Destra di Popolo.net

PROFUGHI A MULTEDO, LA GENOVA SOLIDALE INSORGE: ESPOSTO IN PREFETTURA CONTRO LE MINACCE RAZZISTE E UNA FESTA DI BENVENUTO

Ottobre 21st, 2017 Riccardo Fucile

PER FORTUNA LA CITTA’ NON E’ RAPPRESENTATA DA UNA MINORANZA DI RAZZISTELLI SEMINATORI DI ODIO: E’ ORA CHE LA QUESTURA RIPRISTRINI LA LEGALITA’

Ancora fiaccole e un’altra processione: contro dodici richiedenti asilo. Non si ferma, la Multedo del no: anzi, si prepara a scendere di nuovo in piazza.
A un giorno dall’arrivo dei primi profughi, scortati da don Giacomo Martino nell’ex asilo Govone, il comitato non si dà  pace e convoca, per martedì 24 ottobre, un’altra marcia nel quartiere.
Ma dopo gli insulti ai profughi decide di reagire compatto il mondo delle onlus dell’accoglienza: e si prepara, guidato dal Ceis, il Centro di solidarietà  di Genova, a una doppia iniziativa: un incontro di benvenuto per non far sentire soli i migranti e don Martino in un quartiere ostile (“perchè Genova non può essere questa”, si indigna il presidente del Ceis Enrico Costa).
E un confronto pacifico con i residenti di Multedo, per raccontare loro le esperienze di integrazione che in altri centri come quelli di via Edera, via Venti Settembre, Coronata, Struppa e Campo Ligure, dopo l’iniziale resistenza dei cittadini, hanno funzionato senza problemi.
Intanto, il comitato Genova Solidale appena costituito – che riunisce diverse anime, Cgil, Logos e l’associazione per i diritti umani, ha presentato un esposto alla Prefettura: “Per segnalare atti di discriminazione nei confronti dei giovani profughi accolti presso l’ex asilo Govone di Multedo”.
Nel documento, a firma di Roberto Malini dell’organizzazione per i diritti umani EveryOne, membro del comitato nato con l’assemblea pubblica dell’altro ieri sera, vengono segnalati alla prefetta Fiamma Spena “atteggiamenti di razzismo e forme di intimidazione da parte di un gruppo di cittadini di Multedo”.
“Stiamo lavorando, con gli strumenti giuridici e civili, per dare loro supporto in un momento difficile – spiega Malini – in cui l’intolleranza fa la voce grossa oltre i limiti della civiltà  e delle norme”.
Nell’esposto vengono riportate parola per parola “alcune delle espressioni pronunciate dal capannello di persone che si sono espresse contro i giovani migranti. – si legge – I ragazzi sono molto turbati da queste manifestazioni di rifiuto e manifesto sentimento di ostilità , che trascende la semplice avversione o antipatia, sfociando in odio verso le persone discriminate”.
Da qui, l’appello “affinchè l’autorità  intervenga nei confronti dei facinorosi”.
Cosa che finora non ha fatto.
Si propone come inedito soggetto di mediazione il nuovo comitato Genova Solidale: Sulle ultime cronache da Multedo, Troccoli scuote la testa. “La situazione si è incarognita, si sta esagerando. Ma quando trovi un assessore leghista che va alle manifestazioni e alle fiaccolate di chi non vuole accogliere, e si esprime con frasi tipo quella di prendere le persone a calci nel sedere, vuol dire che c’è un problema. Dobbiamo ricordarci che la nostra città  perde cittadini e si sta impoverendo, senza i migranti come farebbe? La gente deve capire che sono una risorsa, se no, belin, Genova muore”.

