Ottobre 24th, 2013 Riccardo Fucile
CONVOCATO UN DRAMMATICO UFFICIO DI PRESIDENZA…IL CAVALIERE LANCIA FORZA ITALIA, ALFANO COME DON ABBONDIO HA PERSO IL QUID PER STRADA
“Adesso mettiamo fine a questa storia. Lancio io Forza Italia nel segno dell’unità attorno a me, non voglio sentir parlare di correnti. E vediamo se qualcuno mi dice di no”. Stremato da una trattativa estenuante. Senza più ruggire come una volta, alla fine Silvio Berlusconi dirama l’ordine.
L’ufficio di presidenza del Pdl è convocato. Alle 17,00 di venerdì.
È in quella sede che l’ex premier chiederà un voto per fare “confluire” il Pdl in Forza Italia. È il modo per azzerare le cariche e prendere in mano un partito lacerato dalla guerra tra correnti.
La prima che salta è quella di Angelino Alfano. Perchè Forza Italia non ha il segretario. Ha solo il presidente, Silvio Berlusconi. Punto.
Ed è già franata ogni altra ipotesi di organigramma che preveda Alfano come “vice-Berlusconi”, magari “vicepresidente”.
Lo ha spiegato Raffaele Fitto nel corso di un lungo incontro con Berlusconi: “Io considererò finita la mia battaglia nel momento in cui ti riprendi tu in mano il partito. I miei voti vanno a Berlusconi presidente, e le altre cariche sono azzerate”.
Per un partito anomalo come il Pdl è strana tutta questa ufficialità di organismi e procedure.
Col parlamentino convocato, per la prima volta, solo agli aventi diritto per statuto e non allargato ai “big” come avvenuto negli scorsi anni.
È il segno che stavolta si fa sul serio, come si faceva sul serio ai tempi di Fini (anche allora ci furono uffici di presidenza degni di partiti con regole d’acciaio).
Una scelta che suona come pesante.
Tra gli aventi diritto, ad esclusione di Alfano, non c’è alcun ministro in carica. Nè Lupi nè la Lorenzin nè Quagliariello nè la De Girolamo.
Già , il governo è fuori dalla porta al battesimo della nuova vecchia Forza Italia. E, tra i 24 presenti, i cosiddetti “lealisti” di Raffaele Fitto hanno la maggioranza.
È lo strappo, con ricadute non banali anche sul governo.
Silvio Berlusconi dirà che questo esecutivo deve andare avanti, e che il primo appuntamento elettorale vero per il nuovo vecchio partito sono le europee.
Un modo per rasserenare le colombe, la cui rabbia sulla decapitazione di Alfano è al livello di guardia.
Ma è chiaro che far saltare Alfano significa far saltare il principale ponte verso il governo.
E rimettere tutto il partito nelle mani di Berlusconi significa che, al momento di decidere le sorti del governo sulla decadenza, sarà solo lui a decidere.
O dentro o fuori. E chi sta dentro obbedisce, perchè di dibattiti in Forza Italia non se ne sono mai visti.
E i primi segni dell’indurimento già si vedono.
Non è un caso che, mentre partono le telefonate per convocare il parlamentino del Pdl, prima Brunetta poi Fitto, appena uscito da palazzo Grazioli, minacciano la “guerriglia” se la Bindi non dovesse dimettersi dall’Antimafia.
Ecco la tensione delle colombe.
Per la prima volta dallo scorso due ottobre Angelino Alfano ha paura davvero: “Se vuoi uccidere il tuo padre politico — dice una sentenza di lungo corso — hai un solo colpo in canna. Sennò sei finito”.
Quel colpo il 2 ottobre Angelino non l’ha sparato. Ora è incerto, confuso.
I suoi lo pressano a rompere e fare i gruppi unici, a partire da Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin: “Se ci rimettiamo sotto Berlusconi — è il loro ragionamento — siamo finiti”.
Sacconi, Formigoni, anche Cicchitto sono pronti a formare un nuovo gruppo. Al Senato i contatti con Casini sono in fase avanzata e dell’operazione sono costantemente informati a palazzo Chigi.
Ma non è tutto così lineare.
La replica di Alfano a loro è altrettanto paralizzante: se rompiamo in quattro gatti finiamo morti nelle mani di Renzi e della sinistra. È per questo che Alfano ha optato per una terza via. Chiedendo a tutti i suoi un pressing straordinario su palazzo Grazioli.
L’obiettivo è far saltare il Parlamentino, guadagnare tempo, chiedere a Berlusconi di tenere tutto così come è fino alla decadenza.
E’ uno strappo profondo quello che si sta consumando in queste ore tra Berlusconi e Alfano. Carico di emozioni umane. Per la prima volta alla vigilia di una conta i due non sono dalla stessa parte.
