Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile
OGGI PER I RADICALI E’ “IMPROBABILE LA NOSTRA FIDUCIA”, DOMANI CHISSA’… AUMENTANO I DISTINGUO NELLA MAGGIORANZA
“Non so quanti giorni o settimane ha davanti il governo. Di certo una maggioranza che si regge su pochi voti non può andare avanti molto”.
Guido Crosetto sintetizza così lo stato di salute dell’esecutivo. Lo fa mentre a Palazzo Chigi si fa la conta dei voti in vista della prossima fiducia sul maxi emendamento alla legge di stabilità con le misure anti-crisi e con l’ansia di nuove defezioni che cresce.
E che l’allarme in casa Pdl sia davvero ai massimi livelli lo confermano le parole di Maurizio Sacconi. “Per quanto riguarda il maxi emendamento che sarà varato dal governo contro la crisi è meglio non parlare al momento di ricorso al voto di fiducia”, ha detto il ministro del Lavoro.
“Di fiducia in questo momento non si deve parlare – ha precisato – perchè l’auspicio è che quel maxiemendamento sia valutato senza pregiudizio”.
“Mi auguro – ha aggiunto il ministro – che nella commissione parlamentare vi sia un esame oggettivo per quelle misure fondamentali per la nostra economia e che non vi siano posizioni ostruzionistiche e pregiudiziali”.
Berlusconi vede materializzarsi quota 314, ovvero la perdita della maggioranza assoluta in aula alla Camera.
Senza contare i frondisti scajoliani e l’area dei “dissidenti” (Roberto Antonione, Isabella Bertolini, Giancarlo Pittelli e Giorgio Stracquadanio), firmatari della lettera che chiede al premier di promuovere un nuovo esecutivo.
E alla lista degli indecisi si aggiunge anche il Pri di Francesco Nucara: “Ci riserviamo di votare la fiducia al governo solo sulla base dei contenuti che saranno presentati alle Camere”.
Oscillante, invece, l’atteggiamento dei sei deputati radicali, eletti nel centrosinistra e da tempo in rotta di collisione con il Pd: “Se il governo si dovesse presentare con un emendamento che contiene la traduzione legislativa di tutti i punti contenuti nella lettera del governo all’Europa, la domanda è un’altra: perchè mai non dovremmo votarlo?” dice Rita Bernardini.
Ma Silvio Viale frena: “Una cosa è valutare le proposte e i provvedimenti nel merito ed eventualmente votarli, altra cosa è dare la fiducia al governo”.
“Il 90 per cento corrisponde a grandi linee ai nostri referendum di 15 anni fa”, sottolinea Maurizio Turco, ma “noi siamo all’opposizione e non voteremo al fiducia al governo”.
Nel frattempo il governo mostra tutte le tensioni che lo agitano. “Un passo indietro di Berlusconi andrebbe fatto – dice il deputato del Pdl Giancarlo Mazzuca – se è per il bene del Paese, perchè l’importante è quello, oggi è in gioco il Paese”.
Ma c’è anche chi prova a fare muro tirando il ballo coerenza e fedeltà : “Se Bonciani e D’Ippolito quando ci sarà da votare voteranno contro, saranno degli irresponsabili” attacca Stefano Saglia, sottosegretario allo sviluppo economico con delega all’energia. Mentre Sandro Bondi rimanda al mittente la proposta di Pier Ferdinando Casini di un governo dalle large intese (e senza Berlusconi):
“Casini dispiega tutta l’arte della lusinga e della dissimulazione nei confronti del Pdl. Casini, al pari di Bersani, sa bene che un governo di larghe intese non è fra le cose possibili, e nasconde semplicemente l’obiettivo di diventare l’ago della bilancia nella prossima legislatura”.
Rincara la dose Osvaldo Napoli: “Il governo se deve cadere è bene che cada in Parlamento. Le crisi extraparlamentari non si addicono a questo tempo nè alla virulenza di questa crisi”.
Disco rosso anche dal ministro Ignazio La Russa: “Non c’è bisogno di fare ammucchiate, governi di larghe maggioranze, basterebbe che per qualche mese ciascuno, a partire dalla maggioranza, facesse il proprio dovere, avendo come primo obiettivo quello di affrontare e superare un momento difficile”.
Ma l’ipotesi di un esecutivo di transizione trova una certa freddezza anche nel campo dell’opposizione.
“E’ necessario andare alle urne al più presto – commenta Antonio Di Pietro – Attenti ai governi tecnici perchè una maggioranza che poi di fatto finirebbe per fare le stesse che non vogliamo faccia Berlusconi, sarebbe come cadere dalla padella alla brace”.
Il Pd, che domani chiama a raccolta i suoi militanti a Roma, dice di essere pronto “a fare la propria parte per l’emergenza” senza temere le elezioni.
“L’esecutivo ha le ore contate e non deve trascinare il paese nel baratro. Siamo, come abbiamo dimostrato in questi mesi, responsabili e pronti a un governo d’emergenza. Ma, di fronte all’irresponsabilità di altri, non abbiamo paura delle elezioni”, conclude Ventura.
