Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
IPSOS: GOVERNO DRAGHI APPREZZATO DAL 48%, BOCCIATO DAL 38%
Secondo i sondaggi di Emg presentati a Cartabianca, il Pd a guida Letta conosce una grande crescita, anche se non sufficiente per scalzare Fratelli d’Italia dal terzo posto. Nel dettaglio, secondo le rivelazioni Emg la Lega è al primo posto con il 22%, (-1 rispetto alla scorsa settimana) segue il M5s è al 20% (-1,4), Fratelli d’Italia al 16,8% (+0,4) e il Pd al 16,1% (+2,1)
Forza Italia è al 6,5% (-0,3) e Italia Viva al 4% (anche la formazione di Renzi perde lo 0,3). Azione di Carlo Calenda è al 2,9% mentre i Verdi sono all’1,9%. Seguono Sinistra Italiana con l’1,8% (in crescita dello 0,1%), Articolo 1 – Mdp con l’1,6% e Più Europa con l’1,5% (perde lo 0,3% dopo le dimissioni di Bonino e il caos nel congresso).
Sondaggi Ipsos
Secondo i sondaggi Ipsos, illustrati da Nando Pagnoncelli a DiMartedì, l’elettorato del Pd è formato per il 34% pensionati, per il 20% impiegati o insegnanti, per il 13% casalinghe, per il 13% operai e affini. Per età il 35% ha oltre 65 anni.
Il giudizio su come il governo Draghi sta apprezzando la pandemia dice che prevale l’apprezzamento (48% contro 38%, il 14% non risponde). Il Partito Democratico raccoglie il 18,9%, un punto in più rispetto alla settimana precedente.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
HA TEMPO DA PERDERE E PENSA DI RECUPERARE CALENDA
Enrico Letta si insedia al Nazareno, con il progetto di costruire un centrosinistra largo e di dare “ossigeno” al partito. E apre subito la prima finestra: su Roma. La risposta alle voci sulla “disponibilità ” maturata dall’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a scendere in campo per il Campidoglio in quota Pd, e quindi pronto a sciogliere la riserva, è una gelida precisazione di fonti del Nazareno: “Nulla è ancora deciso, il segretario si è appena insediato e non ha ancora avuto modo di aprire il dossier amministrative”.
Traspare, tra le righe, una certa irritazione non per i nomi in gioco ma per l’accelerazione considerata frutto di dinamiche pregresse, per il “metodo” che viene dal passato e che il neo-leader non ha intenzione di accettare. Una perplessità acuita proprio dal rapporto di stima con Gualtieri (che Letta incontrerà a breve) e dalla consapevolezza che in questa fase ogni accelerazione crea “solo danni”.
Anche perchè Carlo Calenda, in campo da ottobre, aveva già dato fuoco alle polveri: “E’ evidente la volontà di rompere, ci confronteremo alle elezioni”. Letta lo vedrà prestissimo, forse già domani, con la capitale in agenda.
Uno stop che sa, dunque, di avvertimento: così non va, la musica è cambiata. Ai dem romani, nel cui alveo è maturata l’anticipazione, ma in realtà a chiunque.
Anche perchè, senza che si siano insediati segreteria e altri organi dirigenti, parlare di candidature è “lunare”. Anche al netto di eventuali ripensamenti sul Campidoglio di Nicola Zingaretti, che potrebbero scompaginare il quadro.
E’ un Letta “decisionista”, che manovra con maggiore disinvoltura il “cacciavite” alla base della sua politica. Nel duello con Matteo Salvini, che nel corso di un incontro con la stampa estera sferza: “La sua virata sull’Europa è come il Papa che scopre che Dio non esiste… Ma sa tutto e parla di tutto come il ct della Nazionale di calcio”.
Nel delineare un’identità definita del suo Pd, rilanciando lo ius soli nell’”inverno demografico”, il voto ai sedicenni, il sistema elettorale maggioritario. Nel fare propria l’agenda Draghi senza stare “a testa china con il governo”.
