Ottobre 19th, 2010 Riccardo Fucile
IL NOSTRO GOVERNO HA ADERITO ALLA LOTTA INTERNAZIONALE CONTRO I PARADISI FISCALI, DEFINITI DA TREMONTI “CAVERNE DI ALI BABA’ DOVE I QUARANTA LADRONI SI SPARTISCONO IL BOTTINO”….E’ OPPORTUNO CHE UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO INVESTA IN UNO DI QUESTI PAESI?
La globalizzazione ha abbattuto in tutto il mondo il tabù della libera circolazione dei
capitali.
Figurarsi perciò se l’Italia può impedire ai suoi cittadini di comprare ville ai Caraibi.
Chi la governa ha però il dovere di verificare che gli investimenti siano fatti nel rispetto delle regole.
Quasi sempre, tuttavia, è impossibile.
Anche se quei Paesi hanno sottoscritto protocolli e accordi internazionali, poi concretamente non li applicano.
Così, al riparo dei segreti bancari e delle società anonime continuano a essere un comodo rifugio per chi non paga le tasse o peggio. Si chiamano infatti paradisi fiscali.
E giustamente il governo italiano li combatte con determinazione, al fianco di tutti gli altri Stati occidentali.
Consapevole che si tratta di una battaglia planetaria per la civiltà .
In un Paese con il record di evasione e dove la propensione all’esportazione illegale di denari non si è purtroppo fermata negli ultimi anni, come dimostra il «successo» dell’ultimo scudo fiscale, questo è un nervo scoperto.
Sul quale il servizio di Report, la trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda domenica sera, e prima ancora l’inchiesta di Luigi Ferrarella pubblicata su questo giornale, hanno avuto il merito di accendere un faro.
Da qualche tempo ad Antigua, isola inserita dall’Ocse nella «lista grigia» dei paradisi fiscali, alcuni italiani stanno facendo grandi affari immobiliari.
E li stanno facendo attraverso una società , la Flat point, con filiale a Torino ma sede legale in quel piccolo Stato, per la quale a quanto pare è impossibile risalire alla reale proprietà , nonostante fra chi la gestisce ci siano soggetti chiaramente di nazionalità italiana.
Intendiamoci, il problema dei paradisi fiscali va ben oltre i confini angusti di un’isoletta caraibica.
Per dire quanto sia complicato affrontarlo e risolverlo, esistono piccole sacche «paradisiache» anche a due passi da casa nostra e perfino all’interno delle nazioni più impegnate in questa battaglia: molte società di comodo di Calisto Tanzi avevano sede nello Stato americano del Delaware, dove il codice è particolarmente «flessibile».
Dunque è chiaro che la battaglia richiede innanzitutto grande impegno da parte delle classi politiche.
E qui una riflessione è d’obbligo.
Fra i cittadini italiani che hanno investito nell’isola dei Caraibi c’è pure il nostro presidente del Consiglio: si parla di una somma superiore a 20 milioni di euro. Con i governanti di quel Paese, peraltro, Silvio Berlusconi aveva anche intrattenuto rapporti politici, se è vero che cinque anni fa si sarebbe speso per far ottenere in sede internazionale ad Antigua e Barbuda uno sconto del debito estero.
Il suo avvocato Niccolò Ghedini ha ricordato che i terreni comprati dal premier ai Caraibi sono stati pagati con regolare bonifico e figurano nella dichiarazione dei redditi.
Aggiungendo che «l’immobile è intestato regolarmente a Berlusconi e non già a fantomatiche società off shore. E con regolari fatture assistite da stati di avanzamento lavori sono stati pagati i lavori di costruzione e arredo».
Fatture presumibilmente emesse dalla stessa Flat point… Elemento che ha indotto Milena Gabanelli a sollevare la questione dell’«opacità » tanto contestata da Ghedini.
Ma qui non è in discussione la regolarità delle fatture.
Perchè si dà il caso che il Paese dove Berlusconi ha investito tutti quei soldi sia uno di quelli paragonati un giorno dal suo ministro dell’Economia alla «Caverna di Alì Babà », dove i Quaranta ladroni nascondevano il bottino.
E alla luce del gravoso impegno internazionale che Tremonti ha assunto nella lotta ai paradisi fiscali, quell’investimento si può considerare opportuno?
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA A MILANO: “CAUSALI POCO VEROSIMILI E PRIVE DI EFFETTIVE RAGIONI ECONOMICHE”… DUBBI “SULL’EFFETTIVO BENEFICIARIO DELLA COMPLESSA STRUTTURA DI UNA SOCIETA’ OFF SHORE COSTITUITA AD ANTIGUA”
L’«assoluta opacità , circa l’effettivo beneficiario della complessa struttura all’origine» della struttura italiana di «una società offshore Flat Point costituita ad Antigua», circonda «trasferimenti di 34 milioni di euro all’estero attraverso la banca Arner», movimentati dalla Flat Point con «causali poco verosimili» e «prive di effettive ragioni economiche».
Dai decreti di perquisizioni ad alcuni commercialisti, svolte a fine aprile nell’inchiesta da tempo in corso sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank Sa, emerge ora che la Procura di Milano sta indagando sulla strana triangolazione di 34 milioni di euro: soldi versati alla luce del sole tra il 2005 e il 2009 appunto alla rappresentanza italiana dell’offshore «Flat Point Development ltd» da acquirenti italiani di immobili caraibici di prestigio.