(da “La Repubblica”)

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GENOVA, NEL CENTRODESTRA ORA LITIGANO PURE PER LA MOVIDA

Ottobre 21st, 2017 Riccardo Fucile

LA GIUNTA SI SPACCA E SLITTANO I DIVIETI ANNUNCIATI, CHIESTO IL SILENZIO STAMPA… SI SCONTRANO LA LINEA LEGHISTA DEL COPRIFUOCO E QUELLA BUCCIANA PIU’ LIBERALE

Movida, si cambia. Anzi, no.
La “rivoluzione” dell’era Bucci per ridisegnare le regole di convivenza nel centro storico dovrà  attendere.
La nuova ordinanza del Comune, che era stata annunciata per ieri dagli assessori nella sua versione definitiva, ancora non c’è.
La giunta, infatti, ieri non ha trovato un accordo su regole e divieti da adottare per far convivere senza scontri chi nel centro storico vive e chi lo frequenta di sera e di notte per incontrarsi e divertirsi e, quindi, la decisione è stata rinviata.
Secondo qualcuno a una data che potrebbe anche non essere molto vicina.
Secondo le indiscrezioni filtrate da palazzo Tursi, la discussione ieri pomeriggio è stata molto accesa e ha visto posizioni nettamente contrapposte in giunta, tanto da indurre il sindaco Marco Bucci a chiedere agli assessori il “silenzio stampa”.
Da una parte c’era la posizione più rigida, soprattutto su alcuni divieti, sostenuta dall’assessore leghista al Commercio, Paola Bordilli, e quella più liberale sostenuta in particolare nella discussione dall’assessore alla Cultura e al Turismo, Elisa Serafini (lista Bucci) e anche dal sindaco Bucci.
E si dice che a favore di un atteggiamento più “elastico” si sia espresso nei giorni scorsi anche il governatore della Liguria Giovanni Toti.

(da “il Secolo XIX”)

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LETTERA APERTA AL CONSIGLIERE PD AVVENENTE: QUANDO POSSO VENIRE A CASA TUA PER VERIFICARE QUANTI SIETE A RISIEDERVI E IN CHE CONDIZIONI VIVETE?

Ottobre 20th, 2017 Riccardo Fucile

CERTI CHE L’EX PRESIDENTE DEL MUNICIPIO DI MULTEDO VORRA’ ESTENDERE LE ISPEZIONI A TUTTI GLI ABITANTI DEL QUARTIERE, SIAMO DISPONIBILI A VISITARE CASA PER CASA, PER ACCERTARE CHE TUTTO SIA A NORMA DI LEGGE

