Marzo 16th, 2014 Riccardo Fucile
“PARAGONARE LA MELONI A MARINE LE PEN? NON SCHERZIAMO, LI SEPARA UN 25% DI CONSENSI”…”USCIRE DALL’EURO? UNA SCIOCCHEZZA, AUMENTEREBBE IL DEBITO PUBBLICO E NON VERREBBE MENO IL DOMINIO DEL CAPITALISMO FINANZIARIO”… “L’UNICA NOVITA’ E’ L’ANALISI DI TSIPRAS”
«Giorgia Meloni? Ha ancora tutto da dimostrare, e il paragone con Marine Le Pen è
improprio».
Lo scrittore francese Alain De Benoist, uno dei più importanti intellettuali d’Europa, riferimento transideologico e autore di testi come il celebrato «Visto da destra. Antologia critica delle idee contemporanee», del 1986, regala a «Il Tempo» una visione critica, lucida, del panorama politico italiano partendo dalla novità della «nuova destra» che ha debuttato a Fiuggi lo scorso week-end.
Dai paragoni con la «droit» all’Euro, da Berlusconi alla «simpatia» per Tsipras.
Dopo 6 anni, il Pdl è sparito ed ora sulla scena politica torna un partito di destra a vocazione maggioritaria. Che ne pensa?
«Che è abbastanza strano parlare di “vocazione maggioritaria”, per un partito, Fratelli d’Italia, che ha ottenuto solo l’1,95% dei voti nelle elezioni di febbraio 2013. Anche se i suoi leader affermano oggi di volersi presentare al di fuori della coalizione sponsorizzata da Forza Italia, sarà quasi impossibile superare la soglia dell’8% che la nuova legge elettorale richiede per essere rappresentati in Parlamento fuori coalizione».
Ci sono grande curiosità e molte speranze attorno a Giorgia Meloni. Può essere la Marine Le Pen italiana ? E potrà essere un buon interlocutore della destra francese?
«Prima di diventare un interlocutore per chiunque Giorgia Meloni deve dimostrare chi è. Nell’immediato, il confronto tra lei e Marine Le Pen non sembra molto appropriato, anche solo in relazione alla differenza del loro elettorato: 1,95% per Fdi e tra il 20 e il 35% per il “Gathering Blue Marine”. Differenze ideologiche non sono meno ampie. L’ex Ministro della Gioventù del governo Berlusconi sta cercando di riunire i vecchi esponenti di Msi e An, mentre Marine Le Pen, che rifiuta di definirsi “di destra”, sta prendendo sempre più distanza dalla comunità nazionalista. La sua visione “laica” della società fa tanto contrasto con l’atteggiamento pro-cattolico di Giorgia Meloni».
Gli osservatori italiani parlano ancora di una forte influenza di Berlusconi. È finita l’era del Cavaliere?
«Bisogna considerare un fattore fisiologico. Berlusconi è ancora il padrone del suo partito, ma se Renzi riesce a mantenere il Governo fino al 2018, il Cavaliere, che sta ancora scontando la pena di tre anni di interdizione dai pubblici uffici, avrà alle prossime elezioni più di 80 anni…».
Nella sinistra radicale, Alexis Tsipras sta tentando di riunire la sua parte politica in Europa. È possibile che possa accadere la stessa cosa a destra?
«Il divario fra destra e sinistra è ormai obsoleto, la creazione su un piano politico di una “nuova destra europea”, non mi interessa in alcun modo. Una cooperazione tra i partiti nazional-populisti sarebbe molto difficile, in ogni caso, a causa del loro egoismo nazionale. Invece nutro una certa simpatia per la critica che fa Alexis Tsipras dei partiti socialisti, oggi divenuti dei liberali di sinistra, ovvero rappresentanti dell’ala sinistra del Capitale».
Cosa c’è a destra del Ppe, dunque?
«Per lo più movimenti o gruppi che non hanno compreso in quale momento storico viviamo».
La guerra economica in Europa è tra il Nord e il Sud o tra la Germania e tutti gli altri?
«Non c’è una guerra economica fra il Nord o il Sud, e neanche fra la Germania e gli altri paesi europei, ma una guerra fra i popoli d’Europa e i mercati finanziari».