Il Cavaliere è provato, racconta chi ci ha parlato, perchè Angelino ha commesso un errore che il Capo considera gravissimo. Ha violato la regola della casa in base alla quale il rapporto umano viene sempre prima di quello politico: “Non ci posso credere — ha ripetuto il Cavaliere ai suoi — ma Angelino si è messo a fare il capo-corrente. Non lavora per unire il partito, ma lavora solo per quelli che stanno con lui. Io voglio un partito unito e senza correnti”.
Quindi senza Alfano in un posto di comando.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 19th, 2013 Riccardo Fucile
NELLA STRATEGIA DEL CAVALIERE, COMPRESSO TRA FALCHI E COLOMBE, ALLA FINE CONTERANNO I SUOI INTERESSI PERSONALI
«Se mi fanno decadere da senatore butto giù il governo dei miei carnefici usando come pretesto la Legge di Stabilità ». Silvio Berlusconi sembra deciso.
Nella palude che è diventato il Pdl dopo la fiducia a Letta, chiuso a Palazzo Grazioli cerca il modo più efficace per giocarsi l’ultima partita, quella della sopravvivenza politica.
La giornata di ieri, almeno pubblicamente, sembrava segnare una tregua tra i duellanti per il controllo del partito, Alfano e Fitto.
Sulle agenzie poche dichiarazioni, tutte rivolte all’unità . Ma sotto le braci restano incandescenti, con un Berlusconi cinto d’assedio dalle due fazioni che cerca di rimanere in equilibrio, di tenere compatto il Pdl e trasformarlo in scudo nella battaglia contro il suo destino.
Una pugna nella quale decadenza, Legge di Stabilità e futuro del centrodestra si intrecceranno inesorabilmente.
Giovedì Berlusconi ha incontrato Fitto, ieri ha cenato con Alfano. Il segretario in mattinata aveva accarezzato il Cavaliere affermando che «grazie al lavoro di Berlusconi stiamo costruendo un grande centrodestra che sarà in grado di vincere contro le sinistre. Non vogliamo fare un centrino».
Dichiarazione alla quale Fitto ha risposto con un ironico «oggi è una grande giornata caratterizzata da una forte e ritrovata unità , ripartiamo tutti da Berlusconi ».
Per i falchi-lealisti, infatti, quelle del segretario sono parole ingannevoli.
Uno dei loro leader si spinge a dire riservatamente che «Angelino sa che Berlusconi è preoccupato dall’accelerazione di Mauro e Casini dopo la rottura di Monti e si copre dicendo che vuole tornare al modello Casa delle Libertà con i centristi sotto le insegne del Cavaliere. Lo fa per tranquillizzarlo, ma è pronto a lanciare in proprio l’operazione dei popolari».
Sono questi i veleni che terranno prigioniera la Legge di Stabilità , che oltretutto a Berlusconi è andata di traverso, come in queste ore va ripetendo privatamente ai suoi interlocutori: «Se il testo definitivo confermerà le indiscrezioni, la manovra non mi piace proprio».
Ed è anche per disinnescare la bomba sulla manovra, fondamentale per il governo, che ieri Alfano ha cenato a Palazzo Grazioli con l’ex premier.
Ma a cena si è parlato anche di partito, con Alfano impegnato a rispondere al cospetto del Cavaliere alle insinuazioni e al consiglio che i “lealisti” di Fitto continuano sibilare nell’orecchio presidenziale: «Togli la segreteria ad Alfano e riprenditi il partito — ripetono a Berlusconi — altrimenti quando tra un mese vorrai usare la manovra e la sopravvivenza del governo per negoziare sulla decadenza nei gruppi parlamentari non ti seguirà nessuno».
Il resto è propaganda, nel senso che gli alfaniani danno per certo che il Cavaliere abbia deciso di emarginare i falchi e incoronare Angelino a capo di Forza Italia, mentre i pasdaran giurano che Berlusconi è in procinto di decapitare il vicepremier, riprendersi il partito e guidare le truppe in prima persona nella partita sulla decadenza.
Movimenti tellurici dentro al Pdl che emergono nelle dichiarazioni pubbliche sulla Legge di Stabilità , bocciata dagli uni e promossa a pieni voti dagli altri.
Bondi, falco tra i falchi annidato tra le fila di Fitto, attacca: «Per il Pdl la riduzione delle tasse e l’abolizione dell’Imu erano un capitolo importante, ma ci troviamo un’altra tassa sugli immobili che in parte si aggiunge all’Imu, perfino più elevata. È intollerabile, è un provvedimento che contraddice gli impegni e le promesse fatte ai nostri elettori».
Gli fa eco Gasparri, per il quale «la difesa della casa resta una priorità ».
Se Brunetta, ex falco passato con Alfano, torna a chiedere la cabina di regia per correggere la manovra, le colombe Casero, viceministro dell’Economia, e Cicchitto rispondono agli avversari nel partito che la Finanziaria «rispetta gli obiettivi del governo e della piattaforma programmatica del Pdl».
