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RACCOLTA DI FIRME NEL PDL CONTRO BERLUSCONI: “FACCIA UN PASSO INDIETRO”

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

L’AGENZIA AGI PARLA DI UN DOCUMENTO, PER ORA ANONIMO, CHE GIRA IN PARLAMENTO PER SFIDUCIARE IL PREMIER… IGNOTI I FIRMATARI, OCCHI PUNTATI SU PISANU E SCAJOLA, URBANI E DINI…OBIETTIVO ALLARGARE LA MAGGIORANZA ED EVITARE ELEZIONI ANTICIPATE

Ancora non si sa chi sono i firmatari, ma il testo della lettera già  c’è.
E’ quella che gli scontenti del Pdl stanno per inviare al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al fine di chiedergli un passo indietro, passando la mano a Gianni Letta, e di allargare la maggioranza.
Il motivo? Poter dar corso agli impegni assunti con l’Ue.
Indiscrezioni non verificate attribuiscono l’iniziativa ai seguaci del senatore Beppe Pisanu, che punterebbe a mettere insieme una sessantina di parlamentari non più disposti ad appoggiare il governo.
Pisanu però smentisce: “’Non ho ideato, nè dettato, nè tanto meno sottoscritto la lettere di di cui si parla”.
Altri “indiziati”, come sponsor dell’iniziativa, Lamberto Dini (anche lui smentisce: “Non sono al corrente”) e Giuliano Urbani.
Si pensa anche agli uomini di Claudio Scajola, ma anche in questo caso arriva a stretto giro la smentita, attraverso uno dei fedelissimi dell’ex ministro imperiese, il senatore Franco Orsi: ”Di questa iniziativa non so nulla e nessuno mi ha informato”.
La missiva inizierebbe con un “caro presidente Berlusconi”, seguito dal rinnovo della fedeltà  dei firmatari nei confronti del premier, di cui gli scontenti sottolineano i “grandi meriti politici” e a cui chiedono di poter continuare a sostenerlo.
Ci sentiamo in dovere — si legge nella bozza del documento — con la lealtà  e la sincerità  che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità  dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico finanziaria richiede”.
Subito dopo, però, arriva puntuale la stoccata.
I frondisti lanciano un appello chiaro: senza un cambio di passo non potranno più garantire il loro sostegno.
Tutto questo “per non finire su un binario morto” perchè “è tempo di rilanciare l’azione politica, allargare la maggioranza parlamentare alle forze che tradizionalmente hanno fatto parte della nostra coalizione e dare una svolta all’azione di Governo”.
Secondo gli estensori del documento, riporta ancora l’Agi, il premier dovrebbe passare la mano a Gianni Letta, un minuto dopo si troverebbe un accordo politico-programmatico con l’Udc, Fli e l’Api per affrontare subito le emergenze economiche in Parlamento.
Spiega all’agenzia un senatore che aderisce alla fronda, ma che vuole restare anonimo: “Nessuno vuole pugnalare Berlusconi alle spalle, sia lui ad indicare il nome. Si deciderà  tutto nei prossimi dieci giorni”.
Al momento, però, non c’è accordo tra i “malpancisti”: “Ci sono tanti — aggiunge la stessa fonte — che non hanno il coraggio di uscire pubblicamente. Si aspetta che succeda un incidente parlamentare, ma il malessere è diffuso”.
I ‘pisaniani’ sono in contatto con Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa, anche se l’Udc chiede che il presidente del Consiglio esca di scena senza precondizioni.
Gli scajoliani si sono affrettati a sottolineare la propria estraneità  dall’iniziativa.
Più che un appello, quindi, un ultimatum vero e proprio.
La lettera, del resto, potrebbe essere l’esito della lunga riunione di ieri a cui hanno preso parte una quindicina di senatori con Beppe Pisanu o anche degli incontri degli scajoliani e tra diversi altri esponenti del Pdl.
Chiunque siano i firmatari, il messaggio lanciato è inequivocabile, specie alla luce la lettera discussa ieri a Bruxelles dal premier.
“Le misure che ci chiede Bruxelles — spiega uno dei frondisti intervistato dall’agenzia Agi, che preferisce restare anonimo — sono molto impegnative, questo governo non è in grado di attuare i provvedimenti di cui ha parlato il presidente del Consiglio”.
Tra i “malpancisti” del Pdl che di recente erano usciti allo scoperto per mettere in discussione il presidente del consiglio, la stessa agenzia cita “Saro, Pisanu, Amato, Santini, Lauro, Del Pennino”.
Tra i favorevoli all’allargamento della maggioranza, uno dei punti sottolineati nella lettera, ci sono anche “Sardelli, Milo, Gava e Destro”.
E a ispirare l’inizativa, secondo fonti parlamentari del Pdl, sarebbero Lamberto Dini e Giuliano Urbani.
Anche tra gli scajoliani c’è chi avverte la necessità  di svoltare pagina.
“La crisi — dice Roberto Antonione — non ci permette più di perdere tempo. Occorre aprire ad una nuova fase e costruire poi una coalizione per giocarci la partita delle prossime elezioni”.
Antonione riferisce che molti parlamentari sono contrari all’ipotesi delle urne l’anno prossimo.
“Non ci possiamo mica suicidare con le elezioni anticipate, non possiamo — aggiunge — giocare una partita per perdere ma per vincere”.
Mentre monta il caso politico, il segretario del Pdl Angelino Alfano nega di essere a conoscenza della missiva: ”Non mi risultano lettere di Scajola nè di nessuno. Quando riceveremo una lettera in questo senso ce ne occuperemo. Non commento documenti fantomatici, senza firme”.
E ancora: “Se conoscete qualcuno che ha firmato quella lettera ditemelo. A me non risulta”.