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Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile
LA CONFERENZA DELLE REGIONI ANNUNCIA IL PROVVEDIMENTO MA DIMENTICA DI DIRE CHE NON RIGUARDERA’ GLI ATTUALI AMMINISTRATORI, MA SOLO QUELLI ANCORA IN DIVENIRE
“Un passaggio fondamentale” che corrisponde al “corretto equilibrio tra i costi delle
istituzioni e la democrazia in un momento difficile del Paese”. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, commenta soddisfatto il via libera al provvedimento che sancisce l’abolizione dei vitalizi dei consiglieri regionali.
E non è il solo.
A cantar vittoria sono tutti i governatori italiani: da Renata Polverini a Roberto Cota, da Stefano Caldoro a Luca Zaia, per qualche ora un unico filo rosso ha legato nord e sud nell’euforia per il via libera a uno dei pochi provvedimenti anti-casta che la politica italiana è stata in grado di produrre negli ultimi mesi.
Nessuno però si è soffermato su un punto: il provvedimento avrà efficacia solo a partire dal prossimo rinnovo dei Consigli regionali e, quindi, non riguarderà gli amministratori che ieri hanno trovato l’accordo.
Salvo rarissime eccezioni.
Come la Calabria o il Trentino, che hanno già scelto di abrogare le pensioni per gli ex consiglieri.
O come le Marche, dove ieri alcuni onorevoli hanno formalizzato la rinuncia al vitalizio.
A ridurre i costi della politica si impegnerà , lo promette, anche il Presidente del Consiglio della Lombardia, il leghista Davide Boni, che ieri ha indetto una conferenza stampa annunciando l’abolizione immediata dei vitalizi e delle auto blu regionali, scatenando così l’ira dei colleghi del comitato regionale incaricato di predisporre una legge bipartisan che diminuisca indennità di carica e spese degli uffici lombardi.
Una scelta drastica, certo molto più incisiva di quella che, sempre ieri, il parlamentino campano ha deciso di adottare all’unanimità .
La nuova legge prevede la “sospensione dell’erogazione dell’assegno vitalizio per gli ex consiglieri regionali eletti al Parlamento europeo, al Parlamento nazionale o ad altro Consiglio regionale”, ma solo “fino al termine dei suddetti mandati”.
In soldoni, al termine della legislatura, i deputati e i senatori campani avranno di nuovo diritto alla pensione da consiglieri regionali, che si aggiungerà a quello da parlamentari.
Due pensioni d’oro per una vecchiaia a cinque stelle.
Certo, nell’immediato il colpo al conto corrente degli otto campani colpiti dal provvedimento è notevole: per pagare i loro vitalizi, dalle disastrate casse regionali uscivano ogni mese circa centomila euro, che diventano milioni se si pensa che la legge era in vigore dal 2005.
Molto di più tuttavia si risparmierebbe se si decidesse di sospendere i vitalizi da subito oppure, come propone il capogruppo Pd Giuseppe Russo, se si decidesse di passare al sistema contributivo per le pensioni degli onorevoli.
Ma la maggioranza, per ora, da quell’orecchio sembra non voler sentire. “Della questione stiamo discutendo al livello nazionale in conferenza delle Regioni per mettere a punto una norma che valga per tutti”, ha commentato Paolo Romano, Presidente dell’assemblea.
Come a dire: ben vengano le leggi anti-casta. Ma un passo alla volta.
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Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile
CHIARITO IL GIALLO DEL COMMISSARIAMENTO: “LO HA VOLUTO L’ITALIA”… IL PRESSING SUL GOVERNO PERCHE’ ACCETTI LA SORVEGLIANZA DELL’FMI SEMBRA AVER AVUTO SUCCESSO…SARKOZY: “BERLUSCONI SA CHE IL PROBLEMA NON SONO LE MISURE DEL PACCHETTO MA SE SARANNO APPLICATE”
“L’Italia ha deciso di sua iniziativa di chiedere al Fondo monetario internazionale di
monitorare i suoi impegni”, lo ha detto al G20 di Cannes il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso.
Secondo gli alti funzionari dell’Ue l’Italia è stata di fatto commissariata e dovrà rispondere del ritmo a cui farà le riforme al Fondo monetario internazionale.
Palazzo Chigi aveva smentito la notizia.
“Nelle prossime settimane – ha aggiunto Barroso – monitoreremo la situazione dell’Italia e la sua capacità di rispettare gli impegni. E’ importante per tutti i paesi membri dell’Ue”.
Il “commissariamento” riguarda le riforme su pensioni, lavoro e competitività che erano state promesse ai leader europei la scorsa settimana e la debolezza di un governo che poggia su una maggioranza sempre più sottile.
Certo è che – come ha detto a chiare lettere questa mattina il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – “il nostro Paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità , durata ed estensione senza precedenti”
La conferma delle difficoltà attraversate dall’Italia viene anche dalla prima carica dello stato. Parlando all’Altare della Patria il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto che “il nostro paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità , durata ed estensione senza precedenti nel periodo seguito alla Seconda guerra mondiale. Il momento è molto difficile e duro”.
E, come dice senza tanti giri di parole Nicolas Sarkozy, è tempo di passare dalle parole ai fatti. “Abbiamo preso atto con interesse” delle misure varate dal governo italiano, spiega il presidente francese stando bene attendo a evitare ironie, “ma anche lui sa che la questione non è il contenuto del pacchetto, ma se sarà applicato”.
Il Cavaliere fa di tutto per tranquillizzare sulla compattezza del governo.
