Destra di Popolo.net

“ALTRO CHE PROFUGHI, I BIMBI GIOCANO TRA I TOPI”: LA DENUNCIA DEL PARROCO DELLE GRAZIE A GENOVA-SAMPIERDARENA

Luglio 30th, 2017 Riccardo Fucile

MENTRE L’ASSESSORE LEGHISTA ALLA (IN)SICUREZZA FA SOLO SPOT CON FOTOGRAFI AL SEGUITO, NELLA DELEGAZIONE AUMENTA IL DEGRADO

«Dicono che il problema di Sampierdarena sono i profughi, per di più ospitati nella mia chiesa. Non è vero. Il degrado della zona dipende prima di tutto dall’abbandono, dall’incuria, dall’immondizia che alimenta un esercito di topi, tra i bambini e gli alunni delle scuole del quartiere di ogni ordine e grado»
Don Mario Colella, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie, non si arrende di fronte al silenzio delle istituzioni: «Abbiamo segnalato il problema dei topi più volte, al Comune e ad Amiu. Accanto alla chiesa sono stati posizionati ben 12 cassonetti della rumenta. Dodici. Devono essere tolti dalla strada, ma nessuno si prende la briga di risolvere la questione. Giusto una settimana fa, abbiamo ricevuto una comunicazione da Amiu tramite la direzione Ambiente di Tursi: loro si arrendono. Allora io dico: se questi dirigenti non riescono a trovare soluzioni allora è bene che si facciano da parte».
La storia della lunga fila di cassonetti dell’immondizia in via privata Chiesa delle Grazie, angolo via Dottesio, si trascina da lungo tempo.
A poche decine di metri da quell’eco punto, esposto alle intemperie e al sole come tanti altri nella zona, c’è il portone di ingresso della scuola materna comunale Mazzini.
In un raggio di 100 metri, c’è il liceo Gobetti e poco più avanti l’istituto comprensivo di Sampierdarena.
«Gli alunni praticamente convivono con piccioni, topi, gabbiani – dice il parroco – Lo stesso disagio che hanno anche tutti i parrocchiani che frequentano la chiesa. La situazione è insostenibile».
Mentre l’umoristico assessore alla (IN) sicurezza leghista fa spot serali con fotografi al seguito (che da solo si perda?) il degrado delle periferie genovesi cresce.

(da “il Secolo XIX”)

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ECCO COME SONO RIDOTTI I TAPPETI ROSSI PATACCA DI TOTI: UN BEL BIGLIETTO DA VISITA PER LA LIGURIA

Luglio 29th, 2017 Riccardo Fucile

DECINE DI MIGLIAIA DI EURO SPESI DA UNA GIUNTA MEGALOMANE, NESSUN RITORNO TURISTICO… CHIODI CHE ESCONO, DANNI, TAPPETI ROTTI, TAPPULLI E SPORCIZIA… INTERVENGA LA CORTE DEI CONTI E MANDI LA FATTURA A CHI HA APPROVATO LA DELIBERA

Ritorniamo sul’argomenti del Red carpet senza tediarvi troppo sul suo iter che si può riassumere in poche righe.
Una spesa inizialmente minima dichiarata, poi salita a 60.000 euro (escluso collocazione a terra, fissaggio, defissaggio e rottamazione, a carico dei Comuni), presunti ritorni turistici mai avvenuti (a Rapallo calo dell 8% delle presenze il primo mese del red carpet), fatture pagate dalla Regione non al fornitore ma a “Liguria Digitale” che a sua volta compra dal fornitore (Liguria Digitale che ha per statuto compiti di informatizzazione degli enti locali, tramutata in mediatore di tappeti, Liguria Digitale che caso strano aveva come Ad l’attuale sindaco leghista di Genova Marco Bucci), fino   al richiamo della Sovrintendenza per i danni arrecati dai chiodi usati per fissare il tappeto.
Poi il delirio di Toti che, come un piazzista, ha voluto distribuire 100 km di tappeto rosso in altre venti cittadine, tanto paga il contribuente.
Bene, per un attimo fingiamo di dimenticare tutto, pensiamo “all’immagine che diamo della Liguria” con questa grande iniziativa, come dice Toti.
Pubblichiamo 15 foto (sulla ns. pagina Fb ) relative a diverse località , che non hanno bisogno di commenti, su quella che Villaggio avrebbe definito “una cagata pazzesca”: era chiaro che non solo era una spesa inutile, ma che sarebbe stata controproducente.
In una foto c’è persino un marciapiede lasciato scassato ma con il tappeto rosso a fianco, massimo del delirio.
Un tappeto rosso ha senso per una cerimonia, per una giornata, poi si deteriora e rende solo l’immagine di una Liguria sporca, raffazonata e cialtrona.
A voi il giudizio.

