlamentari della lobby campana, è sempre la stessa: infilare il condono come emendamento nel decreto milleproroghe, un gran calderone in cui potrebbe passare inosservato.
Le novità  di quest’ultima proposta di condono sono: l’accorato richiamo al «sostegno alle famiglie in situazione di disagio abitativo» per bloccare l’abbattimento delle case dichiarate abusive con sentenza penale definitiva e l’allungamento del termine per presentare domanda di condono fino al 31 dicembre 2014.
Limite insolitamente lungo, tanto da far sospettare la possibile sanatoria di immobili non ancora realizzati.
Per il resto, gli emendamenti confermano l’estensione del condono anche alle zone di tutela ambientale e paesaggistica, che la sanatoria del 2003 – pure voluta dal governo Berlusconi – escludeva.
A chi protesta, il senatore Sarro replica dichiarandosi stufo «dell’ennesima e ormai stantia ricostruzione fuorviante».
E pazienza se l’iniziativa faccia gridare allo scandalo associazioni ambientaliste (“Un regalo alla criminalità “, ammonisce Legambiente) e Istituto nazionale di urbanistica, secondo cui tra l’altro «ogni condono costa per i comuni da sette a dieci volte di più di quanto non produca in termini di entrate immediate».
I parlamentari campani vanno avanti a testuggine.
Guarda caso, i primi blitz furono platealmente effettuati un anno fa, in piena campagna elettorale, con la presentazione di due emendamenti (bocciati) e di un progetto di legge (mai approvato) sbandierati in Campania alla ricerca del consenso delle 27 mila famiglie che ogni anno costruiscono una casa abusiva e delle altre decine di migliaia sulle quali pende la minaccia della demolizione. Un anno dopo, vinte le elezioni regionali e con lo spauracchio di dover rimettere in palio i seggi parlamentari, rispunta il condono con altri due emendamenti.
Solo una coincidenza?

Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa“)

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TORNA (PER LA QUARTA VOLTA) IL PIANO CASA: NEL 2008 FU UNA DELLE TANTE PROMESSE MAI REALIZZATE

Febbraio 3rd, 2011 Riccardo Fucile

SENZA DECRETO LEGGE NON POTRA’ MAI FUNZIONARE, AMMESSO CHE INTERESSI QUALCUNO: LE DOMANDE SONO STATE APPENA 91 IN LOMBARDIA E 22 IN SARDEGNA (UNA RIGUARDAVA VILLA CERTOSA, PROPRIETA’ DEL PREMIER)….INVECE CHE LAVORO, IL BLUFF DEL GOVERNO HA GENERATO FINORA SOLO LA PROTESTA DEGLI IMPRESARI EDILI