Da lì poi riversati su conti della società presso la filiale milanese di Banca Arner spa e infine trasferiti su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera, con destino poi ignoto.
Di quei 34 milioni sotto la lente degli inquirenti, più di 20 risultano essere stati pagati da conti personali presso banche italiane e assolutamente ufficiali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di cui sinora era noto (come segnalato da Report il 15 novembre 2009) solo un bonifico alla Flat Point di 3,3 milioni nel 2008.
Il premier non è indagato dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano, che invece hanno indagato gli ex presidente e amministratore delegato di Banca Arner spa, Nicola Bravetti e Davide Jarach, anche sulla base dell’ispezione di Bankitalia che «ha rilevato gravi e diffuse irregolarità in materia di normativa anti riciclaggio».
Di Banca Arner è noto che la filiale milanese ha come clienti alcuni collaboratori di Berlusconi, tre holding amministrate dai suoi figli Marina e Piersilvio (per circa 40 milioni), e lo stesso premier in un conto che da anni non registra grossi scostamenti attorno ai 10 milioni di giacenza.
Così come è noto che nei mesi scorsi da un lato la Procura di Como ha coinvolto l’ex presidente della banca, Bravetti, in un’inchiesta sullo «spallonaggio» in Svizzera di soldi di evasori fiscali, e che dall’altro la Procura di Palermo lo indaga per l’ipotesi di occultamento di denaro proveniente da attività illecite e intestazione fittizia di beni appartenenti a un costruttore considerato prestanome della mafia.
Uno dei soci storici di Arner, il banchiere Paolo Del Bue, è imputato nel processo sui diritti tv Mediaset (da poco congelato dalla legge sul «legittimo impedimento» del premier) per l’ipotesi di riciclaggio quale «responsabile della Arner Sa di Lugano e fiduciario della famiglia Berlusconi».
E di Del Bue si è parlato molto anche nel processo in cui l’avvocato David Mills ha appena ottenuto in Cassazione la prescrizione della condanna a 4 anni e mezzo che Tribunale e Appello gli avevano inflitto quale teste corrotto con 600mila euro nell’interesse di Berlusconi.
Infatti, fra le reticenti testimonianze contestate a Mills nei processi a Berlusconi del 1997 e 1998, c’era proprio l’«aver omesso di riferire quanto a sua conoscenza in ordine al legame diretto esistente tra Del Bue, della fiduciaria Arner, e la famiglia Berlusconi»: in particolare «che Century One Ltd e Universal One Ltd, società offshore costituite da Mills per conto di Berlusconi, avevano ricevuto dal gruppo Fininvest ingenti rimesse di denaro su conti bancari presso Bsi Lugano, poi prelevate in contanti per 103 miliardi di lire da Del Bue e altri di Arner».
Luigi Ferrarella
(da ” il Corriere della Sera“)
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Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile
GLI INTRECCI DELLA BANCA ARNER: DI BERLUSCONI IL “CONTO NUMERO 1”, TRA I CLIENTI ANCHE DORIS E PREVITI… NELLA SEDE MILANESE I CONTI DELLE HOLDING CHE FANNO CAPO A MARINA E PIERSILVIO…LA BANCA E’ SOTTO INCHIESTA PER RICICLAGGIO E BANKITALIA NE HA CERTIFICATO L’OPACITA’
Lo spin è il movimento rotatorio, l’avvitamento o l’effetto ricurvo di un palla da gioco. Lo
spinning è la procedura con cui il politico previene o contrasta la diffusione di informazioni imbarazzanti, è la tecnica che plasma le mezze verità per costruire storie, finzioni opportunamente orientate.
Le procedure diversive sono tipiche dello spinning.
Se sei in imbarazzo su una questione, afferrane un’altra. Se non ce l’hai sotto mano, creala, inventala e parla di quello.
Spiega chi studia e analizza i discorsi politici: “L’atteggiamento sensato di fronte alla strategia diversiva consiste nel riportare l’attenzione sulla questione principale: quali sono le domande a cui non è stata data risposta? Qual è la risposta e perchè non viene fornita? Contro la diversione sistematica c’è un solo strumento: l’iterazione, il riportare insistentemente l’attenzione sul punto principale, sui contenuti in discussione, e sul vero e sul falso che lo riguarda” (Franca D’Agostini, Verità avvelenata, Bollati Boringhieri).
Sono utili queste definizioni per comprendere l’iniziativa di Nicolò Ghedini contro Report e apprezzare il lavoro iterativo di Milena Gabanelli perchè non è la prima volta che Report affronta le opacità della banca Arner e il suo intreccio con gli affari, i soldi e gli uomini di Silvio Berlusconi.
Se l’avvocato del Capo chiede un intervento contro una trasmissione Rai si finirà per parlare di Potere e di Rai e non di quel che ha rivelato l’inchiesta televisiva. Che al contrario è la questione più importante (l’altra, pur rilevante, ne è soltanto un corollario). Cerchiamo di capire di che cosa si tratta.
Nella sede milanese della banca svizzera Arner la famiglia Berlusconi ha quattro conti correnti per un totale di 60 milioni di euro, di cui uno intestato direttamente al presidente del Consiglio per dieci milioni (è il conto n. 1 della banca) e altri tre per 50 milioni a capo delle holding italiane Seconda, Ottava e Quinta, amministrate dai figli Marina e Piersilvio.
