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GENOVA, LUCA BORZANI DICE NO: “GRAZIE A TUTTI, MA NON MI CANDIDO”

Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DI PALAZZO DUCALE, PERSONA STIMATA, ERA L’UNICO CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA CHE AVREBBE POTUTO METTERE D’ACCORDO QUASI TUTTI PER IL DOPO DORIA

Luca Borzani non si candida a sindaco di Genova.
La conferma a quelle che erano indiscrezioni sempre più insistenti negli ultimi giorni, arriva dal diretto interessato, attraverso una lettera aperta inviata ai giornali e postata sul suo profilo Facebook.
Il presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova era considerato forse l’unica figura in grado di ricomporre i cocci di un centrosinistra che in Liguria è spaccato dalle Regionali del 2015 (vinte da Toti grazie allo scontro alle Primarie Paita-Cofferati) e ancora più in difficoltà  dopo le vicissitudini della giunta uscente guidata da Marco Doria.
Borzani non è disposto a correre, come peraltro aveva confidato agli amici nelle scorse settimane, perchè ritiene che un uomo forte non basti e che serva un programma alto per superare l’inadeguatezza dei partiti: “Nell’arco di questi mesi sono stato nuovamente sollecitato da soggetti politici ma soprattutto da tanti cittadini impegnati nella vita sociale e culturale della città  ad avanzare la mia candidatura a sindaco per il centrosinistra scrive Borzani –   Ho parlato davvero con tante persone, molte delle quali animate solamente da uno spirito civico e dalla preoccupazione per il futuro di Genova. E ho condiviso con molti che oggi un nuovo impegno civile può ripartire solo dalle città , investite direttamente dai processi di globalizzazione e di austerità , segnate da sempre più crescenti diseguaglianze sociali e povertà  morali e materiali. Con questi mutamenti la sinistra, nel suo insieme, non è stata capace di fare i conti. Anzi, ha finito per coincidere con l’autoreferenzialità  e l’impotenza”.
Secondo Borzani il centrosinistra deve “partire da un programma elettorale comune che possa essere nella sua concretezza e innovazione una risposta sociale al declino e, insieme, uno strumento per innescare quella voglia di riscossa e di partecipazione ancora viva e diffusa. Un patrimonio di competenze e capacità  e non di nostalgie. Nè il centrodestra nè i cinque stelle sono in grado di mobilitare queste energie positive. E’ però necessario uscire da una sorta di cinismo mascherato da politica, bisogna ritrovare responsabilità  collettiva e autorevolezza”.
Borzani non si candida ma tratteggia le linee guida di un possibile programma che sarebbe disposto a sostenere: “Non c’è distanza tra difendere e far crescere il lavoro, le eccellenze di Genova – dal turismo, al porto, alle tecnologie – e impegnarsi per valorizzare la scuola e l’università , ridare dignità  ad ambienti urbani degradati, combattere l’insicurezza. Tema quest’ultimo centrale, non solo perchè sopra ci speculano gli imprenditori politici della paura, ma perchè l’integrazione non può essere solo declamata ma praticata e la legalità  è un bene per tutti ma soprattutto per chi è più debole. Sicurezza praticata sono poi anche i grandi e straordinari lavori avviati per ridurre la fragilità  della città  a fronte delle alluvioni, così come per ridurre la fragilità  economica della città  è indispensabile rompere l’isolamento, attrarre lavoro, energie e competenze da fuori”.
In molti nel Pd sino all’ultimo hanno sperato in un suo ripensamento: “Non è estraneo alla mia storia fare scelte di responsabilità  e di servizio. Credo di averlo dimostrato negli anni sia come amministratore comunale sia come curatore di Palazzo Ducale. Ma penso davvero, a differenza di molti che, spensieratamente concentrati su sè stessi più che sulla città , si sono autocandidati in questi mesi di vuoto della politica, che la vera responsabilità  verso gli altri sia fare ciò di cui si è capaci, essere consapevoli dei propri limiti personali e fisici e non costruire illusioni. Per questo ho continuato a rifiutare la candidatura pur ringraziando davvero tanti per la stima. Vorrei ribadire che nessuno è salvifico ma lo è solo la buona politica. Oggi serve subito un programma elettorale condiviso, una squadra competente e soprattutto la rimessa in moto di energie di cittadinanza che superino l’inadeguatezza dei partiti. Questo devono fare alla svelta sinistra e centrosinistra, superando divisioni interne ed esterne. E a questo sono, fuori dalla candidatura, pronto a lavorare e contribuire. Genova può essere ancora un grande laboratorio civile”.
Adesso il Pd deve trovare in fretta un candidato ma il quadro è assai complicato. In pole position resta il deputato orlandiano Mario Tullo, sul quale però potrebbero non convergere i renziani.
E più a sinistra si dialoga con i fuorisciti dal Movimento 5 Stelle che hanno formato un gruppo nuovo chiamato “Effetto Genova” sul modello Pizzzrotti a Parma. Le Primarie rischierebbero di essere solo una resa dei conti.

