Destra di Popolo.net

CASA MONTECARLO: L’AVV. ELLERO ATTACCA LAVITOLA E PARLA DI UN MINISTRO IMPLICATO IN TANGENTI

Ottobre 6th, 2010 Riccardo Fucile

“LA CASA NON E’ DI TULLIANI”….”SE IL MIO CLIENTE DOVESSE RACCONTARE QUELLO CHE SA SU LAVITOLA SUCCEDEREBBE UN FINIMONDO”… “IL MIO CLIENTE HA PAGATO UNA TANGENTE A UN MINISTRO”

L’avvocato Renato Ellero torna a parlare.
L’ex senatore leghista, docente di diritto internazionale, diventato famoso per essersi qualificato come il legale del «vero» padrone della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani, aggiunge altri dettagli alla sua versione.
“La casa di Montecarlo non è di Tulliani, è di un mio facoltoso cliente: gli ho suggerito di venderla e credo lo stia facendo, la politica brucia gli affari”.
In una intervista al settimanale “Oggi”, l’avv. Ellero racconta: “Il mio assistito è un imprenditore con case in Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti. Ha molte attività  e diverse imprese le ha allocate proprio a St. Lucia. Dopo l’annuncio-bufala del ministro Francis, il mio cliente è uscito allo scoperto ritenendo he sia da pazzi, per il governo locale, rivelare il cliente di una off-shore. Non a caso il governatore è sparito”.
Prosegue Ellero: “Una settimana fa il mio cliente mi ha anticipato: “vedrai che nel giro di pochi giorni a Saint Lucia comparirà  Walter Lavitola”.
Ed è successo.
“Il direttore dell’Avanti ha dovuto correre perchè qualcuno gli ha mandato a dire: ci hai cacciato nei guai, adesso vieni a tirarci fuori. Il mio cliente non lo conosce, ma se dovesse raccontare quel che sa su Lavitola succederebbe un finimondo”.
“Il mio cliente non conosce neppure Tulliani: probabilmenteTulliani non ha mai posseduto l’immobile, ma ci ha solo vissuto come contropartita della sua mediazione”.
“Il mio cliente ha anche pagato una tangente a un ministro ed è inattaccabile perchè tiene in pugno qualcuno di molto importante. Conosce molte porcherie. E ha le prove. Faccio un esempio: e se avesse in mano una intercettazione telefonica molto compromettente di qualche ministro? O la prova di qualche maxitangente?
“Ci sono molte porcherie tra Montecarlo e Santa Lucia” conclude l’avvocato Ellero.

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VIENI, C’E’ UNA CASA NEL BOSCO… MA BRUNETTA NON VA DAI GIUDICI PER IL SUO RUSTICO A PREZZO STRACCIATO

Ottobre 1st, 2010 Riccardo Fucile

I GIUDICI DI LA SPEZIA VOLEVANO SENTIRLO COME PERSONA INFORMATA SUI FATTI CIRCA IL SUO RUSTICO DEL VALORE DI 300.000 EURO NEL PARCO DELLE CINQUETERRE PAGATO SOLO 40.000 EURO, PARI AL COSTO DELLA SOLA RISTRUTTURAZIONE.. HA ADDOTTO IMPEGNI MINISTERIALI A ROMA

