Dicembre 14th, 2012 Riccardo Fucile
LA POSSIBILITA’ CHE PREVALGA IL VETO NEI CONFRONTI DI FINI E’ PIU’ CHE REALE, MA MANCA UNA CONTROMOSSA DA PARTE DELLA CLASSE DIRIGENTE DI FUTURO E LIBERTA’… ECCO LE ALTERNATIVE
Che negli ambienti di Futuro e Libertà sia prevalso una eccessiva mentalità leaderista
è un dato di fatto: anche quando il leader non ha dato eccessivi segnali di vita, trincerandosi dietro un ruolo istituzionale e non sviluppando i punti qualificanti del programma futurista di Bastia Umbra.
Molti hanno invocato la sua discesa in campo, ritenendo che sarebbe stata la mossa taumaturgica: non l’ha fatto e siamo tra coloro che ritengono che non sarebbe stata in ogni caso sufficiente.
Fini ha preferito seguire Casini nel dichiararsi “più realista del re” appiattendosi sul “montismo”, senza se e senza ma.
Una strada che non ha portato consensi: nessuno può negare che la somma dei voti Udc+Fli che un anno fa era quotata intorno al 13-15% oggi sia praticamente dimezzata.
Dovrebbe far riflettere che anche il possibile apporto di Italia Futura (data intorno al 3%) farebbe arrivare questa coalizione al 10%, meno di quanto Udc-Fli rappresentavano da sole un anno fa.
E se anche Monti desse il nome alla lista e portasse una componente del Pdl in disfacimento sarebbe un valore aggiunto (con tutte le problematiche del caso) estraneo a Fli e con un obiettivo minimale: attestarsi tra il 15% e il 20% per risultare determinanti in caso di vittoria mutilata di Bersani.
Ma quanti sarebbero i rappresentanti di Fli eletti in questa coalizione? Ben pochi, una piccola pattuglia, irrilevante ai fini del condizionamento della stessa.
Ma a questo scenario si è aggiunta un’aggravante: Montezemolo non gradisce la presenza di Fini in questo progetto.
Nulla di personale, solo una valutazione concreta, probabilmente suffragata da risultanze di sondaggi commissionati ad hoc: Fini, per la sua uscita dal Pdl, è inviso a molti elettori di quel partito e di fatto l’apporto che darebbe Fli è inferiore ai consensi che farebbe perdere alla coalizione.
E’ questa la considerazione di Montezemolo che si può condividere o meno, ma tale rimane.
Quello che lascia perplessi è l’immobilismo dei vertici di Fli di fronte alla prospettiva di trovarsi entro pochi giorni tagliati fuori dai giochi.
Certo, esistono trattative “a tutto campo”, ma manca il partito inteso come radicamento territoriale.
Se si fosse perseguita quella strada oggi si avrebbe una base di consensi maggiore e una struttura da utilizzare che non c’è.
“Un partito nuovo, non un nuovo partito” (vi ricorda qualcosa?…) avrebbe dovuto creare una nuova classe dirigente locale, non riciclare notabili, avrebbe dovuto premiare il merito e la competenza, non la “fedeltà ” a qualche capobastone.
Oggi Fli sarebbe davvero “un partito nuovo” capace di atti coraggiosi: rinunciare al finanziamento pubblico, mettere capolista donne e ragazzi sotto i 30 anni, fare una politica movimentista e impegnata nel sociale.
“Bucare il video” spiazzando e cercando voti a 360 gradi, non sempre con il timore di “urtare qualche suscettibilità perbenista”.
Ora le vie d’uscita sono limitate.
Se alla fine Fini verrà accettato nella coalizione, Fli conterà poco e nulla, gli concederanno le briciole.
Se resterà fuori, non avendo fatto nulla per “distinguersi” in questi mesi, potrà solo presentarsi da sola con una corsa ad handicap segnata.
Persa per persa, sarebbe il caso che si decidesse di morire almeno “futuristi”, visto che non si è riusciti a vivere come tali.
Come?
Passo indietro immediato di Fini, candidata premier Giulia Bongiorno, metà capoliste donne, un quarto rappresentanti del volontariato, un quarto a giovani sotto i 30 anni,
E nel programma la rinuncia al finanziamento pubblico, il carcere per gli evasori fiscali, la cittadinanza ai bimbi nati in Italia, una patrimoniale secca e la riduzione progressiva della tassazione con i proventi del recupero dell’evasione.
Magari si rischierebbe di entrare in Parlamento non dalla porta di servizio.
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Dicembre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
LA TRAVERSATA NEL DESERTO FINISCE NEL MIRAGGIO DELLA LISTA PER L’ITALIA PER ASSICURARE LA RIELEZIONE A QUALCHE BOCCHINIANO E A QUALCHE (DELLA) VEDOVA ALLEGRA… FINI DETTA UNA LINEA: ACCODARSI A CASINI E MONTEZEMOLO, PORTARE IN PROCESSIONE LA STATUA DELLA MADONNA DI MONTI E SPERARE IN DIO
Ogni volta che partecipo ad un evento FLI trovo sempre meno amici ed è quello che mi spinge ad
andare agli eventi di Roma, scambiare qualche opinione con chi hai condiviso un’esperienza
Appuntamento al teatro Capranica, ti aspetti un minimo di assembramento all’ingresso e invece nulla.