Ma l’ago della bilancia sul futuro della manovra saranno gli interessi personali di Berlusconi.
Alberto D’Argenio
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Ottobre 14th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA AD ABRIGNANI, RESPONSABILE ELETTORALE DEL PDL: “UN MOTIVO IN PIU’ PER CREDERE IN LUI”
Forza Italia deve ancora prendere il largo ma in stiva c’è già un carico di debiti da 88,2 milioni di euro. Lo
dicono i libri contabili di fine 2012, lo documentava ieri un’inchiesta di Libero.
Il «senatore Silvio Berlusconi» ha rilasciato fideiussioni a copertura di spese e debiti della vecchia creatura per 102 milioni di euro.
Insomma, tutta la baracca, tanto per cambiare, si regge sul suo portafogli. Conclusione: se il Cavaliere decidesse di ritirarsi dalla scena (e ritirare le garanzie), l’esposizione ricadrebbe per intero sulle spalle di Alfano o Fitto o coloro che ne raccoglierebbero l’eredità politica.
«Un motivo in più, non certo il primo e l’unico, per continuare a credere nella leadership di Silvio Berlusconi» spiega con schiettezza Ignazio Abrignani. Deputato, responsabile elettorale del Pdl, adesso è organico ai “lealisti” che si contrappongono ad Alfano e ai governativi giurando fedeltà al capo.
Dunque si scopre che ad essere bad company, almeno sul piano finanziario, è Forza Italia e non il Pdl?
«Dove sta il mistero? I libri contabili dei partiti sono pubblici. Un disavanzo c’è, è vero».
Anche consistente, si parla di 90 milioni
«Sì, più o meno quella cifra lì».
Chi paga?
«È tutto coperto dalle fideiussioni del presidente Berlusconi. Ma va detto che il partito sta lavorando a un meccanismo che porti all’autonomia finanziaria, predisponendo forme di autogestione territoriale, con fund raising, affidato ai coordinatori locali e a tutti i parlamentari ».
D’accordo, in futuro. E adesso che il finanziamento pubblico sarà cancellato?
«Dovremo trovare altre forme di sostegno. Tutti i partiti, non solo noi. Evitando possibilmente di demonizzare chi dona soldi ai partiti, da considerare non furfanti in cerca di tornaconto, ma salvatori della democrazia. Come avviene nel mondo anglosassone, per esempio.Dove tutto è retto dalla finanza privata».
Altro che affrancarvi. Dipendete e dipenderete sempre da lui. Dove andreste senza le «garanzie» del leader?
«Noi non vogliamo prescindere da Berlusconi e non per i soldi, ma per il consenso che lui e solo lui può garantirci».
Consenso, cioè voti, che poi portano altro rimborso elettorale.
«Ecco, appunto, una cosa tira anche l’altra».
Insomma, passare dal Pdl a Forza Italia potrebbe non essere così conveniente. Sarà per questo che l’operazione tarda a partire?
«Sicuramente oggi il Pdl gode di rimborsi elettorali, Forza Italia no. Ma sappiamo che in questa fase la volontà di Berlusconi sarà determinante. Per cui, se lui vorrà ritornare a Forza Italia si troveranno i modi e i mezzi perchè quel partito abbia un futuro e una solidità ».
Che mezzi? I debiti non si cancellano.
«Per esempio, sappiamo che il Pdl dovrà ricevere circa 50 milioni di euro di rimborso elettorale. Ecco, i debiti di Forza Italia sono il doppio, ma intanto sarebbero dimezzati col passaggio. Poi, se il presidente ha deciso così, si farà così e basta».
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
UNO DEI TANTI PARLAMENTARI DISPOSTI A TRADIRE SILVIO AL MOMENTO GIUSTO
È il milite ignoto di Forza Italia.
Deputato di penultima fila, ultracinquantenne e prossimo esodato della politica.
Il suo destino è segnato, è un esubero di Forza Italia e non ha cuore di dirlo a casa, alla moglie.
Ha vergato e sottoscritto le maledettissime dimissioni. “Me le hanno fatte firmare durante la seduta alla Camera. Nemmeno la cortesia di una spiegazione. Scrivi e firma. Vedesse le donne, le amazzoni, come hanno subito conquistato la prima fila. Guerriere dell’esercito di Silvio. Sanno che i voti ce li ha ancora e si impegnano per conquistarsi la rielezione. Io invece, e con me altre decine di nullatenenti, siamo carne da mandare prima in guerra e poi al macello. Non siamo dei loro, non siamo i fidatissimi, abbiamo amicizie oblique. Verdini ha già fatto la croce e deliberato. Neanche ti calcolano, ti salutano.
Anche l’assemblea faceva paura. Altro che Forza Italia, sembra il partito comunista.