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IL TIMES: “L’ITALIA FAREBBE BENE A DISFARSI DI BERLUSCONI: E’ UN PAGLIACCIO E UN CODARDO”

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

UNA VIGNETTA DOVE IL PREMIER TOCCA IL FONDOSCHIENA ALLA MERKEL…”LA SUA INCAPACITA’ DI GOVERNARE LA TERZA MAGGIORE ECONOMIA D’EUROPA HA DISTRUTTO LA SUA CREDIBILITA’ POLITICA E ORA PONE UNA MINACCIA A TUTTI I PARTNER EUROPEI”

“La caduta dell’Italia”.
Si intitola così, senza mezzi termini, l’editoriale che apre la pagina dei commenti di oggi del Times di Londra.
E così come il Financial Times qualche giorno or sono, ora anche un altro tra i più autorevoli quotidiani britannici e d’Europa descrive una situazione sempre più allarmante per il nostro paese, con conseguenze pericolose per tutta l’eurozona, suggerendo una soluzione urgente: le dimissioni immediate di Silvio Berlusconi.
“L’Italia farebbe bene a disfarsi di Berlusconi”, comincia l’editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale.
“Non sono semplicemente delle sue avventure sessuali, dell’ombra della corruzione e della volgarità  dei suoi commenti machisti, ad avere fatto perdere la pazienza ai suoi compatrioti. E’ la sua totale incapacità , dopo un totale di otto anni al potere, di riformare il corpo politico e mantenere le promesse. La sua incapacità  di governare la terza maggiore economia d’Europa ha distrutto la sua credibilità  politica e ora pone una minaccia esistenziale a tutti i partner dell’Italia nell’eurozona”.
Il Times ricorda i sorrisini di scherno scambiati tra la Merkel e Sarkozy al summit della Ue a proposito dell’impegno di Berlusconi per rimettere in ordine il suo paese: “Quegli sguardi dicono tutto. L’Europa non ne può più di questo pagliaccesco primo ministro, la cui irresponsabilità  e codardia politica hanno aggravato l’attuale crisi”. l’Italia, prosegue l’articolo, è oggi di conseguenza “sull’orlo del disastro finanziario, e se l’Italia non può essere salvata, non ci sarà  salvezza nemmeno per l’euro”.
L’editoriale afferma che, senza l’accordo dell’ultimo minuto con Bossi, Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere, il presidente Napolitano avrebbe potuto assegnare un incarico a un governo tecnico ad interim in grado di apparovare le urgenti misure necessarie all’Italia e all’Europa.
Ma il compromesso tra Berlusconi e Bossi è la “soluzione peggiore”, continua il Times, perchè la Banca Centrale Europea, senza un calendario di riforme di austerità , non potrà  acquistare i titoli di stato italiani nella quantità  necessaria a evitare una bancarotta a causa del debito.
E gli italiani perderanno tempo con una elezione anticipata senza avere prima risolto i problemi più gravi.
“Tutto viene rinviato da un primo ministro spaventato dalla reazione degli elettori”, conclude il Times.
“Due mesi fa questo giornale avvertì che l’irresponsabilità  di Berlusconi stava trasformando un problema locale in un disastro d’emergenza. Quel disastro ha ora avvolto l’Italia e i suoi vicini. Il miglior servizio che il primo ministro italiano potrebbe rendere adesso al proprio paese è dimettersi immediatamente”.

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FIGURACCIA DI BERLUSCONI IN TV: “LA MERKEL SI E’ SCUSATA PER I RISOLINI”, MA POCO DOPO ARRIVA LA SMENTITA DELLA CANCELLIERA TEDESCA

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

POI IL PREMIER CHIEDE UN PASSO INDIETRO DI BINI SMAGHI DA VESPA E ARRIVA LA RISPOSTA DA PARIGI: “NON SERVONO GLI APPELLI IN TV, BISOGNA SAPER MANTENERE GLI IMPEGNI” …E SARKOZY HA EVITATO DI DARGLI LA MANO DAVANTI AI MEDIA