(da “La Repubblica”)

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NIENTE DIMISSIONI PER IL SINDACO DI GENOVA DOPO IL VOTO CONTRARIO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI AMIU

Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile

ERA STATA BOCCIATA LA DELIBERA DELLA FUSIONE TRA AMIU E IREN… ORA AUMENTERANNO LE TASSE COMUNALI, RINGRAZIANDO CENTRODESTRA   E M5S

Nessun passo indietro, almeno per ora. Secondo le ultime notizie indiscrete in arrivo da Palazzo Tursi pare che il sindaco Marco Doria abbia deciso di restare al suo posto. Con quali obiettivi lo si capirà  nelle prossime ore.
Lo spettro delle dimissioni si era concretizzato ieri sera, dopo che il consiglio comunale aveva bocciato la delibera sulla fusione fra Amiu e Iren Ambiente , e dopo che lo stesso Doria aveva manifestato l’intenzione di dimettersi. Ma questo scenario sembra al momento accantonato.
Il post di Doria su Facebook
«I cittadini genovesi dovranno sopportare nel 2017 un aumento della Tari che sarà  molto pesante».
Lo scrive il sindaco di Genova durante la notte sulla sua pagina Facebook. «L’assemblea ha bocciato una proposta seria dell’amministrazione su Amiu che, con la partecipazione di Iren, avrebbe permesso investimenti in impianti, una prospettiva di lavoro per l’azienda e quindi garanzie per i suoi dipendenti. Ricordo a tutti – dice il sindaco – che Iren è una società  italiana controllata da comuni italiani; è dunque una società  pubblica. Sarebbe stato possibile con questa soluzione contenere i costi della tariffa a carico dei cittadini e dilazionare negli anni gli aumenti che sono necessari – e obbligatori per legge – per la messa in sicurezza della discarica di Scarpino».
«Un voto irresponsabile del centrodestra, del M5S e di altri consiglieri eletti nella maggioranza, che peraltro nel suo programma elettorale indicava la necessità  di un socio industriale per Amiu – ricorda – apre una crisi seria. Per Amiu e i suoi lavoratori innanzitutto. L’azienda ha un contratto di servizio che scade nel 2020 e solo con un’aggregazione industriale come quella prevista sarebbe stato possibile prolungarlo dando maggiori garanzie ai suoi lavoratori». «Più che mai a mio parere serve alla città  una coalizione di persone responsabili. Oggi non c’è stata», conclude.
Il paradosso
Va rimarcato che a Doria sono mancati alcuni voti della sinistra-sinistra, contrari alle privatizzazioni, e che il centrodestra ha votato contro pur essendo favorevole da sempre alle stesse.
Ma chiedere coerenza politica a un personaggio come Toti è pura fantascienza.

(da agenzie)

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LIGURIA, LE MARCHETTE DELLA GIUNTA GABIBBO-LEGHISTA: INCAPACI DI RENDERE EFFICIENTE LA SANITA’ PUBBLICA, LA SVENDONO AI PRIVATI

Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile

“PRIVATIZZEREMO IL 15% DELLA SANITA’ LIGURE”… E ARRIVANO I FALCHI DELLA SANITA’ PRIVATA LOMBARDA GUIDATI DAL CICERONE LEGHISTA