Sabato scorso, 25 settembre, ore 10 del matino, 48 ore prima che scattassero arresti eccellenti nelle Cinqueterre, il ministro Renato Brunetta era stato convocato, come persona informata sui fatti, dalla procura di La Spezia.
Ma all’ultimo momento il ministro ha dato forfait per improvvisi impegni istituzionali.
L’interrogatorio sul rustico acquistato da Brunetta a Riomaggiore per 40.000 euro, pagando solo i costi di ristrutturazione, pur avendo l’immobile e il terreno circostante un valore di circa 300.000 euro, è stato così rinviato, in attesa di concordare una nuova data.
Se Brunetta continuasse a rinviare si replicherebbe quanto successo con Claudio Scajola per la casa con vista Colosseo.
La Procura potrebbe chiedere l’accompagnamento coatto con i carabinieri, ma prima dovrebbe chiedere l’autorizzazione alla Camera dei Deputati. Brunetta ha voluto precisare che quanto prima si presenterà  per chiarire la sua posizione in una inchiesta che finora ha portato a 12 arresti, tra cui il presidente, targato Pd, del Parco delle Cinque Terre, Franco Bonanini. Inchiesta in cui alcuni indagati hanno già  cominciato a fare ammissioni, come il sindaco di Riomaggiore.
Allo stato attuale non vi sono elementi per ritenere che Brunetta fosse a conoscenza delle manovre che gli arrestati stavano compiendo per fargli acquistare ul rustico.
L’ipotesi dei magistrati è che finanziamenti pubblici, ottenuti da Conume e dal Parco, sarebbero dovuti finire al venditore del rustico.
In pratica si voleva pagare una parte del prezzo del rustico con soldi pubblici. Brunetta è amico di Bonanini da quando entrambi militavano nel Psi. Bonanini (ora Pd) propone al ministro il rustico di proprietà  di Srefano Pecunia il quale si dichiara disponibile a venderlo, visto che non avrebbe mai ottenuto i permessi per “sistemarlo”.
Un anno prima della vendita viene fatto un compromesso dal notaio, presente e garante Bonanini.
Poi Pecunia fa fare i lavori di ristrutturazione (per 40.000 euro) alla ditta Carpanese che stranamente verrà  pagata però dal ministro .
Brunetta alla fine riceve un rustico messo a posto, del valore stimato di 300.000 euro, pagando solo 40.000 euro di ristrutturazione.
Pecunia avrebbe dovuto ricevere la sua parte attraverso una distrazione di fondi pubblici destinati al Parco, per i quali si era impegnato lo stesso Bonanini.
Il tutto per “ingraziarsi il ministro”, a quali finii futuri non è chiaro.
Nel ristrutturare il rustico sono stati però anche accertati abusi edilizi e false documentazioni.
La domanda che resta è come Brunetta potesse non sapere di stare acquistando un immobile, con verde intorno, pagando 1/8 del suo reale valore.
Chissà  se prima o poi spiegherà  ai giudici anche questo aspetto essenziale.

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NOVITA’ SUL RUSTICO DA 300.000 EURO CHE BRUNETTA HA COMPRATO PER 40.000 EURO: EMERGONO FATTI ANOMALI

Settembre 30th, 2010 Riccardo Fucile

NELL’INCHIESTA CHE HA PORTATO ALL’ARRESTO DEL PRESIDENTE PD DEL PARCO DELLE CINQUE TERRE CI SONO STRANI INTRECCI… ABUSI EDILIZI NELLA RISTRUTTURAZIONE DEL RUSTICO, IL VECCHIO PROPRIETARIO CHE DISPONE I LAVORI CHE POI VENGONO PAGATI DA BRUNETTA, UN COMPROMESSO FIRMATO UN ANNO PRIMA DAL MINISTRO…BRUNETTA POTEVA NON SAPERE CHE QUALCUNO GLI STAVA VENDENDO UN IMMOBILE A 1/8 DEL SUO REALE VALORE?

