Luglio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
IL MANIFESTO “IDEALE” DI MONTI NON E’ QUELLO DI FUTURO E LIBERTA’: APPOGGIARLO ACRITICAMENTE DENOTA DA UN LATO UN VUOTO CULTURALE DALL’ALTRO FA SOLO PERDERE CONSENSI PERCHE’ VAI SU SPAZI GIA’ COPERTI…. I PORTABORSE CLONANO PORTABORSE, SERVONO TRUPPE CONVINTE NON CAPORALI INTERESSATI
Potremmo iniziare queste brevi note con una battuta, riferendoci al titolo del pezzo de “IlRetroscena.it”: il problema non è tanto se Fini segue Casini, ma quanti elettori seguano loro.
A giudicare dai sondaggi degli ultimi due mesi, diremmo sempre meno: Fli ha perso un terzo dei peraltro scarsi consensi, l’Udc ha subito una brusca battuta di arresto se non un arretramento.
Il sostegno a misure impopolari è ovvio che non paghi, anche quando sono ritenute necessarie: se si fossero perlomeno rese eque, come era la promessa iniziale, forse si sarebbero trasformate lentamente in tacito consenso.
E qui è venuto meno, per forma mentis e debolezza congenita dei soggetti, quel ruolo di controllo che una forza come Fli, da sempre attenta al sociale, avrebbe dovuto esprimere, proprio per differenziarsi dal Pdl da un lato e dai “poteri forti” dall’altro.
Perchè il problema sentito dalla classe dirigente e dalla base di Fli non è tanto quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto dove siamo quasi tutti d’accordo, così come le battaglie sui diritti civili e un approccio solidale al problema immigrazione, ma la politica economica che tocca le tasche di tutti.
Un “appoggio incondizionato” a Monti non ha senso per due ragioni: una contenutistica e l’altra pragmatica.
Il manifesto ideale di Monti, con tutto il rispetto dovuto a una personalità di livello, non è quello di Fli, inutile nascondersi dietro un dito.
Una visione “economicista” e ultraliberista non collima con la solidarietà sociale stigmatizzata nel manifesto di Fli.
Se ci fosse stata una patrimoniale e una tassazione forte dello scudo fiscale, se non si fosse dimenticata una lotta radicale alla corruzione nella Pubblica Amministrazione unita a una vero riconoscimento meritocratico, se fossero stati posti in essere tagli decisi alla Casta e ai consigli di amministrazione pubblici, tanto per fare qualche esempio, gli italiani avrebbero colto il segnale di equità e di novità .
La ragione oggettiva: pensare che un appoggio “senza se e senza ma” a Monti avrebbe generato un ritorno elettorale è un errore di valutazione imperdonabile, chi ancora oggi in Fli spera in questo vive fuori dal mondo.
Per un semplice motivo: quella fascia di elettorato “moderato” e benestante è di fatto già rappresentata da settori del Pdl, del Pd e dell’Udc.
Da lì non smuovi un voto, quel 30% di consensi è già suddiviso in partiti più “credibili” nel merito e con clientele consolidate.
Non è un mistero che Fini da tempo consideri Fli una fase intermedia, di passaggio, verso la creazione di un nuovo soggetto politico più ampio.
Non è un mistero che Fini sia costantemente vittima dei colonnelli di turno: a Mirabello aveva tuonato “mai più colonnelli” e si è ritrovato un partito in mano a un caporale di giornata capace di nominare solo cambusieri.
Basti pensare quanti portaborse a destra diventino colonnelli per poi generare a loro volta altri portaborse, aspiranti ai gradi: roba da trattato di psicanalisi.
Fini ha generato una corte che non sopporta più: andare oltre Fli è anche un sistema per liberarsene.
Ma per andare dove? E qui si apre un altro capitolo.
Visione economica a parte, condividiamo la visione di una destra sensibile ai diritti civili, alle battaglie per la legalità , alla meritocrazia, alla lotta alla corruzione.
Ma per andare in battaglia contano anche le truppe: se disperdi le tue con comandi contraddittori nel tempo, finisce che ti volti e trovi quattro armigeri quattro.
E al tavolo strategico della battaglia finale non puoi pretendere di contare come chi qualche truppa, magari anche mercenaria, la conserva.
Va bene un’allenza ampia anche con settori della sinistra ( se Di Pietro non fosse schizofrenico e se Vendola non vivesse di pregiudizi, andrebbero bene anche loro in un clima di emergenza nazionale), purchè ci si vada con idee proprie non negoziabili.
Le stesse che impediscono a priori ogni possibile “frequentazone” con la becero destra leghista e di certi settori del Pdl.
Altrimenti diventa solo un rassemblement elettorale, un argine a grillini e demagoghi di turno, ma senza “anima”, traducendosi in una mera operazione di conservazione e spartizione di poltrone.
Ma un partito che può ambire a raggiungere il 4% ancora oggi, anche se solo con una brusca sterzata, deve attrezzarsi in primo luogo per perseguire questo obiettivo.