I segnali nei giorni scorsi erano già  abbastanza chiari.
Il blitz del gruppo Humanitas per realizzare un ospedale agli Erzelli, a Genova. L’indicazione politica dell’assessore regionale alla Sanità  di lasciare ai privati la gestione degli ospedali di Bordighera, Albenga e Cairo.
Ma ieri il governatore della Liguria, Giovanni Toti, è stato ancora più esplicito: «Il nostro obiettivo è quello di riuscire a privatizzare il 15 per cento della sanità  ligure ».
Un comparto che oggi ha circa 5.000 posti letto e 8.000 lavoratori (malcontati se non si pensa anche all’indotto e alle partite Iva).
L’obiettivo va molto oltre i tre ospedali già  indicati e promette di accendere uno scontro pesante con i sindacati che già  minacciano scioperi.
«In Liguria non possiamo più stare sotto il 5% come ora» annuncia il Gabibbo bianco autoproclamatosi imperatore..
Mentre l’opposizione alza la voce per contestare la decisione della giunta di centrodestra, accusandola di svendere il patrimonio della sanità  pubblica e di scarsa trasparenza.
Se me sono accorti un po’ im ritardo…
Ovvie le considerazioni dei sindacati: “C’è il rischio che venga depotenziata la sanità  pubblica perchè i servizi più “redditizi” finiranno in concessione ai privati. C’ è un disegno globale per fare a pezzi il pubblico in favore della privatizzazione”.
Il privato che arriverà  sarà  un privato convenzionato, senza alcun risparmio per le casse della Regione, visto che i costi in quel caso aumenteranno, invece che diminuire. Una operazione che andrà  a discapito del sistema sanitario pubblico, perchè gli sottrarrà  ulteriori risorse.
L’andazzo si era già  capito dall’impostazione data alla vicenda di Gsl ad Albenga con l’affidamento a un gruppo di Monza, ma sopratutto dallo sbarco dei lombardi sulla collina degli Erzelli   dove i vertici del gruppo Humanitas di Milano hanno visitato l’area individuata per ospitare l’ospedale del ponente.
Humanitas era rappresentata dall’amministratore delegato Luciano Ravera e dal direttore sanitario Norberto Silvestri che sono stati accompagnati, guarda caso, da Walter Locatelli, il leghista bergamasco ed ex direttore della Asl di Milano che è stato nominato dalla giunta Toti commissario straordinario di Alisa (l’agenzia sanitaria che da ottobre è il braccio operativo della Regione). La classica marchetta leghista.
Il gruppo Humanitas, colosso nazionale della sanità  privata. ha il quartier generale a Rozzano, alle porte di Milano, ma anche altri cinque ospedali di cui tre in Lombardia (Milano, Varese e Bergamo), l’Oncologico di Catania e, ultimo arrivato, il Gradenigo di Torino.
L’obiettivo è espandersi ancora, anche in altre regioni e la Liguria – in primis Genova – è terra di conquista.
Con la benedizione del “gran marchettaro”.

(da agenzie)

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IL “PIASTRELLISTA” MISTERIOSO SEMINA BELLEZZA TRA LE VIE PIU’ DEGRADATE DI GENOVA

Dicembre 30th, 2016 Riccardo Fucile

FANNO DISCUTERE LE OPERE DI “TILER”… “COSI’ VOGLIO SPINGERE LE PERSONE A RIFLETTERE”