Scende appositamente dalla scaletta del volo di Stato che lo porta in Francia insieme a Giulio Tremonti. Il tutto a favore di telecamere.
Anche Palazzo Chigi sottolinea che sull’aereo il clima è cordiale e proficuo.
Il Cavaliere e il Professore avrebbero perfino scherzato prima del decollo mimando due pugili pronti ad affrontarsi per poi salutarsi calorosamente.
Ma è difficile che un’ora scarsa in aereo abbia appianato distanze e contrasti che ormai nessun ministro nasconde più.
In mezzo a tanta confusione e preoccupazione, la notizia migliore della giornata viene per una volta da Atene, dove il controverso referendum sugli aiuti dell’Unione europea è stato ufficialmente cancellato.
Ora gli occhi sono puntati sul parlamento greco, dove questa sera il governo chiederà la fiducia e potrebbe vedere l’uscita di scena del premier George Papandreou.
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Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile
IRONIA ALL’ARRIVO DEL PREMIER E DI TREMONTI AL VERTICE… SARKOZY: “CHE FA L’ITALIA? CHISSA’ C’E’ BERLUSCONI”
L’opinione italiana non si conosce nemmeno, comunque non è granchè importante. Ormai
non sono gaffe, qui a Cannes a ogni livello si scherza su Berlusconi. Sul premier e su Giulio Tremonti. E nessuno si sente di dover chiedere scusa.
Che cosa farà l’Italia? Chi lo sa… c’è Berlusconi…”.
Poi un gesto ampio con le mani come a dire: tanto quello è a fine corsa.
Nicolas Sarkozy parla lontano dai riflettori, incontra le Organizzazioni non governative. È un gran comunicatore, Sarko, uno che a trovartelo davanti è capace di conquistarti anche se stai tra i suoi più accesi critici.
Parla semplice, diretto. Fa battute a raffica.
Eccolo di nuovo sorridere del Cavaliere. Racconta.
Questi due giorni per il Cavaliere sono una via crucis. A cominciare dal viaggio in aereo accanto al miglior nemico, Giulio Tremonti.
Ma ci sono troppe gatte da pelare, il fronte interno per un giorno pare ricomporsi: così eccoli, premier e superministro, che si avviano all’aereo a braccetto.
Una recita? Un disperato tentativo di tenersi a galla a vicenda? Chissà .
Sull’aereo Tremonti rivendica: “L’avevo detto che facevamo bene a non puntare su un decreto”, ma non c’è polemica.
Il Cavaliere è stanco, si addormenta. Qualcuno racconta che abbia alle spalle una movimentata notte di Halloween. Certo lo attendono due giorni di fuoco. Angela Merkel al posto delle Olgettine.
Il cavaliere giunge alle dieci di mattina sulla Croisette, dove Dennis Hopper e altri grandi del cinema hanno lasciato le impronte delle mani nel cemento.
Scende dall’auto e saluta i giornalisti. Una volta avrebbe scherzato, adesso l’espressione è terrea. Fissa.
Anche le reazioni sono ben diverse. “Berlusconi e Tremonti… Comment s’appellent… come si chiamano quei due vostri attori? Ecco, sembrano Totò e Peppino in trasferta a Milà n”, sussurra un giornalista francese (di un grande quotidiano di destra, tra l’altro).
E il cronista italiano per un attimo considera quasi di dover difendere il proprio primo ministro. Impossibile.
Ma lo stillicidio è appena cominciato.
Scoppia il giallo Obama: non avrebbe stretto la mano a Silvio. Rifiuto o distrazione? Difficile dire che cosa sarebbe peggio.
I pompieri di palazzo Chigi giurano : “Gli ha dato una pacca sulla spalla e gli ha detto “Ciao Silvio””. Chissà .
Ma il tramonto del premier, livido come in un racconto di Gabriel Garcia Marquez, va avanti.
Eccolo affrontare insieme con la Spagna le istituzioni europee e mondiali e il duo Merkel-Sarkozy che deve fargli paura più del professore di greco al liceo.
Sofferenza: Berlusconi e Zapatero contro tutti.
“Quando è entrato sembrava un ragazzino impaurito”, racconta un membro della delegazione spagnola. Prima ci sono tutti, anche Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario , e un rappresentante della Bce.
Poi arrivano le note dolenti: Merkel con il suo sguardo vagamente materno prende il Cavaliere sotto la sua ala protettrice e si apparta con lui.
Quindi, con mossa a tenaglia, ecco piombare Sarkozy.
Il Presidente e la Cancelliera — coppia di fatto della politica europea, organismo bicefalo che nessuno ha mai votato — sono due contro uno. L’incontro dura molto più del previsto. Alla fine Merkel dirà : “Abbiamo chiesto all’Italia misure forti e sostanziali”. Una scena mortificante.
Per Berlusconi, e di riflesso per l’Italia. Difficile, però, reagire se hai delle responsabilità .
“Il fatto è che Merkel non considera proprio Berlusconi tra i suoi interlocutori. Se ha bisogno di consultarsi chiama Sarkozy (“ancora tu”, cantava Battisti). Preferisce perfino il premier svedese al Cavaliere”, raccontano nell’entourage della cancelliera. Ahi, ahi, quella frase dal sen fuggita… “Kulona inkiafapile”, ridono i tedeschi.
Poi si fanno seri: “Macchè, Angela è una donna di ghiaccio, se ne frega. Semplicemente non ha mai avuto simpatia per Berlusconi”.
