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IL 5% DELLE FAMIGLIE ITALIANE NON RIESCE PIU’ A PAGARE IL MUTUO

Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile

CON LA SPAGNA, SIAMO IL PAESE A PIU’ ALTO TASSO DI INSOLVENZE… LE BANCHE HANNO STRETTO LA BORSA E AUMENTATO GLI INTERESSI… DOV’E’ FINITO IL PIANO CASA, INDICATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA, CHE DOVEVA GARANTIRE LA COSTRUZIONE DI MIGLIAIA DI CASE A MUTUO AGEVOLATO PER LE GIOVANI COPPIE? CHI SONO I TRADITORI?

Le famiglie italiane sono tradizionalmente «formiche» e spaventate dal debito, tuttavia quelle che decidono di fare un mutuo (il 13,1% sul totale) circa una volta su venti non lo rimborsano secondo la scadenza.
Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo, infatti, si sono rilevate insolventi.
È questo «il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati» (tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda).
È quanto emerge da uno studio su «L’incremento dell’uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia» condotto da Silvia Magri e Raffaella Pico della Banca d’Italia, utilizzando i dati dell’indagine Eu-Silc (Community Statistics on Income and Living Conditions) raccolti da Eurostat nel 2007, l’anno di avvio della crisi finanziaria che non è ancora terminata.
«I risultati mettono in luce che in Italia – si legge nella ricerca – vi è un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente. Per i mutui concessi dal 2000 al 2007, il differenziale di tasso di interesse fra le classi di famiglie più e meno rischiose è pari a 43 punti base. Inoltre, il ricorso a strategie di prezzo basate sul rischio specifico del debitore sembra essere cresciuto nel tempo».
Insomma, le banche si sono fatte più prudenti, proteggendosi dal rischio insolvenza, non solo selezionando le domande, ma anche attraverso rincari.
Il lavoro quantifica anche il premio per il rischio richiesto dalle aziende di credito nel concedere mutui.
«Per quelli concessi dal 2000 al 2007 a un incremento della probabilità  di insolvenza del mutuatario pari a 1 punto percentuale è associato un aumento del tasso di interesse di 21 punti base», si spiega.
Da questi dati, allarmanti non solo per le banche, emerge la drammaticità  di una crisi sempre sottaciuta dal parte del governo, anche perchè marciano pari passo con quanti non riescono più a pagare un affitto e vengono sfrattati per morosità  e a un notevole aumento dei fallimenti delle aziende.
Ricordiamo che nel programma del governo (cosiddetto di centrodestra) vi erano anche precisi impegni, completamente disattesi, sulla costruzione di migliaia di alloggi popolari per le giovani coppie a prezzi speciali e con mutui garantiti dallo Stato.
Dove sono finite le case per i giovani, cari apolegeti del “ghe pensi mi”?
E poi qualcuno ha ancora il coraggio di accusare altri di “aver tradito” il programma elettorale?
Chi aveva promesso che “nessuno resterà  indietro”, salvo poi fottersene nei fatti? Forse gli stessi che difendono i rimborsi spese di Minzolini e le sue suite in hotel di lusso a spese del contribuente, mentre ragazzi e ragazze precari vengono sfruttati a 600 euro al mese e se protestano ricevono calci nel culo?

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TUTTI INSIEME PER DIFENDERE L’EDILIZIA: PRESIDIO A MONTECITORIO DI OPERAI, CARPENTIERI E COSTRUTTORI

Dicembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

MANIFESTANO PER SOTTOLINEARE LA GRAVITA’ DELLA CRISI DEL SETTORE… MARCEGAGLIA: “DEVE TORNARE AD ESSERE TRA LE PRIORITA’ DELL’AGENDA POLITICA”…. IL SETTORE DA’ LAVORO A 3 MILIONI DI ADDETTI E RAPPRESENTA L’11% DEL PIL