Lavorare sempre e comunque come se dovesse andare da solo: per puntare a quella soglia e avere 20 deputati.
Se poi le circostanze permetteranno alleanze coerenti bene, altrimenti fa nulla.
Abbandonare la nave sugli scogli, sperando che gli altri armatori non venissero a conoscenza della perdita del vascello, in modo da mantenere il proprio potere contrattuale, non pagava neanche nell’Ottocento.
Figuriamoci nell’epoca dei sondaggi e dello strapotere dei media.
Ecco perchè è giusto avere come obiettivo quello di “attirare elettori fuori dagli schemi tradizionali destra-sinistra” ma occorre anche non sbagliare la rotta e saper interpretare gli umori, le esigenze, i diritti, la disperazione, le speranze, i sogni degli italiani.
E non solo di quelli che possono permettersi di laurearsi alla Bocconi.
argomento: Fini, Futuro e Libertà, radici e valori | Commenta »
Luglio 2nd, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER VERSO UN POLO RIFORMATORE… NUOVA SVOLTA SUGLI OMOSESSUALI: VANNO TUTELATE LE UNIONI TRA PERSONE
«Un nuovo polo europeo, patriottico e riformatore». Gianfranco Fini sceglie il centro congressi di Eataly, neotempio dei gourmet romani (tra loro c’è anche Italo Bocchino), per lanciare ufficialmente la campagna elettorale.
All’ultimo piano del mega centro, dopo aver superato fritti e mozzarelle di bufala, culatelli di Zibello e piadine, ecco l’assemblea nazionale di un partito che, come molti altri, deve ancora decidere la sua direzione di marcia.
Niente «proposte choc», nonostante gli annunci della vigilia.
Ma il leader di Fli prova a mettere qualche punto fermo nella complicata strategia delle alleanze.
Barra dritta al centro, con due veti.
Uno a destra e uno a sinistra: no a un Pdl che rimanga agganciato alla Lega e resti antimontiano; no a un Pd che si allei con Vendola.
Fini comincia con una spietata autocritica: «Alle Amministrative abbiamo dimostrato la nostra marginalità e in certi casi ininfluenza».
Archiviato anche il Terzo polo, inteso come alleanza tra partiti (Fli, Udc e Api): «È stato percepito come una somma di entità , uno stare insieme per disperazione. Oggi non esiste più il Terzo polo per come è stato concepito, ma le potenzialità di quella operazione sono ancora più valide di prima».
E allora ecco la nuova rotta, che incrocia da vicino quella di Monti: «Il giudizio verso il governo sarà la cartina di tornasole per le future alleanze. Non staremo mai con chi ha contestato l’esecutivo Monti».
Di più, Fini non esclude affatto che del suo progetto entrino a far parte anche esponenti del governo («Non il presidente del Consiglio», precisa).
Già , ma qual è il progetto?
Troppe le variabili per dirlo subito.
Si guarda naturalmente al centro e magari anche a Luca Cordero di Montezemolo (a pochi metri da qui partono i suoi treni Italo).
Il partito più vicino è naturalmente l’Udc, ma non mancano le differenze di vedute.
Casini ha aperto a un patto tra moderati e progressisti.
Ma Fini cita il leader di Sel: «La foto di Vasto è salda. E ha ragione Vendola quando dice che non si può staccare Di Pietro dalla foto. Bersani è simpatico e bravo ma qui non si tratta di smacchiare i giaguari».
E dunque via a un nuovo attivismo per «dimostrare che non siamo un partito in liquidazione», in vista dell’assemblea dei 1.000 di settembre, «quando speriamo siano maturi i tempi del confronto con altri».
Intanto Fini ripete alcuni punti fermi: legge elettorale uninominale con maggioritario secco (plauso di Marco Pannella); semipresidenzialismo (plauso di Ignazio La Russa); ius soli e cittadinanza per «la generazione Balotelli»; detrazione dell’Imu dalla dichiarazione dei redditi; «un quadro giuridico per regolare le unioni tra persone», vedi alla voce «coppie di fatto», «senza mettere in discussione la famiglia».
Questa è la linea dentro Fli, dice Fini: «O si è d’accordo o se ne prende atto».
Alessandro Trocino
(da “Il Corriere della Sera”)
argomento: Fini, Futuro e Libertà | Commenta »
Giugno 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER DI FLI RINNOVA IL SOSTEGNO A MONTI LANCIANDO A SETTEMBRE UN’ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL POLO MODERATO… LEGGE ELETTORALE UNINOMINALE CON MAGGIORITARIO SECCO, REGOLARE UNIONI DI FATTO… MA LE CINQUE IDEE CHOC SONO RIMASTE NEL CASSETTO
Per sua stessa ammissione, da oggi Gianfranco Fini è in campagna elettorale. 
E, aprendo l’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà a Roma, fissa i suoi paletti.
Il primo: sostegno convinto al governo Monti e impossibilità di alleanze col Pdl finchè resta in piedi una prospettiva di intesa tra Berlusconi e la Lega.