Pensare che l’Italia è tra gli stati fondatori dell’Europa. Oggi ci tocca sottostare all’esame della coppia di autoproclamatisi timonieri .
Unico contentino, una frase di Sarkozy: “Voglio esprimere la mia fiducia all’economia italiana, una delle più forti del mondo, la terza potenza economica dell’Eurozona. Oggi Berlusconi ci ha illustrato le misure prese dal governo nella riunione di ieri. Lui stesso sa che non c’è un problema di contenuti, ma piuttosto di applicare quanto deciso”.
Insomma, devono seguire i fatti, “per messaggi credibili”.
È quasi mezzogiorno quando Berlusconi esce dall’interrogatorio.
E cominciano i lavori, gli incontri bilaterali, come quello tra Obama e Sarkozy.
E l’Italia? Rimedia un incontro con l’amica Russia e uno con Ban Ki Moon (segretario Onu). Obama e Berlusconi si incrociano al momento della fotografia di gruppo.
Stavolta il Cavaliere non fa le corna sopra la testa del malcapitato di turno.
Ma di uno scongiuro avrebbe avuto davvero bisogno.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
GIUSEPPE BONIFACINO, ATTUALE DIRIGENTE DI TECNOINDEX SPA NEL 1993, DA DIRIGENTE DI SIEMENS NIXDORF, CORRUPPE IL SENATORE SOCIALISTA PUTIGNANO… LA SOCIETA’ CHE HA PERSO L’APPALTO DENUNCIA: “DIETRO TECNOINDEX UN GIOCO DI SCATOLE CINESI PER NASCONDERE I PROPRIETARI”
“Consegnai al senatore Putignano, in occasione di un appuntamento con lo stesso
avvenuto nei pressi di Roma-Eur, una busta contenente circa 230 milioni di lire in contanti”.
Era il 1993, l’anno di Mani Pulite, e a parlare era Giuseppe Bonifacino, all’epoca dirigente di Siemens Nixdorf, e attuale direttore operativo di Tecnoindex spa.
La tangente all’epoca era servita per corrompere il senatore Psi Nicola Putignano, al fine di ottenere un appalto miliardario per la fornitura di computer presso il ministero del Lavoro.
Lo si legge negli atti del Senato, e più esattamente in una domanda di autorizzazione a procedere contro l’allora senatore socialista, firmata dai pm Antonio di Pietro, Piercamillo Davigo e Francesco Borrelli.
“Siemens avrebbe dovuto fornire calcolatori elettronici per 17 miliardi di lire per gli anni 1990-1993″, spiegava Bonifacino ai magistrati. E grazie alla tangente, Siemens ottenne il contratto.
Curiosamente, proprio in questi giorni, lo stesso dirigente, che dalla Siemens è passato alla Tecnoindex spa, si è aggiudicato l’appalto per la gestione dei servizi informatici della Camera dei deputati (15 milioni per tre anni).
Vent’anni dopo, cambiano i nomi delle società , ma non le persone.
A nulla, infatti, è valso il ricorso della società che è ha perso la gara, la Business-e di Ravenna. Come anticipato da Il Fatto Quotidiano.it l’impresa romagnola aveva denunciato il fatto che dietro Tecnoindex ci fosse un gioco di scatole cinesi mirato a nascondere i proprietari: la società risulta partecipata al 94% dalla Brianza fiduciaria, che a sua volta è controllata dalla lussemburghese De Vlaminck.
In questo modo, secondo i legali di Business-e, sarebbe stato violato il divieto di intestazione fiduciaria previsto dal codice degli appalti pubblici, finalizzato, tra le altre cose, a prevenire le infiltrazioni mafiose.
Ma il collegio d’appello presieduto dal deputato Pdl Maurizio Paniz ha deciso proprio in questi giorni (come ha fatto sapere una nota della Camera) di confermare l’aggiudicazione a Tecnoindex.
La fiduciaria avrebbe comunicato che quel 94% di quote schermate appartengono alla società romana Nous Informatica.
Resta il fatto, però, che Montecitorio si ritrova in affari con i commercialisti brianzoli che amministrano Tecnoindex per conto di Nous Informatica.
Tra questi spicca Franco Riva, socio di Brianza Fiduciaria, ed ex sindaco di Giussano in quota Udc.
Durante il suo mandato, il Comune balzò agli onori della cronache per aver rilasciato un documento d’identità falso a un superlatitante della ‘ndrangheta.
Inoltre, da luglio scorso, Riva risulta indagato per corruzione in un’inchiesta urbanistica.
Tra i suoi “protettori” ci sarebbe l’ex assessore regionale all’Ambiente, il brianzolo Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato l’anno scorso per corruzione in una maxi-operazione antimafia: avrebbe ricevuto alcuni boss della ‘ndrangheta nel suo ufficio.
Infine, il presidente della Brianza fiduciaria, l’avvocato milanese Federico Di Maio, fu arrestato nel 2007 per riciclaggio di valuta estera dalle Fiamme Gialle di Reggio Calabria.
Elena Boromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ANNALISA VESSELLA E’ STATA NOMINATA A.D. DELL’ISTITUTO DI SVILUPPO AGROALIMENTARE, L’AGENZIA FINANZIARIA DI CUI E’ SOCIO UNICO IL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA DI SAVERIO ROMANO
Hanno quintuplicato il suo stipendio di amministratore delegato di un’azienda di Stato. 
