Gennaio 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA VEDOVA DI ALMIRANTE COMPIE 90 ANNI… E RIPERCORRE LA SUA VITA ACCANTO A GIORGIO
La data è segreta, ma nel 2015 la vedova Almirante fa 90 anni 
Con lei percorriamo gli Anni di Piombo (“mi telefonavano per dirmi ‘Giorgio è morto’”) e i rapporti con i potenti di allora, con un giudizio su quelli di oggi
La sintesi è dietro una mozzarella, una mozzarella come gentile omaggio.
A volte “non so neanche chi le porta”. In altri casi il presente diventa della frutta, o “del pesce fresco”, un libro da autografare, una stretta di mano.
L’indirizzo di Assunta Almirante non è difficile da trovare, è sempre lo stesso da quasi sessant’anni, al centro dei Parioli, quartiere storico della destra, alta borghesia, dove un cameriere in casa fisso, un’entrata di servizio, non è un’anomalia.
Vedova dello storico leader missino, è la prosecuzione immaginaria del suo verbo, idolatrata e ricercata, temuta da molti big della destra, a partire da Fini (“è un pigro”), e anche del Pd (“mi hanno chiamato alcuni uomini di Renzi per capire il motivo dei miei attacchi al loro leader”).
Qualche audace rivela: quest’anno compie 90 anni. Impossibile ottenere una conferma ufficiale, guai a domandarlo all’interessata se non si vuole solleticare il suo carattere deciso, molto franco, con successiva risposta piccata; i parenti stretti alzano le spalle, sorridono e a bassa voce si lasciano sfuggire: “La data di nascita è un mistero”.
Anche Wikipedia è in difficoltà , segna un generico 1925, del giorno preciso non v’è traccia.
Ci accoglie in salotto, passo svelto nonostante una frattura al piede, capelli perfetti, ovunque ritratti del suo Giorgio, lo studio dove un tempo la politica era attiva, è ancora intatto.
Questo salotto quante ne ha vissute?
Uhhhh, l’ira di Dio! Le mura potrebbero raccontare molto…
A partire dalle riunioni politiche.
Eccome, però mica solo missini e post missini, i democristiani erano di casa, in particolare quando gli serviva qualcosa da sistemare, o per ottenere i voti.
Quindi bussavano…
Sempre, li ho visti tutti, democristiani e non.
Chi le è rimasto maggiormente impresso?
Craxi…
Per forza, vi ha ufficialmente sdoganato.
Ma no! Tutta una messa in scena, il processo era partito da molto prima, con i Dc, appunto. La parte ufficiale è stata gestita da attori di primissimo livello.
Torniamo a Craxi, lo ha conosciuto bene?
È venuto anche a pranzo. Bella testa, aveva grandi capacità politiche. Mica come quelli di ora.
Lei non è renziana…
Per carità ! E l’ho detto in televisione, quando ho dichiarato che Renzi lo vedo meglio a Cinecittà . Sa cosa ha fatto il premier?
Non l’avrà presa benissimo…
Mi ha fatto chiamare da uno dei suoi per rendere conto delle mie dichiarazioni.
E lei?
Ho ribadito la mia idea: che sono tutte persone senza preparazione e cultura, uno così giovane non può avere l’esperienza per prendere certe decisioni.
Le piaceva Berlinguer?
Che persona splendida. Si vedevano con Giorgio, specialmente nei momenti più bui e pericolosi.
Solo loro due?
Sì, in segreto andavano fuori Roma con due macchine diverse, accompagnati dagli autisti. Scendevano dall’auto e restavano soli per cercare di capire come muoversi.
Quante volte è accaduto?
Abbastanza, non so dirle quante.
Ha visto il film di Veltroni dedicato a Berlinguer?
Non mi è piaciuto, si è soffermato troppo sulla parte finale, quella drammatica prima della morte, e ha tralasciato la chiave politica. Ci sono rimasta male, non meritava questo trattamento. Però Veltroni non lo vedrei male al Quirinale.
Nel film c’è la scena di suo marito ai funerali del leader Pci.
Una giornata drammatica, per la paura ho chiamato anche il ministero dell’Interno.
Le va di ricostruire quella mattina?
Giorgio non mi disse nulla, come niente fosse si veste, aspetta Magliaro (suo capo ufficio stampa) ed esce. Il bello è che neanche Magliaro era informato, così si fa lasciare vicino a Botteghe Oscure: ‘Ho un impegno, tu vattene al partito, ti raggiungo dopo’. Non si fida, lo segue, e quando lo vede dirigersi alla camera ardente, mi chiama; disperata telefono agli Interni.
Al ritorno cosa le disse Almirante?
Che era certo della reazione positiva dei comunisti. Berlinguer era una persona perbene, anche sua figlia Bianca lo è.
Lei ha avuto una bella vita?
Bella e tormentata. Non sa quante telefonate anonime ho ricevuto, tipo: ‘Corra, hanno ammazzato di botte suo marito’, o ‘suo marito è morto’. Tutte false, ovvio, ma quanta paura.
E lei come si comportava?
(Ride e mima il gesto della cornetta) Subito una telefonata al ministero.
È mai realmente accaduto qualcosa?
No, sempre grande rispetto.
Ma vista la situazione degli anni Settanta, la mattina prima di uscire, ha mai detto a suo marito “stai attento”?
Per carità ! Se mi azzardavo si infastidiva.
L’anno scorso sono stati cento anni dalla nascita di Almirante.
Non sa quante manifestazioni, ho girato tutta l’Italia, sempre il pienone, anche dentro i teatri, dalla Sicilia a Trieste, per non parlare di Napoli…
Le hanno mai chiesto di scendere in politica?
Molte volte, ma non è il mio ruolo.
Nessuno tiene unita la destra.
Lo so, questo è il punto.
Giorgia Meloni.
La situazione è troppo pesante per affidarsi a una ragazza con poca esperienza. Allora sarebbe stato meglio Ignazio La Russa, ma non ha avuto coraggio, si è ritirato da una potenziale leadership per evitare una brutta figura. E gliel’ho detto.
Non l’avrà presa bene.
Ha tirato fuori la sua risatina (e qui donna Assunta imita benissimo La Russa).
Con Fini non è mai stata molto tenera.
Mi ha chiamato dopo il furto al cimitero del busto di mio marito, mi ha offerto un aiuto economico per ripristinarlo.
Ha ringraziato e rifiutato.
Certo, ho ancora tutte le forze fisiche ed economiche per gestire le situazioni. Però questa volta l’ho realizzato di marmo, non in bronzo, altrimenti lo rubano di nuovo.
Altre volte lo ha insultato.