Ha senso uscire dall’euro? È vero che aumenterà il potere d’acquisto per i più deboli o c’è il pericolo di svalutare i pochi risparmi delle famiglie?
«La questione è puramente formale, se non demagogica, poichè nessun paese europeo è oggi disposto a lasciare l’euro. Un ritorno alla vecchia moneta nazionale avrebbe l’effetto di far crescere il debito pubblico, che è valutato in euro e non cambierà evidentemente nulla circa il dominio esercitato dal capitalismo finanziario di oggi. I Paesi che non utilizzano l’euro come la Gran Bretagna, non stanno facendo meglio di altri. In ogni caso, se l’euro come moneta unica scomparisse, esso dovrebbe essere mantenuto come moneta comune per gli scambi internazionali con i paesi extra europei».
Vincenzo Bisbiglia
(da “il Tempo”)
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Marzo 15th, 2014 Riccardo Fucile
“GIORGIA MELONI? HA GRINTA, MA CONTANO LE QUALITA'”
Giorgia Meloni? «Ha grinta, ma deve dimostrare le sue qualità ». 
E i suoi “compagni di viaggio”? «Per ora è quel che passa il convento».
Marco Tarchi, politologo, docente presso la Facoltà di Scienze politiche all’Università di Firenze e, soprattutto, fine intellettuale di destra, analizza con lucidità il progetto della «nuova destra» messa in campo da Fratelli d’Italia, contestualizzandolo nel quadro politico e sociale italiano.
Ne esce un giudizio non negativo, ma che non può tener conto della secolarizzazione dell’ideologia popolare e, tantomeno, dell’estrema frammentazione dei poli radicali.
Fratelli d’Italia, capitanato da Giorgia Meloni, ha ricevuto in eredità il simbolo di Alleanza nazionale. È la ripartenza giusta per la nuova destra italiana?
«Può essere un elemento di richiamo per una parte dell’elettorato che a suo tempo aveva portato An fino al 15,5% dei voti, ma bisogna tenere a mente alcuni importanti dati. Primo: da allora sono passati 18 anni, e con il tempo il peso di Alleanza nazionale è andato diminuendo di un terzo. Secondo: la fusione nel Pdl ha causato un rimescolamento d’immagine e legato una parte dell’elettorato originario a Berlusconi. Terzo: la diaspora ha dato l’impressione di uno sgretolamento definitivo dell’ambiente “postfascista”. Quarto: sinora, far affidamento sul carattere calamitante di vecchi simboli si è dimostrato vano».
La figura di Giorgia Meloni sembra raccogliere attorno a sè consenso e aspettative positive unanimi. Alcuni osservatori però non sono convinti dai suoi “compagni di viaggio”. Che ne pensa?
«La Meloni ha dalla sua l’età , che in una fase di giovanilismo imperante — di cui Renzi è l’incarnazione per adesso suprema — conta, nonchè lo stile aggressivo, l’irruenza discorsiva. Ma rilanciare un partito che nella sua prima prova elettorale ha raccolto meno del 2% richiede altre qualità , che vanno dimostrate. Vedremo. Quanto ai “compagni di viaggio”, credo che per ora non si possa dire altro se non che questo è quel che passa il convento. Va aggiunto però che il futuro di Berlusconi avrà un peso determinante sugli sviluppi futuri anche di questa formazione».
In una recente intervista all’Espresso, ha sottolineato come il M5S stia calamitando il consenso prima assegnato ai poli radicali. È Grillo il surrogato della “nuova destra”? Ma, soprattutto, Grillo è di destra o di sinistra?
«Grillo non è nè di destra nè di sinistra, e questa è la chiave del successo del suo discorso in larghe fasce della pubblica opinione. È un populista allo stato puro, post-ideologico, che offre al pubblico occasioni di sfogo, e talvolta proposte, adatte alla situazione di crisi in cui l’Italia da un pezzo è impantanata. Se il M5S recepirà in pieno gli argomenti di quello che, piaccia o non piaccia, da tutti è visto come il suo leader, mieterà consensi anche a destra».
Qual è il senso di essere “di destra” nel XXI secolo? O meglio, quali sono i “nemici da combattere”?