Tutti in città  almeno una volta hanno visto una sua opera, ma nessuno conosce la reale identità  di Tiler, «il piastrellista», l’artista di strada i cui lavori appesi per le strade di Genova hanno fatto il giro del web, suscitando domande e curiosità .
Tiler, apparentemente un giovane sulla trentina, non svela il proprio nome, si nasconde sotto una maschera da scimmia e agisce quasi sempre di notte, come Banksy, il writer celebre per le opere pungenti e per la segretezza in cui è avvolta la sua vita.
L’artista genovese con le sue installazioni oniriche mira a catturare l’attenzione, a mettere un pizzico d’arte dove il brutto sembra prendere il sopravvento e per questo non rinuncia a denunciare il degrado.
«I miei lavori sono un modo per accompagnare chi si muove per Genova per andare al lavoro, a scuola o per una passeggiata. Scelgo muri degradati, cerco di regalare del colore con le mie piastrelle, in modo da rendere più piacevole il passaggio: voglio che le persone tornino a guardarsi intorno e non a camminare come automi. Credo nel loro sguardo — racconta – ed evito i muri delle abitazioni private perchè l’arte non va imposta. I luoghi che scelgo possono essere l’unica denuncia che mi permetto di fare. Un esempio: in corso Gastaldi, fra il quartiere della Foce e quello di San Martino, ho attaccato un lavoro per evidenziare l’abbandono dell’ex Inam, una struttura ambulatoriale meravigliosa, lasciata all’incuria».
I suoi quadri murari, composti con piastrelle su cui vengono applicate delle fotografie, si possono trovare nel centro storico, ma anche nella centrale Galleria Mazzini, alla stazione di Brignole, fra i caruggi della zona di Sottoripa, vicino al Porto Antico.
«In piazza del Carmine ho attaccato un enorme lavoro dedicato a don Gallo, difeso dal quartiere negli Anni 70, quando il cardinale Siri voleva trasferirlo — continua Tiler -. Ultimamente ho anche realizzato un’installazione nei vicoli che è stata male interpretata: rappresentava una donna con dei fiori in mano e con il viso coperto da una maschera di Spiderman. Il significato andava ricercato nella differenza fra gli eroi di oggi e quelli di una volta. Purtroppo qualcuno ha distrutto tutta la parte del volto: penso che l’opera sia stata vissuta come un’offesa religiosa».
In tanti sui social network provano a scovare un’interpretazione delle installazioni, che spesso hanno soggetti surreali come una donna con ali da pollo, un poliziotto trasformato in una marionetta o un cane astronauta.
«Le mie immagini hanno uno scopo: farsi osservare e far nascere un pensiero — conclude —. I messaggi che ricevo sulla mia pagina Facebook sono la mia gratifica, il mio applauso. Se riesco a far voltare una testa, a regalare un attimo di curiosità  a chi sembra averla persa, mi sento realizzato».

Claudio Cabona
(da “La Stampa”)

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PD IN LIGURIA, PARTITO CANNIBALE DILANIATO DA LOTTE INTESTINE

Dicembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

NON CONTA VINCERE, MA CHE IL RIVALE INTERNO PERDA… DALLA SCONFITTA DELLA PAITA AL CASO SAVONA… E IN PRIMAVERA SI VOTA A GENOVA