E’ di ieri il comunicato di Renato Brunetta: “il mio nome viene evocato nell’ambito di una vicenda cui sono totalmente estraneo, come chiarito dagli stessi inquirenti: non permetterò che la mia persona venga strumentalizzata”. Preso atto di quanto sopra, non si può nascondere che la vicenda abbia più di un aspetto poco chiaro.
Secondo accreditate fonti giornalistiche, gli accertamenti sul rustico ristrutturato a Riomaggiore, nelle Cinque Terre, e acquistato dal ministro, avrebbero preso avvio sulla base di qualche elemento emerso a Roma durante l’indagine sulla casa di Scajola.
Le successive indagini in Liguria si sono collegate poi a quelle già  in corso che, due giorni fa, hanno portato all’arresto di Franco Bonanini (Pd), presidente del Parco, del sindaco di Riomaggiore e di tutto il suo staff, compreso il comandante dell polizia municipale.
In tutto si tratta di 12 ordinanze di custodia cautelare con accuse gravissime che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato per 1 milione di euro, al falso ideologico, dalla corruzione alla concussione, dalla violenza privata all’associazione a delinquere.
Torniamo alla vicenda del rustico ristrutturato: era di proprietà  di Stefano Pecunia, il quale viene avvicinato dal geometra del Comune di Riomaggiore che gli chiede se volesse vendere il rustico a Brunetta.
Proposta subito accettata perchè “a gente come me non avrebbero mai dato il permesso di ristrutturarlo, per noi era inutilizzabile”.
Il giorno della firma del contratto preliminare di vendita era presente anche il presidente del Parco Bonanini che, pur essendo del Pd, è buon amico del ministro.
Sembrava avesse il ruolo di garante dell’operazione.
Chi ha fatto eseguire i lavori ora è indagato per abusi edilizi e falso, ovvero violazioni edilizie e certificazioni alterate.
Secondo gli inquirenti, la cricca locale perseguiva lo scopo di trovare a Brunetta un rustico a buon prezzo, di ristrutturarlo anche incorrendo in abusi e di reperire finanziamenti pubblici per poi compensare il valore delle spese dell’immobile.
Degli abusi edilizi ne risponde il proprietario di allora, ma è anche vero che quei lavori sono stati fatti in quanto Brunetta intendeva acquistarlo in buone condizioni.
Ne risponde certamente Stefano Pecunia, il vecchio proprietario, ma esiste anche un atto di compromesso tra costui e Brunetta che risale ad un anno prima.
I lavori vengono effettuati dal costruttore Carpanese che all’epoca della verifica aveva detto che non era stato ancora pagato da nessuno per l’importo concordato di 40.000   euro e di non aver alcun contratto scritto.
Oggi cambia versione e dice che sarebbe stato pagato con 40.000 euro attraverso due assegni e bonifici .
Pagato dal vecchio proprietario che gli ha ordinato i lavori?
No, dal ministro Brunetta che quindi sarebbe colui che ha realmente disposto i lavori.
Il tutto mentre Bonanini avrebbe cercato di dirottare dei finanziamenti pubblici per coprirne le spese.
Riepilogando: il presidente del Parco propone a Brunetta un rustico a prezzo scontato, chiede a Pecunia la disponibilità  a venderlo, il Pecunia fa fare i lavori a una ditta scelta da lui, ma poi li paga Brunetta.
Alla fine risulta versata solo una cifra di 40.000 euro a fronte di un rustico valutato ora 300.000 euro.
Prendiamo atto che Brunetta non sapesse nulla del regalo che qualcuno voleva fargli per ingraziarselo, in vista di non si sa bene cosa.
Ci chiediamo: come può un ministro e docente di economia pensare che l’immobile gli venga venduto a 40.000 euro ovvero a un ottavo del suo valore?
Possibile che non sia chiesto il motivo di quel prezzo stracciato?
Poteva non sapere Brunetta che il prezzo era completamente fuori mercato?
Attendiamo che Feltri approfondisca…

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ARRESTI ALLE “CINQUE TERRE”: ESCE FUORI UN RUSTICO DA 300.000 EURO CHE BRUNETTA HA PAGATO SOLO 40.000 EURO

Settembre 29th, 2010 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DEL PARCO ARRESTATO RIVELA CHE, PER INGRAZIARSI IL MINISTRO, GLI FECERO PAGARE SOLO IL COSTO DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE… BRUNETTA NON E’ INDAGATO IN QUANTO SAREBBE STATO ALL’OSCURO DEL FATTO CHE COMPRAVA UN RUSTICO A UN DECIMO DEL SUO VALORE REALE

