Novembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL NEOPRESIDENTE JOSEPH DAUL FRENA SUL VIA LIBERA AL PARTITO DEL CAVALIERE… IL PDL IN EUROPA DIVISO IN TRE TRONCONI
Forza Italia nel Partito popolare europeo? “Mia moglie dice sempre di riflettere prima di agire”. 
Parola del neo presidente del Partito popolare europeo, il francese Joseph Daul.
Già , perchè la resurrezione del primo partito di Silvio Berlusconi in Italia implica una sua collocazione anche all’interno delle grandi famiglie politiche internazionali.
Ma l’entrata nel Ppe non è certo scontata, sia per la forzosa convivenza con le altre formazioni risultanti dall’implosione del Pdl, sia perchè tra Berlusconi e Daul i rapporti non sono proprio idilliaci.
“Prenderò le decisioni che si devono al momento opportuno” ha dichiarato Daul, che ha aggiunto di stare “cercando di capire che cosa sta succedendo in Italia ma non ce l’ho ancora fatta”.
Il politico francese, precedentemente capogruppo dei Popolari al Parlamento europeo, è stato nominato presidente del Partito popolare europeo (raggruppamento che comprende 73 partiti di 39 Paesi) lo scorso 12 novembre a stragrande maggioranza, dopo la morte del belga Wilfried Martens.
Il suo consenso è quindi fondamentale affinchè un partito sia accolto all’interno del Ppe. E per quanto riguarda la rinata Forza Italia vige un grosso punto interrogativo.
Il rapporto tra Berlusconi e Daul si è incrinato lo scorso gennaio, in piena campagna elettorale per le elezioni politiche italiane.
I due ex amiconi hanno litigato dopo l’endorsement di Daul a Mario Monti del 16 gennaio: “Il candidato del Ppe è il signor Monti ma come sempre in Italia la situazione è molto complicata, perchè abbiamo anche l’Udc ed il partito di Berlusconi”, aveva detto a margine di una conferenza stampa.
Che Monti fosse la stella polare italiana del Ppe non era certo un mistero.
Era apparso evidente poche settimane prima, quando Monti era stato eccezionalmente invitato all’incontro dei capi di Stato e di governo Ppe a Bruxelles, riunione che tradizionalmente precede ogni Consiglio europeo.
L’appoggio pubblico di Daul a Monti, nonostante le rettifiche del giorno seguente, avevano fatto saltare sulle sedie gli eurodeputati Pdl e fatto andare su tutte le furie Berlusconi che, lasciando da parte il politically correct, aveva risposto: “Daul è semplicemente uno dei quattordici vicepresidenti del Ppe, evidentemente ha delle sue mire personali, parla tedesco meglio che francese, perchè è di Strasburgo.
Vorrà compiacere qualcuno in vista di una sua possibile carriera”.
Sta di fatto che Daul “carriera” l’ha fatta davvero, visto il passaggio dalla presidenza del gruppo politico più importante del Parlamento europeo a quella del Partito dei popolari europei, la formazione internazionale più grande del continente
Il resto è storia. La lista di Monti, nonostante l’appoggio europeo, non ha raggiunto il risultato elettorale sperato, mentre la coalizione di centrodestra di Berlusconi ha superato il 29 per cento.
Dopo l’abbandono di Mauro Mauro, passato a Lista Civica e poi diventato ministro della Difesa nel governo Letta, la delegazione Pdl al Parlamento europeo ha tenuto più o meno il colpo fino alla gemmazione di questi giorni di tre nuovi delegazioni: Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Fratelli d’Italia.
Giovanni La Via, responsabile di dossier importanti come quelli sul bilancio europeo, non ha aderito a Forza Italia ed è stato nominato capo delegazione del Nuovo Centro Destra.
Il risultato è che ad oggi il destino di Forza Italia in Europa resta più che incerto.
Una possibile esclusione dal Ppe del partito di Berlusconi costituirebbe un caso quasi più unico che raro.
Solo due i precedenti: l’austriaco Joerg Haider e l’ungherese Viktor Orban.
