Destra di Popolo.net

E’ TEMPO DI IDEE: IL SISTEMA HA VINTO, MA LA DESTRA NON E’ MAI SCESA IN CAMPO

Agosto 30th, 2014 Riccardo Fucile

A DESTRA TROPPE VISIONI, FRAMMENTAZIONI E DISTINGUO…OCCORRE UNA SINTESI E RIPARTIRE DA COMITATI TERRITORIALI DI BASE CHE GENERINO UN “TAVOLO DELLE IDEE”

Possiamo dipingerla come vogliamo ma il “sistema”, quello economico-affaristico, quello delle lobby di potere, anche straniere, alla fine ha vinto.
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale era giuridicamente palese come l’attuale legislatura non potesse in alcun modo arrogarsi una propria durata, una propria sopravvivenza, oltre il tempo strettamente necessario all’approvazione di una nuova legge elettorale: la “parola” doveva ritornare prestissimo al popolo.
Il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto garantire il massimo rispetto di questo principio ma non l’ha fatto e non credo proprio che lo farà .
Il governatore Draghi, ogni tanto “manda chiari messaggi di fumo”: del resto ci sta mantenendo a galla, nonostante tutto. Gli input sono chiari. La legislatura deve durare fino al 2018: pseudo-stabilità , insomma.
Intanto è Stato di diritto, molto ma molto sbiadito…
L’equivoco fiorentino non ha molte armi e nemmeno qualità : è un imbonitore; il plastico prodotto della politica da hashtag.
A destra, invece, il nulla. Nessuna proposta. Nessuna personalità  di spessore.
Alla fin fine è “politica del Nazareno”, quella di un patto per molti versi oscuro. Ma tant’è…
Berlusconi è troppo esperto e navigato per non avere contezza del fatto che una nuova fase costituente per il centrodestra sarebbe, non solo deleteria per sè, ma addirittura controproducente perchè potrebbe minare le basi di un patto comunque strumentale e benvoluto dai “poteri forti”.
In ogni caso, il giovanilismo avanza, a mani basse, e non sempre è di qualità  purtroppo.
E’ vero che oggi si comunica sui social e con gli hashtag, ma il mezzo non dovrebbe mai tradire la sostanza, e questo non sempre avviene per la verità . Ed è cosa triste, tristissima, perchè la politica non è uno spot ma è soluzione dei problemi, visione del mondo, proposizione, anche critica all’occorrenza…
A noi altri resta poco da fare a patto che quel poco si faccia, però.
Destra, destra, destra… La si cita in continuazione.
Ognuno pare che ne sia l’esclusivo titolare anche se il concetto in sè è sempre più oscuro e indefinito. La vera destra… La destra che non c’è… La destra finiana. La destra storaciana. Quella liberale. Quella sociale.
Troppe visioni, troppe frammentazioni, troppi sterili distinguo.
Al “sistema” queste cose piacciono molto perchè è proprio nella frammentazione che esso rinviene la linfa per conservarsi sempre uguale a sè stesso.
Immaginiamo, invece, se anzicchè remare ognuno nel proprio fiumiciattolo, facessimo massa critica comune dando realmente vita ad una nuova fase di impegno culturale e pre-politico sul territorio declinando poche idee, pochi principi, ma chiari e senza distinguo sterili e fuorvianti.
Immaginiamo se il tutto avesse la forma non del partito politico ma del movimento strutturato con un sito internet quale piazza virtuale di “raccordo ed incontro” quotidiano
Semplici comitati territoriali nascenti nelle singole vie – composti dalla società  civile (potrebbe anche trattarsi delle varie associazioni “a tema” già  presenti sul territorio) – e semplici referenti di comitato.
Immaginiamo un semplice speaker nazionale per l’operatività  di sintesi e di proposizione ad ampio raggio.
Un movimento pre-politico-culturale nascente dal basso, insomma, sulla scorta di un “tavolo per le idee”: quella sì che sarebbe “rivoluzione”, e sarebbe la rivoluzione delle idee e delle proposte, non certo quella della mera rottura fine a sè stessa.
Il contrario di quanto posto in essere dal M5S, tanto per intenderci, perchè la vera mutatio non la consuma l’abbattimento violento della realtà  ma la sua pregnante trasformazione dall’interno: un piccolo mondo di idee incendiarie — come “arma” – unito alla coerenza, alla pazienza ed alla capacità  di non mollare mai — come strategia metodologica, insomma – dandosi il senso dell’impresa titanica di sostanza, quella del ritorno alla militanza attiva ed organica, sinergica, nelle vie della città  e sui social, in rete, ovunque…
La società  civile ha voglia reale di “contare”, anzi, sarà  proprio la società  civile ad esprimere i nuovi leader, disegnando il futuro da propugnare: non capire questo vuol dire essere fuori dalla storia.
Una sintesi ad esempio diventa contenutisticamente necessaria: quella tra destra sociale e destra liberale. Sintesi necessaria, proprio per togliere linfa al sistema… Personalmente declino l’idea della Destra Liberale per conservarne la dimensione, per portare avanti l’idea culturale e metodologica di una destra che sappia davvero essere meritocratica — nella sfumatura “thatcheriana”, tanto per intenderci – anche se sarei ben felice di andare oltre pervenendo ad una sintesi programmatico-valoriale di un movimento ad ampio respiro…
Per la verità  mi capita spesso di parlarne. Quando affermo di essere un liberale noto ritrosia. Poi, però, nel ragionare con l’interlocutore di turno, va sempre a finire che me lo ritrovo seduto di fianco, pronto sostenitore. piccola magia.
Il fatto è che senza spiegarsi, senza ascoltarsi, senza confrontarsi, si finisce col restare solo distanti.
Il nostro paese, ad esempio, ha sempre conosciuto l’assistenzialismo.
Non è un “male assoluto”, anzi, ma il “modus” va modificato. Immaginiamo di continuare ad affermare il principio a condizione che “l’assistito” sia disponibile a mettere a disposizione della collettività  le proprie energie per scopi di pubblica utilità  sulla scorta di “rapporto di messa a disposizione pubblica” che duri l’intero periodo “d’assistenza”.
“Dipingiamo” quel rapporto come una relazione che, lungi dall’inquadrarsi come rapporto di lavoro, realizzi quel do ut des che è l’essenza di qualsivoglia rapporto giuridico sinallagmatico e, quindi, a prestazioni corrispettive.
Immaginiamo, poi, lo Stato o gli Enti pubblici comunque preposti, mettano gli “assistiti” a disposizione di imprese operanti in convenzione o degli stessi Enti locali – col solo onere della stipula di una copertura assicurativa per l’ipotesi di danni o infortuni — per attività  di recupero del patrimonio paesaggistico o culturale, o di solidarietà  sociale o a rilevanza comunque sociale (anche spazzare le strade ha una vocazione del genere, per esempio)…
“Solidarietà  meritocratica”.. un piccolo principio rivoluzionario, perchè una cosa è la solidarietà  che si deve agli ammalati o agli invalidi civili, ben altra cosa è quella che si deve a chi ha perso il lavoro o a chi non è mai riuscito a trovarne uno, o a chi ha deciso di mettersi in ascetica attesa che qualcosa accada dall’alto…
Frammenti, pensieri, piccole cose, insomma…
La verità  è che “a destra”, non ci sono “praterie” da conquistare ma “solo” cuori da riappassionare e da far ritornare a battere, ad iniziare dai nostri, per quella speranza da vivere nel presente ma anche da “lanciare” verso il futuro per lasciarla in dote, concreta e viva, anche a chi verrà  dopo…
E per poterlo fare bisognerà  darsi un metodo culturalmente diverso, incendiario, democraticamente rivoluzionario.
Il resto sono soltanto chiacchiere, quelle “chiacchiere” che il sistema adora.

Salvatore Totò Castello
Right BLU — La Destra Liberale

argomento: destra | Commenta »

A DESTRA QUALCOSA SI MUOVE. INTERVISTA A TOTO’ CASTELLO, “IL GIOVANE SAGGIO”: “UMILTA’, SPIRITO DI SERVIZIO E SAPER PARLARE AL CUORE DELLA GENTE, PER UNA DESTRA CHE VUOL TORNARE PROTAGONISTA”

Luglio 16th, 2014 Riccardo Fucile

DAI QUARTIERI POVERI DI NAPOLI AGLI STUDI PAGATI SUONANDO NELLE CHIESE: “A DESTRA PER REALIZZARE IL SOGNO DI UNA NAPOLI DELLA LEGALITA’ E DELLA SOLIDARIETA'”… E NELLA SQUADRA DI FINI SI VEDE NEL RUOLO DI LIBERO A TUTTO CAMPO