Sono scattate manette eccellenti ieri mattina per lo scandalo delle Cinque Terre: arrestato Franco Bonanini (area Pd), presidente del Parco dichiarato patrimonio dell’Umanità  dall’Unesco.
In carcere anche il sindaco di Riomaggiore e tutto il suo staff, compreso il comandante dell polizia municipale.
In tutto 12 ordinanze di custodia cautelare con accuse gravissime che vanno dalla truffa aggravata ai danni dello Stato per 1 milione di euro, al falso ideologico, dalla corruzione alla concussione, dalla violenza privata all’associazione a delinquere.
Un materiale probatorio molto vasto con intercettazioni inequivocabili, frutto di un’indagine in parte stimolata dagli esposti di abitanti delle Cinque Terre nei confronti di una gestione   disinvolta di contributi regionali.
Ma anche derivante dagli accertamenti sul rustico, comprato in zona, del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta per appena 40.000 euro.
Che corrisponderebbero ai soli lavori di ristrutturazione del manufatto, fatti eseguire dal precedente proprietario, Stefano Pecunia, prima della cessione al ministro.
Brunetta (che non è indagato) ha comprato, pagando solo il valore dei lavori effettuati, un rustico che è stato stimato dagli esperti per una cifra non inferiore a 300.000 euro.
Da parte degli inquirenti si cerca di comprendere se la generosità  del proprietario sia poi stata “ricompensata” in qualche modo dal presidente delle Cinque Terre, Franco Bonanini, vecchio amico del ministro, noostante appartenenze politiche distanti.
Dopo la vicenda Scajola, la polizia giudiziaria volle fare un controllo su quel rustico di Brunetta.
Trovarono sul posto un’impresa edile (la Carpanese) che stata finendo i lavori, ma che non aveva ancora incassato il corrispetivo di 40.000 euro. lavorava sulla fiducia, in quanto da garanti avrebbero fatto Bonanini e il capo dell’ufficio tecnico del comune di Riomagiore.
Scrivono gli inquirenti: ” sembrerebbe il tentativo di ingraziarsi il ministro e acquisire cosi un debito di riconoscenza dallo stesso Brunetta”.
Il valore reale sarebbe poi stato recuperato dagli inquisiti utilizzando i fondi pubblici destinati al sito Canneto e con una falsa redicontazione.
Un dubbio ci rimane: come ha potuto Brunetta comprare a soli 40.000 euro un rustico che ne valeva 300.000, quasi dieci volte di più?
Non ha mai avuto qualche sospetto?
Potrebbe un argomento di interessante valenza per i segugi dei giornali berlsuconiani, esperti di case e scandaletti.
Suggeriamo il titolo: “Come poteva Brunetta non sapere di stare acquistando un immobile a un decimo del suo valore?”.
Quello che vale per altri vale anche per i ministri fedeli al premier o in questo caso nessuno ne deve parlare o scrivere?
Fateci sapere.

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SORPRESA: IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DI ST.LUCIA HA LO STUDIO ALLO STESSO INDIRIZZO DELLE SOCIETA’ PRINTEMPS E TIMARA

Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

NON SOLO: LE DUE SOCIETA’ NON SONO REGISTRATE A ST. LUCIA, DOVE HANNO SOLO LA CORPORATE AGENT, QUINDI ERA MATERIALMENTE IMPOSSIBILE INDAGARE DA PARTE DELLE AUTORITA’ LOCALI… L’OPPOSIZIONE AL GOVERNO CARAIBICO: “IL NOSTRO GOVERNO ORA DEVE CHIARIRE”

