Maggio 13th, 2021 Riccardo Fucile
PER IL SOLO REATO DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE IL PM CHIEDE INVECE L’ARCHIVIAZIONE, MA L’AVVOCATO DI CAROLA SI OPPONE: “DEFINIRLA CRIMINALE E COMPLICE DI TRAFFICANTI E’ ISTIGAZIONE A DELINQUERE AGGRAVATA DAL RUOLO DI MINISTRO DEGLI INTERNI”
L’avvocato della ex comandante della Sea Watch 3: “Definire l’ex comandante della Sea Watch3, Carola Rackete, delinquente, criminale e complice di trafficanti di esseri umani è istigazione a delinquere”
Alessandro Gamberini, avvocato di Carola Rackete, ha ribadito il suo no davanti al giudice alla richiesta di archiviazione formulata dalla procura di Milano nei confronti del leader della Lega ed ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il reato di istigazione a delinquere.
“Definire l’ex comandante della Sea Watch3, Carola Rackete, “delinquente”, “criminale” e “complice di trafficanti di esseri umani” è istigazione a delinquere” ha detto l’avvocato.
Il procedimento milanese a carico di Salvini è scaturito dalla querela presentata alla procura di Roma dall’attivista tedesca che a fine giugno 2019 fu arrestata dopo aver forzato il blocco della motovedetta della Guardia di Finanza per portare la Sea Watch3 all’interno porto di Lampedusa e far sbarcare 42 migranti ospitati a bordo della nave.
Un’iniziativa duramente criticata da Salvini che – prima in una diretta Facebook del 3 luglio 2019 e poi in un comizio del 18 luglio – attaccò Rackete definendola “sbroffoncella”, “delinquente” e “criminale” in quanto, a suo giudizio, direttamente responsabile del tentato omicidio dei 5 militari delle Fiamme Gialle a bordo della motovedetta speronata dalla Sea Watch3 per entrare nel porto dell’isola.
Parole che, aveva scritto Carola Rackete nella deuncia-querela, non sono “manifestazioni di un legittimo diritto di critica” ma “aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti”. Gli atti di indagine furono poi trasferiti per competenza territoriale da Roma a Milano, città di residenza del leader della Lega.
Il fascicolo fu affidato al pm Giancarla Serafini che, fatti tutti gli accertamenti investigativi del caso, dispose la citazione diretta a giudizio di Salvini ma soltanto per il reato di diffamazione, chiedendo l’archiviazione dall’accusa di istigazione al delinquere. Richiesta a cui Carola Rackete, attraverso il suo legale, si è opposta.
“Sono parole ancora più gravi – ha detto oggi in aula l’avvocato Gamberini – perchè pronunciate da un leader di partito che ricopriva l’incarico istituzionale di Ministro dell’Interno”.
La palla passa ora al gip Cipolla.
Tre gli scenari possibili: il giudice potrebbe accogliere la richiesta della procura e della difesa Salvini e disporre l’archiviazione, ordinare nuove e più approfondite indagini oppure disporre l’imputazione coatta del leader della Lega che, in questo caso, si ritroverebbe sotto processo non solo per diffamazione di Carola Rackete ma anche per istigazione a delinquere nei confronti dell’ex comandante della Sea Watch3.
Per sapere quale sarà il verdetto bisognerà comunque aspettare ancora qualche giorno: il giudice, come da prassi, è entrato in riserva.
(da Globalist)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA NEGAZIONISTA SARA CUNIAL INDAGATA AD AOSTA PER OLTRAGGIO E MINACCE A PUBBLICO UFFICIALE
Sara Cunial, deputata ex MoVimento 5 Stelle ora nel gruppo misto, è indagata dalla
procura di Aosta. Nel mirino dei magistrati la manifestazione del 24 aprile scorso in piazza Chanoux contro le misure restrittive imposte dalla pandemia da Covid-19. In particolare per l’abolizione della Didattica a distanza nelle scuole. Con lei sotto indagine c’è anche Luca Vesan, promotore dell’evento.
Cunial, scrive l’agenzia di stampa Ansa, è indagata per rifiuto a fornire le generalità, oltraggio e minaccia a pubblico ufficiale. Vesan per aver offeso l’onore e il prestigio del Presidente della Repubblica e per vilipendio nei confronti del presidente del Consiglio dei Ministri e del ministro della Sanità.