Sono arrivati davanti a Montecitorio con i caschi gialli in testa.
Operai, carpentieri, ma anche imprenditori.
Il mondo dell’edilizia protesta. Tutti insieme.
È la prima volta che anche i titolari delle imprese scendono al fianco dei lavoratori per manifestare la loro preoccupazione per la mancanza di una forte azione politica per la tutela e lo sviluppo di un intero settore che è importante per l’economia italiana, rappresenta l’11% del Pil e dà  lavoro a circa 3 milioni di addetti.
«Credo sia un segnale chiaro». Così Stefano Petrucci, presidente dell’Ance Lazio, in procinto di raggiungere il presidio degli «Stati Generali delle costruzioni» davanti al Parlamento per una protesta storica.
«Vogliamo tutti difendere le nostre imprese ed i lavoratori, il fatto che si denunci questa situazione tutti insieme è interessante”.
“Sono mesi – ha evidenziato ancora Petrucci – che vediamo, ai telegiornali, che anche nel Nord e nel Nord-Est del Paese, titolari e operai scendere insieme in piazza per sottolineare la gravità  della crisi che il nostro settore sta vivendo. Non eravamo abituati a questo, ma è il segno di un’Italia che cambia, e lo fa in senso positivo».
«Non è vero – attacca Bersani – che il governo ha ben governato la crisi, si è bloccato tutto e in più c’è il circuito dei pagamenti che non gira. Le imprese non hanno più fiato per andare avanti e si perde occupazione. È un circolo vizioso…fanno bene a protestare».
Anche Confindustria esprime il proprio sostegno all’iniziativa dell’Ance e degli Stati Generali delle Costruzioni.
«Un settore – afferma la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – che deve tornare ad essere tra le priorità  dell’agenda politica e trovare risposte adeguate. Garantire i pagamenti alle imprese per i lavori eseguiti, utilizzare le risorse disponibili per realizzare le infrastrutture che servono al Paese, puntare su processi di semplificazione amministrativa rafforzando i controlli di sicurezza e regolarità : sono obiettivi che come Confindustria condividiamo e che meritano adeguate risposte da parte del Governo».
Altro che lo spot del “piano casa” che avrebbe dovuto occupare centinaia di migliaia di nuovi lavoratori: la forza lavoro è calata di oltre 200.000 unità .

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COSI’ E’ FALLITO IL PIANO CASA DEL GOVERNO: OGNI REGIONE HA FATTO PER CONTO SUO, IN LOMBARDIA SOLO 216 DOMANDE

Dicembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

CIRCA 2700 IN TUTTA ITALIA LE DOMANDE PER AMPLIAMENTI: “E’ STATA UN’OPERAZIONE MEDIATICA CONTRASSEGNATA DA UNA SCARSA CONOSCENZA DELLA NORMATIVA”…ALLA FINE E’ DIVENTATO UN SPOT SUI RISCHI DEL FEDERALISMO: IL GOVERNO HA FATTO CALARE LA LEGGE DALL’ALTO… AVREBBE DOVUTO GARANTIRE 50 MILIARDI DI INVESTIMENTI E 200.000 NUOVI POSTI DI LAVORO