«Da decenni le categorie di sinistra, destra e centro sono incapaci di rappresentare le vere linee di conflitto che attraversano le società contemporanee. In termini politologici classici, ci si potrebbe richiamare alla coppia oppositiva conservatorismo contro progressismo. Ma ormai spesso distinguere idee di destra e di sinistra è diventato quasi impossibile”.
Il tema caldo oggi è l’Europa. Giorgio Almirante la descrisse in maniera lungimirante con una delle sue frasi più celebri. Il significato di “Europa unita” è incompatibile con il valore di sovranità nazionale?
«In astratto, certamente no. Niente impedisce di ipotizzare un’Europa capace di recuperare il valore fondante e unificante delle tradizioni culturali che hanno portato a pensarla per millenni come un continente non solo in senso geografico, e quindi votata a un’autentica indipendenza. Ma se per Europa si intende l’attuale Unione Europea, il discorso cambia drasticamente. Perchè l’Ue non esprime alcuna indipendenza reale, legata mani e piedi com’è al partner transatlantico”.
Uscire dall’Euro. Questa la proposta principale che arriva dal congresso di Fiuggi. Una “follia” o l’ultima chance?
«Temo, per ora, solo una formula demagogica. Che non si accompagna a riflessioni convincenti sullo scenario che deriverebbe da questa mossa. L’ipotesi non va demonizzata, ma se si limita ad essere agitata a mo’ di feticcio propagandistico avrà corto respiro. Chi, come Marine Le Pen, ha fatto dell’uscita dell’euro uno dei suoi cavalli di battaglia, fin qui ha incontrato più scetticismo che condivisione ».
(da “il Tempo”)
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Febbraio 5th, 2014 Riccardo Fucile
NEL NOME DI TATARELLA IL PRINCIPE RIUNISCE I CORTIGIANI DI PALAZZO E I QUESTUANTI: IN COMUNE LA DIGNITA’ VENDUTA PER UNA POLTRONA
Nel nome di Pinuccio. Dalla morte di Tatarella, colonna del Movimento Sociale Italiano e poi di An (fu l’artefice nel 1987 della vittoria al congresso di Sorrento che portò Gianfranco Fini al vertice del partito), nel suo ricordo se ne sono dette e fatte di tutti i colori.
Ogni anno, d’altra parte, la Fondazione Tatarella organizza una commemorazione per tenere viva quella “fiamma” che fu il filo conduttore della vita del politico, caro a Fini quanto a Berlusconi; riunire tutti i moderati italiani in una coalizione che andasse “Oltre il Polo”.
Una fiamma che per anni Berlusconi ha cercato di raccogliere e tenere viva, ma che ora è davvero a un passo dall’avverarsi.
Complice l’Italicum e la volontà del Cavaliere di avere la meglio su Renzi raggiungendo, già al primo turno della nuova tornata elettorale, il 37% attraverso una sommatoria di percentuali raggranellate dai piccoli partiti, quella “grande ammucchiata”, come la chiamano nel Pd, che Tatarella aveva però immaginato un po’ diversa potrebbe palesarsi come per incanto. Oggi stesso.
Teatro dell’evento, piazza di Pietra in Roma. Sotto lo sguardo bonario di una gigantografia di Tatarella, nel quindicesimo anniversario della scomparsa, saranno tutti lì gli attori di questa nuova partita a parlare, non a caso, del “centrodestra della terza Repubblica”.
Scorrono gli anni, ma i “sogni” restano e, soprattutto le facce non cambiano, ma si adattano al nuovo che avanza (sotto forma di legge elettorale) per non perdere la poltrona oppure, in qualche caso, per riconquistare quella perduta.
Sacerdote d’eccezione di questo battesimo sarà il Cavaliere.
Manderà un saluto ai convitati che verrà letto, dal palco, da Italo Bocchino, moderatore del dibattito con Giuseppe Tatarella figlio.
In platea, tutti quelli che sono destinati a comporre la falange berlusconiana alle prossime Politiche: Angelino Alfano, leader Ncd, Maurizio Gasparri, per tenere alta la bandiera di Forza Italia ma anche di An, Ignazio La Russa, per Fratelli d’Italia, Roberto Maroni, il governatore leghista che nel Carroccio detta ancora più legge del segretario Matteo Salvini e, infine, il ministro Mario Mauro, in rappresentanza di quella parte di Scelta Civica che, quasi certamente, sceglierà la destra e non la sinistra.