Caro Mauro,
ho avuto modo in passato di apprezzare la puntualità  con cui hai assicurato la tua “presenza istituzionale” in occasione dei fenomeni alluvionali cittadini.
Oggi che non sei più presidente del municipio di Pegli, pur continuando a rappresentare il Pd in Comune, ho letto le tue esternazioni in merito alla vicenda “12 profughi a Multedo” che hai pubblicato su Fb, ricalcando le tesi di una minima parte dei tuoi elettori locali (capisco che sia essenziale per te non perdere il loro voto, ma in politica, oltre alla dignità , esiste anche la possibilità  di perderne di più altrove).
Riassumo il tuo sorprendente intervento:
“Perchè non costituire un Comitato di monitoraggio composto da rappresentanti dei cittadini e del Comitato Locale affinchè possano varcare i cancelli e verificare l’esatto numero degli ospiti presenti e le condizioni di vita all’interno dell’ex Asilo Govone. Se non si persegue anche con questi mezzi l’integrazione attraverso la trasparenza e la tracciabilità  delle reali intenzioni del Prefetto e della Curia…. Se i cittadini ritengono di dover esercitare un controllo circa il numero dei migranti presenti è semplicemente perchè qualcuno ha inteso portare avanti questa vicenda nel più totale segreto”
Un giornale locale, in merito alle tue considerazioni, ha scritto:   “Avvenente invoca un controllo diretto dei cittadini con nuclei ispettivi. Procedura che se venisse estesa a tutti gli ambiti della vita cittadina impegnerebbe qualche migliaio di persone. Resta da capire quali poteri Avvenente voglia dare a questi nuclei territoriali”.
Mi limito a ricordarti:
1) Il municipio Ponente è attualmente , tra tutti quelli di Genova, la zona ad avere il minor numero di richiedenti asilo ospitati, come ricordato dallo stesso sindaco a Pegli, in occasione del confronto pubblico dove eri seduto in prima fila.
2) Come ben sai, la prefettura non è tenuta a chiedere il permesso ad alcuno per stipulare un accordo con “privati” o “enti assistenziali” disponibili all’accoglienza. Ci mancherebbe che uno “non sia padrone a casa propria” (cito uno slogan che pare sia diventato caro anche a un esponente della sinistra come te) e debba trattare chi deve ospitare con razzistelli locali o soggetti in terapia per mania di persecuzione.
3) L’asilo privato delle suore è stato chiuso due anni fa per carenza di bambini iscritti, non per insana malvagltà ,   ridicolo che gli abitanti ne vogliano solo ora la riapertura pretendendo che soggetti privati lavorino in perdita, ne converrai.
4) L’integrazione non si persegue con la trasparenza, ma permettendo agli altri di non vivere in un clima di odio e di assedio, in primis. Poi attraverso un percorso educativo e scolastico che permetta di apprezzare i valori democratici del nostro Paese e di acquisire esperienze   lavorative. Proprio quello che stanno facendo i ragazzi accolti a Multedo che frequentano a Coronata una scuola per imparare un mestiere.
Ma veniamo al punto.
Tu invochi un “Comitato di monitoraggio” che possa andare a verificare “quanti siano i profughi all’interno della struttura” e “le loro condizioni vita”.
Un funzione ispettiva che immagino vada esercitata a qualsiasi ora, anche notturna, visto che non precisi le modalità .
Bene, può essere un’ipotesi di lavoro che va ad inserirsi nel contesto però della giurisprudenza italiana che prevede, come ben sai, che “tutti siamo uguali davanti alla legge”.
Altrimenti che valori andremmo mai a trasmettere?
Ne deriva che deve valere per tutti gli abitanti di Multedo e per lo stesso comitato promotore che non vorrà  certamente passare per privilegiato.
Occorre dare l’esempio in politica: quindi propongo che si inizi da casa tua, in fondo una proprietà  privata vale un’altra, e a seguire dagli organizzatori dei blocchi stradali di Multedo (che costituisce un reato).
Attendo fiducioso che tu mi comunichi giorno e orario, certo della tua disponiblità .
Ti pregherei di far trovare nell’occasione   tutti gli ospiti residenti in casa, affinche possa contarli e che mi si permetta di verificare che tutto sia a norma (dall’impianto elettrico alle norme antincendio, dall’impianto di riscaldamento aggiornato alle nuove normative agli standard sanitari, dalla stabilità  di terrazzi e cornicioni al rispetto degli orari per il deposito rifiuti, fino alle verifiche necessarie sui decibel di rumorosità  degli elettrodomestici,   alle eventuali cantine e alla regolarità  dei pagamenti delle tasse locali).
Nella stessa giornata i medesimi rilievi posso farli ovviamente anche presso altri esponenti del Comitato a cui potrai fare da tramite per annunciare la mia gradita visita.
Quanto sopra per instaurare il clima di trasparenza da te auspicato.
Se l’esperimento funziona si potrà  cosi estendere a tutti i circa 5.000 abitanti di Multedo, ivi compreso il centro di accoglienza che ti sta a cuore.
Fammi sapere.