«Giovanni, guarda che hai vinto…». «Ma cosa dici. Dai, non è vero, ci deve essere un errore».
Il primo a non credere a quel che era appena successo era lui.
La trascrizione della telefonata che il neo presidente della Liguria ricevette da un collega giornalista la notte del 31 maggio 2015 è abbastanza fedele, al netto degli scherzi della memoria.
Giovanni Toti aveva chiuso la campagna elettorale sua e del centrodestra in modo certo non sfarzoso. Un brindisi con i notabili di Forza Italia, e poi tutti a casa. L’importante è partecipare, portare a casa un buon risultato e giocarselo all’interno del partito. Il progetto era quello.
Nessuno aveva previsto il suicidio del Pd ligure. La candidata renziana, Raffaella Paita, che si aggiudica primarie molto contestate battendo la sinistra Pd di Sergio Cofferati, un pezzo di partito che si stacca, mettendole contro l’europarlamentare Luca Pastorino, aritmeticamente decisivo nel negarle la vittoria.
L’anticipazione delle lacerazioni che aspettavano la più grande comunità  politica di questo Paese.
«Le Regionali hanno allargato una frattura che ha origini lontane. Sto cercando di costruire un clima decente, ma è un lavoro lungo». David Ermini, deputato toscano, amico di Matteo Renzi, anche lui ex Margherita, è entrato nel Pd perchè Walter Veltroni «ha dato la possibilità  di essere di sinistra a chi come me non era mai stato comunista».
Lo hanno mandato a fare il commissario del Pd ligure, il partito che ha divorato se stesso. Esistono lavori meno usuranti.
La malattia
Vent’anni fa Ubaldo Benvenuti, primo segretario del Pds a Genova, arrivò a dire che la Quercia era talmente forte che se lui avesse voluto, avrebbe fatto eleggere sindaco il primo muratore che gli si fosse parato davanti.
All’epoca il partito in Liguria contava ventimila iscritti. Oggi a Genova non ne restano che 1.700. Sommando le altre province non si arriva a quattromila.
Il disastro delle Regionali 2015 è vissuto come uno spartiacque. Ma le dinamiche interne che hanno portato alla dissoluzione di un capitale politico importante sono cominciate ben prima.
Anche Pastorino, l’uomo dello strappo, nato e cresciuto dentro l’ex Pds-Ds, ne è convinto. «La classe politica ligure è sempre stata cristallizzata. C’era il tappo. Le nuove generazioni venivano lasciate a consumarsi nei consigli di quartiere. Ma vincevamo, così andava bene a tutti. L’ultimo momento davvero condiviso fu nel 2005 quando Claudio Burlando tornò da Roma per strappare la Regione al forzista Sandro Biasotti. Poi cominciammo a perdere. La bussola, e la nostra unità  posticcia».
Buen ritiro
Il convitato di pietra di questo articolo passa gran parte del suo tempo nella casa di famiglia a Torriglia, in Val Trebbia, dove coltiva patate, zucchine e fagioli.
Claudio Burlando è figlio di un camallo e di una contadina, che si conobbero a New York da emigranti.
«Non c’è molta differenza tra il Pd ligure e il Pd nazionale. Dopo il 40% delle Europee Stefano Bonaccini, un ex Pci come me, esordì in direzione dicendo che era un risultato storico. Lorenzo Guerini, che viene da un’altra storia, gli rispose con una battuta: parla per te».
L’ex sindaco di Genova, ministro del primo governo Prodi, due volte presidente della Regione, ha visto nascere l’Ulivo.
«Nel 1994 fui io a far incontrare Prodi e Massimo D’Alema per la prima volta. E ricordo che quando tornò a Bologna il professore andò a trovare la mamma, che lo rimproverò: mica ti metterai con i comunisti. Oggi siamo tornati a quel punto».
Dice che le Politiche del 2013 furono l’ultima occasione della sua generazione. «Abbiamo perso. Non ci può più essere un ruolo guida per noi, dobbiamo rassegnarci».
Nella diatriba interna, scelse Renzi. «E mi accusano di aver scelto Paita. Senza capire che il campo era ormai libero per una classe dirigente nuova, anagraficamente alternativa a me. Tra noi “vecchi” mancavano le candidature forti. Le riserve sono finite».
Il peccato originale
Vent’anni fa a Genova non venne eletto un muratore. Il Pds scosso dell’ingiusta vicenda giudiziaria che aveva estromesso Burlando puntò su un giudice, Adriano Sansa, per dimostrare di non avere scheletri nell’armadio.
«Disse di aver vinto contro il Pds, ma era stato eletto da noi». Dopo fu la volta di un avvocato, Beppe Pericu, per dimostrare di non avere bramosia di potere.
Quando venne il turno di un politico, cominciarono i dolori. Marta Vincenzi superò le consultazioni nei circoli battendo il funzionario Mario Margini, spinto dai vertici del partito.
Ma nel tentativo di sbarrarle la strada, quel che restava dell’Ulivo chiese comunque le primarie e le oppose Stefano Zara, industriale in quota Margherita, nel nome del centrosinistra riformista. Era il febbraio 2007.
Il Pd venne alla luce otto mesi dopo, ma in Liguria fu un parto infelice. Intanto la spinta statalista che aveva sorretto Genova e la Liguria si esaurisce.
La regione e il capoluogo cambiano la loro pelle industriale con una più fragile economia di servizi e turismo. Il Pd invece non si rinnova.
Alle primarie genovesi del 2012 spedisce contro l’invisa Vincenzi la futura ministra Roberta Pinotti. Infatti vince Marco Doria, indipendente e arancione.
Dopo, solo dopo, arriva lo scontro finale delle Regionali. Sospira Burlando: «In America e altrove tra le primarie e il voto viene fatto passare molto tempo, per lavare il sangue. Il Pd sarebbe ancora un bel progetto. Ma se non stai alle regole, salta tutto».
La grande paura
Negli ultimi 5 anni in Liguria hanno chiuso 38 circoli del Pd.
Il politico di riferimento è diventato lo spezzino Andrea Orlando, formalmente più a sinistra di Burlando e molto più orientato alla ribalta nazionale. Anche perchè non è certo profeta in patria. Nella sua città , la corsa a segretario è stata vinta dalla candidata renziana sostenuta dalla sua arcinemica Paita.
A Sanremo e Imperia, dove il Pd approfittò della crisi del berlusconismo piazzando una manciata di sindaci pescati dalla società  civile, ora tutti stentano a dichiararsi democratici, costretti ad aggrapparsi a identità  locali per reggere il contraccolpo del populismo montante.
«Ci sentiamo un po’ soli» dice Marco Ioculano, giovane primo cittadino di Ventimiglia. L’ultimo bastione è Genova, enclave della ditta bersaniana dove la Cgil è ancora un esercito.
Il Pd locale è convinto che con un Doria-bis si perde, ma non è sicuro che con altri candidati si possa vincere. Simone Regazzoni, giovane filosofo, ex portavoce di Paita, si è messo in proprio autocandidandosi a primarie che nessuno vuole, visti i precedenti. «Pratico una forma di populismo aperto, che dà  priorità  alla sicurezza e a discorsi chiari sull’immigrazione». Cita il filosofo Slavoj Žižek, siamo noi quelli che stavamo aspettando e tanto gli basta per scuotere il partito.
«Il ricambio generazionale non è una concessione, è qualcosa che devi andarti a prendere». La supplenza di Ermini era finita, ma quel che resta della dirigenza ligure gli ha chiesto di restare.
«Io ci sto, ma non vorrei che la mia presenza diventasse un’alibi per scaricare scelte e responsabilità  su qualcun altro». L’unico con le idee chiare è Toti.
Dopo la Regione, si è preso anche Savona, sfilandola ai democratici. Se in primavera vince a Genova, la strada per la successione di Berlusconi diventa un viale alberato. La Liguria è ormai terra di conquista. Per tutti, tranne che per il Pd.

Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera”)

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IL LACCHE’ CHE, PER COMPIACERE I TRUMPISTI, NEGA PERSINO I CAMBIAMENTI DEL CLIMA

Novembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

L’ESILARANTE FRASE A SKY DEL GOVERNATORE CHE SA SOLO FIRMARE PATTI TRILATERALI A FAVOR DI TELECAMERE: “SONO ANNI CHE SENTO PARLARE DI CAMBIAMENTI CLIMATICI, NON E’ CAMBIATO MOLTO”

Prima la Nasa, che già  a fine luglio prevedeva il 2016 come l’anno più caldo; quindi l’Organizzazione meteorologica mondiale, che proprio qualche giorno fa al Cop22 di Marrakech ha confermato tale previsione, anticipando un dato del rapporto 2017: +1,2°C il valore della febbre del pianeta terra rispetto all’epoca pre-industriale.
Ma se nel mondo l’anno in corso si appresta ad essere il più caldo di sempre per la terza volta consecutiva, in Liguria c’è qualcuno che non se n’è accorto.
O meglio: il cui tasso di servilismo è tale che deve negare la verità  per compiacere i suoi padroni leghisti (almeno ancora per un anno a piede libero, visto che sono sotto processo per peculato) altrimenti perde lo stipendio da 12.000 eurini al mese.
E quindi deve valere l’equazione: Trump ha detto che i cambiamenti climatici sono una balla dei cinesi, la Lega si genuflette a Trump, quindi di conseguenza anche lui sente l’aria più fresca.
Parliamo di uno delle peggiori disgrazie politiche che potessero abbattersi sulla Liguria con l’elezione a governatore di colui che riteneva che Novi Ligure fosse in Liguria, tanta era la sua conoscenza del territorio.
Parliamo di colui che passa il suo tempo a firmare, a favor di telecamere, ridicoli patti “trilaterali” con i governatori di Lombardia e Veneto, carte stracce a uso spot, simili a quelli che interrompevano i suoi eloqui a Italia 1, prima che Silvio lo catapultasse da Milano a Genova.
Ebbene, senza aver alcuna conoscenza scientifica e senza sapere che gli studi sui cambiamenti climatici vedono in prima   fila la Nasa, oltre che tutta la comunità  scientifica internazionale, il “comico-governatore” partecipando insieme a Matteo Salvini a una intervista su Skynews 24, si è sentito fare questa domanda da Maria Latella: «Trump dice che il cambiamento climatico è una bufala inventata dai cinesi, lei è d’accordo?».
Risposta del comico-governatore: «Sono anni che sento parlare di cambiamento climatico, non è cambiato tanto. Sono abbastanza d’accordo con Trump».
Prendiamo atto che è d’accordo con un imbecille che, per prendere per il culo qualche migliaia di minatori che hanno votato per lui, preferisce inquinare il globo.
D’altronde da uno che, da tempo, fa altrettanto con gli elettori liguri non aspettavamo risposta diversa.
La prossima estate lo vedremo con il maglione in spiaggia: non potrà  che essere un’estate da brividi.
Se lo dice Trump.