Silvio Berlusconi incassa il sì dell’Unione Europea al piano per la crescita e la riduzione del debito e, in collegamento telefonico con Porta a Porta, lancia un appello a Bini Smaghi perchè si dimetta dal board della Bce: “Deve lasciare, ci crea problemi con la Francia.
“E’ stato nominato dal governo – continua il premier – oggi il governo gli chiede di dimettersi per non creare un casus belli”.
Il premier ha ovviamente parlato anche delle misure contenute nella lettera inviata all’Ue: “Tutti hanno apprezzato i tempi e i provvedimenti, giudicandoli efficaci per contrastare la situazione di crisi”.
I provvedimenti previsti, ha continuato il premier, saranno approvati “nei prossimi mesi” e “mi auguro un comportamento responsabile dell’opposizione che dovrebbe impegnarsi a votare con noi perchè non sono misure che riguardano l’interesse della maggioranza ma di tutti gli italiani e che rappresentano per l’Italia un impegno nei confronti dell’Europa”.
Berlusconi affronta anche il tema dell’ironia con cui Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno risposto domenica a una domanda sulle rassicurazioni italiane: “La signora Merkel è venuta a scusarsi e mi ha detto che non c’era nessuna intenzione di denigrare l’Italia. Con lei i rapporti sono cordialissimi”.
Rapporti cordiali confermati dal portavoce della Merkel, che però smentisce seccamente le scuse. In un tweet, Steffen Siebert ha risposto così a chi gli chiedeva un commento sull’affermazione di Berlusconi: “Nessuna scusa perchè non c’era nulla di cui scusarsi”.
“Con Sarkozy – ha continuato il Cavaliere – non ho avuto modo di parlare. Non ci siamo incontrati. Purtroppo con la Francia c’è il caso di Bini Smaghi che non aiuta”.
Che la situazione con la Francia sia un po’ tesa lo confermano anche le parole del presidente francese nella notte, dopo l’accordo sul debito della Grecia.
“L’Italia ha due membri nel board della Bce. Sono felice per lei, ma non è una situazione che può continuare finchè non c’è alcun francese”.
E continua: “Ho la massima stima per Bini Smaghi, ma mi ero impegnato a sostenere la candidatura di Mario Draghi in cambio di impegni precisi”.
Poi la stoccata contro l’appello fatto dal premier Silvio Berlusconi: “È sempre meglio mantenere gli impegni. Non so se la televisione sia il modo migliore per farlo”.
A Porta a Porta, Berlusconi smentisce anche il patto con Umberto Bossi per andare al voto a marzo 8: “Inesistente, arriveremo al 2013”.
Infine, su una delle misure 9 contenute nella lettera di 15 pagine inviata alla Ue, quella sui licenziamenti più facili, spiega: “Le aziende in crisi potranno licenziare”, ma lo Stato aiuterà  queste persone “con la cassa integrazione a trovare un nuovo lavoro”.

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ORA SI SCOPRE CHE I 67 ANNI NEL 2026 ERANO GIA’ PREVISTI: SILVIO HA BLEFFATO

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

NELLA LETTERA INVIATA ALL’EUROPA IN REALTA’ VI SONO VINCOLI MENO SEVERI DI QUELLI GIA’ PREVISTI QUESTA ESTATE DALLA LEGGE 111 DEL 2011 CHE PARLAVA GIA’ DI 67 ANNI E 7 MESI… IL VERO TERRENO DI RIFORMA ERA L’ANZIANITA’ DOVE NON CAMBIA NULLA

Un bluff. Un’incomprensione. Nella migliore delle ipotesi un giallo.
Oppure come in Alice una “non-riforma”.
La linea dell’Italia, come espressa dalla lettera di Berlusconi alla Ue, è quella che le pensioni di anzianità  e vecchiaia vanno bene così, come sono state modificate dalla manovra d’estate, niente di più.
Nulla si tocca sull’anzianità , in base al “nyet” di Bossi: si andrà  a “quota 97” nel 2013 (ovvero 62 anni anagrafici e 35 di versamenti), come regolarmente previsto dalla riforma Prodi-Damiano.
Ma l’equivoco più grosso – avvalorato dall’intervento del ministro Gelmini a Ballarò di martedì sera che ha spacciato la cosa per una novità  – è sulla vecchiaia.
Non ci sarà  infatti alcun innalzamento dell’età  per la pensione di vecchiaia perchè nel 2026 è già  previsto dalla manovra d’estate (legge 111 del 2011) che si vada in pensione a 66 anni e 7 mesi.
A questa età , per calcolare il momento effettivo del pensionamento, bisogna aggiungere tuttavia un anno, come previsto dalla recente introduzione della cosiddetta “finestra mobile” che impone a tutti di aspettare dodici mesi prima del ritiro dell’assegno.
A conti fatti dunque nel 2026 si andrà  in pensione, come previsto dalla vigente normativa, a 67 anni.
Anzi, per la precisione la normativa attuale è già  più severa di quella che sembra garantire Berlusconi all’Europa, perchè il traguardo della vecchiaia in base alla manovra d’estate, che peraltro ha accelerato la partenza del processo di due anni (al 2013), potrà  essere tagliato solo a 67 anni e 7 mesi.
Infatti, come è evidente da una tabella di fonte Inps che tiene conto delle proiezioni demografiche Istat, dal 2013 l’età  di vecchiaia salirà  in base alle cosiddette “aspettative medie di vita” di tre mesi ogni tre anni.
Grazie a queste riforme in Italia il traguardo dei 65 anni è rimasto in vita solo dal punto di vista “legale”, perchè “aspettative di vita” e “finestra mobile” fanno sì che già  dal prossimo anno si andrà  in vecchiaia a 66 anni, nel 2013 a 66 anni e tre mesi, nel 2019 a 66 anni e 11 mesi fino a raggiungere – come accennato – i fatidici 67 anni e 7 mesi nel 2026.
Tutto scritto e votato dal Parlamento, perchè la prima versione della riforma sulle “aspettative di vita” risale alla legge 122 del 2010.
“Si ripercorre il cammino realizzato con le norme vigenti e resta aperto il nodo dell’anzianità “, conferma Giuliano Cazzola (Pdl).
Anche per le donne la lettera del governo italiano a Bruxelles promette l’immobilità . Infatti la manovra d’estate ha messo in moto un meccanismo di accelerazione che parte blandamente dal 2014 (con l’aumento di un mese) e via via sale fino al 2026. Anche in questo caso al meccanismo bisogna sommare le “aspettative di vita” e la “finestra mobile”: così facendo, come dimostra la tabella Inps-Istat, nel 2026 l’età  effettiva di pensionamento delle lavoratrici del settore privato sarà  di 67 anni e 7 mesi. La novità  dei due calcoli comparati sta nel fatto che donne e uomini nel 2026, quanto a pensione di vecchiaia, raggiungeranno una parità  sostanziale: sommate le varie riforme andranno entrambi in pensione effettiva a 67 anni e 7 mesi.
Detto ciò, il nostro sistema, che mantiene l’atipicità  europea delle pensioni di anzianità  oggetto del pressing della Bce, darà  le seguenti opzioni.
Chi potrà , perchè come molti lavoratori garantiti del Nord ha una storia contributiva forte, sfrutterà  l’occasione di andare in pensione dal prossimo anno a “quota 96” (ovvero con 61 anni di età  anagrafica e 35 di contributi) o nel 2013, quando il meccanismo di innalzamento si fermerà  con 62 anni e 35 di versamenti.
Meglio ancora si troverà  chi, avendo lavorato per 40 anni, potrà  sfruttare il “semaforo verde” permanente che prescinde dall’età  anagrafica.
Chi invece ha una storia contributiva frammentata, dovrà  tirare la carretta: fino a 67,7 anni nell’anno di grazia 2026.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica”)