Recuperare Calenda
E soprattutto nel rilanciare le alleanze, tessendo il filo del dialogo intanto con i Cinquestelle — imminente l’incontro con Giuseppe Conte — ma anche con i “piccoli”. A partire da Carlo Calenda, con cui si vedrà ad horas per parlare (anche) di Roma. Già , perchè il principale ostacolo sulla strada dello sfidante Dem al Campidoglio sarebbe proprio il leader di Azione. Che a botta calda ha commentato irato l’intenzione di Gualtieri: “Così è evidente la volontà di rompere. Ci confronteremo alle elezioni”.
Una mina da disinnescare: ecco perchè Letta vuole provare a “recuperare” il rapporto con l’eurodeputato, che al suo esordio ha preso oltre 275mila preferenze. I due si conoscono bene: Calenda è stato vice-ministro allo Sviluppo Economico con il suo governo.
Oggi il suo partito ha 3500 iscritti a Roma dei circa 20mila nazionali, un circolo in ogni municipio, e soprattutto sta scaldando i motori per la corsa.
Il programma — che va dalla mobilità alla gestione dei rifiuti — è chiuso. Le liste di tutti i candidati nei municipi sono pronte. La campagna di comunicazione — testata con i manifesti per il tesseramento, con le foto di Calenda e Matteo Richetti – è al via. Insomma, forte di sondaggi che lo collocano tra il 7 e il 10%, non ha intenzione di ritirarsi. Ma in una sfida che si annuncia all’ultimo voto, quelli di Azione potrebbero fare la differenza nel passaggio al ballottaggio.
Dietro il fastidio del segretario nell’essersi ritrovato il nome di Gualtieri su tutte le agenzie di stampa, però, ci sono anche altre ragioni.
La necessità di rispettare i tempi e le procedure utili ad allargare al massimo il campo. Sullo sfondo restano le primarie di coalizione, invocate dagli altri concorrenti Dem già in campo — tra gli altri, Tobia Zevi e Monica Cirinnà — ma che, tra pandemia ed estate di mezzo, non convincono del tutto.
Stefano Fassina mette le mani avanti: “Senza un programma condiviso, i gazebo sarebbero X-Factor”. Tutte fibrillazioni che Letta intende fare rientrare rapidamente. Gli interlocutori li ha già delineati nell’assemblea: “Speranza, Bonino, Calenda, Renzi, Bonelli e Fratoianni”, a cui si somma, appunto, Conte.
Tutti i leader di una coalizione che possa — alle comunali e poi alle politiche – sconfiggere il centrodestra. “Non sono un commissario — ha avvisato — Sono qui per preparare l’alleanza di centrosinistra guidata dal Pd che vincerà nel 2023. È l’ultima chance”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
I VERDI ORMAI SONO UNA REALTA’
Le elezioni regionali in Germania nel Baden-Wà¼rttemberg e nella Renania Palatinato hanno
confermato i Ministri-Presidenti uscenti: il verde Winfried Kretschmann e la socialdemocratica Malu Dreyer.
Kretschmann (32.3 per cento), che governa dal 2011 il Baden-Wà¼rttemberg, prima in coalizione con i socialdemocratici e negli ultimi cinque anni con la CDU (23.5), può scegliere con chi governare nei prossimi cinque anni, se con i cristiano-democratici – che hanno ottenuto il peggior risultato della loro storia in una regione che dagli anni Cinquanta fino al 2011 è stata un’autentica roccaforte della CDU — oppure se provare una coalizione a tre con SPD (11.1) e liberali (FDP, 10.7).
Malu Dreyer e la SPD (35.7), pur registrando una leggera flessione, si confermano primo partito con un ampio margine di vantaggio rispetto alla CDU (26.8) che anche qui ha ottenuto il peggior risultato della sua storia. La coalizione SPD-Verdi-liberali (FDP) che ha governato nell’ultima legislatura continuerà a governare in Renania Palatinato.
Queste elezioni rappresentavano un test fondamentale perchè erano il più importante test prima delle elezioni generali di settembre.
La forza dei Verdi
I Verdi guidati da Winfrid Kretschmann vincono per la terza volta consecutiva un Land che è tra i più ricchi e importanti dell’intera Germania. Il consolidamento di Kretschmann è la dimostrazione della forza dei Grà¼nen che alla vigilia delle elezioni federali sembrano finalmente pronti per tornare al governo del Paese.