Ma Fini lancia un chiaro avviso all’Udc che ragiona di strategia col Pd: la foto di Vasto è ancora lì, “molto più solida dopo le amministrative. L’alleanza Pd-Idv-Sel è stata premiata, non si può pensare di archiviarla prescindendo dal dato elettorale e politico. Vendola ha ragione quando dice a Bersani che non può pensare di staccare Di Pietro da quella foto”.
“Che il dominus sia Alfano o Berlusconi, la prospettiva del Pdl di un’alleanza con la Lega che contrasta e ha contrastato Monti per noi è impraticabile” ha detto Fini all’assemblea riunita nei padiglioni di Eataly.
“Tutto potrà accadere tranne che Fli si troverà a fianco di chi ha contestato il governo Monti fin dalla nascita”.
Questo, ha sottolineato Fini, vale per sia per Sel che per la Lega.
E “il Pdl – ha evidenziato il leader di Fli – ha ancora come prospettiva un’intesa con la Lega”.
Per Fini, il ragionamento vale indipendentemente dalla legge elettorale con cui si andrà alle urne nel 2013.
“Non possiamo prendere in considerazione alleanze con chi il governo Monti non l’ha appoggiato”.
Quanto alle stessa legge elettorale, Fini ha lanciato una proposta per “rilegittimare la politica”: “Una legge elettorale uninominale con maggioritario secco, senza listini proporzionali, senza paracaduti e senza furberie. Si discuta semmai del diritto di tribuna. Noi avanziamo la proposta, poi ci dicano di no”.
Fini ha quindi annunciato: “Garantiamo che il 50 per cento dei candidati nelle liste siano donne, senza quote. Candidati e candidate siano in numero pari”.
Proprio il connubio Pdl-Lega sarebbe, per Fini, alla base di un probabile fallimento delle grandi riforme.
“Dobbiamo intestarci – ha esortato il leader di Fli – la proposta di una grande Assemblea Costituente nella prossima legislatura. Temo che questa si concluderà con un nulla di fatto per la iniziativa propagandistica di Pdl-Lega e per l’accordo baratto che al Senato ha bloccato riforme che sarebbero state condivise da un’ampia maggioranza, su federalismo e presidenzialismo”.
A proposito di riforme, Fini ha spiegato di guardare “con grande attenzione” al semipresidenzialismo in Francia, che “non è certo frutto di un baratto”. “Non si scherza con l’equilibrio tra poteri – ha ammonito Fini -. E a baratti noi non ci presteremo”.
Fini ha ribadito, inoltre, il convinto sostegno al governo Monti, considerando “catastrofica” l’eventualità di un voto anticipato.”Sarebbe fatale per il Paese rallentare e indebolire l’azione del governo – le parole del presidente della Camera -. Qualsiasi iniziativa volta a marcare un’esigenza legittima di parte, che indebolisse il governo, sarebbe non meritevole di approvazione, così come sarebbe catastrofico voler anticipare voto”.
“L’interesse nazionale passa per il pieno sostegno del governo” ha aggiunto Fini, ricordando come “noi, per primi, ci siamo assunti la responsabilità di aprire una nuova fase”.
Il riferimento di Fini è evidentemente allo strappo con Berlusconi e il Pdl. “Non dobbiamo negare che alzare quel dito ci è costato, anche se tornassi indietro lo rifarei. Lo abbiamo fatto nel nome dell’interesse nazionale e oggi abbiamo dovere di coerenza nel sostenere governo, senza adesione acritica”.
Fini pensa a “un polo riformatore patriottico europeo, che si occupa di offrire agli italiani un serio progetto politico”.
Rivolgendosi in particolare all’Udc, Fini ha spiegato: “nessuno è in liquidazione, nessuno pensa di scomparire, ma non possono essere solo due soggetti” a costituirne uno nuovo che deve essere “aperto anche alla società civile e la verifica sulla fattibilità deve avvenire nelle prossime settimane”.
Una “fase”, l’ha definita Fini, che dovrebbe portare Fli a essere motore di un progetto di un nuovo polo.
Il leader di Fli ha annunciato per fine settembre “un’assemblea costituente” del polo moderato a Roma, “un’assemblea dei Mille per l’Italia.
Ma non devono essere coloro che già hanno la tessera di Fli. Il tempo delle comparse dell’Aida è finito da tempo: dobbiamo essere aperti ad altri soggetti e anche a chi oggi fa parte del governo, e non mi riferisco a Monti”.
Aperti ad altri soggetti ma anche aperti alla modernità . Sulla famiglia, Fini ha rassicurato il mondo moderato, “nessuno la mette in discussione”, ma senza timori” e superando le “resistenze interne al partito” sarebbe opportuno regolare per legge “le unioni tra due persone diverse dal matrimonio, quelle che il Censis chiama nuovi format familiari”.