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I CONDOMINI CHE NEGARONO L’ACQUA AI PROFUGHI CITATI IN GIUDIZIO DALLA PREFETTURA

Novembre 13th, 2016 Riccardo Fucile

GENOVA, L’AVVOCATURA DELLO STATO RITIENE NULLA LA DECISIONE DELL’ASSEMBLEA: “UN TUBO DI 25 MILLIMETRI NEL RETRO DEL PALAZZO RIDURRA’ PURE I COSTI CONDOMINIALI”… MA C’E’ CHI HA INTERESSE AD ALIMENTARE LA POLEMICA PER LE SOLITE SPECULAZIONI POLITICHE

La guerra dell’acqua va avanti sulla carta, nel condominio senza pace di via Venti Settembre.
È qui, al civico 11, che dalla metà  di agosto hanno trovato casa sei famiglie di migranti con bambini, tra le dure proteste dei residenti.
Ma l’ultima trincea per “arginare” l’arrivo di altri profughi ha la forma di un tubo in polietilene, del diametro di 25 millimetri: è tutto qui, che si gioca il braccio di ferro tra i condomini e la Prefettura, che ha in gestione l’appartamento di proprietà  del Demanio.
Il tubo, infatti, serve per l’allaccio all’acqua condominiale della casa dove vivono i migranti: perchè quella usata finora è a caduta, dalla cisterna, e non è sufficiente per alimentare le cinque docce e i sei bagni.
A pronunciare un secco no all’allacciamento, fu il 4 ottobre l’assemblea condominiale: una presa di posizione forte, che suscitò l’indignazione di molti cittadini che si diedero appuntamento sotto lo stabile per un flash mob, con simboliche bottiglie d’acqua per i migranti.
Ebbene, la Prefettura ora ha impugnato quella decisione dell’assemblea condominiale, con un ricorso cautelare urgente da parte dell’Avvocatura dello Stato.
Nel lungo e articolato documento, l’Avvocatura dello Stato precisa che “l’approvvigionamento idrico diretto ed esclusivo per l’appartamento in questione, che in tal modo potrà  rendersi indipendente dall’impianto condominiale, comporterà  anche una riduzione dei costi condominiali riferiti all’utenza idrica”.
E fa leva sul fatto che l’intervento, “per la sua particolare modestia” e per la collocazione sul retro dell’edificio, non reca alcun danno all’estetica: tanto più che la Soprintendenza lo aveva autorizzato.
Insomma: secondo l’Avvocatura, la delibera dell’assemblea è da considerare nulla.
La risposta del Tribunale di Genova è stata: convochiamo le parti. L’udienza è fissata il 23 novembre.
Nonostante i profughi ospitati non abbiano dato il minimo problema in questi due mesi, continuano le speculazioni di qualche condomino che forse spera di essere candidato alle prossime comunali in qualche partito razzista.
E allora ci si lamenta della “fretta” con cui la Prefettura ha fatto ricorso, come se non fosse suo preciso dovere.
E c’è chi si chiede se “siamo certi che nessuno degli ospiti sia coinvolto in fatti di spaccio”.
Suggeriamo alle forze dell’ordine di togliere ogni dubbio ai genovesi sulla possibilità  che in quello stabile qualcuno sia dedito ad attività  illecite, compresi i reati finanziari, procedendo a una pequisizione a tappeto di tutti gli appartamenti, comprese le attività  commerciali, nessuna esclusa.
Così da rassicurare che in quello stabile dove si fa la guerra a dei poveretti per un tubo di 25 millimetri, non esistano delinquenti di qualsiasi genere e razza.