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NESSUN SCOPO POLITICO PER CHI HA DANNEGGIATO CINQUE RUBINETTI DEL COMUNE DI GENOVA, SOLO UN “NAPOLETANO” CON PROBLEMI PSICHICI

Luglio 26th, 2017 Riccardo Fucile

L’ASSESSORE LEGHISTA SI RASSEGNI, NON ERA L’ISIS CHE VOLEVA ALLAGARLO, MA SOLO UN “TERUN”… ORA SI CONSOLI FILMANDO CHI PISCIA CONTROVENTO, INSTALLARE SERVIZI IGIENICI NON E’ “SOVRANISTA”

Finalmente la notizia del secolo è arrivata: la polizia municipale di Genova “è vicina a identificare” il vandalo che sabato scorso, di notte, ha danneggiato i bagni di Tursi.
Gli inquirenti ora hanno un volto: mostrando in zona le immagine estrapolate dal sistema di video sorveglianza alcune persone avrebbero riconosciuto un italiano originario del sud Italia, ma residente a Genova.
Non si tratta di un dipendente comunale, non avrebbe agito per scopi politici, quindi contro la giunta Bucci, e non farebbe parte di associazioni o gruppi politici organizzati.
Non sarebbe nuovo a gesti di questo genere e secondo quanto trapelato avrebbe problemi di natura psichica.
L’assessore all’umorismo del Comune, il leghista allampanato Stefano Garassino. può dormire sonni tranquilli: non è stato un martire dell’Isis a provare ad annegarlo “a casa sua”, rubando 5 rubinetti, ma un tizio con qualche problema mentale.
Nel dubbio che potesse essere un padagno, è stato solo fatto trapelare che è “un napoletano”: forse per rimarcare l’inaffidabilità  dei meridionali?
Ora l’umorista potrà  dedicarsi a visionare i filmati   delle telecamere del centrostorico (che le abbia collegate alla sua camera da letto?) per “colpire chi orina di notte per strada” e poi mettere i filmati su You-Tube come ha promesso.
Prima o poi magari qualcuno lo informerà  che nei Paesi civili non si piscia per strada perchè le amministrazioni locali installano adeguati servizi igienici pubblici cui può indirizzarsi chi è colpito da improvviso bisogno.
Strutture che a Genova non esistono e che la nuova giunta si guarda bene dal garantire: rende più reprimere che prevenire.
O forse vale il principio sovranista del “ognuno pisci a casa propria”.

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L’ASSESSORE LEGHISTA ALLA SICUREZZA CHE NON RIESCE NEANCHE A GARANTIRLA NELLA SEDE DEL COMUNE

Luglio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

GENOVA, VANDALI ENTRANO A PALAZZO TURSI E DANNEGGIANO I BAGNI, NESSUNO SI ACCORGE DI NULLA… ALTRO CHE SPOT PER I CREDULONI, CERCATE ALMENO DI PROTEGGERE CASA VOSTRA, SE CI RIUSCITE