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GENOVA, BLOCCATI I PATROCINI DEI MUNICIPI PER FESTE E SAGRE, DECIDE IL REGIME PADANO A CHI VANNO CONCESSE LE MARCHETTE

Ottobre 20th, 2017 Riccardo Fucile

RIDICOLA DISPOSIZIONE DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA (SI FA PER DIRE)…   I MUNICIPI: “A RISCHIO IL NOSTRO RUOLO”

C’è il don che chiede di mettere il logo del municipio per la festa canora. La squadra di calcio che deve premiare i bambini del torneo. Gli anziani del circolo che hanno organizzato la raviolata solidale.
Dopo il taglio dei fondi, il Comune decide di incatenare anche l’autonomia dei municipi, bloccando i patrocini a iniziative nei loro territori.
Prima ci vuole il visto di Tursi? «Non siamo un ufficio tecnico, ma un organo politico: questa è un’azione di prevaricazione. Un attacco: dove è andata a finire l’importanza della nostra autonomia, di cui aveva parlato il sindaco Bucci in campagna elettorale?», tuona Massimo Ferrante, presidente della Bassa Valbisagno.
La reazione arriva dopo la mail spedita dalla segreteria dell’assessora al marketing territoriale, cultura e politiche per i giovani, Elisa Serafini.
«A seguito della decisione di giunta del 31 agosto, le richieste di patrocinio presentate ai municipi e da voi ritenuti meritevoli, prima della definitiva approvazione, dovranno essere inviate a questo assessorato che successivamente provvederà  all’inoltro della documentazione ai competenti uffici per la definizione della pratica»
Sagre, tombolate, tornei sportivi: per ottenere il logo dovranno passare sotto la lente d’ingrandimento, una sorta di filtro che li vaglia, prima che arrivi il nulla osta di Tursi.
«A parte che i municipi hanno un segretario generale per vagliare le richieste, cosa vogliamo fare, intasare quelli comunali di pratiche? Tra l’altro, si parla della gestione di questioni di 2-3 mila euro…».
Il caso finisce in sala rossa, materia di una commissione di una questione su cui stanno combattendo la lista Crivello (l’ex assessore ha sempre sostenuto l’importanza vitale dei municipi per far funzionare la macchina comunale) e il Pd.
«Una cosa che non è scritta da nessuna parte, che richiede una regolamentazione. È un attacco alle istituzioni, perchè va oltre a ogni tipo di documento regolare su come funzionano il consiglio comunale e i municipi — interviene Cristina Lodi, capogruppo Pd in consiglio comunale —. La commissione deve chiarire che non si vuole, e non si può fare. Non esiste alcuna modifica di norma, ne statutaria, ne del regolamento, che prevede una cosa del genere».
I municipi devono avere una loro autonomia, conoscono il territorio e le istituzioni. Sono eletti dai cittadini e devono avere la loro autorevolezza.
«Non è previsto da nessuna forza democratica una cosa del genere. La Serafini dovrebbe concentrarsi sulla cose di sua competenza, i municipi sanno lavorare da soli».
I municipi sono sempre stati piccoli comuni nel territorio; addirittura la polizia municipale si è modellata intorno ai municipi, creando nove distretti.
Ora, la loro libertà , anche nelle piccole cose, viene messa in seria discussione.
«Questo atto non ha nessun fondamento normativo, è mirato piuttosto a controllarci e a diminuire il nostro peso». «Non ci possono dire: fermatevi. Sono sbagliate le modalità  con cui è stato posto il problema», interviene Mario Bianchi, presidente del municipio Medio Ponente.
Ferrante aggiunge. «In commissione neppure ci hanno invitati. Ci dovevamo incontrare con il sindaco già  due volte per la conferenza dei presidenti, ma l’appuntamento è sempre stato rimandato a oggi: questo fa capire l’importanza che viene data ai municipi da questa giunta. Non c’è una visione dei municipi, forse perchè gestiscono il consenso?».
Cinque presidenti (municipio III, IV, V, VI e VII, quelli del Pd) hanno risposto all’assessora. «Il comunicato non è coerente con le previsioni normative, statutarie e regolamentari».