Il presidente non è lucido, e quelli se ne approfittano. Gli fanno credere che lo arrestano e lo spingono a essere sempre più duro.
O rompi o finisci dentro. O rompi o ci asfaltano. Finisce male questa storia, lo sento”. Provi a resistere, dichiari la sua opposizione. Tiene alto il suo profilo, dimostra coraggio, i giornali parleranno di lei.
“Se pubblica il mio nome sono finito. Meglio essere vile”.
La paura è un sentimento umanissimo. Si dice che anche Annibale avesse terrore in battaglia.
“Non sono mai stato bravo in storia. Il mio incubo ricorrente è questo: mentre attraverso piazza Montecitorio mi si para un microfono davanti e la ragazza vestita di nero mi chiede: in che anno c’è stata l’unità d’Italia? E io che ne so, figlia mia. Sa quante volte sono andato su Google a cercare la data? La dimentico sempre”.
1861.
“Adesso che lo dice io ricordo. Poi passa e fugge via. Mi confondo con le Olimpiadi”.
Non tutti sono talenti.
“Ho fatto il massimo possibile, sono intraprendente e avevo un lavoro che mi dava soddisfazioni. La politica mi ha rovinato. Se ci dimettiamo adesso io non ritorno più a Roma. E a casa cosa trovo? Ho trascurato lo studio, e dirottato i clienti ad altri colleghi. Non vorrei imitare Razzi ma uno si fa due conti. Al mio secondo mandato mi sono detto: posso farmi il mutuo. È alto, era un passo necessario. Ma se esco di qui prima del previsto i conti si sballano. È la vita di un uomo che ha famiglia e nessuno ha rispetto”.
Berlusconi le ha dato tanto.
“Devo tutto a lui. E se avessi idea di un uomo lucido lo seguirei ovunque. Lei non l’ha visto: è terrorizzato, incupito. Gli danno una dose quotidiana di incubo. I Verdini, le Santanchè, gli avvocati lo stanno trascinando alla guerra, gli fanno vedere manette ovunque. Un Politburo che comanda e silenzia ogni dissenso. Se non sei con loro sei fuori. Mettere Brunetta capogruppo, poi…”.
Brunetta la fucilerà .
“Se scrive il mio nome mi fucilerà ”.
Chi non sottoscrive quel che dice ambisce a falsificare la realtà .
“Facciamo così allora: mi dia altre due settimane, fino al 4 ottobre io sto con loro. Vado in piazza con loro. Se la situazione precipita, come credo, il 5 ci vediamo di nuovo qui, al tavolino di questo bar. E proseguiamo il colloquio interrotto”.
Da qui al 5 ottobre cosa cambierebbe per lei?
“Ho come la sensazione che se le dimissioni saranno poste ai voti, il Pd giocherà come il gatto col topo. Accetterà quelle degli Schifani e terrà di conto invece chi ha idee come le mie più ragionevoli”.
Farà il topo.
“Farò il topo. L’unica possibilità che ho per salvarmi è che non si vada alle elezioni. Farmi almeno questa legislatura per intero. Credo che il presidente Napolitano non voglia crisi cruente e che Enrico Letta, da buon democristiano, sappia scegliere tra noi”.
Sta annunciando la diserzione.
“Mi dica se ho un’altra chance, una diversa via di fuga. Dieci giorni ancora di inabissamento e poi mi dichiaro”.
È politicamente e moralmente riprovevole ciò che sta per fare.
“Io voglio bene a Berlusconi, ma non mi dà una sola possibilità di spiegargli il mio stato d’animo. E’ circondato da pazzi furiosi”.
Chieda udienza.
“Neanche mi fanno entrare. Conto meno di Dudù”.
Antonello Caporale
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Settembre 24th, 2013 Riccardo Fucile
SPUNTA UN EMENDAMENTO “AD PARTITUM”
Forza Italia? Un partito nato “vecchio”, tant’è che il Pdl, suo progenitore, sta cercando di spianargli la strada delle agevolazioni sui futuri finanziamenti con il solito emendamento ad personam.
Ad partitum, in questo caso.
Basta leggere la proposta Pdl alla legge Letta sui futuri soldi ai partiti firmato dal segretario amministrativo Bianconi. Ma non basta.
Sempre per garantire il futuro economico di Forza Italia e i milionari passaggi di denaro che provengono dal suo padre-padrone Berlusconi, ecco la battaglia per evitare che ci sia un tetto troppo basso alle donazioni, massimo 100mila euro come propongono Pd e Sel. Quelli del Pdl pretendono che si superi il milione di euro, e che si vada anche oltre.
E non è certo un caso che sia stata bocciata, anche dal Pd, la proposta di Sel che bloccava finanziamenti in arrivo da chi ha una condanna definitiva (vedi caso proprio Berlusconi).
Va così, in commissione Affari costituzionali della Camera, la battaglia sulla legge Letta che da mesi attende d’essere sdoganata.