Se qualcuno avesse in mente di produrre uno spot sui rischi del federalismo, non troverebbe di meglio che la storia del Piano casa.
Un progetto grandioso, nelle intenzioni del suo sponsor, Berlusconi, una cuccagna che avrebbe fatto crescere di 200 mila unità  l’occupazione nel settore del mattone e mosso investimenti di oltre 50 miliardi di euro in 3 anni, quattrini dei privati, senza aggravi sulle casse statali.
Un’idea così innovativa che si è trasformata in un flop da antologia. Per un motivo soprattutto: la programmazione del territorio è un tema locale per eccellenza (si parla di legislazione “concorrente” tra Stato e Regioni, articolo 117 della Costituzione).
Lo Stato dà  le linee generali, ma le decisioni concrete spettano alle amministrazioni periferiche.
L’intervento del governo centrale, con una legge calata dall’alto, ha complicato tutto.
Proprio l’esecutivo che del federalismo ha fatto la sua bandiera, è entrato a gamba tesa sugli enti locali.
I governatori regionali, per la verità , ci hanno messo buona volontà  per evitare che il piano del governo deragliasse e per una decina di mesi hanno trattato in via della Stamperia con il ministro Raffaele Fitto (Affari regionali), per tentare di migliorare un’impostazione nata male.
Gli incontri sono stati più di 50 e il primo aprile del 2009 è stato anche firmato un accordo. Ma era un pesce, la frittata era fatta e il Piano non è decollato. Alla fine ogni Regione è andata per conto suo.
La confindustriale Finco (impianti e prodotti per le costruzioni) diretta da Angelo Artale ha raccolto in un documento la congerie di decisioni assunte sul piano casa a livello periferico.
Alcune Regioni, per esempio, hanno stabilito che le agevolazioni governative (aumento dei volumi del 20 per cento per le case mono e bi-familiari) sarebbero durate 18 mesi (in Toscana, Emilia-Romagna ed Umbria stanno addirittura già  scadendo), in altre 2 anni, in altre ancora sarebbero state permanenti.
A Bolzano hanno bocciato il bonus, in altre parti è stato portato al 35, in altre al 40. Il Lazio non ha voluto il bonus per le villette, ma ha optato per un premio fino al 60 per cento per i grandi palazzi, a patto che i vecchi immobili fossero distrutti e si costruisse da un’altra parte.
In Sicilia dove sulle spiagge hanno edificato 80.000 case abusive avrebbero voluto che il piano fosse esteso anche alle abitazioni condonate.
In Sardegna il bonus l’hanno concesso anche agli alberghi, ma in misura ridotta (10 per cento).
In Calabria hanno deliberato solo alcune settimane fa.
Per le procedure di demolizione e ricostruzione di grandi edifici molte Regioni hanno ripreso il tetto volumetrico della legge governativa (35 per cento in più) salvo accorgersi poi che gli imprenditori non lo ritenevano sufficiente e quindi invece di intervenire scappavano.
Con queste premesse era inevitabile che il grandioso progetto si sbriciolasse. E così è stato.
In tutta Italia a settembre le domande per ampliamenti erano 2.700, in media 42 per città . Un fiasco totale.
Con una sola eccezione, il Veneto, dove prima dell’alluvione il piano cominciava a funzionicchiare con circa 10 mila domande presentate.
Per due motivi, uno politico e uno connesso alla struttura abitativa del territorio.
Il motivo politico è legato a Giancarlo Galan, Pdl, governatore regionale ai tempi del varo del piano governativo e oggi ministro dell’Agricoltura.
Si dice che sia stato proprio lui il suggeritore di Berlusconi e infatti il progetto sembra studiato proprio sulla realtà  veneta: una regione caratterizzata da una specie di città  diffusa, con una miriade di case mono o bifamiliari, con molte famiglie benestanti (almeno fino a qualche tempo fa), disposte a mettersi le mani in tasca per investire nell’allargamento dell’alloggio.
Basta spostarsi un po’ e il quadro cambia radicalmente.
In Lombardia le domande sono state appena 216 mentre il 60 per cento dei 1546 comuni che ha deciso di affrontare la faccenda ha introdotto misure restrittive rispetto alla norma governativa.
A Milano su circa 12 mila pratiche edilizie aperte, meno di 100 sono collegate al piano casa.
In Toscana, Emilia ed Umbria, le regioni rosse hanno interpretato la norma del governo in senso restrittivo per evitare rischi di cementificazione e di conseguenza le richieste di accesso al piano sono casi rari.
Nel Sud la proposta governativa si è scontrata con una bassa propensione delle famiglie a dare fondo ai risparmi in un momento nero come questo.
Di fronte a cifre di adesione da zero virgola, il giudizio degli addetti ai lavori è unanime e impietoso.
Alfredo Martini che per il Cresme (Centro di ricerche dell’edilizia) ha fatto il giro d’Italia organizzando 16 riunioni in altrettante regioni con più di 5 mila partecipanti: “È stata un’operazione mediatica contrassegnata da una scarsa conoscenza delle normative”.
Massimo Ghilori, direttore mercato privato dell’associazione costruttori (Ance): “Una grande delusione”.
Alessandra Graziani, architetto del centro studi Fillea, il sindacato di settore Cgil: “Hanno affrontato con faciloneria una faccenda complessa ed è finita male”.

Daniele Martini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A BONDI CROLLA IL MONDO IN TESTA: A POMPEI CADE ANCHE LA “CASA DEL MORALISTA”: UN SEGNO DEL DESTINO?

Dicembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

ERA A FIANCO A QUELLA DEI GLADIATORI, CROLLATA QUALCHE SETTIMANA FA… FINITO IN POLVERE UN DIVISORIO DEL GIARDINO IN CUI L’ANTICO PROPRIETARIO AVEVA FATTO INCIDIRE SCRITTE   A SFONDO ETICO… CHE NON ABBIA RETTO AI MODERNI TEMPI DI IMMORALITA’ DELLA POLITICA?

Un nuovo crollo si è verificato ieri negli scavi archeologici di Pompei. Secondo quanto si è appreso riguarda un muro interno al giardino della casa del Moralista, nei pressi della Schola Armaturarum sbriciolatasi lo scorso 6 novembre.
Pare che, come in quell’occasione, anche questa volta le forti piogge abbiano provocato uno smottamento dei terrapieni retrostanti la palestra utilizzata dagli atleti dell’antica Pompei.
Sui muri che circondano il giardino della domus del Moralista, a Pompei, l’antico proprietario aveva fatto scrivere delle frasi «moralizzatrici» rivolte a quanti si recavano a trovarlo.
A cedere è stato il muro perimetrale della “Casa del moralista” chiusa al pubblico da sempre e situata a 20 metri dall’edificio crollato circa un mese fa su Via dell’Abbondanza.
Il crollo riguarda un muro di fondo della casa che faceva da contenimento al peristilio, al giardino della domus.
Sono caduti sei-sette metri di materiale “incerto”, fortunatamente di scarso valore, formato solo da tufo e calcare.
Ieri mattina un custode, Giuseppe Longobardi, ha segnalato telefonicamente al coordinatore della vigilanza di aver rilevato il crollo di un muro di contenimento antico della Casa del Moralista.
Recentemente erano stati eseguiti dei lavori al terrapieno retrostante la domus, che è inzuppato d’acqua.
Gli interventi voluti dall’ultimo commissario Marcello Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso, nella cosiddetta area dei ‘nuovi scavi’ sono stati effettuati con delle ruspe.
Un sistema non usuale per gli scavi che forse, complice la pioggia incessante degli ultimi giorni potrebbe aver contribuito al cedimento di oggi.
“Pompei è una città  fragile e se continua a piovere così tutti i muri senza copertura sono a rischio”. E’ l’allarme lanciato dal soprintendente degli Scavi di Pompei Jeannet Papadopulos, dopo aver constatato di persona il cedimento di un muro di contenimento nel giardino della Casa del Moralista.
“I muri sono precari – ha sottolineato il soprintendente nel corso del sopralluogo – questo che è crollato oggi, in particolare. era già  stato rifatto dopo la seconda guerra mondiale, ed è venuto giù nonostante avesse alle sue spalle una staccionata di contenimento.
Questo ennesimo episodio dimostra come Pompei sia ormai un’emergenza che ha bisogno di avere subito un Soprintendente a tempo pieno e che si avviino i lavori di messa in sicurezza che avrebbe dovuto fare il Commissario. Rimane l’unica domanda a cui ancora nessuno dà  una risposta: di chi è la responsabilità  e chi paga?
Nessuno, come sempre avviene in Italia.

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BERLUSCONI ANNUNCIA TASSE RIDOTTE DEL 10% AI GIOVANI CHE APRONO IMPRESE, POI SI SCOPRE CHE LA RIDUZIONE ESISTE GIA’

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

IL BLUFF: NEL PACCHETTO PRESENTATO CON LA MELONI, IL PREMIER AVEVA ANNUNCIATO CHE “STAVA STUDIANDO UN’IMPOSTA DEL 10% PER 3 ANNI PER I GIOVANI CHE APRONO UN’ATTIVITA'”… MA L’ANSA SCOPRE CHE IL REGIME AGEVOLATO DEL FORFETTINO DEL 10% PER I GIOVANI ESISTE GIA’ DA 10 ANNI, INTRODOTTO CON LA LEGGE 388 DEL 2000…ALTRO SPOT E ALTRA BRUTTA FIGURA