Secondo gli inquirenti la deputata Cunial, insieme ad altre persone, si trovava davanti ad una birreria in via Gramsci. Quando i finanzieri le hanno chiesto di sciogliere l’assembramento, ha iniziato a inveire contro di loro, rivendicando l’immunità parlamentare e rifiutandosi di fornire le proprie generalità. Vesan, invece, è accusato di aver rivolto insulti e frasi offensive verso gli esponenti del Governo dal palco della manifestazione.
Nata a Roma da una famiglia di origini venete, l’ex deputata del Movimento fa oggi parte del gruppo misto. Classe 1979, era già stata sospesa nel 2018 dai pentastellati per le sue posizioni contro i vaccini prima del definitivo allontanamento nell’aprile del 2019. Nel settembre 2020 torna a far discutere per le sue posizioni sul coronavirus. Nel settembre 2020 è tornata a far parlare di sé per le sue posizioni riguardo al coronavirus. In particolare, dopo aver provato ad abbracciare e baciare il giornalista Daniele Piervincenzi di Piazzapulita durante una manifestazione negazionista a Padova. La donna non indossava la mascherina.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
LA DAMA SOVRANISTA E’ MOLTO ATTIVA SUI SOCIAL
Lei è un personaggio molto attivo sui social dove viene definita la ‘dama sovranista’.
Un personaggio controverso che attraverso il suo account diffonde la narrazione tipica sovranista che tende a vedere nei migranti e di chi non li combatte abbastanza la causa di tutti i mali.
C’è anche ‘l’influencer’ Francesca Totolo, collaboratrice del Primato Nazionale, tra i perquisiti nell’indagine per minacce a offese al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che conta undici indagati.
I carabinieri del Ros del Reparto Anticrimine, coordinati dal procuratore capo Michele Prestipino con i pm Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito, hanno eseguito le perquisizioni con il supporto dei comandi Provinciali Carabinieri di Roma, Latina, Padova, Bologna, Trento, Perugia, Torino e Verbania.
Per gli indagati l’accusa è di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica e istigazione a delinquere.
(da agenzie)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL E’ NOTO PER LE SUE SPARATE CONTRO IL PAPA, PER SESSISMO E PER AVER AUSPICATO DI AFFONDARE LE NAVI DELLE ONG… DUE ANNI FA CACCIATO DALLA LUISS
E’ Marco Gervasoni il professore romano dell’Università del Molise perquisito
nell’ambito dell’indagine per minacce a offese al presidente della Repubblica Sergio Mattarella dai carabinieri del Ros del Reparto Anticrimine, coordinati dal procuratore capo Michele Prestipino con i pm Eugenio Albamonte e Gianfederica Dito.
Storico e saggista, già direttore scientifico della Fondazione Craxi, Gervasoni insegna Storia contemporanea all’università del Molise.
Il professore è conosciuto sui social per le sue sparate contro Bergoglio, ma anche per le sue frasi sul fascismo
Nel settembre 2019, un tweet gli era costato l’interruzione del rapporto con la Luiss, dove insegnava – a contratto – Storia comparata dei sistemi politici: “Ha ragione Giorgia Meloni, la nave va affondata. Quindi Sea Watch bum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso” la frase ‘incriminata’.
Da grande uomo (di cultura) qual è l’editorialista del Giornale e professore di Storia contemporanea all’Università del Molise Marco Gervasoni usò una poderosa argomentazione per criticare Elly Schlein. Il professore dall’alto della sua sapienza aveva twittato: “Ma che è, n’omo?”:
Basta ricordare che non è la prima volta che Gervasoni usa argomentazioni sessiste. Ad esempio, lui che era convinto che dietro la strage di Hanau ci fosse lo zampino dei servizi segreti e di Angela Merkel, la chiama in’un altra occasione elegantemente culona
(da NextQuotidiano)
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Maggio 11th, 2021 Riccardo Fucile
UN INDAGATO E’ UN DOCENTE UNIVERSITARIO COLLEGATO A GRUPPI SOVRANISTI
La retata delle offese a Mattarella su Twitter. I carabinieri del Ros, con i colleghi dei
Comandi provinciali di Roma, Latina, Padova, Bologna, Trento, Perugia, Torino e Verbania, hanno eseguito due decreti di perquisizione emessi dalla procura di Roma. Nei guai sono finiti 11 indagati per i reati di offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e istigazione a delinquere.
Le perquisizioni rientrano infatti in un più ampio approfondimento che la procura capitolina sta svolgendo da tempo con il Ros.
Il Reparto Anticrimine già nello scorso agosto ha eseguito un analogo provvedimento nei confronti un 46enne residente nella provincia di Lecce, molto attivo su Twitter.