St. Lucia è un paradiso fiscale che rischia di diventare un inferno per le centinaia di imprenditori e finanzieri, italiani e non, che hanno parcheggiato i loro beni in quest’isola fino a pochi giorni fa tranquilla e riservata.
Uno dei massimi esperti italiani di centri off-shore segnala la “procedura estremamente anomala” con cui il governo locale ha gestito il caso dell’appartamento ex An di Montecarlo.
Printemps e Timara sono state iscritte ai registri locali due anni fa: un’operazione semplicissima, seguita dalla sede di Castries dell’americana Corpag, specializzata nei servizi finanziari nei Paesi fiscali.
Secondo la norma, i fiduciari (legal owner) sono tenuti a identificare in un registro riservatissimo, con nome e cognome,   il proprietario reale (beneficial owner) per poterne comunicare le generalità  alle autorità , ma solo in caso di indagine penale.
In realtà  questo nome e cognome non appare mai su alcun documento ufficiale, “tutte le attività  vengono seguite dagli amministratori fiduciari cui sono intestati conti correnti, contratti, proprietà  ed azioni, il cui business è fondato sulla riservatezza”.
Secondo l’esperto, la prima anomalia è che l’esecutivo si sia mosso in piena autonomia.
La legge prevede invece che le indagini possono essere rese pubbliche, solo su richieste motivate da un Paese terzo, in merito a crimini che hanno risvolti penali anche nell’isola.
L’altro aspetto sorprendente è la gestione operativa del caso.
“Le indagini sulle società  off-shore sono eseguite dalla Financial services supervision unit che fa capo al ministero delle Finanze, mentre in questo caso il regista della verifica sarebbe stato il ministero della giustizia che non ne aveva titolo”.
Il risultato, patacca o non patacca, è ora il rischio di un fuggi- fuggi di capitali, non   più garantiti dal principio di riservatezza di St. Lucia.
Ma vi sono due importanti novità  a complicare la vicenda: il ministro della Giustizia Francis, avvocato fiscalista, ha il suo studio legale allo stesso indirizzo delle società  Timara e Printemps.
Uno studio legale che vive sulle società  offshore, incredibile.
Non solo: le due società  non sono registate a St. Lucia, dove hanno solo la Corporate Agent come società  registrata che agisce per loro, quindi non è materialmente possible indagare da parte delle autorità  locali.
Gli intrecci diventano sempre più atipici e l’opposizione parlamentare di St. Lucia pretende ora “che il governo chiarisca e renda pubblici i documenti che avrebbe in mano, prima che questa vicenda crei seri problemi alla nostra economia”.

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I CONTI NEI PARADISI FISCALI E LE SOCIETA’ OFFSHORE DI BERLUSCONI

Settembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

I SERVI DI CORTE SI SCANDALIZZANO SE LA CASA DI MONTECARLO VIENE VENDUTA AD UNA   SOCIETA’ OFFSHORE, MA FANNO FINTA DI NON RICORDARE CHI   NE APERTE DECINE PER BEN ALTRI AFFARI….I “MORALIZZATORI” CHE NON SI SONO INDIGNATI PER IL PAGAMENTO DI MAZZETTE E PER LE EVASIONI FISCALI CONFERMATE DAI GIUDICI