Fini è stata una delusione troppo forte, anche quando Giorgio era vivo. Non ha il temperamento, per essere leader bisogna essere innanzitutto coraggiosi, e poi costanti nel lavoro. Lui è un signorino, è uno pigro. Non è un lavoratore.
Alemanno?
Non si è mai impegnato, pure da Sindaco non ha convinto. Ora poi c’è la questione Mafia-Capitale, vedremo.
Lei ha dichiarato di non essere “mai stata fascista nè missina”.
Vero, non ho mai abbracciato in toto la loro cultura. Ho solo amato fino in fondo il concetto di “patria”, mi sento italiana e calabrese. Questa idea l’ho portata in giro per il mondo.
Ha viaggiato molto?
Ovunque e con Giorgio, da New York al medioriente.
Chi l’ha colpita?
Beh, lo Scià di Persia. Una volta ci ha invitato a pranzo, io ero seduta alla sua destra, un uomo colto e molto emancipato. Ma a un certo punto è arrivata una ragazza per leggere le nostre mani e a Giorgio ha predetto: ‘Tra qualche anno subirà un’operazione grave, durante la quale rischierà di morire’.
Un pranzo allegro…
Quando ci è stata tradotta la frase, in automatico ho fatto le corna e ripetutamente. Mi ero dimenticata del contesto, poi ho dovuto spiegare il gesto.
Le vostre vacanze?
Spesso a Sabaudia, lì avevo un’azienda agricola, Giorgio mi chiamava ‘l’agraria’.
Colpo di fulmine?
Da parte sua, sì. Per me no.
Il vostro primo incontro?
Giorgio era stato invitato in Calabria da un mio parente, ancora non lo conoscevo, ma accompagno dei miei amici per ascoltare questa giovane promessa politica. Tutti ad ascoltarlo, affascinati, io mi rompevo un po’, così tolgo dal cappellino uno spillo e inizio a infastidire quelli davanti. E lui, dal balcone dove parlava, se ne accorge, e alla fine mi fa: ‘Mi ha preso in giro, disturbava’
E lei?
Gli ho risposto che erano miei amici, ma lui non contento ha insistito ‘mi ha distratto’, ah sì? Peggio per lei.
Caratterino, il suo.
Poi con l’autista l’ho portato in aeroporto, e in seguito ci siamo rivisti a Roma per un favore a nome di un’amica.
La prima impressione su Almirante?
Vestiva malissimo, da vergognarsi, con la camicia alla Robespierre, i sandali e le unghie di fuori.
Lei lo ha portato sulla rotta del “doppiopetto”.
Un lavorone, ci ho pensato sempre io, ma era necessario stargli dietro. E poi era distratto, a volte tornava a casa con scarpe non sue perchè in treno se le toglieva e poi si rinfilava quelle del vicino.
Si divertiva di queste distrazioni?
Insomma, più che altro mi schifavo.
Lei era la ricca dei due…
Non mi sono mai lasciata mantenere, ho sempre lavorato, a ognuno il suo conto. Quando l’ho conosciuto lui non aveva la macchina io già possedevo la 130.
Lo seguiva spesso nei suoi viaggi di lavoro?
Specialmente quando ho capito che non stava più bene.
Per curarlo o per goderselo?
Tutti e due, Giorgio era molto trasandato e molto impegnato, lo obbligavo a farsi il bagno la sera, poi lavorava in pigiama, altrimenti la mattina lo avrebbe saltato per la fretta.
Ha mai legato con le mogli degli altri leader?
Le altre donne non erano interessate alla politica, erano più simili alla signora Andreotti, persone casalinghe.
Lei e Almirante siete stati rivoluzionari nei costumi, coppia non sposata e con figli negli anni Cinquanta: a casa come la presero?
Non mi hanno mai detto nulla, mi hanno sempre rispettato.
Tutti d’accordo?
No, non lo era nessuno, però non mi hanno mai contrastato, la mia era una famiglia moderna, avevo già casa mia a Roma, frequentavo stilisti, il teatro dell’Opera, viaggiavo.
Si ricorda la sera del successo elettorale del 1972, l’8,7% alla Camera, il 9,2% al Senato?
Memorabile, ma ancora meglio fu la vittoria in Sicilia. Però in quella occasione ho provato un po’ di paura.
Come mai?
Per andare da un comizio a un altro, certe volte lo bendavano, per non farlo vedere agli altri. Lui lasciava fare, io turbata e incredula.
Qual è stato uno degli incontri più importanti della sua vita?
Credo quello con Papa Wojtyla, uomo magnetico, un angelo. Il consigliere di mio marito era padre Spiazza, molto amico di Karol, con lui aveva condiviso le tragedie del comunismo, e del comunismo non voleva parlare.
Wojtila, al contrario, ne parlava, eccome.
La prima volta che gli hanno presentato tutti i parlamentari, al momento di salutare mio marito ha allargato le mani e poi ha detto ‘lo conosciamo, lo conosciamo’. Poi gli ha parlato vicino all’orecchio.
E cosa gli disse?
È un segreto che mi porto da anni.
Ci dica almeno il senso.
Di continuare a contrastare il comunismo.
E vero che ancora le arrivano i regali?
Tantissimi! E quando esco per Roma non sa le persone che mi fermano per una foto, una stretta di mano, la mia ex collaboratrice si innervosiva e io le dicevo ‘ma che sei scema? ‘
Dei politici di oggi chi le piace?
Ma li ha visti? Sono imbarazzanti, se penso a quei tempi…
Alessandro Ferrucci
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 23rd, 2014 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “TRADIZIONE E LIBERTà€” ANNUNCIA UNA NUOVA AGGREGAZIONE DI CENTRODESTRA IN VISTA DELLE REGIONALI… E DIVENTA REFERENTE IN LIGURIA DI “ALTRA DESTRA”, IL NUOVO MOVIMENTO DI SVEVA BELVISO
Dopo una militanza giovanile a destra, il suo percorso politico è passato attraverso AN, Pdl e Fli ed è stato per molti anni consigliere comunale a Genova: scelte sempre convinte o qualche volta ha dissentito dai vertici?
Per me la politica è stata ed è solo passione civile e rigore morale. E alla politica ho sempre dato e mai preso. Quindi quando mi sono reso conto che tali condizioni venivano meno sia nel PDL e sia in FLI, ho contestato le scelte dei vertici e me ne sono andato. Direi con buone capacità lungimiranti, visto gli esiti di questi partiti.
L’esperienza del Pdl e la sua successiva frantumazione come l’ha vissuta? Anche a livello locale ha pesato una struttura verticistica? Allora si diceva che Scajola avesse sempre l’ultima parola…
Il problema non erano solo i vari Scajola: il PDL era solo una fusione a freddo e non poteva durare, ancor meno in Liguria dove di fatto si “giocava a perdere” nella speranza di avere briciole di potere.