Costretto all`angolo dalla crisi politica, Silvio Berlusconi riapre il capitolo delle tasse e avanza una proposta: «Per le nuove imprese messe in campo da giovani stiamo studiando un`imposta del 10 per cento per tre anni al posto di tutte le altre imposte e addizionali», ha annunciato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, affiancato dal ministro per la Gioventù Giorgia Meloni.
Una sortita che ha scatenato reazioni negative da opposizioni e Fli: «Uno spot», dicono i giovani finiani.
«Un disco rotto», attacca Fassina, responsabile economico del Pd.
Ma soprattutto, secondo una dettagliata ricostruzione dell`Ansa, una misura assai simile a quella proposta ieri da Berlusconi già  esiste da una decina di anni per le imprese «individuali» avviate da giovani.
Infatti molte delle nuove iniziative imprenditoriali godono da due lustri, in Italia, di un regime fiscale agevolato: il cosiddetto «forfettino» del 10 per cento che è stato introdotto con la legge 388 del 2000, la Finanziaria per il 2001.
L`agevolazione che prevede il pagamento di un`imposta sostitutiva al 10 per cento – proprio come quella annunciata ieri dal Cavaliere per tutte le «imprese» avviate da giovani – riguarda nuove attività  di impresa, professionali o artistiche, intraprese da «persone fisiche», cioè da ditte individuali che in fin dei conti sono le più diffuse e abbordabili in un contesto di start up.
Il governo ha anche annunciato di interessarsi a mutui e prestiti a favore dei giovani, ma in questo caso, trattandosi di somme da restituire con gli interessi, poteva anche farlo un istituto di credito.
Solito spot gratuito.
Qualcuno non aveva forse promesso nel programma del centrodestra di costruire nuove case per le giovani coppie?
Chissà  che fine ha fatto quel punto del programma, probabilmente la stessa sorte dell’abolizione delle Province.

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ADDIO RISPARMI: SOLO UNA FAMIGLIA SU TRE RIESCE A METTERE QUALCOSA DA PARTE, UNA SU QUATTRO FA DEBITI PER VIVERE

Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

IL RISPARMIO E’ IN CRISI: OPERAI E INSEGNANTI I PIU’ POVERI…SOLO 1 FAMIGLIA SU 17 HA AUMENTATO IL PROPRIO TENORE DI VITA…PER L’83% DEGLI INTERVISTATI LA CRISI E’ GRAVE, IL 26% E’ DOVUTA RICORRERE A PRESTITI

Gli italiani sono più preoccupati per il futuro e questo si riflette sul risparmio: quest’anno poco più di una famiglia su tre è riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro è dovuta ricorrere a debiti o all’utilizzo di risparmio pregresso.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) e aumenta il numero di quelle che galleggiano cioè hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l’anno prossimo o hanno fatto ricorso a risparmi e debiti e intendono mettere da parte di più nei prossimi 12 mesi.
Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in più grave crisi di risparmio. È la fotografia scattata dall’indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio.
Le famiglie sono consapevoli che l’uscita dalla crisi sarà  graduale e con tempi più lunghi rispetto a quanto previsto nel 2009.
L’83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potrà  uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o più. Nonostante ciò, quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica salgono dal 54% al 56% (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%).
Il 23% delle famiglie è stato colpito dalla crisi ed è particolarmente pessimista sulla propria situazione economica.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita: il 6% (l’8% nel 2009).
Costante invece il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita: il 18% (era il 19%).
Costante anche il numero di coloro che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente: il 29% (era il 30%).
Crescono coloro che sono riusciti a mantenere lo standard di vita solo con fatica: il 47% (erano il 43%).
Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco più di un terzo (il 36%, erano il 37% nel 2009).
E sono soprattutto al Nord (Nord Est 45%, Nord Ovest 41%).
In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. A parte un 1% di famiglie che non si pronuncia, il restante 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), soprattutto al Sud.
Quelli che non riescono a risparmiare, ma nemmeno devono mettere mano alle riserve o ricorrere a prestiti, sono circa il 37%.
Un quarto delle famiglie riesce ad accumulare senza difficoltà , ma aumentano quelle che galleggiano (passano dal 20 al 23%) a scapito delle famiglie con risparmio in risalita (il 5%) o in discesa (il 10%).

