Febbraio 28th, 2012 Riccardo Fucile
UTILIZZATI OLTRE 250.000 PROFESSIONISTI, PER LA CORTE DEI CONTI SI TRATTA DI”COSTI SPROPORZIONATI E INUTILI”…”INCARICHI SPESSO ASSEGNATI IN ASSENZA DI ADEGUATI REQUISITI PROFESSIONALI”…IN 4 ANNI LA SPESA E’ SALITA DI 400 MILIONI
La marcia dei consulenti non conosce soste, sospinta da interessi clientelari e fondi pubblici a go
go: ammonta a quasi un miliardo 800 milioni la spesa annua per gli incarichi affidati da sindaci, presidenti di Province e Regione, manager di aziende sanitarie, rettori di atenei più o meno illustri.
Quello del ricorso al tecnico esterno è un fenomeno che riguarda circa 250 mila professionisti nel foglio paga delle pubbliche amministrazioni italiane e che è in costante crescita.
Basti raffrontare il dato della spesa – fornito dal ministero dell’Innovazione e aggiornato al 2010 – con quello fatto registrare quattro anni prima: oltre 400 milioni euro in meno.
Accanto ad incarichi necessari, fa rilevare la Corte dei Conti, ce ne sono tanti assegnati “in assenza di requisiti professionali adeguati o senza previa verifica dell’esistenza di professionalità interne”.
È un male endemico, rileva il magistrato siciliano Luciano Pagliaro, avendo bene in mente come l’amministrazione regionale dell’Isola segni un record poco edificante: con 13 incarichi al mese la giunta Lombardo non teme confronti.
Anche se nel più ricco Centro-Nord il valore dei contratti firmati, e di conseguenza la spesa pubblica, è superiore: Lombardia al primo posto, nel 2010, seguita da Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte.
Da Milano a Palermo, da Genova a Castellammare di Stabia, è una rassegna di sprechi: dai velisti e dai suonatori di piano bar chiamati ad occuparsi della ricostruzione dopo l’alluvione del Messinese ai tecnici precettati dopo il sisma in Basilicata che dal 2002 al 2008 hanno esaminato cinque pratiche (5!) ogni anno.
Dalle due relazioni fatte col copia incolla che sono valse a un professionista ligure un doppio compenso ai dipendenti del ministero delle Politiche agricole nominati pure consulenti di una partecipata.
Una malapianta difficile da estirpare.
Se è vero che, a fronte dei quasi due miliardi di spesa, le condanne per consulenze illecite si sono limitate ad accertare un danno erariale di tre milioni.
Emilia Romagna
Ventidue milioni di danno erariale e il dipendente diventa consulente
Il sito del ministero della Funzione pubblica pone l’Emilia Romagna ai vertici della classifica
Di recente la Guardia di finanza ha elencato una casistica di furbetti e doppiolavoristi in nero che hanno provocato un danno erariale superiore ai 22 milioni.
Un docente dell’Alma Mater di Bologna, all’insaputa di università e fisco, faceva l’ad in una spa del settore ingegneristico.
E in una decina di anni avrebbe messo in tasca 386mila euro extra. Il funzionario di un’agenzia fiscale ha incassato 8.500 euro di consulenza da un’azienda di servizi.
Un altro dipendente pubblico pare sia riuscito nella incredibile impresa di diventare consulente dello stesso ente da cui riceve lo stipendio.
Liguria
La giunta ha pagato due volte per avere lo stesso progetto
Doppio compenso per relazioni-fotocopia. È il caso paradossale giunto a conclusione, almeno sul piano giudiziario, nel 2011 in Liguria.
Una sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha condannato un ex assessore regionale, Giovanni Battista Pittaluga, e il dirigente Giuseppe Profiti, al pagamento di 30 mila euro, in quanto responsabili di una spesa gonfiata sostenuta dalla Regione.
La giunta affidò nel 2001 al professor Giovanni Valotti l’incarico di un progetto di sviluppo della organizzazione dell’ente: il lavoro si concluse due anni dopo con una relazione, e costò 72.500 euro.
Nel 2007 nuova consulenza, allo stesso professionista, “sullo stesso oggetto”. Incarico ingiustificato, osserva la Corte. “E ciò è dimostrato dalla pressochè totale identità del testo delle due relazioni”. Un caso ben remunerato di “copia e incolla”.
Lombardia
Il consulente telefonico e il segretario promosso direttore
Nel j’accuse della procura contabile meneghina una parte significativa riguarda incarichi e consulenze assegnati in modi illegittimi.
I magistrati elencano una sfilza di esempi: la promozione del segretario comunale a direttore generale, la figura apicale della burocrazia, in un Comune con soli tre dipendenti.
O ancora la consulenza affidata “in modo del tutto generico”: “espletava le sue funzioni al telefono”. Storie che seguono le condanne piovute sull’ex sindaco Moratti per lo spoils system che aveva premiato manager esterni sprovvisti di titoli e per i compensi a sei componenti dell’ufficio stampa.
Anche da ministro, nel 2001, la Moratti aveva assegnato una consulenza ritenuta impropria dalla Corte: quella a Ernst&Young, costata 180 mila euro.
Sicilia
13 contratti al mese, per l’alluvione: reclutati pianisti, velisti e sciatori
L’ultimo caso è quello del presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, citato a giudizio dalla procura contabile per la spesa spropositata sostenuta per tenere in piedi, dal 2008 a oggi, il suo ufficio di segreteria “imbottito” di esterni: la Corte dei Conti gli contesta un maxi danno erariale, pari a un milione di euro.
Ma è la Regione a far registrare un boom di consulenze: nel 2011 la giunta Lombardo ha viaggiato alla media di 13 contratti al mese, per uscite complessive superiori a un milione e mezzo di euro.
Fra i capitoli di spesa più sostanziosi, la ricostruzione delle zone alluvionate del messinese.
Con i suoi poteri commissariali il governatore ha affidato 15 incarichi (400 mila euro la spesa) che hanno premiato, si legge dai curricula, appassionati di vela e sci alpino, pianisti di piano bar e organisti su richiesta per matrimoni.
Campania
Castellammare, il record della Asl: 23 milioni per parcelle di avvocati
La stangata più recente risale a gennaio: la Corte dei conti campana ha fatto pervenire ai vertici dell’ex Asl 5 di Castellammare di Stabia un “invito a dedurre” (l’equivalente dell’avviso di garanzia) per le spese legali sostenute sino al 2008.
L’accusa rivolta ai dirigenti è quella di essersi rivolti allegramente ad avvocati esterni all’ente, fino ad accumulare parcelle (interessi compresi) per 23 milioni di euro.
Sono 75 le istruttorie aperte su incarichi e consulenze affidati da enti campani. “In svariati casi si registra una completa inutilità della spesa”, dice il procuratore Tommaso Cottone) che cita alcuni esempi (il Comune di Capri deve rispondere di un danno pari a 240 mila euro) ma segnala che il fenomeno è assai diffuso anche in settori diversi dagli enti locali. Il Cira (centro ricerca aerospaziale) deve rispondere di un danno pari a 106 mila euro.
Lazio
Le spese Rai a difesa di Meocci, condannati i dirigenti aziendali
Il presidente della sezione giurisdizionale della Corte, Salvatore Nottola, mette in evidenza tre sentenze di condanna del 2011.