Poi ha seguito Fini in Futuro e Libertà : rimpianti per un’avventura che poteva finire diversamente?
Quando Fini alzò il famoso dito eravamo in tanti a pensare che fpsse arrivato il momento di ritrovare la nostra identità . Poi ci ritrovammo confusi con l’UDC e Monti. Un suicidio politico senza precedenti nella storia.
Lei è sempre stato consigliere di opposizione alla giunta di centrosinistra: solo Castellaneta in passato è riuscito a sfiorare la vittoria alle comunali. Solo frutto del consociativismo del Pd o anche a destra occorrerebbe fare una seria autocritica?
La destra che io rappresentavo è sempre stata leale e coerente. Ripeto, c’erano potentati nel centro-destra che consapevolmente non volevano vincere. Un dato oggettivo: alle ultime comunali il centro-destra non ha voluto appoggiare Musso e ha indicato Vinai che poi è volato subito tra le braccia di Renzi. Se F.I. e Lega avessero invece fatto un passo indietro oggi forse il sindaco di Genova non sarebbe Doria. E sarebbe stata tutta un’altra storia.
Una curiosità : perchè ogni volta che il centrodestra deve trovare un candidato presidente alla Regione si va sempre alla ricerca di un imprenditore? Non è un target che preclude la simpatia di altre fasce sociali?
In parte è un abbaglio del berlusconismo, in parte una necessità . Non avendo il centro-destra quella rete di “amici” e cooperative dal finanziamento facile, il candidato presidente deve di fatto pagarsi la campagna elettorale. Credo comunque che gli elettori siano principalmente attenti ai programmi, alle proposte e al profilo morale del candidato.
A livello nazionale va di moda Salvini: c’è chi dice che a Renzi faccia comodo una destra lepenista che non arriverà mai a costituire un serio pericolo per la sinistra al governo…
Salvini ha indicato due “nemici” dei mali dell’Italia: l’euro e gli extracomunitari. Può prendere voti di pancia, così come fa Grillo, ma non ha una visione del futuro. Nella Lega non riesco a vedere il sogno della società etica o i valori di destra in cui mi riconosco. Senza dimenticare che lo stesso fascismo fino al ’38 non era stato certo razzista.
Di Fini allenatore e cercatore di talenti e della Meloni alla ricerca di intese con Salvini e Fitto che ne pensa?
Non so cosa voglia fare Fini, ma non mi sembra che stia pellegrinando per l’Italia alla ricerca di talenti nuovi o vecchi. FdI fa male ad appiattirsi su posizioni paraleghiste, anche perchè l’elettore premierà sempre l’originale mai la fotocopia. In quanto a Fitto, sino ad oggi non mi sembra che abbia dimostrato di avere le caratteristiche e la personalità per fare il futuro leader nazionale di tutto il centro-destra
Poche ore fa è stato nominato coordinatore regionale di “Altra Destra”, la nuova
formazione politica che ha come leader Sveva Belviso, assessore alle politiche sociale nella giunta Alemanno, la candidata donna più votata in assoluto a Roma, personaggio nuovo nel panorama politico nazionale. Perchè questa scelta?
“Altra Destra” è appena nata, ma promette appunto un nuovo ( e nel contempo antico) modo di far politica a Destra, partendo dai problemi e dando soluzioni anche rivoluzionarie. L’entusiasmo e la passione di Sveva Belviso sono contagiosi. È giovane, coraggiosa e ha le idee molto chiare. Sono onorato che mi abbia voluto coinvolgere nel suo progetto e ci impegneremo al massimo per costruire Altra Destra anche in Liguria.
La Belviso ha dichiarato che occorre rottamare tutti i vecchi leader del centrodestra e aprire una fase nuova, alternativi alla sinistra e alla Lega. Emerge una visione laica, attenta alle disabilità e ai diritti civili, alla sicurezza e al decoro urbano. E’ un modello che può avere spazio?
In un momento in cui Renzi fa il pifferaio liberista per piacere ai mercanti e ai mercati, un movimento di destra che riscopre meritocrazia, legalità e le proprie radici sociali ha spazi enormi.
In vista delle regionali in Liguria, che posizione prenderete?
Come Tradizione e Libertà abbiamo lavorato in questi mesi per trovare un minimo denominatore comune con altre associazioni o singole persone che vogliono essere alternativi alla sinistra di potere, ma che non si riconoscono più in F.I. o Lega. L’idea è quella di arrivare a mettere insieme una lista civica che sia la casa e il laboratorio d’idee di tutti i moderati della Liguria.
Avete in mente già un nome da dare a tale lista civica?
Qualche proposta c’è già . Ma più che altro stiamo lavorando sui progetti per tagliare gli sprechi pubblici e per rilanciare l’economia della Liguria.
Se il progetto va in porto Lei, che di fatto sarà uno dei padri fondatori di questa lista civica, avrà sicuramente voce in capitolo. Cosa chiederà al tavolo delle trattative?
Più che “tavolo delle trattative”, solleciterei solo incontri alla luce del sole e in ogni caso per me non chiedo nulla. Pretendo solo che il candidato presidente sia una persona di indiscussa integrità morale e che il suo sia un programma condiviso e condivisibile. Con questi presupposti, non escludo che alle urne di primavera potremmo avere qualche piacevole sorpresa.
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Novembre 27th, 2014 Riccardo Fucile
DOPO IL GENEROSO PRESTITO CONCESSO DALLA BANCA DI PUTIN AL FRONT NATIONAL, LA PROSSIMA SETTIMANA SALVINI VOLA A MOSCA PER SONDARE SE E’ RIMASTO QUALCHE RUBLO PER LUI… E I CAMERATI CHE LO APPOGGIANO POTRANNO GIOIRE DI AVER REALIZZATO UN SOGNO: RICEVERE AIUTI DALL’IMPERIALISMO SOVIETICO E DAGLI OLIGARCHI CHE LUCRANO PROFITTI DALLA GAZPROM SOTTRATTI AL POPOLO RUSSO
Il ben informato “Huffingtonpost” anticipa che domani Matteo Salvini riunirà a via Bellerio la segreteria federale, per un serrate i ranghi generale (l’unico avversario rimastogli, Flavio Tosi, è stato avvertito: “Chi litiga è fuori”) e una possibile riorganizzazione degli organismi dirigenti.
Sabato volerà a Lione, da Marine Le Pen. Con lei parlerà del nuovo gruppo a Strasburgo (la francese è convinta di riuscire a vararlo entro gennaio), del suo progetto italiano e di quello strano rapporto a tre con la Russia di Vladimir Putin che si sta saldando in queste settimane.
Politica, sì, ma anche denaro.