Nel 2000 il primo vide il suo partito venir sospeso dal Ppe a causa di alcune dichiarazioni avventate su Bruxelles e posizioni ultranazionaliste (fu il premier spagnolo Josè Aznar ad imporre la linea dura).
Orban, è da mesi al centro di accesi dibattiti, anche in seno al Ppe, per la svolta autoritaria data all’Ungheria con il suo partito Fidesz.
Ma fino adesso l’ha fatta franca.
Alessio Pisanò
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Novembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
CRESCONO LE TENSIONI INTERNE A FORZA ITALIA: IL CAVALIERE PENSA A UNA SUA REGGENZA IN ATTESA DELLA SEDUTA CHIAVE SULLA DECADENZA… IMMAGINI DI UNA RIUNIONE RISERVATA IN CUI PARLA DI “FACCE NUOVE”
Crescono le tensioni nella neonata Forza Italia dopo l’uscita di Ncd. 
Il primo problema che Berlusconi non riesce a sciogliere è quello del nuovo capogruppo in Senato al posto del dimissionario Renato Schifani che ha aderito alla formazione di Angelino Alfano.
Mentre si diffonde una malcelata irritazione nei “forzisti di vecchia data” per un video di una riunione riservata di qualche giorno fa nella quale Berlusconi parla esplicitamente di facce nuove da affiancare a una struttura in cui ormai prevale la “assuefazione al mestiere, alla politica, al piccolo potere”.
Serve – dice – “linfa nuova, passione giovane”.
Il Cavaliere ha presieduto ieri sera in Lorenzo in Lucina una lunga riunione con lo stato maggiore azzurro, preceduta dalle voci sulla sua tentazione di assumere in prima persona la presidenza del gruppo, in vista del voto della decadenza – che è ormai chiaro essere l’unico tema che assorbe tutte le sue forze – e del passaggio in aula a palazzo Madama della Legge di stabilità , sulla quale il leader di Forza Italia annuncia battaglia minacciando di non votarla.
Comunque sul rebus del Senato avrebbe deciso di prendere ancora del tempo, avanzando la possibilità di affidare la ‘reggenza’ del gruppo a un fedelissimo della vecchia guardia azzurra come Paolo Romani.
Mentre i senatori azzurri sono stati di nuovo convocati, domani, a palazzo Madama. Ma secondo alcune indiscrezioni la scelta definitiva del neo capogruppo potrebbe arrivare successivamente, anche dopo il voto sulla decadenza dell’ex premier.
Berlusconi, infatti, ha la testa sempre al 27 novembre, giorno della sua possibile espulsione dal Parlamento, che considera quasi un ‘giorno del giudizio’, una sorta di spartiacque per la tenuta delle larghe intese e del suo rapporto con gli alfaniani.
E pensa a una manifestazione di piazza e a un intervento in tv per spiegare la sua verità .
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Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
BRUNETTA ATTACCA: “ALFANO E’ AL 3,6%…. MA ALTRI LO DANNO AL 10%
Si va dal 3,6 fino al 10,5%. Ora che il Nuovo centrodestra è nato, gli istituti di sondaggi sono
corsi a testare il suo potenziale «peso» elettorale.
Con risultati abbastanza simili — percentuali dal 6 al 9-10% circa — fatta eccezione per Euromedia Research, l’istituto di fiducia del Cavaliere, guidato da Alessandra Ghisleri: secondo le sue, rilevazioni che dovevano restare riservate ma che il Mattinale di Brunetta ieri ha svelato, il nuovo partito delle ex colombe Pdl è al 3,6%, mentre Forza Italia si assesta sul 20,1%.
Percentuali più generose per Alfano e i ministri arrivano da altri istituti: dal 6% di Piepoli (che attribuisce un 18% alla risorta Forza Italia) al 7,1% che l’Istituto Emg ha diffuso nel corso del Tg de La7 (Forza Italia al 18,1%) al 9% di Demopolis (17% al partito di Berlusconi) e di Ipr Marketing (18,5% al Cavaliere e i suoi).
Ancora più alti i numeri riscontrati da Coesis Research, che in un sondaggio realizzato per affaritaliani.it assegna al Nuovo centrodestra un 10%, e da Ispo di Renato Mannheimer, che a «Porta a porta» lo ha quotato al 10,5%.