Ci racconta come nasce politicamente Salvatore Castello?
Sinceramente non ho mai pensato di “rappresentarmi” in termini politici: una dimensione politica in senso stretto ancora non c’è. Allo stato, il mio è un impegno civico, prepolitico e culturale. Quando non hai un partito di riferimento ed hai comunque voglia di impegnarti, operi a livello associativo: saranno la storia, l’impegno e la relativa qualità  a fare il resto, nel caso. L’interesse ad occuparmi “degli altri” l’ho sempre nutrito sin da ragazzino
Che estrazione sociale ha Salvatore?
Sono cresciuto in uno dei quartieri più poveri di Napoli. Un degrado strutturale. Una sistematica carenza di servizi. E poi la criminalità : era ovunque. A volte non riesci nemmeno a “respirare”… In contesti del genere le possibilità  sono tre: o diventi malavitoso, o ozi a vita — magari basandoti su espedienti di ogni tipo per andare avanti — o ti ribelli, assecondando quello spirito “rivoluzionario”, quel fuoco che ti brucia dentro. Poi c’è modo e modo di assecondarlo quello spirito ribelle.
Ci racconti…
Io sono sempre stato riflessivo, sin da ragazzino. Ascoltavo. Vedevo. Pensavo, ragionavo e, poi, agivo. Gli studi me li sono pagati da solo (per la verità  è dall’età  di 15 anni che lavoro) suonando nelle Chiese della città  e, se proprio vogliamo dirla tutta, la comunità  ecclesiastica è stato il primo contesto nel quale ho operato, nel mio piccolo, anche nella dimensione “del fare per gli altri”. Ricordo il giornalino di quartiere. Le piccole petizioni su questioni specifiche ed anche gli spettacoli di beneficenza organizzati per i poveri della zona e per le missioni dei Padri Scolopi in Africa. Insomma, se mi è permesso di usare una metafora, sono cresciuto con lo spirito del chirichetto, con lo spirito di “chi serve la messa”, e quello spirito di servizio, forse anche perchè sono il primogenito, mi è rimasto dentro. E’ quel quid che mi ispira e governa, sempre. Anche nel lavoro sono così.
E non ha cambiato atteggiamento ?
Sono il “capo” di una piccola azienda, eppure non mi sento mai come “un uomo di potere”, fosse anche solo piccolissimo. Anzi, ho chiara contezza del fatto che il ruolo è tra i più difficili, perchè spetta a me dettare i tempi, disegnare lo scenario, propugnare la storia e farla insieme agli altri.
Una piccola provocazione: se fosse un grillino avrebbe un curriculum adeguato per ambire a traguardi politici?
Bella domanda. Bisognerebbe prima capire che cosa si intende per “grillino”. Se per grillino alludiamo all’urlatore di turno, potrei dirle che sarei attrezzato per urlare con qualità : sapendo cantare, farei degli acuti bellissimi, magari sarei anche quello più “vibrante”, chissà . Ma se per grillino alludiamo, invece, a chi è stanco del sistema, le cose cambiano, e decisamente. Il sistema attuale va cambiato ed in tutte le direzioni. Ma per farlo ci vogliono ardore, passione, costanza, pazienza, idee, programmi seri, articolazioni dettagliate e tanta competenza. E non parlo solo di quella base, della competenza “di partenza”, ma alludo soprattutto a quella in itinere, perchè per fare bene una cosa non basta avere le attitudini e la passione ma devi studiare, riflettere, impegnarti. Insomma, non basta essere bravo, devi tendere ad essere sempre il migliore, anche quando la tua essenza ed il tuo modo di porti sono da persona semplice. Insomma, per usare la stessa metafora con la quale sintetizzo le mie impressioni su un possibile, nuovo collaboratore per la mia azienda, direi che sono una “buona stoffa”: il vestito si potrebbe anche provare a farlo
Fare politica a Napoli è più difficile che farla al nord? C’è più disillusione? Che pensano i napoletani della politica?
E’ difficile fare la cose a Napoli e provare a fare politica lo è ancora di più. La maggior parte delle persone pensa “all’oggi” e non programma quasi mai. C’è disillusione ma anche tanta ironia e non è detto che siano necessariamente cose a cui assegnare valenza negativa.
Ci spieghi meglio…
Le faccio un esempio che “dice” tutto, se vogliamo, e che ho letto varie volte anche in rete. Correva l’anno 1938. Le truppe germaniche sfilavano per via Caracciolo. Hitler stese il braccio per salutare, romanamente. Il silenzio venne rotto da un papà  che al proprio figlio disse: “lo vedì? Ha steso la mano per vedere se piove!” In effetti l’ironia dei napoletani dice tutto ed il contrario di tutto. Può essere una semplicazione tendente al negativo, all’alleggerimento del giudizio o di una situazione, ma può anche trasformarsi in quel valore aggiutno di cui c’è bisogno per rimettere in moto la storia di una città  e di un intero popolo.
Non può negare che ci sia uno scetticismo diffuso..
I Napoletani è vero che sono in buona parte disillusi, ironici e proiettati più “all’oggi” che al domani, ma sono soprattutto persone di cuore e se riesci a parlare la loro cuore, se riesci ad appassionarli sono capaci di amarti alla follia. Napoli conosce le brutture della violenza comune e camorristica, della prevaricazione e dell’abuso, ma conosce anche la grandezza “del pensiero”, la nobiltà  dell’animo, l’ardore e l’amore sconfinato per la vita e per gli altri. Napoli vive di tradizione, di fervente vivacità  ed anche del culto degli errori. Napoli è capace di viversi staticamente ma anche di sapersi appassionare alle sfide impossibili seguendo il “condottiero più audace”, e l’amore della sua gente per personaggi come De Filippo, Antonio De Curtis, Achille Lauro, ed anche Maradona, lo dimostrano a piene mani.
Una opinione sincera sull’operato del sindaco De Magistris…
De Magistris è sicuramente una persona perbene ma è partito sconfitto in partenza. Fare il Sindaco non è come esercitare l’azione penale in un caso importante. Fare il Sindaco di Napoli — ed a Napoli non c’è riuscito mai nessuno, per la verità  – vuol dire essere il Napoletano tra i Napoletani. Vuol dire entrare nei borghi, nei vicoletti e saperli leggere, riconoscere e “sentirli”. De Magistris aveva fatto grandi promesse ma non è stato capace di mantenerle.
Non è facile, ammetterà 
E’ vero che Napoli è una città  difficile. E’ vero che la crisi generalizzata ha rallentato tante iniziative, ma è anche vero che ci sono state distrazioni che potremmo definire “da status”, quelle disattenzioni tipiche di chi è espressione di un elite e che non è in grado di leggere il cuore pulsante di una terra e della sua gente. Si è fatto quasi nulla per quella Napoli dimenticata ormai da oltre venti anni. Il Sindaco ha preferito proseguire sulla strada dei suoi predecessori di sinistra, continuando ad abbellire le vie principali, dimenticandosi di tutto il resto.
E che altro?
E poi c’è stata la lentezza tipica di chi vive “altrove”, tipico di chi pensa che c’è sempre tempo. Ma a Napoli scorre tutto velocissimamente, invece, ed il Sindaco non è mai riuscito ad entrare davvero in sintonia con l’anima profonda della nostra gente e della nostra terra. L’ha fatto solo sulle questioni “sensibili”, su quelle questioni “politicamente corrette”, su quelle questioni che ti regalano la prima pagina dei giornali per un giorno, preferendo la via della “nicchia” anzicchè coinvogere un’intera Città . E poi, de Magistris si è perso il senso epico di quello che poteva essere. Da ex magistrato poteva dare una dimostrazione concreta del senso della legge e del rispetto delle regole, mettendo in riga tutte quelle strutture e quei dipendenti comunali distratti, boriosi e indolenti, e invece..
E’ vero che spesso dietro movimenti organizzati a Napoli ci sono interessi della criminalità  o è una leggenda metropolitana?
Dire “spesso” è dire troppo, sinceramente, anche se è vero che accade e la storia l’ha ampiamente dimostrato. E bisogna sempre far caso a chi guida “il corteo” per capire se dietro c’è la gente perbene, la gente onesta o se vi sia dell’altro. Nel meridione, la malavita, come la stessa collusione affaristico-politico-malavitosa, è un fenomeno costante e gli ultimi avvenimenti, gli ultimi scandali, lo dimostrano. Non bisogna mai generalizzare, questo è vero, ma non bisogna nemmeno far finta di nulla perchè è proprio nel momento della distrazione che poi le cose succedono
Nella raccolta e smaltimento rifiuti ci sono stati segnali positivi o siamo sempre in piena emergenza?
Alti e bassi. Dei segnali positivi ci sono stati, soprattutto in provincia e soprattutto per quanto concerne la raccolta differenziata, anche se una dimensione ottimizzata e del tutto rassicurante è ancora di là  da venire.
Sulla vicenda della terra dei Fuochi le analisi ufficiali hanno ridimensionato i pericoli, limitandoli territorialmente: si può stare tranquilli?
Direi proprio di no. Allo stato, dalla mappatura completa dei 1.076 chilometri quadrati di terreni sospettati di essere contaminati da discariche abusive, risulterebbe un rischio contaminazione solo per il 2% del territorio totale. Nell’ambito dello stesso studio sarebbero stati individuati anche 51 siti per i quali risulterebbe necessario la proposizione prioritaria di misure di salvaguardia per garantire la sicurezza della produzione agroalimentare, per un totale di 64 ettari di suolo agricolo. Contestualmente, sulla scorta di uno specifico decreto interministeriale, è stata vietata la vendita dei prodotti ortofrutticoli dei terreni classificati a rischio, identificati in 57 Comuni. Sicuramente è stato un “primo passo”, ma non può e non deve assolutamente bastare, anche perchè delle “tre l’una”: o i “pentiti” di Camorra, nei mesi scorsi, hanno raccontato soltanto frottole, magari agendo come strumenti del “sistema” per la consumazione dell’ennesima speculazione da parte dello scellerato patto affaristico che ha mietuto vittime e sangue in questa terra (forse la strategia era quella di diffondere eccessivo allarmismo per far eseguire scavi e operazioni di bonifica anche quando non necessari per consumare l’ennesimo business?), ovvero il fenomeno non è stato affrontato fino in fondo ovvero ancora si è consumata la solita “necessità  di conservazione del potere”, quella voglia di far finta di nulla, di far scemare l’allarmismo anche in carenza di certezze scevre di qualsivoglia dubbio.