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LE MANI DELLE MULTINAZIONALI SUI PRODOTTI AGRICOLI: BREVETTI, POMODORI E BROCCOLI COME AUTO DI LUSSO

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

LE GRANDI AZIENDE INTERNAZIONALI SI STANNO GARANTENDO L’ESCLUSIVA SU MOLTI ALIMENTI… CHI VORRA’ COLTIVARLI SARA’ COSTRETTO A PAGARE UNA ROYALTY CON UN INEVITABILE AUMENTO DEI COSTI PER PRODUTTORI E CONSUMATORI

Pomodori, patate, broccoli, ogni altro alimento. Oggi li comprate al negozio, al mercatino sotto casa, al supermarket.
Dovrete sempre continuare a farlo per nutrirvi, ovviamente, ma in un futuro prossimo potrà  costare più caro a voi consumatori e ancor più caro ai produttori, perchè le grandi multinazionali dell’agroalimentare brevettano all’Epo (European patents office, ufficio europeo dei brevetti, sede Monaco di Baviera) queste produzioni, e quindi in sostanza se ne assicurano l’esclusiva.
Contro questa pratica, incompatibile con normative e leggi della stessa Ue, si terrà  a Monaco una manifestazione internazionale.
Il brevetto per strappare al resto del mondo l’esclusiva della patata, del pomodoro, del broccolo, della bistecca, secondo le associazioni di difesa della natura e della materia vivente come Equivita in Italia, è ormai una strategia portata avanti a carte scoperte da multinazionali come Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer, Basf solo per citare alcune tra le più potenti.
L’Ufficio europeo dei brevetti annullerà  il ricorso contro il brevetto sul broccolo (EP10698199), ed è convocata la manifestazione davanti alla sua sede nella capitale bavarese.
Poi seguirà  il brevetto sul pomodoro (EP1211926). In altre parole, per spiegare tutto ai profani: chi vorrà  coltivare pomodori dovrà  pagare ogni anno al detentore del brevetto, cioè a una multinazionale, una royalty, un diritto di brevetto.
Cioè coltivare broccoli o pomodori, materia vivente e patrimonio alimentare comune dell’umanità , verrà  equiparato a produrre una bella Bmw o Mercedes, ovviamente diritto esclusivo del produttore d’auto, e dei suoi team di ingegneri, ricercatori e operai che hanno sviluppato l’auto messa poi in vendita.
Un pomodoro o un broccolo come un’auto di lusso, ti saluto consumatore e cittadino. La produzione indipendente di verdure di cui l’umanità  si nutre da millenni verrà  quasi equiparata all’attività  di chi, come le industrie cinesi controllate dal sistema totalitario al potere a Pechino, produce e vende copie spudorate di auto, treni ad alta velocità  o aerei i cui originali sono stati costosamente studiati, elaborati, sperimentati e prodotti nel mondo libero, dall’Europa al Nord America, dal Giappone alla Corea del Sud.
Conseguenza: agricoltori e allevatori, soprattutto nel terzo mondo ma anche da noi in Europa, rischieranno di andare in rovina, e molti di loro ci andranno davvero, mentre non andranno in rovina le industrie di proprietà  del partito-Stato cinese che copiano i prodotti originali dell’industria europea, giapponese, nordamericana, sudcoreana. Paradossale ma rischiamo proprio questo.
E i consumatori pagheranno il conto col carovita, quindi peggio che comprare una copia cinese a buon mercato di un prodotto europeo.
Le decisioni dell’Epo, notano le organizzazioni di difesa della natura e della materia vivente, contraddicono l’articolo 53b della convenzione europea dei brevetti e l’articolo 4 della direttiva europea sulla brevettabilità  del vivente.
Sembra linguaggio ostico da addetti ai lavori, ma tradotto in pratica significa che le multinazionali non avranno più solo in mano i brevetti esclusivi del cibo transgenico, bensì anche del cibo tout court.
E’ una strada strisciante verso la cancellazione della sovranità  alimentare degli Stati e delle economie e la privatizzazione della materia vivente.
Se brevetti il broccolo o il pomodoro, detto in soldoni, l’agricoltore ovunque nel mondo dovrà  pagarti ogni anno i diritti, con pesanti conseguenze per la sua sopravvivenza economica e per il prezzo al consumo.
Come ha detto Kerstin Lanje di Misereor, “in tempi in cui quasi due miliardi di persone soffrono la fame è semplicemente immorale far crescere i prezzi degli alimenti creando monopoli dei brevetti”.