(da agenzie)

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FRANCESCO VINCE L’ORO: “NON CE LA FACEVO PIU’, POI HO SENTITO I TIFOSI CHE URLAVANO ITALIA, ITALIA, E HO DATO TUTTO”

Settembre 14th, 2016 Riccardo Fucile

IL RAGAZZO GENOVESE HA FATTO OTTO VASCHE DI PURA PASSIONE ALLE PARAOLIMPIADI: UN ESEMPIO PER TUTTI

Otto vasche di pura passione. Così Francesco Bocciardo si è messo al collo l’oro dei 400 stile libero S6, il secondo per la spedizione azzurra alla Paralimpiade brasiliana dopo quello di Federico Morlacchi nei 200 misti SM9.
Entrato in finale con il secondo tempo nuotato al mattino (5’18”61), il ventiduenne genovese non si è fatto spaventare dal rivale olandese Thijs Van Hofweegen e già  dopo i primi 100 metri ha innestato il turbo, conducendo una gara in solitario per regalarsi il gradino più alto del podio.
Ha chiuso la sua fatica in 5’02”15, precedendo proprio il nuotatore oranje (5’07”82) ed il cubano Lorenzo Perez Escalona (5’14”44).
«Quando sono distrutto e non respiro più, le mie labbra diventano viola come oggi. È stata un’impresa difficilissima perchè sono stato colto dall’emozione, all’ultima vasca non ce la facevo più, poi ho sentito il pubblico che urlava “Italia, Italia” e ho dato tutto per il mio Paese”
“È un momento che mi porterò indietro per tutta la vita e che un giorno potrò raccontare ai miei figli. Nonostante vincere il Mondiale sia incredibile, farlo alla Paralimpiade è qualcosa di ancora più grande, amplificata a 360°».
L’atleta è affetto da diplegia spastica, una forma tipica di paralisi cerebrale che colpisce entrambe le gambe.
Eppure il nuoto è stata la sua passione fin da piccolo, per l’esattezza dall’età  di 3 anni, e ha debuttato nella disciplina nel 2011.
“Francesco è un grandissimo campione e un ragazzo straordinario – dice il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli .
Anche Genova è orgogliosa di lui.

(da agenzie)

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IN LIGURIA E’ DRAMMA OCCUPAZIONALE E TOTI PENSA ALLE CAZZATE

Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile

NEL GIORNO IN CUI ERICSSON CONFERMA 147 LICENZIAMENTI E PIAGGIO NE ANNUNCIA 132, IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SE NE FOTTE E SCARTOCCIA BALLE SPAZIALI CON I SUOI COMPAGNI DI MERENDE PADANI

Respinto con perdite da Berlusconi, che gli ha preferito Parisi, Toti annaspa nella scalata alla vetta del centro-destra dal versante dell’alleanza con la Lega xenofoba e populista incarnata da Zaia e Maroni. peraltro in caduta costante nei sondaggi.
La scusa ufficiale è il “trilaterale” su immigrazione e sicurezza, ieri a Genova, da cui i tre governatori risfoderano vetusti slogan cari alla Lega.
Lo stesso partito che ha già  governato il paese per ben otto anni da Tangentopoli a oggi, senza mai aver nemmeno intaccato i problemi legati all’immigrazione.
In un convegno a tratti lunare, Toti, Zaia e Maroni chiedono di reintrodurre il reato di immigrazione clandestina. Peccato che esista ancora.
Sostenere che, a causa della depenalizzazione del reato di clandestinità , l’immigrazione sia aumentata è poi è una sciocchezza in assoluto . Se si vuole davvero risolvere il problema, bisogna rivedere immediatamente il regolamento di Dublino che obbliga i migranti a richiedere asilo nel paese di ingresso nell’Unione Europea.
E chi l’ha firmato nel 2003 ?
Proprio Forza Italia e Lega che   ora usano i migranti per fare campagna elettorale sulla pelle di chi affoga per sfuggire dalle guerre.
Il timore dei liguri è che Toti proporrà  l’ennesima leggina regionale destinata ancora una volta ad essere dichiarata incostituzionale..
Dopo il Piano Casa, la legge venatoria e la freschissima legge sulla legittima difesa, tutte cassate perchè farlocche.
Ma la cosa più grave è che mentre la Liguria è scossa da una grave crisi occupazionale e proprio nel giorno in cui Ericsson conferma 147 licenziamenti e Piaggio-aero avvia la procedura di licenziamento per 132 persone, Toti non abbia di meglio da fare che perdere tempo in cazzate, dopo non aver mosso un dito, in compagnia del sedicente “assessore alle attività  produttive” leghista (sotto processo per peculato), per garantire occupazione in Liguria.
In compenso annuncia che sarà  a Pontida: ottimo, dategli il foglio di via e che ci resti.
Di incapaci non abbiamo bisogno.

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