All’appello mancherà Pier Ferdinando Casini, che di Tatarella tuttavia fu amico, perchè il leader centrista il suo passo di ritorno a casa l’ha già fatto.
La fotografia sarà da incorniciare: il centrodestra dei (supposti) moderati tutti insieme nel nome di “Pinuccio”.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 31st, 2014 Riccardo Fucile
LA MISURA E’ COLMA
Due sere fa si è giunti ad assaltare la presidenza della Camera, insultando persino altri parlamentari in quanto donne.
Ieri a impedire fisicamente il regolare svolgimento dei lavori delle Commissioni e a interrompere l’intervista di un capogruppo.
Oggi, in nome della “nuova resistenza” qualcuno piomba a Roma per congratularsi per gli atti illeciti compiuti “dai suoi guerrieri”.
Capisco che qualcuno in attesa dei “liberatori” a stelle e strisce che lanciavano Camel preferisca frequentare direttamente ambasciate straniere.
Capisco che il ruolo sia quello di destabilizzare il Paese per favorire altrui interessi.
Ma per la destra vera (non quella pataccara che vive di imitazioni e frustrazioni) la misura è colma.
La Boldrini deve trasmettere gli atti e le relazioni alla Procura della Repubblica in quanto siamo di fronte alla reiterazione di un preciso reato.
Quello previsto dall’articolo 289 del Codice penale: “Attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali”.
Che recita: “E’ punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire in tutto o in parte, anche temporaneamente”, non solo al presidente della Repubblica o al Governo l’esercizio delle prerogative attribuite per legge, ma anche – e sarebbe questa l’ipotesi del caso – a impedire “alle assemblee legislative o ad una di queste o alla Corte Costituzionale o alle assemblee regionali l’esercizio delle loro funzioni”.
Esattamente quello che è accaduto e che sta accadendo alla Camera.
Vanno perseguiti coloro che commettono direttamente un reato e i mandanti che istigano a delinquere.
Una destra vera non si confonde, si distingue.
Una destra vera propone, non distrugge.
Una destra vera non è il cavallo di troia di interessi stranieri.
Una destra vera fa opposizione con stile e senso dello Stato.
Ma una destra vera in Parlamento avrebbe impedito certi ignobili atti di violenza non porgendo l’altra guancia.
E saprebbe accogliere i “liberatori” con omaggio di ortaggi vari e calci nel culo.
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Gennaio 20th, 2014 Riccardo Fucile
IN DEMOCRAZIA DEVONO ESSERE TUTELATI TUTTI GLI ELETTORI, NON SOLO QUELLI DEI DUE PARTITI MAGGIORI… LA SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 2% E’ PIU’ CHE SUFFICIENTE… PREMIO DI MAGGIORANZA, LISTE BLOCCATE E MANCANZA DEL VOTO DI PREFERENZA SONO UNA TRUFFA
Scriviamo questa nota mentre Renzi si dichiara “pronto a modificare il premio di maggioranza” di quella ignobile patacca che ha partorito il “grande statista”, colui che ha fatto in un mese quello che per fortuna non hanno fatto gli altri in venti anni.
Il condannato in primo grado dalla Corte dei Conti per danni erariale al Comune di Firenze pare stia riflettendo su un fatto di cui non si era accorto: nell’ipotesi in cui nessuna coalizione dovesse superare la quota minima prevista per accedere al premio di maggioranza (ancora da fissare tra il 35, il 37 o il 40 per cento) cosa accadrebbe?
Il regalo del 15% non potrebbe essere incassato e nessuna coalizione avrebbe la maggioranza assoluta per imporre la propria dittatura per 5 anni agli italiani.
Ribadiamo il concetto: considerato che quasi la metà degli elettori non si reca neanche più alle urne, chi vincesse con il 36% dei votanti in realtà rappresenterebbe il 18% degli italiani.
La logica democratica di Renzi sarebbe questa: l’82% degli italiani deve diventare suddito del 18% che ha votato il ronzino vincente.