“Sia ben chiaro: personalmente non ho nè denaro, nè barche, nè ville intestate a società  offshore, a differenza di altri che hanno usato e usano queste società  per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e pagare meno tasse”: sono le parole pronunciate ieri da Gianfranco Fini nel corso del suo intervento televisivo sulla vicenda Montecarlo.
Chiaro il riferimento a Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all’estero, come hanno accertato sentenze definitive.
Ci riferiamo a quella prescritta dell’avvocato Mills, a quella del processo All Iberian 2 che ha accertato una evasione fiscale di 1.500 miliardi di lire, ma che non potuto decretare la condanna del premier semplicemente perchè, attraverso una legge ad hoc, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, il fatto non costituisce più reato.
Per non parlare delle sei ville di cui il premier è proprietario tra Antigua e Bermuda, intestate ad offshore.
Per non parlare di una barca di 48 metri e del valore di 13 milioni di euro intestata alla Morning Glory Yachting Limited con sede alle Bermuda.
Fu proprio Mills a metà  degli anni ’90 a dare l’indirizzo della nuova strategia permettendo al premier di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette come i 21 miliardi a Craxi, di eludere la legge Mammì che impediva a un editore di possedere più di tre televisioni.
Sappiamo   che al processo Al Iberian per dichiarazioni taroccate a suo favore il premier è ancora sotto processo.
Ai magistrati milanesi, Mills ha pure nascosto i reali beneficiari di “Century One” e di “Universal One”, le due offshore nell’isola di Guarnsey.
I falsi in bilancio, conseguenza delle società  offshore,   hanno portato a un altro processo, quello per la compravendita dei diritti Tv.
Ma grazie a una legge ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l’appropriazione indebita per 276 milioni di dollari fino al 1999.
Restano in piedi quelle fino al 2003.
C’è poi il processo Mediatrade-Rti, con l’accusa di appropriazione indebita e frode fiscale: anche qui i soldi (100 milioni di dollari) sarebbero transitati su banche estere e poi confluiti su conti riconducibili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager.
Non vogliamo dilungarci su fatti noti, ma ci limitiamo a una semplice osservazione: c’è chi accusa Fini per la vendita di una casa in cui non c’è alcun indagato (neanche Tulliani) e dove in ogni caso il ruolo di Fini è irrilevante.
Secondo questa corte dei miracolati, Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera.
Dall’altra parte emerge la figura di uno che di società  offshore se ne intende, essendone il proprietario di decine, con procedimenti penali in corso e altri archiviati con leggi ad hoc da lui promulgate e che si permette pure di fare morale agli altri invece che guardarsi allo specchio.
Con contorno di servi che si scandalizzano che una casa di 45 mq sia stata venduta a una società  offshore, ma tacciono su chi ha utilizzato le offshore a ivello industriale per i suoi affari planetari.
E’ come paragonare uno che fa un complimento colorito a una ragazza per strada a un maniaco seriale.
Che pattume ipocrita.

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ULTIMA ORA: L’AVVOCATO ELLERO, EX SENATORE LEGHISTA RIVELA: “LA SOCIETA’ DI ST. LUCIA NON E’ DI TULLIANI, MA DI UN MIO CLIENTE”

Settembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

Il professor Renato Ellero, ex senatore del Carroccio ed avvocato del foro di Vicenza ha rilasciato pochi minuti fa al blog LaSberla.net una dichiarazione clamorosa: «Il proprietario della società  di Santa Lucia titolare dell’immobile di Montecarlo che fu di An è un mio cliente».
Contestualmente Ellero si dice pronto «a sfidare il governo di Santa Lucia a dimostrare il contrario”.
“Posso dire che il mio cliente non risiede in Italia, ma è una persona abbastanza facoltosa da poter comperare “non solo l’appartamento al valore che gli viene attribuito da ‘libero’ o ‘il giornale’, ma tutto il palazzo”.
“Non conosco nè Tulliani, nè la sorella Elisabetta”.
Le cose cominciano a venire a galla e qualche infame a tremare.
Cresce l’attesa per il messaggio di Fini: i siti di Generazione Italia e del Secolo d’Italia sono diventati inaccessibili.

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QUANDO SILVIO ACQUISTO’ UNA CASA EX INA, A META’ DEL VALORE DI MERCATO, PER UNA EX VELINA POI ASSUNTA IN RAI

Settembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile

HA COMPRATO UNA CASA IN DANNO DEL CONTRIBUENTE PERCHE’ PAGATA IL 50%, HA PIAZZATO L’AMICA IN RAI E GLI ITALIANI LE PAGANO LO STIPENDIO… SECONDO IL CODICE FELTRI, BERLUSCONI DOVREBBE DIMETTERSI: A QUANDO LA RACCOLTA FIRME?