Andrea Tarquini
(da “La Repubblica”)

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L’ECONOMISTA ALAIN MINC: “IL VERO PROBLEMA E’ BERLUSCONI: SE USCISSE DI SCENA LA CRISI SAREBBE RISOLTA”

Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile

PARLA IL FAMOSO ECONOMISTA FRANCESE, CONSIGLIERE DI SARKOZY: “NON ABBIAMO PIU’ VOGLIA DI RIDERE, SOFFRITE DI UN DEFICIT DI CREDIBILITA'”…”BASTEREBBE UN CAMBIO DI LEADERSHIP PER RASSICURARE I MERCATI”

«Il problema dell’Europa oggi è Berlusconi. Se miracolosamente il vostro primo ministro uscisse di scena, allora gran parte dell’attuale crisi sarebbe risolta». All’Eliseo non è più tempo di risate nè di battute.
Per Alain Minc, uno dei più fidati consiglieri di Sarkozy, «le sorti dell’Eurozona sono legate all’esito delle trattative a Roma».
Nel suo studio di avenue Georges V, l’economista francese chiede di essere aggiornato sui negoziati a Palazzo Chigi. «Aspettiamo con ansia che l’Italia non sia più umiliata e torni ad essere quel grande Paese che è»
Intanto lo scherno del presidente francese e della Cancelliera tedesca in conferenza stampa è sembrato fuori luogo.
«Berlusconi cerca di trasformare il discredito che pesa su di lui in un attacco all’Italia. Non è così. Le assicuro che nessuno ha più voglia di ridere, i francesi meno degli altri. Per Sarkozy sarebbe tutto più semplice se potesse contare su un leader italiano credibile e al suo fianco al tavolo dei negoziati con la Germania».
Cosa si aspettano Sarkozy e Merkel dal governo italiano?
«E’ stato spiegato al vostro primo ministro che l’Europa non si accontenterà  più di generici impegni. Berlusconi deve portare riforme precise e vincolate se vuole che si attivi il meccanismo europeo di solidarietà ».
Ci sono anche molte divisioni nell’asse franco-tedesco.
«L’accordo si troverà  e sarà  sufficientemente ambizioso da garantirci una tregua di qualche mese. Il nuovo meccanismo finanziario serve a mettere delle stampelle al vostro debito finchè c’è Berlusconi. Senza di lui, l’attuale impianto europeo avrebbe già  mezzi e strumenti sufficienti per affrontare la crisi. L’esempio della Spagna ce lo dimostra».
Il giudizio dei mercati sull’Italia non le pare ingiusto?
«E’ un problema psicologico. Manca la freddezza necessaria per valutare i vostri fondamentali, che in parte sono buoni. Soffrite di un deficit di credibilità . Non rimane che sperare che la Provvidenza cambi la leadership italiana, sostituendo Berlusconi con Mario Monti, ad esempio».
Convocare elezioni anticipate, come ha fatto Zapatero?
«Diversamente dalla Spagna, da voi non sembra esserci uno spirito europeo bipartisan. In questa fase, un governo tecnico permetterebbe di superare l’emergenza. Ho citato Monti perchè sarebbe una garanzia di rigore».
Per il Cavaliere, la crisi è dovuta alla fragilità  delle banche franco-tedesche.
«Forse Berlusconi non legge l’inglese e non ha visto gli articoli dell’Economist. In ogni caso, anche la Francia attraversa una congiuntura difficile, bisognerà  rivedere al ribasso le stime di crescita e fare nuovi tagli».
Il risanamento proseguirà  nonostante l’avvicinarsi del voto?
«Il nostro sistema non si blocca in campagna elettorale. Siamo una monarchia elettiva. Fino all’ultimo giorno, il Presidente può decidere. Sarkozy si è impegnato su tre cose: mantenere la Tripla A, portare il deficit al 4,5% nel 2012 e a 3% nel 2013. Se non seguirà  questi tre obiettivi sarà  condannato dagli elettori».
I sondaggi dicono che è già  condannato a perdere.
«Se si votasse oggi, forse. Ma visto che mancano 6 mesi, la partita è aperta. Il risultato si gioca su un piccolo margine, scommetto su meno di 4 punti di distacco tra i due candidati».