All’interno, galleria quasi piena ma non abbastanza gremita da potermi permettere di entrare e salutare qualche amico nelle prime file.
Cerco un posto appartato per ascoltare con attenzione tutti gli interventi e scopro di avere a disposizione un’intera platea al piano superiore insieme a qualche giornalista anch’egli fornito di penna e block notes proprio come me.
Attendo con curiosità il susseguirsi di interventi, da quello che si era letto su Facebook doveva essere l’occasione per militanti e dirigenti di parlare francamente con il Presidente Fini, sfogarsi non solo sulla rete, ma direttamente.
Iniziano gli interventi, quattro minuti a testa, Roberto Menia uno degli organizzatori fa gli onori di casa e anticipa quello che sarà il tema ricorrente, la lista per l’Italia.
A seguire Fabio Granata che enuncia nel suo intervento ciò che secondo la sua opinione va portato nella lista per l’Italia:
Diritti e cittadinanza; rispetto dell’ambiente; valorizzazione delle politiche culturali; contrasto alla corruzione, alle mafie, all’evasione fiscale.
Subito dopo Basilio Milatos, sottolinea l’importanza del coraggio e dei valori. Un richiamo alla titubanza e la confusione dimostrata in tutte le elezioni amministrative affrontate e il malessere generale della base.
Essendo responsabile di un circolo FLI di Palermo, credo abbia voluto togliersi un sassolino dalle scarpe, in riferimento alle recenti amministrative siciliane.
Inoltre a proposito del malessere della base reclama posizioni politiche centrali e non centriste, favorevole ad una lista per l’Italia ma da riempire di contenuti.
Ultimo appunto le presunte o vere aperture al PDL che fanno perdere voti e credibilità .
Dopo Basilio Milatos tocca al coordinatore provinciale di Reggio Calabria Romeo, nessun accenno alla diaspora calabrese di Angela Napoli e i circoli che la sostenevano.
Romeo reclama una maggiore presenza sul territorio di Fini e dice che FLI non ha raccolto quello che avrebbe dovuto raccogliere in termini di consensi.
A seguire Benedetto Della Vedova affascinato da una nuova scommessa, un soggetto unitario credibile, riformatore “montiano”.
Poi è la volta di Artizzu, incentra il suo intervento su identità e motivazione, descrivendo la lista per l’Italia come una realtà politica e auspicando un Monti bis.
Balzi si dimostra favorevole alla lista per l’Italia e non sa e sembra poco interessargli se esisterà ancora FLI.
Interviene a seguire Italo Bocchino, dicendo che la lista per l’Italia è dettata dall’attualità politica, esorta a lasciar da parte i sentimenti e ragionare in maniera razionale considerando che ci sono appuntamenti elettorali imminenti, in riferimento alle elezioni regionali, per lanciare una sorta di campagna elettorale permanente che porti dalle amministrative alle politiche. E continua dicendo che con la lista per l’Italia non c’è bisogno di turarsi il naso.
È il turno di Umberto Croppi che dice che le continue attese hanno portato ad una paralisi, riconosce in Renzi un elemento di novità ed esorta i presenti a lavorare sulla scia di Monti.
Interviene Penna che pensa a quello che poteva essere e non è stato, ci sono degli spazi che bisogna riempire e non bisogna delegare all’agenda Monti.
Alcune pagine dell’agenda Monti vanno strappate, tipo la disattenzione mostrata nei confronti dei malati di SLA. E reclama una maggior attenzione con impegni maggiori per i rischi idrogeologici.
Franco Fabrizio convinto che nella lista per l’Italia si possano rappresentare le fasce deboli ripartendo dalle famiglie.
Interviene Consolo dicendo che con il nuovo schieramento finisce la traversata nel deserto.
Generazione Futuro di Roma è contro la rassegnazione per una cultura dell’onestà ed è prioritario capire cosa serve all’Italia di domani anzichè pensare a cosa volesse essere FLI.
Inoltre fa richiami al sacrificio e alla prospettiva ed ad un vanto sulla vera responsabilità . Secondo i giovani romani la sanità dovrà essere pubblica.
Filippo Rossi ribadisce la sua convinzione contro gli apparati.
Potito Salatto immagina un’Italia diversa per un’altra Europa. Esorta ad inserire quelle sensibilità per le fasce deboli che mancano ai tecnici. Auspica un’organizzazione orizzontale e non verticale tra partiti ed associazioni.
Claudio Barbaro sottolinea un vizio arcaico di comunicazione da parte della politica.
Anna Mancuso reclama attenzioni su sociale e sanità .
Unico apertamente contro la lista per l’Italia è Nicola Franzoni e non mancano critiche al governo Monti e allo stesso Presidente Fini.
Incisivo l’intervento di Giulia Bongiorno che rimprovera dirigenti e militanti di invocare solo Fini.
Attacca il PDL dicendo che con quel partito la svolta sulla giustizia non ci sarebbe e non ci sarà mai stata. Critiche al DDL anticorruzione, privato da un ripristino del reato sul falso in bilancio.