La principale riguarda il danno finanziario procurato alla Rai dopo l’illegittima nomina dell’ex direttore generale, Alfredo Meocci, sanzionata dall’Agcom.
Alcuni dirigenti, fra i quali il capo dell’ufficio legale Rubens Esposito, sono stati condannati a rifondere le spese “sostenute dalla società pubblica per l’acquisizione di pareri favorevoli a tale nomina nonostante la palese illegittimità “.
È stato condannato al pagamento di 100 mila euro l’ad di una società partecipata dallo Stato, Fabrizio Mottironi, che aveva affidato consulenze a professionisti nel frattempo anche assunti con contratti di collaborazione nello staff del ministro delle politiche agricole: insomma, gli “esperti” erano pagati due volte.
Basilicata
Qui il primato delle “condanne”: 125 mila euro per 5 pratiche in 7 anni
La Basilicata è, a sorpresa, la regione che ha registrato il maggior numero di condanne, nel 2011, per il ricorso a consulenze illecite: cinque.
Anche il terremoto del 1998 ha contributo a gonfiare il fenomeno. Ha visto il traguardo l’iter di un’inchiesta che ha condannato la giunta di Lauria, in provincia di Potenza, al pagamento delle spese sostenute (125mila euro) per l’assunzione di un gruppo di tecnici “esterni” incaricati di vagliare le pratiche di risarcimento danni.
La Corte ha sottolineato che in sette anni (2002/2008) sono state definite soltanto 172 pratiche: circa 5 pratiche all’anno per ciascun tecnico convenzionato. Insomma, per dirla con le parole dei giudici, non proprio “una gestione efficace ed economica”.
Emanuele Lauria
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 28th, 2012 Riccardo Fucile
APRIRA’ NEI BALCANI, NONOSTANTE NON CI SIA CRISI, SOLO PER ACCAPARRARSI I CONTRIBUTI PUBBLICI
Chiudere baracca per andare in Serbia anche se le cose non vanno affatto male, lasciare a casa quasi trecento lavoratori beneficiando degli ammortizzatori sociali, migliorare i conti e promettere un fantomatico investitore che riassorbirà tutta la manodopera.
Nerino Grassi, padre-padrone della Golden Lady, sembra quasi un Marchionne al cubo.
L’ad Fiat, infatti, promette anche lui investimenti risolutori, ma dalla sua, almeno, ha la crisi evidente del settore auto.
Le calze Omsa, invece, funzionavano e funzionano eccome.
Eppure il padrone del vapore ha deciso (era il gennaio 2010) di chiudere lo stabilimento di Faenza ed emigrare nei Balcani, dove per ogni operaio assunto (pagato 250-300 euro al mese) riceve migliaia di euro di contributi pubblici.
Niente e nessuno ha saputo impedirglielo.
La battaglia delle lavoratrici Omsa, simbolo anche mediatico della crisi italiana, non è finita, anzi. Il licenziamento collettivo di 239 persone annunciato dall’azienda il 27 dicembre — nonostante l’impegno precedentemente assunto al ministero del Lavoro per “trovare un’occupazione a tutti il lavoratori dello stabilimento Omsa e ad assegnare incentivi economici a chi non si oppone alla messa in mobilità ” — è stato ritirato.
La cassa integrazione straordinaria a 750 euro al mese, che sarebbe scaduta il 14 marzo, è stata trasformata in cassa in deroga (non più anticipata dall’azienda ma a carico dell’Inps) e prorogata fino a settembre: “Alcuni media — racconta Samuela Meci della Filtcem di Ravenna — hanno salutato quest’ultima intesa al ministero con entusiasmo. Ma non c’è nulla di cui rallegrarsi. La lotta delle lavoratrici Omsa, che dura da due anni, non è stata fatta per ottenere altra cassa e finirà solo quando sarà garantito un lavoro vero. Lavoro che c’era e che una proprietà arrogante ha deciso di portare via”.
Oggi alla Omsa è rimasta una piccola produzione, frutto di uno dei tanti tavoli al ministero che si sono succeduti in questi due anni, che impegna non più di trenta lavoratori (quasi esclusivamente donne) per quattro ore al giorno.
All’orizzonte, da mesi, c’è un’ancora misterioso imprenditore del settore mobili che avrebbe garantito un piano industriale per convertire lo stabilimento di Faenza e assorbire, da subito, 140 lavoratori.
Una trattativa condotta dalla proprietà e dagli enti locali cui è stata data notizia ai sindacati soltanto successivamente e in via informale; ma nè l’imprenditore nè il piano sono ancora stati svelati: “Non c’è nessun accordo firmato — prosegue Samuela Meci — troppe cose sono in sospeso. In questi due anni abbiamo imparato a non dare mai niente per scontato, perchè è già capitato che la soluzione che sembrava a portata di mano svanisse in un secondo” . Grassi si difende: “Non siamo brutti e cattivi — ha detto qualche settimana fa alla Gazzetta di Mantova — crede che sia stato facile per noi? Licenziare è doloroso, ma ho dovuto farlo per evitare il declino del gruppo. I consumi sono in calo e abbiamo dovuto cercare nuovi mercati all’est”.
Difficoltà a cui nessuno sembra credere: “L’azienda racconta bugie — sostiene Meci — non c’era e non c’è nessuna crisi. In più, da quando ha delocalizzato, sfruttando ammortizzatori sociali a cui in teoria non avrebbe avuto diritto, l’azienda ha consolidato il fatturato e diminuito i debiti. È ovvio che, dato il costo del lavoro e i contributi pubblici, con la Serbia non c’è partita. Ma il punto è proprio questo: in Italia non esiste una politica industriale che impedisca al Grassi di turno di fare quello che gli pare”.
C’è qualcosa, però, che in questo caso fa paura. Si chiama boicottaggio e nel caso Omsa, a giudicare dalle strategie comunicative dell’azienda, sembra funzionare.
Sono in tanti (su social network sono migliaia), sono determinati e non comprano più calze Omsa.
Non è dato sapere quanto il boicottaggio abbia fino ad ora inciso sul fatturato, ma il fatto che dalle pubblicità Golden Lady sia scomparso il logo Omsa è un buon indizio d’irrequietezza. Poco male, il gruppo facebook “boicotta Omsa” è diventato “Mai più Golden Lady e Omsa”.
Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 27th, 2012 Riccardo Fucile
LA CORTE DEI CONTI: E’ UN’EMERGENZA, COME L’EVASIONE, NECESSITA UN IMPEGNO ANALOGO
Dalla malasanità calabrese ai finanziamenti a pioggia friulani, dai falsi invalidi di Napoli ai prof
assenteisti di Genova.
Il Paese degli sprechi, e dei furbetti, raccontato in centinaia di pagine: quelle delle relazioni dei procuratori regionali della Corte dei Conti.
Le inaugurazioni dell’anno giudiziario, in questi giorni, stanno sollevando le bende dalle ferite inferte in ogni angolo d’Italia dalla cattiva amministrazione.
E non c’è solo la corruzione, fenomeno recrudescente denunciato dai magistrati contabili, a imperversare lungo lo Stivale e gonfiare le cifre del danno erariale sino a portarlo a oltre 60 miliardi.