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CASA DI MONTECARLO, LA RICHIESTA DEI PM: “INCHIESTA DA ARCHIVIARE, NON C’E’ REATO”

Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI ROMA HA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INCHIESTA SU PRESUNTE IRREGOLARITA’ LEGATE ALLA VENDITA DEL’EX IMMOBILE EREDITATO DA AN: “INSUSSISTENZA DI AZIONI FRAUDOLENTE”

«Nessuna truffa»: i pm di Roma che si sono occupati dell’inchiesta sulla casa di Montecarlo hanno chiesto l’archivazione del procedimento penale.
Il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, e l’aggiunto Pierfilippo Laviani hanno accertato l’insussitenza di azioni fraudolente in merito alla vendita di un appartamento di proprietà  di Alleanza Nazionale a una società  offshore, per cui erano indagati sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini, sia l’ex tesoriere di An Francesco Pontone.
Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Adesso sarà  il gip a decidere nelle prossime settimane se archiviare o meno l’inchiesta.
I pm, ascoltati testimoni e studiate le carte giunte dal Principato di Monaco, ritengono che non ci sia stata alcuna frode nella vendita della casa, precedentemente donata all’ex partito di Fini da una sostenitrice, la nobildonna Anna Maria Colleoni.
L’appartamento in questione è occupato attualmente da Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini, Elisabetta Tulliani.
La notizia che Fini e Pontone fossero stati iscritti sul registro degli indagati non era mai stata diffusa in precedenza.
L’inchiesta era nata dalla denuncia di alcuni esponenti del partito La Destra di Francesco Storace, nella quale si chiedeva di accertare se l’immobile ereditato dalla contessa Annamaria Colleoni fosse stato oggetto di una svendita.
«Qualsivoglia doglianza sulla vendita a prezzo inferiore – sostengono i pm – non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile».
Il valore dell’immobile, secondo quanto comunicato dal Principato di Monaco, era triplicato al momento dell’alienazione rispetto a quello dichiarato a Fini successori, 273mila euro.
«Tale valutazione – si spiega – della Chambre Immobiliere Monegasque, è stata però effettuata in astratto, senza tener conto delle condizioni concrete del bene, descritto dai testi come fatiscente».
«Sono contento e soddisfatto – commenta il senatore di Futuro e libertà , Pontone – in questo modo è stato dimostrato che si tratta di un’azione sballata presa contro il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e contro il sottoscritto».
Il vicepresidente dei deputati di Futuro e Libertà , Benedetto Della Vedova, esulta invece sul proprio profilo di Facebook: «E andiamo avanti!»

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ANTIGUA: BERLUSCONI AVREBBE PAGATO 143 DOLLARI A METRO QUADRO, CONTRO GLI 8,6 DEL VALORE ORIGINALE PATTUITO

Ottobre 24th, 2010 Riccardo Fucile

PLUSVALENZA RECORD PER LA OFF-SHORE DEI MISTERI, DUE MILIONI DI DOLLARI PER I TERRENI…I DETTAGLI DEL CONTRATTO E DEI PAGAMENTI: TRASFERITI DAL 2006 AL 2008 BEN 22 MILIONI DI EURO