E’ la volta di Fini che esordisce dicendo che non è tempo di rimpianti ed autocelebrazioni.
Enuncia le ragioni dell’impegno politico: credere in ciò che si fa; non pensare a strutturare FLI per avere uno o due punti in più per fare l’ago della bilancia; pensare più in alto.-
Illustra il progetto, un’idea dell’Italia partendo dalle esigenze della società . Esorta ad individuare dei punti qualificanti da sottoporre per un’ampia condivisione per una lista per l’Italia.
Accelerare il processo di Stati Uniti d’Europa anche cedendo quote di sovranità .
Secondo Fini la politica ha perso appeal perchè o guarda indietro o guarda al presente senza prospettive future.
Portare dentro il dibattito politico qualche scommessa, nessun bisogno di politiche moderate e rifiuto delle etichette (destra, sinistra, centro).
Per Fini la gente vuole sapere se attraverso il voto si possano cambiare le cose e la lista per l’Italia ha un significato solo come grande progetto (considerazione indirizzata a Casini e Montezemolo).
Doveva essere un confronto duro e franco tra militanti, con qualche mal di pancia, così non è stato tranne qualche eccezione, il via libera alla lista per l’Italia c’è stato, certo non davanti ad un’assemblea congressuale, non con una votazione finale, ma i presenti e gli intervenuti nei loro interventi hanno dato carta bianca al Presidente.
Non c’è stata alcuna critica nei confronti della dirigenza.
In questo modo, come da troppo tempo accade in politica si chiude una pagina, si conclude, come detto da Consolo, una traversata nel deserto e ne inizia probabilmente un’altra, con altri compagni di viaggio con una destinazione diversa, non più per essere come il PDL doveva essere e non è stato (Mirabello 2010), non più per costruire un centrodestra alternativo (Rho 2011) ma per raggiungere una meta che porterà il “montismo” (termine utilizzato da Benedetto Della Vedova) a sostituire il berlusconismo, numeri permettendo.
Un rassemblement di centro, perchè per quanto si voglia sfuggire alle etichette, sono le caratteristiche e i numeri politici degli schieramenti che determinano l’etichetta, non è importante ciò che ognuno vuole essere e vuole fare, sono i compagni di viaggio, soprattutto se hanno un peso specifico maggiore che determinano la rotta di uno schieramento politico, sognare si può, ma poi bisogna fare i conti con la realtà .
Inseguire i tecnici/professori/ragionieri che come detto da Potito Salatto hanno poca sensibilità al mantenimento di uno stato sociale che non lascia indietro nessuno e ne hanno di più verso i conti nudi e crudi, ti allontana inevitabilmente da quelle fasce deboli che hanno sempre pagato il conto delle politiche fallimentari.
Quindi un rassemblement di centro che dovrebbe prevedere quel che resta di FLI, l’UDC salvo defezioni, Italia Futura di Montezemolo, tre soggetti a sostegno di Monti che al momento non ha dato segni di volersi candidare.
Un rassemblement che non può far altro che presentarsi alle elezioni, al momento senza un programma unitario e senza un candidato premier, sperando nell’ingovernabilità per incoronare nuovamente Monti come salvatore della patria.
Può bastare come progetto?
Dipende, a qualcuno basterà perchè ci crede, a qualcuno basterà perchè si è nuovamente legato mani, piedi e cucito la bocca, a qualcuno basterà perchè è riuscito a riposizionarsi, a qualcuno basterà perchè non vede alternativa, a molti non basterà e i numeri stanno lì a dimostrarlo.
Il PDL è stato indebolito, il suo 40% è diventato il 15%, ma il 25% che si è disperso non si sa dove sia e probabilmente sabato scorso si doveva parlare più di questo anzichè complimentarsi in un intervento su due con il PD, che ha la capacità di scontrarsi al proprio interno con le primarie e rimanere il partito di maggioranza relativa, facendo capire chiaramente a Monti che un governo tecnico deve rappresentare una parentesi in democrazia.
Era stata creata un’occasione, alcuni hanno saputo raccoglierne i frutti, altri sono rimasti impigliati nella tela del tecnicismo e dell’immobilismo.
Stefano Rossi
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Novembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
“HO VISTO LA MANCATA OTTEMPERANZA AI PRINCIPI COSTITUTIVI DI FUTURO E LIBERTA'”
La deputata Angela Napoli lascia Futuro e liberta’, partito del quale e’ stata uno dei
fondatori e del quale era coordinatrice regionale della Calabria.
‘E’ una decisione che ho preso in primo luogo – ha detto Napoli incontrando i giornalisti – per il comportamento del vicepresidente del partito, Italo Bocchino, che ho ritenuto lesivo della mia dignita’ e di quella dei numerosi iscritti e militanti calabresi’.
‘Una volta – ha aggiunto – Bocchino e’ venuto in Calabria ad avallare l’ingresso di Futuro e liberta’ nell’Amministrazione provinciale di Crotone contro il mio consenso e contro quello della maggioranza del coordinamento regionale del partito. Nello stesso giorno, inoltre, e’ andato a Reggio a fare una conferenza stampa insieme al presidente della Regione, Scopelliti, quando era stata gia’ in sediata la Commissione d’accesso nel Comune’.