C’è una “gestione improvvisata” che, come dice il procuratore campano Tommaso Cottone, può “andare oltre la malafede” e che vale una somma non quantificabile con facilità , ma comunque enorme. Depredando bilanci sempre più asfittici e facendo gridare allo scandalo in tempo di crisi.
Dietro ogni emergenza nazionale uno sperpero di danaro: i cinque miliardi chiesti all’ex subcommissario dei rifiuti in Campania per le “inutili stabilizzazioni degli Lsu”, il “pregiudizio erariale” ancora da stimare per i ritardi nella realizzazione dei moduli abitativi nell’Abruzzo colpito dal terremoto.
Ci sono le vecchie e le nuove vie dello spreco: in Sicilia alle consulenze da record – e lo staff di un presidente di Provincia può costare un milione di euro – si abbinano spregiudicate operazioni finanziarie come quella che ha fatto finire nel nulla 30 milioni.
E poi i casi che fanno sorridere, se non ci fossero di mezzo i soldi (e le tasse pagate) di tutti noi: i finanziamenti alla società ligure di charter nautico utilizzati per l’acquisto delle imbarcazioni private degli amministratori, o quella sommetta – 245 mila euro – chiesti dalla Corte dei conti al Comune di Santa Maria Capua Vetere, in Campania, per “l’inefficiente gestione delle lampade votive”.
Ma ci sono anche i casi nazionali, come la Sogei che non vigila su slot machines e videopoker procurando un danno erariale da 800 milioni e la Farnesina che ne paga 20 per un ospedale in Albania che non verrà mai costruito.
Una fiera dell’illegittimo, dell’assurdo, nel Paese dei mille campanili e degli altrettanti rivoli di spesa che ha portato il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, a dire: “La lotta all’evasione deve essere accompagnata da quella allo spreco. Se si aumenta la pressione fiscale bisogna stare molto attenti a come si spendono questi soldi che così abbondantemente sono stati prelevati dai cittadini”
La relazione del procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis, contiene anche numerosi esempi di maxi-sprechi di denaro pubblico commessi su scala nazionale che sommano alla miriade di quelli locali.
Spicca il caso Sogei, costato allo Stato più di 800 milioni di euro.
Alla società di telematica pubblica era stato assegnato il compito di connettere in rete tutte le slot machines, videopoker e i vari giochi elettronici presenti nei bar e nelle sale da gioco per controllarne l’attività .
Ma la Sogei non lo ha fatto, e dal 2004 al 2007 gli apparecchi collegati in rete erano pochi e la metà di questi non ha mai trasmesso i dati.
Scrive dunque la Corte dei Conti: “Il servizio non svolto come prescritto ha permesso una rilevante evasione fiscale”. Inoltre lo Stato non ha potuto vigilare sull’attività della criminalità organizzata nel business delle slot, così come facendo operare gli apparecchi scollegati dalla rete non ha potuto evitare eventuali operazione anti-riciclaggio.
Un altro spreco di dimensioni colossali citato dalla Corte dei Conti del Lazio è quello dei 20 milioni di euro stanziati dal ministero degli Esteri per la costruzione dell’ospedale “Nostra Signora del Buon Consiglio” a Tirana, Albania.
Ospedale che non è stato completato: dei 20 milioni stanziati dalla Farnesina 10 sono andati persi prima che il progetto venisse revocato per impossibilità di essere portato a termine.
Altro caso evidenziato dalla Corte dei Conti è quello della Federazione italiana Hockey e Pattinaggio: una serie di spese di rappresentanza prive di giustificazione, indebiti rimborsi al presidente e al segretario generale hanno generato la bellezza di 380mila euro di danni erariali resi possibili anche da una carenza di vigilanza da parte del Coni.
Viene segnalato anche un caso che coinvolge la Federazione Pugilistica italiana: un gran quantità di furti e ammanchi di cassa – denunciati dalla stessa federazione – hanno fatto sparire un milione e trecentomila euro.
Nel 2011 i giudizi risarcitori per le pratiche di invalidità false in Campania hanno raggiunto la cifra-record di 2,5 milioni di euro.
Ma all’attenzione dei magistrati contabili c’è anche la gestione dei rifiuti.
L’ex sub-commissario Giulio Facchi è stato condannato a pagare 5,4 milioni per “l’inutile stabilizzazione di Lsu destinati alla raccolta differenziata”.
Ma una “gestione della cosa pubblica improvvisata, che va oltre la malafede” (parole del procuratore Tommaso Cottone) si estende alla formazione professionale: nel mirino finiscono i corsi-fantasma presso la sovrintendenza archeologica organizzati a Pompei.
Al Comune di Santa Maria Capua Vetere viene invece contestato un danno da 245mila euro per “l’inefficiente gestione delle lampade votive”.
Ma c’è la Regione in prima linea: i magistrati contabili citano le sanzioni nei confronti degli assessori della giunta Bassolino (da cinque a venti volte il loro salario) per avere attivato un mutuo destinato a spese non di investimento fra il 2006 e il 2007.
In Sicilia lo spreco avanza, cambia forma e mantiene l’Isola luogo simbolo della cattiva gestione.
Assume le sembianze di spregiudicate (e illegittime) operazioni di finanza straordinaria.
Come quella che, negli anni scorsi, fece la Provincia di Palermo affidando 30 milioni a una società – la Ibs Forex di Como – che prometteva guadagni anticiclici investendo nei mercati monetari. Risultato: società fallita, soldi scomparsi e vertici dell’ente chiamati a rispondere del danno erariale.
Ma un leit-motiv della relazione del procuratore Guido Carlino è quello delle consulenze. Centinaia gli incarichi assegnati.
I casi più eclatanti: quello del presidente della Provincia, sempre di Palermo, Giovanni Avanti, denunciato per uno staff di collaboratori dal costo di un milione.
Oppure l’ex commissario della Fiera del Mediterraneo condannato per aver continuato ad affidare incarichi in una “situazione di precarietà finanziaria” che avrebbe portato l’ente al fallimento.
In Abruzzo la ricostruzione dopo il sisma del 2009 ha richiamato anche l’attenzione della Corte dei conti per una (al momento) imprecisata quantità di fondi persi in un intreccio di lungaggini e sprechi.
Un “pregiudizio erariale” viene segnalato per i “gravi ritardi accumulati nella realizzazione dei moduli abitativi provvisori”.
I controlli della Guardia di Finanza tra maggio e dicembre 2011 hanno fatto recuperare ai Comuni dell’Aquilano 230mila euro di finanziamenti concessi per il “mantenimento del reddito” delle imprese colpite dal sisma: erano stati assegnati con procedure non regolari.
E alla Corte è arrivata anche la denuncia su 500 coppie di abitanti del capoluogo che avrebbero riscosso, nel tempo, un doppio contributo di “autonoma sistemazione” fingendo di essere separate o divorziate.
La Finanza ha individuato anche una trentina di casi di terremotati della Valle Peligna cui sono stati accreditati contributi non richiesti: li hanno dovuti restituire.
Il faro lo accende il procuratore della Corte dei Conti del Lazio Angelo Raffaele De Dominicis.
Poi interviene la procura di Roma: c’è qualcosa che non torna negli sprechi per la costruzione della linea C della metropolitana capitolina, opera infinita e già bollata come la più costosa d’Europa.
Si parla di corruzione e di inefficienza. Doveva essere pronta per il Giubileo del 2000 ma è ancora in alto mare.