Anais Ginori
(da “la Repubblica”)

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“IL GOVERNO CI CHIEDE PURE DI LAVARCI L’AUTO”: IN PIAZZA ANCHE GLI AGENTI DELLA DIA

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

DAVANTI ALLA CAMERA MANIFESTAZIONE IERI DEGLI “IN-DIA-GNADOS”: “IL GOVERNO UCCIDE IL PROGETTO DI FALCONE E BORSELLINO”… ANCHE GLI UOMINI DELL’ANTIMAFIA PROTESTANO CONTRO UN GOVERNO CHE NON LI METTE NELLE CONDIZIONI DI LAVORARE

 «A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto.
E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria.
E la pressione delle ruote.
Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone.
Che ieri sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados».
«State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia.
«Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un altro. «L’Esecutivo ha fatto della lotta alla mafia – dice Enzo Letizia, leader dei Funzionari – quasi uno spot pubblicitario, parlando di antimafia dei fatti. Nei fatti, però, ha lasciato la polizia allo sbando, senza fondi per benzina, strutture adeguate, addestramento. E ora di fatto disarma anche la Dia».
La proteste degli investigatori antimafia è l’ultima in ordine di tempo che s’aggiunge a quelle di piazza dei giorni scorsi dei poliziotti.
A quella clamorosa del Cocer carabinieri (ai quali pare siano state tagliate mille linee fax).
E a quella dell’Esercito, il cui Cocer ha chiesto le dimissioni del governo. V
a detto che la Dia è un organismo investigativo molto particolare,
difficilmente condizionabile dal potere politico in quanto composto dalle tre forze dell’Ordine, polizia, carabinieri e finanza.
Grazie al loro lavoro sono stati sequestrati alle mafie beni per 6 miliardi e confiscati altri per 1,2 miliardi.
Ma la scure dei tagli s’è abbattuta anche su questo fiore all’occhiello della lotta alla criminalità .
«Dai 28 milioni di euro stanziati per la Dia nel 2001 – denunciano tutti i sindacati di polizia – siamo passati ai 15 di oggi. Il personale è stato ridotto a 1.300 unità  rispetto alle 1.500 previste. E ora con l’ultima legge di stabilità  è stato data un’ulteriore sforbiciata ai bilanci di 7 milioni di euro che prende dalle tasche degli investigatori dai 300 ai 600 euro al mese».
Si tratta del trattamento economico aggiuntivo «messo a disposizione del Dipartimento – sostengono i sindacati in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni – senza concertazione alcuna, dal direttore di nuova nomina». Di qui la richiesta di rimuovere dal suo incarico il dirigente Alfonso D’Alfonso.«È venuto meno il rapporto di fiducia tra vertice e struttura – tuona Flavio Tuzi, il segretario dell’associazione ispettori di polizia Anip – chiediamo al ministro dell’Interno e al capo della Polizia l’immediata rimozione del direttore generale».
«È una punizione»,dicono i poliziotti, a chi invece «meriterebbe un premio». Da bravi investigatori, gli agenti della Dia sono andati a spulciare le pieghe del bilancio della Sicurezza, scoprendo – e suggerendo – possibili risparmi che il governo potrebbe fare prima di prendersela coi loro salari.
«Una nota dolente del bilancio della Sicurezza – dicono – è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Dia, della direzione centrale Antidroga, della polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni annui».
Il riferimento è alla cittadella anticrimine del costruttore romano Renato Bocchi, sulla via Tuscolana, dove s’è trasferito 10 anni fa, fra le proteste sindacali, una gran parte del Viminale.
Ma «l’assurdità », per dirla con Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del sindacato indipendente Coisp, s’è raggiunta con l’ordine di servizio firmato dalla dottoressa Giuseppa Pirrello, dirigente della Sezione di Reggio Calabria del Dipartimento della polizia stradale, diretto ai poliziotti autisti della sottosezione di Palmi, Villa San Giovanni, Siderno e Brancaleone, di lavare le macchine da sè.
Chi non lo fa, armato del «materiale idoneo» in dotazione dei commissariati («shampoo, spugna, scopa, panno, bidone aspiratutto»), rischia il procedimento disciplinare.
«Abbiamo chiesto al Dipartimento – spiega Brugnano – il ritiro di questa direttiva umiliante per il personale che non ha precedenti. Ci hanno promesso che sarà  annullata».
Ma ai poliziotti anti ‘ndrangheta di Palmi arriva un’altra brutta notizia.
«La Direzione centrale dei servizi tecnico logistici – scrive ancora la dottoressa Pirrello – non assicura l’invio e l’assegnazione di stivali invernali per la prossima vestizione invernale».
La polizia di Roberto Maroni è senza soldi.
Senza benzina. E senza scarpe.
La criminalità  organizzata   ha un volume d’affari quantificato in 311 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Ue, classifica nella quale l’Italia è seconda, con 81 miliardi,   ma ai proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità  dell’attività  di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima.