La bomba deflagrò nell’agosto del 2007, quando L’Espresso rese di pubblico dominio una vicenda: alcuni immobili di proprietà  di Enti dello Stato, pochi anni prima erano stati acquistati a prezzi stracciati da taluni politici.
Da Casini a Mastella, da Violante a Mancino, da Veltroni a Maura Cossutta: l’elenco dei beneficiari di quella che fu ribattezzata “svendopoli” era assolutamente bipartisan.
Come lo sdegno che la vicenda suscitò nei cittadini.
Da quella lista, però, mancava un nome: quello di Silvio Berlusconi.
Il quale, nel 2004, al pari degli altri illustri colleghi partecipò alla “grande abbuffata immobiliare“ acquistando, mediante una propria società  (la Idra),   “un superattico alla Balduina, una bella zona di Roma, per un prezzo scontato del 50 per cento rispetto al valore di mercato”.
Superattico munito di cinque camere da letto distribuite su due piani, quattro bagni, un megasalone e una terrazza con tripla esposizione.
Non certo un tugurio.
La cosa interessante è che l’immobile, quando fu comperato da Silvio (e così almeno fino al gennaio del 2009), era nella disponibilità  di un’ex velina di Striscia la Notizia, tale Sonia Grey (all’anagrafe: Sonia Colone).
Di fronte alla possibilità  di acquistare l’appartamento, intervenne l’immobiliare di Berlusconi che provvedette direttamente, facendo un affare, visto che pagò il 50% del valore dell’immobile.
E Sonia Grey potè restare serenamente nell’appartamento grazie alla lunga “amicizia” con il premier e in attesa delle sue visite.   Come si gridò (anche da destra) alla scandalo per la tariffa scontata nei confronti dei politici che penalizzava, trattandosi di ente pubblico, le casse dello Stato, ci stupiamo che nessun giornale vicino al premier non abbia sollevata allora la questione etica, chiesto dimissioni o raccolto firme.
La Grey nel frattempo, dopo un lungo periodo di “buio televisivo”, in concomitanza della vittoria del Cav. alle Politiche del 2001 era riuscita a ritornare in video, grazie a Mamma Rai.
Da quel momento, la sua carriera — sull’emittente pubblica — non si è più arrestata (come racconta il sito di Viale Mazzini):
“Dal 2002 al 2008 ha condotto “Notti Mondiali” 2002 su Rai1, “Uno Mattina Estate” nel 2002, “Mezzogiorno in famiglia” nel 2002/2003 su Rai2, “Uno Mattina Estate” nel 2003 su Rai1. Nel 2003-2004 conduce “Unomattina Sabato e Domenica”, nel 2004-2005 “Uno Mattina”, nel 2005-2006 , su Rai1, “In forma con Sonia”, nel 2006 “Sabato e Domenica… la tv che fa bene alla salute” e “Sabato e Domenica Estate”. Nel 2007 conduce il Premio Massimo Troisi e, sempre nel 2007-2008, “Sabato e Domenica… la tv che fa bene alla salute”. Nel 2008 conduce su Rai1 il “Concerto per ragazzi di strada”. Il 2008-2009 la vede nuovamente conduttrice di “Sabato e Domenica… la tv che fa bene alla salute”. Inoltre nel 2008 conduce lo speciale su Rai1: “La notte dei leoni”.
Ma non finisce qui, perchè da quest’anno la Grey approderà  addirittura a Domenica In (come ha rivelato quest’estate a Davide Maggio):
“Condurrò la fascia centrale di Domenica In. Il programma partirà  con Massimo Giletti che mi lascerà  la linea alle 15.55 e poi andrò avanti io sino alle 16.25, quando sarà  la volta di Lorella Cuccarini”.
A proposito di Mediaset, le chiede il giormalista,   cosa è rimasto in Sonia Grey dell’infermiera sexy di Striscia la Notizia?
“Ritengo che tutto il mio percorso professionale sia un bagaglio esperienziale importante. Penso che la mia crescita personale come donna e come persona sia andata di pari passo col mio percorso televisivo. Ricordo quel periodo con molto affetto. Fortunatamente poi la strada è stata lunga ed oltre ad usare le mie caratteristiche estetiche mi son messa a lavorare su altre caratteristiche altrettanto utili”.
Infatti.