Il costo previsto a inizio progetto era di un miliardo 925 milioni. Poi il conto è salito a 2 miliardi 683 milioni. Quindi a 3 miliardi e 47 milioni.
Per arrivare, oggi, a 3 miliardi 379 milioni.
Ma senza considerare 485 milioni di maggiori esborsi per quattro arbitrati già aperti, altri 100 milioni appena stanziati dal Cipe e il miliardo 108 milioni delle cosiddette “opere complementari” per la tutela archeologica. Totale: 5 miliardi e 72 milioni.
Che potrebbero però salire a 6 miliardi, triplicando le cifre di partenza, se il costo della tratta Colosseo-Clodio sarà in linea con quello registrato per il resto dell’opera.In Liguria è l’assenteismo l’ultima frontiera esplorata dai controllori dei conti pubblici, con l’inchiesta che tocca l’ateneo di Genova: la Corte indaga sull’effettiva presenza nelle aule – in occasione di lezioni ed esami – di un gruppo di docenti universitari, alcuni dei quali con studi professionali in altre città o all’estero.
Spiccano i nomi noti, come l’economista Amedeo Amato e gli architetti Mosè Ricci e Marco Casamonti.
L’apertura dell’indagine, rivelata dal procuratore Ermete Bogetti, nasce da un esposto del garante dell’università .
Un’altra maxi-inchiesta è a carico di alcuni funzionari dell’Inail che avrebbero rilasciato false attestazioni di esposizione all’amianto a lavoratori alla ricerca di benefici previdenziali o assistenziali.
Danno erariale: 34 milioni.
Nel mirino anche un finanziamento concesso dalla ex Sviluppo Italia a una società che si sarebbe dovuta occupare di charter nautico: delle barche avrebbero fatto uso personale gli amministratori della società e i loro parenti.
La malasanità calabrese costa 300 milioni di euro.
Soldi andati via in indennità illegittime per i camici bianchi, assunzioni ingiustificate, risarcimenti ai familiari di pazienti deceduti a causa di errori di medici e infermieri. Nel 2011 sono stati 103 gli atti di citazione in materia di sanità , contro i 17 dell’anno precedente, con una richiesta di danni (300 milioni, appunto) sette volte superiore all’importo del 2010.
Novantuno atti di citazione hanno riguardato primari che tra il 2004 e il 2008 hanno indebitamente percepito indennità non spettanti per attività intramuraria, mentre tre hanno avuto come oggetto il risarcimento danni nei confronti di personale ospedaliero che ha causato il decesso di pazienti.
Un danno di 23 milioni è stato stimato per l’illecita trasformazione dei contratti di 76 Co. co. co. L’ombra di una truffa anche dietro lo screening dei tumori femminili: l’illecita utilizzazione dei finanziamenti concessi “ha impedito l’avvio del progetto nonostante l’avvenuto acquisto di costosi macchinari rimasti inutilizzati”.
La Lombardia non è solo martoriata dalla corruzione, spesso e volentieri legata all’Expo del 2015. Ci sono anche inspiegabili sprechi.
Come quello evidenziato dal procuratore regionale della Corte dei Conti Antonio Caruso, che cita il caso Sogemi: gli ex dirigenti della società municipalizzata che gestisce l’Ortomercato – a cominciare dal presidente Roberto Predolin – sono accusati di non aver incassato dai grossisti i crediti per i canoni di concessione nonostante le sentenze sui contenziosi dessero loro ragione.
“All’esito degli accertamenti istruttori – scrivono ora i magistrati contabili – emergeva una notevole trascuratezza da parte dei vertici societari”. La società aveva “illogicamente rinunciato a oltre 6 milioni di euro”.
Di qui la decisione di citare in giudizio i vertici della municipalizzata.
Ma ci sono anche casi – uno da 204mila euro – di assunzioni di personale esterno alla pubblica amministrazione per incarichi per i quali i dipendenti interni erano in grado di svolgere.
Il ricco Nord Est fa incetta di finanziamenti pubblici. E scopre l’espandersi delle inchieste sui contributi a pioggia.
Le inchieste della magistratura contabile, nel 2011, hanno riguardato i 430 mila euro di fondi regionali a favore di una radio privata per una campagna elettorale per la promozione turistica del Friuli.
Ma anche i 60 mila euro che l’amministrazione regionale ha elargito a un’associazione di ginnastica di Trieste o quei 190 mila euro che il Comune di Trieste, nel 2010, pensò bene di distribuire ai propri consiglieri “per interventi contributivi a favore di associazioni operanti nel territorio”.
Il sospetto, qualcosa di più, è che il clientelismo abbia esteso le sue radici ben oltre il Mezzogiorno.
Vengono poi citati in giudizio per un danno di circa 189mila euro i vertici dell’Azienda sanitaria di Trieste che nel 2006 consentirono il trasferimento di alcuni dipendenti – interamente spesati con denaro pubblico – presso un ateneo fuori regione per il conseguimento di lauree specialistiche.
Alberto D’Argenio e Emanuele Lauria
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile
ESPOSTI IN PROCURA, INTERROGAZIONI PARLAMENTARI: SI MOBILITA IL FRONTE ANIMALISTA CONTRO LE CRUDELTA’ CUI SARANNO SOTTOPOSTE 900 SCIMMIE IMPORTATE DALLA CINA E DESTINATE ALLA VIVISEZIONE… E’ ASSEDIO CONTRO LA MULTINAZIONALE HARLAN
Finisce sul tavolo del governo il caso delle 900 scimmie, destinate alla sperimentazione e alla
vivisezione, importate dalla multinazionale Harlan nello stabilimento di Correzzana, in Brianza.
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto «verifiche immediate» sul carico di macachi- uno dei più grossi mai arrivati in Italia.
Gli accertamenti riguarderanno «il rispetto delle procedure previste dalla normativa sull`ingresso» nel nostro Paese «di «primati utilizzati per la sperimentazione scientifica», «in relazione sia alle condizioni di viaggio sia al trattamento degli animali».
Balduzzi ha dichiarato che la vicenda delle scimmie-rivelata ieri da Repubblica – sarà monitorata costantemente dai tecnici del ministero della Salute: dovranno verificare eventuali irregolarità e violazioni nelle modalità con cui i macachi, dalla Cina, sono stati importati da Harlan, via Roma-Fiumicino, in uno dei due allevamenti-laboratorio italiani (l`altro è a San Pietro al Natisone, provincia di Udine).
Da notare: l`ingresso del mega-carico di primati in Italia è stato autorizzato dallo stesso ministero, competente in materia.
È dunque al ministro Balduzzi che, con due interrogazioni parlamentari, Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Fli, e Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del Turismo, chiedono di fare chiarezza.
Granata invoca «una moratoria per queste scimmie e per tutti gli animali condannati alla stessa crudele sorte. Dopo l`ennesimo episodio di barbarie- sottolinea l`esponente finiano – è il momento che in Italia si apra una seria riflessione sull`opportunità di mettere fine alla pratica della vivisezione».
Granata ha annunciato che chiederà a Balduzzi «la posizione del governo in materia e di non cedere alle pressioni delle lobby industriali».