Dovrà  evitare di stendere i panni all’aperto oppure di rovinare il verde comune e non potrà  nemmeno issare una parabola o un’antenna sul tetto per ricevere i suoi canali televisivi preferiti, il premier Silvio Berlusconi quando andrà  in vacanza ad Antigua.
Il regolamento che ha firmato comprando il terreno di quattro acri nell’isola caraibica è molto stringente e come in qualsiasi altro condominio lascia poco spazio alla creatività  architettonica dei suoi occupanti.
Per quei quattro acri, Berlusconi ha versato 2,3 milioni di dollari.
Se il terreno è lo stesso, è un pezzo di costa nella parte occidentale di Antigua, nella zona di Nonsuch Bay, sulla quale ha costruito la sua villa. Secondo gli accordi, i suoi capomastri dovevano iniziare le opere a 18 mesi dalla stipula del contratto e finire il tutto entro 40 mesi.
Visto che la data della vendita è il 15 gennaio 2007, i tre anni e quattro mesi sono belli che passati e la villa, manco a dirlo, svetta sopra tutta la baia.
L’atto di trasferimento del terreno è stato siglato il 20 settembre 2007 al Land Register di St John’s, la capitale di Antigua.
Le clausole architettoniche sembrano essere state rispettate.
Berlusconi non ha dipinto i muri esterni come voleva, non ha tende diverse da quelle degli altri vicini, non ha appeso il motore del condizionatore alla facciata della villa, le finestre e le porte sono dei colori giusti.
Se avesse voluto fare qualche modifica avrebbe dovuto chiedere il permesso a Gianni Gamondi, l’architetto che si occupa del progetto, che, per ironia della sorte, è anche il suo architetto, quello che ha creato Villa Certosa.
Ora dovrà  solo stare attento a non disturbare i vicini, a non portare con sè animali noiosi e a non usare la proprietà  per nessuno scopo commerciale o di business, nemmeno per qualsiasi altra “libera professione”.
Sono le regole di convivenza che il premier ha accettato acquistando insieme al terreno un’azione dell’Emerald Cove Consortium, una sorta di club che riunisce tutti gli inquilini del Resort, costruito dalla Flat Point Development, una società  offshore di Antigua.
Da chi realmente abbia acquistato poi non è dato saperlo, perchè a monte della catena di controllo della Flat Point siedono altre due scatole vuote la Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao (Antille Olandesi).
Uno dei fiduciari di queste società , l’avvocato Carlo Postizzi (gli altri sono il commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner Flavio De Paulis) ha detto che è tutta roba sua, ma la sua stessa attività  di fiduciario ha fatto storcere il naso ai malpensanti.
In ogni caso, la Flat Point, e chi c’è dietro di lei, sembra aver fatto davvero un grande affare vendendo il terreno al nostro premier.
I 29 acri sui quali la Flat Point sta sviluppando il suo progetto turistico sono iscritti in bilancio a fine dicembre 2006 al costo storico di 2,7 milioni di dollari caraibici che ai cambi attuali equivalgono grosso modo a un milione di dollari (poco più di 700 mila euro).
Trasformando il tutto in metri quadri, Berlusconi avrebbe pagato 143 dollari al metro quadro contro gli 8,6 dollari del valore originario.
Una lauta plusvalenza che andrà  in tasca alla Flat Point e ai suoi proprietari che risiedono in un Paese stupendo, ma pur sempre offshore.
Peccato che come non torna il proprietario della Flat Point così non torna nemmeno la corrispondenza tra i versamenti del premier e le date, nonchè le cifre, dei contratti.
Il contratto è di gennaio, il trasferimento del terreno è di settembre 2007, ma i versamenti di Berlusconi alla Flat Point iniziano già  l’anno prima, nel 2006.
Il 2 febbraio 2007 il premier versa 2,5 milioni di euro, non esattamente la cifra del contratto, mentre tra settembre e ottobre, a ridosso del trasferimento presso il Land Register, paga prima una tranche da 1,7 milioni di euro e poi un’altra da 3,6 milioni.
A cosa si riferiscono quei pagamenti?
Complessivamente in quell’anno sono oltre 13 milioni che Berlusconi trasferisce alla Flat Point e ai suoi proprietari. In tre anni, dal 2006 al 2008, salgono a 22 milioni di euro.
Soldi che dall’Italia, attraverso Banca Arner sono finiti in una cassaforte offshore.
Insomma i numeri generali non quadrano molto, ma, stando al contratto, quel che è certo è che entro il 31 luglio di ogni anno Berlusconi riceverà  il bollettino con le spese da pagare, elencate rigorosamente nel preventivo che la Emerald Cove invia ai proprietari ogni primo di giugno.
Alla fine di agosto, invece, arriverà  puntualmente il resoconto. A seguire, se serve, la fattura.