Cosa sarebbe necessario?
C’è assoluta necessità  di certezze, per la salute della gente e per tutti gli operatori agroalimentari di riferimento. E c’è assoluto bisogno di controllare il territorio riaffermando tutta l’autorità  dello Stato. Le forze dell’ordine del territorio sono già  superimpegnate ed occorrono integrazioni: i mille soldati che sono stati mandati in Campania nei mesi scorsi sono pochi, sono troppo pochi per una terra che resta sempre in ascetica attesa che lo Stato affermi sè stesso fino in fondo e senza se e senza ma. E poi la “terra dei fuochi continua bruciare”, tutti i i giorni, ed a tutte le ore. Le news in rete sono continue. I siti dedicati pure. Ma la terra continua a bruciare. Ed è d’obbligo fare di più. E le dirò di più: se davvero si vuole mettere il meridione in condizione di raccontare una storia nuova, quello della sicurezza e dell’affermazione dell’imperio unico ed indiscusso dello Stato e della “legge”, è un investimento non più procrastinabile, perchè sarà  solo l’affermazione totale e compiuta dello Stato di diritto e ridare linfa ai sogni, alle possibilità  e alla speranza.
Lei è il presidente dell’associazione e del relativo blog Right Blu – La destra liberale: quali le ragioni della sua iniziativa?
Ero stanco di stare a guardare e di fare parte di quella ampia schiera di persone che si lamentano e basta. Nessuna pretesa particolare. Nessuna velleità . Solo voglia di partecipare al dialogo, di fare massa critica, di denunciare, sensibilizzare, richiamamre l’attenzione e, nel caso, di organizzare piccole petizioni, iniziative semplici ma concrete. Sincero desiderio di mettersi a disposizione di chi sente ardere dentro di sè gli stessi sentimenti e la stessa voglia di fare… “Un laboratorio per una nuova stagione di idee”… Right BLU — La Destra Liberale, è questo.
Ha partecipato a fine giugno al meeting “la Destra che non c’e'” patrocinata da Gianfranco Fini in veste di allenatore: che impressione ne ha ricavato?
Diciamo che è stata la “mia prima volta” in assoluto. Prima di quella data non avevo mai preso parte ad una manifestazione del genere. L’ho trovata molto partecipata, soprattutto dal punto di vista emozionale, ed è stato davvero particolarissimo incontrare dal vivo tante persone che fino a quel momento erano solo dei nick name e delle foto sui “social” ovvero delle immagini in tv.
Oltre a questo aspetto?
Al di là  di questo si è trattato giusto di una occasione per riprendere un dialogo perchè da fare c’è davvero tantissimo. In ogni caso, anche se i tre minuti a disposizione di ciascun partecipante per “dire la sua” sui contenuti della “Destra che non c’è”, erano pochi, hanno lasciato comunque il “segno”. Pur essendo nuovo dell’ambiente, ho avuto una percezione abbastanza netta tra chi era là  per saltare su un possibile, nuovo “gommone”, e chi, invece, era animato da un sentimento sincero tendente alla ricompsizione di una comunità  e di una storia bruscamente interrotta.
E la presenza di Fini?
Vedere Fini dal vivo e strigergli la mano è stato emozionante. Il Presidente Fini è stato il mio idolo da ragazzo. E’ stato colui che mi ha fatto provare l’oroglio di essere di destra, e parlarci, anche solo per pochi minuti, è stato davvero significante..
Nella squadra dell’ex presidente della Camera in che ruolo si vedrebbe meglio: in porta, difesa, regista o in attacco?
In linea di massima, nella vita bisogna avere la capacità  di ricoprire “ruoli” diversi: devi saper “parare il colpo”, difendere un principio o una posizione, indirizzare l’azione e segnare quel “goal” che sostanzia il raggiungimento del risultato. Quello del jolly sarebbe il ruolo che maggiormente mi rappresenterebbe in un potenziale “schema di gioco”.
Su, non faccia il democristiano, però…
Ah, la domanda è “secca”? Il mio potenziale ruolo? Beh allora il ruolo di “libero”, direi…
In attesa di scendere in campo non teme che si possano ripetere i tipici errori dei movimenti politici dove in tanti cercano spazio attraverso l’autoreferenzialità  ?
In effetti i rischio c’è e in giro già  si nota qualcuno chiaramente attestato su quella linea “di pensiero”. E la cosa è parecchio disarmante perchè il Presidente Fini è stato oltremodo chiaro sul punto. La struttura immaginata è di tipo orizzontale. Nessun “accreditamento dall’alto”. Nessuna “sponsorizzazione”. Soltanto l’impegno concreto nei territori ed i risultati raggiunti saranno il viatico di una possibile progressione nella “squadra”. Soltanto i riscontri empirici diranno chi “gioca” e chi sta in panchina.
E invece ?
Non tutti lo hanno capito tanto è vero che in parecchi stanno trasmettendo la plastica “sensazione” che, anzichè predisporsi “all’allenamento” ed a sudare sul campo, si stiano invece grattando la fronte stando sugli spalti dello stadio, e proprio là , in tribuna d’onore, fiduciosi di poter contare su pseudo-rendite di posizione. E lo spirito non è quello giusto, ovviamente, anche perchè allo stato attuale siamo in serie D e per scalare i campionati la strada sarà  dura, durissima. Altro che rendite di posizione…
Perchè un elettore moderato di destra dovrebbe votare uno dei tanti partiti di area quando c’e’ già  Renzi che lo rappresenta? In fondo un buon 10-12% il premier lo ha preso in campo opposto…
Beh, Renzi è chiaramente un bluff. Su tanti argomenti è vero che usa il linguaggio “dell’uomo di destra” ma, poi, agisce per quello che è: una “variante di uomo di sinistra”.
Non può negare che l’hanno votato…
La verità  è che alle ultime elezioni tanta gente ha votato Renzi soprattutto in segno di protesta nei confronti di un’area, quella di centro-destra, sempre più insignificante ed inconsistete, e sia in termini di proposta che dal punto di vista dell’impegno concreto. E sono certo che la nostra gente, soprattutto quella che è rimasta a casa, quel 50% che ha dimostrato profonda disillusione, non stia aspettando altro che una destra capace di battersi per i valori liberal-conservatori perchè, diciamocela tutta, quella “destra che non c’è”, è quella destra di respiro europeo, quella destra capace di affrontare le sfide del liberismo economico, di propugnare una metamorfosi culturale dell’intero paese e di un intero popolo, liberandolo dall’oppressione di un sistema sempre più schiacciante ed opprimente per dare a ciascuno di noi la possibilità  essere realmente artefice del nostro destino.
Cosa non la convince del M5S? Per uno come lei attento alle denunce locali non avrebbero potuto costituire un approdo?
Vede, l’azione d’impeto è sempre appassionante ma le dinamiche corrette, quelle che davvero permettono alle cose di cambiare e di avere un senso, sono quelle nelle quali si propone e ci si apre al dialogo ed alla “costruzione”: gridare e dire no è troppo facile. In quel modo si parla “alla pancia della gente”. In quel modo si cavalca la tigre della disperazione. E la politica non deve fare questo: la sua essenza è nel dovere di dare risposte. E, poi, i miei valori di riferimento sono quelli liberal-conservatori. Valori decisamente distanti da quelli del M5S. Senza contare che anche solo l’idea di essere “oltre Hitler”… Beh, credo che ci siamo capiti…
Affrontiamo un luogo comune: al Sud si vive di assistenzialsmo e al nord si lavora? O al Sud ormai si emigra?
Diciamo che oramai si lavora dove si può e quando proprio non ci sono alternative si va all’estero o ci si toglie addirittura la vita. La storia drammatica degli ultini tre anni del nostro paese ci dice questo. L’assistenzialismo, con gli ammortizzatori sociali, è operante ed operativo in ogni dove e chi “può rimediare” un lavoro lo fa senza starci a pensare più di tanto. La “crisi” ha annullato le distinzioni, ha abbattuto i luoghi comuni ed ha messo un intero paese in ginocchio. La verità , è questa.
Se un domani arrivasse a rivestire un ruolo di ammministratore della sua città  cosa le piacerebbe realizzare come progetto? C’è qualcosa che le sta a cuore?
Beh, le idee sono tante ed i progetti pure. Napoli è sempre stata la “culla” del diritto e dell’arte. Il sogno sarebbe riuscire a trasformarla nella “culla” della legalità .
A ottobre Fini sarà  a Napoli per l’assemblea regionale dell “destra che non c’e'”, lei dicono sia un giovane “sotto osservazione” del mister… pronto a indossare la maglia?
Non so se il mister mi “osservi” per davvero. Amo “giocare le partite” a prescindere. Ciò non di meno, è tutto a vedere. Se l’obiettivo è quello di costruire, nel tempo, e senza avere nessuna particolare fregola, una squadra importante che sappia riappassionare i nostri “tifosi”, che abbia uno schema di gioco valido – con dinamiche veloci, “all’inglese”, a zona, con pressing a tutto “campo” e con vertigionose verticalizzazioni — e se lo spirito di gruppo sarà  quello giusto, beh… sono pronto.
Le chiediamo una profezia: prima o poi questa “destra che non c’e'” la si troverà ?
Glielo dico sottovoce… Mi creda: quella destra già  c’è, basta solo darsi il coraggio di viverla.

