Aprile 4th, 2017 Riccardo Fucile
ALTRO CHE CURRICULA, POSTI SPARTITI TRA FAMELICHE CORRENTI ROMANE GRILLINE
Stefano Antonio Donnarumma nelle vesti di amministratore delegato e Luca Lanzalone nel ruolo di presidente.
Sono questi i due principali nomi nuovi per i vertici di Acea spa, la società partecipata al 51% dal comune di Roma che si occupa di servizi idrici ed energetici.
Nel pomeriggio di lunedì 3 aprile, l’amministrazione comunale ha ufficializzato le liste dei “candidati” per il rinnovo del cda da parte degli azionisti.
Candidature che saranno ratificate dall’assemblea degli azionisti il 27 aprile (o al massimo il 4 maggio in seconda convocazione).
Oltre a Donnarumma e Lanzalone, sono stati indicati quali componenti di parte pubblica del consiglio anche Gabriella Chiellino, Liliana Godino e Michaela Castelli. Un lavoro politico certosino messo a punto da Virginia Raggi per tentare di non scontentare nessuna delle anime del M5s presenti nell’amministrazione comunale.
Qualche polemica, tuttavia, l’ha suscitata proprio la nomina a presidente dell’avvocato Lanzalone, per alcune settimane chiamato gratuitamente in Campidoglio in qualità di “consulente legale” sull’ingarbugliata vicenda dello stadio della Roma, mossa vista come “sospetta” da diversi esponenti di opposizione, che sono arrivati a parlare di “ricompensa” da parte del M5s capitolino.
Un momento molto atteso quello di ieri per la sindaca Raggi, che avrebbe voluto mettere mano al cda di Acea sin dai primi giorni del suo mandato — ormai 10 mesi fa — salvo poi dover fare marcia indietro in virtù della clausola di risarcimento mostre da 1,3 milioni accordata all’ormai ad uscente, Alberto Irace, al momento del suo arrivo a piazzale Ostiense. “Ci batteremo con ogni mezzo per difendere il nostro 51% e l’acqua come bene pubblico essenziale, nel rispetto del referendum del 2011“, aveva scritto Virginia Raggi in un post su facebook proprio il 2 luglio 2016.
In uscita anche il presidente Catia Tomassetti e i consiglieri Elisabetta Maggini, Roberta Neri e Paola Antonia Profeta, tutti espressione dell’ex giunta guidata da Ignazio Marino.
CHI SONO I NUOVI VERTICI
Fra le nuove nomine, quella di Donnarumma rappresenta certamente la carta dell’esperienza. Ingegnere dal 1994 e attualmente presidente della milanese A2A, il manager era già stato nell’azienda capitolina dal 2007 al 2012 — quando il Campidoglio era guidato da Gianni Alemanno — svolgendo prima il ruolo di direttore operazioni di Acea Distribuzione (il braccio operativo di Acea spa per la gestione della rete elettrica e della pubblica illuminazione di Roma) e divenendo poi presidente e quindi amministratore delegato della stessa società .
Negli ultimi anni, Donnarumma era passato alle dipendenze di Adr Aeroporti di Roma nel ruolo di airport management e accountable manager degli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, per poi diventare presidente della società Adr Assitance.
Prima dell’esperienza in Acea, invece, aveva ricoperto ruoli nelle aziende private Bombardier e Alstom, produttrici di treni fra cui quelli destinata all’Alta Velocità Italiana.
Lanzalone, al contrario, è conosciuto nella capitale soprattutto per aver seguito negli ultimi tempi la vicenda dello stadio della Roma e di aver permesso a Virginia Raggi di raggiungere l’accordo che porterà nelle prossime settimane alla revisione completa del progetto relativo al nuovo impianto di Tor di Valle.
Un “incarico gratuito” quello fin qui ricoperto dall’avvocato genovese, che ha un passato recente a Livorno come consulente di un’altra amministrazione pentastellata, quella di Filippo Nogarin, per la quale ha seguito il caso Aamps.
Il giorno della ratifica verranno ufficializzati anche i nomi dei membri del cda espressi dalla parte privata, in primis il gruppo francese Suez Environnement, che detiene il 23,3% di quote ed esprimerà 3 componenti, e il Gruppo Caltagirone Spa, che ne esprimerà soltanto 1. Va ricordato che il 22 settembre scorso Caltagirone ha ceduto a Suez il 10,85% delle azioni, proprio in cambio di una quota del 3,5% della spa francese.