Il Front National ha ricevuto nelle scorse settimane un generoso prestito di una banca vicina a Mosca. La Lega sta sondando se vi sia un’analoga possibilità , per dare fiato alle casse di partito in grande difficoltà .
Poi, la settimana prossima, volerà nuovamente a Mosca. Quasi un segnale a Berlusconi, che con “l’amico Vladimir” oggi può trattare anche lui, senza bisogno di intermediari.
La notizia rallegrerà certamente i coerenti camerati nostrani che dopo aver passato una vita a gridare “Europa nazione” e sbandierato tricolori senza per questo usarli come carta igienica, dopo aver atteso per anni che i leghisti “li venissero a cercare casa per casa”, dopo aver difeso l’unità nazionale e lottato contro tutti gli imperialismi, dopo aver manifestato contro l’invasione sovietica in Ungheria e dedicato canzoni ai martiri magiari, oggi si ritrovano a fare da lacchè a un partito che in tempi normali avrebbero demolito a sprangate.
E dato che il motivo di schierarsi con la sacra Russia sarebbe quello di lottare contro lo strapotere delle banche, eccoli serviti: i loro miti vanno giusto a cercare soldi dalle banche (russe o americane non ha rilevanza).
In attesa che Salvini con quei rubli rubati al popolo russo dagli oligarchi di Mosca possa assumere non solo la moglie in Regione, ma estendere la gratifica anche ai parenti acquisiti.
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Novembre 24th, 2014 Riccardo Fucile
NON ESISTE PIU’ UN MOVIMENTO CREDIBILE E UN LEADER MODERNO, CAPACE DI INTERPRETARE I TEMPI NUOVI… E SENZA SAPER FARE OPPOSIZIONE NON SI DIVENTA MAGGIORANZA NEL PAESE
I risultati delle elezioni regionali in Emilia e in Calabria non esigono grossi commenti: la vera novità è
rappresentata dal fatto che solo un elettore su tre ormai va a votare.
In termini tecnici gli addetti ai lavori la chiamano “crisi di rappresentatività “.
Per quale motivo un elettore di sinistra, legato al sindacato, dovrebbe votare per il partito di Renzi?
Per quale ragione dovrebbe farlo un giovane precario che della pseudo riforma del lavoro ha capito l’essenziale, ovvero che non produrrà un solo posto di lavoro a tempo indeterminato in più?
O quale motivazione può trovare un simpatizzante di Grillo per recarsi alle urne dopo aver visto emergere “tutto e il contrario di tutto”, in un movimento contraddittorio, con anime diverse e un capo dalle sembianze nordkoreane?
E infine, un elettore moderato di destra dovrebbe proprio essere travolto da un momento di ordinaria follia per trascinare le gambe in cabina e votare per un partito che da mesi fa la ruota di scorta di Renzi in cambio di un posto a tavola (e di leggi che non penalizzino le aziende del capo).
Il resto a destra conta poco, anche se qualcuno canta vittoria: quando la gente non disertava le urne (nel 2009) la Lega aveva già raggiunto in Emilia il 13,67%, oggi che va a votare la metà è normale che arrivi a sfiorare il 20%.
Anche alla luce della percentuale di razzisti che indubbiamente esistono in Italia e del fatto che Berlusconi ha permesso che il candidato governatore fosse un leghista e fungesse da traino.
Ricordiamo solo un dato: cinque anni fa la Bernini raccolse il 36,52%, oggi il candidato del centrodestra è arrivato al 29,9%.
Quindi più si estremizza la coalizione, meno voti prende.
Per non parlare del modestissimo 23,6% del Centrodestra in Calabria.
La Lega ha semplicemente dato l’impressione di “fare opposizione” e molti elettori si sono così dimenticati lo scandalo dei rimborsi spesa che li ha visti in prima fila, in Emilia come in Piemonte e in Lombardia.
Se il nuovo sono Salvini e la Meloni, converrebbe rispolverare il detto “quando sento parlare di cultura…”: sono semplicemente la garanzia del sistema per canalizzare la protesta su binari innoqui.
Non a caso sono sempre pronti a scattare sull’attenti in parlamento (e fuori) al richiamo del padrone.
Esiste a breve un’alternativa per ricostruire un’area di destra moderna, liberale nelle idee e sociale nei valori e nella prassi?
Per farlo occorrerebbe partire da un’analisi che avevamo pubblicato qualche settimana fa, da cui emergeva, dati alla mano; che metà degli elettori di centrodestra non si sentono rappresentati dagli attuali referenti partitici.
Da ieri temiamo (e speriamo) che siano pure diventati di più.
E’ da loro che occorre ripartire, con un nuovo progetto di destra a tutto campo, una destra non liberista, ma moderata e attenta alle esigenze dei ceti più esposti alla crisi.
Una destra che non deve imitare la sinistra, ma che non lasci alla sinistra temi che non sono di suo monopolio, anzi che spesso sono “nostri”.
Scavalcando nel caso anche la stessa sinistra e ponendosi come interlocutori di categorie finora “inagibili”.
E qui si collega il secondo aspetto: occorre anche saper fare opposizione.
E’ normale, ad es., che a Milano 6.000 famiglie siano sotto sfratto e il Comune non abbia i soldi per ristrutturare 24.000 appartamenti per mancanza di fondi statali?
Mancano le case popolari e la destra razzista non sa che prendersela con gli immigrati: perchè non dice che la marchetta di Renzi degli 80 euro ci è costata la stessa cifra con la quale avremmo potuto non dico ristrutturare, ma addirittura costruire 100.000 appartamenti popolari?
O a qualcuno fanno comodo gli scontri tra poveri ?
Esisterà un leader credibile un domani capace di parlare di questi semplici progetti, invece che inneggiare alle oligarchie corrotte di leader ex comunisti, azionisti miliardari della Gazprom?
Per ora accontentatevi dei provini a Cinecittà e dei rutti padagni: certamente non rimarranno nella storia del nostro Paese.
Forse neanche nel folclore, meglio una sagra dei fagioli borlotti.
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Novembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
SU 15 MILIONI DI ITALIANI CHE SI DEFINISCONO DI CENTRODESTRA SOLO 8 MILIONI VOTEREBBERO OGGI PER FORZA ITALIA, LEGA E FDI….E BEN 18 MILIONI SI DEFINISCONO NON COLLOCATI
Mentre i vertici degli attuali partiti di centrodestra corrono dietro nella migliore delle ipotesi all’Italicum e
all’abolizione dell’art 18, nella peggiore a zingari e immigrati come 40 anni fa, agli osservatori attenti non sarà sfuggita una interessante ricerca dell’istituto Demopolis che qua riassumiamo come base del nostro ragionamento.