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LA UE PER ORA CHIUDE UN OCCHIO SUL LIBRO DEI SOGNI DEL GOVERNO CHE COLPISCE I PIU’ DEBOLI E ALIMENTA LO SCONTRO SOCIALE

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

INVECE CHE ELIMINARE I COSTI DELLA CORRUZIONE NELLA P.A., COLPIRE I GRANDI EVASORI, SRADICARE I SETTE MILIARDI DI EURO SPERPERATI OGNI ANNO PER FORAGGIARE I TROMBATI SISTEMATI IN SETTEMILA ENTI, TASSARE I GRANDI PATRIMONI, IL GOVERNO PORTA LE PENSIONI A 67 ANNI NEL 2026 E AUTORIZZA I LICENZIAMENTI

La bozza della lettera inviata dal governo italiano per ora viene accettato dalla Ue che non poteva fare diversamente.
Essa contiene l’impegno a consentire alle aziende, a partire da maggio del 2012, il licenziamento del personale per situazioni di crisi economica, l’innalzamento a 67 anni dell’età  della pensione, la mobilità  coattiva nel pubblico impiego e una stretta sui contratti parasubordinati con condizioni più stringenti per questi tipi di contratti.
Il libro dei sogni prevede altresì: entro il 30 novembre un piano per le dismissioni del patrimonio pubblico con un introito, in tre anni, di 5 miliardi; entro il 31 gennaio 2012 via libera alla delega fiscale.
Sono alcune delle risposte alle richieste della Bce e dell’Unione, che all’Italia chiedono da tempo maggiore flessibilità  in uscita nel lavoro e tagli alla spesa.   Il governo italiano indica anche la consueta patacca della tabella di marcia: entro il 15 novembre il piano di crescita
Inoltre, sono 4 le direttrici, nei prossimi 8 mesi, su cui il governo intende operare: entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività  economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia; entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.
Da un governo che non mai mantenuto una scadenza delle tante promesse lo scadenziario fa sorridere visto che ci hanno messo tre giorni per stilare questo generico documento.
In attesa del documento ufficiale, fonti Ue parlano di una probabile approvazione del piano.
Anche perchè bocciare l’Italia non era possibile, se non generando il crollo dell’euro.
Ora vedremo come reagiranno i mercati finanziari, quelli che contano.
La lettera – di cui le opposizioni chiedono l’immediata trasmissione al Parlamento – è composta da 16 pagine suddivise in 5 capitoli.
La bozza non contiene interventi sulle pensioni di anzianità , come richiesto dalla Lega, ma per quelle di vecchiaia prevede il rialzo dell’età  a 67 anni, per donne e uomini, nel 2026.
Inoltre il governo ha messo in conto introiti per 5 miliardi in tre anni dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico. Il piano delle dismissioni dovrebbe essere approvato entro il 30 novembre prossimo previo accordo nella conferenza Stato-Regioni.
Arriva inoltre l’ennesima commissione per abbattere il debito pubblico.
Entro la fine dell’anno, si legge nella lettera, il governo “affiderà  l’elaborazione di un piano organico per l’abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità  di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali”.
Il governo, nella sua lettera, annuncia più poteri all’Antitrust per favorire la concorrenza con un rafforzamento degli strumenti dell’Autorità  entro il primo trimestre del 2012 soprattutto per evitare contrasti con la legislazione a livello locale.
La disposizioni sui licenziamenti ripropone il tentativo di aggirare l’articolo 18, già  messo in campo nella manovra di agosto con l’articolo 8, mentre molto decise nei toni sono le misure annunciate per la mobilità  nel pubblico impiego: il governo interverrà  nella pubblica amministrazione, si legge, e renderà  effettivi “con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità  obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche”.
La mission impossible di Berlusconi è quella di fare in 8 mesi ciò che non si è fatto in tre anni di governo.
L’Europa aspetta al varco l’Italia e vuole verificare se alle chiacchiere del governo seguiranno o meno i fatti..
Le reazioni in Italia sono negative.
“Procedendo così non si farà  mai una riforma, ma si attaccheranno solo le persone più deboli”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato le prime indiscrezioni sulla lettera del governo alla Ue.
Su pensioni e licenziamenti, ha aggiunto il leader della Cisl, “reagiremo subito perchè non siamo d’accordo” e perchè su queste misure “non c’è stata alcuna discussione”.
Secondo Bonanni, gli annunci in materia di lavoro sono uno “specchietto per le allodole per gli imprenditori” e il governo così “istiga alla contrapposizione e alla ribellione” per cui il sindacato deciderà  nelle prossime ore iniziative di protesta.
“Orrende anticipazioni sulla lettera del governo all’Ue”. E’ il copmmento del Pd, affidato al capogruppo della Commissione lavoro, Cesare Damiano: “Se il fulcro di una fantomatica manovra fatta di annunci e di compromessi pasticciati tra partiti di governo non più in grado di gestire la situazione è la libertà  di licenziamento e la pensione a 67 anni per uomini e donne, siamo alla frutta – dice Damiano – . Questo governo dimostra di voler colpire sempre dalla stessa parte: i lavoratori, i pensionati e i ceti più deboli”.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aggiunge che a giudicare dalle anticipazioni “toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravvedere niente di serio” e il governo ha voluto prendersi “qualche giorno di ossigeno” con l’Europa.
La risposta del governo all’Europa per affrontare la crisi è invece “deludente” secondo il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.
“E’ stato convocato un cdm – dice Casini – poi disdetto perchè non in grado di assumere decisioni. Ora c’è una lettera che è stata cambiata fino all’ultimo momento che è assai deludente. Quindi siamo preoccupati”.
“La lettera alla Ue sembra il libro dei sogni”, ha aggiunto il leader dell’Udc. Preoccupato il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo il quale “così si rischia lo scontro sociale”.
Chi siede al governo, dice Di Pietro, “non vuole la pace ma lo scontro sociale, per questo è estremamente necessario che chi ha responsabilità  istituzionali faccia finire la legislatura prima che lo scontro sociale aumenti. Di certo non si può fermare la disperazione con la repressione”.
“A giudicare dalle indiscrezioni di stampa che trapelano – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -, lo spirito riformatore del governo si traduce in una ennesimo attacco sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni e che colpiscono in particolare le donne e il Mezzogiorno”.
Camusso propone agli altri sindacati una “iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita, ancora una volta negate dalle scelte di questo governo”.