Walter Galbiati
(da “la Repubblica”)

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SONO OLTRE 8,3 MILIONI I POVERI IN ITALIA, SOTTO IL LIVELLO DI 1007 EURO AL MESE PER DUE PERSONE

Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO SULLA POVERTA’ DELLA CARITAS NETTE A NUDO LE DIFFICOLTA’ IN CUI SI DIBATTONO MIGLIAIA DI FAMIGLIE IN ITALIA…. AUMENTATI DI 500.000 UNITA’ I POVERI IN UN ANNO E DEL 25% GLI ASSISTITI DALLA CARITAS

Mezzo milione di poveri in più in Italia nel 2009.
Lo afferma la Caritas nel suo decimo rapporto su “povertà  ed esclusione sociale” contestando i dati dell’Istat che parlavano di una situazione “stabile”.
Le persone che vivono al di sotto della soglia di “forte fragilità  economica” sono 8.370.000 e non 7.810.000 come dicono i dati ufficiali: 560 mila persone in piu’ (+ 3,7%).
”Non è vero – afferma il documento – che siamo meno poveri come farebbero pensare i dati ufficiali del luglio 2010”.
Secondo la Caritas, l’affermazione dell’Istat si basa su calcoli che danno ”un’illusione ottica”.
Alle stime sui poveri, va aggiunto un 10%, quindi circa 800 mila italiani, di ‘impoveriti’.
Persone che pur non essendo povere hanno però cambiato il proprio tenore di vita e vivono in ”forte fragilita’ economica”
Questo il ragionamento del rapporto Caritas-Zancan: ”Secondo l’Istat lo scorso anno l’incidenza della povertà  relativa è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà  assoluta risulta del 4,7%. Per l’Istat si tratta di dati ‘stabili’ rispetto al 2008. In realtà  di tratta di un’illusione ‘ottica’.
Succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà  relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone.
Se però aggiornassimo la linea di povertà  del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro.
Con questa posizione di ricalcolo, alzando la linea di povertà  relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie diventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già  considerate dall’Istat con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8.370.000 i poveri nel 2009 (+3,7%)”.
Secondo lo studio la povertà  si conferma un fenomeno del Sud, delle famiglie numerose o monogenitoriali, di chi ha bassi livelli di istruzione.
Inoltre – continua il rapporto – ”sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”.
Infatti, ”accanto ai dati ufficiali ci sono le persone ‘impoverite’ che pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità  economica.
Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi, precedentemente ritenuti necessari”.
Ecco alcuni dati che confermano questa situazione: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%.
E negli ultimi due anni si registra anche un aumento medio del 25% del numero di persone che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto.
Questo aumento interessa in egual misura tutte le regioni d’Italia.
Fra questi utenti, cresce del 40% la presenza di italiani.
Il rapporto fa riferimento ai segnali di tendenza provenienti dagli oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà  e delle risorse dell’associazione presenti in tutta Italia.
Gli utenti della Caritas sono sempre meno singoli individui e sempre più interi nuclei familiari.
Particolarmente vulnerabili le persone di mezza età , i separati e i divorziati, le donne sole con figli, i precari, i licenziati, le famiglie monoreddito.
Si stima che circa un milione di persone beneficiano ogni anno dell’intervento dei centri ascolto Caritas.
L’esperienza dei centri ascolto evidenzia, fra l’altro, ”una scarsa tempestività  degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà ”.
Per il rapporto, lo stato di povertà  ”è sempre più veloce, complesso, multidimensionale. Anche se non si rimane a lungo in situazione di disagio economico, il persistere del ‘fiatone’ economico e il progressivo esaurimento delle risorse determina situazioni di disagio psicologico e conflittualità  intrafamiliare”.
Dati del 2008 segnalano inoltre che il 68,9% degli utenti Caritas sono stranieri, il 30,7% italiani.
Rispetto ai bisogni, il 65,9% riguardano la povertà , il 62% l’occupazione, il 23,6% l’alloggio.
Le richieste, per circa il 50%, si riferiscono a beni e servizi materiali, come viveri e vestiti.
Uno spaccato di famiglie in difficoltà  che dovrebbe indurre un governo a misure decise a sostegno di chi non ce la fa.
Altro che “non lasceremo indietro nessuno”, qua c’è gente di cui ci si è persa ogni traccia.

argomento: carovita, casa, denuncia, economia, emergenza, Lavoro, povertà, radici e valori | Commenta »

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