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FORZA ITALIA: ALL’EUR POCO ENTUSIASMO E NIENTE EFFETTI SPECIALI

Novembre 16th, 2013 Riccardo Fucile

SONO LONTANI I FASTI DELLA PRIMA FORZA ITALIA

Mentre ‘dentro’, nel catino dell’Auditorium si tiene l’evento tanto atteso – morte del Pdl e rinascita di Forza Italia via maratona oratoria del Cav – all’ingresso solo un paio di poveri vecchietti reggono un baio di bandiere di Forza Italia e pochissimi sono i parlamentari e componenti il Consiglio Nazionale (870 aventi diritto, 613 presenti, “ma con i 27 assenti giustificati con delega siamo oltre al 75%!”, annuncia trionfante Renato Brunetta) che la portano al bavero della giacca dove sempre la ostentavano i forzisti.
Insomma, se è vero che ‘rinasce’ il partito Forza Italia e i suoi club, araba fenice che riparte dalle proprie ceneri nella speranza che sappia difendere il ‘Caro Leader’ (Silvio B.) meglio di come ha fatto sinora il Pdl, è altrettanto vero che ‘spirto guerrier’ e la ‘voglia di vincere’, come nel ’94, appaiono lontane e sfocate.
E non solo nel discorso — tutto all’attacco — di ‘Silvio’, che pure a un certo punto si emoziona, s’accascia, sembra svenga, ma anche nell’animo e nelle facce dei suoi, peraltro tutti dei ‘fedelissimi’
“Più che una festa di compleanno o di rinascita, quella che Alfano e i suoi traditori hanno provato, senza riuscirci, a rovinare mi ricorda Ceaucescu che insisteva a voler celebrare in pompa magna se stesso e il suo regime”.
Il paragone con cui, all’uscita dell’Auditorium Conciliazione dell’Eur, sbotta un deputato pidellino che pure è rimasto ‘fedele’ a Berlusconi, sa di macabro e iper-depressivo (Ceaucescu, come si sa, fece una pessima fine), ma è abbastanza calzante. L’atmosfera e il mood dei pretoriani berluscones (della ‘prima’, ‘seconda’ o ‘terza’ ora che siano) è combattivo, fiero, certo, ma ricorda più gli ‘ultimi giorni di Salò’ che nuovi, e fantastici, trionfi.
Sarà  la location (un palazzone triste e cupo dell’Eur), il giorno (un sabato invernale gravato da un cielo plumbeo) o la fretta, cattiva consigliera di una macchina organizzativa che non ha più nulla a che spartire con i fasti che furono, delle convention Forza Italia 1.0 c’ poco.
Fratelli d’Italia ad aprire e a chiudere, nessun effetto particolare o speciale, audio o video, solo un filmato, quello ormai ‘storico’ che il Cav fa riavvolgere e rimandare ‘in onda’ a ogni occasione utile.
Quello che va dalla ‘storica’ discesa in campo del marzo 1994 all’ultimo ‘Io non mollo’ di agosto 2013. Persino niente o poche belle donne, presenza fissa e gradita, dagli azzurri.
Vero è che azzurri e i pidellini rimasti berlusconiani (o ‘falchi’ o ‘lealisti’) si mostrano spavaldi e con i denti aguzzi, davanti alla selva di telecamere. Nitto Palma si presenta con un look total- jeans sportivo ma elegante e digrigna i denti mentre dice, sardonico, a una collega tv (che non capisce) “Alfano ha fatto una grande operazione politica, ora il governo è saldo…”.
Giorgio Lainati, invece, in un perfetto completo grigio Principe di Galles, che indossa, sospira: “Sono stato il primo capoufficio stampa di FI nel ’94, non posso che essere qui con il Cavaliere, cos’altro potrei mai fare?”.
Solo Solo Lucio Malan (almeno lui con spilla Forza Italia d’ordinanza sulla giacca) cerca di farsi coraggio: “Alfano ha fatto una scelta poco oculata per loro stessi e il Paese. Prenderanno il 4%, alle Europee, se va bene”.
Malan ‘ci crede’, a Berlusconi, ma è anche valdese, cioè un uomo di fede. Ed è proprio la ‘fede’ — di solito incrollabile – in Silvio che, all’Eur, illumina poco i fedeli. E quando il prete laico Brunetta dice “per chi vuole c’è il pranzo, potete andare”, ricorda il mesto “andate, la ‘festa’ è finita”.