Atto vandalico questa mattina a Palazzo Tursi.
Delle persone non identificate si sono introdotte nella sede del Comune di Genova danneggiando i bagni e poi si sono date alla fuga.
L’assessore all'(IN)sicurezza del Comune di Genova, Stefano Garassino, leghista, dopo aver suonato la grancassa del “ritorno della sicurezza” in città  ha subito in pratica un atto illegale a casa sua.
Poveretto, era più pallido del solido quando ha dovuto ammettere che non è piu’ “padrone neanche a casa sua”.
Non sono serviti i nuovi ordini di servizio ai vigili urbani, evidentemente, per impedire a un semplice teppista di danneggiare cinque rubinetti.
Forse i vigili erano fuori servizio dopo aver dovuto scortare l’assessore nella movida genovese (altrimenti se andava da solo si perdeva) per lo spottone uso media e pirla.
Eh sì, perchè uno deve essere assessore per rendersi conto della movida genovese nel centro storico, si vede che prima andava a dormire al tramonto.
Ma eccolo denunciare il fattaccio dei bagni come se fosse un assalto dell’Isis: “Consideriamo gravissimo quanto è accaduto,   non ci faremo intimidire in alcun modo. La Pg della polizia municipale sta già  indagando. Chiunque abbia compiuto questo atto deve sapere che non lasceremo correre”
Insomma il messaggio è chiaro: “Non pensino che ce la faremo addosso”.
In effetti, con la chiusura dei bagni per sistemare i danni, sarebbe un problema.

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REGIONE LIGURIA SOTTO INCHIESTA, IPOTESI ABUSO D’UFFICIO E PECULATO: UFFICIO STAMPA DI TOTI NEL MIRINO

Luglio 21st, 2017 Riccardo Fucile

IL CONCORSO VINTO DA JESSICA NICOLINI E LA SUA ATTIVITA’ DI ATTIVISTA PER BUCCI NONOSTANTE IL RUOLO DOVESSE MANTENERLA AL DI SOPRA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE… MOLTE FOTO AVALLANO QUESTO DOPPIO RUOLO

Un fascicolo con l’ipotesi di reato di abuso di ufficio, al momento a carico di ignoti, è stato aperto dalla procura della Repubblica a seguito di un esposto del gruppo M5s riguardante la gestione dell’ufficio stampa della Regione Liguria.
In particolare vengono sollevati interrogativi sia sulla regolarità  del concorso pubblico che a giugno del 2016 ha visto nominare capo redattore dell’ufficio stampa della Giunta la giornalista Jessica Nicolini che fino a quel giorno, e a cominciare dal 2015 quando il centro destra aveva vinto le elezioni regionali, era stata la portavoce del presidente Giovanni Toti.
E proprio sul ruolo di Nicolini nella sua veste istituzionale è incentrata la seconda parte dell’esposto.
Il capo ufficio stampa dell’ente Regione ha infatti partecipato attivamente, e lo dimostrano innumerevoli post su Facebook e tweet da parte della stessa giornalista, alla campagna elettorale per le ultime amministrative a fianco di Toti.
Un lavoro di pura propaganda politica che mal si concilia con il ruolo super partes del capo ufficio stampa dell’Ente.
Ma non è solo una questione di opportunità  politica. L’esposto adombra infatti aspetti che potrebbero contemplare la contestazione del peculato.
In altre parole Jessica Nicolini sarebbe stata pagata dallo Stato italiano e avrebbe utilizzato risorse pubbliche (strumenti come Ipad o cellulari, rimborsi etc) non per svolgere i propri compiti istituzionali bensì a “scopi privati “come recitano diverse sentenze di Cassazione, che nel caso in questione sarebbe il supporto al suo ex datore di lavoro Giovanni Toti e alla sua parte politica.
Naturalmente si tratta di una tesi ma il procuratore aggiunto del pool reati contro l’amministrazione Vittorio Ranieri Miniati lo ha ritenuto meritevole di approfondimenti ora il fascicolo d’inchiesta è sul tavolo del pm Gabriella Marino, lo stesso magistrato che indaga su un’altra grana della giunta Toti, il concorso per l’addetto stampa del San Martino che ha visto presentarsi alla selezione un solo candidato, Pietro Pisano, al quale il ruolo era stato in precedenza affidato per un incarico a tempo di pochi mesi.
Tornando al caso Nicolini all’esposto sono allegate alcune fotografie, provenienti dai profili pubblici Facebook e Twitter del capo ufficio stampa della Regione.
Tutte testimoniano di una partecipazione da “attivisti” ad alcuni momenti clou della recente campagna elettorale in cui Toti si è speso quotidianamente a favore dei candidati sindaco dei due centri più importanti Genova e Spezia.
Per quest’ultima una foto immortala Nicolini che riprende con un tablet il palco del candidato poi vincitore Pierluigi Peracchini.
Poi ci sono gli scatti che vedono Nicolini impegnata a immortalare Toti non nelle sue attività  istituzionali ma nei palchi elettorali di Bucci o nella festa in corso Italia il giorno dopo la vittoria ai seggi.
C’è anche un’immagine che immortala Nicolini con altre due giornaliste dell’ufficio stampa sullo scalone di Tursi la notte dell’elezione a sindaco di Bucci. Nicolini con le dita fa il segno della vittoria.