UN NOME PER OGNI ANIMA GRILLINA
Come detto, Virginia Raggi questa volta ha avuto la possibilità di non scontentare nessuno, assegnando un ruolo a ciascuna delle principali anime che compongono la sua amministrazione e la maggioranza che la sostiene.
Se l’ad Stefano Donnarumma è indicato come persona gradita alla componente lombardiana, con riferimento alla deputata Roberta Lombardi e al presidente dell’Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, Lanzalone è diretta espressione della stessa sindaca, rimasta fin qui molto soddisfatta dal lavoro compiuto dall’avvocato sulla vicenda stadio.
Spazio anche all’assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, che avrebbe voluto un salto di carriera per il suo braccio destro Giorgio Simioni, ma è costretto ad “accontentarsi” di esprimere una delle consigliere d’amministrazione, Gabriella Chiellino, 48enne veneta specializzata in risparmio energetico.
Da Genova, come Lanzalone, arriva anche Liliana Godino, contatto di Beppe Grillo e già responsabile acquisti di Grandi Navi Veloci. Infine, Michaela Castelli, 47 anni, avvocato e manager dall’ampio curriculum “consigliata” dall’ad in pectore Donnarumma.
DUBBI E POLEMICHE
Le nomine partorite dal Campidoglio non piacciono però al Pd e a Forza Italia, che attaccano frontalmente la sindaca.
“Ecco la vera natura del M5s — dice Lorenza Bonaccorsi, deputata del Pd — Acquisire che l’avvocato Lanzalone ha lavorato gratis per il comune sullo stadio e quindi viene ricompensato con la nomina a presidente Acea è un reato”.
Le fa eco Davide Bordoni, capogruppo capitolino di Forza Italia, secondo il quale “le nomine in Acea sono ad appannaggio di amici e creditori della sindaca, come l’avvocato Luca Lanzalone che aveva lavorato gratis per il comune e che ora, come risarcimento, si ritrova uno stipendio da dirigente”.
Polemici perfino i Verdi: “Siamo sorpresi, ma non troppo, che proprio sulla questione delle nomine dei vertici Acea il M5s abbia rinunciato al tanto sbandierato metodo della ricerca del curriculum migliore”.
Vincenzo Bisbiglia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 3rd, 2017 Riccardo Fucile
PENOSO AUTOGOL DEL M5S: SILURATA SIMONA LAING, EX DG DELLE FARMACIE COMUNALI DI ROMA, CHE AVEVA SCOPERTO FURTI E RIPORTATO IN UTILE UN’AZIENDA IN ROSSO FISSO… LA POLTRONA SERVIVA A QUALCHE FEDELISSIMO GRILLINO
Le hanno dato il benservito nonostante un bilancio in positivo (+ 530 mila euro) dopo anni di
“rosso”, due milioni in meno di esposizione finanziaria, meno debiti verso i fornitori, oltre a svariate denunce presentate in procura contro sprechi e malversazioni.
Dopo le nomine in Acea, lo spoil system dei 5 Stelle a Roma si allunga anche su Farmacap, la municipalizzata del Campidoglio che gestisce (fino al 2015 in costante perdita) 45 farmacie comunali.
A perdere il posto, licenziata “per giusta causa” e perchè “era venuto meno il rapporto di fiducia ” è stata, due giorni fa, Simona Laing, 45 anni, da Pistoia, ex dg dell’azienda.
Era entrata in conflitto col commissario Angelo Stefanori, nominato a gennaio da Virginia Raggi.
“La verità – si sfoga Laing – è che davo noia”.
Si spieghi meglio
“Me lo disse un signore molto influente, appena arrivata in città , nell’estate 2015, chiamata da Ignazio Marino: “Non ti faranno mettere a posto l’azienda. Sarebbe un caso che Roma non può accettare. Diventeresti un modello”. In un anno ho reso Farmacap più efficiente e ho aperto 3 farmacie h24. Sono brava ma non credo di essere un genio. Quello che ho fatto io poteva essere fatto anche da chi mi ha preceduto. La differenza? Non sono di Roma, non sono “comprabile”. Volevo vincere la sfida. E c’ero quasi riuscita”.
Il commissario le contesta le cifre del bilancio: scrive che l’utile da lei raggiunto è “fittizio” perchè non tiene conto dei “diritti acquisiti dai dipendenti: buoni pasto e arretrati”.
“Ma non si può dare un giudizio su un bilancio perchè non ci sono i buoni pasto che non ho sospeso io e che, tra l’altro, anche per i giudici non erano dovuti”.