Tra i clienti della banca ci sono molti nomi dello stato maggiore del Cavaliere: Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum; la famiglia dell’avvocato Cesare Previti, condannato in via definitiva per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori; Salvatore Sciascia, direttore dei servizi fiscali del gruppo Fininvest condannato in via definitiva dalla Cassazione a 2 anni e 6 mesi per la corruzione di alcuni ufficiali della Guardia di Finanza.
Alla Arner vengono gestite le società anonime Centocinquantacinque e Karsira Holding, che a cascata controllano due società amministrate dalla famiglia di Giovanni Acampora anche lui condannato per il Lodo Mondadori.
Alla Arner vengono gestiti i soldi della Flat Point Development Limited, una immobiliare con proprietari misteriosi che sta costruendo ville ad Antigua per Silvio Berlusconi.
Infine, last but non least, la Arner ha avuto tra i suoi fondatori Paolo Del Bue che, nella sentenza che ha condannato David Mills, è definito l’amministratore di società (Century One, Universal One) riconducibili “direttamente a Silvio Berlusconi”.
La presenza di Berlusconi, dei figli, degli amministratori del patrimonio personale del Capo, degli amici del cerchio strettissimo – come Previti, Sciascia, Acampora: uomini che si immolano per salvare il Capo – lasciano credere che la Banca Arner sia nel cuore del Cavaliere.
Così vicina alla sua attenzione che alcuni arrivano a sussurrare che Arner sia del Cavaliere.
La questione merita una domanda diretta: signor presidente, la banca Arner è sua?
L’interrogativo che, un anno fa, Milena Gabanelli propone al premier è però un altro.
Report, nel novembre del 2009, dà conto delle opacità della Arner e illustra per quali ragioni e circostanze la banca vicina a Berlusconi è sotto il torchio dagli ispettori della vigilanza della Banca d’Italia che vi rintracciano “gravi irregolarità a causa delle carenze e delle violazioni in materia di contrasto del riciclaggio”.
L’inchiesta di Report in quell’occasione si chiude con un appello, diciamo così. Milena Gabanelli si chiede “se non sarebbe opportuno, per il premier, prendere i suoi 60 milioni di euro, spostarli dalla banca Arner e depositarli in un’altra banca italiana un po’ più trasparente”.
L’appello cade nel vuoto. E la Gabanelli ora ci ritorna su.
Questa volta scopre che il 20 settembre 2007 Berlusconi ha comprato quattro acri di terra da una società di Antigua, la Flat Point Development, impegnata a costruire sull’isola caraibica ville e villoni su un’area di 160 ettari.
Report spiega che di questa Flat non si conoscono i proprietari effettivi.
Sono protetti da un sistema di scatole cinesi che sfocia a Curacao, Antille olandesi, e da un rosario di prestanomi e fiduciari con nomi italiani.
Legittimo quindi, anche in questa occasione, la seconda domanda che Milena Gabanelli pone a Silvio Berlusconi: “I 22 milioni di euro portati dal nostro premier ad Antigua corrispondono al reale valore di mercato di ciò che ha acquistato?
E a chi li ha versati e chi è il proprietario di mezza isola? Un imprenditore catanese? Lui medesimo?
Un’opacità che il presidente del Consiglio avrebbe il dovere di dissipare”.
Siamo allora al nocciolo della questione.
Anche in questo caso, lo si può riassumere con qualche domanda.
Chi è il proprietario effettivo della Banca Arner? E’ di Silvio Berlusconi?
Se non lo è, il Cavaliere ne conosce l’identità ?
Se Silvio Berlusconi è soltanto uno dei correntisti – anche se il numero 1 – quali sono i motivi che lo spingono a utilizzare un istituto di credito di pessima reputazione, sotto inchiesta per riciclaggio, cosi oscuro da convincere Bankitalia a sostenere “l’impossibilità di accertare i beneficiari economici di alcune società che hanno il conto alla Arner Italia” e, fra queste, la Flat Point Development Limited di Antigua?
A chi Berlusconi ha versato il denaro per acquistare i terreni di Antigua? Conosce i proprietari della Flat Point di cui i pubblici ministeri di Milano segnalano “l’assoluta opacità dell’effettivo beneficiario” e rilevano le “causali poco verosimili” di “trasferimenti di somme all’estero” tra Flat Point, la filiale italiana di Arner Bank (che ha due dirigenti indagati per riciclaggio) e poi la Arner svizzera?
Può Berlusconi smentire pubblicamente che la Flat Point Development Limited sia una sua proprietà ?
Ecco queste sono le questioni imbarazzanti che hanno convinto Ghedini a giocare una palla ad effetto per parlar d’altro.
Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile
INUTILIZZATE 19 CASETTE COSTRUITE PER ALLOGGIARE I TERREMOTATI… A MAGGIO IL TAGLIO DEL NASTRO, HANNO MOBILI E CONFORT PER OSPITARE 80 PERSONE, MA NESSUNO CI ABITA… E GLI SFOLLATI SONO ANCORA IN ALBERGO A CARICO DELL STATO
Diciannove moduli abitati provvisori (Map), inaugurati lo scorso 22 maggio, sono ancora vuoti, mentre cinque famiglie di Montorio ad un anno e mezzo dal terremoto sono ancora in albergo.
Ecco gli sprechi del terremoto.
Il caso Montorio è stato denunciato dal quotidiano locale “Centro” prima dell’estate, ma non è cambiato nulla.