(da “La Repubblica”)

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L’ULTIMA TROVATA COMICA DI BUCCI: TOGLIERE IL WI-FI DOPO LE 19, ALTRIMENTI LO USANO GLI IMMIGRATI

Luglio 16th, 2017 Riccardo Fucile

LA PARANOIA DEGLI “ASSEMBRAMENTI DOVE POTREBBERO INFILTRARSI SPACCIATORI”…   I GENOVESI ORMAI VEDONO PIU’ “SPACCIATORI DI FUMO” IN CERTI POLITICI.. QUELLI CHE SPACCIANO DROGA NON HANNO BISOGNO DEL WI-FI GRATUITO

“Togliere il wi fi dopo le 19 per evitare “assembramenti” nel Centro storico significa darla vinta al degrado. È come se avessero chiuso i parcheggi al Porto antico perchè c’erano i posteggiatori abusivi. Il nuovo sindaco dice che Genova deve diventare la capitale del Mediterraneo, allora non possiamo arretrare su queste cose».
Enrico Alletto è il presidente dell’associazione Open Genova che ha portato il Wi fi libero nel parco della Lanterna e si batte per una città  più amichevole verso il mondo digitale.
L’altro giorno, dopo aver letto della stramba idea dell’assessore alla sicurezza Stefano Garassino di “spegnere” il wi fi nel centro storico dopo le 19 per “evitare assembramenti di migranti dove possano infiltrarsi gli spacciatori”, ha fatto un salto sulla sedia.
“Il degrado non è certo colpa del wi-fi, una città  moderna non può chiudere dei servizi che servono a turisti e genovesi. Ci sono soluzioni tecniche praticabili, si può inserire un limite di tempo per le connessioni in alcune zone, oppure monitorare chi si connette ripetutamente dagli stessi hotspot, anche ad uso delle forze dell’ordine, ma non vediamo il problema”.
Le sperimentazioni e i progetti per il “Wi Fi libero”a Genova sono state varie, negli anni. Esperienze che si sono evolute con la normativa in merito.
Oggi la rete “FreeWiFiGenova” è estesa su oltre 114 hot spot urbani, tra locali pubblici, piazze, aree attrezzate e biblioteche.
Una rete molto diffusa in centro storico (soprattutto intorno a via Garibaldi e piazza Banchi), ma con hotspot anche a Principe, Molassana, Nervi e Pegli.
«Tra gli obiettivi del servizio c’è il miglioramento dell’accessibilità  delle informazioni per cittadini e turisti, nell’ottica di una complessiva valorizzazione delle risorse cittadine», si legge sul sito del Comune.
Ci si deve registrare su un portale inserendo nome, cognome, email e numero di telefono. La password per l’accesso viene inviata via sms ed è valida per tutti i punti di collegamento, la navigazione è gratuita per un massimo di 300 MB giornalieri senza limiti orari sulla rete Internet.
L’autenticazione nel Comune di Genova è garantita dalla collaborazione con la ditta Guglielmo Srl (la stessa che opera nel parco della Lanterna).
Ci sono poi decine di altre reti “open” sparse sul territorio, alcune con limitazioni al traffico altre vincolate a offerte commerciali.
La “sorpresa” è che il wi fi libero nel centro di Genova funziona bene, ma è segnalato malissimo e mancante in alcuni dei punti più turistici (come piazza San Lorenzo).
Il SecoloXIX ha fatto una prova sul campo: ci siamo collegati in piazza De Ferrari con uno smartphone. Il browser, una volta realizzata l’autenticazione, si connette alla homepage del Comune di Genova.
Ma le applicazioni più diffuse, da Facebook a Whatsapp, funzionano senza problemi.
La connessione è rimasta attiva durante la passeggiata per via Garibaldi, via della Maddalena, piazza Lavagna, piazza delle Vigne e piazza Banchi.
Al Porto antico, invece, la rete “FreeGenova” risultava assente. L’abbiamo recuperata, salendo per via san Lorenzo, solo in piazza Matteotti.
L’unico cartello che indicava la presenza del wi fi gratuito, però, l’abbiamo incontrato solo in largo Pertini, vicino alla statua di Garibaldi.