Secondo Angela Napoli, inoltre, ‘ieri lo stesso Bocchino ha di nuovo allungato la mano all’ex ministro Alfano dicendogli che ci si puo’ ricompattare all’insegna delle legalita’.
Lo stesso Alfano ha avallato non solo personaggi interni al suo partito collusi con la mafia, ma e’ venuto a Reggio a sostenere il presidente Scopelliti mentre stava per essere definita la situazione che e’ poi sfociata nello scioglimento del Comune di Reggio Calabria per contiguita’ mafiosa”.
“Ho visto sbriciolarsi tutti i principi su cui si e’ fondata la nascita di Futuro e liberta’. E soprattutto ho visto la mancata ottemperanza da parte di alcuni esponenti ai contenuti del ‘Manifesto dei valori’ che e’ servito come fondamenta per la nascita del partito.
‘Rimarro’ da indipendente nel gruppo parlamentare di Futuro e liberta’ – ha concluso l’on.Napoli – per potere avanti la mia battaglia fine alla fine della legislatura. Anche perche’ sono sempre andata d’accordo col presidente del gruppo Della Vedova e coi colleghi parlamentari e non mi andrebbe di vedermi seduta in questi ultimi tre mesi di legislatura accanto a personaggi come Scilipoti’.
( da Ansa)
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Novembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AD ANGELA, VERA COMBATTENTE PER LA LEGALITA’ SENZA SE E SENZA MA… LO DICIAMO DA DUE ANNI: FUORI I COLLUSI DAL PARTITO
Angela Napoli si è dimessa da Futuro e libertà .
La parlamentare ha dichiarato che la sua scelta è legata ad alcune collusioni che esponenti del partito manterrebbero con esponenti della ‘ndrangheta.
«Non posso accettare – ha detto la Napoli – che esponenti del mio partito stringano la mano a gente collusa con la ‘ndrangheta, per questo mi sono dimessa».
Napoli, nota per le sue battaglie antimafia, ha reciso il legame con il partito di appartenenza proprio per una questione in palese conflitto con la principale attività della sua azione politica.
(da “il Quotidiano della Calabria”)
Il commento del nostro direttore
Angela è una delle figure più pulite, limpide e intransigente contro le compromissioni mafiose che abbia espresso la destra italiana.
Non a caso un amico bene informato ci aveva confidato che ancor prima della scissione di Fli dal Pdl, nel partito del Cavaliere avevano cercato in ogni modo di escluderla dalla Commissione parlamentare antimafia, mentre nel Pd analoga manovra veniva posta in essere nei confronti di un loro componente “troppo intransigente”.
Speravamo che in Fli, partito che ha richiamato la legalità tra i propri valori fondanti, Angela potesse continuare le proprie battaglie.
Così non è stato.
Non possiamo dimenticare la sua solidarietà quando a Genova avevamo sollevato la questione di attenzionati dalla Dia ricevuti nella sede regionale di Fli, fatto che avevamo denunciato ai vertici del partito, ricevendo come risposta la cacciata non di chi riceveva tali soggetti, ma di chi si era ribellato a questo invito.
I Mamone erano i benvenuti in sede, 200 iscritti furono cacciati.
Qualcuno dirà che Angela ha abbandonato per “questioni locali”: palle.
Su certi temi non esistono “fatti locali”, esiste solo la “coerenza con i principi che si enunciano”.
E quando si sommano tanti fatti locali su temi del genere, essi diventano prassi consolidata e accettata, fanno giurisprudenza.
Ai pavidi, agli omertosi e ai collusi a qualsiasi livello è ora che la base militante e pulita di Fli indichi la strada: fuori dai coglioni.
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
VINCE CROCETTA COI SOLI VOTI DI PD E UDC, SUCCESSO DI GRILLO, PERDE IL PDL GRAZIE A SILVIO… CROLLANO MICCICHE’, MPA E GLI STRATEGHI DEL NULLA
Chi vince e chi perde. 
Stavolta non sarà facile taroccare gli esiti delle elezioni siciliane, fermo restando che nei prossimi giorni si assisterà al solito mercato delle alleanze per formare il governo regionale.
E ci sarà chi si venderà al prezzo giusto, come sempre.
Vediamo per adesso, a scrutino ormai giunto al 70%, alcune certezze:
1) Il Movimento di Grillo diventa il prima partito della Sicilia con il 15% dei voti, circa il 3,5% in meno di quanto ha ottenuto il suo candidato Cancellere.
2) Crocetta viene eletto presidente staccando di ben 6 punti Musumeci e senza usufruire dell’aiuto di voti disgiunti.
La somma dei voti dei partiti che lo appoggiavano è la stessa della percentuale che lo premia: quindi nessuno può mettere il cappello sulla sua vittoria, ha vinto da solo, senza voti in prestito.