Le indagini più recenti hanno poi consentito di rilevare la diffusione nel web di “plurime condotte offensive nei confronti del capo dello Stato. Che appaiono frutto di una elaborata strategia di aggressione alle più alte istituzioni del Paese”.
“Numerosi sono stati i post e i contenuti multimediali offensivi rilevati dal Ros tra aprile 2020 e febbraio 2021”, dice il comunicato del Ros. Anche grazie all’impiego del Reparto indagini telematiche, unità del Ros specializzata nelle investigazioni telematiche e web. È stata quindi pazientemente ricostruita “la rete relazionale e le abitudini social dei soggetti coinvolti nelle azioni delittuose, di età compresa tra i 44 e i 65 anni. Tra questi figurano impiegati e professionisti”.
Le perquisizioni, estese agli account telematici e ai profili social degli indagati, hanno infine permesso il sequestro di numerosi sistemi e apparati informatici. Sono stati utilizzati per rivolgere le offese al capo dello Stato. Inoltre, gli accertamenti hanno consentito di individuare come tre dei perquisiti gravitassero in ambienti di estrema destra e a vocazione sovranista.
E avessero manifestato vicinanza alle relative iniziative. Uno dei perquisiti, un professore universitario di 53 anni, è risultato in collegamento con gruppi e militanti di ispirazione suprematista e antisemita tramite la piattaforma social russa VKontakte
(da La Notizia)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
EX TERRORISTI: E’ STATO L’UNICO A FUGGIRE AGLI ARRESTI IL 28 APRILE
“Ombre rosse” è il nome dell’operazione che ha portato all’arresto di sette
terroristi italiani in Francia e, come un’ombra, l’ex brigatista Maurizio Di Marzio sembra svanire nel nulla dopo che la polizia francese a fine aprile ha bussato alla sua porta con un mandato di cattura.
Era il 28 aprile e tra allora e oggi, 10 maggio, c’è un prima e un dopo non indifferente per Di Marzio.
I reati di banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina per cui era stato condannato a cinque anni e nove mesi di reclusione dalla mezzanotte di oggi cadono in prescrizione, trasformandolo automaticamente in uomo libero a tutti gli effetti.
Dei dieci nomi di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione al governo francese, infatti, Di Marzio è l’unico che non è ancora stato arrestato né si è costituito, vincendo la sua personale battaglia contro la giustizia italiana, non più capace di perseguirlo.
Molisano d’origine – di Trivento, in provincia di Campobasso – la sua attività nelle Br è legata al contesto romano dove il suo nome è associato all’attentato al dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento della capitale Enzo Retrosi nel 1981 e, su tutti, al tentato sequestro del vicequestore Nicola Simone, il 6 gennaio dell’anno successivo.
Il vicecapo della Digos, scomparso recentemente, era impegnato nella lotta al terrorismo rosso e, in seguito all’episodio dove rimase gravemente ferito e per cui gli venne conferita la Medaglia d’oro al valore, fu il primo direttore dell’Interpol Italia.
A quell’operazione presero parte anche i brigatisti Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli e Marina Petrella, esuli in Francia come Di Marzio ma che adesso, a differenza sua, saranno chiamati di fronte alla giustizia.
La vita francese di Di Marzio è condita da poca cronaca, concentrata tra il IX e il X arrondissement di Parigi a Rue de Maubeuge, all’interno della Taverna Baraonda, il ristorante gestito insieme alla moglie “per gli amanti del cibo, del vino e dell’arte”, come recita un post su Facebook, dove era facile incontrarlo e in cui aveva trovato lavoro anche Alimonti, ora ai domiciliari in attesa del rimpatrio.
Da esule, Di Marzio ha avuto modo di ripercorrere quel periodo di lotta armata, ammettendo in un’intervista di diversi anni fa concessa a Panorama di aver commesso “un mare di sciocchezze” tali che “non le ripeterei”, anche se “prima di giudicare bisogna considerare il contesto”.
Si definiva “cambiato” senza nascondere l’irritazione nei confronti dell’Italia, da cui si sentiva “perseguitato”. “Ho già scontato sei anni di carcere” e “non ho mai ucciso nessuno”, si difendeva nell’intervista.
Per amor di verità, duranti gli anni francesi Di Marzio conobbe anche mesi tormentati. Fermato nell’agosto del 1994 dalle autorità francesi, sempre in seguito alla richiesta arrivata da Roma, l’anno successivo la Corte d’appello si espresse in favore della sua estradizione in Italia. Ma, per via della discussa Dottrina Mitterand, su quel decreto governativo non venne mai posta alcuna firma e Di Marzio sfuggì, una seconda volta, alla giustizia italiana.