(da “Il Secolo XIX”)

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NESSUNO VUOLE LA CASA DI GOFFREDO MAMELI, LA MELONI CHE ASPETTA A FARNE UN MUSEO?

Luglio 15th, 2017 Riccardo Fucile

IN UN ALTRO PAESE NE AVREBBERO FATTO UN LUOGO DELLA MEMORIA, A GENOVA SE NE FOTTE PURE LA GIUNTA DI CENTRODESTRA CON UN VICESINDACO DI FDI… LA MELONI INVECE DI PORTARE UNA CORONA NELLA CASA SBAGLIATA DIA LA SVEGLIA ALLA SUA CONFRATERNITA GENOVESE

I cartelli «Vendesi» sono almeno quattro.
Uno sul portone, un altro sulla finestra del secondo piano, il terzo alla finestra del quarto piano e l’ultimo sulla facciata laterale.
Siamo in piazza San Bernardo, nei carruggi di Genova. Sono tanti gli appartamenti in vendita in queste strade buie e strette: non ci sarebbe nulla di particolare da raccontare se i cartelli «Vendesi» non si trovassero sul palazzo dove nacque Goffredo Mameli, proprio quello di «Fratelli d’Italia».
I locali dove nacque l’autore delle parole dell’inno nazionale dovrebbero essere ricercati, ambiti, già  andati al miglior offerente dopo una gara al rialzo rispetto al prezzo iniziale.
Invece, dei due appartamenti in offerta, dopo sei mesi il più economico ha due persone interessate, ma per il momento non hanno concluso nulla anche se si tratta di 119 mila euro trattabili per 65 metri quadrati in pieno centro storico di Genova.
Il più prestigioso non ha ricevuto nemmeno una proposta. «Nessuno ancora si è fatto avanti», spiega la signora che risponde al numero indicato sul cartello.
Eppure, anche in questo caso, il prezzo non è esagerato: l’agenzia immobiliare chiede 165 mila euro per 110 metri quadrati.
Il palazzo e l’interno dell’appartamento sarebbero da ristrutturare, ma si tratta comunque della casa dove nacque Mameli, lo conferma anche una targa, unico elemento solenne dell’intero edificio.
Oltre a dover avere decine di estimatori in fila per assicurarsi una proprietà  con le radici nella storia d’Italia, dovrebbe essere messa in vendita a un prezzo più elevato. Invece, disinteresse totale.
Persino l’agenzia immobiliare deve aver considerato una perdita di tempo fare leva sul fascino patriottico del luogo: negli annunci Mameli non è mai citato.
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, ma si è anche dimenticata di Goffredo Mameli. Autore delle parole dell’inno nazionale, capitano nell’esercito di Garibaldi, combattente al fianco di Nino Bixio, un padre della patria senza neanche un museo in giro per l’Italia, soltanto alcuni busti e qualche lapide. Anche sbagliata, per di più.
Fatta l’Italia, non soltanto non si sono mai fatti davvero gli italiani, ma il povero Mameli fu dimenticato quasi subito.
Nel 1876, sei anni dopo la breccia di Porta Pia che portò all’unione dell’intera penisola, si decise di onorarlo con una degna lapide di marmo sulla sua casa di Genova.
Almeno in quell’epoca la memoria avrebbe dovuto essere ancora ben viva: se non fosse stato ucciso a Roma dalle truppe francesi, Mameli non avrebbe avuto ancora cinquant’anni.
Ma qualcosa si era già  persa: sulla lapide di marmo era scritto «in queste case ebbe nascita e dimora», però non fu posta sulla facciata del palazzo dove Mameli nacque in piazza San Bernardo, ma alcune decine di metri più in là , in largo Sanguineti, su un edificio in cui abitò soltanto per alcuni anni.
Qualcuno alla fine si rese conto della gaffe, si provò a correre ai ripari. Però il marmo è impietoso con gli errori: le parole di troppo furono raschiate via, ma il segno della modifica rimarrà  per sempre.
Nemmeno questo bastò a chiarire una volta per tutte la mappa dei luoghi della breve vita di Mameli a Genova.
Ancora quest’anno, Giorgia Meloni ha suscitato uno dei momenti di maggiore ilarità  nella movimentata campagna elettorale genovese, andando a rendere omaggio all’autore dell’inno nazionale, finendo sotto la solita l’abitazione dove visse e non dove nacque.
Mameli eroe delle gaffes e dell’indifferenza. Negli anni Sessanta a nessuno venne in mente di considerare un piccolo monumento il luogo dove compose le parole dell’inno.
Secondo quanto si dice, lo scrisse negli scantinati dell’edificio dove nacque in piazza San Bernardo. «Gli scantinati? Sono stati distrutti durante una ristrutturazione», racconta la signora Anna, una delle inquiline del palazzo che si trova accanto a quello di Mameli.
Pensate che in largo Sanguineti, dove visse, vada meglio?
Li, oltre alla lapide sbagliata si vede una corona ormai secca e una lampada. «La corona sarà  quella portata da Giorgia Meloni, la lampada l’abbiamo messa noi del condominio», spiegano i titolari dell’ufficio di spedizioni proprietari da venti anni dell’appartamento di Mameli.
Comunque, sia chiaro, a noi l’inno non piace, precisano: «L’Italia merita di meglio di una marcetta».

(da “La Stampa”)

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A GENOVA LA META’ DEI RICHIEDENTI ASILO E’ IMPEGNATO IN LAVORI DI PUBBLICA UTILITA’, MA BUCCI NON LO SA

Luglio 15th, 2017 Riccardo Fucile

OLTRE 1300 DI LORO IMPEGNATI COME VOLONTARI: PULISCONO STRADE, SISTEMANO PARCHI, IMPARANO UN MESTIERE

Migranti al fianco dei lavoratori di Amiu per pulire le strade, come propone la giunta Bucci? Già  fatto, non è certo una novità .
Dei circa 2.600 richiedenti asilo ospitati a Genova, circa il 50% è quotidianamente impegnato in lavori di pubblica utilità .
Per i profughi assistititi dai progetti Sprar (Sistema di protezione dei rifugiati e richiedenti asilo) anzi è la regola: se non c’è lavoro, non c’è integrazione e quindi permesso di soggiorno (volendo semplificare).
Per i migranti ospiti dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) il lavoro non è obbligatorio, ma una buona metà  sceglie di aderire alle offerte delle associazioni che gestiscono i Cas.
La Croce Bianca gestisce 27 Cas tra Genova, Mignanego, Ronco Scrivia, Casella, Bogliasco e Cogoleto. I migranti assistiti sono circa 200 e quasi il 50% di loro ha scelto di lavorare, anche prima di ottenere il primo permesso di soggiorno, il cosiddetto C3.
«Per questo passaggio, in Liguria servono dai 6 agli 8 mesi. Ma i migranti che ospitiamo noi, generalmente, lavorano anche prima e sono contenti di farlo perchè si sentono parte di un progetto» spiega Walter Carrubba.
Per la legge, i migranti ospiti dei Cas possono lavorare solo trascorsi 60 giorni dall’ottenimento del primo permesso di soggiorno, ma la Croce Bianca ha aggirato l’ostacolo del decreto Minniti: «Li associamo e possono fare attività  di volontariato con noi» dice.
E così si spiegano i 19 richiedenti asilo che a Cogoleto sono a disposizione del Comune, i 6 di Bogliasco e i 7 di Busalla, i 6 che a Ronco Scrivia vengono impegnati dall’amministrazione comunale e le 2 giovani che lavorano nella biblioteca del Comune. O i 26 profughi che quotidianamente si presentano al cimitero di Staglieno «dove imparano mestieri che saranno utili per la loro integrazione.
E ancora le pattuglie di giovani (e meno) che fanno manutenzione nei giardini di piazza Palermo, i Govi di corso Italia, piazza Da Novi, piazza Rossetti, e quelli che collaborano con il Municipio Medio Levante.
O, ancora, le 7 ragazze che stanno imparando le riparazioni sartoriali e i 15 che negli orti collettivi stanno seguendo un corso sullo scivolamento della collina.
«Questi giovani un domani saranno il punto di riferimento degli altri – prosegue Carrubba – Per loro è fondamentale imparare il rispetto delle regole e degli orari, seguono corsi base per la sicurezza sul lavoro e imparano un mestiere. Tutto questo fa curriculum».

(da “il Secolo XIX”)

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PIOVONO TAPPETI ROSSI IN LIGURIA: TOTI TANTO NON LI PAGA

Luglio 14th, 2017 Riccardo Fucile

ALTRI 27 RED CARPET E ALTRI SOLDI SPUTTANATI PER LA MEGALOMANIA DEL GABIBBO BIANCO… INCENTIVA IL TURISMO? BALLE, A RAPALLO AD APRILE LE PRESENZE SONO CALATE DELL’8%

Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è un attore mancato e come tutti i bambinoni che hanno sognato di essere protagonisti di un film e magari venire premiati sulla passerella del festival di Cannes, sfoga la sua frustrazione comprando tappeti rossi da stendere anche nell’ingresso di casa.
Per uno che vive di soli spottoni pubblicitari, il red carpet è parte integrante della sua megalomania.
Non contento di aver sputtanato 50.000 eurini dei contribuenti a Rapallo con una inziativa che ha generato tante polemiche, eccolo in azione con le pezze di tappeto in magazzino, pronte a distribuirle in tutta la Liguria.
E oggi ha lanciato l’iniziativa “La Liguria dei Red Carpet — Emozioni da Star”: “un itinerario attraverso i luoghi più suggestivi della nostra regione valorizzato dalla posa di 27 tappeti rossi”
Sono stati invitati i Sindaci dei 32 Comuni interessati (Andora, Cogoleto, Cosseria, Costarainera, Deiva Marina, Genova, Giustenice, Moneglia, Orero, Pieve di Teco, Portovenere, Recco, Tovo San Giacomo, Triora, Ameglia, Campoligure, Cervo, Dolceacqua, Finale Ligure, Lerici, Toirano, Varese Ligure, Levanto, Bonassola, Framura, Alassio, Laigueglia, Riva Ligure, Santo Stefano al Mare, Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino). Presente l’assessore al turismo del Comune di Genova, la leghista Paola Bordilli che magari il tappeto e le ginocchiere le preferisce verdi, ma fa nulla.
Toti continua a spacciare la balla che i tappeto rosso “attira i turisti” neanche fosse un moschicida.
In realtà  il dato delle presenze turistiche nel Tigullio, comprese Rapallo e Santa Margherita, fa segnare a maggio un netto calo, al paragone con lo stesso mese dell’anno precedente.
Ovvero, il mese del Red Carpet, inaugurato il 29 aprile, Rapallo ha avuto un calo di presenze dell’8,46%, Santa Margherita, altro Comune del Red Carpet, cala del 3,09%: queste sono le mirabolanti ricadute economiche che ha avuto l’intero comprensorio .
Avanti con altri 27 tappeti, lo spettacolo pagato dai contribuenti liguri è solo all’inizio.

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