3) Più che Musumeci, ha perso il Pdl, crollato ai minimi storici: può ringraziare Berlusconi con le sue uscite improvvide a pochi giorni dal voto regionale e le guerre interne che stanno dilaniando il Pdl
4) Escono semidistrutti lombardiani e Miccichè, il quale ha perso circa il 5% di voti sulla sua persona, rispetto alla somma dei voti di coalizione che avrebbe dovuto ottenere.
Solo degli sprovveduti potevano scegliere come candidato colui che da cavallo vincente (il famoso 61-0) è ormai riconosciuto da tutti (a parte i non udenti) come un ronzino.
Doveva giocarsela, a suo dire, con Crocetta, è finito quarto.
5) Come avevamo previsto e denunciato a tempo debito, la scelta di Fli di appoggiare Miccichè è stata suicida: nonostante l’alleanza con l’Mps e il prestito di qualche uomo-traino dall’Mpa, l’obiettivo sbarramento del 5% è stato ceffato.
Un partito della legalità e dell’etica non poteva allearsi con Micciche e Lombardo, l’elettorato non lo ha perdonato.
Tanto valeva andare da soli.
Alla fine Fli ha preso, fatta la tara dei voti prestati dagli autonomisti, intorno al 2,5%, percentuale che corrisponde alla media nazionale, nulla di più.
I grandi strateghi della disfatta dovrebbero stasera rassegnare le dimissioni dai vertici del partito, senza distinzioni, a cominciare da chi lo guida a livello nazionale e regionale.
Altro che le palle che ci hanno propinato in questo mese per giustificare i loro errori.
Per assicurarsi qualche collegio alle prossime politiche hanno snaturato il manifesto di Bastia Umbra.
Neanche l’ultimo patetico tentativo di far votare Crocetta in segreto per poter poi bleffare e reclamare riconoscenza ha funzionato.
Crocetta non ha preso un voto in più di quelli che già aveva, mentre Miccichè ha perso sì il 5%, ma a favore dei Grillini.
E non potranno neanche dire di aver fatto perdere Musumeci che arranca a 6 punti da Crocetta, ben oltre il 4% preso dai Polli della Nazione.
Restano senza argomenti e, cosa più grave, senza idee.
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Ottobre 18th, 2012 Riccardo Fucile
AI MICROFONI DE “LA ZANZARA” L’ESPONENTE DI FLI AGGIUNGE: “SPERO CHE NON VADA IN GALERA PERCHE’ MI DEVE ANCORA DEI SOLDI PER UNA CAUSA CHE HO VINTO”
“Sallusti? Un pregiudicato che lavora per Berlusconi. Spero che non vada in carcere perchè mi deve dei soldi per una causa in tribunale”.
Sono le parole rilasciate da Italo Bocchino ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio 24. “C’è anche Capezzone che mi deve 4mila euro per una causa civile”, prosegue il vicepresidente di Fli, che sul direttore de “Il Giornale” aggiunge: “Ha fatto di tutto per far applicare una legge che difficilmente viene applicata. Su questa vicenda della condanna ci marcia un po’“.
Bocchino dà una stoccata anche a Belpietro: “Libero, come Il Giornale, è il ventriloquo di Berlusconi. E’ lui il puparo. Il cavaliere dice di non controllarli e fa finta di lamentarsi ma sa tutto il giorno prima della pubblicazione degli articoli“.
Il politico fornisce una spiegazione “psichiatrica” dell’ossessione di Libero per Fini: “Il leader di Fli ha portato in Parlamento il loro editore, Angelucci“.
E puntualizza: “Si chiama ‘sindrome rancorosa del beneficato’, un caso studiato nei manuali di psicopatologia. La persona che ha avuto un beneficio si convince che ne aveva diritto ma si trova a disagio perchè sa che ti deve ringraziare. E allora matura un rancore”
Gisella Ruccia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI “PANORAMA” A BALLARO’ LO SEGNALA A FINI CHE NON LO CONOSCE… SI TRATTA DI MARIO BONOMO, CAPOLISTA FLI- NUOVO POLO DELLA SICILIA A SIRACUSA, CONSIGLIERE REGIONALE USCENTE…L’UFFICIO STAMPA DORME E NON SMENTISCE, GRANATA DICE CHE NON AVREBBE AVUTO NESSUN AVVISO DI GARANZIA, MA NELL’OTTOBRE 2011 E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI PER CONCUSSIONE
Ieri sera Gianfranco Fini, invitato a Ballarò, ha sicuramente posto all’angolo l’altro ospite Formigoni, ma le elezioni siciliane, come avevamo previsto, lo hanno messo in seria difficoltà .
Il direttore di “Panorama” gli ha infatti chiesto come si concili un “partito della legalità ” che si allea con l’indagato Lombardo e che presenta un altro indagato come Mario Bonomo nelle sue liste nel collegio di Siracusa.
Sull’alleanza con Lombardo Fini ha cercato di svicolare, sostenendo che Lombardo non è candidato e che l’alleanza è con l’Mpa, diciamo difesa deboluccia e poco credibile per il comune telespettatore.
Sul candidato Bonomo invece Fini ha sostenuto di non sapere chi sia.