L`ex ministro Brambilla, nel merito del caso Harlan, vuole sapere «attraverso quale iter è stata autorizzata l`importazione di un numero così elevato di macachi destinati ai laboratori, chi è il funzionario del ministero che ha firmato l`atto, quali controlli sono stati effettuati sul trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono eseguite verifiche igienico sanitarie nello stabilimento Harlan».
Per sollecitare un intervento nella struttura, e un eventuale sequestro dei macachi, Brambilla ha presentato anche un esposto alla Procura e ai Nas.
Il mondo degli animalisti, intanto, è in rivolta contro Harlan.
I primi a manifestare davanti al capannone di Correzzana sono stati i militanti di “Cento per cento animalisti”, che continueranno la protesta.
La vicenda sta compattando il fronte delle associazioni che si battono contro le pratiche della vivisezione e della sperimentazione scientifica: un settore nel quale Harlan – che alleva e vende animali da laboratorio – è tra i leader mondiali.
«È una vergogna, nei prossimi giorni organizzeremo nuove iniziative contro questa multinazionale», dice Susanna Chiesa, presidente di “Freccia 45”. Manifestazioni di protesta – anche davanti ai ministeri della Salute e dell`Ambiente- sono state annunciate da Fare Ambiente.
Gli animalisti chiedono di«fermare il massacro» degli animali-cavie.
«La grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali», diceva Gandhi.
“Cento per cento animalisti” lo ha scritto su uno striscione che verrà esposto mercoledì allo stadio di Marassi in occasione della partita Italia-Usa.
Paolo Berizzi
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile
IL 13,5% DELLE AZIENDE TRASLOCA OLTRE CONFINE… CORRUZIONE, TASSAZIONE, BANCHE, BUROCRAZIA E INFRASTUTTURE INADEGUATE LE CAUSE PRINCIPALI DELL’ABBANDONO
Sergio Marchionne ventila l’ipotesi di chiudere due stabilimenti Fiat in Italia che, evidentemente, sarebbero sostituiti da produzioni all’estero.
Non importa come e dove: non necessariamente negli Stati Uniti, ma magari in Serbia o in Cina.
Pochi gli ricordano che negli ultimi dieci anni i posti di lavoro persi in Italia dal gruppo Fiat a causa del fenomeno delle delocalizzazioni sono stati ben 20 mi-
la.
Cinquemila quelli dei call center altrettanti nella telefonia.
Delocalizzazioni come quella della Omsa fanno perdere all’Italia 400 posti di lavoro, mentre la Dainese di Molveno, la casa delle tute sportive e motociclistiche che rifornisce anche Valentino Rossi, sposta tutto in Tunisia, dove impiega già 500 persone, salvando solo 80 lavoratori su 250.
E poi, ancora, il caso di Bialetti, Omsa, Rossignol, Geox e la complessa situazione del nord-est dove il fenomeno della delocalizzazione nei settori del tessile e abbigliamento e calzaturiero è stata devastante con le perdite, solo nel distretto tessile veneto (Verona, Vicenza, Padova e Treviso) di decine di migliaia di posti con un impatto sui piccoli laboratori artigiani che facevano da sub-fornitori alle imprese medio-grandi.
Prendendo come base della propria ricerca le imprese italiane dell’industria e dei servizi italiani con più di 50 addetti, l’Istat ha rilevato che nel periodo 2001-2006, circa 3.000 imprese, pari al 13,4 per cento delle grandi e medie imprese industriali e dei servizi, hanno avviato processi di questo tipo. L’internazionalizzazione ha interessato maggiormente le imprese industriali (17,9 per cento) rispetto a quelle operanti nel settore dei servizi (6,8).
Ad attirare di più le imprese italiane nel periodo 2001-06 è stata l’Europa, verso la quale si è indirizzato il 55 per cento delle imprese internazionalizzate. Nel resto del mondo si distinguono Cina (16,8) e Usa e Canada (complessivamente 9,7), seguiti da Africa centro-meridionale (5) e India (3,7). Le previsioni per il periodo 2007-09 segnalano invece una forte crescita degli investimenti in India, Africa e nei paesi europei extra Ue.
Secondo i dati dell’European Restructuring Monitorprogetto che monitora i processi di ristrutturazione aziendale nei 27 paese Ue più la Norvegia, la percentuale di incidenza dei paesi asiatici è al 25 per cento.
La motivazione fondamentale di questa scelta è scontata, la riduzione del costo del lavoro e degli altri costi di impresa.
Nelle brochure di consulenti aziendali come la Pricewaterhouse si può leggere che le opportunità della delocalizzazione sono date dalla crescita dei paesi emergenti, dal formarsi di una nuova classe media, dallo sviluppo delle infrastrutture e dall’emergere di sempre nuovi paesi (non solo est europeo ma anche Asia, Cina, Vietnam e Thailandia).
Riguardo all’impatto sui posti di lavoro, secondo i dati dell’Erm, il 6,4 per cento dei posti di lavoro persi in seguito a ristrutturazioni aziendali è “imputabile a iniziative di delocalizzazione”.
Numero che, per il 2009-10 significa circa 34 mila posti persi.
All’Italia va un po’ meglio di altri paesi europei che soffrono perdite maggiori: il 6,6 per la Francia, il 6,9 per la Germania e, addirittura, l’8,9 per cento per la Gran Bretagna.
I comparti maggiormente colpiti sono quello tessile, l’abbigliamento e calzaturiero, la meccanica e le apparecchiature, industriali e per ufficio, la meccanica elettrica e il settore automobilistico (la Fiat in Serbia insegna).
Un ultimo sguardo sul fenomeno lo offrono i dati dell’Istituto per il commercio estero secondo i quali il numero di investitori italiani (gruppi industriali o imprese autonome) attivi sui mercati internazionali ammonta a quasi 5.800 unità , per un totale di 17.200 imprese estere partecipate a vario titolo con un numero di dipendenti totali all’estero pari a 1.120.550 unità per un fatturato realizzato dalle affiliate estere nel 2005 di quasi 322 miliardi di euro.
Per contro, le imprese italiane partecipate da società estere sono circa 7.000, con l’intervento di quasi 4.000 imprese investitrici, un totale di dipendenti in Italia di quasi 860.000 unità .
Un saldo negativo di 260.000 posti di lavoro.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano)
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Febbraio 25th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER LO CANCELLA IN EXTREMIS PER IL TIMORE DI CREARE TROPPE ASPETTATIVE E DI FAR NASCERE MOTIVI DI SCONTRO TRA I PARTITI… A SORPRESA INSERISCE INVECE L’IMU ALLA CHIESA
Dopo ore di discussione, con il Consiglio dei ministri che si protrae fino alle dieci di sera, è Monti a tagliare la testa al toro.
Via quell’articolo dal decreto legge: il fondo per la riduzione delle tasse, da alimentare con i proventi della lotta all’evasione, si farà (forse) ma non ora. Non tutti i ministri erano d’accordo, tuttavia per il premier il rischio dell’operazione stava diventando troppo alto: “Ho paura – ha spiegato infatti il capo del governo durante il consiglio dei ministri – che se creiamo la mistica del “tesoretto” alla fine si alimentano aspettative e appetiti che non possono essere soddisfatti”.
Appetiti dei ministri, certamente. Ma quelli Monti è in grado di gestirli senza ansie.
È soprattutto ai partiti che pensava il capo del governo quando ha deciso di cancellare la norma.