Il Cavaliere sognava («con immodestia», precisò) di passare alla storia grazie al grande Piano per la casa che nel 2008 era stato uno dei pilastri della campagna elettorale berlusconiana.
Confessò la debolezza davanti alla telecamere di Porta a Porta, tre giorni prima delle elezioni, ricordando quasi con commozione il piano varato nel 1949 da Amintore Fanfani.
Paragone ardito, visto com’è andata finora.
Perchè a quasi tre anni di distanza il presidente del Consiglio ha dovuto prendere atto di un imbarazzante buco nell’acqua.
«Siamo fermissimi: non si può fare niente. Abbiamo fatto un Piano casa per ampliare le abitazioni, abbattere vecchi edifici, aumentare del 33% la cubatura. Ma non mi risulta che siano stati aperti cantieri», ha detto alla conferenza stampa di fine anno, il 23 dicembre 2010.
La colpa? Silvio Berlusconi punta il dito contro i «politici professionisti» dei Comuni e degli enti locali, dove «il rilascio delle licenze è sempre un’opportunità  per introiti illeciti ».
Comunque un’ammissione clamorosa di impotenza, alla luce della determinazione con la quale il premier, nel marzo del 2009, quando dal fronte delle Regioni erano stati sollevati numerosi problemi, aveva sentenziato: «Decideremo noi».
E ora, fra emendamenti (abortiti) al Milleproroghe, promesse e annunci, siamo al terzo, quarto, o forse quinto tentativo di rilancio.
Vedremo quale coniglio uscirà  venerdì dal cappello del consiglio dei ministri.
Il flop non ha risparmiato nemmeno le amministrazioni in mano all’attuale maggioranza: nonostante Berlusconi si fosse esposto a più riprese in prima persona.
«Garantisco che le Regioni di centrodestra daranno via al Piano casa entro la fine del mese», aveva proclamato il 13 giugno del 2009.
Arrivando a precettare i governatori a lui fedeli, poche ore prima delle regionali del 2010: «Dove vinceremo approveremo immediatamente il Piano casa ».
E così, più o meno, è stato.
Dei risultati attesi, però, nemmeno l’ombra.
La Lombardia, per esempio. In quella Regione la legge che ha recepito il piano nazionale è passata a tambur battente.
Peccato che le domande, sei mesi fa, fossero soltanto 91. Novantuno su 1.546 Comuni.
Volume d’affari, si e no 200 milioni, come ha scritto sul Corriere Andrea Senesi, contro i sei miliardi previsti dal governatore Roberto Formigoni. Seguendo le più elementari regole dello scaricabarile la responsabilità  del fallimento è stata addossata ai sindaci, colpevoli di non aver garantito un’adeguata grancassa all’operazione.
Nella Sardegna di Ugo Cappellacci, invece, le pratiche erano appena 22.
Una di queste riguardava Villa Certosa, la residenza di Berlusconi. Oggetto: costruzione di bungalow abitabili.
Forse il premier del «governo del fare» sperava nell’effetto emulazione. Ma non ha funzionato…
A modo suo, tuttavia, il presidente del Consiglio ha ragione. I problemi sono in periferia.
Anche se più che nei «politici professionisti» le responsabilità  della paralisi locale del Piano casa vanno individuate nella incredibile stratificazione di regole e competenze locali in materia urbanistica.
Una faccenda ben nota a Palazzo Chigi fin da quando si è cominciato a discutere il progetto, fra mille difficoltà , con le Regioni.
Tanto che, il governo aveva promesso di sbloccare la situazione con un decreto legge per semplificare le procedure edilizie.
Quel provvedimento, però, nessuno l’ha ancora visto.
Dal varo del piano è trascorso un anno e mezzo e il governo ha dovuto incassare anche una protesta di piazza senza precedenti degli imprenditori edili.
Per ora quella «sferzata da 50 miliardi di euro all’economia » nella quale confidava Berlusconi ancora un anno fa grazie al Piano casa, resta una pia illusione.

Sergio Rizzo
(fa “Il Corriere della Sera“)

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L’ESERCITO DEI NUOVI CLOCHARD: FAMIGLIE, ANZIANI E STRANIERI

Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile

IN ITALIA I SENZATETTO SONO ORMAI 100.000: COME STA CAMBIANDO LA MAPPA DELL’EMARGINAZIONE…E’ UN ESERCITO DI INVISIBILI CHE CAMMINA NELLE NOSTRE CITTA’ NELLA   INDIFFERENZA DELLO STATO E CHE SOPRAVVIVE SOLO GRAZIE AL VOLONTARIATO