(da “La Repubblica”)

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GENOVA, IL PARADOSSO: CONTESTATO IL SINDACO LEGHISTA ALLE PRESE CON LA PAURA FOMENTATA DALLA SUA PARTE POLITICA

Ottobre 19th, 2017 Riccardo Fucile

A MULTEDO IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: ACCOGLIERE 12 PROFUGHI E’ DIVENTATO UN AFFARE DI STATO… VE LI SIETE ALLEVATI I RAZZISTELLI? ORA GODETEVELI

“Sicuramente a qualcuno alla fine le decisioni che si prendono possono non piacere. Ma tutti hanno il diritto di dissentire…”, mette le mani avanti il sindaco Marco Bucci. Parla davanti a quello che sembra un plotone di esecuzione, cioè una sala stracolma di cittadini di Multedo, arrabbiatissimi e tra loro solidali, uniti nella lotta: contro l’arrivo di alcuni migranti che verranno piazzati in un ex asilo.
Sembra un po’ la legge del contrappasso: il centrodestra a trazione Lega che da anni cavalca la questione – no all’immigrazione, riassumendo – si ritrova tra le mani la patata bollente di cittadini che si autodefiniscono “esasperati”.
Perchè è vero che la rabbia incanalata contro rifugiati e richiedenti asilo porta voti e ti porta al governo, ma poi una volta al governo tocca – se ci si riesce – calmare ciò che si era fomentato.
“Vorrei essere il sindaco che sposta la Carmagnani e la Superba…”, le due aziende chimiche del quartiere, la sala risponde infastidita, come a dire sì certo come no, le solite chiacchiere
È una serata dura, quella che tocca al sindaco. Parla del compromesso raggiunto con la prefettura, arriveranno dodici (12) migranti, “possono diventare anche una risorsa”, prova a dire Bucci; anche lì, la risposta è un “buuu”.
I cittadini di Multedo – il fronte degli esasperati dall’emergenza causata dal possibile arrivo degli uomini neri – non vogliono sentir parlare della parola compromesso.
“Ma si sono fatti dei passi avanti, non bisogna dare l’impressione di avere posizioni rigide”, ribatte il sindaco. Un po’ amico del comitato, un po’ nella scomoda situazione di dover esercitare il realismo, “e chi governa deve decidere e sono qui per metterci la faccia”.
È grande la preoccupazione dell’assemblea: chi ci assicura che alla fine saranno solo dodici? “La sicurezza io non ce l’ho”, spiega il sindaco, e di nuovo la situazione si scalda. “Ma se ci saranno comportamenti non accettabili da parte di queste persone l’edificio verrà  chiuso”, continua. Altra domanda: “Eh, ma per quanto tempo si può chiudere?!”. E poi: “Quali sono questi comportamenti?”
Insomma, sono mille le obiezioni, le cosiddette paure, la sostanza è una: i dodici ospiti non sono graditi.
Allora Bucci rassicura che in suo potere c’è quello di fare ordinanze per garantire la sicurezza, se mai alla fine i dodici decidessero di mettere a ferro e fuoco il quartiere.
Quindi il Comune promette alcune opere compensative al quartiere in cambio del lasciapassare del comitato ai dodici. La mediazione (im)possibile di Bucci è questa in sostanza
Il sindaco assiste attento alla sequela di recriminazioni, con una dose di pazienza non indifferente. “Chi ci garantisce che i dodici non fanno parte dell’Isis?”, è il grido disperato di una signora.
Bucci fa una smorfia, questa sembra troppo anche per lui: fare il sindaco eletto coi voti dei fomentati dalla sua stessa maggioranza, un mestiere usurante.

(da “La Repubblica“)

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E’ VERO, MULTEDO HA BISOGNO DI STRUTTURE: SI APRA UN OSPEDALE PSICHIATRICO PER ACCOGLIERE I RAZZISTI

Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile

IERI SERA L’ASSEMBLEA PUBBLICA DI 150 ABITANTI (SU 5000) CON IL SINDACO, I PROFUGHI RIDOTTI A 12 MA NON VANNO BENE LO STESSO… COPERTA DI INSULTI L’UNICA VOCE DISSIDENTE, POI L’URLO : “CHI CI DICE CHE NON SIANO DELL’ISIS?”