«In 24 ore e senza simbolo: un dato entusiasmante e straordinario!», ha esultato il fondatore Alfano presente in studio.
Roberto Weber, responsabile ricerca di Ixè, spiega di aver testato varie volte negli ultimi mesi l’attrazione di una formazione del vicepremier sull’elettorato del Pdl, registrando oscillazioni tra il 6 e il 9%, percentuali che però, valuta, «valgono se il partito resta nell’ambito del centrodestra. Se invece si sposta verso il centro, allora queste percentuali rischiano di calare: in questo senso il nome Nuovo centrodestra è molto intelligente».
Certo, come sottolinea Antonio Noto di Ipr, «si tratta per ora di risultati emotivi», sull’onda della scissione appena consumata, «bisogna vedere se il nuovo partito saprà poi interagire con i delusi di Berlusconi».
E Alfano gode di fiducia? Per Noto, tra gli elettori della sua parte politica, resta secondo e staccato dal Cavaliere (40 a 55%), ma i pesi si invertono se si indaga tra il complesso degli elettori italiani (30% di fiducia al ministro dell’interno, 23 a Berlusconi).
Anche nelle rilevazioni di Ixè Alfano è più alto di Berlusconi, «di una decina di punti — spiega Weber — perchè pesca anche fuori dal recinto di centrodestra»; nel complesso dell’elettorato, Alfano al 24 e Berlusconi al 18 anche secondo Piepoli.
E ci sono un paio di altre figure della nuova formazione che fanno registrare buoni tassi di fiducia: li segnala Weber, i ministri Nunzia De Girolamo e Maurizio Lupi (quest’ultimo molto “quotato” anche nelle rilevazioni di Piepoli).
Un altro dato da osservare è che secondo più istituti la somma dei due partiti nati dalla rottura del Pdl regalerebbe qualche punto in più al centrodestra.
Lo ha sottolineato a «Porta a porta» Mannheimer, e lo rileva anche Pietro Vento, direttore di Demopolis: «Berlusconi ed Alfano, insieme, oggi otterrebbero il 26%, cioè 3 punti in più. Complessivamente, oltre 8 milioni di voti, 800mila in più rispetto a febbraio scorso».
E da dove possono arrivare i consensi al nuovo partito? «L’elettorato di Scelta civica in questo momento è abbastanza disorientato: il Nuovo centrodestra potrebbe attirarne una parte», spiega Vento.
Individua un bacino possibile negli elettori di Monti anche Coesis Research, oltre alla possibilità di rosicchiare punti a Forza Italia e pure al M5S.
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Novembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
VUOLE EVITARE CHE I MODERATI SIANO SPINTI VERSO GLI SCISSIONISTI… VIA ALLA SELEZIONE DI VOLTI NUOVI
Ora che Forza Italia è tutta sua, e ne può fare quanto più gli aggrada, Berlusconi ha un problema grosso così: non regalare ad Alfano le persone misurate e di buon senso che ancora albergano nella destra italiana.
Evitare di ritrovarsi gran sacerdote di una setta estremista e fanatizzata.
Smentire con i fatti di aver messo in piedi il partito «della nostalgia, del rammarico e della rabbia», come insinua abile e perfido Angelino dal salotto di Vespa.
Scongiurare l’isolamento politico che è l’anticamera dell’irrilevanza, qualunque cosa tu dica o faccia non sposta una virgola.
Tenere puntati su di sè i riflettori, senza precipitare nel «cono d’ombra» dove solitamente scivolano gli oppositori, i quali vengono cancellati dai «media» non appena cessano di far notizia.
E il Cavaliere ben conosce (per averlo già provato) quel senso di depressione che colpisce chi è tagliato fuori dai giochi.
Tra l’altro, a torto o a ragione, Berlusconi è convinto che Alfano eserciti un’influenza spropositata in Rai, nella sua triplice veste di vice-premier, di ministro dell’Interno e di capo dei «fuoriusciti».
Di qui la «mission» conferita ieri a Deborah Bergamini, sua antica assistente: lanciare la controffensiva forzista sul piccolo schermo.