“Se la società italiana di oggi è profondamente diversa rispetto a quella della Costituente – ha spiegato Fini – dobbiamo fare i conti con la realtà e interrogarci sulla ragione per la quale continuamo a essere una delle poche democrazie occidentali che non ha un quadro giuridico per definire diritti e doveri di quelle unioni stabili tra due persone diverse dal matrimonio”.
Altra proposta di Fini, riguarda l’Imu: “Sia deducibile in tutto o in parte dalla dichiarazione dei redditi. E si limini l’autentica ingiustizia che tocca coloro che non hanno reddito sufficiente per fare la dichiarazione dei redditi ma si trovano a pagare un’Imu alta”.
(da “La Repubblica“)
argomento: Fini, Futuro e Libertà | Commenta »
Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile
LA SUA ULTIMA ESTERNAZIONE (“FLI CON GLI EX AN? SAREBBE AUSPICABILE”) HA FATTO INCAZZARE QUELLA POCA BASE DI FLI CHE ANCORA NON ERA RIUSCITO A DISTRUGGERE….PER LUI “UN MONDO POLITICO E CULTURALE CHE PRIMA ERA UNITO SI E’ DIVISO SOLO PER UNA DIVERSA PERCEZIONE SU BERLUSCONI”…. PER LUI TUTTE LE ALTRE DIFFERENZE (SU TEMI COME LA LEGALITA’, LA LOTTA ALLA MAFIA, LE LEGGI AD PERSONAM, I CONFLITTI DI INTERESSE, UNA CONCEZIONE NON ECONOMICISTA DELLA SOCIETA’, L’AIUTO AI PIU’ DEBOLI, I DIRITTI CIVILI, L’ACCOGLIENZA DI IMMIGRATI E PROFUGHI, LA LOTTA ALLA CORRUZIONE) SONO SOLO CAZZATE
Gli anatemi lanciati in questi due anni contro le truppe berlusconiane
impediscono ai futuristi di lanciarsi in dichiarazioni d’amore.
Ma la strada di un ritorno a destra è ormai quella che sta battendo la pattuglia dei falchi del partito.
“Un accordo elettorale con questo Pdl non avrebbe senso» è il pensiero di Italo Bocchino.
Ma «se il PDL prendesse le distanze dal modello verticistico che finora ne ha condizionato le scelte, per quanto riguarda una serie di questioni, in futuro sarebbe anzi auspicabile».
Qualcosa più di un’apertura, una vera e propria sterzata nella linea politica del partito, che investe anche il rapporto di incondizionato sostegno finora coltivato con l’esecutivo.
Bocchino apre alla possibilità di una “nuova An” che rioccupi la parte destra dello schieramento politico italiano.
Le condizioni? Solo che scompaia Berlusconi e che ci sia un “ricambio generazionale”.
Ma ormai è più di uno spiraglio: rifare la destra di domani partendo da quella di ieri.
Per Italo Bocchino infatti l’unico problema che impedirebbe una riconciliazione dei finiani con gli ex An sarebbe “la diversa percezione su Berlusconi”.
«L’ha diviso – continua Bocchino – secondo una diversa percezione su Berlusconi e sul berlusconismo».
Per questo, continua il numero due dei finiani, «sarebbe auspicabile che superato questo momento, soprattutto in un quadro di rinnovamento generazionale, possa esserci una destra di nuovo unita».
Per Bocchino tutte le altre differenze emerse su temi come la legalità , la lotta alla mafia, le leggi ad personam, i conflitti di interesse, il monopolio Tv, una visione non economicista della società , la tutela della scuola pubblica, uno Stato laico, i diritti civili, la cittadinanza, il rispetto dei diritti di immigrati e profughi, la lotta alla corruzione, una politica economica e sociale a favore dei ceti deboli, sono tutte cazzate.
Aveva ragione Berlusconi insomma a parlare di questioni personali e che all’origine della nascita di Fli non vi sarebbe stato alcun motivo di “contenuti diversi”.
Quindi si può tornare insieme a La Russa e Gasparri, Santanchè e Matteoli, Alemanno e Meloni, Verdini e Cosentino, Brunetta e Gelmini senza problemi.
Dopo aver sfasciato Fli con una politica clientelare degna della peggiore DC, dopo aver assicurato “protezione” a personaggi sputtanati per frequentazioni equivoche, dopo aver fatto parlare di sè più i rotocalchi che i cronisti politici, oggi Bocchino viene a indicarci la via della restaurazione, flirtando con razzisti e arrivisti, puttanieri e becerume vario.
C’è solo un modo per difendersi: appellarsi a Napolitano perchè nomini questo insigne statista senatore a vita.
Pare sia l’unica speranza di toglierselo dai coglioni.
argomento: AN, Futuro e Libertà, PdL, Politica | 1 Commento »
Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA: “AUTOGOL PRENDERE TEMPO SULLE LISTE PULITE, FUTURO E LIBERTA’ LA PROSSIMA SETTIMANA PRESENTERA’ UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE FARA’ SCALPORE”
Ha deciso la nuova mossa quando era ancora in aula. 