Lo spreco di soldi pubblici continua
Dei 57 Map realizzati nel comune alle porte del Parco, costati quanto una casa in muratura e cioè oltre 1000 euro al metro quadrato, contando gli oneri di urbanizzazione, gli allacci delle utenze domestiche e l’arredo completo, ne resta un terzo inoccupato.
Eppure cinque famiglie montoriesi, per un totale di dodici persone, vivono ancora in albergo e costano allo Stato circa 50 euro pro capite al giorno. Potrebbero usufruire di quei map vuoti, ma la burocrazia li fa restare in hotel.
Sono famiglie che rientrano nei casi di tipologie di danno classificate come “B” e”C”, ovvero la loro abitazione è temporaneamente inagibile o parzialmente inagibile, per cui non possono occupare i moduli, secondo quanto spiegato dal sindaco di Montorio.
I Map vuoti sono così tornati nelle “mani” della Protezione Civile prima e poi in quelle del commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, e sono a disposizione di chi ne facesse richiesta.
Ma il bando per l’assegnazione, scaduto lo scorso maggio, è andato quasi deserto.
Nessun terremotato dell’Aquila si è voluto spostare nella cittadina dell’entroterra teramano, se non due famiglie residenti nel comune di Crognaleto.
«Ho sollecitato più volte gli organi competenti sulla questione», ha detto il sindaco Di Giambattista, «e ho anche proposto di spostare gli sfollati, che vivono ancora negli alberghi, nelle casette. Ma allo stato attuale delle cose, mi è stato risposto che ciò non è possibile. Attualmente i map vuoti non sono più nella disposizione del nostro Comune».
Ma il primo cittadino non si arrende: «Spero», aggiunge, «che questa situazione possa sbloccarsi al più presto come da noi prospettato».
Secondo quanto dichiarato dagli uffici comunali occorre un ulteriore decreto per poter assegnare i Map a chi ha danni minori, poichè i moduli sarebbero destinati a chi abitava in edifici catalogati totalmente inagibili (tipologie “E” ed “F”).
Così, per un intoppo burocratico, le diciannove casette con giardino e posto auto, dotate di cucina, salotto, camere da letto, bagni arredati, televisore e tendaggi restano vuote mentre lo Stato continua a pagare gli alberghi, a chi è ormai stanco di vivere in spazi angusti.
(da il Centro)
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Ottobre 17th, 2010 Riccardo Fucile
LA RICOSTRUZIONE DI REPORT: ACQUISTATE DA UNA SOCIETA’ LEGATA ALLA BANCA ARNER, INDAGINI DELLE PROCURE DI MILANO E PALERMO…GABBIANELLI: “COME SONO FINITI 22 MILIONI DI EURO NEI CARAIBI? CORRISPONDONO AL VALORE REALE DI MERCATO? CHI E’ IL PROPRIETARIO DI MEZZA ISOLA?”
Il posto è da sogno. Un tripudio di palme, sabbia bianchissima, acqua cristallina.
Colore dello smeraldo, per l’esattezza.
Non a caso l’hanno chiamato Emerald Cove.
La Baia di Smeraldo si trova ad Antigua, isola caraibica considerata un paradiso, e non soltanto per lo spettacolare contesto naturale.
Il piccolo stato è uno dei 38 inseriti dall’Ocse nella «lista grigia» dei paesi che pur avendo sottoscritto gli standard fiscali internazionali non li avrebbero «sostanzialmente» rispettati.
Ma quel posto, la Baia di Smeraldo, potrebbe essere presto ribattezzata secondo le testimonianze raccolte da Paolo Mondani di Report, «President bay», ovvero Baia del Presidente.
Perchè lì è spuntata una bella villa dell’ex premier Bryan Lester Bird, o invece quel «Presidente» è riferito al capo del governo italiano Silvio Berlusconi, il quale, secondo un servizio che va in onda stasera durante la trasmissione condotta da Milena Gabanelli su Raitre, proprio in Emerald Cove ha investito una discreta somma?
Report parla di qualcosa come oltre venti milioni, spesi per acquistare in questo scenario da favola una serie di immobili.
Fra queste un grande complesso che domina il mare di smeraldo da un piccolo promontorio. Per le sue dimensioni, la popolazione locale e i pescatori lo chiamano «Il Castello».
Questa la descrizione di Mondani: «Viste dall’alto le case del premier occupano l’intera collina, due megaville che sembrano cinque, e quattro piscine, gli interni arredati con faretti Swarovski, cucine Boffi, arredamenti Turri, il tutto pagato circa ventidue milioni di euro. La gente di qui dice che tutta la zona è sua, ma non sapremo mai se è vero visto che l’off-shore è una cosa seria»
Già , ma da chi avrebbe comprato il presidente del Consiglio?
A costruire su un’area di 160 ettari, che occupa ben sei chilometri di quella splendida costa è una società di Antigua, la Flat Point Development.
Al catasto locale l’inviato di Raitre ha trovato un documento dal quale risulta che il 20 settembre 2007 Berlusconi ha comprato quattro acri di terra, versando per quella operazione un milione e settecentomila euro, dalla stessa Flat Point.
E chi sono i suoi proprietari?
Secondo Report sono avvolti nell’opacità garantita da un sistema di scatole cinesi che sfocia a Curacao, nelle Antille olandesi. I nomi, però, hanno tutti un suono familiare per la nostra lingua.
La società , che è basata a St. John’s, capitale di Antigua, in Old Parham Road, ha pure una «italian branch», ovvero una filiale italiana.