Ed è già consigliere regionale della Campania a quasi diecimila euro al mese.
E, per di più, è anche moglie di un parlamentare.
Un’interrogazione parlamentare fa tornare la signora Annalisa Vessella agli onori della cronaca. E di riflesso anche il marito, Michele Pisacane.
Annalisa e Michele, una famiglia che vive di politica. Alla grande.
Lei l’abbiamo lasciata a settembre fresca di promozione da consigliera di amministrazione ad amministratore delegato dell’Istituto di Sviluppo Agroalimentare (Isa), a chiederci maliziosamente se esistesse un nesso tra la nomina e la circostanza che sia la moglie di un deputato dei Responsabili decisivo per le sorti del governo B.
Il peone Pisacane, eletto nell’Udc dopo aver collezionato una raffica di pettorine tra centro destra e centrosinistra, ha infatti lasciato Casini per diventare uno dei trasformisti alla Scilipoti.
Nel 2010 la moglie si candidò (e venne eletta) al consiglio regionale scegliendo di comparire sulla scheda col cognome Pisacane, mentre lui tappezzava la provincia napoletana di manifesti con la scritta ‘Vota Pisacane’.
Per di più, lui, ex sindaco di Agerola, paese di collina della provincia napoletana che affaccia sulla costiera amalfitana, è il cofondatore dei Popolari di Italia Domani insieme a Saverio Romano, ministro delle Politiche Agricole e in questa veste socio unico dell’Isa, l’agenzia finanziaria del ministero che eroga finanziamenti a tassi agevolati alle imprese agricole, circa 200 milioni di crediti già assegnati.
La lievitazione dello stipendio della signora Vessella Pisacane è rivelata da un’interrogazione a risposta in commissione Politiche Agricole presentata dal deputato calabrese Nicodemo Oliverio e in attesa di essere evasa.
Oliverio mette nero su bianco che prima del rinnovo estivo del Cda il compenso spettante ai consiglieri uscenti dell’Isa ammontava a 25.000 euro su base annua, fatta salva un’indennità aggiuntiva al presidente e all’amministratore delegato.
In base a un decreto legge del 2010 — ricorda Oliverio — le indennità dei Cda delle società interamente pubbliche andrebbero ridotte del 10%.
Invece all’Isa le cose sarebbero andate diversamente.
L’assemblea — afferma il deputato Pd — ha “rideterminato i compensi su base annua prevedendo per il presidente (Nicola Cecconato, un 45enne di Treviso, ndr) un compenso di 160mila euro, per il vice presidente e per l’amministratore delegato (la signora Vessella, laureata in legge ed ex segretario comunale, ndr) un compenso di 140mila euro, per i consiglieri un compenso di 80mila euro”.
Come se non bastasse, si legge nell’interrogazione, il Cda successivo all’assemblea avrebbe attribuito a presidente ed Ad indennità aggiuntive da nababbi: 137.500 euro per il presidente e 117.500 per l’ad “oltre al riconoscimento di un rimborso spese forfettario per alloggio ed auto pari a euro 55mila annui ciascuno”.
Per farla breve: tra lei col doppio stipendio di Ad dell’azienda pubblica e consigliere regionale, e lui con l’indennità parlamentare, la famiglia Pisacane intasca più di 30mila euro mensili.
Che si sarebbero ridotti a poco più di 20mila euro se i compensi dell’Isa fossero rimasti quelli del vecchio Cda.
Pisacane intanto a ottobre ha guadagnato una meritatissima fama per essere stato il 316° e ultimo deputato a votare la fiducia a Berlusconi, nella zona Cesarini della seconda chiamata.
Un voto maturato al termine di una lunga meditazione. “Così ora Berlusconi mi sape”, avrebbe esclamato in dialetto napoletano riferendosi a chi doveva capire ed ha capito. Non si capisce, invece, se sia stato opportuno nominare un consigliere regionale (e persino moglie di un parlamentare) alla guida di una società pubblica che eroga finanziamenti ai potenziali elettori.
L’interrogazione di Oliverio prova a sollecitare il ministro Romano anche su questo punto.
Chissà se otterrà risposta.
“Il ministero delle Politiche Agricole — afferma il deputato calabrese — avrebbe bisogno di un ministro che affronti le difficoltà del settore e non di uno impegnato in tutt’altre faccende per rafforzare le sue clientele, quelle degli amici e degli amici degli amici”.
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Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
COME UN POKERISTA FALLITO BERLUSCONI COSTRETTO ALL’ULTIMO BLUFF… IL PREMIER E’ RIMASTO SENZA DECRETO LEGGE E SENZA MAGGIORANZA
Di fronte a un’Europa sospesa fra la tragedia greca e la farsa italiana, Berlusconi riesce a sprecare anche la sua ultima carta.
Come un pokerista fallito, che non ha punti in mano e vive solo di bluff, butta via in un colpo solo la borsa e la vita.
Si gioca il Paese (con un ridicolo “piano anti-crisi” che i partner della Ue potrebbero bocciare) e il governo (con una penosa retromarcia che i frondisti del Pdl hanno già bocciato).
Atteso al varco dai Grandi del mondo, il presidente del Consiglio si presenta a mani nude al G-20 di questa mattina.