(da “Huffingtonpost“)

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BERLUSCONI FURIOSO MEDITA VENDETTA: “FARO’ CADERE IL GOVERNO IN POCHI MESI, LETTA FARA’ LA FINE DI PRODI”

Novembre 16th, 2013 Riccardo Fucile

PER EVITARE CHE ALFANO AUMENTI LE ADESIONI TRA I PARLAMENTARI, VERDINI HA DOVUTO GARANTIRE A TUTTI LA RICANDIDATURA

“Alfano vuole fare il grande centro, ma sarà  solo la stampella della sinistra. Il governo lo buttiamo giù in pochi mesi”. È nel vivo nello strappo, a ferita ancora aperta che Silvio Berlusconi è un’ira di Dio.
E medita vendetta. Su Angelino e sul governo. E’ la spallata il pensiero fisso.
Con tutta la “sua” delegazione al governo passata con Alfano è già , di fatto, all’opposizione.
Ora l’obiettivo è fare a Letta la fine di Prodi.
Alzando da subito i toni su legge di stabilità  e decadenza: “Scateneremo l’inferno” è il grido di battaglia.
Prima che Angelino possa determinare la slavina nei gruppi. I numeri della scissione non sono banali.
Angelino può vantare 31 senatori, compreso Schifani che subito dopo l’annuncio rassegna le sue dimissioni da capogruppo.
Alla Camera sono molti meno, i deputati sono 27. A cui aggiungere 9 europarlamentari.
Ma il “piano” di Angelino è di prosciugarlo dopo la decadenza. Tanto che una vecchia volpe come Casini, uno che la manovre di Alfano le conosce bene, a Virus prevede che “i parlamentari di Alfano saranno molti più di oggi”.
Non è un caso che Verdini sia già  corso ai ripari.
Garantendo, nero su bianco, la ricandidatura a tutti quelli che nella grande conta si sono schierati con Berlusconi.
Il minuto dopo la rottura il clima pre-annuncia già  una faida cruenta. Perchè Alfano non è Fini. È, anzi era “sangue del mio sangue” ripete il Cavaliere.
Il tradimento è di quelli che scavano una ferita profonda. Che non si rimargina.
Perchè ormai è difficile tornare indietro. L’ex premier è convinto che la rottura sia “irreversibile”. Ne ha maturato la convinzione nel corso della trattativa pomeridiana. Quando Alfano ha rifiutato una dopo l’altra le ipotesi di mediazione.
E ha tenuto il punto: “Senza garanzie sul partito e sul governo, io non vengo al consiglio nazionale e annuncio i gruppi autonomi”.
Anche con Fini iniziò così, ricordano a palazzo Grazioli. Con la “terza gamba”. E poi la guerra nucleare.
Già  perchè è vero Alfano, a caldo, ha tratteggiato il profilo di gruppi “amici” di Berlusconi sulla decadenza, responsabili al governo dove continueranno a sostenere alcuni punti del programma di Berlusconi.
E che Maurizio Lupi ha assicurato che Berlusconi resta il punto di riferimento e che “non faremo come Fini”. Ma nessuno scommette che, in futuro, le strade siano destinate ad incontrarsi di nuovo. Sergio Pizzolante, uomo forte del gruppo di Alfano, trafelato all’uscita del palazzo di Santa Chiara taglia corto: “Ora ci sono due partiti diversi, alleati sulla difesa di Berlusconi, distanti sul governo e sulla prospettiva si vedrà ”.
Già , si vedrà . Si capisce dalle raffiche successive all’annuncio di Alfano che il bon ton di maniera ha già  ceduto il posto a un duello rusticano.
Raffaele Fitto, appena gli portano le dichiarazioni del ministro dell’Interno a San Lorenzo in Lucina, ci va giù durissimo: “Da Alfano è venuto un atto gravissimo contro la sua stessa storia e contro Silvio Berlusconi, i nostri programmi e i nostri elettori. Il vero popolo di centrodestra giudicherà ”.
È solo l’inizio. Con i governativi che bollano come “estremista” il gruppo di comando del Pdl. E i “lealisti” che accusano Alfano si “tradimento”.
Ed è proprio perchè Berlusconi pensa che il disegno di Angelino sia irreversibile che a questo punto ha deciso, da subito di alzare i toni sul governo.
Nel suo ragionamento la manovra centrista è forte nel Palazzo ma non nel paese.
Anche perchè Alfano non può usare il marchio Pdl. Ecco lo schema usato contro Prodi. Con Renzi nel ruolo di Veltroni come principale rottamatore del governo dall’esterno.
Rinasce Forza Italia. È sinonimo di opposizione dura.