E’ a Torino e l’amministratore si chiama Giuseppe Cappanera.
Mondani racconta poi che c’è un fiduciario svizzero domiciliato a Montecarlo, Carlo Postizzi. Poi un altro fiduciario svizzero con uffici a Lugano, Giuseppe Poggioli. Quindi Elisa Gamondi, la sorella dell’architetto che ha progettato il complesso.
Infine, si scopre che la società collegata Emerald Cove Net International, gestita in passato dal gruppo Maltauro, è ora amministrata da Flavio De Paulis, vicedirettore della Banca Arner di Lugano.
E qui bisogna fare un passo indietro.
Perchè nel 2008 la filiale milanese della Arner, come aveva già rivelato Report un anno fa, era stata commissariata.
In seguito all’iniziativa della Banca d’Italia la procura di Milano ha poi avviato un’inchiesta sui vecchi amministratori per appurare se sia stato commesso il reato di riciclaggio.
Per tre mesi gli ispettori della Banca d’Italia avevano passato ai raggi X i conti del piccolo istituto, scoprendo cose turche.
Compresa l’esistenza di un serio «rischio di riciclaggio», come avevano scritto gli uomini della Vigilanza, a causa dell’impossibilità di conoscere i beneficiari di alcuni conti.
Fra questi, sottolinea Report, c’è proprio la Flat Point, quella che sta costruendo un centinaio di ville e un resort con campo da golf nel paradiso di Antigua.
«Tutti i futuri proprietari di queste ville milionarie», spiega Mondani, «inviano i soldi all’ufficio di Torino della Flat Point, che deposita ad Arner Milano, che a sua volta invia i soldi ad Arner Lugano».
Dettaglio che non si può omettere, presso la Banca Arner di Milano ha un conto di dieci milioni di euro Silvio Berlusconi.
Ma ce l’ha pure il suo socio in Mediolanum, Ennio Doris, le holding Seconda, Quinta e Ottava (alcune delle società con cui è controllata la Fininvest) di Piersilvio e Marina Berlusconi e Stefano Previti, il figlio dell’ex senatore Cesare Previti, già legale di fiducia del premier.
Ma torniamo ad Antigua.
Nella ricostruzione di Report c’è anche un elemento che riguarda i rapporti politici fra Berlusconi e l’attuale premier Baldwin Spencer, al quale, secondo il bollettino governativo, cinque anni fa il capo del governo italiano avrebbe promesso «di chiedere ai leader europei di ridurre il debito estero dell’isola», nonostante Antigua, sottolinea il giornalista, «non sia un paese africano ma un paradiso fiscale criticato dall’Ocse e dal G20».
Come quelli, per capirci, ai quali ha dichiarato guerra il nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Commenta Milena Gabanelli: «Da questa estate la stampa italiana indaga sull’opacità della proprietà di un appartamento di 55 metri quadrati a Montecarlo, perchè coinvolge una figura istituzionale e quindi giustamente è richiesta trasparenza».
Ma la trasparenza, lascia intendere, deve essere a 360 gradi.
Ed ecco la conclusione: «Rimane aperta la domanda: i 22 milioni di euro portati dal nostro premier ad Antigua corrispondono al reale valore di mercato di ciò che ha acquistato? E a chi li ha versati e chi è il proprietario di mezza isola? Un imprenditore catanese? Lui medesimo? Un’opacità che il presidente del Consiglio avrebbe il dovere di dissipare».
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 17th, 2010 Riccardo Fucile
L’ISTITUTO DI CREDITO SVIZZERO AL CENTRO DI UN’INCHIESTA: IGNORATE LE NORME ANTIRICICLAGGIO…LA VICENDA AL CENTRO DELLA TRASMISSIONE REPORT DI STASERA: “OPACITA’ CHE IL PREMIER DOVREBBE DISSIPARE”…GHEDINI CHIEDE CHE NON VADA IN ONDA
È il 20 settembre 2007 quando al Land register di Saint John, la capitale di Antigua, si presenta il signor Silvio Berlusconi.
Con una riga il funzionario di turno cancella dal registro la società Flat Point e trasferisce la proprietà di un terreno di poco più di quattro acri all’illustre cittadino italiano.
L’appezzamento si trova dalla parte opposta dell’isola.
È una porzione di collina che scende fino al mare dove si apre una spiaggia di sabbia bianca, finissima.
Gli abitanti di Willikies, un paesino che sorge lì vicino, la chiamano Pastrum, perchè lì portavano a pascolare i loro animali. Non ne mancano nemmeno di selvatici, soprattutto scimmie. Da almeno quindici anni quei posti sono recintati. “È da molto tempo che questa costa è al centro di un progetto immobiliare, ma i lavori sono iniziati solo negli ultimi anni” spiega Hugenes, un pescatore del luogo.
La baia si chiama Nonsuch Bay e va da un lembo di terra che quasi tocca la vicina Green Island, un paradiso meta delle gite dei turisti, a Flat Point, una punta piatta coperta da vegetazione caraibica.
E Flat Point Devolopment Limited si chiama la società che si è presa in carico i terreni con l’obiettivo di sviluppare un imponente progetto turistico.
Qui sorgerà , e in parte è già nato, l’Emerald Cove, un resort che nel nome riecheggia la nostra Costa Smeralda, il tratto di Sardegna, patria dei vip, e disegnata in gran parte dall’architetto Gianni Gamondi, l’architetto di Villa Certosa, la residenza sarda di Silvio Berlusconi, lo stesso architetto che curerà lo sviluppo per Flat Point.