Nell’esecutivo, del resto, molti osservano che le elezioni amministrative sono alle porte e tra un anno ci sarà la campagna per le politiche.
Appuntamenti in vista dei quali i partiti sono pronti a scatenarsi.
Anche perchè le stime parlavano di un gruzzolo da diversi miliardi di euro. Mai calcolato con precisione, ma negli anni 2006-2010 la cifra che i governi hanno pensato di ottenere dalla lotta all’evasione è stata pari a 63 miliardi di euro.
Oltre 12 miliardi all’anno, una cifra enorme. Il Professore teme quindi che con il Fondo tutti possano pensare che le risorse si moltiplichino all’infinito.
Il “tesoretto” dunque avrebbe destabilizzato la maggioranza, scatenando liti a non finire tra i partiti e, forse, anche all’interno del governo.
E tuttavia per Monti il problema più serio sarebbe stato fuori dai confini.
“Ci muoviamo su un sentiero ancora troppo stretto – fa notare un ministro – e il rischio di non centrare la meta purtroppo ancora esiste. Come dice Monti: è vero che ci siamo allontanati dal ciglio, ma il baratro è ancora davanti a noi”. Insomma, ha prevalso l’imperativo del risanamento.
Ogni euro in più, per ora, dovrà essere messo a bilancio per raggiungere il pareggio. In Europa, ma soprattutto sui mercati, se Roma iniziasse di nuovo a fare la cicala sarebbe annullato d’un colpo quel “tesoretto” di credibilità accumulato a caro prezzo da Monti in questi primi 100 giorni.
“Non ce lo possiamo permettere”.
A costo di scontentare i leader della maggioranza, che nell’ultimo vertice gli avevano chiesto in maniera corale di “dare un segnale” sulla riduzione delle tasse.
Per Monti, quindi, l’obiettivo rimane, ma ancora è troppo presto: se ne riparlerà quando effettivamente l’esecutivo sarà in grado di sapere gli incassi dall’evasione.
Senza contare che il premier ci tiene a seguire un percorso di “serietà ” con atti “concreti” e non per “apparire”.
E tuttavia il problema del fondo “abbassa-tasse” non è l’unico che ha impegnato ieri il premier.
È un momento difficile per il governo – con il decreto sulle liberalizzazioni bersagliato dalle lobby al Senato e la riforma del lavoro frenata dall’ostilità dei sindacati – e Monti ha cercato di nuovo la sponda del Colle.
Le due ore passate ieri dal premier al Quirinale sono servite non solo a illustrare il decreto sulle semplificazioni fiscali ma, soprattutto, a spiegare la ragione di quell’emendamento sull’Imu alla Chiesa presentato in Senato.
Una mossa che sembrava contraddire la lettera spedita proprio il giorno prima da Napolitano alle Camere e al governo per evitare di ingolfare i decreti con emendamenti fuori contesto.
Niente affatto, ha detto Monti al capo dello Stato, la questione dell’Imu rientra perfettamente nella materia del decreto sulle liberalizzazioni.
Non a caso, nel comunicato di palazzo Chigi, si rivendica la “stretta attinenza” della norma “ai temi della concorrenza, della competitività e della conformità al diritto comunitario, che sono alla base del decreto”.
Napolitano si è trovato d’accordo. E ne ha discusso anche con i presidenti delle Camere. Un triangolazione istituzionale che viene confermata anche dall’entourage di Schifani.
“L’ammissibilità della proposta emendativa – dicono da palazzo Madama – non contrasta affatto con i criteri richiamati dal presidente della Repubblica”. Quanto al decreto, per Monti è stata una mossa obbligata: la condanna di Almunia sarebbe arrivata a maggio, con il rischio di dover chiedere al Vaticano gli arretrati Ici degli ultimi 5 anni.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 24th, 2012 Riccardo Fucile
SUL SITO DELL’ESECUTIVO UN DOSSIER DI 34 PAGINE SU QUANTO POSTO IN ESSERE DAL GOVERNO TECNICO….A PALAZZO CHIGI RISPARMI PER 43 MILIONI DI EURO
Sono trascorsi 100 giorni dalla nascita del governo Montti e l’esecutivo fa il punto sull’attività
svolta.
Sul sito governo.it compare, infatti un dossier sull”‘Attività dei primi 100 giorni’ che, si legge, “è l’occasione per fare il punto sull’azione del governo Monti a tre mesi dall’insediamento”.
Il dossier, 34 pagine totali, è diviso in due parti.
La prima descrive e analizza le tre direttrici – rigore, equità e crescita – che hanno ispirato l’azione dell’Esecutivo; il rapporto con l’Europa e con i cittadini.
La seconda parte, incentrata sulle politiche di settore, dà conto dei provvedimenti per il Mezzogiorno, di quelli di politica estera e difesa, sicurezza e giustizia, agenda digitale, scuola, impresa e servizi pubblici locali.
Le due appendici elencano rispettivamente l’attività normativa del governo e le opere infrastrutturali sbloccate dal Cipe.
“Tutte le componenti della società devono partecipare allo sforzo per la salvezza e il rilancio dell’Italia”. Così inizia il lungo documento, pubblicato sul sito del governo che riassume l’attività del governo: dal ‘Salva Italia’ al ‘Cresci Italia’, dall’Europa alle misure sulle carceri.
Sui due pacchetti più corposi del governo Monti ovvero le misure di novembre sul rigore e quelle di gennaio sulle crescita, la nota di palazzo Chigi spiega che con il primo provvedimento si è voluto dare il via a “misure urgenti per assicurare la stabilità finanziaria, la crescita e l’equità .
Il compito di questo governo è quello di far uscire il Paese dalla zona d’ombra in cui era stato confinato, di porre fine all’emergenza e, soprattutto, di gettare le basi per una rinascita economica e sociale”.
“Si tratta di un pacchetto di riforme, varato il 20 gennaio, che mirano a rimuovere due grandi vincoli che hanno compresso per decenni il potenziale di crescita dell’Italia: l’insufficiente concorrenza dei mercati e l’inadeguatezza delle infrastrutture. Il provvedimento contribuirà nel breve periodo a traghettare l’economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e, nel medio/lungo periodo, ad allinearla ai ritmi di crescita dei partner europei e internazionali. In particolare l’attenzione del governo si è focalizzata sui giovani, puntando alla valorizzazione del merito come fattore premiante. L’insieme delle misure si basa su due pilastri: crescita ed equità . La prima direttrice, quella della crescita, è stata perseguita”.
C’è anche un capitolo dedicato ai tagli della presidenza del Consiglio nel rapporto sui primi 100 giorni dell’attività di Mario Monti. In tre mesi, palazzo Chigi ha risparmiato oltre 43 milioni di euro.
“Sono state conseguite diverse riduzioni dei costi”, si spiega, “-4 milioni di euro per i dipendenti nelle strutture generali stabili (blocco del turnover, congelamento dei contratti, pensionamenti); -12,2 milioni di euro per gli uffici di diretta collaborazione relativi al presidente, ai ministri senza portafoglio e ai sottosegretari presso la presidenza del Consiglio. In questi uffici si registra una riduzione di 241 unità in termini di personale addetto; -2,3 milioni di euro per le strutture di missione, con una riduzione di 51 unità di personale; -750mila euro per esperti e consulenti, il cui numero complessivo è diminuito di 99 unità “.