(da “Huffingtonpost”)

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FUGGI FUGGI DAL PDL, ALFANO ANNUNCIA LA SCISSIONE: “NON ADERIAMO A FORZA ITALIA, NASCE “NUOVO CENTRODESTRA”

Novembre 15th, 2013 Riccardo Fucile

ALFANO: “HANNO PREVALSO GLI ESTREMISTI”… FORMIGONI: “CON NOI 37 AL SENATO E 23 ALLA CAMERA”

Alla fine arriva lo strappo. “Non aderiamo a Forza Italia. Sono pronti nuovi gruppi che si chiameranno ‘Nuovo Centrodestra’”, annuncia Angelino Alfano, al termine di una giornata trascorsa tra incontri e conteggi.
“Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia”, ha detto il ministro dell’Interno Alfano, nel corso della riunione dei governativi del Pdl, durante la quale ha ribadito l’amicizia per il Cavaliere: “Sento fortissimo il bisogno di ribadire che in questi 20 anni non abbiamo sbagliato speranze, ideali e persona. Siamo amici del presidente Berlusconi a cui ribadiamo amicizia e sostegno. Lo sosterremo all’interno del governo a iniziare da una giustizia più giusta e dall’abbassamento delle tasse”.
I tentativi di mediazione falliscono. E in serata, al termine di una giornata densa di incognite e di aspettative, i ‘falchi’ convincono Silvio Berlusconi: niente accordi con le ‘colombe’, si concretizza il redde rationem.
La tensione resta alta. Dopo aver visto il vicepremier Angelino Alfano e i ministri del Pdl, Berlusconi cena a Palazzo Gazioli con il capo dei lealisti, Raffaele Fitto.
Dal canto loro i filo-governativi studiano le contromosse: riuniti a Palazzo Santa Chiara alla presenza del ministro dell’Interno e degli altri ministri, discutono sulla rottura definitiva con Berlusconi, che passerà  per l’annuncio di gruppi autonomi a Camera e Senato e la contestuale diserzione del Consiglio nazionale.

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ORA FORZA ITALIA HA L’ALLENATORE: ADRIANO GALLIANI

Novembre 15th, 2013 Riccardo Fucile

DOPO LE TENSIONI CON BARBARA, IL DIRIGENTE È PRONTO A PASSARE DAL MILAN AL PARTITO

Un erede? No. Un delfino? Neanche. Nè falchetto nè colomba.
A Forza Italia ci vuole un allenatore, anzi un uomo che di allenatori ne ha cambiati una decina: Adriano Galliani, l’amico di sempre, esordio da antennista e consacrazione al Milan.
Silvio Berlusconi ha offerto a Galliani un ruolo di coordinatore in Forza Italia, non un burocrate politico, ma un amministratore delegato di partito.
Un’uniforme su misura per il soldato Adriano che, incuriosito e interessato, risponde presente: ci pensa, ci riflette, vuole accettare.
B. sceglie un’unica soluzione per un doppio problema: accontenta la figlia Barbara, che non vuole condividere il potere; evita la liquidazione da 30 milioni di euro per i 27 anni a Milanello, che Galliani pretende senza sconti di cortesia.
Quando il Cavaliere ha convocato l’eterno (e fidato) collaboratore per trattare l’addio ai rossoneri, villa San Martino di Arcore, c’era Fedele Confalonieri, presenza non casuale.
Non erano insieme per nostalgia dei tempi andati.
Confalonieri doveva proporre a Galliani uno scivolo con dignità , appena subita la scomunica a mezzo stampa di Barbara.
Tra Mondadori e Fininvest, un posticino c’era. Ma l’ex juventino Adriano non vuole passare da figlia in figlia e rimpiangere la pensione al servizio di Marina Berlusconi.
Il Cavaliere l’ha rivisto nei giorni scorsi, e ancora, inflessibile, Galliani non decideva. Il tempo per negoziare non è infinito, entro aprile il vicepresidente vicario dovrebbe lasciare il Milan e la consunzione negli stadi, accanto a Barbara (ricordate Barcellona ?), diventa umiliante.
Così il Cavaliere, che non sapeva a chi affidare i trent’anni con Adriano, rispolvera un metodo già  utilizzato e già  miracoloso: lo scarico in politica.
La candidatura europea, però, non è sufficiente. Galliani vuole un grosso stipendio e una grossa visibilità . E mercoledì, informato Adriano, Berlusconi ne ha parlato con il milanista Angelino Alfano, che a primo ascolto sembrava incredulo.
La domanda: che ne dici se Galliani ci dà  una mano in Forza Italia?
L’ha ripetuto ai ministri, ai duri e puri, ospiti di palazzo Grazioli compresi.
Nessuna obiezione. Perchè il dirigente sportivo con la cravatta gialla è popolare, telegenico, esperto e, soprattutto, non è Daniela Santanchè o Denis Verdini (reazione di Alfano).
Ci voleva l’ex ragioniere di Monza per sedare, un attimo, almeno un attimo, la guerriglia tra falchetti e colombe.
Di conversioni (e convulsioni in tribuna) Adriano Galliani ne ha avute parecchie: in gioventù non era milanista e s’è candidato con la Democrazia cristiana.
Non ha credenze. Non ha ideologie. Non ha paranoie (anche se è scaramantico ).
La sua religione è Berlusconi: “Sarà  sempre il mio presidente”, disse con espressione rassegnata dopo il vertice di Arcore. Galliani è il numero due che fa la fortuna (e il lavoro sporco) dei numeri uno.
Quando i riflettori di Marsiglia si spensero e poi si riaccesero, Adriano in impermeabile fece ritirare il Milan: Coppa dei Campioni, i rossoneri perdevano 1-0, poi 3-0 a tavolino e squadra squalificata.
La furbata fu un fallimento. Ma Galliani è quel tipo di berlusconiano che segue gli ordini del Capo senza luce, a occhi chiusi.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI ASCOLTA I FALCHI E ANTICIPA IL CONSIGLIO NAZIONALE: SI VA VERSO LA CONTA