argomento: destra, Fini | Commenta »

“SONO SOLO UNO SCUGNIZZO INNAMORATO DELLA MIA TERRA, LA DESTRA SIA VICINA AI BISOGNI DELLA GENTE”

Giugno 30th, 2014 Riccardo Fucile

UNO DEGLI INTERVENTI PIU’ “PARTECIPATI” ALL’INCONTRO “L’ITALIA CHE VORREI” PATROCINATA DA GIANFRANCO FINI ALL’EUR… SALVATORE CASTELLO E LA SUA “POLITICA DI PROSSIMITA'”

Mi chiamo Salvatore Castello — per gli amici Totò – e sono un imprenditore napoletano con la passione per la musica e la politica, impegnato anche nel settore della promozione culturale, soprattutto nelle zone disagiate di Napoli: Miano, Scampia, la Napoli dei borghi e dei luoghi abbandonati.
Politicamente non sono nessuno.
Sono solo uno scugnizzo. Un uomo innamorato della propria terra, della propria gente e di una specifica idea politica.
Un uomo che non si è mai arreso e che mai lo farà .
Non ho mai fatto politica in passato e tutto quello che faccio da quasi un anno, lo consumo esclusivamente per spirito di cittadinanza, per senso civico, per impegno pre-politico e per dovere di promozione culturale e valoriale.
Dopo le ultime elezioni politiche mi sono sentito politicamente orfano: la Destra non c’era più.
E la perdita è stata immensa soprattutto in un momento drammatico per la mia gente e per la mia terra, travolti dall’emergenza della “Terra dei Fuochi!”
In quel periodo feci come fanno in tanti: inizia ad utilizzare facebook, i social, per cercare di parlare ai politici chiedendone l’intervento ma ottenni in risposta solo silenzi…
Volevo impegnarmi, dare il mio piccolo contributo, ma in giro non c’era nulla.
Poi un giorno una news su facebook: “oggi, a Roma, è nata “Blu per l’Italia!”. Mi informai ed aderii aprendo il primo Comitato Territoriale in tutta Italia, il comitato “Blu per l’Italia — Napoli”.
Da lì l’inizio di una militanza in rete e nelle vie della città .
Anzi, col trascorrere dei mesi, io ed il mio gruppetto di lavoro, composto da una ventina di amici appassionati ed accomunati dalla stessa “idea”, abbiamo radicalizzato territorialmente l’idea dando vita all’Associazione Politico-Culturale “Right BLU — La Destra Liberale” di cui sono il Presidente/Speaker.
Non sono al vertice di nulla e non sono “nessuno”: nei limiti del possibile e nei termini in cui ne sarò capace, la mia è solo una posizione, un ruolo funzionale al servizio della mia terra, della mia gente e di un’idea.
Abbiamo sempre detto che la nostra associazione vuole semplicemente essere un “laboratorio per una nuova stagione di idee!”.
Non abbiamo mai chiesto adesioni economiche. Non abbiamo mai chiesto a nessuno di iscriversi e di corrispondere una quota associativa.
Tutto quello che abbiamo sempre detto è che il nostro sito internet ed i nostri canali social, sono uno strumento a disposizione di chi voglia sensibilizzare, denunciare e richiamare l’attenzione sulle questioni, sulle problematiche e sulle necessità  del nostro territorio e della nostra gente.
Quando ero ragazzo ricordo che c’era il senso della militanza attiva.
A Napoli, a via Foria, c’era una sezione di Alleanza Nazionale molto attiva ed attenta. Oggi non esiste più niente.
Noi, nel nostro piccolo, siamo ripartiti da quello perchè siamo dell’avviso che la nuova Destra non rinascerà  sulla scorta di operazioni romanocentriche o, comunque, calate dall’alto, ma dai territori, ridandosi l’audacia delle sfide importanti e riconquistando la nostra gente, agendo ed operando sui social e nelle vie della città  con manifesti, volantini, momenti di confronto, raccolte firme e petizioni perchè l’impegno di oggi deve avere soprattutto carattere civco, pre-politico e culturale.
Politica di prossimità , insomma, facendo “rete” anche coi vari attori del territorio, rimettendosi tra la gente ed insieme alla gente per consumare una audace rivoluzione culturale e valoriale che ridia alla Destra il senso ed il sapore delle cose davvero autentiche.
E’ quella la strada. Una ridda di associazioni territoriali che svolgano una funzione civica, pre-politica e culturale, perchè sarà  la militanza nei territori a riconquistare la nostra gente, a farne sentire la voce ed i bisogni e a dirci chi meriterà  un giorno l’onore della rappresentatività .
Nel nostro piccolo abbiamo consumato la bellezza della magia quando, ad esempio, dopo mesi di sensibilizzazione, articoli e petizioni, abbiamo visto che il Sindaco di Napoli, un sindaco comunque di sinistra, è in qualche modo intervenuto sulla questione della prostituzione maschile e femminile nei pressi del centro direzionale.
La risposta non è stata delle migliori in termini di soluzione ma l’attenzione c’è stata. E questa volta, a sensibilizzare, a denunciare, a richiamare l’attenzione, c’eravamo anche noi e questo risultato, anche piccolissimo, ce lo siamo “portati a casa”, perchè saranno anche queste cose che faranno riappassionare la nostra gente.
Sono queste piccole cose a dare il senso della militanza attiva.
Sono queste le cose che dobbiamo fare.
Sono queste le cose che faranno nascere quella destra di cui c’è bisogno.
Una Destra democraticamente incendiaria.

Salvatore Castello
Right Blu – la Destra liberale

argomento: destra, Fini | Commenta »

INTERVISTA A FRANCESCO MACRI’: “LA DESTRA DEVE RICONQUISTARE SPAZI IDEALI, NON BASTANO PIU’ I SIMBOLI, OCCORRE RECUPERARE UN SENSO COMUNE DELLO STARE INSIEME”

Giugno 27th, 2014 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DI “BLU PER L’ITALIA”: “SPIRITO DI SERVIZIO, PASSIONE, LAVORO SUL TERRITORIO E ONESTA'” SONO LE BASI PER CREARE “LA DESTRA CHE NON C’E'”