È un esercito fantasma. Ogni anno più grande.
Difficile contare gli invisibili: tra gli 80 e i 100mila.
Sono i clochard d’Italia: per lo più maschi, spesso stranieri, in strada da almeno tre anni. E non mancano i bambini.
«I senzatetto sono in aumento – sostiene Paolo Pezzana, presidente della “Federazione italiana organismi per persone senza dimora” – la crisi sta infatti colpendo i soggetti più deboli: anziani, ma anche famiglie con figli e padri separati».
Tra i nuovi poveri, i minori.
Secondo le rilevazioni Eurostat, in Italia un bambino su quattro è a rischio povertà  e ben 649mila minorenni non riescono ad avere accesso ai beni essenziali.
E ancora: l’Istat denuncia che il 20,6% delle famiglie vive in abitazioni con strutture fortemente danneggiate e l’11,3% è in arretrato nel pagamento dell’affitto o del mutuo.
«Quello degli homeless è storicamente un fenomeno urbano, ma negli ultimi anni sta dilagando anche in provincia, dove il 70% dei senzatetto è immigrato». Stime nazionali?
A giugno si concluderà  l’indagine condotta dal ministero del Welfare.
«Per ora – spiega Pezzana – valutiamo tra i 50 e i 70mila i clochard, limitandoci ai senzatetto veri e propri e agli ospiti dei centri d’accoglienza. Ma la stima arriva a 100mila persone, comprendendo coloro che vivono in baracche e bidonville».
A fotografare gli invisibili ci prova anche il Viminale.
Il 17 luglio 2010 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Interno sul registro nazionale delle persone senza fissa dimora.
Titolare del registro nazionale è la Direzione centrale per i servizi demografici del Dipartimento per gli affari interni e territoriali.
Come funziona? Ai singoli Comuni spetta comunicare via Internet al Viminale i dati dei senzatetto residenti sul proprio territorio.
Alcuni si sono già  mossi: Milano, per esempio, ha censito 1.100 homeless, distribuiti tra ventiquattro sedi della città .
Ma è solo la punta dell’iceberg. «Oggi se una persona non ha casa, può chiedere di eleggere il proprio domicilio presso un’associazione o presso la casa comunale – spiega Pezzana – e così viene iscritto all’anagrafe con un domicilio fittizio e può usufruire dei servizi comunali».
Qualche esempio? A Roma i senzatetto vengono registrati in via Modesta Valenti, a Torino in via della Casa comunale (tutte via che esistono solo sulla carta), a Milano presso varie associazioni, come la Caritas.
«Molti però non chiedono l’iscrizione oppure non possono chiederla, perchè immigrati irregolari. Gli elenchi che i Comuni consegneranno al Viminale saranno incompleti – avverte Pezzana – ma speriamo utili ad avviare un’adeguata politica degli alloggi».
Il problema viene visto però dal governo come solo inerente alla “sicurezza” e non prevedendo stanziamenti per assicurare assistenza e una sistemazione dignitosa ai senza dimora.
A questo provvedono le associazioni di volontariato che fanno l’impossibile per dare una mano a chi vive in condizioni di disagio, ma i mezzi sono limitati.
E ormai sono centinaia anche i bambini che dormono in strada, nell’indifferenza della politica e della casta.
Il vero legittimo impedimento che si dovrebbe votare all’unanimità  dovrebbe essere solo quello che vieti a un bimbo di morire di freddo in una notte d’inverno nel nostro Paese.
Per povertà , non per sottrarsi a un processo.

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L’AQUILA, LE PROMESSE NON MANTENUTE DAL GOVERNO…ALTRO CHE MIRACOLO

Dicembre 25th, 2010 Riccardo Fucile


ALL’ AQUILA ESPLODE LA RABBIA: LE C.A.S.E DI BERLUSCONI PERDONO PEZZI, PROBLEMI   DI RISCALDAMENTO, INFRASTRUTTURE E ALTI COSTI DI MANUTENZIONE… LE TASSE VENGONO SOLO PROROGATE PER SEI MESI… NEL TERREMOTO DELL’UMBRIA LA RESTITUZIONE DEGLI ARRETRATI FU BLOCCATO PER 12 ANNI E LA RESTITUZIONE AVVENNE IN 60 RATE CON LO SCONTO DEL 40%