Dall’ indagine emerge che un’ ampia parte dell’elettorato di centrodestra è disorientato: se ci si recasse oggi alle urne per le politiche, Forza Italia otterrebbe circa il 14%, la Lega Nord l’8,5%%, Fratelli d’Italia il 3,5%.
Il che porta a un totale del 26%
Demopolis va però oltre e fotografa una profonda crisi di rappresentanza per un’area storicamente fortissima negli ultimi 20 anni e nella quale tuttora 15 milioni di italiani si definiscono politicamente di Destra o Centro Destra e 18 milioni si dichiarano non collocati.
Ebbene solo poco più di 8 milioni voterebbero oggi per Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, i tre partiti di Centro Destra all’opposizione del Governo.
Ben 7 milioni di elettori di destra, pari a un ipotetico partito del 24%, non votano questi tre partiti di riferimento.
I flussi rilevati da Demopolis negli ultimi 6 anni forniscono la misura del progressivo ridimensionamento del peso elettorale del partito di Berlusconi.
Dei quasi 14 milioni di elettori che scelsero il Pdl nel 2008, oggi solo 4 milioni e 200 mila voterebbero Forza Italia. Un quinto si asterrebbe, il 16% opterebbe per il Movimento 5 Stelle, il 13% per altre liste.
Ma a colpire sono soprattutto quei 21 elettori su 100 del Pdl che voterebbero oggi per il Pd: 3 milioni di voti sottratti da Renzi al partito storicamente più forte del Centro Destra.
E ancora: il 45% degli elettori di Centro Destra, intervistati dall’Istituto Demopolis, non vede un leader politico in grado di rappresentarli e di impensierire Matteo Renzi in un’eventuale competizione elettorale, altro che discorsi inutili su chi ha più carisma tra le mezze tacche attuali.
Se ne conclude, in sintesi, che oggi esiste un elettorato potenziale del 24% che, pur ritenendosi di destra e di centrodestra, non ha un riferimento politico.
Che questo potenziale partito potrebbe far presa anche su una parte dei 18 milioni di elettori non collocati e persino recuperare consensi a sinistra.
E che quasi la metà degli elettori di area vorrebbe un leader diverso rispetto a quelli che attualmente si alternano tra servizi sociali, campi rom, affogamenti profughi, inciuci e photoshop.
E’ la dimostrazione della validità della tesi che andiamo sostenendo da tempo immemorabile: che occorra una svolta radicale che vada ben oltre la “becerodestra” attuale, ridefinendo i contenuti di una destra moderna, sociale, legalitaria, liberale, laica ed europea.
In attesa di un leader che la sappia rappresentare.
Rottamando non solo tanti inutili idioti, ma anche troppe impostazioni da “pesca delle occasioni” che, senza un disegno organico, portano solo a raccogliere scarponi bucati sotto costa.
Ma per tornare a navigare in mare aperto è l’ora di cambiare scafo e costruirne uno nuovo.
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Ottobre 22nd, 2014 Riccardo Fucile
OCCORRE SALTARE IL GUADO DEL QUALUNQUISMO E REALIZZARE L’INCANTO DI TORNARE A PARLARE AL CUORE E ALLA TESTA DEGLI ITALIANI
Gli ultimi giorni sono stati parecchio convulsi e ricchi di spinte contrapposte, sconclusionate e sconcludenti.
Il “nulla che avanza”, insomma.
Due “episodi” in particolare hanno dato l’immagine netta ed evidente di un Pese sempre più allo sbando ed incapace di risollevarsi, almeno fino a quando lo scenario politico resterà quello attuale.
La Lega – ma anche i “fratellini”, per la verità – è scesa in piazza per dire “No a Mare Nostrum”. Marino ha trascritto sul Registro dello Stato Civile alcuni matrimoni gay contratti all’estero.
Sembrano “fatti” slegati tra loro, e invece…
Salvini ci sta provando a superare l’idea di una Lega secessionista anche se il risultato non è degno di nota: il suo elettorato continua a sventolare le bandiere del razzismo e della secessione.
Al netto di quanto senta il proprio elettorato, nel suo discorso in piazza, Salvini non ha comunque mai fatto riferimento ai temi storici del suo partito ma — ed è tutto dire – agli “Italiani da difendere contro l’invasore”.
Lo so: detta così suona parecchio male, soprattutto in un Paese dove il politicamente corretto è sempre lì, pronto a cavalcare la pancia della gente pur di farsi notare e strappare qualche applauso.
Probabilmente lo è, anche se quel concetto merita di essere approfondito, almeno secondo le ragioni della destra moderna, liberale ed europea che invece ci appartiene.
L’Europa è un punto di non ritorno.
Inimmaginabile un ritorno alla “lira”, ancor meno l’ipotesi di un’Italia fuori dall’Europa: la sfida resta quella dell’Europa Federata, quella degli “Stati uniti d’Europa” con l’Italia da rendere protagonista e non più ultima ruota del carro.
E l’Europa Federata non può che richiamare il concetto, il valore stesso di Nazione perchè sono e saranno loro gli interlocutori naturali del proscenio.
Già la Nazione. Quel quid rappresentativo di una specifica essenza. Quel quid unico e irripetibile. Quell’anima specifica. La vera necessità resta quella.
Non so se sia vero che, tante delle cose che accadono, siano il frutto di un “disegno superiore” mosso da chi abbia immaginato di porre fine alla nostra etnia e alla nostra civiltà .
Non so se qualcuno, nei meandri di qualche stanza buia dove si decidono la vita e la morte dei popoli, abbia davvero deciso di farci lentamente “scomparire”.
So solo che i nostri politici ce la stanno mettendo tutta per assecondare il possibile progetto.
Per la verità grandi personalità , in giro, proprio non ce ne sono.
Il sistema resta tutto imperniato sul binomio Renzi-Berlusconi con “la notizia del giorno” che resta sempre la stessa: il PD è maggioranza e opposizione insieme.
Il resto è davvero solo noia.
Renzi lo si dipinge spesso come un uomo che starebbe invadendo il campo operativo e culturale della destra e l’errore è mastodontico.
Renzi è bravo ad usare “paroloni”, a confondere, a indirizzarsi a quelle frange di elettorato deluse da leadership non più carismatiche e non più capaci di “contare” e di incidere in modo positivo e risolutivo sulla realtà , eppure la sua sostanza resta lontanissima dall’area valoriale della destra, e per fortuna.
Ne è una riprova sostanziale Marino, ad esempio, che nel procedere alla registrazione, nei Registri dello Stato Civile, di alcuni matrimoni gay contratti all’estero, ha dato pseudo-rilevanza ad atti che sono chiaramente confliggenti col nostro sistema giuridico. Una cosa che la destra non farebbe mai.