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L’ULTIMO PATTO DEI DUE TEATRANTI: “EVITIAMO LA FIGURACCIA E A MARZO SI VOTA”

Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile

BOSSI VUOLE LE URNE CON IL PORCELLUM, MA TEME L’OMBRA DI UN ESECUTIVO TECNICO….TREMONTI SCETTICO: “NON MI COINVOLGETE, CHI FA LA FRITTATA POI SE LA MANGIA”

Un patto per sopravvivere fino alla fine dell’anno.
Dopo una giornata di trattative al limite della rottura, Berlusconi e Bossi ritrovano un’esile intesa per evitare le dimissioni e un governo tecnico. È un patto segreto.
Un patto che garantisce a entrambi qualcosa.
Il premier ottiene così di accelerare l’andata in pensione a 67 anni, dando in pasto ai partner europei un assaggio di riforma.
In cambio il prezzo da pagare è alto: l’accordo prevede le sue dimissioni tra dicembre e gennaio e le elezioni anticipate nel 2012.
«Evitami la figuraccia a Bruxelles – è stato il discorso fatto dal cavaliere nel breve incontro a quattr’occhi con il Senatur – e io ti prometto che si va a votare a marzo. Con il Porcellum».
Appunto, la “Porcata” di Calderoli.
L’arma che il capo dei leghisti continua a considerare vitale per il suo partito. E per tenere a bada la fronda interna. A cominciare da Roberto Maroni.
L’azzardo resta comunque altissimo dato che il Cavaliere si presenterà  oggi a Bruxelles senza un asso nella manica, senza quell’abolizione delle pensioni d’anzianità  promessa soltanto tre giorni fa al termine del Consiglio europeo.
Un rischio enorme, di cui è ben consapevole il capo dello Stato.
Napolitano ha infatti ricevuto intorno all’ora di pranzo da Gianni Letta una prima bozza della lettera di intenti che Berlusconi porterà  oggi con sè in Belgio, ma quello che vi ha letto non deve averlo tranquillizzato affatto.
Nel governo riferiscono infatti che il Quirinale l’ha giudicata del tutto «insufficiente» rispetto alle richieste. Solo titoli, nulla di concreto.
Nel governo è così scattato l’allarme rosso per le conseguenze di una possibile nuova bocciatura europea, che a questo punto non potrebbe che avere effetti pesanti anche sul mercato del debito e sullo spread.
Il caos è tale che nel pomeriggio, in ambienti di governo, si ipotizza persino un clamoroso forfait del premier, che sarebbe pronto a disertare il vertice europeo.
Una voce subito smentita da Paolo Bonaiuti, ma che rende bene il livello di fibrillazione raggiunto dalla maggioranza.
È Umberto Bossi, nel lungo vertice di ieri, a mettere il premier di fronte alla gravità  della situazione: «È chiaro che hanno deciso di farti fuori. La regia è di Draghi: si stanno muovendo per sostituirti non l’hai capito? Se tocchi le pensioni noi rompiano e quelli ti fanno subito un governo tecnico. Dobbiamo invece arrivare insieme fino a gennaio».
Parole che fanno breccia nel premier, portando la tensione ai massimi livelli. «Umberto – replica il premier – io ho preso impegni vincolanti domenica, un segnale sulle pensioni lo dobbiamo dare assolutamente».
Così, sulle convenienze reciproche, matura l’accordo segreto.
Un passo obbligato, dal punto di vista del Carroccio, perchè Bossi continua a ripetere ai suoi che «ogni giorno che passiamo al governo perdiamo voti».
Le elezioni sono l’unica via d’uscita. Del resto anche Berlusconi ormai è consapevole di non avere più benzina nel motore.
Deve vedere approvata la legge sul processo breve per terminare il processo Mills, poi sarà  pronto per tuffarsi in una nuova campagna elettorale.
Da candidato premier.
Andare avanti in questo modo è diventato impossibile. E a pesare non c’è soltanto lo scontro con Bossi.
Anche l’atteggiamento del ministro dell’Economia è tornato nuovamente sotto la lente d’ingrandimento.
«Non capisco – si è lamentato Berlusconi con un ministro – che partita stia giocando Tremonti. Mi dicono che sta dicendo in giro che il vero problema sono io, la mia credibilità , qualunque cosa portiamo in Europa».
A colpire il premier è stato anche l’annuncio fatto sabato a Bruxelles dal ministro dell’Economia di un piano «Euro-Sud».
Piano che non sarebbe stato discusso preventivamente con palazzo Chigi e di cui Berlusconi non sapeva nulla.
Lo stesso Tremonti, quando un collega del Pdl gli ha chiesto cosa pensasse della situazione, non ha nascosto la sua sfiducia sulla possibilità  di uscirne, addossando al premier la responsabilità  del caos.
Con una citazione d’antan di Amintore Fanfani: «Chi ha fatto la frittata ora se la mangi».

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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