La terza, quella di oggi, si è cercato (invano) di evitarla. Proprio in vista delle prescrizioni, all’orizzonte non solo per Di Marzio, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron e il ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti – che, per difendersi dalle accuse piovute dalla sinistra e da alcuni intellettuali dichiaratamente contrari all’estradizione, ha paragonato gli esuli italiani ai terroristi del Bataclan – avevano deciso di accelerare le operazioni.
La decisione del Tribunale di Milano di dichiarare “cittadino comune” l’ex membro dei Proletari armati per il comunismo Luigi Bergamin voleva tentare di superare la prescrizione, fissata all’8 aprile, ma ha provocato la reazione immediata di entrambi gli avvocati di quello che fu il compagno di lotta di Cesare Battisti.
Un provvedimento che “contesteremo” perché “non ha valore in Francia”, ha avvertito l’avvocata Irène Terrel. Le polemiche accese, quindi, hanno scoraggiato a prendere posizioni simili anche per Di Marzio.
Gli arresti dei giorni scorsi hanno sancito una rottura con il passato imposto dalla Dottrina, venendo così incontro alle richieste del governo italiano chiamato, non a breve, a tornare indietro di qualche decennio per fare i conti con la propria storia e con alcuni dei protagonisti di allora che, prendendo in prestito le parole del presidente del Consiglio Draghi, “hanno lasciato una ferita ancora aperta”. Alcuni tranne uno, per l’appunto. Da domani, definitivamente libero.
(da agenzie)
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Maggio 10th, 2021 Riccardo Fucile
IL VIDEO DELLA FEROCE AGGRESSIONE FINISCE SUI SOCIAL
La Polizia di Imperia ha rintracciato e denunciato a piede libero tre persone, responsabili dell’aggressione avvenuta ieri pomeriggio a Ventimiglia su un cittadino extracomunitario. I tre, che saranno denunciati per lesioni aggravate dall’uso di corpi contundenti, sono tutti residenti a Ventimiglia e uno di loro ha precedenti di polizia. E’ al vaglio la posizione di una quarta persona che compare nel video al termine dell’aggressione.
L’aggressione del migrante a sprangate è avvenuta all’angolo tra via Roma e via Ruffini, dietro al Comune e alla caserma della polizia di frontiera. L’uomo, che non è stato ancora identificato ma che avrebbe tra i 30 e i 40 anni, è stato soccorso dal personale sanitario del 118 e portato in ospedale a Sanremo.
Ha riportato diverse lesioni, tra cui un forte trauma facciale, ma le sue condizioni non sono ritenute gravi. La vicenda è ricostruita in queste ore dalla polizia, anche grazie al video diffuso subito dopo l’aggressione sui social che mostra tutta la violenza di quanto successo.
Nel filmato postato da un utente su Facebook si vedono due persone armate di bastone e di una specie di tubo che, assieme a una terza persona a mani nude, rincorrono il ragazzo e lo picchiano con ferocia, anche quando è ormai a terra.
Oltre alle grida dello straniero aggredito, nel filmato si sente la voce in sottofondo di una donna che urla: “Lo ammazza”, “Lo sta ammazzando”, “scendete, aiutatelo che lo stanno ammazzando”.
La polizia ha anche acquisito i filmati del circuito di videosorveglianza cittadino e di alcune telecamere private della zona per identificare gli aggressori.
(da agenzie)
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Maggio 9th, 2021 Riccardo Fucile
ORA SONO DUE AGNELLINI PRONTI A CHIEDERE SCUSA
Da baldanzosi sostenitori delle teorie negazioniste, della fantomatica “dittatura sanitaria” ad agnellini pronti a chiedere scusa.
È la parabola dei due no vax e negazionisti del virus che lo scorso 3 aprile hanno incendiato con due molotov un centro vaccinale a Brescia.
Il primo maggio sono stati arrestati e accusati di terrorismo: davanti al giudice sono prima rimasti in silenzio, ma poi hanno rinnegato le loro farneticanti tesi chiedendo scusa alla cittadinanza. “Sono disperati, sanno di avere fatto una sciocchezza, intendono dimostrare di non essere terroristi”, hanno detto i loro avvocati.