Kretschmann è anche un Verde molto pragmatico che ha saputo governare con alleati diversi (prima con i socialdemocratici e poi con i cristiano-democratici). In questo senso il Baden-Wà¼rttemberg è un vero e proprio laboratorio politico. In futuro i Verdi potrebbero governare in una coalizione a tre con la SPD e liberali, un’opzione (coalizione semaforo) che non è del tutto remota anche a livello nazionale dopo che le ultime settimane hanno evidenziato le debolezze della CDU consumata dagli scandali e dalla gestione della pandemia.
La crisi della CDU
Fino a qualche settimana la CDU fa sembrava ancora in grado di poter vincere in entrambi i Là¤nder. I cristiano-democratici, però, hanno pagato caro gli scandali recenti legati alla vendita di mascherine, che hanno visto coinvolti due parlamentari della CDU, e alle dubbie attività di mediazione svolte da un altro parlamentare con il governo antidemocratico dell’Azerbaigian. A questo si aggiunga una certa stanchezza per le difficoltà nella gestione della pandemia e la scarsa preparazione nelle vaccinazioni che anche in Germania procedono a rilento.
Le elezioni avrebbero dovuto essere decisive per la scelta del candidato cancelliere e forse lo saranno. La scelta sarebbe dovuta cadere su Armin Laschet, neo Presidente del Partito, o Markus Sà¶der, Ministro-Presidente della Baviera. Gli eventi recenti hanno però cambiato di molto la situazione. Se la scelta cadrà , molto probabilmente, sempre su uno dei due, ora Laschet e Sà¶der sono meno entusiasti e convinti di voler guidare la CDU in una campagna elettorale che potrebbe essere molto più difficile e in salita di quanto si potesse pensare solo qualche settimana fa. Dei risultati negativi della CDU nei due Là¤nder non è certamente responsabile il Presidente Armin Laschet ma è evidente che ne dovrà comunque rispondere anche lui.
L’occasione della SPD
Da qualche anno, il grande malato della politica tedesca è la SPD. Oggi i socialdemocratici possono rallegrarsi di un buon risultato in Renania Palatinato e di un risultato tutto sommato sufficiente nel Baden Wà¼rttemberg, dove la SPD (11.1) è riuscita a non farsi superare dalla destra di AfD (10.5).
Questo doppio risultato potrebbe rilanciare la SPD in vista delle elezioni di settembre. Non è del tutto escluso che la SPD potrebbe essere in qualche modo decisiva per eventuali coalizioni a tre che fino a qualche tempo fa sembravano assolutamente improbabili. Del resto, non è certo un mistero che al candidato cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz non dispiaccia affatto l’ipotesi di un governo con Verdi e liberali.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
CALO PER I SOVRANISTI DI AFD
Crollo della Cdu, come ampiamento previsto, nei laender del Baden Wuerttemberg e del Renania Palatinato, dove gli elettori sono stati chiamati oggi alle urne nel primo test elettorale dell’anno in vista delle elezioni generali di settembre, che segneranno la fine dell’era Merkel.
Secondo gli exit poll della Zdf, nel primo land, già governato da un premier ‘verde’, il 72enne Winfried Kretschmann, i ‘Grunen’ avrebbero ottenuto il 31,5% dei voti, contro il 23 della Cdu, al minimo storico. L’Spd è quinta con il 10,5%, dopo l’Afd in calo al 12,5% e i liberali dell’Fdp all’11.
Nel Renania Palatinato, i socialdemocratici sono al 33,5%, con la Cdu che si ferma al 25,5%, i Verdi sono quarti al 9,5%, dopo l’estrema destra dell’Afd al 10,5%, anche qui in calo.
Secondo gli exit poll di Ard, nel Baden Wuerttemberg i Verdi avrebbero ottenuto il 31% (+0,7% rispetto al voto del 2017), seguiti dalla Cdu con il 23% (-4), l’Spd al 12% (-0,7%), mentre l’AfD ed i liberali dell’Fdp sarebbero quarti con l’11.5% (-3,6 e -3,2).