Senza decreto legge, e ormai senza maggioranza.
Siamo all’atto finale del berlusconismo. La lunga “notte della Repubblica” non è bastata al Cavaliere per ricostruire le macerie della sua coalizione.
Il Consiglio dei ministri non è stato in grado di varare il provvedimento urgente con le misure più severe per il risanamento dei conti pubblici e il rilancio della crescita.
È riuscito a malapena a raffazzonare un maxiemendamento alla legge di stabilità con le misure più indolori dal punto di vista sociale e più incolori dal punto di vista economico.
Un po’ di privatizzazione del patrimonio pubblico, un po’ di liberalizzazione degli ordini professionali, qualche pasticcio “ad aziendam” nella giustizia civile e la solita bufala propagandistica sulla sburocratizzazione dello Stato.
Tutto qui.
Nessun intervento sulla previdenza, con un ritocco sull’anzianità .
Nessun ridisegno del prelievo fiscale, con una patrimoniale o una reintroduzione dell’Ici.
Nessuna riforma del mercato del lavoro e del Welfare.
Tutto rinviato a un decreto futuro e ad un futuro disegno di legge. Già questo dà la misura dello scarto drammatico che esiste nella percezione della crisi.
Da una parte la battaglia furiosa che si combatte sulle piazze finanziarie internazionali, dall’altra la palude stagnante che si registra nel teatrino berlusconiano. Il tempo del mercato globale, luogo del verdetto giornaliero sui debiti sovrani, non coincide con il tempo di Palazzo Grazioli, “tempio” della trattativa estenuante, del rinvio sistematico, del compromesso levantino.
Il “libro dei sogni”, dunque, si è trasformato nel peggiore degli incubi.
La pomposa e pretenziosa lettera che il Cavaliere aveva illustrato al vertice europeo del 26 ottobre, com’era prevedibile, è già carta straccia.
Era una truffa, mendace e velleitaria.
Alla Ue il premier l’ha rivenduta come fosse un “Contratto con gli europei”, simulando impegni inverificabili e scadenze improbabili.
Peccato che i mercati non l’hanno bevuta: il palazzo Justus Lipsius di Bruxelles non è lo studio di Bruno Vespa.
Agli italiani il premier l’ha smerciata come fosse la sua nuova “rivoluzione liberale”, evocando addirittura lo “spirito del ’94” nelle sedute ormai fantasmatiche del cerchio magico forzaleghista.
Da allora sono passati otto giorni e bruciati oltre 100 miliardi, tra crolli in Piazza Affari e picchi dello spread tra Btp e Bund: la “frode” berlusconiana è drammaticamente manifesta in Europa, e puntualmente svelata in Italia.
Quella del Cavaliere non è una scelta. È piuttosto una resa.
Il premier si arrende all’ordalia dei mercati e all’eutanasia della maggioranza. La politica, in questo centrodestra mutilato da oltre un anno della componente finiana, non esiste più già da un pezzo.
Ma con la lettera finalmente autografa degli scontenti del Pdl (che gli chiedono un passo indietro e un allargamento della coalizione) viene forse meno anche l’aritmetica. Si vedrà presto, nei prossimi appuntamenti parlamentari.
Il maxiemendamento alla legge di stabilità potrà anche passare al Senato, la prossima settimana. Ma quando approderà alla Camera, tra il 13 e il 20 novembre, sarà una terribile roulette russa.
Molto più di quanto non lo siano state le rocambolesche fiducie votate dal 14 dicembre 2010 al 14 ottobre 2011.
Una mossa così impudente rispetto agli impegni sottoscritti nell’Eurozona, e così inconcludente rispetto ai bisogni del Paese, si spiega solo in un modo: Il Cavaliere non può e non vuole combattere la grande guerra per la modernizzazione, da uomo di una destra thatcheriana dura e pura che in Italia non è mai esistita e che lui (a dispetto della grancassa bugiarda del Foglio e di “Radio Londra”) non ha mai incarnato.
Vuole invece sopravvivere almeno fino alla fine dell’anno.
Per impedire che nasca subito un altro governo di salute pubblica al posto del suo.
Per aprire la crisi a gennaio (evitando lo spettro del referendum sulla “porcata” di Calderoli) e pilotarla fino alle elezioni anticipate della prossima primavera.
Ma questa “strategia della sopravvivenza”, che nasce dal puro interesse personale e fa strame del bene comune, ha ormai il fiato cortissimo.
L’opposizione politica è coesa, quanto meno nell’immediata disponibilità ad approvare anche le misure di risanamento più severe, purchè Berlusconi esca di scena un minuto dopo.
L’opposizione sociale è compatta, quanto meno nella richiesta di un’immediata “discontinuità ” di governo. Soprattutto, è in campo il presidente della Repubblica, che ha di fatto avviato un ciclo di consultazioni informali, come se una crisi di governo fosse già virtualmente in atto. Il comunicato diffuso due giorni fa dal Quirinale, alla luce di quanto sta accadendo, assume un significato sempre più chiaro.
L'”assunzione di decisioni efficaci”, nel solco degli impegni assunti in sede europea, è ormai “improrogabile”.
I gruppi di opposizione “hanno manifestato la disponibilità a prendersi le responsabilità necessarie in rapporto all’aggravarsi della crisi”.
Il Paese “può contare su un ampio arco di forze sociali e politiche consapevoli della necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte” che tutti si attendono dall’Italia.