La prossima settimana Giulia Bongiorno, finiana, presidente della Commissione Giustizia della Camera, presenterà una proposta di legge destinata a far scalpore, lo stop a candidature di condannati.
Il governo lo vuole fare per delega, lei lancia un appello ai colleghi perchè si approvi subito.
Mesi di liti e poi un dato che emerge su tutti: i deputati votano il rinvio delle liste pulite.
Non lo condivido e Fli non ha votato la fiducia sul punto. Il rigore non può essere ad intermittenza. Deve valere per tutti e per ogni parte della legge. Le eccezioni non sono ammesse.
E’ un regalo alla Casta?
Di sicuro depotenzia la riforma: non basta inasprire le pene per sconfiggere la corruzione. Possiamo combatterla efficacemente solo se in parallelo pretendiamo pulizia all’interno dei partiti
Il futuro del ddl è incerto. Fini dubita che vedrà la luce. Intanto che si può fare?
Non attendere. Io presenterò subito una proposta di legge per le liste pulite. Faccio un appello a tutti: è il momento della svolta. Diamo priorità assoluta a questa legge impegandoci ad approvarla entro l’autunno.
Cicchitto lancia un ultimatum al governo: niente più fiducie sula giusitzia. E’ la fine dell’anticorruzione?
Questo atteggiamento ostile del Pdl rafforza le mie preoccupazioni
Con la prescrizione accordata si attua uno degli obiettivi del Cavaliere: processi che muoiono più in fretta. Perchè non si è opposta?
Sono una garantista, ma sono stata etichettata come giustizialista perchè, con Angela Napoli, ho chiesto a Severino di rendere il testo molto più rigoroso. Occorre essere determinati a combattere la corruzione.
Il nuovo reato di induzione che sostituisce la concussione lo considera meno grave? Può risolversi in un colpo di spugna?
Vengo da una terra in cui a qualcuno basta alzare un sopracciglio per ottenere ciò che vuole. A volte non si ha nemmeno necessità di minacciare. E’ uno dei profili della legge che avevo chiesto di modificare. Aggiungo che la biforcazione normativa tra concussione e induzione comporterà inevitabili effetti sulla prescrizione: la concussione per induzione subirà una riduzione dei tempi
Lei è un avvocato di grido. In questa veste crede che la legge giovi più allo Stato che insegue i criminali o ai criminali che cercano di sfuggirgli?
Non è una “salva qualcuno”. E non è un inciucio. Forse trattandosi di un governo tecnico ci si sarebbe potuto attendere una riforma più organica e incisiva. Non si può combattere la corruzione senza rimodellare in modo radicale il falso in bilancio.
E’ un passo avanti che però resta segnato da troppe timidezze e lacune.
Liana Milella
(da “la Repubblica”)
argomento: Futuro e Libertà | Commenta »
Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile
I RILIEVI DI BONGIORNO A SEVERINO, LA SFIDA TRA VICARI E FERRANTI SUI FAVORI AI BIG INDAGATI: TRA CODICI, REATI E TERMINI DI PRESCRIZIONE
È una legge che tratta un mondo tipicamente maschile – la corruzione, la concussione, il peculato, i
condannati in Parlamento che sono perlopiù uomini – capace però di muovere grandi passioni in tre donne parlamentari, e pure in un ministro donna (il suo è uno staff quasi tutto rosa), che a tratti si sono scontrate anche tra di loro.
E come sempre Giulia Bongiorno – avvocato, deputata di Fli, presidente della commissione Giustizia – parla chiaro: «Al ministro Paola Severino faccio un applauso per la pazienza e la perizia con cui ha saputo condurre in porto questo testo difficile. Pdl e Pd li puoi mettere d’accordo su tutto, sull’economia e magari sul testamento biologico, ma non sulla giustizia… Per questo, alla fine, c’è voluta la fiducia… Ma al ministro dico anche che se vuole lasciare il segno deve correggere in fretta questa asimmetria tra le norme più restrittive per i comuni cittadini e il divieto di incandidabilità che riguarda noi politici. Perchè così facendo, rinviando il problema con delega al governo, rischiamo di non arrivare in tempo per le elezioni del 2013».
Giulia Bongiorno ha un figlio piccolo e per non lasciarlo solo troppo a lungo fa avanti e indietro molte volte al giorno tra la Camera e casa sua, che dista poche decine di metri dal Palazzo. Tuttavia l’avvocato Bongiorno, che certo non può essere accusata di assenteismo, non è sfuggito un passaggio del testo di cui ha discusso anche con il suo maestro, il professor Franco Coppi: «Non riesco a capire perchè il ministro abbia voluto eliminare gli incaricati di pubblico servizio dal reato di concussione per induzione».
Presto detto – le ha replicato a distanza il ministro, che in questi giorni non nega di essere felicemente «distratta» dalla nascita della sua terza nipotina -: perchè l’incaricato di pubblico servizio non ha lo stesso potere del pubblico ufficiale quando si tratta di esercitare da solo la concussione per induzione.