Nel Renania Palatinato, l’Spd rimane la forza politica leader con il 34.5% (-1,7%), davanti alla Cdu ferma al 26% (-5,8%), l’Alternativa di estrema destra al 10.5 (-2,1), i Verdi all’8.5% (+3,2) e l’Fdp al 6.5% (+0,3). Entrano nel Parlamento regionale gli Elettori Liberi, una formazione di centrosinistra che ha raggiunto il 5.5% dei voti.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA E PD IN CALO, STABILE FORZA ITALIA, SALGONO M5S E FDI
La Lega resta il primo partito con il 22,9%. Berlusconi e la sua Forza Italia sono stabili intorno all’8.0%, mentre Fratelli d’Italia si conferma in crescita attestandosi al 16.7% superando di poco il PD (16.5%) e a 0.5% punti dal Movimento 5 Stelle con a capo Giuseppe Conte (17.2%).
Con l’addio del segretario Nicola Zingaretti, il PD perde quasi 2 punti percentuali: tutti consensi transitati nel miraggio di un Movimento 5 Stelle a guida Giuseppe Conte (17.2%), che realizza in una settimana +2.7%. È quanto emerge dai sondaggi di Alessandra Ghisleri per La Stampa.
Nelle ultime due settimane, cala la fiducia in Mario Draghi, pur rimanendo molto alta: si passa dal 61,3% al 55,1%, perdendo 6,2 punti percentuali.
Emerge anche la frustrazione degli italiani per la pandemia, mentre: il 28.4% degli intervistati (+4.2% rispetto a 2 settimane fa) dichiara di essere arrivato al limite della sopportazione; il 32.1% (+1.9% rispetto a due settimane fa) denuncia i primi segni di cedimento, mentre il 27.0% (-5.7% rispetto a due settimane fa) senta ancora la forza per andare avanti.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIETRO LE QUINTE DEGLI SCHIERAMENTI A ROMA, NAPOLI, BOLOGNA, TORINO E BOLOGNA
Il rinvio delle Amministrative in autunno, causa emergenza pandemica, potrebbe essere un assist
per le coalizioni. Da un lato c’è una destra ancora senza grandi nomi nelle principali città , dall’altra Pd e M5S che potranno approfittare di qualche mese in più per costruire un’alleanza, dove possibile, e farla accettare ai propri attivisti locali.
Qualcosa si muove, insomma: basti pensare che nel Lazio i 5 Stelle sono entrati nella giunta Zingaretti, un segnale niente male in vista delle comunali a Roma.
Roma Zinga sveglia il Pd, Raggi ha l’ok di Grillo
Le manovre di Nicola Zingaretti hanno scompaginato il quadro delle candidature a sindaco di Roma. L’ingresso in giunta regionale delle due assessore pentastellate, Roberta Lombardi e Valentina Corrado, sembra sancire due cose.
La prima è che il segretario uscente del Pd quasi certamente non scenderà in campo in prima persona. Il nome ufficioso, per ora, resta quello di Roberto Gualtieri.
La seconda è che si punta a riunire la coalizione giallorosa per il Campidoglio. “Con o senza Virginia Raggi”, continuano a dire i dem, mentre ieri Lombardi si è augurata addirittura che un giorno a Roma ci siano “primarie aperte” tra Pd e M5S.
La sindaca, che ha chiesto invano il voto su Rousseau, nei giorni scorsi ha ricevuto un solo endorsement, ma forse il più pesante: quello di Beppe Grillo. E qui casca l’asino.
L’ “Aridaje” del fondatore ha allarmato il Nazareno, che teme il derby al ballottaggio. L’ex dirigente Figc, Andrea Abodi, nome caro a Fratelli d’Italia e in pole per il centrodestra, sembra stentare nei sondaggi e in alcuni è addirittura terzo.
I dati hanno infastidito Matteo Salvini, che è tornato a rilanciare Guido Bertolaso, che aveva già declinato. Ci spera l’ex ministro Maurizio Gasparri, coordinatore romano di Forza Italia, nonostante gli azzurri ormai stiano perdendo pezzi anche nei municipi. In generale, l’idea è quella di capire come evolverà la situazione fra Pd e M5S. “Vediamo cosa fanno loro e poi decidiamo”, dicono nel centrodestra.
Napoli Dema apre a Fico, Maresca divide la destra
L’ultima tentazione è tra le pieghe di una frase del sindaco di Napoli Luigi de Magistris a Radio Crc: “Se è vera la proposta della candidatura di Roberto Fico, l’avanzassero e dicessero ‘cosa ne pensate?’. E se ne parla”. Pare un’apertura.
