TEMPI SEMPRE PIU’ CUPI PER L’EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI.LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO
LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E’ PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L’ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E’ ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: NULLA E’ STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA’ IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D’AFFARI CON EPSTEIN …LA REVOCA DELLA GRAZIA A MINETTI (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA…)
La nebbia sul caso Minetti, con il passare delle ore, si dirada. Quel che appare chiaro è che la maggior responsabilità politica del pastrocchio della grazia all’ex igienista dentale cara a Berlusconi non è del Quirinale, ma del Ministero della Giustizia, guidato dallo spritzante Carlo Nordio
I magistrati e gli uffici della Procura generale della Corte di Appello di Milano, che fanno capo a Francesca Nanni, hanno precisato che si sono attenuti alle specifiche indicazioni inviate da via Arenula riguardanti le possibili falle della richiesta di clemenza, presentata dall’esperto avvocato della Minetti, Antonia Calcaterra.
Sul fatto che nella prima istruttoria non siano stati fatti controlli all’estero, Nanni e il suo vice Brusa hanno chiarito: “Abbiamo agito sulla base della delega del
Ministero che è una delega classica, attivata in casi simili, né più né meno. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare”.
Quindi, la Nanni ha aggiunto: “Normalmente il Ministero ci dice se ritiene gli accertamenti non completi, li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti”. Ora, hanno ribadito, “l’interesse di tutti è chiarire”, attraverso verifiche su eventuali procedimenti penali in Uruguay o all’estero “su tutte le persone” e la raccolta di documenti anche del Tribunale uruguaiano.
Sempre sulle precedenti verifiche Nanni ha risposto: “Magari il giornalista è stato molto bravo o qualcuno non ha detto a noi ciò che doveva dire. Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche. Voglio accertare, prima come cittadina e poi come magistrato, i fatti indicati”.
Scrive Francesca Del Vecchio oggi sulla “Stampa”: “Non è un caso che a intervenire, parlando con le agenzie di stampa, sia Gaetano Brusa, il sostituto procuratore della Corte d’Appello che si era occupato della procedura. Di richieste di grazia ne arrivano tante, sui tavoli dei magistrati, e questa non aveva nulla di particolare se non il fatto di essere scritta particolarmente bene”.
“La stessa Procura generale, che istruì il dossier, – continua Del Vecchio – facendo richiesta per nuove indagini all’estero ha immediatamente sottolineato che nella prima documentazione ‘non risultavano anomalie’.
Le verifiche partite verso la fine del 2025 si sarebbero basate, però, solo sulla situazione clinica del minore, sul casellario giudiziario, sulla condotta di Minetti e sulla sua situazione in Italia. Motivo per cui ora è necessario un supplemento di indagine che potrebbe portare alla revoca della concessione dell’atto di grazia”.
L’istruttoria della Procura sulla pratica Minetti è stata inviata al ministero della Giustizia, all’epoca ancora guidati con piglio militaresco dalla “zarina” Giusi Bartolozzi (ex deputata di Forza Italia, epoca Berlusconi) che ha dato il suo parere positivo, trasmettendo tutto all’attenzione del Quirinale, dove tali pratiche non vengono analizzate nel merito
Lo spiegava ieri Monica Guerzoni sul sito del “Corriere”: “A chi si chiede perché il§Quirinale non abbia fatto verifiche prima di firmare l’atto di clemenza, i collaboratori del presidente rispondono che il capo dello Stato non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti”.
Quindi, la responsabilità politica del caso Minetti ricade tutta sul capoccione dello spritzante Carlo Nordio.
E se fossero vere anche la metà delle clamorose notizie rivelate dal “Fatto quotidiano”, travolgerebbe non solo l’ex magistrato veneziano ma anche il governo Meloni.
Nulla è stato approfondita sulla la condotta di vita di Nicole Minetti e del suo comnpagno Cipriani in Uruguay, tra festini nella tenuta “Gin Tonic” a Punta del Este, la presunta gestione di escort e le possibili omissioni sull’affidamento del bambino (era stato dichiarato orfano, ma è emerso che aveva una madre, poi scomparsa nel nulla).
Solo dopo lo scoop del “Fatto”, la Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza” sul caso Minetti “su fatti indicati gravissimi”. I magistrati vogliono avere informazioni e documenti dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore.
Lo hanno spiegato la Pg Francesca Nanni e il sostituto pg Brusa. Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero. “Stiamo facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi – ha spiegato Nanni – e abbiamo raccomandato urgenza, attivando l’Interpol. Poi, in base agli esiti valuteremo il da farsi, li estenderemo se ci sarà bisogno, non escludendo rogatorie”. Dopo le nuove verifiche, “noi – ha aggiunto – siamo sempre tenuti a dare un parere e potremo evidentemente anche modificarlo e anche il Ministero darà un parere e poi il Presidente deciderà”.
Se tali fatti venissero confermati, e di conseguenza si arrivasse alla revoca della grazia, sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica. Una figura di merda colossale che renderebbe inevitabili le dimissioni del ministro. Una eventualità che terrorizza la Meloni che si è subito precipitata a dichiarare: “Sul caso Minetti, mi fido del ministro Nordio”.
(da Dagoreport)
Leave a Reply