Mettere un freno all’espansione mediatica del Nuovo centro destra. È la terza volta che Silvio le conferisce questo incarico.
Rispetto alle passate esperienze, tuttavia, la Bergamini ha maturato una burrascosa esperienza in Rai, dove fu accusata (e successivamente prosciolta) di avere manipolato certi dati elettorali sfavorevoli al Cav.
Insomma, ha imparato a conoscere le trappole di Viale Mazzini. Deborah farà pesare le «quote» che spettano a Forza Italia nell’ambito dei programmi, compresi quelli di approfondimento politico.
Inoltre agirà da semaforo, cercando di veicolare da Vespa, da Floris e negli altri contenitori Rai, figure meno portate all’urlo o all’invettiva di quante se ne sono viste ultimamente.
Non risulta ci sia una «black list» di nomi da mettere al bando, sebbene da Arcore sia scattata una sorta di «moral suasion» nei confronti dei più esagitati, fin qui tra gli ospiti fissi dei talk show.
Però il mandato del Cavaliere è chiarissimo: dare la precedenza ai volti nuovi, e se proprio imberbi non sono che risultino quantomeno accattivanti, senza la bava alla bocca. Pare che i «falchetti» messi in pista dall’ala ultrà del partito gli siano piaciuti poco o punto. Lui li vuole più rassicuranti e meno incompetenti.
Tra i «vecchi», Berlusconi apprezza un polemista spiritoso come Osvaldo Napoli.
Tra i giovani, predilige quelli dalla faccia pulita, tipo il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, o l’imprenditrice Federica Guidi, figlia dello storico vice-presidente di Confindustria.
Risulta che stia svolgendo personalmente uno «screening» di moltissimi candidati, facendosi mandare pure le foto come si farebbe per un concorso di «Miss Italia» (o di «Mister Italia»), in modo da selezionare i più telegenici.
Li vuole tutti professionisti, universitari, manager, dunque potenziali capaci di frenare l’emorragia di referenti sul territorio dove, poco alla volta, se ne sono andati tutti: prima con Fini, poi con Monti, adesso con Alfano che (secondo quanto risulta da fonti indipendenti) sta rastrellando non pochi amministratori locali («il tappo è saltato», brinda Cicchitto).
Ieri s’è intrattenuto con un gruppo di giovani convogliati a Villa Gernetto da Marcello Dell’Utri e dal giro di Publitalia.
Vent’anni fa la discesa in campo era incominciata così.
Ora si annuncia una faticosa risalita.
Ugo Magri
(da “La Stampa“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO COSTA LASCIA IL CAVALIERE E SEGUE IL VICEPREMIER
Berlusconiani e governativi.
Se la partecipazione al Consiglio nazionale di questa mattina è il parametro di riferimento per capire la nuova geografia piemontese dopo la deflagrazione del Pdl, i falchi superano le colombe.
Almeno in questa fase in cui non si possono ancora immaginare gli effetti della decadenza del Cavaliere.
Erano 38 i piemontesi volati dal Piemonte per seguire da vicino le mosse e le parole di Berlusconi. Un’ampia maggioranza, rispetto ai 51 del Piemonte che avevano accesso al Consiglio nazionale per diritto: consiglieri regionali, parlamentari, coordinatori provinciali, presidenti di provincia e rappresentanti delle “grandi città “.
Nel pomeriggio invece, alla chiamata alle armi di Angelino Alfano, oltre ad Enrico Costa che punta a diventare il capogruppo alla Camera del futuro gruppo del Nuovo Centro Democratico, c’era anche Enzo Ghigo, del quale sono note da tempo le posizioni favorevoli al vicepremier del governo Letta.
Altri erano a casa a seguire in diretta i due eventi, ancora indecisi o comunque non abbastanza coinvolti da prendere un aereo per fari etichettare su un fronte o sull’altro.