Invece che preoccuparsi, come farebbe un vero statista, di tutelare le minoranze e garantire i diritti di controllo dell’opposizione, la premiata ditta R & B (con il tacito assenso del comico di Sant’Ilario) vuole trovare un altro escamotage per ridurre gli spazi di libertà .
Non a caso, mentre Renzi studia il sistema per “garantire stabilità ” a se stesso, Berlusconi vuole inserire nella trattativa l’elezione diretta del capo dello Stato, una diversa composizione della Consulta, e la revisione della par condicio.
In attesa di ottenere qualche garanzia sui suoi processi e su Mediaset.
I paletti fissati dalla sentenza della Corte costituzionale che ha cancellato il Porcellum erano ben altri: ritorno al proporzionale con uno sbarramento minimo e un premio di maggioranza solo se si raggiunge un livello alto di consensi (tipo il 40%). Inoltre no a liste bloccate se non per i primi posti, poi via libera alle preferenze.
Se a qualcuno interessasse realmente che gli italiani ritornino a sentirsi rappresentati dalle Istituzioni occorrerebbe:
1) Consentire ai piccoli partiti di avere rappresentanza in parlamento, altrimenti chi non si riconosce nei tre partiti maggiori non ha motivo per andare a votare: quindi soglia minima al 2%
2) Consentire agli elettori di votare per i candidati che desiderano, non quelli imposti dai partiti: riaffermando il principio che l’eletto risponde all’elettore non ai capimandamento cui dovrebbe prestare giuramento di obbedienza
3) Consentire alla coalizione vincente di usufruire di un premio minimo di maggioranza del 10% solo se raggiunge il 45% di consensi. In caso contrario si aprirà un confronto tra i partiti per costituire una coalizione in grado di raggiungere la maggioranza parlamentare su un programma concordato. Con tempi tecnici fissati: massimo 20 giorni dalla data delle elezioni.
Ricordiamo che la stabilità di un governo non è data dai numeri, ma dalla credibilità e della capacità della sua classe dirigente: contano le squadre che giocano secondo lo schema del “buon governo”, non i venditori di pentole e gli illusionisti.
Finiamo con accenno alla destra italiana, totalmente prona al totem “un uomo solo al comando”.
Eppure fu la Destra in altri tempi a denunciare la “legge truffa”.
Promulgata il 31 marzo 1953 (n. 148/1953), la legge, composta da un singolo articolo, introdusse un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.
Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal ministro dell’Interno Mario Scelba e fu approvata solo con i voti della maggioranza, nonostante i forti dissensi manifestati dalle altre formazioni politiche di destra e sinistra.
Nel tentativo di ottenere il premio di maggioranza, per le elezioni politiche di giugno, effettuarono fra loro l’apparentamento la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano, la Sà¼dtiroler Volkspartei e il Partito Sardo d’Azione.
Le forze apparentate ottennero il 49,8% dei voti: per circa 54.000 voti il meccanismo previsto dalla legge non scattò.
E la pagarono cara.
La DC perse l’8,4%; i repubblicani arretrarono dello 0,86%, il Partito Sardo d’Azione dimezzò il suo consenso, anche liberali e socialdemocratici dovettero registrare perdite.
Il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano aumentarono i consensi ottenendo 35 seggi in più; il Partito Nazionale Monarchico aumentò da 14 a 40 deputati e il Movimento Sociale Italiano aumentò da 6 a 29 deputati.
E Il 31 luglio dell’anno successivo la legge fu abrogata.
Allora la destra fece una battaglia di libertà e fu ripagata per la sua coerenza.
Oggi sa solo usare la lingua per assecondare i potenti e garantirsi posti sul loggione sgranocchiando pistacchi.
Ma la “storia politica” la cambiano le minoranze che hanno intuizione coraggiose, non i maggiordomi in livrea al servizio del “principe corrotto” di turno.
Qualcuno ogni tanto è giusto che glielo ricordi.