Intercettiamo Francesco Macrì, ex assessore di centrodestra al comune di Arezzo e presidente nazionale di “Blu per l’Italia” mentre è in partenza per Roma per partecipare all’appuntamento “La destra che non c’e'”, promosso a Gianfranco Fini.
Anche lei in partenza o meglio dire pronto alla “ripartenza” della destra?
Sicuramente alla ripartenza politica, ma per farlo dobbiamo avere chiari gli scenari di riferimento, quello economico-sociale e quello politico.
Bene, partiamo dal primo allora…
La verità  è che nonostante il clima del “tutti pazzi per Renzi”, l’Italia sta vivendo la crisi più pesante dal dopoguerra. La crisi finanziaria ci è piombata addosso da fuori ma è stata la debolezza tutta italiana a renderla così disastrosa. Sarà  pur vero che globalizzazione, l’Europa, il sistema dell’euro sono tutti elementi esterni che hanno influito pesantemente sulla nostra economia ma è certamente assodato che i problemi italiani sono stati prodotti in Italia, dalla nostra classe dirigente. Non solo la politica, anche la burocrazia, la corruzione pubblica e privata, le consorterie, le mafie e persino la cattiva coscienza di tanti italiani, sono le grandi cause del declino.
Un quadro disastroso che fa da cornice al declino?
Certamente. Sette anni di grave recessione, disoccupazione alle stelle, debito pubblico oltre il 130%, interessi da pagare sul debito di circa 80 mld annui, imprese che chiudono a ritmi inauditi, investimenti impossibili, blocco del credito bancario, domanda interna in declino inarrestabile, sofferenze bancarie da capogiro e si potrebbe continuare a lungo…
Passiamo allo scenario politico?
Con l’affermazione per riflesso condizionato di Renzi la situazione politica italiana sembra essersi congelata. Il governo dei miracolati ha avuto il suggello elettorale delle europee e tutti salgono, molto italianamente, sul carro del vincitore. Però, le tanto sbandierate riforme, per ora, sono ancora in garage e sono espressione chiara di un enorme pressappochismo e in qualche caso di assoluta improvvisazione.
Non è tutto oro quello che Renzi fa luccicare, intende?
Le riforme del lavoro e della P.A. sono guazzabugli e appaiono come provvedimenti di manutenzione e non come pulizia sostanziale della farragine di cui l’Italia è affetta. Aveva promesso di tutto entro maggio ed adesso siamo a chiedere 1000 giorni…
Beh c’è sempre una opposizione in Parlamento …
I Cinquestelle, dopo la sconfitta, hanno imboccato la via della normalizzazione, il Sistema è vivo e vegeto e il suo potere è garantito proprio da Renzi e dal fallimento della coraggiosa ma vuota rivoluzione stellata.
E a destra che succede?
I grandi equivoci stanno tutti sul versante destro dello scenario. C’è chi fa da stampella al governo in maniera esplicita e chi gioca la partita sotto mentite spoglie in una sorta di tiremmolla che nasconde l’evidente inconsistenza e i disagi prodotti dall’assenza di un disegno politico alternativo. Poi altre strane opzioni fanno capolino, come le ipotesi di alleanze organiche fra istanze politiche che dovrebbero stare agli antipodi (FdI e Lega) . Insomma: a destra è evidente il casino, il caravanserraglio e soprattutto le diffuse incompatibilità .
Che spazi intravede allora per una nuova destra?
Non ci sono spazi geografici da conquistare ma spazi ideali e milioni di elettori ai quali dovremo guardare. Occorre riconsiderare e ricostruire il significato e il valore convenzionale del termine, non bastano i simboli che l’hanno rappresentata per 15 anni, dobbiamo ricostruire una nuova identità , una nuova cultura di destra..
Oltre Berlusconi?
Ad oggi tutto ruota ancora intorno alla figura declinante ma ancora pesante di Berlusconi e dall’affannarsi dei satelliti. Il futuro prossimo non può che essere una federazione di grandi e piccoli gruppi che dovranno ritrovare un comune senso politico dello “stare insieme”.
Ha un percorso da suggerire per arrivare alla meta?
Prima dovremo trovare metodi innovativi ed originali per contare nella competizione delle idee. Il nostro compito di oggi è prepolitico e organizzativo. Occorre dimenticare qualsiasi stereotipo della “vecchia politica”: abbandonare definitivamente il dibattito sul passato, la retorica dei programmi, delle organizzazioni gerarchiche,   dell’accreditamento verso le èlite, i richiami dottrinari e le ideologie.
Qualcosa la conserviamo?
Certo, soltanto le migliori virtù: passione civile, spirito di servizio, onestà . Le condizione per organizzare un nuovo movimento politico è dire la verità  sul nostro presente e guardare unicamente al domani. Oggi non siamo ancora nulla se non passione inespressa, volontà  e impegno civile. Adesso serve comprendere l’epoca e rispondere ad essa con le peculiarità  ideali ed operative che essa stessa richiede. Bisogna ripartire dalle persone, favorire la partecipazione, l’inclusione; usare la trasparenza e la connessione fra persone e fra persone e le idee.
Molti a destra reclamano criteri meritocratici…
La tanto sbandierata meritocrazia deve diventare una colonna irrinunciabile della nostra futura azione politica: dovrà  essere l’esito naturale di una nuova capacità  di costruire dal basso il nostro progetto, dalla periferia verso il centro, basata su successi concreti ottenuti sul territorio. Chi ha maggiori responsabilità  dovrà  essere di supporto a chi sta in basso, non più il contrario. Dovremmo concretamente costruire sul territorio una vasta rete di interesse intorno alle esigenze pratiche di una politica di prossimità .
Nessuna ricetta precostituita quindi…
Dai problemi del territorio e dallo sforzo di risolverli si potrà  produrre una nuova classe di giovani politici genuinamente ispirati dallo spirito di servizio. Pensare, al contrario, di avere le ricette calate dall’alto sarebbe un grave errore .
La sua associazione “Blu per l’Italia” era “nata per unire”: che esperienza ne ha tratto?
L’associazione era nata per ristabilire il primato della sincera e disinteressata volontà  politica rivolta a tutti coloro che si richiamano ai valori della libertà , della legalità  e dell’amore per la nazione e per l’Europa (quell’Europa che purtroppo ancora non c’è).   Credo che lo spirito con cui nacque la nostra associazione e la piattaforma web che abbiamo realizzato (che adesso è in stand by), possa essere utile per cominciare ad aggregare le persone in comitati territoriali: la mettiamo a disposizione del nuovo progetto. Insieme a Libera Destra che immagino più come Tink Tank può rappresentare una buona base di partenza.
Perchè proprio con Gianfranco Fini?
Fini è stato l’uomo che più di tutti mi ha fatto amare la politica e mi ha dato indirettamente l’opportunità  di vivere una bellissima stagione politica di amministratore nel mio territorio. Oggi vuole tendere una mano ad un’altra generazione che desidera coniugare saggezza ed esperienza con l’energia e la creatività  tipica dei più giovani
Un progetto necessario?
Gianfranco vuole stimolare idee che muovano dal basso, dai giovani, dalla pratica politica quotidiana. Senza dirci quello che bisogna fare ma spronandoci verso l’invenzione e la scoperta di un nuovo protagonismo politico. Io sono solo uno tra quelli pronto a raccogliere questa sfida.

argomento: destra, Fini | Commenta »

CARO FINI, IDEE NUOVE PER LA DESTRA? MENO CAMOMILLA E PIU’ PEPERONCINO

Giugno 23rd, 2014 Riccardo Fucile

PER DELINEARE “UNA NUOVA DESTRA” NON OCCORRONO PALETTI E PERCORSI OBBLIGATI, MEGLIO GLI ERETICI CHE I SIGNORSI’… BASTA SUDDITANZA ALLE RIFORME PATACCA DI RENZI, OCCORRE PROPORRE UN NUOVO MODELLO DI PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLA COSA PUBBLICA E TUTELARE LE FASCE PIU’ DEBOLI… E IL SALVATAGGIO DEI PROFUGHI DIVENTI LA CAMPAGNA “ORGOGLIO ITALIA”, UN POPOLO DI MARE CHE RISPETTA LA VITA E LA LEGGE DEL MARE

Quando si vuole costruire un nuovo percorso “partecipativo” è consigliabile non solo partire con il piede giusto, ma anche non piantare troppi paletti, salvo quelli che evitano di finire nel precipizio.
Leggendo l’intervista che Gianfranco Fini ha rilasciato a “il Fatto” (articolo sotto) ci sembra di notare, anche rispetto al documento su “valori e programmi” alla base dell’appuntamento di sabato prossimo a Roma per il lancio di “Partecipa – L’Italia che vorresti”, la tendenza a circoscrivere il “rinnovamento a destra” in canali un po’ troppo “istituzionali”.
Fini invita ad avanzare in ogni caso “idee nuove per la destra”.
Partiamo da ciò che condividiamo: una destra moderna, europeista, riformista (ma bisogna vedere come), amante della legalità  e con il senso dello Stato.
Ma una minima analisi retroattiva va fatta: non si può liquidare l’esito negativo dell’alleanza con Monti semplicemente con il “pasticcio” della lista unica al Senato e di tre alla Camera.
E sostenere che non esisteva alcun minimo denominatore comune e tanto meno “un’anima identitaria” comune, finisce per essere in antitesi con la ancora recente indicazione di voto per “Scelta europea” alle elezioni per il parlamento Ue.
Non dovrebbe essere indicativo il fatto che quel centro-destra appiattito su posizioni ultra-liberiste sia stato bocciato dagli elettori?
Non dovrebbe far riflettere che è stato Renzi a riassorbirlo e non Alfano?
E qui veniamo al punto, Renzi è in sintonia con i luoghi comuni del Paese, nulla di più: il Paese vuole imprecisate riforme e lui le promette, sa muoversi alla ricerca del consenso e chiaramente lo cerca in ambienti diversi da quelli che ha già , attraverso un programma trasversale che mischia concetti di destra e di sinistra in un guazzabuglio che prima o poi esploderà  nei fatti, tempo al tempo.
Pensa di governare l’Italia come un sindaco decide sui parcheggi in piazza.
Ma la cosa grave sono stati i silenzi della destra italiana di fronte alle sue patacche.
Nessuno che abbia detto che gli 80 euro sono una ignobile marchetta elettorale, tutti a temere di inimicarsi i beneficiati.
Perchè nessuno ha inchiodato Renzi alla domanda: “perchè dai 80 euro a chi ne guadagna 1300-1400, e non a chi tira avanti con 400-500 euro al mese o a chi non ha lavoro? Forse perchè ti servono 10 milioni di voti a breve e questi sono gli unici che puoi raggiungere in tempo utile?”
Perchè nessuno ha detto che un condannato in primo grado per danno erariale allo Stato o uno che alloggia gratis per due anni in una casa il cui affitto è pagato da un “amico”, casualmente titolare di una società  in affari con il comune di Firenze, non ha titolo per parlare di etica politica?
Fini per molto meno è stato massacrato.
Perchè a destra si accetta la fittizia polemica tra chi “vuole fare le riforme” (ovvio Renzi) e chi le ostacola?
E se le riforme sono una ignobile patacca (come in buona parte sono, in primis quella della P.A.) si deve avere paura a dirlo?
O non se ne deve discutere per non turbare gli equilibri di Verdini?
Ecco lo spirito che la destra dovrebbe recuperare: la capacità  in primis di saper fare opposizione seria, documentata, determinata.
Basta con una generazione che si è abituata troppo a poltrone e prebende, largo a chi ha voglia di condurre nuove battaglie in campo aperto.
E a proposito di praterie: Renzi si è gia preso gli ettari dei “moderati creduloni”, ma per farlo ha dovuto abbandonare altri terreni, cosa aspettiamo ad occuparli?
Vogliamo metterci in   testa che esiste in Italia un 40% che non vota, un 22% che vota Grillo e un altro 10% che vota partiti minori di opposizione?
Cosa si aspetta a tentare di piantarci le tende con una destra moderna, non soporifera e letale, che sappia dare risposte concrete ai ceti meno abbienti, ai giovani disoccupati e ai precari, ai lavoratori autonomi, alle partite Iva, ai pensionati?
O pensiamo che tutto si risolta con la flessibilità  o facendo fare 50 km a piedi ogni giorno a un impiegato nella P.A.?
E ai pensionati in coda alla Caritas cosa pensiamo di dire? Che staranno meglio quando avranno una Repubblica presidenziale?
O non è il caso di aumentare le pensioni da fame, costruire case popolari e aiutare le giovani coppie?
Ultima (per ora) provocazione: una destra LEGALITARIA dovrebbe pubblicizzare tre semplici proposte facilmente comprensibili.
In primo luogo recuperare l’evasione fiscale a botta di 20 miliardi l’anno (meno del 10% l’anno sul totale di 150 miliardi) e abbassare contestualmente le aliquote di tassazione.
Il cittadino deve capire e vedere: lo Stato incassa 20 dagli evasori e pari pari li restituisce a me, contribuente onesto.
Non è difficile farlo, basta volerlo e non avere pietà  per nessuno, questo è di destra.
Seconda proposta: recuperare il 20% dei 60 miliardi annui che ci costa la corruzione nella P.A.e destinarli al lavoro per i giovani, aumentare la pensioni sociali. e gli stipendi di impiegati pubblici e forze dell’ordine.
Non è difficile farlo, basta volerlo e non avere pietà  per nessuno, questo è di destra.
La terza apparentemente è la più coraggiosa e ancor più di destra, perchè legata al senso e alle tradizioni delle regole del mare.
Siamo stanchi di ministri accattoni che piangono miseria alla Ue perchè “accogliere i profughi ci costa”.
Meno F35 e più solidarietà  e aiuti alla nostra Marina: si lanci la campagna “Orgoglio Italia”, “un popolo di mare rispetta la vita e le leggi del mare”, in perfetta linea identitaria con le nostre tradizioni.
Non abbiamo bisogno dell’Europa per salvare delle vite, facciamo da soli.
Sarebbe una campagna gratuita di immagine straordinaria verso i popoli in via di svluppo, aprirebbe nuovi rapporti commerciali per le nostre aziende in molti Paesi e metterebbe in difficoltà  gli altri Paesi europei.
Fuori dagli schemi, per una destra piccante.
Noi avanti e Renzi con le gomme bucate e la lingua di fuori ad arrancare all’inseguimento.