Gilberto Pichetto, il potente assessore al bilancio del Piemonte, è fra i falchi e ieri mattina ha contato le presenze, piuttosto soddisfatto del risultato: “Siamo in 38. Biella è tutta con Berlusconi, così Vercelli, Novara e Alessandria. Anche Asti è fra i comuni a prevalenza berlusconiana – dice – anche se bisognerà poi fare i conti tenendo conto anche delle posizioni dei consiglieri comunali”. Accanto a Pichetto anche due altri assessori della giunta Cota: Ugo Cavallera, titolare della sanità e un passato assai democristiano, e Alberto Cirio di istruzione e turismo. Assenti invece Michele Coppola e Claudia Porchietto, più vicini in questa fase alle posizioni di Alfano
Fra i consiglieri, anche una moderata come Carla Spagnuolo è partita per Roma come supporter di Berlusconi.
E pure Cristiano Bussola, vicino ad Enzo Ghigo, era del gruppo.
Più ovvia la presenza di Lorenzo Leardi e Michele Formagnana. Scontata la fedeltà al Cavaliere dei parlamentari Manuela Repetti, Maria Rizzotti e Lucio Malan. Andrea Tronzano, capogruppo comunale, era della partita.
In questa situazione ancora fluida, non è facile per il momento capire quali scenari si apriranno a Palazzo Lascaris, dove la nascita del nuovo gruppo di “innovatori”, come preferiscono essere chiamati porterebbe ad avere quattro gruppi che fanno riferimento al vecchio Pdl: oltre a Progett’Azione e Fratelli d’Italia, il ritorno di Forza Italia e il Nuovo Centro Democratico.
Ai quali si aggiunge Valerio Cattaneo del gruppo Misto.
L’ex-coordinatore Enzo Ghigo ritiene che per il momento non sia necessario arrivare ad una spaccatura formalizzata in Consiglio regionale; altri invece pensano che l’ulteriore divisione potrebbe essere imminente, addirittura nel corso della settimana. Se così fosse, al momento nel nuovo gruppo dei governativi, sarebbero soltanto quattro: Giampiero Leo, senza dubbio, Angelino Mastrullo, Rosanna Costa e molto probabilmente Daniele Cantore.
In Forza Italia invece entrerebbero l’attuale capogruppo Luca Pedrale, Cristiano Bussola, Alberto Cortopassi, Lorenzo Leardi, Carla Spagnuolo, Michele Formagnana. Prevedibile tuttavia che le storie e le scelte personali possano portare presto a qualche spostamento. Possibile quello di Valerio Cattaneo, da sempre un moderato, che in un primo tempo era entrato nel gruppo dei Fratelli d’Italia – più per il legame con Guido Crosetto che per convinzione politica – e poi aveva optato per il Gruppo Misto essendo il presidente del Consiglio.
Ora potrebbe guardare con interesse al nuovo gruppo di governativi. Una tentazione potrebbe averla anche Roberto Tentoni, con una fuoriuscita da Progett’Azione. In questo caso, fra i due schieramenti nemici, sarebbe parità .
Sara Strippoli
(da “La Repubblica“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
L’ONDA LUNGA DELLA DIVISIONE DEL CENTRODESTRA DIVIDE LA REGIONE
Falchi e colombe, ecco i plotoni di forzisti e fuoriusciti capeggiati da Miccichè e Alfano: i primi fedeli
al Cavaliere, gli altri confluiti nell’Ncd.
Sui social network parte la sfida dei messaggi al vetriolo. Miccichè: “Ncd è la sigla di una malattia, Alfano lo sa?”. Castiglione: “Chiarezza sul programma, siamo disponibili al dialogo”
Le “colombe” siciliane del Pdl si contano e aprono al governo di Rosario Crocetta: “Dal governatore vogliamo chiarezza sul programma, vogliamo vedere atti concreti: dopodichè saremo disponibili al confronto e al dialogo, al di là delle diatribe politiche. Sicuramente non chiediamo poltrone nè di partecipare al governo”, annuncia Giuseppe Castiglione, deputato nazionale e coordinatore del Nuovo centro destra in rotta con la neo Forza Italia.
Quattro le priorità da mettere in agenda entro il 31 dicembre: bilancio e legge di stabilità , stabilizzazione dei precari, riforma istituzionale delle Province e servizi pubblici locali. Già la prossima settimana nasceranno gruppi diversi all’Ars, poi sarà la volta dei consigli comunali.