Dopo l’occupazione del palazzo della Regione per protestare contro l’ennesima beffa dell’esecutivo sulle tasse, il governo annuncia la proroga di sei mesi della sospensione della restituzione degli arretrati sulle imposte
A poche ore dal Natale all’Aquila esplode la rabbia.
Il 23 dicembre, centinaia di cittadini aquilani hanno occupato il Palazzo dell’Emiciclo della Regione, forzando i cancelli d’ingresso per protestare nei confronti dell’ennesima beffa sul fronte delle tasse: nonostante le promesse di Berlusconi, nel decreto milleproroghe non c’è la sospensione della restituzione degli arretrati.
Nel piazzale del Palazzo, anche consiglieri regionali, come il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante e i consiglieri Giuseppe Di Pangrazio e Giovanni D’Amico.
Mentre l’azione era in corso, giungeva la notizia che il Governo — impegnato in una trattativa dell’ultimo momento con una delegazione composta dal Presidente della Regione Gianni Chiodi, dal vicepresidente Giorgio De Matteis, dal presidente della Provincia Antonio Del Corvo e dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente —, si impegna a prorogare di altri 6 mesi.
Fino a ieri, non si era trovata la copertura finanziaria.
In ogni caso, l’assemblea cittadina ha proclamato lo stato di agitazione permanente. L’ennesima proroga a tempo, infatti non soddisfa gli aquilani, perchè avviene nuovamente mediante ordinanza: non si esce dalla logica dell’emergenza e dei commissariamenti.
E all’Aquila i cittadini sono stanchi delle elemosine.
Lo spiega bene il giornalista Giustino Parisse, che scrive su il Centro, quotidiano locale: «Quella di ieri è stata la giornata più brutta per L’Aquila dopo il 6 aprile del 2009. Il Sovrano e i suoi ministri dopo una giornata di suppliche hanno gettato dalla finestra di Palazzo Chigi le molliche avanzate dalla loro tavola imbandita»
Si tratta della terza proroga, dal 6 aprile 2009, giorno del terremoto.
Ed è da dicembre dello scorso anno che gli aquilani protestano sul tema tasse perchè le proroghe, centellinate, da un lato rivelano che manca un progetto complessivo per la ripresa economica della città .
Dall’altro, impediscono ai cittadini una progettazione a lungo termine.
Nel terremoto di Marche e Umbria la sospensione della restituzione degli arretrati venne annunciata da subito per 12 anni e la restituzione riprese in 60 rate al 40%.
Il che ha consentito ai terremotati una pianificazione del futuro.
Da tempo, gli aquilani — che dal primo luglio di quest’anno hanno ricominciato a pagare le tasse — chiedono un trattamento analogo sugli arretrati.
Non solo: lo chiedono con una legge organica.
E l’hanno anche scritta, una legge di iniziativa popolare, per la quale si raccolgono le firme dallo scorso 20 novembre 2010, giorno della manifestazione nazionale.
Ne sono state raccolte già  20mila.
La serata che si è conclusa con l’occupazione del Palazzo dopo un’assemblea cittadina, giunge al termine di un 2010 fatto di promesse mancate e numeri gonfiati: la tensione sociale, all’Aquila, è altissima.
E nel frattempo, le nuove case del Progetto C.A.S.E. hanno problemi di ogni genere (dal riscaldamento alle infrastrutture) e hanno costi di manutenzione troppo alta per il comune. Così gli sfollati che le abitano, dal 2011, dovranno anche pagare l’affitto.
Non solo: dal 31 dicembre cesserà  anche l’accoglienza per coloro che sono rimasti in alberghi e caserme.
E così, il miracolo aquilano raccontato da Berlusconi perde altri pezzi per strada.
Per nascondere la realtà , le proroghe non bastano.

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CASE POPOLARI AI ROM A MILANO: ORA LA PROCURA INDAGA PER DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

Dicembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

APERTO UN FASCICOLO SULLA BASE DELLA SENTENZA DEL TRIBUNALE CIVILE CHE HA ACCOLTO IL RICORSO DI 10 NOMADI PER LE CASE POPOLARI, PRIMA ASSEGNATE POI TOLTE….NEL PROGRAMMA DEL PDL C’ERA L’IMPEGNO A COSTRUIRE ALLOGGI POPOLARI SUFFICIENTI PER TUTTI: DOVE SONO?

Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha aperto un fascicolo, per ora senza indagati nè ipotesi di reato, sulla base della sentenza del Tribunale civile di Milano che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso presentato da 10 nomadi, a proposito delle case popolari assegnate e poi tolte dal Comune.
Nella sentenza si parla di possibili comportamenti omissivi del Comune di Milano per motivi di discriminazione razziale.
Il fascicolo, come ha spiegato il procuratore aggiunto Spataro, è stato aperto «d’intesa con il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati». Si tratta, ha aggiunto Spataro, «di un fascicolo iscritto al cosiddetto modello 45 e dunque non vi sono nè indagati noti o ignoti, nè ipotesi di reato».
È un fascicolo di «atti relativi all’assegnazione delle case Aler ai nomadi e trae origine dall’ordinanza del giudice Roberto Bichi del 20 dicembre scorso, nella quale si fa riferimento a possibili attività  determinate da motivi di discriminazione razziale».
Il giudice civile, infatti, nella sua sentenza, con cui ha riconosciuto il diritto a 10 nomadi romeni di entrare nelle case popolari, che gli erano state prima assegnate e poi negate, aveva parlato di possibili ragioni di discriminazione razziale per i comportamenti omissivi del Comune di Milano.
L’amministrazione comunale, infatti, aveva prima stipulato una convenzione per assegnare le case ai rom e poi aveva fatto marcia indietro.
Mercoledì mattina si è tenuto un incontro con l’avvocato Alberto Guariso (che rappresentava i nomadi nel giudizio civile) e con don Massimo Mapelli della «Casa della carità ».
Saranno richieste informazioni anche al prefetto, che è anche commissario per l’emergenza nomadi in Lombardia.
In merito alle dichiarazioni del sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha criticato la sentenza del tribunale civile, Spataro commenta: «Ovviamente alla magistratura non possono interessare le valutazioni politiche, le parole del sindaco Moratti non sono certamente nuove e in ogni caso vorrei ricordare che l’assegnazione delle case in questione alle 25 famiglie rom di via Triboniano fu frutto di una scelta dell’amministrazione comunale».
Dunque, secondo Spataro, «non si riesce a comprendere di quale invasione di competenze si parla», riguardo alla decisione del tribunale civile.
Infine, ha concluso Spataro, «che il mutamento di posizione del Comune sia avvenuto nei termini descritti nell’ordinanza è stato oggetto di una precisa intervista rilasciata dal prefetto di Milano il 30 ottobre al Corriere della Sera e richiamata dal giudice civile Bichi».
Il giudice nell’ordinanza aveva fatto riferimento a possibili ragioni di discriminazione razziale riguardo ai comportamenti omissivi del Comune e della Prefettura.
Apprendendo dell’inchiesta, il vicesindaco Riccardo de Corato si è detto «stupito», e ha parlato di «secondo intervento a gamba tesa» da parte della magistratura, dopo la sentenza del Tribunale civile.
«Spetta alla politica decidere i provvedimenti che riguardano l’amministrazione cittadina e non alla magistratura – ha commentato De Corato, in una nota -. Altrimenti conviene consegnare le chiavi della città  ai giudici e ce ne andiamo tutti a casa. E va detto che non esiste una delibera che imponga la cessione di case ai rom. Il Comune ha solo concesso un affitto calmierato per 25 case Aler escluse dalla disciplina Erp e destinate a situazioni di fragilità  sociale».
«La questione discriminazione razziale – ha continuato – è poi sconfessata a priori. Perchè nel momento in cui il prefetto, che è commissario all’emergenza nomadi, adotta un progetto di riqualificazione e messa in sicurezza dei campi autorizzati, e che prevede tra l’altro accompagnamento all’autonomia abitativa dei rom, piano finanziato dal ministero dell’Interno con 13 milioni di euro, be’, questa è la prova provata che ci prendiamo a cuore del problema. Se fossimo razzisti, governo, prefetto, Comune, non avremmo scucito un euro».
La tesi di de Corato andrebbe benissimo se il Comune, dopo aver assegnato la casa popolare ai 10 rom e dopo aver concordato il loro allontanamento dal campo precario di via Triboniano, non gliela avesse negata in un secondo momento.
Perchè quando si firma un patto lo si rispetta, invece che stare dietro alle stronzate della Lega.
Quello del Comune era un atto dovuto .
E finiamola con la guerra tra poveri e le relative speculazioni.
Invece che mettere gli uni contro gli altri, che si pensi a costruire un numero sufficiente di case popolari, come era scritto nel programma del Pdl, invece che raccontare palle mediatiche.
Se i senza casa fossero ad es 1.000 e gli appartamenti popolari corrispondenti a tal numero, nessuno si lamenterebbe e finirebbe ogni polemica.
Se invece a qualcuno fa comodo non costruirle, per poi fomentare odio razziale, è giusto che ne risponda al Paese tutto e ai giudici nei casi specifici.
Noi non abbiamo simpatia o antipatia per nessuno: chi si comporta bene e non ha risorse va aiutato, che sia italiano o straniero.
Lo Stato dovrebbe soprattutto aiutare gli indigenti, non certo i benestanti che non ne hanno bisogno.

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L’AQUILA, VENTI MESI DOPO: LA CITTA’ RISCHIA LO SPOPOLAMENTO

Dicembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile

SONO 1.300 COLORO CHE HANNO CHIESTO IL CAMBIO DI RESIDENZA, LE ISCRIZIONI ALLE SCUOLE SONO SCESE DI 800 UNITA’….DAL PRIMO GENNAIO INCUBO RESTITUZIONE DELLE TASSE ARRETRATE… I LAVORI SU 12.000 EDIFICI NON SONO MAI INIZIATI, I 14.205 OSPITI DELLE CA.S.E. DA GENNAIO DOVRANNO PAGARE UN AFFITTO…CIRCA 9.000 VIVONO NELLE CASETTE DI LEGNO, 2.246 ANCORA IN ALBERGO, 436 IN CASERMA, 26.000 IN SISTEMAZIONI PROPRIE CON UN CONTRIBUTO AFFITTO (IN RITARDO DI 8 MESI)