È un’ottima esperienza di antropologia osservare da vicino Paolo P. e Nicola Z., i due no vax (e ovviamente negazionisti) che hanno avuto la brillante idea di lanciare due molotov contro il centro vaccinale di via Morelli, a Brescia, alle 5,57 dello scorso 3 aprile.
Una delle bottiglie ha squarciato un lato del tendone senza per fortuna distruggere migliaia di vaccini che erano conservati lì vicino. I due responsabili del gesto sono due perfetti tipi dei tanti che gridano all dittatura sanitaria, quelli che credono che la pandemia sia un gigantesco complotto e (ovviamente) che i vaccini facciano parte del disegno mondiale.
Paolo P. il 12 aprile (a attentato già avvenuto) se la prendeva con le mascherine usate “per chiudere la bocca ai cittadini” mentre i soldi servono “per chiudere la bocca ai giornalisti”.
Accusava Alessandro Gassman di essere “uguale a quei vermi che chiamavano i nazisti”, rivendicava “la libertà di pagare in contanti”, immancabile la polemica sui “35 euro al giorno” da non dare ai migranti ma agli italiani in difficoltà, rivendicava il diritto di non vaccinarsi perché “non sono una cavia”, lamentava il razzismo degli antirazzisti (“con la scusa del razzismo ce la stanno mettendo nel culo”) e invocava la ghigliottina per farsi rispettare.
Ovviamente additava il ministro Speranza come causa di tutti i mali: “psicopatico del cazzo fatte cura che per le tue fobie hai chiuso in casa 60 000 italiani ipocondriaco di merda”. Un valoroso combattente, insomma.
Sulla stessa linea anche il suo compagnuccio Nicola Z., fervido condivisore degli articoli di Primato Nazionale (giornale vicino a CasaPound) che vede tirannidi dappertutto: si parla di “grande reset”, si invita ad arrestare Speranza “per strage”, si ipotizza che i morti servano all’INPS per pagare “il reddito di clandestinità”, e si rilancia “un genocidio di Bergamo per influenza stagionale spacciata per pandemia”. “Il sistema ha inventato il termine negazionista. Al sistema non fa paura chi nega. Al sistema fa paura chi ragiona”. Ovviamente entrambi invitano alla lotta e così, armati di tutte le loro convinzioni, decidono di passare all’attacco.
L’attacco dello scorso 3 aprile
I due prodi guerrieri (“stiamo a guardare che succede. O si va per ribaltare tutto o inutile muoverci”, scrivono) hanno la brillante idea di preparare le molotov direttamente al distributore di benzina di via Crotte, vicino alla casa di uno dei due, riempiendo due bottiglie di birra. Evidentemente tra le loro capacità di smascherare il mondo si sono dimenticati della presenza di telecamere in ogni benzinaio.
Si avvicinano al centro vaccinale in via Morelli: una bottiglia cade e si incendia sulla strada, l’altra va a segno. “Non si molla di un centimetro, oggi si avanza”, scrivono sui social, con una bella emoticon del fuoco. Guerrieri.
Paolo P. (intercettato) telefona a una sua amica: “Cretini che non abbiamo buttato via la bottiglietta usata per bagnare gli stracci…”. Ma non è l’unica leggerezza: il 16 aprile, transitando di fronte al centro vaccinale, l’uomo manda un messaggio vocale: Signore e signori, è arrivato il circo, freschetto stasera bisogna proprio accendere una stufa… La pandemia è una fesseria, se non guardi la Tv il Covid non esiste più”.
L’operazione non va proprio benissimo se è vero che gli investigatori il 1 maggio arrestano i due accusandoli di terrorismo. Ci si aspetterebbe che i due prodi rivendicassero con forza la legittimità e la veridicità delle proprie idee, lo hanno scritto per mesi che bisogna avere il coraggio delle proprie idee, e invece come accade sempre i lupi diventano agnelli: “Chiediamo scusa alla cittadinanza, non volevamo fare male a nessuno” dicono durante l’interrogatorio di garanzia.
Ma come? Ma non era l’inizio di una rivoluzione? No, no: “solo un gesto dimostrativo”, dicono i due. Volevano “soltanto manifestare contrarietà all’obbligo vaccinale”, dicono, ovviamente lanciando molotov perché nel magico mondo dei complottisti la “forza delle idee” sono due bottiglie scolate di birra e riempite di benzina.
Gli avvocati: Sono disperati, sanno di aver fatto una sciocchezza
Da qui in poi si entra nella fantascienza: nella galassia dei no vax cominciano a fioccare le accuse di complotto, ancora, perché “non è possibile rovinare persone, con accuse sproporzionate, invece, per dare un segnale di presenza dello Stato!”, i veri terroristi sarebbero i magistrati che “ingigantiscono l’accaduto”.