Ancora, “per quanto riguarda i trasporti aerei di Stato, c’è stata una contrazione significativa dei voli pari al 92%, con un risparmio complessivo di 23,5 milioni. Infine, nel servizio automezzi il risparmio ammonta a circa 270mila euro, su base annua”.
Con un drastico taglio della spesa pubblica si potrebbe evitare di aumentare l’Iva: “Riformare la spesa pubblica non è una missione impossibile, ma richiede un’analisi approfondita e dettagliata delle voci che compongono il bilancio di ogni singola amministrazione per poter ottenere risparmi senza compromettere la qualità dei servizi”, si spiega nel documento.
Per questo “il programma prevede, oltre agli obiettivi contabili, anche obiettivi di riorganizzazione operativa. La spending review è uno dei pilastri portanti dell’attività del governo che consentirà di superare il meccanismo dei tagli lineari. I costi di funzionamento dell’intero apparato per l’erogazione dei servizi a cittadini e imprese è pari a 330 miliardi di euro l’anno e di essi il 50% circa è gestito dalle Amministrazioni centrali”.
“I risultati che si produrranno in termini di risparmi potrebbero contribuire ad evitare (in tutto o in parte) l’aumento delle aliquote Iva, previsto a partire da ottobre 2012”, si assicura.
“In via programmatica, entro il mese di aprile sarà presentata al Consiglio dei Ministri una valutazione delle criticità rilevata sul complesso dei programmi di spesa di ciascun dicastero”, si preannuncia nel dossier.
“L’euro è stato il perfezionamento più ambizioso finora della costruzione comunitaria, il governo si sta impegnando perchè non diventi un fattore di disgregazione e separazione tra europei”, si legge ancora.
“Questo rischio c’è ed è ben visibile se si pensa alle situazioni di crisi che hanno colpito l’eurozona, ma l’Italia è impegnata per il recupero di uno spirito comunitario e di appartenenza a un unico progetto”, si assicura.
“L’obiettivo del governo è di contribuire sempre di più a determinare gli orientamenti politici ed economici dell’Unione Europea, non limitandosi a recepirli in modo passivo”, si spiega nel dossier.
La strategia del governo per uscire dalla crisi “mira a trasformare l’Italia da Paese in emergenza a modello per uscire dalla crisi dell’eurozona”, si spiega.
“Il governo in questi primi 100 giorni ha messo il massimo sforzo per dare attuazione agli impegni con l’Europa. Tra questi, in particolare il raggiungimento del pareggio già nel 2013 come da impegni presi dal precedente esecutivo”, si ricorda, “il governo inoltre sta mettendo in atto un ampio piano di riforme strutturali, a partire dal mercato del lavoro”.
Dal dl salvacarceri alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, dalla carta dei diritti e dei doveri dei detenuti al recupero di efficienza del sistema: il governo ricorda e ‘difende’ il suo operato nel riassunto del lavoro svolto in questi 100 giorni dal suo insediamento.
Si è riunito il 16 dicembre il Consiglio dei Ministri che ha approvato il “pacchetto di provvedimenti in materia di giustizia civile e penale e di organizzazione degli uffici giudiziari, con l’obiettivo, da un lato, di porre rimedio all’emergenza carceraria e di deflazionare il processo penale, dall’altro di accelerare il processo civile e rendere più efficiente l’organizzazione degli uffici giudiziari sul territorio”, si legge sul sito del governo.
“Negli ultimi 100 giorni alcune importanti operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, Polizia di Stato e Carabinieri hanno colpito i più alti vertici di mafia, camorra e ndrangheta”.
Lo sottolinea il sito del governo nel ricordare il lavoro svolto dal suo insediamento: “Dal 17 novembre 2011 la polizia di Stato ha portato a termine 46 importanti operazioni di polizia giudiziaria con l’arresto di 634 soggetti; contemporaneamente sono stati sciolti sei Consigli comunali per infiltrazione mafiosa. Alle organizzazioni di tipo mafioso sono stati sequestrati 2.276 beni per un valore complessivo di oltre 1,2 miliardi di euro e confiscati 729 beni per un valore superiore ai 707 milioni di euro”.
“Il contrasto all’evasione fiscale è una delle priorità del governo”, si legge nel dossier.
“Il rapporto con il fisco deve essere trasparente e collaborativo anche nell’ambito dei controlli sulla regolarità delle dichiarazioni”, si spiega. “chi mente alle richieste di chiarimenti o fornisce documenti falsi commette quindi un reato.
La maggiore collaborazione consentirà un miglioramento dei controlli facilitando l’emersione del sommerso”. In questo periodo, si ricorda, c’è stato un rafforzamento dei controlli della Guardia di finanza, “mirati in alcune località turistiche e nelle grandi città del Paese”.
L’Italia “si impegnerà per creare, entro il 2015, un mercato unico digitale e contribuirà alla creazione di un mercato interno nel settore dell’energia” nell’Unione Europa, si dice ancora nel testo del governo.
“Maggiore trasparenza sugli istituti scolastici italiani, più informazioni per le famiglie che stanno per iscrivere i figli a scuola e semplificazione del lavoro delle segreterie scolastiche”.
Sono i principali obiettivi del nuovo progetto “La scuola in chiaro” che, attraverso il sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca fornisce dati continuamente aggiornati su ogni singola scuola e faciliterà la scelta delle famiglie.
La promozione del turismo accessibile è fra gli obiettivi che il governo si è posto nei primi cento giorni dal suo insediamento.
“Questa norma prevede la possibilità , nell’ambito dei territori individuati dai circuiti nazionali di eccellenza, di definire pacchetti turistici a condizioni vantaggiose per i giovani, gli anziani e le persone con disabilità , attraverso accordi con le principali imprese turistiche”.
Nei tre mesi dall’insediamento di Mario Monti, sul sito del governo sono arrivati oltre 4.000 mail, mentre altrettante sono le lettere inviate a palazzo Chigi.
“La sezione nasce per creare uno spazio dedicato alle istanze e alle opinioni dei cittadini e, di conseguenza, garantire la partecipazione dei soggetti interessati”, si spiega nel dossier.
“Da fine novembre 2011 ai primi giorni di febbraio 2012, due mesi appena, più di 4.000 persone hanno scritto attraverso la posta elettronica e sono almeno altrettante le lettere inviate via posta.
Oltre 400 cittadini hanno scritto un messaggio di posta elettronica nei quattro giorni immediatamente successivi all’approvazione del decreto Cresci Italia”, si riferisce.
“Dal 29 gennaio (giorno di pubblicazione della sezione Dialogo con il cittadino) al 31 gennaio, i messaggi di posta elettronica arrivati sono triplicati: oltre 1500 messaggi. Il contenuto dei messaggi ricevuti è estremamente variabile.
Alcuni scrivono per complimentarsi o esprimere una critica. La maggior parte però lo fa condividere le proprie idee o fare proposte.
Oltre il 30% dei cittadini vogliono avere chiarimenti sul governo e sulla sua attività “, si aggiunge.
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Febbraio 23rd, 2012 Riccardo Fucile
TUTTI SUL PIEDI DI GUERRA: RUTELLI PARLA DI RISCHIO PALUDE, BERSANI MINIMIZZA… TASSISTI E AVVOCATI ANCORA INSODDISFATTI
Troppo o troppo poco. Il decreto sulle liberalizzazioni scontenta tutti. 