Al netto delle questioni di merito, comunque, il punto è pacifico: quelle trascrizioni vanno annullate. Punto e basta.
Ma una volta consumato il doveroso gesto, è necessario che la politica, poi, se ne occupi, perchè certe questioni vanno definite.
E la destra non deve avere paura di dare il proprio contributo, anzi.
Sottrarsi al confronto ci pone fuori dalla storia. Sedersi al tavolo della discussione, invece, può determinare l’adozione di quei correttivi sostanziali che possono fare la differenza.
La politica del “muro contro muro” è facile da attuare: basta dire si oppure no, negandosi ad ogni sorta di discussione o di confronto.
Quella che affronta le sfide, invece, è cosa virtuosa assai e richiede impegno, sacrifico, dedizione, capacità di stare tra la gente, di ascoltarla, di saper trarre delle sintesi adeguate oltre che studio e approfondimento.
Renzi dirà anche qualcosina di destra ogni tanto, ma la destra comunque non gli appartiene. Del resto manco la sinistra gli è del tutto propria: l’equivoco è evidente. Ma poco importa sinceramente.
La verità è che a destra bisognerà guardare oltre e lavorare sodo, in ogni dove e in ogni tempo, perchè ciò che davvero necessita, non è la mera declinazione degli enunciati, ma una nuova visione della nostra Nazione capace di darci, pur nell’inevitabilità delle relazioni sovranazionali, univocità e identità .
Una visione che conservi il senso della nostra storia, delle nostre tradizioni e che non rinneghi, che non scappi dall’attualità e dalle nuove sfide, culturali o meno che siano.
Gli slogan non servono: nessuno li capisce più.
I problemi si risolvono con le formule magiche, con le pozioni del sapere, con le alchimie delle decisioni coraggiose, con le visioni illuminate.
Lasciamo il mondo dei ricordi a chi ha già dato. Tributiamogli anche gli onori, nel caso, ma non smettiamo mai di guardare avanti assumendoci l’onere ed anche il periglio di andare oltre.
Il centro-destra (primarie si o primaria no) va rivoltato come un guanto lanciando il giavellotto oltre il confine del tempo e delle metodiche.
Io resto sempre più convinto che le primarie siano un fatto sostanziale e che si possano fare in tanti modi.
Magari si consumano tutti i giorni e manco ce ne rendiamo conto. In ogni caso, prima o poi verrà il momento della consacrazione e allora si che sarà una storia nuova. Ma quella “consacrazione” non sarà e non dovrà mai essere motivo di vanto.
Ad ogni funzione si ricollega una responsabilità , un peso, un onere gravoso assai: immaginare di abbandonarsi solo all’oblio della condizione sarebbe davvero sterile e fuorviante oltre che la fine stessa di qualsivoglia fase di rinnovamento e di progresso. Questione di umiltà e di serietà , perchè il fine sarà sempre e soltanto quello di mettersi in gioco per amore di un idea e non certo per pavoneggiarsi o ricavarsi dei favori di sistema.
E poi c’è il corollario “d’occasione”, quello dello spirito funzionale di servizio.
Tutti vorrebbero fare il leader: basterà ricordarsi che il leader non si fa, ma lo si è, e che le leadership sono affare decretato dal popolo, dalla gente, e non di certo nelle fredde stanze buie della delirante partitocrazia da quattro soldi…
L’esaltante sfida sarà proprio quella di riuscire a saltare il guado del qualunquismo di sistema per realizzare l’incanto del parlare al loro cuore ed alla loro testa, perchè se si continuerà a interagire soltanto con la pancia della gente il dato sarà sempre lo stesso: 80 euro restano pochini…
Salvatore Castello
Right Blu – La Destra liberale
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Ottobre 9th, 2014 Riccardo Fucile
LA “COSA NERO-VERDE” PER SCOPIAZZARE LE PEN UNIREBBE RAZZISTI E ANTIEURO, NAZIONALISTI E SECESSIONISTI, AFFOGATORI DI PROFUGHI E CATTIVI LETTORI DELLA CULTURA DI DESTRA… UNA OPINIONE? MUSSOLINI LI AVREBBE MANDATI A SPACCARE LE PIETRE
La “cosa nero-verde” è un cantiere alle battute conclusive. Per il grande lancio manca l’imminenza di una campagna elettorale, ma il sogno dei “registi” italiani che ci lavorano da un paio di mesi è che l’appuntamento sia ravvicinato, magari nella primavera 2015.
“Modello Le Pen” in salsa tricolore e un ponte già aperto con la leader francese del Front National
La guerra dichiarata all’ondata migratoria, all’operazione “Mare Nostrum”, all’“Europa dei burocrati e dei banchieri” a fare da cemento per la costruzione dell’edificio.
Matteo Salvini e Giorgia Meloni i big sponsor del partitone che nel giro dei prossimi mesi potrebbe abbracciare tutto ciò che si muove alla destra di Forza Italia, abbandonando proprio Berlusconi al suo destino.
Quindi, partiti minori e movimenti satelliti, dalla Destra di Storace a Casa Pound. L’obiettivo è chiaro: trasformare appunto i satelliti in un unico grande pianeta che prenda il posto (e le percentuali) della vecchia Alleanza nazionale.
Il giovane leader del Carroccio ha fiutato per primo il colpaccio, non solo guardando Oltralpe. L’altro giorno ha fatto notizia la sua visita ai giovani di Casa Pound nel palazzo occupato nel quartiere Esquilino di Roma, in via Napoleone III. Un abbraccio non casuale, del resto. Loro, gli “irregolari” di destra, hanno sostenuto alle Europee la candidatura del leghista Mario Borghezio nella circoscrizione finora inaccessibile del Centro, regalandogli l’elezione a sorpresa con 5.837 preferenze.
Ma il vero tandem Salvini lo sta costruendo – anche per ragioni generazionali – con Giorgia Meloni, miss 350 mila preferenze alle ultime Europee, rimasta fuori per quel soffio che ha inchiodato Fratelli d’Italia (3,7 per cento) appena sotto lo sbarramento.
Ma adesso i due hanno aperto una pagina nuova. «Se si votasse domani il centrodestra non esisterebbe e io andrei solo con Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni» si è sbilanciato il 20 settembre scorso il capo del Carroccio giusto da palco di Atreju, la festa dei giovani di FdI. Con la padrona di casa che plaude alla «grande apertura: con la Lega condividiamo molte cose», pur puntualizzando che per loro il tema dell’unità nazionale sarebbe ancora «imprescindibile». Dettagli.