Per comprendere come aver permesso alla fogna razzista (tipica debolezza della democrazia all’italiana) di impazzare da anni sui media abbia finito per produrre una generazione di spostati mentali, ogni tanto è opportuno verificare sul campo il degrado urbano delle nostre periferie xenofobe.
Ne avremmo fatto volentieri a meno, ma per qualche ora abbiamo seguito l’assemblea tenutasi tra 150 abitanti di Multedo (su 5000) che contestano l’arrivo di pochi profughi in una struttura della Curia, e il sindaco di Genova Bucci che nell’occasione ha assunto la veste di mediatore.
Partiamo da quanto illustrato dal sindaco:
1) In tutta Genova, il quartiere con il più basso tasso di accoglienza dei profughi è il Ponente, ovvero quello che comprende Multedo.
2) La proposta che inizialmente era di accogliere nell’ex asilo della Curia 50 profughi, poi diventati 24, ora è di sole 12 persone, con possibilità  che diventino nel tempo nuclei familiari ( 3-4 famiglie, quindi)
3) Il Comune investirà  a Multedo 7 milioni di euro per sistemare la piscina, le strade, il verde, la viabilità  e per sopperire alle croniche carenze del quartiere, argomento sollevato dagli astanti per giustificare il loro no al centro di accoglienza.
Il clima serve a capire con chi si ha a che fare.
Appena Bucci parla di 12 profughi si scatena l’inferno, neanche avesse annunciato un’invasione di 2.000 marziani.
Improvvisamente delle strade, della piscina, dell’asfalto, delle luci, dell’asilo che manca non frega più un cazzo a nessuno.
Nelle proteste generali emerge un urlo: “ma chi ci assicura che questi 12 non siano dell’Isis?”.
Spiegare che si tratta di 12 ragazzi che stanno studiando a Coronata per imparare un mestiere sarebbe tempo perso.
Bucci cerca di mediare, blandisce e ammicca, promette e garantisce, risponde alle osservazioni.
Possono parlare tutti, dice.
In sala c’è anche una persona normale che non si rende conto dove è capitato e si permette di criticare chi contesta l’accoglienza.
Si scatena l’inferno, grida di “fuori fuori”, insulti, quasi viene aggredito, un esagitato va in astinenza e strilla “non abbiamo paura di voi!!!”, un delirio con gente che gli volta le spalle come allo stadio quando si protesta .
Se non fosse tragica , la scena sarebbe comica: persone che parlano di sicurezza   e inciviltà  riferendosi a ragazzi che neanche conoscono e che probabilmente sono più civili di loro.
In un ambiente del genere la protezione andrebbe data ai migranti, non ai razzisti, perchè alla fine di questo si tratta, come sempre.
Gente che vuol decidere chi deve entrare a casa di altri, che vuol sapere che “programma seguono” come se qualcuno chiedesse a loro con chi esce la figlia o quante corna fanno ai mariti.
I nemici sono la Curia che vuole decidere a casa propria chi far entrare, la Fiom che li ha trattati per quelli che sono, i giornali che non danno loro ragione, la politica che non sposta il porto petroli, il comune che non costruisce un asilo, dimenticando che l’unico che c’era ha dovuto chiudere per carenza di utenti.
Bucci che assicura che garantirà  la legalità  a chi l’ha violata con blocchi stradali che sono un reato.
Sul teatrino del’assurdo alla fine cala il sipario.
Dia retta a noi, caro zio d’America laureato in chimica farmaceutica, Multedo ha davvero urgente bisogno di una struttura nuova.
Un ospedale psichiatrico.
Faccia presto.