Nessuno può permettersi di snaturare il pensiero o di forzare l’azione di Giorgio Napolitano.
Ma ogni ora che passa, si fa sempre più forte la sensazione che il Cavaliere non è più “salvabile”.
E che un altro governo, finalmente, è davvero possibile.
Massimo Giannini
(da “La Repubblica”)
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Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
RAPPPORTI SEMPRE PIU’ TESI CON GIULIO, ACCUSATO DI ESSERSI SCHIERATO CON IL QUIRINALE… IL MINISTRO RIBATTE: “SE MI LASCIAVATE FARE NON SAREMMO A QUESTO PUNTO”…L’ALLARME DI ALFANO: “IL TERZO POLO PRONTO A RUBARCI DIECI PARLAMENTARI”
Niente decreto. Tremonti era contrario, lo stesso Napolitano non voleva che si
trasformasse in un “carrozzone”.
Si è infranta così, alle otto di sera, l’ultima speranza di Berlusconi di presentarsi oggi al summit dei G20 con qualcosa di concreto (e immediatamente esecutivo) in mano.
A questo punto il governo è appeso a un filo sempre più sottile.
Anche il Colle ha fatto sapere a Gianni Letta che palazzo Chigi non poteva infarcire il decreto di norme che con l’emergenza finanziaria non c’entrano nulla.
Come quelle sulla giustizia e sul mercato del lavoro.
“Un decreto sulla materia economica va bene ma non potete fare un carrozzone”, il messaggio recapitato dal Quirinale.
Inoltre non sarebbe stato corretto, mentre il capo dello Stato chiede all’opposizione “responsabilità ” e “condivisione” sulle misure per il risanamento, stroncare ogni dialogo parlamentare agendo per decreto.
Niente da fare, visto che in maniera surrettizia Berlusconi aveva provato a infilare nel decreto qualcosa che al Quirinale non deve essere piaciuto affatto.
Come l’incandescente riforma dell’articolo 18 dello Statuto, quella che liberalizza i licenziamenti senza giusta causa, che nel Pdl hanno provato a approvare subito sfidando le proteste sindacali.
E invece no, si farà solo un maxi-emendamento alla legge di stabilità , come chiedeva anche Giulio Tremonti, contrario ad agire con un provvedimento d’urgenza.
E per questo accusato da Giuliano Ferrara di voler la fucilazione del Cavaliere per motivazioni “ciniche e politiciste”.
Berlusconi, caricato come una molla da Ferrara (che si è precipitato a palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri), ha puntato i piedi fino alla fine pur di non mollare il decreto.
Imputando quindi al ministro dell’Economia la responsabilità di aver convinto il Quirinale a dire di no. “Tremonti si è messo in testa di sostituirmi e pensa così di costringermi a fare un passo indietro – ha detto il premier ai suoi ministri – ma si sbaglia di grosso: se io cado si va alle elezioni”.
Proprio l’acceso scontro con Tremonti, che questa mattina volerà a Cannes con Berlusconi, ha dominato le 48 ore più lunghe del governo.
Il processo al ministro dell’Economia è proseguito infatti con toni ultimativi da una parte e dall’altra.
Durante il lungo vertice a palazzo Chigi, iniziato due sere fa e continuato ieri mattina per oltre cinque ore, Tremonti ha messo Berlusconi e i ministri della “cabina di regia” di fronte alla cruda realtà , strappando ogni velo d’illusione: “Lunedì prossimo, il primo giorno di riapertura dei mercati dopo il G20, potrebbe essere ancora più nero di lunedì scorso. Forse è tempo di prendere atto che le Borse chiedono un segnale di discontinuità sul piano politico”.
Una considerazione che ha scatenato gli altri ministri, mentre Berlusconi continuava a tacere guardando in cagnesco Tremonti.
Il primo a sbottare è stato Renato Brunetta, poi l’affondo è venuto da Paolo Romani: “Allora dillo chiaramente che vuoi le dimissioni di Berlusconi, devi avere il coraggio di dirlo!”. “Non ho detto questo, ho detto solo che serve un segnale politico. Con l’economia ormai questa crisi c’entra poco”.
Ancora Tremonti: “Se mi aveste lasciato fare il mio lavoro, senza mettermi i bastoni fra le ruote, oggi forse non ci troveremmo in questa situazione”.
È stato solo allora che il premier si è scosso, lasciando scivolare sul tavolo una frase avvelenata: “Se mi avessero fatto fare il presidente del Consiglio, senza mettermi i bastoni fra le ruote, oggi forse tu non saresti il ministro dell’Economia”.
Una fucilata a cui Tremonti ha risposto piccato: “Posso anche andarmene subito se non servo. Posso tornare al mio studio professionale”.
In questo clima, mentre il governo e Berlusconi erano impegnati nel corpo a corpo con Tremonti, si sono sentiti sempre più forti i rumori di sciabole nei corridoi del Pdl.
È stato Angelino Alfano, nell’ufficio di presidenza a palazzo Grazioli, a dare la notizia: “Casini è scatenato, sta per lanciare una nuova formazione politica per raccogliere una decina di parlamentari nostri e far saltare il governo. Si chiamerà “costituente dei moderati”, guardate che sono pronti”.