Si è arenata una prima volta sulla scandalo del tentativo di cancellare il reato di finanziamento illecito, stoppato grazie alla denuncia della stampa e alla reazione sdegnata dei magistrati.
È arrivata in aula, ma l’intesa è salata.
Ora siamo di nuovo in commissione, in un rush che non disdegna le ore notturne nel tentativo di tornare nell’emiciclo domani.
Vertici a ripetizione tra il ministro per le Riforme Quagliariello e i relatori Gelmini (Pdl) e Fiano (Pd), qualche accordo, come quello sulla cig per i dipendenti dei partiti, con il netto disaccordo di Sel (Boccadutri), ma restano i nodi di fondo – tetto al finanziamento, norma Forza Italia, colpo di spugna sulle inchieste – che potrebbero far saltare tutto.
La minaccia, più volte ribadita da Letta, è che il governo ricorra al decreto.
Certo è che il Pdl non perde mai il vizio di utilizzare l’attività parlamentare per tutelare i suoi interessi.
La legge sul finanziamento lo conferma.
Un pomeriggio caldo nella commissione presieduta da Francesco Paolo Sisto, avvocato barese di strettissima fede Pdl.
Passano all’unanimità alcuni emendamenti considerati “buoni”, come quello che cancella la possibilità di agevolazioni per le sedi dei partiti, o quello che azzera gli spazi tv gratis – a scapito di chi non può contare, come Pdl alias Forza Italia, su tv di famiglia – , oinfine quello su tariffe agevolate.
Ma finiscono accantonarti i punti dolenti. Tetto massimo, regole per accedere alle agevolazioni (2 per 1000 e detrazione dei contributi), reato di finanziamento illecito restano i cardini su cui un compromesso opaco finirebbe per stroncare il senso stesso della nuova legge.
Il Pdl – di certo – non demorde. La “salva Forza Italia” suona singolare.
Emendamento 8.8. Le agevolazioni «si applicano ai partiti a cui dichiari di far riferimento almeno la metà più uno dei candidati eletti sotto il medesimo simbolo alle più recenti elezioni per il rinnovo di Camera e Senato».
Dunque: un partito, tipo il Pdl, muore, ne nasce uno nuovo, Forza Italia. La legislatura è la stessa. Forza Italia dovrebbe perdere ogni privilegio. Invece basterà che la metà più uno degli eletti dichiari la sua fedeltà al nuovo gruppo per lasciare tutto invariato.
Scandalosa poi la proposta sul reato di finanziamento illecito, perchè salta il passaggio fondamentale per cui non basta l’iscrizione nel bilancio della società , ma è obbligatoria la delibera della società stessa.
Il Pdl (Gelmini) garantisce che i processi in corso sono salvi, il Pd teme il colpo di spugna, Sel ritiene che la nuova norma possa anche passare ma solo con la garanzia certa che il colpo di spugna non ci sarà .
Un fatto è certo, se si cambia la norma, i processi saltano, perchè se i reati vengono contestati sulla base della mancata delibera della società , e questa previsione viene cancellata, è ovvio che il processo si nebulizza.
Rissa pure sulla cassa integrazione.
Il Pdl vota la proposta Pd – contro Sel e M5S – per cui ce ne sarà una ad hoc per i dipendenti dei partiti, di fatto “tassando” tutti gli altri, anche i piccoli.
Protesta Sergio Boccadutri, capogruppo di Sel in commissione, che ricorda come gestì la cig per Rifondazione comunista usando la cassa in deroga: «Così, invece, Pd e Pdl colpiscono tutti per salvare se stessi».
Liana Milella
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Settembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL POSTO LASCIATO SCOPERTO DA LUPI POTREBBE ANDARE AL VICEPRESIDENTE DEL GRUPPO PDL… SU DI LUI C’E’ L’ACCORDO CHE ERA MANCATO A LUGLIO PER LA PITONESSA
La ‘pitonessa’ Daniela Santanchè, fedelissima di Silvio Berlusconi, potrebbe sacrificare sull’altare della nuova Forza Italia la sua candidatura a vicepresidente della Camera, la carica lasciata vacante da Maurizio Lupi cinque mesi orsono, per ricoprire l’incarico di ministro dei Trasporti del governo Letta.
L’indiscrezione è stata pubblicata sulla versione online di Europa, giornale del Partito democratico.
Secondo il quotidiano, l’idea di proporre alla vicepresidenza di Montecitorio Simone Baldelli – 43 anni, già vicepresidente del gruppo pidiellino alla Camera – sarebbe venuta in mente a Renato Brunetta, presidente dei deputati Pdl.