Sui social si difendono i due perché se fossero terroristi non avrebbero “condiviso in pubblico le loro opinioni”. Capito? Che poi quelle opinioni le abbiano rinnegate in un nanosecondo davanti al giudice sembra essere solo un aspetto secondario.
Anche dal punto di vista legale si cambia rotta: dopo essersi avvalsi della facoltà di non rispondere due giorni fa decidono di farsi sentire dal pubblico ministero: “Vogliono dire la verità e spiegare bene come stanno le cose”, sottolinea l’avvocato Daniele Tropea, che li assiste con la collega Maria Francesca Tropea. “Sono disperati, sanno di avere fatto una sciocchezza, intendono dimostrare di non essere terroristi”.
Sui social degli accusati arrivano amici e parenti: la nipote di Nicola Z. se la prende con chi scrive sullo zio “senza conoscere la persona in sé” e ricordando che “il karma esiste”. Un’amica di Z. ci spiega: “chi ha detto che volevano rallentare i vaccini? O che volevano far male a qualcuno? Se voglio far male a persone non ci vado alle 5 o le 6 del mattino ma alle 10!”.
Capito? Dobbiamo ringraziarli di essere andati al mattino così presto. “Io conosco entrambi. Sono due persone che non farebbero male a una mosca”, scrive un amico che, visto che c’è, ci ricorda che “negli stadi fanno di peggio. Quelli che scova Brumotti sono pericolosi”. Interviene un’altra parente: “QUESTA È LA DITTATURA DI MERDA CHE C’È ORA!!! PRIMA DI PARLARE bisogna passare situazioni difficili!!!!!”. Un’amica di Paolo P. (tra l’altro operatrice sanitaria e fiera di non vaccinarsi) il 3 aprile (giorno dell’attentato) sul suo profilo se la prendeva con la notizia dell’attentato scrivendo: “LA VERITA INVECE CHE IL FATTO E SUCCESSO ALL ALBA A STRUTTURE CHIUSE E HANNO DANNEGGIATO UN PO IL TENDONE MENSA…….VI RENDETE CONTO COME E GRAVE MENTIRE SU UN FATTO DEL GENERE? L ODIO CHE GENERA TRA LA GENTE …….”.
E il dubbio è che la situazione sia molto più complessa e seria di un semplice processo a quei due.
(da Fanpage)
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Maggio 8th, 2021 Riccardo Fucile
IN CASO DI CONDANNA SUPERIORE A DUE ANNI SCATTA LA DECADENZA DA PARLAMENTARE IN BASE ALLA LEGGE SEVERINO: DA QUI IL TENTATIVO DI MODIFICARLA PRIMA CHE PER LUI SIA TROPPO TARDI
Raccontano che Matteo Salvini, dal 17 aprile scorso, giorno del rinvio a giudizio
per sequestro di persona nel caso Open Arms a Palermo, sia preoccupato. Perché oltre a sentire il fiato sul collo di Giorgia Meloni, che ogni settimana gli rosicchia mezzo punto nei sondaggi, il leader della Lega teme quel processo anche per gli effetti della legge Severino che potrebbero stroncare sul nascere la sua corsa a Palazzo Chigi o, ancora peggio, interrompere un possibile futuro incarico da premier.
Quella norma, che nel 2013 portò già alla decadenza dal Senato di Berlusconi, infatti prevede l’incandidabilità o l’ineleggibilità per il parlamentare che abbia avuto una condanna superiore ai due anni o la decadenza (anche da membro del governo) se il mandato è in corso.
Ipotesi non peregrina visto che il reato di sequestro di persona per cui Salvini è imputato a Palermo prevede una pena fino a 15 anni.
“Se condannato Salvini rischia di essere un leader zoppo” dice un big del Carroccio. E Salvini giovedì a Porta a Porta ha lanciato un segnale preciso: il Carroccio raccoglierà le firme per alcuni quesiti referendari sulla giustizia con i Radicali.
Ci sarà la responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere e proprio l’abolizione della legge Severino che tanto fa paura a Salvini.
Il leader del Carroccio vuole velocizzare i tempi per andare a Palazzo Chigi e non è un caso che due giorni fa sia stato il primo a lanciare la corsa di Draghi al Quirinale: “Lo sosterremo” ha detto Salvini che, rispetto a Giancarlo Giorgetti, non vuole che il governo duri fino al 2023.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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