A meno di 12 ore dalla rottura sancita ieri sera da Angelino Alfano, i senatori e i deputati siciliani eletti in Parlamento e nello scacchiere regionale si definiscono gli schieramenti.
Da un lato ci sono le “colombe” di Alfano che daranno vita a nuovi gruppi parlamentari, dall’altro la nuova Forza Italia che in Sicilia trova il suo alfiere in Gianfranco Miccichè.
La maggioranza dei pidiellini siciliani si schiera coi filogovernativi. “Tutti noi insieme al ministro Alfano, abbiamo tentato sino alle fine di mantenere il nostro partito coeso e forte. Ritengo che i veri eredi degli ideali e dei valori di Forza Italia siamo noi, non avezzi ad estremismi e soprattutto saldi con la mente, il cuore ed entrambi i piedi nel centrodestra”, scrive su Facebook il parlamentare e coordinatore siciliano del Pdl Dore Misuraca.
Una sorta di chiamata alle armi, dopo che nei giorni scorsi a muoversi è stato Gianfranco Miccichè, pronto a riprendersi la leadership nell’Isola, soffiatagli anni fa da Angelino Alfano.
Ma quale sarà la nuova geografia dell’Ars dopo la scissione?
Ancora le trattative sono in corso, quel che è certo è che alcuni hanno già scelto da che parte stare. Tra gli alfaniani ci sono il capogruppo Antonino D’Asero, Vincenzo Fontana, Francesco Cascio, Pietro Alongi, Nino Germanà e Vincenzo Vinciullo.
Dalla parte opposta, i cosiddetti “falchi” che daranno origine alla nuova Forza Italia, sono confluiti l’ex An Marco Falcone, Salvo Pogliese, Giorgio Assenza e Giuseppe Milazzo.
Alla nuova Forza Italia guardano con interesse anche i deputati regionali del Pid di Saverio Romano.
Sul fronte nazionale i parlamentari siciliani si spaccano così.
Tra le “colombe” del Nuovo centro destra ci sono, al Senato, Renato Schifani, Simona Vicari, Giuseppe Marinello, Salvatore Torrisi, Pippo Pagano, Marcello Gualdani, Carmine Mancuso e Antonino D’Alì, mentre alla Camera gli alfaniani sono Giuseppe Castiglione, Dore Misuraca, Enzo Garofalo, Antonino Minardo, Alessandro Pagano e Antonino Bosco.
Dall’altro lato della “barricata”, tra i “falchi” della Nuova Forza Italia, ci sono al Senato i miccicheiani Giovanni Mauro e Mario Ferrara, Giuseppe Ruvolo e Francesco Scoma, mentre per la Camera Stefania Prestigiacomo, Antonio Martino e l’ex An Basilio Catanoso.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
LA GEOGRAFIA DEL DAY AFTER: IN COMUNE VINCONO GLI SCISSIONISTI, IN REGIONE SILVIO
È vero che ancora è un po’ prestino, che l’accelerazione è stata fin troppo repentina e le periferie – rispetto al partito centrale – ci mettono sempre più tempo ad adattarsi alle novità (specie quando sono belle grosse come questa), però le truppe hanno già cominciato a muoversi, spesso al seguito dei capibastone nazionali, e le scelte verranno tutte formalizzate in settimana.
Quando, sia in assemblea capitolina, sia in consiglio regionale, il gruppo del Pdl sarà convocato per sancirne lo scioglimento e decretare la contestuale nascita di gruppi separati.
In casa, però, che Berlusconi è stato chiaro: faranno tutti parte della stessa coalizione.
E così ecco che a Palazzo Senatorio i seguaci del senatore Andrea Augello e del deputato Gianni Sammarco dovrebbero aderire al Ncd di Alfano: lo farà certamente la capogruppo Sveva Belviso, ex aennina e augelliana di ferro, insieme alla collega Lavinia Mennuni; sono pronti pure Marco Pomarici e Roberto Cantiani, entrambi vicini al già azzurrissimo Sammarco; mentre è ancora indeciso il vicecapogruppo Giordano Tredicine, parecchio attratto dalla sirena berlusconiana.