argomento: destra, Fini | Commenta »

RI-ANIMAZIONE A DESTRA: A SORPRESA MOLTI IN FILA DA FINI, BONGIORNO CON PASSERA, RONCHI E’ ANCORA VIVO, LABOCCETTA CONTRO BOCCHINO

Giugno 15th, 2014 Riccardo Fucile

GLI EX FLI: MENIA, URSO E TATARELLA CON FINI…GRANATA CON GREEN ITALIA..BARBARO DISINTERESSATO, FLAVIA PERINA NON HA NOSTALGIA, DELLA VEDOVA FA IL SOTTOSEGRETARIO

BOCCHINO ECUMENICO
Per chi ha seguito la traiettoria di Italo Bocchino negli ultimi mesi, il suo approdo alla direzione del Secolo d’Italia non è del tutto una sorpresa.
Non riconfermato in Parlamento alle elezioni del 2013, era tornato da tempo a scrivere su il Secolo , seppur con lo pseudonimo Oreste Martino, e nei suoi editoriali invocava una nuova stagione unitaria della destra sotto l’egida di Berlusconi.
Entrato nel cda della Fondazione Alleanza Nazionale su proposta – pare – di Gianni Alemanno e Ignazio La Russa, l’ex colonnello finiano aveva già  rivelato la sua nuova ispirazione «ecumenica» lo scorso 5 febbraio, quando aveva moderato il convegno «Centrodestra nella Terza Repubblica», organizzato a Roma dalla Fondazione Tatarella, e si era seduto al fianco dei vari Gasparri, La Russa, Casini, Alfano e Maroni, in una foto di gruppo che sembrava in realtà  scattata almeno un lustro fa.
Sorprendente, semmai, è che Bocchino abbia ricevuto il voto unanime di tutto il CdA della Fondazione Alleanza Nazionale.
Nel quale, al di là  della forte maggioranza in quota Fratelli d’Italia (La Russa, Alemanno, Meloni ecc) sono rappresentate tutte le anime di un centrodestra oggi quantomai litigioso, compresa una corrente berlusconiana (Gasparri, Matteoli, Martinelli) che più di un motivo avrebbe per detestare l’uomo che, con Fini, guidò lo strappo di Fli nel 2010. Assenti, il giorno della votazione, solo Valerio Lamorte (per motivi di salute) e il finiano di ferro Egidio Digilio. Forse non a caso.
«Bocchino ci ha contattati nei giorni che hanno preceduto il CdA – racconta Gasparri – e ci ha esposto il suo progetto. Vuole rilanciare il Secolo che versa in gravi difficoltà  e le sue prime dichiarazioni sul 2010 dimostrano che ha fatto mea culpa. Non aveva senso impedirgli di tentare».
Che il Secolo abbia bisogno di rilancio, peraltro, è innegabile, se è vero che a causa delle perdite – un rosso di oltre un milione di euro l’anno – c’era una corrente in Fondazione che ne auspicava persino la chiusura.
Invece Bocchino proverà  a salvare la redazione del giornale on line composta da sedici giornalisti, magari facendo valere anche le sua precedente esperienza da editore de Il Roma .
LABOCCETTA INCAZZATO
Caratteristiche che, però non sembrano convincere tutti: «Sono indignato e sbigottito per una decisione che premia, immeritatamente, una figura che ha grandemente contribuito alla deriva della politica italiana e che, nel recente passato, è stato il co-protagonista del golpe contro Silvio Berlusconi» ha tuonato Amedeo Laboccetta, vicecoordinatore campano di Forza Italia e a sua volta ex fedelissimo di Fini.
FINI RIPARTE IL 28: MAI VISTA TANTA GENTE IN FILA DAVANTI AL SUO UFFICIO ALLA CAMERA
Come che sia, il ritorno in campo di Bocchino – sebbene lui sottolinei di voler fare esclusivamente il giornalista – è solo uno dei tanti tra gli ex Futuro e Libertà . A partire, ovviamente, da quello di Gianfranco Fini, che il prossimo 28 giugno terrà  un’assemblea a Roma, al Palazzo dei Congressi dell’Eur – per «ascoltare» i militanti di destra e insieme lanciare una serie di idee per ricostruire l’area moderata.
Avrà  successo l’ex leader di An? Difficile dirlo.
Da un lato c’è il rancore di un mondo che ancora gli rinfaccia lo strappo del 2010, dall’altro lo smarrimento di un popolo che, in assenza di nuovi leader credibili, è pronto a rituffarsi tra le braccia dell’uomo della svolta di Fiuggi.
Da Montecitorio, peraltro, raccontano che davanti all’ufficio dell’ex presidente della Camera non c’è mai stata così tanta gente in fila.
Compreso qualche esponente di Fratelli d’Italia, deluso dal risultato elettorale del partito della Meloni nonostante l’inserimento del simbolo di An nel logo del partito.
GLI EX DI FUTURO E LIBERTA’
Credere che attorno a Fini si possa ricreare qualcosa di simile all’An che fu, però, è francamente difficile. Soprattutto perchè, oltre a chi è finito in Forza Italia, in Fdi e in Ncd, sono gli stessi ex di Futuro e Libertà  a non crederci più di tanto. E a organizzarsi per conto proprio.
Lo sta facendo, ad esempio, Andrea Ronchi, con il quale peraltro Fini non fu tenero nel suo libro Il Ventennio , scrivendo che grazie al successo del Pdl nel 2008, fece il ministro «perfino Andrea Ronchi».
L’ex titolare delle Politiche comunitarie preferisce guardare avanti e, la settimana scorso, ha lanciato a Roma la sua nuova associazione «Insieme per l’Italia». Anche per lui mea culpa sul passato e riconoscimento di Berlusconi come punto di riferimento del centrodestra.
Giulia Bongiorno, invece, ha formalizzato ieri la sua adesione a «Italia Unica» di Corrado Passera.
Fabio Granata ha già  da tempo trasferito le sue insegne sotto i verdi di Green Italia; Benedetto Della Vedova è l’unico sopravvisuto in Parlamento nella sparuta pattuglia montiana ed è sottosegretario agli Esteri; Antonio Buonfiglio, dopo aver partecipato all’ormai defunto Movimento per Alleanza Nazionale, si dedica più che altro ai procedimenti giudiziari che ha avviato per contestare la legittimità  della Fondazione An. Sarebbe pronto a tornare al fianco dell’ex leader invece Roberto Menia, a sua volta transitato nel Movimento per Alleanza Nazionale lo scorso autunno, e avrebbero espresso simpatie per il progetto finiano anche Adolfo Urso e Fabrizio Tatarella.
Infine quelli che preferiscono rimanere «ex». Come Claudio Barbaro, presidente Asi, si definisce «spettatore disinteressato» del quadro politico. E chi, proprio come Bocchino, ha deciso di tornare all’antica passione giornalistica.
È Flavia Perina, che il Secolo d’Italia l’ha diretto dal 2000 al 2011. E che ora è condirettrice all’ AdnKronos . Lei, a differenza di tanti, della politica non sembra avere nostalgia. E, al limite, preferisce raccontarla.