Ma questo garbato botta e risposta è stato superato da uno scontro a distanza tra la senatrice Simona Vicari (Pdl) e la deputata Donatella Ferranti (Pd). La Vicari – già sindaco di Cefalù, fedelissima di Alfano ma anche di Schifani, mamma di due figli, sposata due volte – ha preso di mira il nuovo reato di concussione per induzione che «riduce la pena del reato contestato a Filippo Penati e quindi riduce i termini di prescrizione».
Ma come, incalza la Vicari, «proprio il Pd che ci ha accusato tante volte di fare le leggi ad personam , di cui forse dovremmo pentirci, ora si comporta allo stesso modo?».
E dunque sul caso Penati, ancora una volta tocca alla Ferranti portare la croce per tutto il partito che praticamente l’ha delegata a gestire la pratica: lei – magistrato dal 1981, segretario generale del Csm tra il 2005 e il 2008 – non si stanca di ripetere le sue ragioni: «L’abbassamento della pena per la concussione spacchettata è dovuto all’emendamento del governo; il Pd è l’unico partito che in commissione ha presentato un emendamento per portare al pena massima da 8 a 10 anni; è vero poi che l’emendamento è stato ritirato ma per essere ripresentato in Aula quando non si sapeva che la fiducia lo avrebbe congelato».
Instancabile, la Ferranti non molla la sua missione anche quando dice che «il giudice del riesame di Penati non ha configurato la concussione ma la corruzione: e per questo reato un mio emendamento, avversato dal Pdl, ha alzato le pene e quindi la prescrizione».
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Futuro e Libertà, Giustizia | Commenta »
Giugno 11th, 2012 Riccardo Fucile
PROPRIO MENTRE IL SINDACO DORIA COMINCIA A ESSERE OGGETTO DI CRITICHE PER SCELTE SBAGLIATE, LA COALIZIONE DEL “TERZO PO(L)LO” FINISCE ARROSTO: DOPO IL TRADIMENTO DEGLI UDC, ANCHE MUSSO LASCIA IL POSTO DA CONSIGLIERE…LA BRILLANTE OPERAZIONE “DELL’OPPOSIZIONE VIRTUALE” ORA E’ QUASI CONCLUSA
Eletto da poche settimane, il sindaco della torre d’avorio del centrosinistra genovese, Marco Doria, non ne sta azzeccando una e i suoi elettori cominciano a essere molto critici su alcune sue scelte.
Giova ricordare che il sindaco precedente, Marta Vincenzi, era stata eletta al primo turno con 158.000 voti, Doria al secondo turno con appena 114.000.
Appena eletto Doria si è arenato nella composizione della giunta, nominando in particolare due assessori “originali”: Francesco Oddone che non voleva mollare la poltrona in Datasiel e Isabella Lanzone che vuole mantenere il part time alla Asl, entrambi per mere e poco nobili ragioni economiche.
Non un bel biglietto da visita: se poi si aggiunge l’aumento dell’Imu, lo snobismo di disertare molti incontri in cui un sindaco, nella sua veste istituzionale, non può non essere presente, l’atteggiamento di chi decide sempre per conto suo, l’esclusione dalla giunta dell’Idv e della Fed. della Sinistra, il vento del consenso sembra soffi contro il neosindaco di Genova.
Non si contano le critiche che gli vengono rivolte tramite la stampa cittadina dal suo stesso elettorato.
Per fortuna sua, nella cosiddetta opposizione si sta anche peggio.
Grillini a parte, già dilaniati dalle polemiche tra base ed eletti e in attesa che Burlando tiri le fila delle marionette, vediamo che succede nel centro destra.
Il candidato sindaco del Pdl ha già salutato la compagnia, dimettendosi subito, mentre il gruppetto dei cinque sopravvissuti è gia diviso in sei spifferi.
Vinai pare punti al Parlamento, come compensazione del sacrificio compiuto nell’immolarsi alle Comunali, con grande felicitià di deputati e senatori Pdl uscenti, già dimezzati sulla carta.
La lista civica Musso avrebbe dovuto essere un mix di lista personale di Musso, Udc e Fli: trascorso neanche un mese dal voto, come avevamo previsto a suo tempo, dei quattro eletti due formano il gruppo Udc e si sganciano per essere pronti a passare con Doria nel momento più remunerativo, uno rimane in attesa sul filo, l’altra è la sorella di Musso.
Ora si dimette anche Enrico Musso, candidato sindaco e torna a fare il senatore in vista delle prossime elezioni.
Insomma degli avversari di livello di Doria non rimane nessuno, tutti desaparecidos: l’elettore genovese ringrazia.
Fli non ha ottenuto neanche un consigliere, alla fine di una operazione condotta con raro acume (rinunciando a presentare il proprio simbolo, ha perso dal tappo e dalla spina).
Quello che è ancora più significativo è che, a fronte della diaspora e della fuga degli Udc, Fli regionale non abbia nulla da dire.
D’accordo che il silenzio è d’oro, ma una volta l’anno magari una analisi l’elettore se la attende.