La quale ha invece già richiamato a sè l’ex assessore al Commercio Davide Bordoni e Giovanni Quarzo, consigliere vicino all’ex capogruppo capitolino Luca Gramazio, entrambi entuasiasti della resurrezione forzaitalica.
Eh sì, perchè il giovane Gramazio, ora capogruppo in Regione, smentendo ogni pronostico e pure gli ideali da “duro e puro”, ha deciso di buttarsi nelle braccia neo-centriste del Cavaliere, trascinando con sè la maggioranza dei pidiellini alla Pisana. Nella pattuglia dei lealisti figurano infatti Giuseppe Simeone da Latina, al seguito del discusso senatore Claudio Fazzone; Adriano Palozzi, aficionado dell’ex governatrice Renata Polverini; il già assessore capitolino ai Trasporti Antonello Aurigemma e Mario Abbruzzese, entrambi vicini ad Antonio Tajani. Mentre le colombe alfaniane non saranno più quattro: gli ex assessori regionali Giuseppe Cangemi (con Sammarco) e Pietro Di Paolo (con la moglie deputata Barbara Saltamartini), i due augelliani Fabio De Lillo e Daniele Sabatini.
Una mappa che tuttavia potrebbe subire delle modifiche. “Prima di fare una scelta definitiva voglio capire bene che succede “, sussurra più d’uno fra quelli arruolati (per inerzia) da Berlusconi. “Non voglio certo fare la fine di Alemanno, che ha avuto fretta di uscire e ora si sta mangiando le mani”.
(da “La Repubblica“)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
IL SENATORE BARESE CASSANO, POLITICO RECORD DI PREFERENZE, HA LASCIATO BERLUSCONI PER “NUOVO CENTRODESTRA”
In Puglia il drappello di “alfaniani” può contare su tre parlamentari: tre su venti, il 15 per cento.
Oltre a Cassano, ci sono Antonio Leone e Antonio Azzollini. E’ giusto?
“Già , è così. Per ora, almeno”.
Cioè?
“Possiamo solo crescere. Ci sono trattative in corso. Chi è rimasto da quella parte della barricata, si guarda attorno… Silvio Berlusconi è come la luna calante, nel giro di una manciata di settimane si ritroverà pure fuori dal Senato”.
La campagna acquisti è aperta, insomma?
“La nostra è una scommessa sul futuro del centrodestra”.
Vincerete?
“Tanta gente da queste parti, è contro Fitto. Ma cercheremo di collaborare con Fi. Militiamo nella stessa area politica”.
Il “Nuovo centrodestra” presenterà una lista alle comunali del 2014?
“Certo. E avremo il nostro candidato sindaco”.
Cassano?
“Può darsi. Ma io non voglio occupare uno spazio per il gusto di farlo. E, soprattutto, nemmeno voglio dare l’impressione di essermi imbarcato in questa avventura pensando al municipio e basta”.
Ha reclamato “primarie di coalizione”. Fitto nicchia.
“Le vogliamo noi, le vogliono quelli di Fratelli d’Italia… Vorrei che le accettasse anche il Pdl-Fi. Farà spallucce? Pazienza. Per quanto ci riguarda, le organizzeremo ugualmente. Poi chi avrà più filo tesserà “.
Questa regola del gioco resterà in vigore pure per il 2015, alle regionali?
“Sì. Noi crediamo che Francesco Schittulli sia il competitore giusto per la Regione. Alle primarie potrebbe vedersela con Paolo Perrone, il sindaco di Lecce sponsorizzato proprio da Fitto”.
Senatore Cassano, passerà alla storia per avere sbattuto la porta in faccia all’ex “enfant prodige” di Papi.
“E’ la prima volta che succede una cosa del genere. Nemmeno Quagliariello è riuscito a farlo”.
Lello Parise
(da “La Repubblica”)
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Novembre 18th, 2013 Riccardo Fucile
“FAREMO OPPOSIZIONE, GLI SCISSIONISTI SONO CINICI”: BONDI MINACCIA DI NON VOTARE LA LEGGE DI STABILITA’
Il patto di non aggressione è già rotto.