Novembre 7th, 2013 Riccardo Fucile

IN SERATA ALFANO DETTA I SUOI OTTI PUNTI VINCOLANTI, COMPRESO IL SOSTEGNO AL GOVERNO

Su Roma è appena calato il buio quando Silvio Berlusconi firma la convocazione del Consiglio nazionale del Pdl per il 16 novembre.
È la svolta tanto attesa dai falchi, è la resa dei conti per gli innovatori di Alfano.
Potrebbe essere scissione, e anche il governo risentirà  dell’esito di quella che si preannuncia come una riunione drammatica.
Questo il senso di una accelerazione rispetto alla data originariamente prevista, l’8 dicembre, quando la Legge di Stabilità  sarebbe già  stata approvata dal Senato e quando sempre nell’aula di Palazzo Madama sarebbe già  stata combattuta la battaglia sulla decadenza di Berlusconi.
Il Cn è formato da 800 componenti che dovranno confermare la decisione dell’Ufficio di presidenza del 25 ottobre sul passaggio dal Pdl a Forza Italia con tanto di azzeramento delle cariche nel partito, di fatto facendo fuori il segretario Alfano.
E infatti quella riunione era stata disertata dal vicepremier e dai suoi fedelissimi.
Berlusconi pranza a Palazzo Grazioli con i falchi, i lealisti di Raffaele Fitto.
È in quei minuti che matura la decisione finale, quella che i duri gli chiedono da giorni.
Dopo Matteoli affermerà : «Abbiamo deciso di tagliare la testa al toro». E Jole Santelli lascerà  intendere cosa ribolle in pentola oltre alla sfida “dentro o fuori” ad Alfano: «Berlusconi potrà  fare il capo della coalizione anche dai domiciliari».
Gli innovatori di Alfano reagiscono.
Formigoni annuncia che «a breve diffonderemo il documento con le nostre posizioni». Secondo l’ex governatore sarà  firmato da una trentina di senatori.
Quagliariello aggiunge che «se non mettiamo ordine nel partito con la democrazia andiamo verso la rottura».
E in serata l’Ansa pubblica gli otto punti del documento: si parte con la conferma che il leader è Berlusconi e con il dovere di difenderlo «dall’uso politico della giustizia».
Segue il punto centrale, la richiesta di non far cadere il governo con un passaggio che fa capire che se Berlusconi si sgancerà  loro continueranno a sostenerlo.
Le primarie per scegliere gli organigrammi del partito sotto al leader non vengono chieste esplicitamente, solo un accenno alla «meritocrazia».
Intanto al Senato va in scena l’ennesimo capitolo nella guerra per evitare la decadenza del Cavaliere.
Il Pdl aveva chiesto di convocare il Consiglio di presidenza per azzerare l’iter della decadenza, che sarà  votata dall’aula il 27, asserendo che i tweet scritti dal grillino Crimi durante una riunione della giunta invalidano tutto.
Ma il presidente Grasso alla riunione chiarisce subito che il Consiglio non è competente a giudicare la faccenda. I berlusconiani escono allora dall’aula, facendo mancare il numero legale e impedendo di far concludere la seduta.
Alessandra Mussolini accusa: «Grasso non è imparziale». Gasparri ribadisce che «il voto in aula deve slittare».
Dagli uffici di Grasso filtra però che per il presidente «non esistono i presupposti per invalidare il voto della giunta, il caso — che era già  stato affrontato dalla stessa giunta — è chiuso».
Ma Schifani prova a tenerlo vivo, chiedendo un nuovo Consiglio «per sapere qual è l’organo davanti al quale appellarsi».