Tant’è che la prova generale del “Modello Le Pen” ha già un primo appuntamento ufficiale in agenda, il prossimo sabato 18 ottobre. I due leader giurano che non l’hanno concordato, ma tanto la Lega a Milano quanto FdI a Reggio Calabria celebreranno quel giorno un anno di “Mare Nostrum” per attaccare ad alzo zero «l’invasione di immigrati clandestini» resa possibile dall’operazione di salvataggio nel Mediteranneo.
I due, a parte le foto con calice in mano postate su Twitter, non fanno mistero di sentirsi quasi ogni giorno.
Le campagna euroscettiche le discutono insieme, sulle politiche dell’immigrazione vanno a nozze. «Sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci dividono, ma tutto dipenderà da quanto Matteo spingerà sull’acceleratore del secessionismo» ha spiegato la Meloni rassicurando quei colleghi, da La Russa ad Alemanno, che osservano con un pizzico di scetticismo.
La grossa partita sarà quella delle prossime Politiche, ma le Regionali di primavera sono più vicine. «E i numeri giocano dalla nostra parte » rilanciano tanto l’europarlamentare Salvini quanto la deputata Meloni.
La Lega continua a lievitare, il sondaggio Euromedia di due giorni fa per “Ballarò” la quotava al’8, FdI al 4,2, insieme oltre il 12 per cento. Il sogno comune è la soglia immaginifica del 15, soprattutto se il cantiere verrà aperto.
«Io posso essere interessato solo se è Giorgia a farsi promotore di un processo di aggregazione – mette le mani avanti Francesco Storace, fondatore de La Destra – Farmi rappresentare in Europa da Borghezio non è che mi abbia fatto impazzire.
Il fatto è che per ora, come si dice a Roma, siamo al “caro amico”, tutto è frastagliato, intorno vedo solo casino».
Più sensibili i movimentisti di Casa Pound. I giovani romani che di tanto in tanto occupano edifici da affidare «solo ad italiani» hanno accolto Salvini come un leader. «Lo abbiamo voluto incontrare perchè condividiamo quel che dice, dal no Euro al no immigrazione, come il ritorno alla sovranità dei popoli sono temi di battaglia a noi cari» spiega Simone Di Stefano, vicepresidente di Casa Pound Italia (un condanna a tre mesi in casella giudiziaria per aver rubato la bandiera Ue dalla sede istituzionale romana».
Il braccio destro di Gianluca Iannone, leader riconosciuto del movimento, però distingue: «Ci interessa meno dialogare con gente come la Meloni o La Russa o Alemanno già ministri del caso Marò o sindaci nei quali non ci siamo identificati affatto».
Meglio dialogare con la Lega. La cosa “nero-verde” può prendere il largo.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”“)
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Settembre 21st, 2014 Riccardo Fucile
SCHIERATI SOLO UNA PARTE DEI SINDACATI E I GRILLINI… RENZI STA LASCIANDO UN ENORME VUOTO A SINISTRA, TRA I NON GARANTITI E I CETI DEBOLI CHE LA “DESTRA CHE NON C’E'” POTREBBE RAPPRESENTARE… QUELLA CHE C’E’ SA SOLO TUTELARE DA 20 ANNI GLI INTERESSI DEL GRANDE CAPITALE E DELLA FINANZA SPECULATIVA
Secondo il sondaggio realizzato dall’Istituto demoscopico Ixè, ben due italiani su tre dicono “no”
all’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Le opinioni raccolte dall’Istituto diretto da Roberto Weber, non lasciano spazio a dubbi.
Contrari all’abolizione il 64% degli intervistati.
Prevale altresì la percezione dell’ennesimo annuncio nella richiesta dei mille giorni avanzata da Renzi per rimettere a posto l’Italia.
Orientati sull’effetto annuncio il 61% degli intervistati.
Rispetto allo scorso anno si sente più povero il 68% degli intervistati.
Il 62% si sente pessimista sul futuro dell’Italia.
Il quadro che emerge è che ci troviamo di fronte a una potenziale bomba sociale e all’affermarsi di una maggioranza di “non rappresentati”.
In linea con la tendenza a disertare le urne o a votare per i partiti di opposizione, si può dire che quasi il 70% degli italiani non ha più un preciso riferimento politico e costituisce ormai una solida maggioranza di “incazzati e disillusi”.
Sulla vicenda dell’art 18, in particolare, emerge una forbice enorme tra l’opinione popolare e le posizioni dei partiti: Pd, centro e centrodestra sono schierati tutti per abolire l’art. 18.
Chi è contro (M5S) rappresenta in realtà solo un terzo del bacino di consensi che raccoglie chi è favorevole a mantenere questa forma di tutela dei lavoratori.
Con un Renzi che, nominato premier come esponente della sinistra, sta lasciando enormi praterie non solo tra i suoi elettori delusi (in costante aumento) ma soprattuto tra fasce ampie di non garantiti e non votanti, sempre più sotto o vicini alla soglia di povertà .
E cosa sa fare la pseudo destra senza radici che prolifera in Italia?
Cercare di occupare quegli spazi con una coerente politica popolare e sociale che spiazzi gli avversari?
No, solo proporsi come ruota di scorta degli interessi delle multinazionali, degli speculatori e della finanza internazionale.
Magari dando addosso a quei sindacati che negli altri Paesi europei a guida centrodestra (vedi Germania) siedono nei Cda delle grandi aziende.
In Italia la destra difende Riva e Cosentino, speculatori edilizi e corrotti, evasori fiscali e affogatori di profughi.
Una destra senza passato, senza cultura e giustamente senza voti.
Composta da parassiti che non sanno mettersi in gioco e rischiare di “guardare oltre”, attaccati ad una poltrona che poi finiscono per perdere lo stesso: doppiamente stolti.
Incapaci di smascherare il più grosso bluff che il Pd potesse esprimere per raccattare voti, abiurando la propria storia.
Una destra conservatrice, bolsa, corrotta e retriva al cui confronto persino certi regimi militari risultano “progressisti”.
Che non sa neanche leggere certi risultati elettorali locali: basterebbe analizzare il successo di certi “popolari” sindaci di destra che hanno saputo mietere consensi nei quartieri più poveri per capire quale deve essere la strada.
Una destra che rappresenta paure e fobie, intrallazzi ed egoismi non è solo perdente, è la negazione della destra popolare e sociale italiana, è rinnegarne la storia, la cultura, la tradizione e la vocazione.
Ma una “destra che ancora non c’e'” deve cominciare a rottamare, usando la sciabola e non il fioretto, a studiare seriamente flussi elettorali e strategia di comunicazione: non si vive di pesca delle occasioni, occorre rivendicare una visione del mondo alternativa, un nuovo modello di sviluppo, priorità e valori.
Con una idea forza: si governa per aiutare i più deboli a risalire la china sociale, non non per aumentare il divario tra chi è ricco e chi può dare da mangiare ai figli solo una volta al giorno.