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Dicembre 25th, 2013 Riccardo Fucile
AVEVA 18 ANNI IL GIOVANE MILITANTE DEL FRONTE DELLA GIOVENTU’ UCCISO SOTTO CASA IL 29 APRILE 1975
Comunque la si voglia guardare, questa vicenda fa parte ormai della storia di Milano. Nel bene e
nel male. Dalla tarda serata di lunedì 23 dicembre al caso di Sergio Ramelli, il militante del Fronte della gioventù ucciso il 29 aprile del 1975 da esponenti della sinistra extraparlamentare, si aggiunge un nuovo capitolo.
È morta Anita Ramelli, la madre del giovane assassinato.
In molti, durante tutta la giornata della Vigilia di Natale, le hanno reso omaggio all’obitorio di piazzale Gorini a Milano.
Tralasciamo volutamente i messaggi di cordoglio di tutti gli sciacalli di pseudo destra che in queste ore si affannano a sgomitare commenti.
Non dimentichiamo che sono gli stessi che quando un ragazzo di destra si difendeva dalle agggressioni emanavano bollettini all’insegna del “non è mai stato iscritto al partito”.
Anita Ramelli seguì tutte le udienze del processo, venne anche chiamata a deporre ma concesse poche interviste e fu protagonista di una vita molto schiva rispetto a giornali e televisioni.
Solo nel 1997 concesse un’intervista per il libro «Sergio Ramelli una storia che fa ancora paura», piccolo volume stampato da alcuni militanti di estrema destra di Monza: «Io non ho mai chiesto vendetta, ma giustizia. Ho avuto fiducia, nonostante tutto, nella magistratura. Ho sofferto in silenzio aspettando che un giorno mi portassero la notizia: “Anita, li abbiamo presi”».
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Dicembre 11th, 2013 Riccardo Fucile
TRA “PESCA DELLE OCCASIONI”, MITI INCAPACITANTI E GUARDIANI DI UNA RIVOLUZIONE MAI FATTA
Non so quanti di coloro che oggi a destra (in senso lato) mostrano entusiasmo per le manifestazioni di
piazza (che stanno costando “una cifra” alla nostra economia già dissestata e alle tasche dei privati cittadini) abbiano seguito il lancio dell’iniziativa dei cosiddetti Forconi nelle settimane precedenti.
Chi, come noi, l’ha fatto, era consapevole che sarebbe accaduto esattamente quanto sta avvenendo.
Perchè, attraverso il web, si poteva notare che l’occasione sarebbe stata sfruttata da una miriade di piccoli gruppi, emaginati dal dibattito politico e caratterizzati da rivendicazioni di categoria quando non localistiche.
Il marchio dei Forconi siciliani di per sè era debole e con precedenti ambigui (compresa una candidatura del loro leader in Forza Italia).
Non solo: gli autotrasportatori siciliani aderenti ai Forconi sono poca cosa rispetto ai loro colleghi aderenti alla Cna-Fita che non a caso sottolinea: “si sta cercando di rianimare un tentato blocco dei mezzi che è fallito clamorosamente. E’ intollerabile la penosa ‘ciambella politica’ che da più fronti si sta cercando di gettare a Trasportounito e a chi ha palesemente tentato di strumentalizzare le istanze degli autotrasportatori per fare la rivoluzione”.
E lo stesso Berlusconi che tutto è, salvo che fesso, poco fa ha rinviato l’annunciato incontro con la categoria per non giocarsi i voti degli altri.
Per chi non lo sapesse, il primo giorno di “mobilitazione” dei Forconi in Siclia ha visto la presenza di sole 20 persone in piazza a Palermo….
Ma il loro annuncio “fermeremo l’Italia con i Tir” (che poi non si sono visti) ha permesso a una miriade di “cani sciolti” di usare in franchising la sigla.
Il risultato è che poche migliaia di persone disseminate per la penisola hanno avuto quella “copertura” che altrimenti non avrebbero avuto.
Ecco così convergere i gruppi più svariati, sedicenti di destra e di sinistra, comitati locali, ecologisti, esperti economici dei grandi sistemi, anti-euro, anti-governisti, anti-Ue, anti-Merkel, curve da stadio, studenti in libera uscita, pensionati in cerca di alternativa ai giardinetti, grillini che finalmente possono insultare qualcuno di persona e non solo tramite Fb.