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NON BASTAVA BUCCI, ORA ANCHE L’ASSESSORE VINACCI VUOL FARE L’AMERICANO E STRAPARLA DI “ROLLY DAYS”

Ottobre 18th, 2017 Riccardo Fucile

GENOVA PADAGNA E’ ORMAI CAPITALE DELL’UMORISMO: PER CELEBRARE I 100.000 VISITATORI DEI PALAZZI DEI ROLLI, L’ASSESSORE SU FB SI SBAGLIA E PARLA DI ROLLY… SUI SOCIAL VIENE CANZONATO PER L’IGNORANZA E ALLA FINE SI SCUSA

“Qualcuno lo spieghi all’assessore allo Sviluppo economico del Comune, si chiamano Palazzi dei Rolli, non Palazzi dei Rolly”, su Facebook ormai è tam tam.
Anche se l’assessore Giancarlo Vinacci ha cancellato il post con quello che qualcuno gli concede come refuso, ma la maggior parte gli imputa come mancanza, il latte è versato. “Delegazione interregionale Rotary, organizzata dal Club Milano Aquileia e ricevuta dal sindaco Marco Bucci e dagli assessori Elisa Serafini e Giancarlo Vinacci, in visita al “Rolly Day”, ha postato proprio Vinacci, domenica mattina.
E, si sa, i social non perdonano.
Si scrive Rolli, che è plurale di Rollo, rotolo, su cui erano iscritti i palazzi nobiliari degni di accogliere gli ospiti di alto lignaggio in visita   di Stato nella Repubblica di Genova: e il sistema dei Palazzi dei Rolli, con 42 dimore su un totale di oltre un centinaio, è diventato nel 2006 patrimonio Unesco dell’umanità .
Ma l’assessore, forse per accordarsi all’anglofonia (vera) del sindaco Marco Bucci, ha trasformato gli italianissimi Rolli in Rolly.
Forse per fare assonanza con “Day”.
O con “Rotary”.
Gli ambienti che è abituato a frequentare.

(da “La Repubblica”)

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“SPESE PAZZE” IN LIGURIA, ALTRI SETTE INDAGATI PER PECULATO, C’E’ ANCHE L’ATTUALE CAPOGRUPPO DI FRATELLI D’ITALIA IN REGIONE

Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile

I CONSIGLIERI DI FORZA ITALIA VANNO A INTEGRARE UNA GIA’ LUNGA LISTA

Il pubblico ministero Massimo Terrile ha indagato 7 ex consiglieri regionali del gruppo di Forza Italia nell’ambito dell’inchiesta sulle cosiddette “spese pazze” in Liguria; per tutti, l’accusa è di peculato, per aver usato fondi pubblici per spese non istituzionali nella legislatura compresa tra il 2005 e il 2010.
Dei sette, l’unico ancora “in servizio” è Matteo Rosso, attuale capogruppo di Fratelli d’Italia.
Insieme con lui sono indagati Gabriele Saldo, Gino Garibaldi, Luigi Morgillo, Pietro Oliva, Graziano Falciani e l’ex senatore Franco Orsi, che hanno ricevuto l’avviso di conclusione indagini nelle scorse settimane.
Nell’ambito della stessa inchiesta risulta indagata anche Cristina Morelli, all’epoca consigliera dei Verdi.
Per quella legislatura sono già  state rinviate a giudizio 13 persone di tutti gli schieramenti politici: l’attuale presidente del consiglio Regionale, il leghista Francesco Bruzzone, Sandro Biasotti (deputato e attuale coordinatore di Forza Italia in Liguria), Nicola Abbundo, Angelo Barbero, Fabio Broglia, Giovanni Macchiavello, Matteo Marcenaro, Luigi Patrone e Franco Rocca, attuale sindaco di Zoagli, dello schieramento del centrodestra all’epoca dei fatti all’opposizione.
Poi, anche Tirreno Bianchi, Rosario Monteleone, Carmen Patrizia Muratore e Giovanni Battista Pittaluga dello schieramento di centrosinistra, che ai tempi era al governo regionale.
Indagati anche gli otto ex consiglieri del Pd: Vito Vattuone, Michele Boffa, Lorenzo Basso, Luigi Cola, Nino Miceli, Ezio Chiesa, Moreno Veschi e Minella Mosca.
Sempre per la legislatura 2005-2010, sono già  stati condannati Roberta Gasco (nuora di Clemente Mastella), Lorenzo Castè e Franco Bonello.