Se tale fosse, l’ultima tentazione è quella di costruire intorno a Fico un campo largo del centrosinistra che metta dentro di tutto e di più: gli arancioni di De Magistris, il M5S a cui appartiene la terza carica dello Stato, il Pd che da mesi lavora a un accordo giallorosa simile a quello del governo Conte, la sinistra che con Fico ha condiviso le battaglie per l’ambiente e l’acqua comune quando i 5 Stelle erano meetup attivi sul territorio.
Una tentazione dalle fondamenta fragili, però. Sia perchè nel frattempo De Magistris un candidato già ce l’ha in campo, da cinque mesi, ed è il suo assessore Alessandra Clemente, e come ne spieghi il ritiro? Sia perchè quando si parla di Pd a Napoli, non si è sicuri di cosa si sta parlando: del Pd di Marco Sarracino e Paolo Mancuso, traghettatori di un’intesa Pd-M5S, o del Pd di Vincenzo De Luca, che guarda invece nella direzione della replica della coalizione vincente in Regione Campania, dove i grillini stanno all’opposizione, e che di De Magistris non vuole nemmeno sentire parlare?
Il sindaco intanto si divide tra Napoli e la Calabria dove si è candidato a governatore. Circostanza che non aiuta ad allargare il tavolo di un centrosinistra dove, al momento, l’unica cosa certa è la candidatura a sindaco di Antonio Bassolino.
In casa del centrodestra tutto ruota intorno agli incontri informali del pm anticamorra Catello Maresca, candidato sindaco in pectore della Lega, di FI e di un pezzo di società civile napoletana. Si ragiona sulla possibilità di rinunciare ai simboli di partito. FdI invece potrebbe candidare Sergio Rastrelli.
Torino Salizzoni lascia, guerra interna a sinistra
Dopo l’uscita di scena di Mauro Salizzoni, il “mago dei trapianti” che ha lasciato la corsa a candidato sindaco Pd perchè non ha riscontrato, sul suo nome, “l’unità del partito”, la gara, tra i dem, per contendersi il ruolo, si fa sempre più ristretta.
Sembra concretizzarsi la sfida tra due consiglieri comunali: Stefano Lo Russo, docente del Politecnico di Torino, che nel Pd ha il sostegno di Sergio Chiamparino e Piero Fassino, e Enzo Lavolta, 42 anni, zingarettiano del Pd che, dopo avere incassato l’appoggio dei Verdi, non nasconde la volontà di dialogare con Leu e M5S: “Il mio obiettivo è costruire un asse progressista, ambientalista e femminista”, dichiara definendosi aperto al “Movimento di Conte”.
Il motivo dell’ipotetica alleanza con i 5S sta anche nella forza del candidato del centro destra, Paolo Damilano, messo in campo dalla Lega ma considerato in grado di attrarre voti da altri partiti. Il fatto che sia un imprenditore, titolare di locali in centro e presidente della Film Commission, fa pensare che possa attingere a bacini nuovi.
Fatto sta che Damilano è l’unico nome sceso in campo ufficialmente. E se sul Pd pesa l’incognita delle primarie, il M5S resta in subbuglio, tra sostenitori di Conte e puristi della prima ora, alla ricerca di un candidato.
Bologna Lepore per i dem, il Movimento ci pensa
Matteo Lepore ce l’ha fatta. O quasi. L’assessore alla Cultura bolognese, da tempo in modalità “campagna elettorale”, ha ricevuto l’endorsement del deputato dem Andrea De Maria: “Ci sono le condizioni per individuare unitariamente una proposta di candidatura a sindaco per la coalizione, sarebbe un bel messaggio di unità di grande valore anche per il Pd a livello nazionale”. Unico a invocare le primarie nel partito è Alberto Aitini, l’assessore alla Sicurezza sponsorizzato dal deputato Francesco Critelli, ex renziano della corrente Base riformista.