Berlusconi è terrorizzato, il giorno scelto per l’imboscata è fissato per l’8 novembre, quando alla Camera bisognerà votare nuovamente il Rendiconto generale dello Stato. Sono già scattate le contromisure per riacciuffare in extremis i ribelli e Gianfranco Rotondi ci scherza su: “Il governo è appeso a un ballottaggio Verdini-Casini”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, economia, elezioni, governo | Commenta »
Novembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
LA SLAVINA DEI FRONDISTI SPARSI, NON SOLO SCAJOLIANI…. IL PREMIER: “ME LO DICANO IN FACCIA!
Li chiamano, nel Pdl, “frondisti sparsi”, non solo scajoliani. 
È l’ultima frontiera antiberlusconiana (che comprende anche le manovre di Luca di Montezemolo) per far cadere il Cavaliere e andare a un nuovo governo, evitando così le elezioni anticipate nel 2012, vero spauracchio di tanti peones di destra smarriti, incazzati e allo sbando.
Ieri, all’ufficio di presidenza del partito dell’amore, convocato a casa di B., a Palazzo Grazioli, il segretario Angelino Alfano ha affrontato la questione in termini prettamente numerici: “C’è una congiura contro di noi per attirare una decina di deputati e fare un governo del ribaltone. Ma hanno tempo fino a Natale perchè poi l’unica alternativa sono le elezioni anticipate a marzo o aprile”. In realtà le sacche di malessere nel Pdl si stanno allargando oltre la “decina” denunciata dal fedele Alfano
Lui, B., continua a ostentare sicurezza e dice che “i numeri ci sono per approvare i singoli provvedimenti che faremo” e che alla fine vuole vedere “in faccia chi mi viene contro”.
Ormai, però, il nuovo treno per un esecutivo tecnico o di larghe intese è partito ed è iniziata un’altra attesa spasmodica per il fatidico “incidente” in Parlamento.
Il manipolo dei “frondisti sparsi” è variegato e ha preso coraggio dopo l’addio al Pdl di Roberto Antonione, forzista della primissima ora, che di fatto ha decretato la fine della maggioranza: senza il suo voto scende da 316 a 315.
La novità principale è costituita da alcuni berlusconiani considerati “falchi irriducibili”.
I nomi circolano da domenica e sono quelli di Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio.
Poi delusi come la senatrice Ida D’Ippolito e Piero Testoni.
Quest’ultimo ieri ha confermato il suo mal di pancia: “Sono tra coloro che dicono che in questo momento la maggioranza se c’è si deve far sentire”.
Questi scontenti sarebbero almeno 15 e ieri avrebbero pranzato insieme. Tra di loro anche il neomontezemoliano Fabio Gava.
Allo scoperto è uscito persino l’insospettabile Maurizio Paniz, il deputato-avvocato che fece votare la maggioranza per la tesi di Ruby “nipotina di Mubarak”.
In un’intervista Paniz scarica B. a favore di un governo guidato da Gianni Letta: “Io sono critico con Berlusconi per aver portato una commistione fra pubblico e privato che non va bene. Berlusconi ha messo molte persone in posti per i quali non erano all’altezza. Nel 2013 il presidente Berlusconi, a mio parere, non è candidabile. Oggi potrebbe fare un governo Gianni Letta, che è la persona che riesce a coagulare un percorso di consensi molto forte”.
Il repubblicano Nucara, altro malpancista della maggioranza, si schiera per il papabile Mario Monti e pronostica che “sarà molto difficile realizzare il programma di Berlusconi illustrato all’Ue”.
Alla lista poi vanno aggiunti i cosiddetti scajoliani e un po’ di ex Responsabili in forte sofferenza.
Tre in particolare: i campani Milo e Pisacane, ossia gli eroi dell’ultima fiducia, e Pippo Gianni. Milo ha smentito a metà : “Non lascio la maggioranza ma serve un cambio di rotta”.
Dieci o quindici che siano, questi deputati costituirebbero “l’avanguardia” per far andare sotto la maggioranza la prossima settimana, quando B. tornerà dal G20 di Cannes, in Francia.
Le opzioni vanno dalla legge di stabilità al rendiconto di bilancio già bocciato una volta. Oppure ancora a un voto legato alle conclusioni sul G20.
E ieri sera sarebbe apparso un nuovo documento dei “frondisti” (dopo il flop della “lettera” ispirata da Pisanu e Scajola rimasta però “anonima”), già una dozzina le firme in calce: l’obiettivo è il passo indietro del premier, anche a costo di arrivare a una mozione di sfiducia. A quel punto si spera in un effetto slavina che possa coinvolgere un numero di parlamentari più alto e varare un governo dalle basi solide, non con una maggioranza risicata.
In questo senso va una dichiarazione del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: “Non è più il momento delle furberie ma pensiamo che ci siano molti disponibili ad uscire dalla maggioranza”.
Così, sul futuro di B., in queste ore si moltiplicano gli scenari, compresa la voce di possibili dimissioni dopo il G20.
Ma lui, assediato nel bunker, non intende mollare e al Quirinale ha fatto dire che “non ci sono alternative a questo governo”.
Come scrive Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi: “Il capo del governo si ritrova sotto assedio a Palazzo Chigi. Il plotone è pronto a fare fuoco”.
Si salverà anche stavolta, il soldato Berlusconi?
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Berlusconi, Bossi, denuncia, economia, elezioni, finanziaria, governo | Commenta »