Inutile dire che l’ufficio stampa (pur presente) era come non ci fosse, bastava un sms a qualche esponente siciliano e magari Fini avrebbe avuto qualche elemento per rispondere.
Più tardi il vicecoordinatore nazionale di Fli, Fabio Granata, smentiva che Bonomo avesse mai ricevuto alcun avviso di garanzia, insomma tutta una montatura del berlusconiano “Panorama”.
Cerchiamo quindi di chiarire come stanno le cose sulla base di notizie di stampa mai smentite.
Prima domanda: Mario Bonomo è candidato di Fli-Nuovo Polo per Sicilia o no?
Titola il “Giornale di Siclia”: “Fli, lista unica con «Mps». Ci sarà anche Mario Bonomo”.
La conferma ufficiale è la seguente:
Sicilia, Regionali 2012: lista e candidati di Siracusa
FLI-NUOVO POLO PER LA SICILIA
Mariella Miceli
Giuseppina Ignaccolo
Mario Bonomo
Loreto Corrado
Enzo Reale
Marcello Bottaro
Quindi la risposta è positiva
Seconda domanda: Bonomo è indagato o no? E per cosa?
Primo articolo
Il senatore finiano Fabio Granata ha lanciato un appello agli elettori siciliani: “Non votate i candidati compromessi”.
Il riferimento è a chi ha condanne per reati cotnro la pubblica amministrazione o la mafia, ed ecco così che nella sua Siracusa può rimanere capolista nella lista di Fli-Nuovo Polo per la Sicilia Mario Bonomo.
Deputato uscente ex Api, indagato nella vicenda per le mazzette nel fotovoltaico che ha portato all’arresto di Gaspare Vitrano, ex esponente del Partito democratico adesso a giudizio.
Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore fra Vitrano e l’imprenditore Gianni Correro. Ingrassia, che ha patteggiato due anni, aveva fatto anche il nome di Bonomo, come socio di fatto di lui stesso e di Vitrano in una società , la Green srl.
Anche Bonomo sarebbe coinvolto, secondo i magistrati, nel giro di tangenti imposte agli imprenditori del fotovoltaico.
(da “La Repubblica”)
Secondo articolo
La deposizione di Ingrassia
“Vitrano e Bonomo mi minacciarono”
8 Febbraio 2012
“Noi siamo il potere e senza l’intervento politico andrai incontro a un fallimento”.
Questa frase degli onorevoli Gaspare Vitrano e Mario Bonomo avrebbe convinto l’ingegnere Piergiorgio Ingrassia, titolare della società di impianti fotovoltaici Enerplus, a scendere a patti con i politici.
A raccontarlo, davanti alla terza sezione del Tribunale che processa Vitrano per concussione, è stato lo stesso Ingrassia che ha iniziato a collaborare dopo essere stato arrestato assieme al deputato mentre prendevano una mazzetta da un imprenditore.
“Alla fine del 2008 – ha detto il teste – conobbi Vitrano. Si interessò alla mia attività nell’ambito del fotovoltaico e mi fece incontrare Mario Bonomo. Mi dissero chiaramente che senza l’appoggio politico non avrei potuto portare a termine i miei progetti”.
A quel punto scattò la proposta. “Mi dissero che i lavori – ha proseguito Ingrassia – dovevano essere affidati a ditte di loro fiducia. Accettai perchè avevo paura a rifiutare l’accordo”.
Il secondo passo fu la costituzione di alcune società di cui Ingrassia aveva il 20%, il restante 80% era di parenti o persone riconducibili a Vitrano e Bonomo.
Ma Ingrassia ha raccontato anche di aver dovuto dare ai deputati delle tangenti “Lo chiamavano ‘costo politico’ – ha detto – Vollero dei soldi quando vendetti la Enerplus per 2,3 milioni di euro”.
I soldi confluivano in un conto in Svizzera, così come volevano i politici.
(da “SiciliaLive“)
Terzo articolo
Concussione, indagato Bonomo
27 Ottobre 2011
Il deputato regionale Mario Bonomo, coordinatore del partito Alleati per la Sicilia, è indagato per concussione dalla Procura di Palermo.
Il suo nome era emerso nell’inchiesta in cui era stato arrestato a marzo scorso, il deputato del Pd Gaspare Vitrano fermato mentre intascava una mazzetta di 10mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. In carcere era finito anche Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore e che stamattina ha patteggiato la pena di due anni.
Il nome di Bonomo è stato fatto proprio da Ingrassia che, dopo l’arresto, ha iniziato a collaborare con gli inquirenti.
Secondo i pm, Gaspare Vitrano, Mario Bonomo e Piergiorgio Ingrassia erano soci nella Green srl, una impresa del settore fotovoltaico con sede a Palermo, che avrebbe ottenuto dalla Regione siciliana, grazie anche all’interessamento dei deputati, le licenze per la costruzione di due impianti fotovoltaici a Carlentini, nel Siracusano. Vitrano e Bonomo la controllerebbero attraverso alcuni prestanome.
I due deputati detengono il 40% ciascuno, mentre l’ingegnere ha il restante 20%.