Baldelli, scrive Europa che ne traccia una breve biografia, sarebbe stato scelto al posto della Santanchè, la cui corsa ad una delle poltrone di vertice della Camera aveva provocato, l’estate scorsa, una spaccatura della maggioranza per il fermo no opposto dal Pd alla sua candidatura e dello stesso Pdl, lacerato tra i “falchi” — di cui la “pitonessa” è uno degli esponenti più agguerriti — e le colombe.
La decisione di rinviare l’elezione del vicepresidente della camera in quota Pdl a dopo l’estate era stata infatti assunta dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio il 2 luglio.
L’assemblea di Montecitorio è chiamata a votare mercoledì mattina per la vicepresidenza.
Nelle ultime settimane, sempre secondo il quotidiano di area dem, per il gioco di veti incrociati all’interno del Pdl nelle ultima settimane sarebbero via via caduti i nomi delle possibili alternative alla Santanchè: Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna (ala colombe) e, ultima, Stefania Prestigiacomo (considerata invece una delle “amazzoni” di Berlusconi).
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Settembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
SLOGAN A CARATTERI CUBITALI E POCA INTERAZIONE: PREVALE L’EFFETTO RETRO’
Il paradosso è tutto qui: il «Signore delle televisioni» si affida al Web per lanciare la nuova Forza Italia.
«È l’era di Internet», sentenziava l’altro ieri Silvio Berlusconi, inaugurando la sede romana del partito.
L’ordine era stato perentorio: «Serve una massiccia presenza sui social network. Attraverso questi strumenti dobbiamo comunicare i nostri ideali, le nostre idee».
Ecco spiegato perchè in rete la grancassa mediatica berlusconiana lavora a tutto spiano.
Da tre giorni è resuscitato il sito forzaitalia.it, mentre pdl.it cesserà presto di esistere.
«Scendi in campo anche tu, dai vita a un club Forza Italia», è l’appello che campeggia sui portali del centrodestra.
L’intento è quello di lanciare la volata alla campagna di tesseramento del nuovo partito.
Le adesioni apriranno a giorni. Il costo della tessera resta avvolto nel mistero: «Non così alto da scoraggiare i giovani e non così basso da innescare i “signori delle tessere”», spiega un deputato Pdl.
Ma la novità – rivelatrice della svolta 2.0 abbozzata dal Cavaliere – è che i gazebo virtuali anticiperanno quelli reali.
Il via libera è arrivato dallo stesso Berlusconi: il tesseramento sarà possibile da subito attraverso la rete, e solo in un secondo momento nelle sezioni sul territorio.
Forza Italia intanto ha aperto un account ufficiale su Twitter (65 mila followers, la maggior parti «trasmigrati» dalla pagina Pdl) e un profilo su Facebook.
I numeri non sono un granchè: 48 mila amici. Basti pensare che la pagina ufficiale di Cavaliere ne ha oltre mezzo milione. Berlusconi invece continua a tenersi alla larga dai cinguettii. C’è il profilo «Berlusconi2013», ma i tweet non sono riconducibili all’ex premier.
«Viene aggiornato da un gruppo di giovani simpatizzanti», spiega Antonio Palmieri, responsabile della comunicazione online del partito.
Chi sono questi ragazzi? «Preferiamo mantenere la loro identità segreta per proteggerli da ritorsioni e insulti», taglia corto il deputato.
Resta il fatto che sempre più spesso il Cavaliere interroga i suoi più stretti collaboratori, sorpresi a twittare o a navigare su Facebook.
Il sentimento è un misto di curiosità a stupore: «Stando chiusi in una stanza attraverso un telefonino o un iPad si riesce a vedere tutto di una persona».
Sul Web la neonata Forza Italia è già in campagna elettorale.
Nelle ultime ore i parlamentari si sono visti recapitare una mail con le «indicazioni operative». Deputati e senatori sono invitati a rilanciare il sito forzasilvio.it e ad arredare con il logo di Forza Italia i profili personali.
Il problema è che la comunicazione del Cavaliere sul Web è quella di fine Anni Novanta.
Slogan a caratteri cubitali, «banner» a tutto spiano e compito a casa per il militante diligente: «Fai conoscere la nuova pagina ufficiale dei Forza Italia».
Di interazione con gli utenti ben poca.
Il tentativo, nemmeno troppo velato, è quello di ottenere (gratis) una sorta di pubblicità diffusa sui social network.
I siti berlusconiani per ora restano la versione virtuale dei manifesti sei per tre che tappezzano le città .
Gabriele Martini
(da “La Stampa“)
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Settembre 20th, 2013 Riccardo Fucile
A ROMA, INAUGURAZIONE SENZA ENTUSIASMO DELLA NUOVA SEDE, RICORDANDO I SUCCESSI DEL PASSATO SENZA OTTIMISMO… NEL FUTURO. L’OMBRA DELLE DIMISSIONI
C’era Lehman Brothers prima del tracollo ed è questa l’unica macchia, se vogliamo.
Il Palazzo è bellissimo e ha una sua sobrietà taciuta, implicita, mai esibita.