Non è da escludere che il M5S alla fine accetti Lepore. La capogruppo in Regione, Silvia Piccinini, ha indicato “la linea del dialogo con le forze progressiste come la strada giusta da percorrere”. Poi ci sono i civici (più di centrodestra che di sinistra), guidati dal direttore dell’Associazione dei commercianti Giancarlo Tonelli, che stanno pensando invece all’ex ministro Gian Luca Galletti: “Una persona con grande qualità , esperienza, professionalità ”. La speranza è di ripetere il “miracolo” di Giorgio Guazzaloca, unico sindaco di centrodestra mai eletto a Bologna.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
SEGUONO SPERANZA, GENTILONI E ALLA PARI MELONI E ZINGARETTI (CHE HA RECUPERATO SETTE PUNTI)… TRA I PARTITI CALANO LEGA E PD, SALGONO M5S, FORZA ITALIA E SINISTRA ITALIANA… ITALIA VIVA SPROFONDA AL 2,1%, RENZI ULTIMO COME GRADIMENTO
Secondo l’ultimo sondaggio di Demos per Repubblica, il neo-premier ha perso due punti percentuali rispetto a febbraio, ma rimane davanti al suo predecessore
Il tasso di gradimento degli italiani nei confronti di Mario Draghi è sceso di due punti percentuali nell’ultimo mese arrivando a quota 69, mentre quello nei confronti di Giuseppe Conte è aumentato di altrettanti punti percentuali a quota 67.
A rivelarlo è l’ultimo sondaggio di Demos per l’Atlante Politico
Nella classica dei leader tra i più apprezzati troviamo il ministro della Salute Roberto Speranza, il commissario Ue per l’Economia Paolo Gentiloni e al quinto posto alla pari con l’ex segretario dem Nicola Zingaretti, la leader dell’unico partito di opposizione, Giorgia Meloni. Per trovare Matteo Salvini bisogna scendere a metà classifica, tre punti sopra a Luigi di Maio, e 17 in meno rispetto a Draghi.
I partiti: in calo Pd e Lega, crescono il M5S e Forza Italia
La classifica è diversa per quanto riguarda invece le stime elettorali per i partiti che vedono la Lega al primo posto (22,3%), seguita dal Movimento 5 Stelle (18,8%) e il Partito democratico (17,2%). Fratelli d’Italia di Meloni è al quarto posto con 17%. Rispetto a febbraio però il suo è l’unico partito — insieme ai 5 Stelle di Conte e Forza Italia — a guadagnare nei sondaggi, seppure in modo limitato (+0,1% mentre i 5stelle crescono di +3,6% e il partito di Berlusconi dello 0,5%).
Stabile invece Giorgia Meloni: il suo Fratelli d’Italia non riesce ad intercettare nuovi consensi nonostante abbia le mani libere all’opposizione.
Il partito democratico, orfano di segretario, scende di oltre tre punti percentuali, mentre la lega dello 0,5%. In diminuzione anche Azione di Calenda (-0,5% al 2,3%) e Italia Viva (-0,6% al 2,1%).
Il Pd alla vigilia del voto per il nuovo segretario
A proposito del Partito democratico, gli elettori sembrano vedere di buon occhio il ritorno al Nazareno di Enrico Letta che si è candidato ieri alla segreteria. Secondo il sondaggio il tasso di apprezzamento nei suoi confronti si è raddoppiato in pochi giorni, arrivando a quota 28 l’11 marzo, superando Nicola Zingaretti al 23%.
Anche Italia Viva rispecchia la popolarità del suo segretario Matteo Renzi: se il leader di IV si trova in fondo alla classifica il suo partito crolla dal 2,7% dei sondaggi di febbraio al 2,1% di oggi.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
DOMENICA LE ELEZIONI REGIONALI IN DUE LANDER
La Germania che si appresta a vivere il primo appuntamento di un anno elettorale
importantissimo è un Paese inquieto e insicuro non solo per la fine dell’era Merkel ma anche per un presente che sta riservando più incertezze del previsto.
Le elezioni regionali di domenica in due Là¤nder strategicamente molto rilevanti – Baden-Wà¼rttemberg e Rheinland-Pfalz – si sono incrociate con l’inizio della terza ondata della pandemia e con le difficoltà di realizzare una vaccinazione veloce, con la controversa decisione dell’Ufficio federale per la difesa della Costituzione di mettere sotto osservazione la destra di Alternative fà¼r Deutschland, con uno scandalo che ha coinvolto due parlamentati della CDU che hanno tratto profitti personali dalla vendita di mascherine e, infine, con le difficoltà del candidato cancelliere dei socialdemocratici, Olaf Scholz, che nelle rilevazioni continua a essere attestato introno al 15-17 per cento.