Carlantonio Solimene
(da “il Tempo”)

argomento: destra, Fini | Commenta »

DESTRA IN VENDITA, NASCE LA LEGA NORD-MELONI

Giugno 3rd, 2014 Riccardo Fucile

A SALVINI E’ BASTATO PRENDERE LA META’ DEI VOTI DI BOSSI PER LANCIARE L’OPA SULLE “SORELLE D’ITALIA” SENZA IDENTITA’… E A PALAZZO GRAZIOLI TIRANO LE FILA DEL MERCATINO DELL’USATO INSICURO

Uno si è salvato il fondoschiena grazie al fatto che gli italiani devono sempre trovare un “nemico principale” cui addossare l’incapacità  della propria classe dirigente a governare il Paese senza creare debiti pubblici paurosi.
Non sono la corruzione diffusa, le mafie, l’evasione fiscale a rendere impraticabili i nostri bilanci, non è l’abitudine italica agli sprechi e al menefreghismo, ai privilegi e alla bustarella ad averci messo nei guai nei confronti di nazioni più attente alla legalità  e alle regole: no, a noi ci ha fregato l’Euro e la Bce.
L’ex compagno Salvini ha accompagnato la sua felpa in giro per comizi e qualche boccalone lo ha trovato: il necessario per passare dal 4,3% al 6% e assicurarsi altri cinque anni di paga dalla Casta.
Non certo un gran risultato, considerando che la Lega di Bossi viaggiava pochi anni fa intorno al 12%. Poi piovvero i lingotti tanzaniani di Belsito, decine di esponenti sotto processo e in via Bellerio cadde l’oscurità , la stessa che aveva impedito per dieci anni all’ex compagno Salvini di accorgersi delle porcherie che accadevano intorno a lui.
Salvini passò in tempo con Maroni e prese anche lui la scopa per il manico: se non fosse che Tosi è finito bruciato dagli scandali delle tangenti a Verona probabilmente Matteo sarebbe rimasto a ingoiare la colla dei manifesti, ma necessitando di una figura “militante”, Maroni ha dovuto virare su di lui.
“Meno secessione e più poltrone”, inizia il nuovo corso.
Salvini è un buon orecchiante più che un ideologo, quindi si butta su una battaglia di moda, la lotta a indefinite banche e all’Euro.
Spazio coperto a sinistra, ma non a destra: obiettivo superare il 4% delle Europee.
Un’operazione di marketing perfettamente riuscita visto il minimo obiettivo, non certo una gran vittoria.
Ma per certa base leghista, orfana di Bossi e mai troppo innamorata del languido Maroni con annessa cappella votina, un Salvini è sufficiente per votare Carroccio “scurdandoce ‘o passato”.
L’altra non si è salvata: premiata dal photoshop, fregata dal photofinish.
Nonostante i suoi blo-blo-blo su tutte le Tv italiche cui ha avuto improvvisamente e miracolosamente accesso in nome del “cui prodest”, nonostante il disfacimento della doppia tessera de “la Destra” e il veloce accasamento di Storace, nonostante l’aiutino della fondazione An, specializzata nell’affitto annuale di simboli, nonostante la campagna acquisti sul territorio di ex An in disarmo (quelli che avevano ormai buttato la divisa, stile la Grande Guerra), la confraternita si è schiantata in prossimità  della pista.
Nella lotta fraticida all’ultimo sputo sull’euro, i fratelli sono rimasti fregati dalla maggiore salivazione di zio Matteo e ora deglutiscono amaro.
Non hanno capito che i valori da rappresentare della destra oggi sono altri: la società  si evolve e senza retroterra culturale e capacità  di analisi politica di strada se ne fa poca.
Siamo convinti che tra il 40% di non votanti alle Europee vi sia una percentuale di uomini e donne di destra “non rappresentati”, certamente superiori alle percentuali raggiunte da Fratello sola e Sorella luna (e dalla stessa Lega).
Per non parlare di quelli “costretti” a votare per altri partiti (vedi Cinquestelle).
Arriviamo così al dopo-elezioni e al mercato dell’usato insicuro: non contenti del giudizio negativo dell’elettorato di destra (riferiamoci al 15% raggiunto a suo tempo da An?), invece che riflettere su una linea culturalmente inadeguata e a un “messaggio” percepito attuale come la pubblicità  della brillantina Linetti, che fanno i Fratelli photoshop?
Vendono quel poco di valori di riferimento, ancorabili a destra, che sono rimasti, almeno nella base militante, come l’unità  nazionale e la solidarietà  sociale, a chi pone all’art. 1 dello Statuto lo scopo “del conseguimento dell’indipendenza della Padania e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana”.
Sentite questa affermazione dell’ideologo Salvini: “Che senso ha parlare di unità  nazionale, di Patria e di tricolore in un Paese che ha il 46 per cento di disoccupazione giovanile?”. Lui (che parla di una Padania che non esiste) pone in correlazione il venir meno dell’esigenza di unità  nazionale col tasso di disoccupazione. Mah, ci sembra un po’ grossa anche per chi è 12 anni fuori corso.
Gli chiediamo, con la stessa logica: accertato che i massimi vertici della Lega sono stati inquisiti in quanto ladroni per ben oltre il 40%, la Lega avrebbe allora dovuto sciogliersi?
A che titolo lui non si è buttato a mare dichiarandosi profugo da ladrocini?
Se il federalismo gestito da suoi ministri ha aumentato il debito pubblico e si è rivelato una patacca, perchè continuare a sbandierarlo?
Che c’entra tutto questo ciarpame con la tradizione della destra italiana?
Cosa c’entra con le conquiste sociali del primo fascismo l’affogamento dei profughi o la difesa degli evasori fiscali?
Per non parlare di cazzate iperboliche come ripristinare le case chiuse e amenità  varie ?
Sicurezza e legalità  non vogliono dire clima da caserma, vogliono dire magari non votare contro l’arresto di politici accusati di essere mafiosi, vuol dire non avallare che Ruby fosse la nipote di Mubarak, vuol dire non farsi telecomandare il voto da pregiudicati e condannati.
Che destra è mai quella che fa propri i temi di anti europei dopo aver gridato nelle piazze per anni “Europa nazione”?
Dopo essere scesi in piazza contro gli imperialismi, ora dobbiamo marciare con Putin?
Dopo aver denunciato l’asse finanziario che condiziona il mondo dobbiamo abbattere l’euro per poi farci governare dalle banche americane e dai fondi anonimi?
Ma che libri hanno mai letto costoro?
Altro che alleanze improbabili, una nuova destra dovrebbe avere il coraggio di “camminare” da sola per almeno 5 anni. Per ribadire la propria identità , con l’ambizione non di fare da ruota di scorta in caso di necessità , ma di voler guidare l’auto del futuro.
E per iniziare occorre rottamare venti anni di servilismo, di compromessi, di poltronisti che hanno perso contatto con la realtà  del Paese.
Altro che “Salvini si può”, siamo al “si salvi chi può”.
E non parliamo di salvare poltrone, ma di coscienze, di cervelli, di dignità .
Per chi ancora ne ha.

argomento: destra, Fratelli d'Italia, LegaNord | Commenta »