L’Aquila, 20 mesi dopo il terremoto, è una città  che rischia uno spopolamento inesorabile: oltre 1.300 persone hanno chiesto il cambio di residenza, le iscrizioni alle scuole sono scese di quasi 800 unità  e non ci sono dati certi su chi se n’è andato senza ufficializzarlo.
Fare scelte di vita diverse sta diventando una scelta forzata: non c’è un progetto organico per la città , mancano certezze su tempi, modalità  e risorse per la ricostruzione; sul futuro delle attività  produttive, economiche e commerciali, sulle tasse
I lavori sulle case gravemente danneggiate non sono mai iniziati.
E parliamo di 10, forse 12mila edifici, molti dei quali nei centri storici.
Non c’è nemmeno la normativa per fare i progetti perchè manca il prezzario cui attenersi per presentarli.
La Regione ne aveva stilato uno a settembre, per ottemperare a un’ordinanza di luglio. Ma è risultato da rivedere perchè aveva portato a progetti di lavorazione con un costo eccessivo, fra i 600 e i 900 euro a metro quadro.
Per quanto riguarda la ricostruzione leggera, sono stati erogati in via definitiva 9.023 contributi per le case classificate A, B e C, quelle con danni minori. Devono ancora essere erogati circa 1.400 contributi, rispetto alle domande che sono state presentate dai proprietari.
Ma per quante abitazioni, i lavori si possono definire conclusi?
La stima è fra il 50% e il 60%”.
Insomma, la ricostruzione, quella vera, è ancora in alto mare.
Allora dove vivono gli aquilani?
Secondo l’ultimo report del Commissario per la Ricostruzione, il progetto C.A.S.E. accoglie 14.205 persone (non sono mai state 30mila, come aveva dichiarato ad agosto del 2009 il premier Silvio Berlusconi) che, probabilmente, da gennaio dovranno contribuire all’ospitalità  pagando un affitto.
In che termini e con quali modalità , lo si scoprirà  entro il 31 dicembre.
Poi ci sono i Moduli Abitativi Provvisori (M.A.P.) che ospitano 6.945 persone.
A questi si sommano 804 sfollati nel “fondo immobiliare” e 1.410 che alloggiano in appartamenti in affitto concordato con la Protezione civile.
Quindi c’è il nodo non risolto che riguarda i nuclei monofamiliari o alcune coppie: 2.246 persone vivono ancora in albergo, 436 in caserma.
Sono per lo più anziani.
Per loro non si intravedono soluzioni a breve termine.
Infine, ci sono i terremotati che hanno trovato soluzioni abitative a proprio carico e che ricevono il contributo di autonoma sistemazione.
Molti di loro hanno lasciato la città , ma non esiste un dato ufficiale in merito.
I pagamenti del contributo sono in ritardo di cinque mesi, e lo sarebbero di otto, se il Comune dell’Aquila non avesse anticipato 25 milioni di euro.
Un mese fa erano oltre 26.000.
Circa le iscrizioni all’anno scolastico, diminuiscono in tutti gli ordini e gradi.
Per la precisione, 203 iscritti in meno alle scuole per l’infanzia, 267 alle elementari, 161 alle medie, 165 alle superiori.
Parliamo dunque di almeno 2.400 persone, se consideriamo una media di 3 persone per famiglia.
Per la terza volta gli aquilani hanno ottenuto un rinvio del pagamento delle tasse. Altri 6 mesi appena, ossigeno con il contagocce concesso in extremis, quando già  sembrava certa la restituzione al 100%.
Ma cosa succederà  allo scadere dell’ennesima, temporanea, proroga? “All’Aquila vogliamo un trattamento analogo a quello degli altri territori che hanno subito terremoti o calamità ”, dice Luigi Fabiani, tributarista.
Per esempio?
“In Marche e Umbria hanno avuto riduzioni degli arretrati delle tasse al 40%, ad Alessandria al 10%, in Molise la sospensione durò cinque anni e per analogia non pagarono le tasse nemmeno nella provincia di Foggia, che non era stata colpita dal terremoto”.
Quanto al lavoro, oltre all’aumento dell’800% dei cassaintegrati, il 40% delle attività  produttive è fermo.
Le altre hanno riaperto, spesso con un nuovo indebitamento, trovando a proprie spese nuove sedi, e delocalizzando, con forti punti interrogativi sulle future rendite.
Per ovviare al salto nel buio, ci vorrebbe un progetto d’insieme a lungo termine, che ai vertici non è stato ancora pensato dopo quasi venti mesi dal terremoto.

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