Altre due società del fotovoltaico sono sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti: l’Enerplus 2010, gemella della Enerplus, società a responsabilità limitata che, grazie “all’interessamento di Vitrano”, come ha detto Ingrassia, avrebbero avuto in poco tempo le concessioni.
Le due società , che avevano realizzato degli impianti nel palermitano, avevano aumentato subito il loro valore tanto da essere vendute a una società spagnola per oltre sei milioni di euro.
I fondi sarebbero poi stati versati in due conti in Svizzera: uno di Ingrassia e l’altro di Marco Sammatrice, nipote di Bonomo e socio della Green srl. I pm, che hanno fatto una rogatoria in Svizzera, attendono l’esito di questi accertamenti.
(da “SiciliaLive”)
Quarto articolo
Era parecchio strano, da almeno tre mesi all’Assemblea regionale siciliana non indagavano o arrestavano nessuno. Ma ora si è tornati alla normalità delle cose: Mario Bonomo, onorevole regionale di Alleanza per la Sicilia e coordinatore regionale dell’Api (è il nome di un partito), è indagato dalla procura di Palermo per concussione.
L’inchiesta è la stessa che ha portato all’arrestro, nel marzo scorso, del deputato del Pd Gaspare Vitrano fermato mentre intascava una mazzetta di 10mila euro da un imprenditore del fotovoltaico. Per chi avesse perso il conto, Bonomo è il 26° deputato regionale con problemi con la giustizia.
(da “Catania politica“)
Quinto articolo
Tangenti fotovoltaico Indagato anche Mario Bonomo
Indagato nell’inchiesta sulle tangenti nel fotovoltaico anche il deputato regionale Mario Bonomo, coordinatore di Alleati per la Sicilia: Bonomo risponde pure lui di concussione, come il suo ex compagno di partito Gaspare Vitrano, del Pd.
L’iscrizione del secondo esponente politico è stata formalizzata dalla procura di Palermo in vista del patteggiamento di Piergiorgio Ingrassia, l’ingegnere che avrebbe fatto da mediatore fra Vitrano e l’imprenditore Gianni Correro. Ingrassia, che oggi ha patteggiato due anni, aveva fatto anche il nome di Bonomo, come socio di fatto di lui stesso e di Vitrano in una società , la Green srl. Anche Bonomo sarebbe coinvolto, secondo i magistrati, nel giro di tangenti imposte agli imprenditori del fotovoltaico.
27 ottobre 2011 –
(da “Blog Sicilia“)
La risposta potete darvela da soli.
In ogni caso, la discriminante non è, a parer nostro, l’iter giudiziario che può seguire la vicenda in quanto è ovvio che uno non è colpevole fino a una condanna, ma piuttosto quella che Borsellino citava come “il semplice, motivato sospetto” di non essere in linea con un codice etico di amministratore della cosa pubblica.
Non ci si può ergere a sostenitori di “liste pulite” e poi candidare i Mario Bonomi o peggio sostenere che non ha mai avuto problemi con la giustizia.
Si può dimostrare dati alla mano, se lo fosse, che è uscito pulito dall’inchiesta della Procura di Palermo, ma non raccontare cose inesatte per giustificarsi.
Nessuno ha obbligato nessuno a farsi paladini della legalità , ma se lo si vuol essere si sia almeno coerenti.
Si sarebbe evitata a Fini una brutta figura.
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Ottobre 1st, 2012 Riccardo Fucile
CHE ABBIA FATTO TESORO DEI NOSTRI CONSIGLI? … DA MESI AVEVAMO SUGGERITO DI AZZERARE LE CARICHE INTERNE E DARE SPAZIO A UNA DONNA QUALIFICATA E CREDIBILE COME GIULIA
Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, e’ il portavoce di Futuro e
Liberta’ per l’Italia.
Nell’annunciarlo il leader Gianfranco Fini ha anche detto, all’assemblea dei Mille di Arezzo, che tale appuntamento non si chiude nella citta’ toscana ma continuera’ a livello regionale allo scopo di fornire proposte per un programma per la lista per l’Italia che si richiama all’esperienza del governo Monti.
Del comitato nazionale, chiamato a coordinare questo processo, fanno parte, oltre alla stessa Bongiorno, Salvatore Carrubba, presidente dell’Accademia di Ivrea ed ex direttore de Il Sole 24 Ore, Pier Luigi Piccini, ex sindaco di Siena gia’ presidente del Monte Paschi.
Il commento del ns. direttore
Molti mesi fa, di fronte allo stato comatoso di Fli e al “caos organizzato” in cui versava la struttura organizzativa di Futuro e Libertà , avevamo scritto su questo sito (verificate pure in archivio) che Fini avrebbe dovuto azzerare tutte le cariche e nominare segretaria e portavoce del partito Giulia Bongiorno, l’unica in grado di segnare uno stacco con il passato.
Una donna professionalmente qualificata, impegnata nella battaglia sui diritti civili, tenace difensore della legalità .
Una personalità forte che, in veste di presidente della commissione Giustizia della Camera ha saputo tenere testa alle pressioni ghedianiane sulle leggi ad personam e stimata anche dagli avversari.
Una donna che ha faticato a farsi strada nella società civile e che rappresenta, per molte altre, anche di orientamento politico diverso, un modello da seguire.