(da “il Secolo XIX“)

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TOTI DI NUOVO NELLA BUFERA PER QUEI 39.000 EURO AI BUIO PESTO

Ottobre 17th, 2017 Riccardo Fucile

LIGURIA DIGITALE STREGATA DA CAPITAN BASILICO, LA FARSA CONTINUA… LA STRANA ASSEGNAZIONE SENZA GARA DOPO LE LAMENTELE DEL LEADER DEL GRUPPO MUSICALE

«Donald Trump è tenuto sotto scacco da Kim Jong-un, in Liguria invece il presidente della Regione, Giovanni Toti, sembra sotto scacco di Capitan Basilico», Andrea Melis, portavoce regionale del M5S, riassume così la vicenda che porterà  in aula, che riguarda l’affidamento diretto, senza gara, da parte di Liguria Digitale, l’azienda regionale che si occupa di digitalizzazione, di un incarico alla Flotta srl, che si occupa di “produzioni cinematografiche”, di cui è titolare Massimo Morini, leader del gruppo musicale “Buio Pesto”.
La Flotta srl si occupa di “produzioni cinematografiche, televisive, realizzazioni di film, realizzazioni soggetti e sceneggiature”, ne è titolare Massimo Morini, leader del gruppo musicale “Buio Pesto”.
L’affidamento vale 39.000 euro, è stato varato il 2 ottobre scorso ed è finalizzato, come spiega il bando “senza gara”, all’”attività  di ricerche capillari sul territorio, finalizzate al censimento degli esercizi commerciali presenti in particolar modo nei comuni sotto i mille abitanti”.
Un’indagine sul territorio, una sorta di censimento delle attività  commerciali e non solo, il cui obiettivo è realizzare una “app #lamialiguria che in modalità  georeferenziale presenterà  al turista gli esercizi commerciali e servizi secondo il paradigma “Around me”
«Abbiamo molte perplessità  su questo incarico, di cui chiederemo conto alla giunta Toti – dice il portavoce grillino Andrea Melis – perchè mai un’azienda che si occupa di film ed editoria musicale viene incaricata per un’attività  che pare non essere collegata? Poi c’è l’affidamento diretto sotto soglia, sotto una soglia troppo vicina ai 40.000 euro, per cui sarebbe necessaria una gara, che a noi pare innanzitutto una cattiva abitudine».
Non è finita, però, la lista dei dubbi che il M5S porterà  in aula: «Recentemente i Buio Pesto sono finiti al centro di una polemica con il Comune di Savona, che ha ripetutamente cancellato le date dei loro concerti – aggiunge Melis – e lo stesso cantante, Morini, ha pubblicato un post su Facebook contro l’amministrazione, invitando il Comune a rispettare un “debito di riconoscenza”».
Espressione che anche altri esponenti dell’opposizione a Savona hanno notato e di cui hanno chiesto conto in aula.
Debito che (è la tesi del Movimento, che ha presentato un’interpellanza in Regione) sarebbe stato “saldato” con questi 39.500 euro.
I Buio Pesto avevano suonato in occasione della chiusura della campagna elettorale dell’attuale sindaco, Ilaria Caprioglio, nel giugno 2016. «Non si è ancora capito come sia andata a finire, tra i Buio Pesto e Savona e quale credito potessero vantare con il Comune».

(da “La Repubblica”)

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