Poco, troppo poco. Le turbolenze politiche delle ultime settimane avranno degli effetti inevitabili sul voto regionale di domenica.
Onda Verde
Il Baden-Wà¼rttemberg, regione con il più alto indice di esportazioni in Germania, con la quota di disoccupazione tra le più basse e con il quarto prodotto interno loro pro capite tra i sedici Là¤nder tedeschi, è governato sin dal 2011 dal verde Winfried Kretschmann con discreto successo. In occasione della prima, storica, vittoria ebbe un ruolo importante anche la tragedia di Fukushima di cui oggi ricorrono i dieci anni.
Se nel suo primo governo i Verdi governarono con i socialdemocratici, nell’ultima legislatura Kretschmann ha governato con la CDU. Fino a qualche settimana fa il risultato era ancora incerto e la candidata dei cristiano democratici Susanne Eisenmann (che tra l’altro è anche ministro della cultura e dello sport nel governo uscente guidato dai verdi) aveva ancora qualche remota possibilità di vittoria, ora i sondaggi attribuiscono un largo vantaggio ai Grà¼nen (32%).
La CDU è attestata intorno al 25 per cento. Winfried Kretschmann potrà dunque decidere con chi governare anche se la soluzione più probabile resta quella di una continuazione della coalizione uscente (Verdi-CDU). Le recenti dichiarazioni di Kretschmann a difesa della CDU per lo scandalo delle mascherine, sembrano indicare la sua volontà di voler continuare a governare con i cristiano-democratici.
La sfida dei socialdemocratici
In Rheinland-Pfalz la situazione è molto diversa. Qui governa la SPD in una coalizione-semaforo a tre con i liberali e i verdi guidata da Malu Dreyer. In questo caso la partita è certamente ancora aperta. La SPD di Dreyer e la CDU di Christian Baldauf sono attestati sostanzialmente alla pari (30%) con un leggero vantaggio della governatrice uscente. I socialdemocratici hanno dalla loro due vantaggi: lo scandalo delle mascherine che ha colpito la CDU avrà certamente degli effetti negativi sul voto ai cristiano democratici e comunque Malu Dreyer potrà contare su una coalizione uscente che ha ben governato e che potrebbe essere, almeno in parte, premiata dal voto di domenica.
I Verdi sono stimati al 12% (il doppio dei voti di cinque anni fa) e i liberali al 6. L’esperimento politico della coalizione-semaforo in Rheinland-Pfalz ha acquisito molta importanza anche in vista delle elezioni federali perchè questa coalizione a tre (SPD-Grà¼nen-FDP), in prospettiva, potrebbe anche avere una maggioranza parlamentare a Berlino, seppur molto risicata.
In vista delle elezioni federali di settembre
Queste elezioni regionali sono il primo grande test (il secondo sarà a giugno in Sachsen-Anhalt e il terzo a settembre con la elezioni comunali in Bassa Sassonia) in vista delle elezioni politiche di settembre. Saranno altresì molto importanti per capire chi sarà il candidato cancelliere della CDU. Il nuovo Presidente Armin Laschet, eletto a gennaio, si gioca molte delle sue chance di essere nominato candidato cancelliere. Alla sue spalle incombono le ambizioni del ministro-presidente della Baviera, Markus Sà¶der.
(da agenzie)
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Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA CALA AL 22,5%, M5S 21,4%, FDI 16,4%, PD 14%
Secondo i sondaggi politici di Cartabianca il Partito Democratico scivola dietro a FdI, ma con una perdita meno rovinosa di quella che era stata indicata da SWG, secondo cui i DEM crollavano di quasi due punti percentuali.
Per EMG invece la situazione è più sfumata: il PD cala dello 0,4%, mentre Fratelli d’Italia sale con la stessa percentuale.
La novità è che la Lega è in calo di quasi mezzo punto, come se Giorgia Meloni avesse rosicchiato consenso a Salvini.
Il Movimento 5 Stelle invece rimane praticamente immobile con un lieve rialzo dello 0,2, ma sufficiente per lasciare indietro FdI. Situazione quasi immobile per Italia Viva e Forza Italia.
(da agenzie)
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