Se le categorie professionali continuano ad essere sul piede di guerra malgrado le modifiche ottenute, anche i sostenitori più fedeli del governo hanno il mal di pancia. “Il rischio è la palude: se la situazione dovesse degenerare, i parlamentari del Terzo Polo si riuniranno per valutare quale comportamento avere in sede di voto”, fa sapere Francesco Rutelli, a nome dell’intero Terzo Polo.
In fermento anche il Pd, ma Pier Luigi Bersani cerca di minimizzare. “Ci sono stati alcuni passi avanti e non solo passi indietro”, spiega il segretario, “rispetto alla proposta del governo c’è qualche arretramento e qualche avanzamento”.
Detto questo, “abbiamo sempre auspicato qualche sforzo in più su un arco di problemi, come quelli delle professioni, dell’energia, della benzina o dei farmaci si può fare un po’ di più”.
Come Pd, assicura, “voteremo il provvedimento, ma credo che il tema sia ancora aperto e qualche ulteriore passo si potrà fare, visto che la discussione non è finita”.
Monti difende il pacchetto.
Parole che alla fine hanno spinto il presidente del Consiglio Mario Monti a difendere l’operato dell’esecutivo.
“Puntiamo molto” sulle liberalizzazioni, dice il premier in conferenza stampa con il premier spagnolo Mariano Rajoy.
Il provvedimento serve per “liberare il nostro potenziale” .
Ma i segni di cedimento verso le lobby sono risultati evidenti a tutti.
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Febbraio 21st, 2012 Riccardo Fucile
LA BOZZA DEL DECRETO NUOVE MISURE ANTI EVASIONE E MENO TASSE… STRETTA SULLE IMPRESE, TORNA IL REGISTRO CLIENTI-FORNITORI, I SOLDI RECUPERATI DAL FISCO IN UN FONDO PER AIUTARE LE FAMIGLIE
Più lotta all’evasione e meno tasse. Lo slogan non è nuovo, ma c’è davvero un piano del governo anche se molto diverso dalle indiscrezioni circolate in questi giorni.
Il principio lo fissa il premier Mario Monti, in un discorso alla Borsa di Milano, ieri mattina: “Il nostro obiettivo è ridurre disavanzo pubblico, ma anche far affluire ai contribuenti onesti il gettito della lotta accresciuta all’evasione in termini di minore aggravio fiscale”.
Questo non significa che il decreto legge in discussione venerdì al Consiglio dei ministri taglierà d’un colpo le aliquote più basse dell’Irpef, dal 23 al 20 per cento, come riferivano alcune voci. Il meccanismo è più complesso.
L’ultima manovra del governo Berlusconi, dopo l’estate, ha creato un “Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale” in cui finiscono le entrate extra, cioè quelle superiori alle attese, in particolare quelle derivanti dalla lotta all’evasione fiscale.
Dal 2014, ogni anno, nel Documento di economia e finanza il governo deve stabilire quanti soldi ci sono a disposizione e poi, grazie al fatto che sono al sicuro nel Fondo, usarle per ridurre le tasse.
Stando alla bozza, venerdì il governo anticiperà dal 2014 al 2012 la partenza del fondo, in maniera che i contribuenti potranno avere qualche beneficio già nel 2013 quando compileranno le dichiarazioni dei redditi relativi al 2012.
La cosa importante è l’entità della cifra che il governo conta di avere a disposizione: visto che i blitz a Cortina, Milano e Roma stanno funzionando, assieme alle misure contenute nei due ultimi decreti, Monti e il suo vice al Tesoro Vittorio Grilli stimano di trovarsi nelle casse almeno 20 miliardi in più.
Non una tantum, ma strutturali.
Con un simile cuscinetto si possono fare due cose: evitare l’aumento dell’Iva a ottobre (vale circa 16 miliardi) e abbassare di almeno un punto percentuale l’aliquota più bassa dell’Irpef, cioè per il reddito fino a 15mila euro, dal 23 al 22 per cento.
Ma il Tesoro ha invitato alla prudenza.
E nella bozza del decreto non c’è un riferimento diretto all’Irpef, soltanto a “misure, anche non strutturali, di sostegno del reddito di soggetti appartenenti alle fasce di reddito più basse” in particolare le “detrazioni fiscali per i familiari a carico”.
Ma è un gioco a incastri: l’aumento dell’Iva è previsto come paracadute se il governo non riesce a rimodulare le agevolazioni fiscali per famiglie e imprese.
Se la tagliola dell’Iva non scatta e il Parlamento approva la revisione delle agevolazioni, si potrebbero liberare altre risorse.
Ma c’è chi nel governo pensa invece di stabilire da subito il taglio dell’Irpef e, se non dovessero arrivare abbastanza soldi dalla lotta all’evasione, far scattare una clausola di salvaguardia che farebbe aumentare l’aliquota più alta dell’Irpef, oggi al 43 per cento sopra i 75 mila euro.
Forse però è soltanto uno spauracchio da agitare davanti al Pdl per far digerire a Silvio Berlusconi e al suo partito una misura antievasione, citata nella bozza, che dovrebbe garntire le risorse al Fondo: il ritorno dell’elenco clienti-fornitori per le imprese, una misura prevista ai tempi di Vincenzo Visco (governo Prodi) e poi abolita da Giulio Tremonti.
Difficile evadere per le imprese se costrette a comunicare da chi si riforniscono e a chi vendono.
Tutte le operazioni diventano tracciabili.
Sono misure che miglioreranno il gradimento del governo. E Monti, che nega sempre di fare scelte condizionate dall’impatto di comunicazione, sembra però attento ad avere una solida base di consenso , soprattutto in caso di aumento della frizione con i partiti.
Oltre alle tasse, però, la popolarità del governo dipende da due temi: la casta e la trasparenza.
“à‰ molto bello che ci siano le crociate contro i privilegi della casta e siamo ben lontani da aver realizzato ciò che è necessario al riguardo”, ha detto ieri Monti rispondendo a una domanda nella sede di Borsa Italiana, dove erano riuniti investitori e operatori.
Poi l’invito a non esagerare: la stampa dovrebbe stabilire “nel segreto della propria coscienza un’asta oltre la quale dire ‘beh, mica malaccio’. La fame di sangue della politica da parte della gente è illimitata”.
Il primo test sarà oggi: ministri e sottosegretari devono pubblicare on line redditi e patrimoni, non si accettano defezioni (il termine è già stato prorogato di una settimana). Monti già rivendica il successo: “Ho faticato a trovare qualcosa di comparabile” sui siti degli altri governi del G7.
Dopo il discorso a Piazza Affari, Monti è volato a Bruxelles per l’eurogruppo, la riunione dei ministri economici della zona euro, che deve decidere sugli aiuti alla Grecia (il prestito da 130 miliardi).
Giusto prima della partenza esce una lettera firmata da 12 primi ministri, dall’inglese David Cameron allo spagnolo Mariano Rajoy al polacco Donald Tusk.
à‰ il partito della crescita, guidato da Monti, che deve contenere l’istinto tedesco a imporre soltanto rigore, “serve un’azione per modernizzare le economie”.
Ma contenere Angela Merkel non sarà facile.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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