Mai più file alla Caritas, mai più suicidi per disperazione, mai più sfruttamento del lavoro, mai più perdita della dignita’ individuale, mai più corruzione, mai più evasori che attentano alla sicurezza dello Stato, mai più tasse inique, mai più zone franche consegnate alla criminalità organizzata.
Altro che spacciare l’abolizione dell’art 18 come un modello per garantire chi non lo è e poi proporre salari minimi inferiori alla miseria che già percepivano da co.co.co. e non prevedere neanche l’assegno universale di sopravvivenza.
L’Europa ci chiede le riforme? Decidiamo noi quali fare, non gli speculatori internazionali o lo scout che si perde nel bosco.
Ma ci vuole anche una destra che dia l’esempio, che sudi, che soffra, che lotti, non composta da fighetti da salotti ottocenteschi portavoci delle lobby.
Una destra che non abbia paura di attaccare gli spazi anche fuori dalle mure amiche, capace di cambiare modulo in corsa e di ritornare ad entusiasmare il pubblico.
Invece che pretendere di sculettare a San Siro, si cominci a respirare la polvere dei campetti di periferia.
E’ lì che il popolo esprime i migliori talenti.
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Settembre 17th, 2014 Riccardo Fucile
CRESCONO I POVERI MA LA DESTRA E’ FERMA A TEMATICHE DI 50 ANNI FA… E MOLTI CHE SI ATTEGGIANO A FASCISTI, MUSSOLINI LI AVREBBE MANDATI AD ARARE I CAMPI 10 ORE AL GIORNO PER RADDRIZZARGLI IL CERVELLO
A destra si può stare in due modi: o perseguendo il branco belante del capetto di turno, sperando che dal
balcone faccia cadere qualche briciola di merendina o rompendo gli schemi del piatto conformismo e cominciando a navigare in mare aperto, occupando nuovi spazi.
Chi ha avuto la fortuna di vivere in una città di mare sa quanta “affascinazione” derivi dallo sfidare l’orizzonte, conquistare nuovi mercati, contaminarsi con nuove culture,
scambiare idee, non solo merci.
Era più evoluta la Genova del XVII secolo che aveva eretto senza problemi la prima Moschea in Italia frequentata da mercanti, artigiani e intellettuali di religione islamica presenti in città o quella che ancor oggi cerca di impedirne una riedizione moderna?
Era più coerente la destra del dopoguerra che spesso rappresentava la protesta popolare dei ceti meno abbienti o quella che troppo spesso oggi si appisola tra i guanciali dorati del potere e i lettoni di Putin?
E alle tante macchiette finto-fasci che pullulano in Italia (finchè non trovano un lavoro “borghese” che fa venir meno ogni loro velleità pseudo-rivoluzionaria) qualcuno ha mai spiegato che Mussolini rappresentò una rottura con la destra conservatrice e reazionaria dei latifondisti ?
Che seppe innovare negli anni del consenso con una dottrina sociale che divenne un esempio in Europa con interventi d’avanguardia a tutela dei lavoratori, delle donne e contro il lavoro nero?
Se analizziamo la storia degli ultimi decenni della Repubblica, al netto di pseudodestre affaristiche-mafiose o razziste, cosa rimane di quello spirito innovatore che dovrebbe caratterizzare la destra italiana?
Solo due tentativi coraggiosi: quello di “andare oltre” gli schematismi di Pino Rauti e Beppe Niccolai che seppe diventare reale laboratorio di idee e iniziative innovative e l’ultimo Fini, quello del dito puntato contro i mercanti del tempio, di Futuro e Libertà , con il richiamo a una destra laica, legalitaria e solidale.
Tutto il resto è noia, un proliferare di servi sciocchi in un clima da decadenza dell’impero, tra distribuzione di ciotole, urina del Po mostrata alle truppe e sfilata di zoccole e papponi in palazzi nobiliari.
Una incapacità di essere normali che vede spesso dalla parte sbagliata la destra italiana quando governa o guidata da tromboni sfiatati quando finge di fare opposizione.
Talmente privi di riferimenti ideologici da guardare con simpatia persino al primo capocaseggiato cazzaro che si erge a efficientista.
Magari solo perchè bastona i sindacati, come se il sindacalismo non fosse stata una componente importante della storia della destra italiana.
Magari solo perchè attacca i magistrati, come se l’insegnamento di Paolo non fosse una pietra miliare della destra legalitaria.
O magari perchè vuole ridurre gli spazi di libertà in Parlamento, come se la battaglia contro la legge truffa non fosse stata una delle più belle tra quelle condotte dalla destra del dopoguerra.
La destra odierna ha ormai fermato l’orologio del tempo, è quella “della bava alla bocca” che difende i soldi nascosti nel materasso scavando trincee nel cortile di casa, come se la politica non fosse saper “cavalcare la tigre” degli avvenimenti e dei sommovimenti, ma solo materia da amministratore di condominio e tutela dei propri interessi di bottega.
L’ambizione a un nuovo ordine sociale diventa così involuzione, quando non gretto egoismo e odio per il diverso.
E il “nemico immaginario” serve a pretesto per coprire la propria incapacità di affrontare l’evolversi della società .
La destra deve decidere da che parte schierarsi, con quali idee e con quale spirito.
La notizia che riportiamo nell’articolo sottostante è drammatica nel suo realismo: a Torino un quinto dei bambini mangia la carne solo in mensa e i genitori hanno chiesto una modufica del menù proprio per assicurare almeno a pranzo ai loro figli un minimo di sostentamento.
Nessuna colazione, a cena solo minestrina.
E’ giusto tutto questo?
E’ giusto che tante famiglie senza lavoro siano ridotte a questo, mentre decine di migliaia di infami sottraggono al fisco 150 miliardi l’anno e altri continuano a corrompere e a delinquere negli appalti pubblici?
E allora la “destra che non c’è” parta da qui, invece che parlare quotidianamente di cazzate o dei massimi sistemi.
Equipari costoro ai mafiosi che attentano alla sicurezza dello Stato: minino 10 anni di carcere duro, sequestro e vendita dei beni confiscati, perdita della patria potestà per indegnità morale.
Obiettivo recuperare progressivamente ogni anno il 10% delle somme evase, il 50% in 5 anni sarebbero 75 miliardi a pieno regime.
Da destinare contestualmente in parte alla riduzione delle aliquote della tassazione per privati e aziende e in parte a creare occupazione per i giovani.
Non serve uscire dall’Europa, basta saper cogliere da altri Paesi europei i lati migliori.
Non ci interessa la destra che paga i fagiolini 80 euro al chilo, vogliamo una destra che garantisca un pasto completo, dignità , istruzione e lavoro a tutti.
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