Poche persone che hanno aggregato intorno a sè chi ha mille motivi per protestare e che è in perfetta buona fede: peccato che nessuno gli abbia spiegato che bloccare un incrocio è un reato e che alla fine si troverà sul groppone pure le spese delll’avvocato per difendersi in tribunale.
Ma veniamo all’atteggiamento tenuto dalla presunta destra italiana.
In simbiosi, come sempre, grillini e Berlusconi: essendo la protesta “contro il governo”, hanno cercato di metterci subito il cappello.
Peccato che uno abbia governato per 8 degli ultimi 10 anni e che l’altro al governo non abbia voluto andarci, rinunciando a cambare le cose.
Passando alla destra piu tradizionale vediamo le reazioni per soggetti caratteriali.
il destro politico: è colui che si affaccia dal palazzo del Comune di Torino e si sbraccia per esprimere solidarietà a coloro che manifestano al grido “tutti i corrotti a casa”, dimenticando che nel proprio partito molti “fratelli” sono inquisiti per aver fatto uso personale dei fondi del gruppo
il destro braccio a molla: è colui che non riesce a trattenere braccio e avambraccio e solitamente riesce sempre a rovinare qualsiasi tentativo di infiltrazione. Ma che soddisfazione poter mostrare la foto che lo ritrae su “La Stampa” il giorno dopo agli amici e poter dire: “io c’ero”
Il destro da curva stadio: amante dei simboli e del casino, lo trovi sempre quando c’è da intonare cori e lanciare ortaggi (e altro) alle forze delll’ordine. Letture poche, salvo quella della formazione della squadra del cuore (comprese le riserve)
Il destro economista: ti fa una testa così sul signoraggio, sulla sovranità nazionale espropriata, sulle lobbie bancarie, sul debito pubblico da disconoscere, sugli interessi usurari che paghiamo. Bloccando anche solo un incrocio (cosa che normalmente però fa fare ad altri) ti convince che puoi cacciare Letta, annichilire la Merkel, radere al suolo le banche in tutto il pianeta, ristabilire l’ordine cavalleresco e sotterrare il gruppo Bilderberg. Ultimamente frequenta anche i meet-up grillini e gira con la doppia tessera.
Il destro infiltrato: è colui che non aggregando con le proprie idee e il proprio programma, vive annusando l’aria e si propone come capopopolo di iniziative altrui. Un Berlusconi o un Grillo della Garbatella, scarsi risultati ma l’impegno ce lo mette e magari una citazione sul giornale lo rimedia.
Il destro tricolore: lo riconosci dagli occhiali da miope, non vede più lontano dal naso. Laddove vede sventolare un tricolore e non ci sono bandiere rosse si butta a pesce e prende la tessera number one. Non gli interessa capire cosa ci sia dietro, si accontenta che non ci siano comunisti, zingari e immigrati. Si entusiasma facilmente e ogni volta prende una cantonata: solitamente lo riconosce non prima di sei mesi, quindi non discutete con lui fino alla scadenza del termine.
Il destro olandese: forse è il più di destra di tutti. Oggi era a bordo di un pullman di tifosi dell’Ajax, giunti a Milano in vista della partita con il Milan di stasera.
Stufi di essere bloccati dal traffico, i tifosi olandesi sono scesi e si sono diretti verso i manifestanti lanciando lattine di birra e urlando insulti. Sono volati calci, pugni, spintoni. La rissa è stata interrotta dalla forze dell’ordine che hanno diviso i due gruppi cercando di capire quali fossero di destra e quali no.
Compito ingrato: pensate che gli agenti hanno dovuto persino togliersi il casco.
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IN NOME DELLA “MOBILITA’ SOCIALE”, I CONSERVATORI GIUDICANO ECCESSIVI I RUOLI INFLUENTI RICOPERTI DA CHI HA STUDIATO NEI COLLEGI PRIVATI: “I GIOVANI DEVONO AVERE LA POSSIBILITA’ DI SCALARE I GRADI DELLA SOCIETA'”
Se «mobilità sociale» era il motto di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro stenterebbe oggi a riconoscersi nel Partito conservatore che ha portato David Cameron a Downing Street.
Secondo John Major, l’unico predecessore del premier ad aver frequentato l’umile scuola statale, sono esagerati i ruoli d’influenza ricoperti da chi ha studiato nei collegi privati.