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GRANATA: “CARO GIANFRANCO, SENZA SE E SENZA MA, CONTRO CRICCHE, PREPOTENTI ED ASCARI”

Settembre 20th, 2010 Riccardo Fucile

L’INVITO DEL FINIANO GRANATA: BASTA SPOSARE LA TESI DELLA CONGIURA GIUDIZIARIA CONTRO IL PREMIER…NO A TROVATE GIURIDICHE PER GARANTIRE IMPUNITA’ A CHI USA IL METODO BOFFO…OCCORRE GARANTIRE DIRITTI AI BIMBI IMMIGRATI E LIBERTA’ DI STAMPA, NECESSITANO NORME ANTICORRUZIONE E SUL CONFLITTO DI INTERESSI… IN PRIMO PIANO SCUOLA, RICERCA, FORZE DELL’ORDINE E MAGISTRATURA

Caro Gianfranco,
il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco profondamente, ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo.
La volgarità  delle parole di Storace e la gravità  di quelle di Donna Assunta, in una cornice da taverna da parte dei tanti “nuovi ascari” della fiamma accorsi, merita, infatti, più di una riflessione da parte nostra.
Ancora una volta il disprezzo ostentato nei nostri confronti da uno come Storace, indagato per la mala gestione della sanità  laziale e da te miracolato con la nomina a Ministro e le parole durissime di chi abbiamo contribuito a far eleggere Presidente del Consiglio suonano allucinanti, mentre ancora alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti con il Pdl e sulla priorità  assoluta di offrire uno scudo giudiziario al Premier.
Allora, Gianfranco, voglio dirti con chiarezza e affetto: non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi.
E mentre con i dossier e i giornali di famiglia continua e si fa ancora più grave il metodo Boffo nei tuoi e, in prospettiva, nei nostri confronti, non sopporto più le sofferte riflessioni e le trovate giuridiche di qualche amico al fine di provare a garantire impunità  nei confronto di chi, potendo, ci cancellerebbe dalla scena politica.
Non ci sto a sopportare con rassegnazione attacchi e lezioni di moralità  politica nei nostri confronti dai difensori di alcune delle figure più torbide della storia repubblicana e da chi cerca di mettere insieme, con ogni mezzo, deputati disposti a tutto.
Gianfranco, tu sai bene, ed è il tuo più grande insegnamento, che per costruire una grande forza nazionale, legalitaria, Repubblicana e Costituzionale, dobbiamo far si che i mezzi siano all’altezza dei fini: allora va bene il sostegno al programma votato dagli elettori, ma riempiamo immediatamente di contenuto politico il senso delle “mani libere su tutto il resto” che abbiamo rivendicato.
Serve immediatamente una rigorosa norma anticorruzione, e non è più rinviabile la concessione di diritti pieni di cittadinanza a tanti bambini e ragazzi nati in Italia da genitori regolarmente qui residenti e che si sentono, e sono, “nuovi italiani”.
Allo stesso tempo non è più rinviabile una rigorosa iniziativa politica e parlamentare sulla libertà  d’informazione e sul conflitto d’interesse.
E poi occorre porre rimedio, con il reperimento di adeguate risorse, agli enormi problemi della scuola pubblica, della ricerca e dell’Università  se vogliamo costruire percorsi di superamento del declino nazionale, come attenzione e sostegno non potranno mancare a misure straordinarie adeguate per le forze dell’ordine e per la magistratura.
Essenziali poi nuove politiche culturali e ambientali, al fine di salvaguardare e rilanciare il più grande patrimonio, e la più grande risorsa dell’Italia.
Lo spazio politico che possiamo aprire, restando fedeli alle nostre radici, ma con “capacità  dinamica” di interpretare una “certa idea dell’Italia” è enorme, come enorme è la stima che gli italiani onesti hanno nei tuoi confronti.
Serve però liberarsi subito da tatticismi eccessivi e moderatismi privi di progetto e andare finalmente in campo aperto a parlare all’Italia profonda in modo semplice e coerente.
Solo così varrà  la pena di percorrere questa nuova avventura politica.
Con l’ambizione di poter costruire un’Italia diversa e liberata da cricche, prepotenti e ascari.

Fabio Granata

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