Qualche tempo fa, era stato il gruppo Maltauro, una famiglia di costruttori vicentini a mettere gli occhi su Nonsuch Bay, ma non se ne fece mai nulla.
Poi improvvisamente è arrivata la Flat Point, nel 2005 la macchina si è messa in moto, le pratiche si sono sbloccate e le case sono iniziate a crescere come funghi, una dietro l’altra, l’obiettivo è arrivare ad averne un centinaio.
I reali beneficiari economici, tuttavia, si celano dietro una ragnatela di società schermate, una cortina offshore, che forse qui nel paradiso fiscale di Antigua non appare certo tanto esotica, ma che diventa tale in Italia, dove la società raccoglie la maggior parte dei suoi capitali.
La sede della Flat Point è al 26 di Cross Street a St. John, il capitale è interamente controllato dalla Emerald Cove Engineering Nv, una società di Curacao (nelle Antille Olandesi, poste poco più a Nord di Antigua), a sua volta controllata dalla Kappomar sempre di Curacao.
L’amministratore della Flat Point è Giuseppe Cappanera, mentre i fiduciari delle holding sono Carlo Postizzi, Giuseppe Poggioli e Flavio De Paulis.
I primi sono rispettivamente un avvocato e un fiduciario che si muovono tra la Svizzera e l’Italia, mentre il terzo è un dipendente di Banca Arner.
Di chi facciano gli interessi è un mistero, ma il coinvolgimento della banca elvetica, già commissariata e al centro di un inchiesta per riciclaggio delle procure di Milano e Palermo, getta qualche spiraglio di luce almeno su chi abbia convogliato del gran denaro verso la Flat Point.
Dal bilancio 2005 della società , emerge che Banca Arner ha finanziato per 6 milioni di dollari caraibici (circa 1,6 milioni di euro al cambio attuale) l’operazione sulla costa di Nonsuch Bay, ma il principale sponsor della scatola offshore sembra essere, come ricostruito da Banca d’Italia, il premier Silvio Berlusconi, da sempre legato a Banca Arner, non solo attraverso uno dei suoi storici fondatori Paolo Del Bue, ma anche per i suoi depositi nella sede di Corso Venezia a Milano: il conto numero uno è suo, mentre altri fanno capo alle holding della sua famiglia (per un totale di 50 milioni di euro) o a uomini del suo entourage.
Dai conti personali di Berlusconi accesi presso Banca Intesa e Monte dei Paschi di Siena sono partiti ingenti bonifici verso un conto di Flat Point aperto proprio presso la sede milanese di Banca Arner, la quale a sua volta ha girato gli stessi corrispettivi alla sede di Lugano.
Oltre 1,7 milioni nel 2005, altri 300mila nel 2006, ma è nel 2007, l’anno in cui avviene il passaggio di proprietà del terreno di Nonsuch Bay che i movimenti di denaro salgono alle stelle.
In tutto oltre 13 milioni di euro: a ridosso del 20 settembre, la data dell’atto del Land register, esattamente il 10 di quel mese, passano da Milano a Lugano 1,7 milioni di euro e un mese dopo altri 3,6 milioni.
Nel 2008 ancora più di 6 milioni prendono il volo per la Svizzera.
Un mare di soldi che si muovono, però, senza una corrispondenza tra le somme scritte nei contratti ufficiali depositati dalla Flat Point in banca e i bonifici.
Gli importi appaiono molto elevati rispetto a quanto vi è di ufficiale.
Nel bilancio della Flat Point i 29 acri di terreno su cui sorge lo sviluppo immobiliare sono stati iscritti per un valore di 2,7 milioni di dollari caraibici (poco più di 700mila euro), così come attestato dalla perizia del 2004 di Oliver F. G. Davis, un esperto immobiliare. Molto meno di quanto versato dai conti del premier.
Berlusconi da solo muove oltre 20 milioni di euro e dai registri risulta aver acquistato solo 4 acri di terreno.
Rimane ambiguo anche il motivo per cui l’istituto elvetico abbia fatto passare quei soldi da Milano a Lugano senza bollare come sospetto il traffico di valuta. La normativa antiriciclaggio di Banca di Italia impone di segnalare i movimenti di denaro verso l’estero, soprattutto verso i Paesi offshore come la Svizzera, ma Banca Arner non se ne è mai curata.
Di certo, però, ad Antigua i soldi in qualche modo devono essere arrivati, visto che le ville ci sono.
Quella di Silvio Berlusconi spunta in cima alla collina, i pescatori la chiamano “il Castello” per la sua imponenza e per come domina dall’alto la zona.
A fianco si trova quella di Andrij Shevchenko, l’ex calciatore del Milan e pupillo del premier.
Poco più in là sorge quella di Lester Bird, l’ex primo ministro di Antigua, in carica fino al 2004, citato l’anno successivo in una causa legale per aver svenduto dei terreni dello Stato a dei gruppi privati.
Al suo successore, Baldwin Spencer, Berlusconi aveva promesso di impegnarsi personalmente per aiutare la piccola isola caraibica a ridurre il debito internazionale.
Walter Galbiati
(da Repubblica)
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Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile
SCADE OGGI L’ULTIMATUM DI FEDERALBERGHI: “NONOSTANTE TANTE PROMESSE E RASSICURAZIONI, NON ABBIAMO RICEVUTO I PAGAMENTI”…IL COMMISSARIO CHIODI: “UNA PARTE DEI FONDI PER L’EMERGENZA LI DIROTTEREMO AGLI HOTEL”: MA NON AVEVA DETTO DI AVERE 1 MILIARDO A DISPOSIZIONE CHE NESSUNO GLI CHIEDE?
I soldi per i servizi erogati ai terremotati dopo il sisma del 6 aprile 2009 non sono
arrivati e gli albergatori, esasperati da una situazione che ritengono sia divenuta insostenibile, sospendono “pulizia, cambio biancheria e ristorazione agli ospiti aquilani”.
Con una nota, la vicepresidente di Federalberghi L’Aquila, Mara Quaianni, ha ribadito stamani l’ultimatum lanciato dagli albergatori che hanno minacciato di sospendere l’erogazione dei servizi: “Preso atto che, nonostante le rassicurazioni ricevute dal commissario Chiodi, a oggi non risultano ancora pervenuti i pagamenti delle nostre spettanze, ci vediamo costretti, nostro malgrado, a sospendere, come concordato in assemblea, i servizi agli ospiti aquilani”.
Federalberghi L’Aquila ha sottolineato il fatto di trovarsi di fronte alla difficile condizione di mettere in ulteriore difficoltà cittadini già pesantemente provati dal sisma, ma di non avere altra possibilità per far valere le proprie ragioni: “Siamo dispiaciuti del fatto che a subire le conseguenze di tale incresciosa situazione saranno i nostri concittadini già come noi fortemente colpiti dal terremoto, ma non abbiamo purtroppo altri mezzi per sostenere le nostre ragioni che sono evidenti”.
“Ovviamente – si legge ancora – appena riceveremo quanto dovuto, riattiveremo i servizi che abbiamo assicurato, con grandi sacrifici e difficoltà finanziarie, sin dall’inizio del post-sisma”.
Al fianco degli albergatori, che protestano da tempo, si erano schierati alcuni giorni fa anche gli sfollati loro ospiti. “La ricostruzione della nostra amata città – aveva scritto un gruppo di sfollati in una lettera aperta – non passa solo attraverso la ristrutturazione delle case, ma anche attraverso l’economia locale. Oltre ad ospitarci, i gestori degli alberghi danno lavoro a numerose persone che trovano così un reddito”.
“Anche i proprietari degli hotel della città dell’Aquila – si leggeva ancora – sono degli sfollati e che hanno le loro giuste esigenze”.
Di qui l’appello alle istituzioni: “A nome dell’autentico impegno profuso dagli albergatori nei nostri confronti – scrivono gli sfollati – ci sentiamo in dovere di esprimere solidarietà e dare il nostro sincero appoggio alla loro protesta. Ci auguriamo che chi di competenza onori gli impegni economici tanto propagandati a favore delle strutture ricettive”.
Il commissario straordinario per la ricostruzione e presidente della Regione, Gianni Chiodi ha risposto che “parte degli 80,5 milioni disponibili per il pagamento delle spese per l’emergenza-Abruzzo saranno utilizzate anche per il pagamento degli hotel che hanno ospitato e che ospitano gli sfollati”.
Augurandoci che provveda entro 24 ore, viene spontaneo chiedersi come mai non abbia provveduto fino ad oggi e abbia dovuto trovarsi di fronte ad un aut aut degli albergatori per dimostrare di essere vivo.
Anche perchè lo stesso Chiodi qualche settimana fa lamentava di avere 1 miliardo a disposizione, a fronte di nessuna richiesta da parte di chi vuole ricostruire.
Ora prendiamo atto che non si trattava di 1 miliardo, ma di 80 milioni e che dovrebbero pure servire a molteplici emergenze.
Non è detto che gli albergatori avranno il saldo di quanto dovuto, forse un anticipo.
Considerazione finale sul governo: quando avrete finito di raccontarci palle sull’Aquila avvisateci.
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
UNO STUDIO DI LEGAMBIENTE ARRIVA A QUESTA CONCLUSIONE DOPO AVER CONFRONTATO IL RITMO ATTUALE DI SMALTIMENTO E LA STIMA FATTA DA VIGILI DEL FUOCO E CNR… SI PROCEDE A 150 TONN. AL GIORNO SU UN TOTALE DI 2.650.000 MC
L’Abruzzo rischia di essere libero dalle macerie del terremoto solo nel 2079. L’allarme
arriva da Legambiente che ha messo a confronto il ritmo attuale di smaltimento e la stima fatta a luglio da Vigili del fuoco e Cnr, che parla di 2.650.000 metri cubi di calcinacci da rimuovere in tutta l’area del terremoto.
Una stima che non è nemmeno certa, visto che gli stessi soggetti hanno dato stime diverse nelle stesse aree, negli stessi Comuni.
Una lentezza che, secondo l’associazione ambientalista, è dovuta a ritardi, indecisioni e rimpalli di responsabilità e che, certamente, rallenta anche la ricostruzione.
Rincara la dose il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: «Da quando se ne occupa lo Stato, si procede a un ritmo di smaltimento di 150 tonnellate al giorno, contro le 600 di quando se ne occupavano i sindaci abruzzesi».
Una montagna di macerie che potrebbe far muovere l’economia post-terremoto tra smaltimento e riciclo.
Il governo, per la prima volta in Italia, ha deciso di classificare il materiale edile crollato come rifiuto solido urbano e non rifiuto speciale.
Ma la qualifica vale solo per le macerie crollate, non quelle dei ruderi ancora in piedi.
Una differenza che lascia perplessi aquilani e associazioni ambientaliste: a terra o in aria che siano, gli operatori del settore spingono perchè i calcinacci siano analizzati, differenziati e riciclati.
Secondo l’Anpar, l’Associazione nazionale produttori di aggregati riciclati, si potrebbe recuperare oltre il 90% delle macerie per riutilizzarle in altre opere edili.
Le macerie triturate, infatti, possono essere usate per sottofondi stradali, calcestruzzo a bassa e media resistenza, piste ciclabili e riempimenti.
Ci sarebbe anche un obbligo di legge.
Il decreto ministeriale 203 del 2003, infatti, obbligherebbe tutti gli enti pubblici a impiegare almeno il 30% di materiale riciclato nelle opere progettate.
Quello che succede in realtà , e non solo in Abruzzo, è che nei capitolati di appalto non viene nemmeno previsto l’utilizzo del materiale riciclato.
Un problema di norme allora ma anche di appositi impianti che in Abruzzo non ci sono.
E per ora non c’ è una parola definitiva nemmeno sui siti dove realizzarli, visto che una prima lista realizzata un anno fa è rimasta lettera morta.
Non hanno dubbi i tecnici tedeschi che, per il governo di Berlino, lavorano alla ricostruzione di Onna.
«Nessun piano generale – spiega Wittfrida Mitterer, coordinatrice del progetto – può partire senza lo sgombero delle macerie».
Insomma armatevi di pazienza ormai, più che di carriole.
Il nuovo miracolo berlusconiano resterà patrimonio di tre generazioni.
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Ottobre 13th, 2010 Riccardo Fucile
I FINIANI ESULTANO: “SCONFITTA LA MACCHINA DEL FANGO, IL TEMPO E’ GALANTUOMO”…. ORA LA PROCURA DI ROMA HA TUTTI GLI ATTI MONEGASCHI PER POTER TRARRE LE CONCLUSIONI… STORACE IN CRISI DI NERVI PARLA DI INDAGINI DI PARTE, FORSE SI RIFERIVA A QUELLE DEI SUOI COMPAGNI DI MERENDE DE “IL GIORNALE”
Nel 1999 era “congruo” il valore indicato nel passaggio di proprietà dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, occupato oggi da Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed ereditato da Alleanza Nazionale dalla contessa Anna Maria Colleoni.
E’ il giudizio che le autorità di Montecarlo danno della transazione nella documentazione trasmessa dal Principato alla Procura di Roma.
Il dato sarà ora analizzato dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Pierfilippo Laviani, titolari degli accertamenti avviati, contro ignoti, per truffa aggravata, con altri documenti arrivati da Montecarlo previa rogatoria internazionale.
Nel fascicolo trasmesso da Montecarlo alla Procura romana dovrebbero esserci anche le valutazioni, soprattutto sotto il profilo fiscale, effettuate dall’ufficio del registro del Principato di Monaco fino alla cessione dell’immobile, avvenuta nel 2008, per 300 mila euro a una società off-shore. Gli inquirenti di piazzale Clodio sarebbero ora in possesso di tutti gli elementi necessari per fare chiarezza sugli aspetti della vicenda.
Secondo quanto si è appreso, entro la fine del mese i magistrati potrebbero già mettere un punto sulla questione: qualora non emergessero fattispecie penalmente rilevanti, si prospetterebbe una richiesta di archiviazione. Viceversa scatterebbero i primi inviti a comparire.
I finiani esultano.
“Il tempo è galantuomo” dichiara Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio.
“Non ne dubitavo – spiega Della Vedova – Fini aveva spiegato esattamente come erano andate le cose anche in quelli che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso aspettiamo il giudizio conclusivo”.
“La vera notizia – aggiunge il deputato – è che Fini è stato vivisezionato e radiografato e l’unica cosa che si è trovata è questo elemento che lui stesso ha definito di ingenuità “.
Della Vedova dedica un pensiero all’inchiesta de Il Giornale: “Mi spiace per gli amici del Giornale. Si vede che la missione non era l’inchiesta, ma far male. Il colpo è arrivato ma il tempo è galantuomo”.
Granata: “Macchina del fango ha fallito”. “Sono stato sempre convinto che fosse in atto un meccanismo di diffamazione, riuscito, e un tentativo di delegittimazione, fallito, ai danni della terza carica dello Stato”.
“Fini fa politica da quarant’anni – aggiunge Granata – ed è un campione dell’etica della responsabilità . Tutto questo ci conferma da dove viene la macchina del fango”.
Storace non ci sta, si è giocato la riesumazione della salma de La Destra in questa operazione e qualche posto di sottogoverno per poter passare alla storia non più come autista di Marchio e come inquisito per le firme false nella lista della Mussolini, ma come l’ultimo dei fascisti che piangono sulle antiche virtù dimenticate.
E dichiara: “se hanno tutta questa fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così la possibilità di accedere agli atti e verificare con quanto scrupolo sono state condotte”.
Ma come, prima era così fiducioso nella Procura e ora avanza sospetti?
Se ha delle prove denunci anche il procuratore presunto colluso, poi magari anche i giudici monegaschi.
Se gli rimanesse del tempo, poi sarebbe bene che si guardasse allo specchio: così vedrà come si p ridotto un ex missino per poter avere il pass di accesso a Palazzo Grazioli.
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