Finalmente una destra del merito e della competenza contro il ciarpame di olgettine e sfilate di “costumate” in carriera che tengono la contabilità delle inquiline.
Di fronte alla nostra proposta, ricordo che ci fu, sulle pagine fb di area Fli, un vasto consenso di base.
Forse qualcuno fece tesoro della ns. provocazione e, se pur tardivamente, la proposta ora diventa realtà .
Non ci interessa la primogenitura, lasciamo ad altri metterci il cappello: noi apparteniamo a quella categoria cui si può dare dei “coglioni” perchè non vogliono che nelle sedi di Fli entrino attenzionati della Dia, ma che forse vedono più lontano di tanti altri attaccati a poltrone e medagliette e disposti a quotidiani compromessi.
Non cerchiamo riconoscimenti alla memoria.
Ma proprio perchè dispensiamo consigli disinteressati anche a chi non lo merita, suggeriamo che nel comitato nazionale, se proprio vogliono mettere un esponente di Confindustria come Carrubba e un ex Pd e Monte dei Paschi come Piccini, magari sarebbe bello inserissero anche un operaio di Termini Imerese e un rappresentante dei precari,
Sarebbe un bel segnale della “trasversalità ” del progetto: perchè l’Italia non si salva solo con i professori e i finanzieri, ma con il sudore e il sangue del popolo dei lavoratori e di quelli che il lavoro non l’hanno più.
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
L’ALLEATO DI FUTURO E LIBERTA’ SE NE FREGA DEL CODICE ETICO E METTE IN LISTA PERSONE IMPRESENTABILI COME LUI… FINI TACE E CHI PROTESTA NON CONTA UNA MAZZA
Franco Mineo, deputato regionale siciliano di Grande sud, raggiunto da un avviso di garanzia per abuso d’ufficio e sotto processo per trasferimento fraudolento di beni con l’aggravante mafiosa (avrebbe riciclato beni riconducibili, secondo gli inquirenti, al boss Angelo Galatolo), sarà candidato nella lista di Grande sud alle prossime elezioni regionali siciliane.
A confermarlo sono stati i vertici regionali e provinciali del movimento arancione, Pippo Fallica e Giacomo Terranova, nel corso di una conferenza stampa convocata a Palermo.
Mineo ha preso anche un impegno formale con il partito, annunciando le sue dimissioni dalla carica di parlamentare se eletto in caso di condanna anche in primo grado.
“Ovviamente noi speriamo – ha detto Terranova – in una risoluzione positiva della vicenda e nel giro di pochi mesi avremo un’idea chiara della portata della vicenda e delle sue conseguenze. Altre soluzioni sarebbero state più comode, ma certamente non giuste, non ci siamo sentiti di bloccare un percorso politico. Il giudizio sui fatti di merito non spetta a noi, ma alla magistratura”.
“Non siamo il Tribunale dell’Inquisizione – ha aggiunto Fallica -, rispettiamo il diritto sociale dei cittadini e rispettiamo il ruolo delle istituzioni. Non siamo nè avvocati nè magistrati”.
Terranova ha aggiunto: “Forse per qualcuno sarebbe stato più facile cavalcare l’onda demagogica che ricorre in questi giorni, ma noi abbiamo preferito accordare una apertura di fiducia a Mineo, perchè sarebbe stata una scelta ingiustificabile escluderlo dal processo democratico”.
Secondo Terranova, Mineo ha comunque assunto con il partito con un “impegno formale a solenne a dimettersi qualora le vicende giudiziarie dovessero pervenire a un giudizio di condanna irrevocabile”.
Fallica ha poi aggiunto: “Noi non siamo qui per fare il tribunale di inquisizione, vogliamo solo rispettare un diritto sociale dei cittadini che attraverso le elezioni esprimono le loro idee. Su questo tema ci siamo confrontati da mesi e a prescindere da Miccichè, perchè questo era un compito che spettava al partito”.
Poi fa riferimento al ruolo di Gianfranco Miccichè nella questione: “L’onorevole Miccichè conosce perfettamente tutti i passaggi della vicenda e i motivi che ci hanno portato ad appoggiare la candidatura di Franco Mineo. Rispettiamo le istituzioni, ma non siamo nè magistrati nè avvocati dunque non spetta a noi parlare di determinati aspetti”.
“Su Mineo decisione sbagliata e inaccettabile: il codice etico va applicato, non è l’inquisizione ma una garanzia per i cittadini. Bisogna ripensarci ed essere coerenti e consapevoli sui valori non negoziabili, sia nelle azioni che nelle parole. Miccichè desista da questa decisione”. Lo dice il vice coordinatore di Fli, Fabio Granata commentando la candidatura in Grande Sud del deputato uscente Franco Mineo.
Fini tace, Briguglio è latitante, Granata invita con garbo alla desistenza.
E mentre in Fli si assiste al gioco delle parti, Miccichè continua a fare quello che vuole.
Alla faccia delle chiacchiere sul codice etico e sui valori di riferimento di Fli, finiti definitivamente in cantina.
La dignità … parola sconosciuta.
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