ADDIO MIMMO: SI E’ SPENTO DOMENICO MENNITTI, LO SPIRITO LIBERO CHE SEPPE DIRE NO A FINI E BERLUSCONI

Aprile 6th, 2014 Riccardo Fucile

PASSIONE POLITICA E RIGORE MORALE LO HANNO PORTATO A FARE SCELTE CONTROCORRENTE… FINO A DEDICARSI SOLO ALLA SUA BRINDISI

Lo spessore intellettuale, la profondità  d’analisi, il rigore morale, la passione politica, il senso delle istituzioni, l’orgoglio e la tenacia a presidio del territorio: anche il più strenuo oppositore ha sempre riconosciuto a Domenico Mennitti qualcosa di più dell’onore delle armi.
Anzi: molto di più, nonostante il carattere spigoloso.
Uomo di destra, parlamentare, sindaco, giornalista, fondatore di think tank e riviste, politologo dal coraggio visionario e dall’incoercibile indipendenza, Mennitti si è spento nella “sua” Brindisi a 75 anni.
Quella cittadina era stata l’ultima dimensione perlustrata e sfida abbracciata. Ma non certo l’unica.
Il Msi.
Nato a Termoli l’11 agosto del 1939, negli anni cinquanta si trasferisce a Brindisi, dove intreccia da subito le due passioni più ardenti: il giornalismo e la politica.
Dal 1979 al 1991 è stato parlamentare per il Movimento sociale, candidandosi – nel 1987 – alla segreteria nazionale (vinse Gianfranco Fini); nel 1989 diventa il vice di Pino Rauti, e nel 1991 lascia il partito della Fiamma in polemica con tutti.
Spirito inquieto, intelletto vivace e dinamico, fiuta gli albori di una nuova stagione politica e percepisce l’insufficienza (e l’inadeguatezza) degli strumenti classici della destra post-fascista: si dedica al giornalismo, dalla rivista-pensatoio “Proposta” (dal 1985 al 1991) alla direzione del “Roma”, storica testata napoletana. Osa, provoca, decostruisce e pungola.
Forza Italia.
Poi, nel dicembre del 1993, l’incontro con Silvio Berlusconi: Forza Italia è un germoglio, il cavaliere vuol puntellare il movimento che sa di marketing con le idee politiche di un pool di intellettuali. Purchè disposti a navigare in mare aperto, senza steccati.
E Mimmo Mennitti contribuisce a irrobustire l’impalcatura teorica di Forza Italia, o almeno ci prova. Contaminando e innovando, ma sempre senza mai derogare al suo tratto: le idee, il coraggio intellettuale, la cultura.
E’ il primo coordinatore nazionale dei club di Forza Italia e membro del Comitato di presidenza, fino al 1996. In quel 1994 aveva anche partorito, dirigendone la rivista, la fondazione “Ideazione”.
Nel 1999 vola a Strasburgo e Bruxelles: eurodeputato, membro dell’Ufficio di presidenza del Ppe, a capo della Delegazione dei Popolari europei presso la Commissione parlamentare mista Ue-Romania.
La normalizzazione di Forza Italia non sbiadisce però caratteristiche (e carattere) di Mimmo da Brindisi: un forzista dall’autonomia di pensiero insopprimibile, quasi una monade nel partito degli yes-man.
Sindaco.
Sanguigno, verace, orgoglioso, ironico, testardo, duro col verticismo carismatico di Berlusconi. E spesso istintivo, come quando decide – “io che non ho mai amministrato nemmeno un condominio” – di candidarsi a sindaco di Brindisi.
E’ il 2004, il capoluogo messapico vacilla martoriato dalle inchieste giudiziarie e dallo scandalo tangentopoli: un’intera classe politica spazzata via, un’identità  del tutto smarrita, una dignità  sfrangiata e oltraggiata.
Mennitti, a capo di una coalizione di centrodestra, vince al primo turno e col 53,8%. Indossa la fascia tricolore e spariglia: parla di “idee”, “cultura”, “rigenerazione urbana”, “orgoglio della città “, sforna progetti, riaccende – emozionato come un bimbo – le luci del Teatro Verdi, picchia su tasti ormai sconosciuti e dimenticati.
Qualcosa gli riesce, molto altro no. Quando occorre sbraita, minaccia dimissioni, batte il pugno sul tavolo, stringe all’angolo alleati e compagni di partito, tacitati dal suo carisma e dal suo spessore, tiene la barra dritta della moralità  pubblica – e non era semplice.
E, ancora una volta e se necessario, straccia la tessera di partito e serra la mandibola davanti a Berlusconi e ai quadri nazionali di Forza Italia e Pdl: la battaglia contro il rigassificatore nel cuore di Brindisi, che avrebbe svilito e smentito la sua idea di “città  d’acqua”, ne è la plastica rappresentazione.
Marcia in corteo sottobraccio al post-comunista Nichi Vendola, che per “Mimmo” ha sempre nutrito una stima prossima alla venerazione, e poi alza il telefono per bacchettare e incalzare i ministri berlusconiani.
Nel 2009, pur tra qualche veto, si ricandida. E vince ancora, stavolta al ballottaggio (52,5%).
La malattia però già  affiora perfidamente e lui nell’aprile 2011 annuncia le dimissioni, che decorrono dal 31 agosto.
Torna così all’altro pilastro: il giornalismo, da opinionista su diverse testate, tra cui “Nuovo Quotidiano di Puglia”.
Tribune da cui sferza, punge, rilancia.
Come è sempre stato nel suo stile.

Francesco Gioffredi
(da “Brindisi Quotidiano“)

argomento: destra | Commenta »

UN FENOMENO LE PEN IN ITALIA? GLI INTELLETTUALI DI DESTRA DICONO NO

Marzo 26th, 2014 Riccardo Fucile

LE OPINIONI DI MALGIERI, VENEZIANI, SOLINAS, BUTTAFUOCO, DE TURRIS

Un fenomeno Le Pen anche in Italia? L’intellighenzia di destra dice no.
E non perchè in Italia non ci siano le stesse istanze raccolte dal Front National in Francia ma perchè nessuna delle forze politiche che hanno provato a intestarsi la vittoria di Marine Le Pen sembrano capaci di interpretare lo stesso ruolo in Italia.
SUCCESSO ANTICO
«Il Front National – spiega Gennaro Malgieri – esiste dal 1961 e negli anni ha saputo creare una classe dirigente di prim’ordine. Non si tratta di un semplice fenomeno “anti-euro”, non a caso Le Figarò ha titolato parlando di “Voto di adesione”, non di protesta».
L’ANOMALIA
Secondo l’analisi di Stenio Solinas su Il Giornale , «gli eredi del Msi hanno dilapidato le radici comuni con il Front National e non hanno compreso la forza del populismo». E il treno della storia non gli concederà  una seconda possibilità .
Analisi sostanzialmente condivisa da tutti gli intellettuali conservatori.
«La destra italiana – spiega Gianfranco De Turris – ha gettato alle ortiche la sua chance in due occasioni: col congresso di Fiuggi e con lo sbarco nel Pdl. La seconda andava evitata, la prima andava fatta diversamente. Invece si preferì rinnegare tutto il bagaglio identitario per accreditarsi nei salotti buoni. E non lo si sostituì con null’altro».
«Questa destra è la stessa che ha votato il fiscal compact o il pareggio di bilancio. Come può ora essere simile a quella della Le Pen?» si chiede ancora Malgeri.
Stessa prospettiva indicata da Marcello Veneziani: «Quando la destra italiana è cresciuta, non è rimasta alternativa al sistema ma è stata inserita nel gioco. Con l’alleanza con Berlusconi si è creata una cesura tra la destra “di palazzo” e la componente più radicale, rimasta ai margini».
Una situazione che destinata a protrarsi nonostante l’inevitabile, uscita di scena dell’ex premier: «Le soglie di sbarramento previste dall’Italicum impediranno un affrancamento da questo “neoberlusconismo”, che continuerà  ad essere un ostacolo insormontabile per una destra di tipo francese».
POCA CREDIBILITà€
«Il “gemello” italiano del Front National non esiste più – avvisa Pietrangelo Buttafuoco – tantomeno possono sperare di esserlo gli epigoni attuali. Mi fa ridere, ad esempio, Alemanno quando ora festeggia la Le Pen. Qualche anno fa, da sindaco di Roma, non avrebbe mai preso una posizione del genere».
«L’enorme handicap di Fratelli d’Italia – spiega ancora De Turris – è schierare nelle sue file gli stessi esponenti responsabili della morte della destra in Italia. Oggi, in quel campo, restano solo le macerie causate da Fini».
L’unico a dare qualche «chance» alla Meloni è Giampaolo Rossi: «La leader di Fdi sta facendo un gran lavoro per ricostruire una destra identitaria e moderna, provando a uscire dall’angolo in cui l’avrebbero relegata le posizioni radicali».
Al tempo stesso, Rossi spera ancora in un colpo di coda di Berlusconi: «È il leader che più di tutti ha pagato l’influenza dei potenti europei. Nonostante ciò, continuo ad assistere ad atteggiamenti troppo moderati da parte di Forza Italia».
GRILLO È ALTRA COSA
Su un aspetto, però, sono tutti d’accordo. Il M5S e il Front National sono lontani anni luce. E non perchè, come sostengono i grillini, «noi siamo democratici».
Ma perchè alle spalle del partito della Le Pen c’è un’elaborazione concettuale completamente assente nel partito italiano.
«Non basta essere anti-euro per essere come la Le Pen – dice Buttafuoco – dietro il Front National c’è un sistema di valori ben preciso. Grillo, semmai, assomiglia alla lista Tsipras. Con candidati diversi».
«Il dna del M5S è di sinistra radicale – concorda Rossi – e infatti manca completamente di concetti come liberismo o identità  nazionale».
«Grillo sa bene che il Front National non è classificabile con le categorie destra-sinistra – conclude De Turris – ma se ne tiene furbamente lontano, per non spaventare il suo elettorato assimilabile a quello dei centri sociali».

Carlantonio Solimene
(da “il Tempo“)

argomento: destra | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.099)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Aprile 2026 (550)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Aprile 2026
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    « Mar    
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    •  DOPO IL SILURAMENTO DI “BEATROCE” VENEZI, ADESSO TRABALLA ANCHE COLABIANCHI: I LAVORATORI DEL TEATRO HANNO MESSO NEL MIRINO IL SOVRINTENDENTE CHE NON VUOLE RINUNCIARE ALL’INCARICO
    • L’ATTENTATO SUBITO NON HA AIUTATO TRUMP NEI SONDAGGI: IL CONSENSO DEL PRESIDENTE AMERICANO CONTINUA A CALARE: SOLO IL 34% DEGLI AMERICANI APPROVA IL SUO OPERATO. A META’ APRILE IL DATO ERA AL 36%
    • TEMPI SEMPRE PIU’ CUPI PER L’EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI.LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO
    • “NON ABBIAMO MAI AVUTO CONTATTI CON LA SIGNORA NICOLE MINETTI”: DALL’OSPEDALE DI PADOVA NEGANO DI AVER MAI AVUTO IN CURA IL FIGLIO ADOTTIVO DELL’EX IGIENISTA DENTALE
    • AVVISATE SALVINI, CHE IERI E’ ANDATO A TROVARE NATHAN TREVALLION E CATHERINE BIRMINGHAM, GENITORI DELLA FAMIGLIA DEL BOSCO: SECONDO LA PSICOLOGA CHE LI HA INCONTRATI, LA COPPIA È “INADEGUATA”: “HANNO TRATTI DI PERSONALITÀ CHE POTREBBERO INCIDERE SULLE CAPACITÀ GENITORIALI, TUTTI E TRE I LORO FIGLI, SONO IMMATURI”
    • LO SCENARIO HORROR DELL’UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO: “LA CRESCITA DEL PIL NEL 2026 SARÀ DELO 0,5%, LE NOSTRE PREVISIONI SUL PIL SONO PIÙ CAUTE DI QUELLE DEL GOVERNO”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA