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PAPA A GENOVA, LE LACRIME E LA COMMOZIONE DEI MUSULMANI

Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile

GLI IMAN DI GENOVA COMMOSSI PER LE PAROLE DEL PAPA: “UN UOMO DI GRANDE CARISMA, UN RIVOLUZIONARIO”

Piange l’imam alle parole di Papa Francesco in cattedrale. Ad emozionarsi è Alfredo Maiolese, presidente della Lega musulmani europei, uno dei rappresentanti delle `altre confessioni’ che sono stati invitati a partecipare all’incontro con il Papa.
«Le parole di Francesco mi hanno emozionato sino a farmi piangere perchè sono il miglior strumento per avvicinare tutte le persone e sconfiggere gli estremisti», ha detto. Maiolese che ha sottolineato l’importanza dell’invito in cattedrale.
«Questo papa sta rivoluzionando i rapporti fra la chiesa cristiana e le altre religioni. E sta aiutando l’Islam ad essere meno isolata a causa dei terroristi. Il messaggio di pace di Francesco che parte dal basso, dalle esigenze delle persone, unisce tutti. Giornate come queste sono utili a sconfiggere i terroristi e portare un messaggio di pace nel mondo. Per questo dico grazie a Francesco che con il suo cammino sta abbattendo tutti i muri e unendo tutte le religioni».
Con Maiolese, un altro musulmano era in cattedrale: l’imam di Genova Salah Hussein. «Ascoltare Papa Francesco è stato molto emozionante perchè il suo messaggio è di grande umanità  e concretezza e tocca i veri problemi delle persone», ha detto. «Le parole di pace di grande apertura di Francesco sono il modo migliore per unire le persone e le religioni e per sconfiggere i terroristi che usano la religione per dividere e spaventare. Le sue parole sono rivoluzionarie».

(da “il Secolo XIX”)

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IL PAPA AI GIOVANI: “ABBIATE CORAGGIO, AMARE E’ ESSERE CAPACI DI STRINGERE UNA MANO SPORCA”

Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile

AI TREMILA GIOVANI ACCORSI AL SANTUARIO DELLA GUARDIA: “ABBIATE IL CUORE DEI GRANDI NAVIGATORI: NUOVI ORIZZONTI E CORAGGIO CONTRO L’INDIFFERENZA”… “SIATE PROTAGONISTI, NON SOLO TURISTI DELLA VITA”

“E’ normale che tanti Paesi, e non dico l’Italia che è tanto generosa, chiudono le porte a queste persone che fuggono dalla fame e dalla guerra e che vengono a cercare un po’ di sicurezza? Se non è normale devo coinvolgermi perchè questo non succeda”.
Lo ha detto papa Francesco parlando ai fedeli nel santuario della Madonna della Guardia di Genova.
“Ci vuole coraggio – ha aggiunto – per questo. Se non hai coraggio stai zitto, abbassa testa, umiliati davanti al Signore e chiedi il coraggio. Ci sono tante cose che non sono normali, non sono volute da Dio e non dovranno essere volute da noi”
Oltre 3000 giovani dalle parrocchie di tutta la provincia di Genova, insieme al mondo delle associazioni e dei gruppi scout, hanno accolto con una grande festa Papa Francesco al santuario della Madonna della Guardia sulle alture del capoluogo ligure. Arrivati a piedi, con una lunga marcia di 4 chilometri, i ragazzi hanno animato l’area fin dal mattino.
Lungo tutta la strada che dalla Valpolcevera porta sulla cima del monte Figogna centinaia di fedeli hanno salutato l’arrivo del Pontefice, che ha percorso gli ultimi 500 metri di dislivello a bordo della Papamobile.
L’incontro con i giovani si svolge all’interno del santuario, dove il Papa ha risposto alle domande poste dai ragazzi, poi il pranzo riservato per 135 invitati tra migranti, detenuti e senza tetto, previsto alle 13.30 e organizzato dalla Cooperativa sociale San Giorgio.
«Tutti siamo peccatori – dice Bergoglio – e la missione ci trasforma. Aiutare i giovani in difficoltà  senza amore non serve. Ma amare – dice – è essere capaci di stringere la mano sporca. Non date aggettivi alle persone, solo nomi. Non dite: quello è un ubriaco. Solo Dio può giudicare»
«Ci vuole il coraggio di chiedersi se è normale crescere ogni giorno l’indifferenza. Io stasera torno a Roma ma vi lancio una sfida, anzi come si dice dalle mie parti “vi getto un guanto in faccia”, se lo volete raccogliere è affare vostro».
Papa Francesco ha concluso con queste parole l’incontro con i giovani al Santuario della Guardia. «Genova – ha sottolineato – è un porto che ha saputo ricevere tante navi e ha generato grandi navigatori. Per essere discepoli ci vuole lo stesso cuore di un navigatore: orizzonte e coraggio. Le nuove tecnologie ci fanno cadere nel tranello che invece di informarci ci saturano, e così perdiamo la capacità  di orizzonte». «È una sfida: navigare, orizzonte e coraggio», ha sintetizzato.
«Signore – ha poi pregato ad alta voce Francesco – sfidami, vieni a darmi il coraggio di poter rispondere alla sfida e a Te. Mi piace tanto questo Gesù che importuna e il giovane che non si lascia tappare la bocca con facilità , che non si accontenta di risposte semplicistiche, ma che va al largo. Dobbiamo imparare a sfidare il presente. «Sono sicuro – ha concluso – che voi genovesi siete capaci di grandi orizzonti e tanto coraggio. Ogni mattina, una semplice preghiera. Signore ti chiedo oggi di non lasciare di sfidarmi. Per favore vieni a importunarmi un pò, dammi il coraggio di risponderti».Il Papa è stato salutato da centinaia di genovesi che lo hanno atteso lungo la tortuosa strada che si inerpica dalla Valpolcevera fino in cima al monte Figogna. Tra i fedeli ci sono anche 135 persone che parteciperanno ad un pranzo privato col Papa nella sala del Caminetto al santuario. Tra loro numerosi rifugiati, tra i quali i nove residenti della casa famiglia `papa Giovanni’ che sorge presso il santuario, una ventina di detenuti nelle carceri di Pontedecimo e di Marassi e un gruppo di senza tetto assistiti da associazioni di volontari genovesi fra cui Caritas, San Marcellino e Ceis

(da agenzie)

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PAPA FRANCESCO AL CLERO: “NOI PRETI NON SIAMO IL SIGNORE, SIAMO I DISCEPOLI, DOBBIAMO AIUTARCI, NON ESSERE INVIDIOSI O GELOSI”

Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile

BERGOGLIO IN SAN LORENZO A GENOVA SPIAZZA ANCORA: “ALLEVA CORVI E TI MANGERANNO GLI OCCHI”

Nella Cattedrale di San Lorenzo papa Francesco ha parlato a oltre 1400 tra religiosi e laici. Dopo essere stato accompagnato ai piedi dell’altare dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo della città , il Papa ha risposto ad alcune domande dei religiosi. All’incontro partecipano i vescovi della Liguria, il clero, i seminaristi, i religiosi di tutta la regione, i collaboratori laici della curia genovese. Tra loro anche i rappresentanti di altre confessioni tra i quali un sacerdote cristiano copto.
«Alleva corvi e ti mangeranno gli occhi». Questo detto antico è stato riproposto da Papa Francesco nell’incontro con i sacerdoti e le religiose nella cattedrale di Genova, dove il Papa è tornato a condannare l’abitudine dello sparlare degli altri diffusa nella Chiesa, esortando con forza a cacciare i seminaristi che parlano male dei loro compagni per metterli in cattiva luce.
«Nel seminario, se li allevi – ha spiegato – poi distruggeranno qualsiasi fratellanza nel presibiterio. Ci sono tante prove, lo vediamo poi nei rapporti tra parroco e vice parroco». L’invito del Papa è a «recuperare il senso della fraternità : è cosa molto seria», ha spiegato.
«Noi preti non siamo il Signore, siamo i discepoli e dobbiamo aiutarci, anche litigare perchè se c’è discussione c’è libertà , fiducia, fratellanza».
Il Papa ha parlato delle «invidie» e «gelosie» tra confratelli.
Francesco ha riferito che quando si individua un sacerdote che potrebbe essere candidato a fare il vescovo si chiedono informazioni. «Alcune volte – ha riferito il pontefice – si trovano delle calunnie o delle opinioni che, senza essere calunnie, svalutano la persona del prete e si capisce subito che c’è gelosia, invidia», competizione. Poi usa, come lui stesso sottolinea, «una parola dura: c’è tradimento».
E allora ha invitato il clero a fare «un esame di coscienza: quante volte ho parlato bene o ho ascoltato bene in una riunione fratelli sacerdoti che la pensano diversamente o non mi piacciono? Quante volte, appena hanno cominciato a parlare, ho chiuso le orecchie? Quante volte ho criticato, spiumato, spellato di nascosto? Un grande nemico contro la fratellanza sacerdotale è questo: la mormorazione, le invidie, le gelosie».
Il pranzo, alle 13, sarà  con i poveri, i rifugiati, i senza fissa dimora e i detenuti nella Sala del caminetto del Santuario della Guardia.

(da “il Secolo XIX”)

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CORI DA STADIO PER PAPA FRANCESCO ALL’ILVA DI GENOVA: “NON REDDITO PER TUTTI, MA LAVORO PER TUTTI, SI LAVORA PER LA DIGNITA’, NON SOLO PER I SOLDI”

Maggio 27th, 2017 Riccardo Fucile

“LA POLITICA DEVE AIUTARE CHI INVESTE, NON CHI SPECULA”

“Il sistema politico a volte sembra avvantaggiare chi specula e non chi investe”. E anche : “A volte si pensa che il lavoratore lavora bene solo perchè è pagato, ma questa è grave disistima dei lavoratori, il lavoratore inizia a lavorare bene per dignità , il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori perchè lavora con loro, l’imprenditorere prima di tutto deve essere un lavoratore, nessun bravo imprenditore ama licenziare la sua gente, chi pensa risolvere i problemi licenziando la sua gente non è un buon imprenditore, non deve confondersi con lo speculatore”.
Sono parole forti quelle che papa Francesco rivolge ai lavoratori genovesi nel capannoni dell’Ilva, la sua prima sosta nella giornata genovese e i lavoratori lo ripagano con applausi e grida di ‘bravo, bravo’.
In fabbrica è arrivato accolto con cori da stadio, ‘Francesco, Francesco’, appena sceso dall’auto si è soffermato davanti alla mostra di Massimo Minella sull’immigrazione, poi è entrato nel capannone.
“E’ la prima volta che vengo a Genova ed essere così vicino al porto mi ricorda da dove è uscito il mio papà ” sono le prime parole al suo ingresso.
Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nel benvenuto ricorda che l’attenzione al mondo del lavoro genovese risale addirittura al 1943. Poi tocca alle parole dei rappresentanti del mondo del lavoro. In risposta papa Francesco parla delle “tipiche proprietà  dell’imprenditore, la creatività , la passione per le opere delle proprie mani e dell’impresa”, e dice che “non c’è buona economia senza buoni imprenditori”.
Gli applausi scrosciano anche quando il Papa cita l’articolo 1 della Costituzione: “L’italia è una repubblica fondata su…”   . e fa una pausa per dare il tempo ai lavoratori di completare urlando “sul lavoro”, poi l’applauso sale di tono   quando Francesco dice che l’obiettivo deve essere “non il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti”   e i problemi del lavoro non si risolvono con la pensione anticipata.
Alle sette ll magazzino-capannone dell’Ilva era già  affollato, in prima fila gli uomini dell’Ilva, elmetti gialli e tute arancioni e blu, in mano la bandierina bianca e gialla con la scritta ‘viva il Papa’ distribuita all’ingresso, i pullman hanno continuato ad affluire in modo ininterrotto per oltre un’ora, portando i tanti lavoratori che volevano vedere Francesco, 3500 sono quelli ammessi, ma le richieste sono state molte di più.
Il palco è coperto di sagome di lamiera a forma di mezzi rotoli, il simbolo dei laminati che qui ancora si producono e mezzi rotoli fanno da sfondo al magazzino che si estende dietro al palco quasi a perdita d’occhio. Non è la prima volta che questo stabilimento, che allora si chiamava Italsider, oggi Ilva, accoglie un Papa, ma l’attesa di Francesco ha qualcosa di diverso.
In fabbrica, oltre alle istituzioni, in rappresentanza del mondo del lavoro sono arrivati anche il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco, il segretario della Fim Alessandro Vella, Edoardo Garrone, Giampiero Mondini, il presidente dell’Autorità  Portuale Paolo Signorini, l’assessore regionale Gianni Berrino e tanti altri ancora.
Su un grande schermo alle spalle del palco scorrono le immagini del filmato che racconta come lo stabilimento si è preparato all’arrivo del Papa.
Quattro le domande preparate per l’incontro, a rivolgerle sono stati Ferdinando Garrè, imprenditore del distretto riparazioni navali, Micaela, rappresentante sindacale, Sergio, un lavoratore in formazione, Vittoria, disoccupata, al centro il tema del lavoro che non c’è, che è intralciato da burocrazia e ostacoli, che fatica ad affermarsi come valore.
In risposta alle sollecitazioni delle domande papa Francesco sottolinea che non tutti i lavori sono buoni, non sono buoni quelli che si occupano di traffico d’armi, di malavita e dalla parte dei lavori cattivi mette anche il gioco d’azzardo, poi aggiunge che “cattivo è anche il lavoro di chi è pagato per non avere orari”, poi critica “i culti di puro consumo e piacere”, come la scelta di negozi aperti 24 ore su 24, che favoriscono il culto del consumo, mentre “il lavoro è fatica, ma una società  edonista non capisce il valore della fatica e del lavoro’.
L’incontro termina con una preghiera sul lavoro e la benedizione a “lavoratori, imprenditori, disoccupati”‘ in tanti rispondono con il segno della croce, poi di nuovo parte l’applauso e il coro “Francesco, Francesco”

(da “La Repubblica”)

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GENOVA AL VOTO: UN ESERCITO DI SCETTICI TRA DISINCANTO E PESSIMISMO

Maggio 26th, 2017 Riccardo Fucile

VIAGGIO NELLA CULMV, LUOGO SIMBOLO DEI LAVORATORI

Una volta parlarne scatenava entusiasmi, incomprensioni, dibattiti, discussioni: nel bene e nel male, sangue che circolava nelle vene, passioni magari contrapposte ma con molto da dire, da fare e disfare. Le elezioni come atto cruciale del fare politica, quindi di partecipazione a un processo collettivo.
Prova invece a domandare a uno, cinque, dieci, venti e oltre genovesi della sfida per Palazzo Tursi del prossimo 11 giugno ed è tutta una sequela di facce stralunate, mezze frasi risicate e un certo moto di fastidio.
Come se la politica fosse diventata un argomento tabù, al massimo da condividere solo con persone fidate e discrete. Anche in luoghi dove l’impronta ideologica è stata per decenni un motore inesauribile di esperienze, relazioni, cambiamento.
Primo esperimento, la storica “Compagnia unica lavoratori merci varie Paride Batini”, dizione estesa della Culmv. L’orologio della Sala Chiamata del porto si è fermato al 1° gennaio di chissà  quale anno, alle ore 10,22.
Ci sono due ritratti incorniciati ai lati: Guido Rossa, l’operaio comunista dell’Italsider ucciso dalle Brigate rosse; Giuseppe Di Vittorio, storico segretario della Cgil. Dall’altro lato del salone, altri due primi piani: Vladimir Lenin e uno dei padri del Pci, Palmiro Togliatti.
Le idee, tra le centinaia di lavoratori che trafficano per questi locali un po’ diroccati, dovrebbero essere chiare. Almeno in grandi linee.
Un operaio di 39 anni con la tuta arancione – «no il nome no, preferisco, non si sa mai» – ammette che sì «più o meno qui si dovrebbe essere di sinistra ma ormai diciamoci la verità , non esiste più nulla, è saltato un mondo, una volta al governo fanno tutti le stesse cose».
Destra e sinistra che non ci sono più è un argomento in voga, comunemente accettato. Sapete chi sono i candidati? Un gruppo di portuali seduti a un tavolino del bar si guardano l’uno con l’altro, chi risponde? «Uno della giunta comunale del Pd, uno di Giovanni Toti e il Cinque Stelle no?», quasi chiede un aiuto Alessandro, anni 42, da tredici in forza alla Compagnia (dopo ci tiene ad aggiungere che «il sindacato non esiste più», il discorso non è collegato ma forse sì).
Di manifesti, appelli al voto o altro non ce ne sono da nessuna parte, resiste qualche volantino comunista per il Primo maggio.
«Certo, ai tempi di Batini era tutto diverso — spiega Carmine, uno dei più loquaci — C’era comunque un senso di appartenenza. Ma è la società  ad essere cambiata, mica solo qui. Ne ho di colleghi che votano Lega, non mi stupisce la cosa. Quindi forse la sinistra ancora prende qualche voto in più, ma solo per tradizione. A crederci sono rimasti in pochi».
Il problema è che parlare di “sinistra” è quanto mai sfuggente, cosa vuol dire sentirsi di sinistra e votare di conseguenza? «Mah, Pd e affini oppure M5S».
Dalla Compagnia nei giorni scorsi è passata anche Giorgia Meloni, cioè l’ultradestra. Inosservata. Neanche la voglia di fare un po’ di casino? «Se non sbaglio anche Matteo Salvini è andato al Cap…», risponde un altro camallo. In realtà  alla fine il leader del Carroccio in via Albertazzi non ci è più andato, però il clima è questo: la politica è diventata un sentito dire.
A domanda generica sulle elezioni in sala mensa, un altro portuale si irrigidisce: «Non mi piace parlare mentre sto mangiando. Soprattutto se il tema è la politica». Il resto del tavolo, altri due colleghi, annuiscono. Fine del discorso.
Altro luogo simbolico della Genova di una volta, la società  di mutuo soccorso “La Fratellanza” di Pontedecimo. Circolo Arci, bocciofila molto frequentata, resiste al tempo appiccicato in bacheca un simbolo dei Democratici di sinistra, la vecchia Quercia.
Pensionati che giocano a scopone scientifico o a tressette, mamme con il figlio in carrozzina che prendono un caffè, un luogo vivo e popolare.
Ciò che una volta si sarebbe detto “granaio di voti” per la sinistra. «Gianni Crivello a me piace molto, è uno dei nostri, concreto e poche chiacchiere», interviene il signor Federico, 73 anni, impiegato in pensione.
Però «appassionarsi ormai è difficile, in giro non si sente un granchè parlare di questa cosa», e “questa cosa” è l’elezione del sindaco. «No grazie, preferisco non dire nulla sull’argomento», risponde la presidente Clelia Cecchin. Esprimere una opinione, quasi un affare di Stato. Pure qui. Tra un tiro e l’altro con le bocce — sette over 70, tre voteranno Pd, uno Paolo Putti, gli altri tre rigoroso silenzio — l’ex operaio Roberto sentenzia: «Vincerà  la destra, perchè è il cambiamento nella conservazione, questa è una città  di conservatori che però adesso si sono un po’ stancati». Sarà  questo il ragionamento più articolato ascoltato dopo numerose richieste di pareri spassionati.
Il terzo luogo è invece sganciato dalla storia e parla tutto al presente (e probabilmente al futuro).
Basta scendere un po’ il Polcevera ed eccoci all’inconfondibile blu e giallo Ikea. Fuori dal grande magazzino c’è esposta la linea “Applaro” di gazebo, tavoli e sedie per il giardino. Una coppia confabula, il tema è la qualità  del legno («Ma quando piove secondo te si rovina subito?»).
Si va a votare, sapete? «Sì certo». E? Lui: «No non vado, ma da dieci anni ormai». Lei: «Dovrei informarmi, sarei di sinistra ma votai Beppe Grillo tempo fa». Christian, 24 anni, studente di Giurisprudenza: «Scelgo il giorno prima, comunque mai Salvini». Due ragazze in fila per gli hot dog ammettono di non saperne nulla, lo stesso la cassiera. Trovare una opinione ferrata è arduo, i nomi dei candidati rimangono un grande mistero per i più. Comunque sia, sulla carta, su nove risposte compiute, tre voti a destra, quattro ai Cinque Stelle e due al centrosinistra.
Un signore sulla settantina, Aldo Manara, ribatte al quesito generale con una domanda: «Le dico cosa ne penso se prima lo fai lei con me. Per chi voterebbe e perchè?». Sembra un buon compromesso, dopotutto. Manara ascolta per due minuti e poi interviene: «Potrei pensarla come lei, in teoria. Il problema è che sono residente a Bogliasco…».

(da “La Repubblica”)

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COMUNALI GENOVA, I SONDAGGI METTONO A NUDO DUE CANDIDATI SBAGLIATI

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

PIRONDINI PER PERDERE, IL CENTRODESTRA A TRAZIONE LEGHISTA CANDIDA UN ESPONENTE DEI POTERI FORTI: RISPETTO ALLE REGIONALI ENTRAMBI PERDONO CONSENSO

Il sondaggio fresco di giornata sulle amministrative di Genova fa capire qual’è il trend, collocando ai primi tre posti nell’ordine: Crivello (Pd) al 34,3%, Bucci (centrodestra unito) al 27,7%, Pirondini (M5S) al 24,7%.
Ma per avere l’esatto quadro della situazione occorre ricordare le percentuali raccolte nella città  di Genova in occasione delle Regionali di due anni, in cui trionfò il governatore Toti.
Allora il primo partito fu il M5S con oltre il 29% di consensi su Alice Salvatore, il centrodestra unito arrivò al 34% (Lega 16,7%, Forza Italia 10,1%, Fdi 3%, Lista Musso 3%, AP 0,9%), il Pd prese il 24,8% più un 2,8 di liste collegate.
A sinistra del Pd due liste, rispettivamente con il 4,6%   e 4% (Sinistra italiana).
Ne deriva quanto segue:
1) il M5S perde circa il 5% di elettori, a vantaggio dei due transfughi Putti (3,1%) e Cassimatis (3%). Come sosteniamo da tempo, Grillo non ha mai avuto alcuna intenzione di governare la sua città : troppi problemi e la paura-certezza di ripetere la brutta figura della Raggi a Roma. Ha creato il caso Cassimatis, regolarmente scelta attraverso il voto on line, per indebolire la lista e fare un favore al centrodestra in chiave anti-Pd.
2) Il candidato del Pd Crivello, se fosse confermato il 34,3% datogli dal sondaggio, riuscirebbe a recuperare un 6% in più rispetto a due anni fa, segno che il partito stavolta ha scelto l’uomo giusto, capace di aggregare e non di dividere.
3) Il centrodestra ha voluto scegliere un candidato di Salvini e perde oltre il 6% rispetto a due anni or sono, a dimostrazione che è stato indicato l’uomo sbagliato.
Bucci è un manager della multinazionale americana Carestream Health, fornitrice di supporti informatici milionari anche ad alcune Asl liguri.
E la Lega lo ha imposto come presidente di Liguria Digitale (ex Datasiel) con un evidente conflitto di interessi.
“E’ come se giocando nel Napoli, Maradona intanto avesse giocato anche con la Juve. I tifosi della Liguria inorridiscono” chiosa   un esponente dell’opposizione.
Come se non bastasse Bucci possiede 500 azioni di Genovs Hight Trk, ovvero l’amministratore dell’azienda pubblica possiede quote azionarie dell’azienda privata cui l’azienda pubblica andrà  a pagare l’affitto.
Un personaggio invotabile per chi crede in una destra lontana dagi interessi privati nella cosa pubblica, legato a quei poteri forti che proprio la Lega a parole dice di voler combattere, indicato da un assessore regionale leghista sotto processo per peculato.
Non a caso sul suo nome il centrodestra ha ritrovato l’unità  allargata persino ad AP e alle frange estreme, potenza della mangiatoia in fieri.
Ma una grossa fascia dell’elettorato di centrodestra un personaggio del genere non intende votarlo e questo emerge chiaramente dal sondaggio di oggi di “Atlanti politici”.
Riepilogando: un candidato per perdere (Pirondini), un altro sbagliato (Bucci) e uno (Crivello) espressione di un partito che ha capito la lezione di due anni fa. quindi destinato a vincere.

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CENTRODESTRA GENOVA, AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA, C’E’ UN FRATELLO (D’ITALIA) IN PIU’

Maggio 15th, 2017 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO SINDACO NON INVITA IL COORDINATORE DI FDI ALLA   PRESENTAZIONE DELLE LISTE DEI MUNICIPI E SCOPPIA LA POLEMICA… IL “GRANDE PROBLEMA POLITICO” SI RISOLVE CON LE SCUSE DI TOTI E BUCCI: IL TAVOLO FORSE ERA TROPPO STRETTO PER I COMMENSALI

Altro che caso Etruria, il grosso problema politico della giornata politica non è a Roma, ma a Genova dove è accaduto un atto intollerabile di discriminazione, vittime i fratellini d’Italia rappresentati dal coordinatore Matteo Rosso, noto per essere sotto processo per peculato (insieme a a un assessore leghista e al presidente leghista del Consiglio regionale) nell’ambito delle spese pazze.
Rosso in una nota   si dice “fortemente amareggiato” per il fatto che alla conferenza stampa convocata da Bucci per presentare i candidati in Municipio sono stati invitati soltanto il governatore Giovanni Toti e l’assessore Rixi, rispettivamente esponenti di FI e Lega Nord “dando inevitabilmente un segnale di divisione ai nostri elettori” .
“Avevo inteso che il candidato sindaco Marco Bucci — dice ancora il consigliere regionale — fosse l’espressione di un’ ampia coalizione o almeno la fotografia della maggioranza regionale e spero ancora di non sbagliarmi perchè sarebbe assurdo sprecare questa grande occasione che abbiamo di vincere per cambiare Genova”.
L’uomo dei poteri forti Bucci, imposto dalla Lega come candidato sindaco della coalizione a Genova,   a quel punto si precipita a scusarsi con Rosso, vista la dimestichezza di entrambi con i prodotti farmaceutici (il primo per essere legato a una multinazionale del farmaco, il secondo per averli indicati in nota spesa alla Regione).
Bucci si parla di “stupore” per la nota di Rosso anche perchè solo due giorni fa il capolista di FdI aveva presentato il suo programma proprio dal point di Marco Bucci.
Forse era solo un problema di “aggiungere un posto a tavola”, forse il destino che incombe sui gregari.
Rosso accetta il chiarimento e la polemica per oggi si chiude: mercoledi arriva a Genova la Meloni, speriamo gli trovino uno strapuntino.
Ps Se la portate in giro, cercate di non farle apporre corone di fiori nel posto sbagliato, come avete fatto per Goffredo Mameli, spacciando la sua casa natale come inagibile perchè   “occupata dai centri sociali”.

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CASSIMATIS: “LA LOTTA CONTINUA FUORI DAI TRIBUNALI”

Aprile 28th, 2017 Riccardo Fucile

LA PRESENTAZIONE DELLA LISTA… ORA SONO TRE LE LISTE DI ORIGINE GRILLINA A GENOVA… GRILLO HA RAGGIUNTO IL SUO SCOPO: PERDERE E FAVORIRE IL CANDIDATO DELLE MULTINAZIONALI BUCCI (OVVIAMENTE LEGHISTA)

“Non c’erano più le condizioni per correre dentro il Movimento, allora siamo usciti tutti e facciamo una lista indipendente: la lotta continua”: Marika Cassimatis, ex candidata sindaco del M5s, spiega così la decisione di presentarsi alle elezioni per la carica di sindaco di Genova con la lista ‘Marika Cassimatis sindaco.
Lista Cassimatis Genova’.
Il simbolo è un’araba fenice: “Perchè risorge dalle sue ceneri – dice Cassimatis – così come noi ricominciamo dopo una dura battaglia: siamo una   lista civica e vogliamo dare voce ai cittadini, ritorniamo alle origini, a quello per cui era nato il Movimento Cinque Stelle dopo la deriva antidemocratica in cui è sprofondato”.
“La lotta continua con coraggio e determinazione – ha annunciato Cassimatis, in conferenza stampa, presentando il simbolo e i trentatrè candidati della sua lista – Vogliamo uscire dai tribunali perchè abbiamo già  fatto abbastanza: ogni azione legale terminerà  in questo momento, basta con i Tribunali abbiamo chiuso”.
“Molti candidati della nostra lista nel Movimento Cinque Stelle, con cui avevamo vinto le comunarie del 14 marzo, erano già  usciti dal Movimento, per effetto dall’azione di Grillo sul blog – indica la professoressa di Geografia – per questo la nostra lista non avrebbe più soddisfatto i criteri di ammissibilità  alle elezioni, secondo quanto richiesto dal Metodo Genova. E non avremmo potuto correre con il simbolo. Poi volevamo chiudere tutte le vincende in Tribunale”.
E Cassimatis nega fermamente che con Beppe Grillo siano intercorsi contatti “Non ci siamo sentiti nè ci sentiremo più” e accordi: “Chi lo dice o lo scrive sarà  querelato”, detta.
Trasversale e molto rinnovata, rispetto alla sua lista interna al Movimento, la compagine elettorale di Cassimatis è trasversale per età  e professioni, dal medico all’insegnante, dall’operatrice di protezione civile al pensionato. Dai prossimi giorni tutti i candidati saranno nelle piazze della città  per raccogliere le 500 firme necessarie: “L’ordinanza ci ha dato ragione e quindi siamo contenti di quello – ribadisce Cassimatis – Abbiamo avuto il 90% di quello che volevamo, far vedere a livello nazionale che c’è un verticismo nel Movimento. Abbiamo avuto coraggio, non abbiamo avuto paura di andare contro un potere forte come quello di Casaleggio e questo sarà  il nostro biglietto da visita per le elezioni”.

(da agenzie)

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QUELLA SINISTRA RIDICOLA CHE CONCEDE LA SALA DEL CAP A SALVINI

Aprile 26th, 2017 Riccardo Fucile

“OSPITIAMO TUTTI, BASTA CHE NON SIANO FASCISTI”… SE SONO RAZZISTI INVECE SI’?… COSI’ DOMENICA VA IN SCENA LA SOLITA MARCHETTA DELLA LEGA PER ACCREDITARSI COME “PARTITO OPERAIO”… E COME AL SOLITO CI SARA’ LA CONTESTAZIONE SCENEGGIATA POST MORTEM DELLA SINISTRA

Premessa: non è vero che Salvini parlerà  domenica al “circolo dei portuali” come riporta “Repubblica”: si tratta non della sala chiamata della Compagnia Unica, ma di una sala del Consorzio Autonomo del Porto, l’Authority istituzionale spartita tra i vari partiti.
Detto questo è evidente che, essendo il Pd il referente tradizionale del Cap, la stupidità  della sinistra genovese non ha limiti.
Lo capirebbe anche un idiota che l’operazione dei fighetti padani locali (che annoverano in Consiglio regionale un assessore e un presidente del Consiglio regionale entrambi sotto processo per peculato ) è quello di accreditarsi come “forza politica che parla di lavoro” (il che fa sorridere, stante la storia di fancazzisti che vivono da 10-15 anni di politica) e quindi cosa di meglio di una sala da spacciare come quella “dei portuali”, visto che ci sono dei pirla che gliela concedono?
Così si veicola il messaggio dei leghisti “vicini ai problemi dellaggggente”.
La decisione di dire sì alla richiesta del Carroccio è stata presa dal direttivo, rappresentativo dei 4mila soci del Consorzio autonomo del porto.
«Dove essere socio, vuol dire anche impegnarsi ad affermare dentro e fuori dal circolo il valore e la dignità  delle persone, al di là  di ogni differenza di sesso, di razza o religione, la cultura e la pratica della tolleranza, della pace, della cooperazione e della solidarietà », si legge sul sito dello stesso Cap.
Cosa da scompisciarsi dalle risate la dichiarazione del responsabile Danilo Oliva che pare vivere sulla Luna: «Nei nostri spazi ospitiamo gratuitamente partiti, sindacati, associazioni, migranti. L’unico paletto che ci siamo dati è il no a chi si richiama al fascismo».
Insomma i fascisti no, i razzisti sì, secondo il nuovo statuto del Cap elaborato nottetempo.
Poi Oliva dà  il massimo di sè: “Su alcuni temi in effetti Salvini sembra un fascista, ma stiamo parlando di un partito che governa la nostra Regione, forse presto chissà  anche il Comune”…. Insomma conviene tenerseli buoni, magari un domani abbiamo bisogno di qualche favore, pare la filosofia di Oliva.
Ovviamente i portuali non la pensano così.
«Chi semina odio, divide i lavoratori in base al colore della pelle, parla di bruciare i campi nomadi e di affondare i barconi dei profughi in quel posto non dovrebbe neppure entrare. Perchè le sue idee e quelle dei suoi sodali sono l’antitesi di tutta la storia del movimento operaio e democratico genovese», è la posizione del Collettivo autonomo lavoratori portuali.
E inizia la rivolta di chi non ci sta:   «Hai scelto la città  sbagliata per provocare», recita la scritta nera con la bomboletta spray davanti al Cap di via Albertazzi.
Il destinatario è ovviamente Matteo Salvini e la sua corte dei miracoli.
Anche Genova in Comune e L’Altra Liguria chiedono un ripensamento: “Auspichiamo che i responsabili del Cap ci ripensino, attingendo la forza di dire no dalla propria storia e dalle proprie radici, nonchè dal sostegno di tutti noi».
«Non possiamo sopportare una simile vergogna e chiediamo ai gestori del Cap di ripensarci. Per quel che ci riguarda la casa in cui Salvini può vomitare il suo odio razzista non potrà  più essere la nostra», è la chiosa del Collettivo.
E così ci saranno due eventi: uno dentro la sala (con Salvini, anche Giovanni Toti ed Edoardo Rixi) e un altro fuori, con partiti e movimenti della sinistra-sinistra a protestare per l’invasione di campo.
Resta però, a questo punto, un problema di ordine pubblico. Le scritte sui muri apparse ieri in via Albertazzi rappresentano una specie di avvertimento: l’arrivo del segretario federale lumbard non filerà  liscio e infatti probabilmente si trasformerà  in un problema di ordine pubblico.
Tutto secondo copione.

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