à‰ stata una fortuna trovarlo così capiente (circa 3600 metri quadrati) a un prezzo favolosamente basso (solo un milione d’euro d’affitto l’anno) al centro del centro di Roma.
Proprio in faccia a Louis Vuitton, che esprime comunque un clima, una perdurante fiducia nella forza del talento e dell’impresa.
Qualche uccello del malaugurio vede nella adiacente caserma dei carabinieri che presidia la piazza San Lorenzo in Lucina l’ostensione di una presenza aggressiva, un segno visibile di questi cattivi tempi.
Ieri qualche parola si è spesa, nell’attesa che Silvio Berlusconi inaugurasse la nuova magnifica sede e sancisse, con il taglio del nastro, la palingenesi.
Torna Forza Italia ma si pensa ad altro.
Secondo Teresa, settantasettenne dei Parioli, “Silvio dovrebbe andare ai servizi sociali. Farebbe più effetto”.
Giulio, combattente per la libertà : “Io starei ad Arcore a riflettere e a dare una spinta a questo partito che può dare tanto all’Italia”.
La discussione intorno alle opzioni del condannato si è poi ravvivata — via radio — con il consiglio affettuoso di un suo storico avvocato, Piero Longo: “Dovrebbe andare in carcere. Sarebbe straordinario”.
E da Maurizio Gasparri a Paolo Romani, dal Pdl viene evocata l’ipotesi di dimissioni prima del voto in aula al Senato sulla decadenza: “à‰ possibile che lasci”.
Sul martirio berlusconiano la piazza, contenuta per presenze e avviata all’avanzata età dei ricordi, si è unita in un consulto collettivo.
Intanto lui, giunto dal retro nel solito Caraceni, ha felicemente ritrovato sè stesso con un sorrisone e una battuta: “Siete più belli di vent’anni fa”.
Poi ha parlato dell’Italia, che ha nel cuore, e del governo, che pure ha nel cuore ma così e così.
“Vigileremo”, ha detto. E via con l’Imu e con l’Iva.
Per colpa di un negligente servizio di amplificazione la voce del Capo è giunta con qualche vuoto e qualche crac, quel fastidioso sottofondo che sconnette e abbatte la concentrazione.
“Ma che sta ‘a succede?”, ha chiesto un uomo della cinquantina.
Intendendo il fruscio come un sicuro vettore del sabotaggio di cui il suo amato Silvio è vittima sistemica. Un tempo non era così.
Un tempo c’era Gasparotti, l’uomo addetto a sistemare inquadrature e riprese, luci e fard. Se era lì anche ieri non si è capito.
La gerarchia è oramai consolidata e in qualche modo sovietizzata.
Denis Verdini, con il solito mostruoso cravattone azzurro, resiste nel ruolo di caposquadra .
Mara Carfagna patisce lo sforzo di mettersi alla pari, anche linguisticamente, con la pitonessa Santanchè ma arranca.
Daniela si vede sempre tre passi avanti ed è vicina a Lui. Sempre.
Angelino Alfano, svogliato, perde posizioni nell’attraversamento del Palazzo.
Il corteo che si forma allunga il passo e di nuovo davanti i soliti due: Verdini e Santanchè. Si rivede la Brambilla, persino Capezzone.
Più tremendo e ingiusto il destino che avvolge Alessandra Mussolini: si copre con una bandiera di Forza Italia, e vorrebbe segnare il tratto originale della capotifosa.
Si perde tra gli anziani, confondendo l’occhio avvertito di chi conosce facce e storie. “Ma chi è sta pazza?”.
Oggi si festaeggia e c’è naturalmente Galan pronto al brindisi. Con lui Cicchitto, Romani e gli altri. I soliti.
Sandro Bondi notevolmente pallido, Brunetta ipercinetico, poi il resto della truppa incanutita ma vogliosa della foto ricordo.
Berlusconi si è ritrovato lungo i corridoi con la sua effigie sui muri.
Foto di lui e della sua cravatta a pois e dei suoi precetti, e del suo discorso chiave, molto gandhiano: “Tutta la mia vita è stata ispirata all’amore per la libertà ”.
Formato maxi o mini, foto di Silvio ovunque.
La festa si è consumata in un’oretta . Fugace, discreta, al ritmo del motivetto di sempre: “E forzaitaliaaa”.
La folla si è per un momento scossa quando è parso che in piazza ci fosse Francesca Pascale, l’amata giovane fidanzata del leader. Era una sosia, purtroppo.
Poi, mentre il grande schermo rimandava bandiere e popolo di vent’anni fa, palloncini bianchi sono saliti al cielo.
Berlusconi ha chiesto alla scorta di riaccompagnarlo a casa ed è filato via dal retro.
Antonello Caporale
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA NUOVA SEDE SEMBRA PIU’ UN MAUSOLEO CON FOTO DEL CAVALIERE OVUNQUE… GLI EX AN ORMAI SONO OSPITI
Nel momento più atteso, scompare l’audio.
E pure l’immagine: “Bisogna aprire le porte a chi vuole impegnarsi per il futuro di tutti gli italiani. Dobbiamo darci da fare per garantire democrazia in questo paese”. Stop.
Quando alle 17,37 Silvio Berlusconi inizia il discorso della rifondazione azzurra il maxi schermo si impalla. Segnali di decadenza.
Nel partito di plastica del Berlusconi condannato e extraparlamentare qualcosa non funziona.
Delusi i pochi chiamati ad adorare il capo di fronte alla nuova sede di San Lorenzo in Lucina. Pallottoliere alla mano, tolti un centinaio di giornalisti, qualche decina di cameramen, i collaboratori dei parlamentari a cui era vietato l’ingresso, i cinesi usciti da Luis Vitton, qualche piacione di ritorno da Ciampini, i militanti duri e pure non superavano le cento unità .
Età media, alta. Parecchi coetanei del Cavaliere, con le bandiere odoranti di naftalina.
Torna l’audio: “Vent’anni dopo siamo qui e guardando e salutando coloro che furono con me nel ’94 devo dirvi che l’impegno che ci abbiamo messo fa molto bene, siamo tutti più belli”.
Il pathos non scatta nè dentro nè fuori.
E qualcuno inizia ad uscire insofferente dal mausoleo berlusconiano.
Matteoli esce con l’aria di un claustrofobico dopo un’ora di ascensore. Perchè va bene la fedeltà ma neanche a Predappio ci sono tante immagini del capo.
Ovunque quadri di Berlusconi, e tutti con foto scattate prima del 2008.
Con Putin e Bush, nelle piazze, in casa, all’Onu, nei vertici internazionali, a Napoli.
Scompare il Pdl, e gli ex An sono ospiti in casa altrui:
Menomale che Silvio c’è, e basta. L’audio va sempre peggio. L’ex premier si sta dipingendo come responsabile, ed elenca gli atti di buona volontà compiuti: le dimissioni su pressione del Colle, nel 2011, il sostegno al governo dei tecnici — quello che ha tirato giù dopo la sentenza di Appello del processo Mediaset, per intenderci — e poi il governo Letta, lo spirito di sacrificio di chi ha solo cinque ministri su 23.
Poi avvisa, ed è l’unica cosa che l’audio decadente trasmette con chiarezza: “Staremo in questo governo finchè rispetta i patti su Imu e su Iva”.
I toni sono da brindisi aziendale, con le dipendenti fresche di parrucchiere, e prosecco e tartine nella stanza accanto.
Prima di un brindisi, si sa, ogni imprenditore brianzolo che si rispetti, non fa dichiarazioni di guerra. È così che l’avvertimento suona pacato, il ricatto felpato, la voce calda come gli sguardi delle parlamentari adoranti, vestite proprio come piace al Capo: “Abbiamo dato prova di disponibilità straordinaria — prosegue lui – nonostante quello che sentiamo dire dai signori della sinistra”.
Ormai si è capito, il gioco del cerino, con l’obiettivo di scaricare sui “signori della sinistra” la responsabilità della crisi.
Il Cavaliere parla di “stabilità ” e di “responsabilità ”, ma poi annuncia che a breve saranno convocati i gruppi per decidere a maggioranza sul da farsi.
Dice che la crisi farebbe male al paese, ma al tempo stesso spiega che il Pdl, anzi Forza Italia, non tratterà su Iva e Imu. E poi il chiodo fisso: “Le sentenze si rispettano quando sono emesse da un giudice imparziale, quando questo non avviene è giusto criticarle”.
Applausi e tartine. E sul video riparte per l’ottantesima volta l’inno di Forza Italia, con le immagini di una manifestazione dei tempi che furono.
Il Cavaliere ha meno capelli, e pure un bel po’ di chili in meno. Buttiglione invece ha più capelli, unico ad avere il privilegio di avere un’inquadratura col Capo. Rigorosamente cassati i traditori, Fini e Casini.
Nella noia mortale del nuovo inizio succede che le telecamere assaltano le griffatissime Ravetto e Prestigiacomo, per una dichiarazione che dia un titolo e interrompa lo sbadiglio.
Berlusconi si affaccia dal portone, saluta, qualche scatto e via. I tempi dei fuochi d’artificio e delle promesse di miracolo sono passati.
Ognuno dice la sua, sperando che sia quella giusta.
Mariastella Gelmini, a proposito dell’eventualità che Berlusconi si dimetta, taglia corto: “Per me assolutamente no”.
Pochi metri più in là c’è Paolo Romani: “Le dimissioni sono una possibilità . Deve decidere lui”. Segnali di decadenza.
Appunto, Forza Italia
(da “Huffingtonpost)
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