Parole zero, autocritica zero, dimissioni zero, interventi da Roma zero.
Temperatura e passione politica siberiana, insomma.
State coperti.
argomento: elezioni, Futuro e Libertà, Genova | 2 commenti presenti »
Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile
“ALLEARSI CON IL PDL DI ALFANO? SI PUO’ FARE, PRONTI A VALUTARE PROPOSTE”… LO STESSO GIORNO GRANATA INTERPRETAVA FINI IN SENSO OPPOSTO: “MAI PIU’ CON IL PDL” E FILIPPO ROSSI INVITAVA A “SUPERARE LE CATEGORIE POLITICHE”
Quello che temevamo da tempo è accaduto: Italo Bocchino, vicesegretario di Futuro e Libertà per tessere ricevute ha ripreso a fare pubbliche dichiarazioni.
Dopo che Fini, all’assemblea nazionale di Fli, aveva anticipato l’intenzione di rendere note “cinque proposte shock” per fine giugno e bacchettato i massimi dirigenti “Se avete qualche idea esprimetela, altrimenti è lo stesso, faccio da solo e amen”, Bocchino non ha resistito alla tentazione di lasciare il segno meno (quello che contraddistingue da tempo Fli nei sondaggi elettorali).
E’ bastato un refolo di dichiarazione del presidente del Senato Schifani sulla necessità per il Pdl di una “operazione verità ” su ruolo e prospettive del partito, che il colonnello Italo rispondesse al contrappello.
“È arrivato il tempo per tutti di essere responsabili e non populisti, pronti a valutare le proposte a prescindere dai proponenti e per questi riteniamo utile e valido l’appello di Schifani», dice Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e libertà , commentando (in un editoriale pubblicato sul sito ufficiale del partito) le parole del presidente del Senato che ha invitato il Pdl a effettuare una “operazione verità ” e aprendo uno spiraglio alla possibilità di allearsi con Alfano.
«Il presidente del Senato – sottolinea l’esponente finiano – pone, seppur in modo molto diverso, le stesse questioni che con Fini ponemmo all’interno del Pdl e dice chiaramente al suo partito che soltanto garantendo autonomia ad Alfano sarà possibile far recuperare al Pdl quell’alleabilità persa, senza la quale ogni risultato inferiore al 51% dei voti diventa sterile. Anche noi siamo convinti che soltanto un segretario del Pdl autonomo dalle vecchie logiche e dai riti del berlusconismo possa recuperare alleabilità ed evitare che l’Italia venga governata da una sinistra massimalista più vicina al populismo che alla responsabilità ».
Insomma «per aiutare l’Italia ad uscire da questa crisi più profonda del previsto serve responsabilità da parte di tutti ed è opportuno accantonare i vecchi contrasti e le divergenze personali per andare alla ricerca di questioni utili agli italiani su cui è possibile convergere».
In fondo, Bocchino pare avallare la tesi del fu Berlusconi. erano solo “questioni personali” tra Gianfranco e Silvio, non ideali o pragrammatiche.
Nel Pdl non è cambiato nulla, restano i La Russa, i Gasparri, la Santanchè, i Verdini e gli altri compagni di merenda, non sono venuti meno i conflitti di interesse, non è cambiata la linea politica, ma che volete che sia…l’importante è aver superato i “riti del berlusconismo” e si può tornare a trattare intorno a un tavolo (non in piedi, se no le poltrone a che servono?)
Fa riflettere che nello stesso giorno, uno dei maggiori esponenti di Fli e ultimamente alleato interno di Bocchino, Fabio Granata, abbia detto l’opposto: “mai più alleati con il Pdl”, mentre Filippo Rossi sul Futurista andava oltre, invitando a superare le “vecchie categorie politiche”.
“Dio salvi Fli” è il grido di dolore della base di fronte alle esternazioni strategiche di Bocchino e qualcuno spera che Fini intendesse dire quattro proposte shock e uno scoch (per tappare la bocca al suo vice).
Altrimenti non resterà per molti che gettarsi nella acque del Tamigi e porre fine al sogno futurista.
argomento: Futuro e Libertà, PdL, Politica | Commenta »
Giugno 7th, 2012 Riccardo Fucile
CHI SI VUOLE RAPPRESENTARE? IL PERSONALE POLITICO E’ ADEGUATO? C’E’ COERENZA TRA TESI E COMPORTAMENTI? L’ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE E QUELLA SUI MEDIA E’ ALL’ALTEZZA DEI TEMPI?
Come tutti i partiti non ideologizzati (quelli che hanno sempre una risposta a tutto) Futuro e Libertà
con il passare dei mesi è diventato sempre più come una coperta corta, tirata un giorno da una parte e un giorno dall’altra, col risultato che l’essenziale rimane sempre scoperto e “visibile agli occhi”.