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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I FALCHI VOGLIONO LA SCISSIONE SUBITO: “SILVIO, ACCELERA ORA O SARÀ IL TUO FUNERALE”

Novembre 7th, 2013 Riccardo Fucile

“FUORI DA FORZA ITALIA CHI RESTA NELLA MAGGIORANZA DOPO LA DECADENZA”…. IL PRANZO DECISIVO CON FITTO E VERDINI

La scissione a un passo. Si va alla conta.
Ma ora a tremare, con quel che resta del partito monolitico di un tempo, è di nuovo il governo Letta.
«Devo riprendermi il partito e finalmente vedremo chi è con me e chi contro di me. Nella mia relazione non metterò nessuno alla porta, non voglio cacciare Angelino, saranno lui e i suoi ministri ad assumersi semmai la responsabilità  di rompere» è la conclusione alla quale giunge Silvio Berlusconi al termine del pranzo-vertice decisivo.
Poi chiama Alfano in serata, a decisione già  presa (con altri), gli dà  appuntamento ad oggi. Dopo il 16 novembre a loro la scelta, se stare con lui o votare la manovra e restare al governo.
La spuntano i “lealisti” e i falchi, sponsor della resa dei conti immediata. Al tavolo da pranzo siedono Raffaele Fitto, Denis Verdini, Sandro Bondi, Renato Brunetta, Maurizio Gasparri e Gianni Letta.
Ma è stato ancora una volta Nicolò Ghedini ad avere un ruolo decisivo in quella riunione, racconta chi è rimasto a Grazioli.
«Devi affrontare la decadenza da leader dell’opposizione, non hai altra scelta» ha intimato il consigliere e legale.
Del resto il Cavaliere era già  d’umore pessimo, dopo la riunione dei governativi di martedì sera. «Li ho creati io, adesso fanno gli statisti, mi hanno teso una trappola, non posso stare a guardare» è stato uno degli sfoghi, con chiaro riferimento non solo ai ministri ma anche al capogruppo al Senato Schifani.
Tutti coloro che non avrebbero impedito la tenaglia: voto sulla legge di stabilità  al Senato il 22 novembre, la decadenza il 27.
«Lo capisci che non possiamo votare la manovra e poi incassare la tua espulsione dal Senato?» è l’affondo di Raffaele Fitto al pranzo.
Il capo dei “lealisti” sostiene di aver raccolto già  625 firme degli 800 aventi diritto al voto in Consiglio, sono i sì al documento approvato dall’Ufficio di presidenza: passaggio a Forza Italia e riconoscimento a Berlusconi della leadership unica.
E Verdini: «Se tu invece confermassi per l’8 dicembre il Consiglio nazionale, quello non sarebbe più un appuntamento politico, ma semplicemente il tuo funerale mediatico, a decadenza avvenuta, i ministri non vogliono altro».
Non c’è tempo da perdere. Berlusconi saluta gli ospiti. Si prende ancora un paio d’ore per riflettere. Stavolta l’invito alla prudenza di Gianni Letta viene disatteso.
Fitto e Verdini si ritirano nella sede di Forza Italia in San Lorenzo in Lucina per scrivere il breve documento di convocazione del Consiglio nazionale per mettere alle strette il capo, ora o mai più.
E il Cavaliere lo firma poco dopo le 19. È il disco verde all’operazione. Che dovrà  portare nel disegno dei duri e puri vicini al leader all’approvazione di un documento con cui si boccia la legge di stabilità .
Sarà  la linea di Forza Italia. Ma soprattutto – ed è il jolly nella manica assai temuto dai ministri – la presentazione sabato 16, al Palazzo dei Congressi dell’Eur, di un ordine del giorno sulla decadenza: sarà  da considerare fuori dal partito chi resterà  in maggioranza o al governo col Pd, dopo l’eventuale espulsione di Silvio Berlusconi. Un uno-due destinato appunto a spaccare e mettere fuori gioco i ministri e chi li segue.
Ministri che in serata vengono colti in contropiede dall’accelerazione.
«Si tratta di un atto ostile – spiega uno di loro – a questo punto vedremo se ci conviene ancora andare o piuttosto farci mettere alla porta disertando l’appuntamento».
È il dibattito di queste ore, tra loro. Alfano incassa, ma non demorde: «Hanno temuto che raggiungessi un accordo con Berlusconi e lo hanno messo alle strette » dice ai colleghi.
Comunque resta lui il più cauto tra i ministri. È convinto che sabato 16 bisognerà  presentarsi all’Eur, nessuna defezione contrariamente a quanto avvenuto nell’ufficio di presidenza del 25 ottobre.
Combattere fino all’ultimo. Oggi faranno il punto, con la trentina di senatori e la ventina di deputati, per decidere che fare.
Intanto hanno lasciato trapelare in serata il documento che sintetizza la loro mozione congressuale in otto punti: leader è Berlusconi, approvare le Riforme, sostenere il governo.
Con un punto 6 che sa di avvertimento: «Disattendere le istanze di stabilità  significherebbe tradire l’Italia». Mettere in crisi il governo sarebbe contro gli interessi nazionali, è la tesi di battaglia.
L’esecutivo Letta non si tocca, loro comunque resterebbero al loro posto.
Il fatto è che i numeri, senza la falange berlusconiana, per il premier dal 16 traballeranno, già  sulla stabilità .
Ammesso che i governativi Pdl poi restino compatti al fianco del governo. «La convocazione ci sembra affrettata, pur se legittima da parte di Berlusconi» commenta gelido Roberto Formigoni.
Tra una settimana sfida secca, senza ritorno.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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NUOVO STRAPPO DI ALFANO, SI’ A PRIMARIE: “FORZA ITALIA NON VADA AGLI ESTREMISTI”

Novembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

NUOVA BATTAGLIA TRA FALCHI E COLOMBE,   PER FITTO “DECIDERA’ BERLUSCONI, NON LE PRIMARIE”

Ancora divisioni all’interno del Pdl: questa volta il pomo della discordia è la modalità  di scelta del candidato premier, in caso di elezioni.
Per Angelino Alfano   “il nostro candidato dovrà  essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti. Chi prende più consensi diventa il candidato”, ha detto il ministro dell’Interno e segretario del Pdl, parlando con Bruno Vespa in occasione del nuovo libro.
“La mia idea – dice Alfano – non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie (Beatrice Lorenzin era coordinatrice dei miei comitati). Io stesso, poi, le bloccai quando Berlusconi decise di ripresentarsi, e Giorgia Meloni ancora me lo rimprovera”.
La pensa in modo del tutto diverso Raffaele Fitto: “Io ragiono sul dopo Berlusconi il giorno in cui Berlusconi autorizzerà  il ‘dopo’. Ricordiamo che lui ha fatto la campagna elettorale del 2013 dicendo che il candidato a palazzo Chigi sarebbe stato Alfano. Quindi sarà  ancora una volta lui a decidere che cosa si farà “.
Pericolo estremisti.
Per il segretario Pdl, il rischio più grave è che il movimento del Pdl finisca in mano a estremisti: “A proposito della linea del partito, il nostro è stato sempre un grande movimento a guida e a prevalenza moderata. Non è un bene che finisca in mano a estremisti. Berlusconi non lo è, ma c’è   il rischio che nella gestione pratica e quotidiana della comunicazione si prenda quella deriva”, ha detto.
Uno degli obiettivi è “rilanciare un grande centrodestra sul modello della formidabile intuizione di Silvio Berlusconi del   1994 che ebbe enorme successo e che si ripetè nel 2001 con la   Casa delle Libertà . Un’alleanza – dice –   delle forze politiche alternative alla sinistra, che condivisero un programma dentro una   coalizione che vinse e governò per cinque anni”.
Parole, quelle di Alfano, che non piacciono al coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: “Leggo con stupore misto ad amarezza le dichiarazioni di Alfano. Per me Forza Italia è un patrimonio che non dovrebbe essere intaccato con dichiarazioni così avventate e radicali”.
E aggiunge: “L’unica ragione per cui scelgo di restare in Forza Italia è la leadership umana e politica del presidente Silvio Berlusconi, il quale fa bene a non lasciare Forza Italia nè ai supposti estremisti nè tantomeno a coloro che non hanno dimostrato alcuna lealtà  e solidarietà  nei suoi confronti nel momento più difficile della sua vita personale”.
Nessun isolamento.
Per Alfano, poi, “l’idea di far nascere un partito centrista che aderisca autonomamente al Ppe è una cavolata cosmica. Il tema non è di aggiungere allo schieramento un nuovo parto, ma di fare un grande centrodestra che unisca tutte le forze moderate e riformiste alternative alla sinistra, a cominciare da quell’area centrista che ha preso il 10 per cento dei voti e che, schierata con noi, ci avrebbe portato a una smagliante vittoria”, ha concluso.