«In ogni sfera della vita pubblica di questo Paese – ha detto l’ex primo ministro, celebre anche per aver lasciato la scuola a 16 anni – troviamo gente che ha frequentato scuole private o che è cresciuta in famiglie benestanti».
Un fatto che Major trova «sconcertante».
«Il nostro sistema scolastico – ha aggiunto – dovrebbe permettere ai giovani di emanciparsi, non chiuderli nella classe dalla quale provengono. Abbiamo bisogno di loro, di ragazzi che possano utilizzare fortuna, intelletto e duro lavoro per sviluppare al massimo le loro potenzialità »
Il governo Cameron è almeno per metà composto da ministri e sottosegretari che hanno frequentato scuole a pagamento: il premier ha studiato a Eton e poi all’università di Oxford come il sindaco di Londra Boris Johnson.
Il cancelliere dello scacchiere George Osborne ha fatto il liceo presso la St Paul’s Boys School e si è laureato a Oxford, il vicepremier Nick Clegg il liceo a Westminster e l’università a Cambridge.
Il primo ministro è spesso criticato per essersi circondato da gente che come lui proviene da una classe sociale medio-alta e sulla scia dei commenti di Major uno stretto collaboratore di Cameron ha fatto sue le stesse preoccupazioni.
«La mobilità sociale deve essere tra le prime preoccupazioni di ogni governo perchè non può mai bastare», ha detto Sajid Javid, consigliere finanziario di Osborne.
Suo padre, proprio come quello di Major, faceva il conducente d’autobus.
Paola De Carolis
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 8th, 2013 Riccardo Fucile
LO SCOPO DEL PROGETTO: COLLEGARE LE REALTA’ DEL TERRITORIO PER RICOSTRUIRE UNA DESTRA NON CONFORME… LA NUOVA PAGINA FACEBOOK: UNA PIAZZA CUI PUOI ACCEDERE DA TANTE VIE DIVERSE, CONFRONTARTI E SCAMBIARE ESPERIENZE E IDEE
Lo avevamo annunciato e, dopo il periodo estivo, il progetto è stato messo a punto. 
Non si tratta dell’ennesimo partitino, circolo esclusivo o club di reduci, ma una piazza virtuale a cui si può accedere da vie culturali, politiche e personali diverse, mantenendo ciascuno la propria autonomia operativa.
Nella piazza ci si confronta nel massimo rispetto, ci si conosce, ci si scambia idee e progetti, riducendo le distanze e i pregiudizi.
La piazza è anche una vetrina delle varie iniziative locali che così vengono portate a conoscenza di altri: la Destra italiana può crescere solo facendo interagire la “base”, dopo tanti anni in cui i vertici hanno saputo solo dividerla.
“Circuito Italia” è un servizio diretto sia ai singoli che ad associazioni, circoli culturali, blog, comunità di base, ovvero a quelle entità territoriali che permettono ancora di tenere in vita il mondo della “destra non conforme” ed autonoma nel nostro Paese.
Una base che vuole tornare ad essere protagonista, al di là delle appartenenze passate e ai percorsi personali.
Distinti e distanti dagli occasionali pifferai o illusionisti che intendono solo riciclarsi.
A chi entra a far parte di “Circuito Italia” chiediamo solo una dose di umiltà : se qualcuno fosse mai depositario della verità , la Destra italiana non sarebbe nella situazione in cui versa.
Umiltà e voglia di intraprendere il percorso di una destra moderna che sappia coniugare libertà e socialità .
Senza modelli di riferimento politici passati perchè è il momento di aggiornare tesi e strumenti, di “costruire il nuovo”, non di “celare i buchi”, di avere il coraggio di navigare in mare aperto, non sottocosta.
E’ la prima volta che viene proposta una sfida innovativa di questo tipo e il successo o meno della iniziativa dipenderà solo da voi.
Perchè sarete voi i protagonisti.
https://www.facebook.com/groups/524726207606748/?ref=ts&fref=ts
Pubblichiamo un primo elenco dei circoli di base, blog e associazioni aderenti a Circuito Italia
Angela Napoli
Destra Libertaria
Adesso Noi
Riva Destra
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