Tipico dei partiti strutturati (e non più movimento) è poi quello, in caso di sondaggi negativi, di dare vita, da parte di dirigenti e militanti, a un quotidiano e tafazziano martellamento dei genitali propri e altrui: con relative divisioni e sfoghi umorali, fans dell’uno e dell’altro, nonchè portatori di strascichi come nelle peggiori corti medievali.
Come in tutte le nuove aziende che si immettono sul mercato (per usare un paragone caro a tanti liberisti annidati in Fli) la prima cosa è che il titolare (e titolato) sia sempre presente e vigile e che si circondi di manager di livello che guardino alle fortune dell’azienda e solo di conseguenza alle proprie, non viceversa.
Per eventi imprescrutabili e di cui prendiamo semplicemente atto, Futuro e Libertà non ha certo un titolare a tempo pieno.
A differenza di altri, non riteniamo che se Fini si dedicasse al partito ci sarebbe chissà quale risalita nel consenso degli elettori: questo per due ragioni che onestà vuole siano dette.
La prima è che Fini è ormai assimilato da molti nell’ambito della vecchia nomenclatura politica italiana: tutti i sondaggi sulla fiducia che si nutre nei maggiori noti esponenti di partito del nostro Paese lo danno costantemente in decremento, meno magari di altri, ma con lo stesso trend negativo.
Frutto dei tempi, certo, ma che non si può nascondere.
Un Fini impegnato in prima persona permetterebbe probabilmente a Fli di risalire dal 2,6% attuale al 4%, nulla di più.
La seconda ragione è che Fini non è mai stato un organizzatore di partito (vedi Msi e An lasciato gestire dai colonnelli) per sua forma mentis, non è certo un reato.
Il suo successo personale deriva da altre qualità che sarebbero meglio valorizzate se avesse un partito ben organizzato alle spalle.
Il che non è.
Compito di un titolare di impresa è però quello di scegliere dirigenti adeguati, come un presidente di una società di calcio deve azzeccare la scelta del direttore generale, di quello sportivo e dell’allenatore.
Se la squadra non ha un gioco e lo spogliatoio è diviso di chi sono le responsabilità ?
Inutile fare congressi pilotati, nomine radiocomandate e poi non ammettere, laddove è necessario, di aver sbagliato e perseverare nell’errore.
O cavarsela dicendo “provvederemo”, “ci abbiamo pensato” e poi non fare una mazza.
Occorre avere il coraggio di tagliare i rami secchi, semplice.
Senza guardare in faccia nessuno.
Uno può essere un buon parlamentare ma non valere nulla come responsabile periferico (o nazionale) e viceversa.
Una delle cose da fare è azzerare tutto e mettere le persone giuste al posto giusto: con scadenza annuale.
Dopo un anno si guardano i risultati: se sono negativi, il soggetto va a casa, non viene lasciato al suo posto solo perchè controlla pacchetti di tessere o di peggio.
Fini dovrebbe ritagliarsi un ruolo istituzionale, di padre nobile e nume tutelare e nominare un vice adeguato che buchi il video, che dia l’immagine delle tesi di Fli, che rappresenti il nuovo, che sia benvisto trasversalmente, che sappia rivolgersi all’elettorato femminile parlando di temi concreti.
Il nostro nome? Giulia Bongiorno, tanto per non nascondersi dietro un dito.
Ma non certo sola, bensì con un gruppo ristretto di tagliatori di teste e scopritori di talenti che rinnovi la classe dirigente locale: possibilmente giovani e motivati.
Che firmino una carta: la rinuncia per 5 anni a presentarsi alle elezioni, così evitano tentazioni personalistiche e lavorano per il partito.
Altra regola: hanno diritto di voto ai congressi solo gli iscritti militanti, non quelli taroccati nell’ultimo mese.
Due anni di militanza e si acquisisce il diritto a scegliere i propri dirigenti o a porsi candidati.
Altra novità : Fli dichiari ufficialmente che non accetta il finanziamento pubblico dei partiti. Si deve dare l’esempio concreto di essere diversi dagli altri.
Si creino strutture parallele e cooperative sociali, impegnandosi nell’associazionismo e nel volontariato sociale, attraverso una rete territoriale.
Si crei una radicamento di presenza sul web, attraverso tre testate corrispondenti a zone geografiche con un taglio di denuncia e di informazione.
Si dica chiaramente che Fli non ha preclusioni per alleanze locali ad ampio raggio su programmi concordati:
Ma con altrettanza chiarezza si dica che Fli in ogni caso si presenta con il proprio simbolo perchè non deve vergognarsi di nulla.
Quanto a chi si vuole rappresentare, il discorso sarebbe lungo e lo faremo in altro articolo: ricordiamo solo che il manifesto di Fli era di per sè una sintesi tra varie concezioni, con iniezioni di modernità , ma anche precisi richiami ai valori.
Per come sono concepite attualmente destra e sinistra in Italia, forse sarebbe il momento di saper “andare oltre” e ridisegnare un movimento politico capace di dare risposte alla crisi valoriale ed economica in cui si dibatte l’Occidente.
argomento: Futuro e Libertà, Politica, radici e valori | Commenta »