(da “La Repubblica”)

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“HO I NUMERI, FORZA ITALIA E’ MIA”: IL CAVALIERE SFIDA ALFANO

Novembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

CONSIGLIO NAZIONALE ANTICIPATO AL 16 NOVEMBRE E VERDINI LO RASSICURA: “L’80% È CON NOI” (SPERANDO CHE PER UNA VOLTA ABBIA FATTO BENE I CONTI)

Ancora guerra di posizione, in attesa dell’esplosione finale. Con una sola certezza, partorita dalla giornata di ieri.
L’accelerazione impressa da Silvio Berlusconi al consiglio nazionale del Pdl che darà  vita a Forza Italia e alla scissione tra lealisti e governisti.
Non più l’8 dicembre, ma tra due settimane a Roma, probabilmente all’Auditorium di via della Conciliazione.
Sabato 16 novembre, questa la data. Il resto sono riunioni e trattative a oltranza, al di là  di minacce e polemiche tra i due schieramenti.
Il Condannato prima ha visto, all’ora di pranzo, i falchi Verdini, Bondi e Fitto, poi in serata, dopo due giorni di grande gelo, ha ospitato Angelino Alfano, l’ex segretario senza quid.
In mezzo, appunto, c’è stato l’annuncio del consiglio nazionale con il contorno delle solite anticipazioni di alcune dichiarazioni di B. tratte dal prossimo tomo vespiano. Propaganda pura con citazione di De Gregori: “Non c’è niente da capire, con il voto palese la sinistra ha fatto un autogol, ma non è finita, la partita è lontana dal fischio finale e la sentenza sarà  ribaltata”.
IL Cavaliere è un ossimoro di umori: ostenta una disperata sicurezza.
Ad alimentargliela sono stati soprattutto i numeri che gli ha mostrato Verdini a pranzo: “Silvio, abbiamo l’80 per cento dei consiglieri nazionali, il partito è nostro. Guarda qui, regione per regione”.
E giù l’elenco delle adesioni. Di qui la nota berlusconiana diffusa in serata, dal marcato sapore elettorale: “Alle prossime elezioni saremo maggioranza” .
Di conta in conta, al Senato 27 senatori alfaniani hanno chiesto al presidente dell’assemblea Piero Grasso di non tenere conto delle decisioni della giunta per le immunità  sul voto palese.
I lealisti, però, confidano nei centristi montiani anti-Letta e anti-Casini per far fallire il tentativo di governo tra Pd e scissionisti. Scenari, voci, ragionamenti. Che si complicano ancora di più, ascoltando la versione dei ministeriali sulle trattative in corso tra le anime: “Berlusconi non vuole rompere e sa che la decadenza è comunque un processo irreversibile, a prescindere dall’aula. Eppoi se sono così sicuri sui numeri perchè stanno facendo questo pressing per mantenere l’unità ?”.
Ecco, invece, un falco autorevolissimo, a microfoni spenti: “Alfano per rimanere vuole fare il segretario di Forza Italia e arrivare con il governo al 2015: è impossibile”.
Anche per questo, gli ultimatum sulla legge di stabilità  e la tassazione della casa sono il classico specchietto per le allodole.
Tutto si gioca sul destino personale del Condannato e il 16 novembre questa sarà  la partita.
Sempre che non venga anticipata la decadenza nell’aula di Palazzo Madama. A Palazzo Grazioli circola anche questa ipotesi: “Martedì Grasso fa una nuova riunione dei capigruppo e potrebbe indire il voto prima del 22 novembre. La verità  è che Grasso vuole succedere a Letta come premier, a capo di un esecutivo sostenuto da Pd e grillini”.
È chiaro che i falchi spingono per ogni mossa che faccia precipitare la situazione e rivoluzioni gli equilibri della destra padronale del Cavaliere.
Il nodo principale resta sempre la scelta che farà  Alfano. Lascerà  gli scissionisti oppure li guiderà ? In queste ore sono tante le telefonate di alcuni lealisti ai loro ex amici governisti, con una supplica ben precisa: “Cercate di parlare con Angelino, convincetelo a non rompere”.
Le colombe sono convinte di avere un punto di forza: le divisioni nel campo opposto. “Berlusconi non ha un numero due vero. Fitto, per il Cavaliere, non ha i numeri mentre Verdini ha tutti contro”.
Ecco perchè Berlusconi percorre un doppio binario.
Da un lato aumenta la pressione con l’anticipazione del consiglio nazionale. Dall’altro moltiplica e fa moltiplicare gli appelli all’unità .
La scissione c’è ma ancora non si vede. La trattativa è una guerra di posizione che si evolve ora dopo ora.
Senza dimenticare che una spaccatura del Pdl a lungo andare indebolirà  comunque il premier Letta (che ieri ha visto Alfano).
Fronteggiare un’opposizione fatta da Berlusconi, Grillo e renziani non garantisce affatto il traguardo del 2015.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI: «SE ALFANO SE NE VA CI FA UN PIACERE»

Novembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE ANTICIPA LA CONTA INTERNA E STUDIA DI TRASFERIRE A BONDI TUTTI I POTERI IN FORZA ITALIA…E BERTOLASO, DELL’UTRI E GALAN ANDRANNO PER BOSCHI

Due partiti, due conte interne, una spaccatura imminente.
Con Berlusconi lanciato a tutta velocità  verso la crisi di governo, il Pdl è vicino all’implosione.
Settantacinque contro venticinque per cento, esultano i falchi.
No, siamo metà  e metà , ribattono gli “innovatori», abbiamo già  raccolto 400 membri del Consiglio nazionale.
Oddio, i calabresi hanno seguito Pino Galati e si sono intruppati tutti con Verdini. Non è vero, Giuseppe Scopelliti è ancora incerto.
Le colombe crescono al Senato: erano ventitre il 2 ottobre e sono diventate ieri ventisette.
Voci, veline, controinformazione, patemi notturni, riunioni carbonare e cene separate, come quella di mercoledì notte tra Verdini, Fitto e Saverio Romano da “Settimio” a via dell’Arancio per pianificare l’offensiva finale contro il ministro dell’Interno. L’ultima mossa del Cavaliere – quella di invitare anche gli alfaniani a convergere sul documento partorito dai falchi “lealisti” nell’ufficio di presidenza della scorsa settimana – di fatto è un ultimatum alle colombe: piegatevi o sarete messi alla porta. «A questo punto – ha detto Berlusconi durante il pranzo di ieri con i falchi – se i ministri se ne vanno in blocco, Alfano compreso, ci fanno un favore».
Gli spazi di trattativa si sono esauriti e lo dimostra il fatto che anche i mediatori – Romani, Gasparri e Matteoli – che finora non avevano firmato il documento dei lealisti, ieri hanno aderito rassegnati al peggio.
Si andrà  dunque a un Consiglio nazionale drammatico, anticipato alla prima metà  di Novembre (esattamente come chiedeva Raffaele Fitto).
E a questo punto non è nemmeno detto che gli “innovatori” di Alfano si presenteranno all’appuntamento, preferendo magari dar vita a un parallelo convegno come Saragat ai tempi della scissione di palazzo Barberini.
Ieri sera il vicepremier, che ormai nei racconti di Berlusconi è diventato «il signor Alfano», si è fatto invitare a palazzo Grazioli per portare una proposta ultimativa: «Siamo tutti con te contro la decadenza, ma il partito è diviso. O c’è una garanzia anche statutaria per la minoranza, oppure è meglio procedere alla creazione di due soggetti politici».
Un’offerta che il Cavaliere non ha preso nemmeno in considerazione, proteso com’è a preparare la via d’uscita dal governo. «Angelino, noi siamo già  all’opposizione, te ne rendi conto? Se questa legge di Stabilità  non cambia profondamente noi non la votiamo. E voi allora che farete?».
Dopo settimane di “stop and go”, di sbandamenti, sembra che il Cavaliere abbia finalmente ritrovato la sua bussola.
La decisione della giunta per il regolamento a favore del voto palese ha reso infatti ai suoi occhi ormai del tutto irrilevante e scontato l’appuntamento con l’aula del Senato e la decadenza.
Da fuori guiderà  la rediviva Forza Italia, di cui sarà  presidente. E proprio per cancellare con un ukase tutte le rivalità  interne, Berlusconi sarebbe in procinto di affidare pieni poteri a Sandro Bondi, coordinatore unico.
«Se Alfano e i suoi riusciranno a tenere in piedi un governicchio, affari loro. Noi intanto andremo all’opposizione. Ma vedrete che si andrà  presto a votare: lo vuole anche Grillo e conviene a Renzi».
Al voto dunque, come capo politico del centrodestra, visto che la condanna gli impedisce la candidatura diretta.
«Le liste – ha anticipato a un amico ricevuto due giorni fa – saranno profondamente rinnovate. Avete visto quanto è stata brava quella renziana, Maria Elena Boschi, a Piazzapulita? Voglio un partito pieno di Boschi».
Il recruiting è affidato a una vecchia conoscenza come Guido Bertolaso, ma a dare una mano ci sono anche Marcello Dell’Utri e Giancarlo Galan.
La voce che corre di bocca in bocca ai piani alti del Pdl riguarda invece la figlia Marina. Al di là  delle smentite di rito, sarebbe proprio la manager 47enne a volersi candidare alla premiership a tutti i costi, mentre il padre resta scettico e vorrebbe tenerla al riparo.
Ma i falchi sono tutti con lei: «Se si vota a marzo Marina non si può tirare indietro, sarà  una campagna elettorale difficilissima».

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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