Dopo il Consiglio nazionale che ha sancito il ritorno a Forza Italia e la nascita dei gruppi autonomi di Nuovo Centrodestra, il “falco” Sandro Bondi torna all’attacco dei “diversamente berlusconiani” e soprattutto del governo Letta.
Rispetto alla posizione sull’esecutivo, “nei prossimi giorni faremo i gruppi e poi insieme e democraticamente decideremo cosa fare”.
Ma l’opinione dell’ex ministro dei Beni Culturali è chiara: “E’ inevitabile che Forza Italia sarà all’opposizione del governo”.
E non risparmia critiche agli ormai ex colleghi di partito confluiti nel Nuovo Centrodestra, definiti “teste di rapa” e accusati di avere fatto “un calcolo cinico”. Immediata la replica dello “scissionista” Fabrizio Cicchitto, che parla di stalinismo con “effetti grotteschi”.
Il Consiglio nazionale sembrava avere sancito una tregua armata tra le fazioni dell’ormai defunto Pdl.
Silvio Berlusconi aveva assicurato che nella coalizione di centrodestra c’è posto anche per Angelino Alfano e sodali, dicendosi “addolorato” della scelta del suo ex delfino di abbandonare la nave.
Nessuno strappo (esplicito) anche nei confronti del governo, che “non può essere messo in discussione”.
Eppure, il giorno dopo, i falchi tornano a caricare a testa bassa.
Per Sandro Bondi, intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione In Mezz’ora insieme alla compagna Manuela Repetti, il nodo è la manovra che il parlamento si appresta a votare: “Maggioranza c’era prima e c’è oggi, ma come ho detto, se la legge di stabilità non si cambia noi non dovremmo votarla”.
Altro obiettivo polemico del senatore di Forza Italia, gli scissionisti di Nuovo Centrodestra. “Sono teste di rapa, hanno fatto un calcolo cinico e brutale”, attacca.
E rincara la dose: “Hanno abbandonato Berlusconi nel momento più difficile della sua vita”. Regista dell’operazione contro il Cavaliere, nell’idea di Bondi, è il presidente della Repubblica.
“I governativi hanno detto a Berlusconi che ci doveva essere un documento che stabiliva che se dovesse arrivare la decadenza il governo non si tocca — ricorda l’ex ministro -. Questo impegno Alfano lo ha preso con Letta e Napolitano: il garante di questo assetto politico è Napolitano”.
Altro tema caldo di questi giorni, il futuro politico e giudiziario di Silvio Berlusconi. “Sarà il leader del centrodestra anche agli arresti domiciliari“, annuncia il suo fedelissimo. Un erede politico del Cavaliere “non c’è, Marina ha detto in privato quello che dice in pubblico, che non ha intenzione di scendere in politica. Il delfino non si trova con le primarie, dietro il Cavaliere c’è il vuoto, c’è la miseria morale“.
Il leader di Forza Italia, secondo il senatore, sta bene, anche se è “molto stanco, provato da infinite riunioni, mediazioni e tentativi, falliti, di compromesso”.
Nella vita privata, Berlusconi parlerebbe della sua questione giudiziaria “con angoscia, ma ci dice sempre di essere convinto che ci sarà un processo di revisione” e “sarà dimostrata la sua totale innocenza”.
Eppure, l’ipotesi più probabile, per il Cavaliere, è l’affidamento ai servizi sociali: per l’ex ministro, un simile esito della vicenda giudiziaria sarebbe “una cosa ridicola, un’umiliazione“: “Anche lui ci ha detto ‘Con tutto quello che ho fatto per questo Paese…’”.
Le parole di Bondi non potevano non scatenare la reazione dei “diversamente berlusconiani”.
“Devo fare una autocritica — afferma l’alfaniano Fabrizio Cicchitto -. In una intervista ieri avevo detto che Berlusconi aveva bloccato l’innesto dello stalinismo sul berlusconismo anche per gli ovvi effetti grotteschi che esso ha e quindi aveva invitato anche i più esagitati dei suoi a moderare il linguaggio. Avendo visto e sentito gli attacchi ad alzo zero degli onorevoli Sandro Bondi e Manuela Repetti contro Angelino Alfano, la mia ipotesi si è rivelata del tutto sbagliata”.
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