Sta di fatto che lei è entrata in conflitto con dipendenti e sindacati.
“Solo con la Cgil che ha fatto asse col commissario per farmi allontanare “.
Tra i motivi del suo licenziamento, secondo Stefanori c’è anche la sua scarsa presenza in azienda.
“Pettegolezzi da poco. Come direttore generale non ho l’obbligo di timbrare il cartellino. In base a cosa Stefanori dice così? Non c’è mai stata una volta in cui mi abbia convocato e non mi abbia trovato in sede”.
Il commissario arriva il 10 gennaio. Lei è stata licenziata il 1° aprile: quando si inizia a deteriore il vostro rapporto?
“Non gli è mai interessato entrare in sintonia con me. In due mesi mi ha inviato 2 lettere di contestazioni disciplinari e 50 note. La situazione degenera col licenziamento di 4 dipendenti sorpresi a rubare farmaci. C’è un’inchiesta della procura, ci sono le telecamere che riprendono i furti. Bisognava dare un segnale e io l’ho fatto: come fai a non licenziare chi ruba 220 volte in un mese?”.
E Stefanori?
“Contesta la legittimità del mio provvedimento. Ma i 5 Stelle non erano quelli che se c’era qualcosa di strano bisogna rivolgersi immediatamente alla procura?”.
Il suo rapporto con la giunta Raggi com’è stato?
“Finchè al Bilancio c’era l’ex assessore Marcello Minenna ho lavorato benissimo, parlavamo la stessa lingua. Dopo settembre, dopo le sue dimissioni, sono stata lasciata sola fino all’arrivo di Stefanori. Ora che sono stata cacciata mi chiedo: è questo il trattamento riservato alla nuova classe dirigente? Intanto ho deciso di impugnare il mio licenziamento e di chiedere i danni d’immagine “.
Dopo le voci di liquidazione, sembra che il Comune ora voglia tenere Farmacap. Proprio il giorno del suo licenziamento, il Campidoglio ha stanziato 10 milioni per coprire la crisi di liquidità dell’azienda. Come giudica questa mossa?
“Farmacap non ha bisogno di quei soldi, perchè quel debito lo si può risanare tenendo i bilanci in utile, come stavo facendo io. La verità è che invece di stanziare quei soldi per la povera gente si prevede già che la gestione di Stefanori porti ad avere delle perdite. Così l’azienda tornerà a essere una mucca da mungere”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 3rd, 2017 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE DI DI MAIO E’ OFFUSCATA E DIVISIVA, SI CERCA UN’ALTERNATIVA… DAVIGO: “I PARTITI SMETTANO DI CANDIDARE MAGISTRATI”
L’antecedente storico, per quanto fallito, degli esperimenti politici collegati al lavoro di Gianroberto Casaleggio è stato l’Italia dei Valori: un partito, poi ridimensionato per varie ragioni, guidato da quello che era allora il pm più in voga, Antonio Di Pietro.
Il Movimento Cinque Stelle, nell’idea di Casaleggio, non doveva nè poteva ripercorrere quella strada, di «partito di un pm e tanti poliziotti», ma non per questo ha smesso di corteggiare i magistrati e amare le divise. Tutt’altro.
Poichè il candidato premier del Movimento non è affatto scontato, e passerà dalla «procedura» del voto online (sui server dell’azienda), una fonte ci racconta che un’idea è circolata, nei vertici del mondo cinque stelle: convincere Piercamillo Davigo ad accettare una candidatura.
O, in subordine, una «chiamata» dopo una eventuale vittoria col proporzionale; opzione che, per un servitore dello Stato, potrebbe essere più difficile da rifiutare.
Naturalmente è un’idea molto difficile da realizzare.
Ma non dissimile, come schema, dal tentato coinvolgimento di Stefano Rodotà , o di Nino Di Matteo, nel biennio 2013-2014.
Abbiamo interpellato ieri l’ex presidente dell’Anm per chiedergli lumi su questa indiscrezione, ci ha detto che preferisce non commentare, e non fare interviste.
Ma il suo pensiero fino a oggi è stato chiaro: Davigo ha appena lasciato la guida dell’Anm dicendo che le carriere di magistrato e di politico è meglio rimangano separate. Poi ha anche detto questa frase sui passaggi dalla toga alla politica: «È un reato a concorso necessario. Se (i magistrati, ndr.) si candidano c’è qualcuno che li candida. Smettano di candidarli».
Insomma, ha ricordato, i casi sono pochi (sei magistrati su novemila) e soprattutto, sono voluti dai partiti. Una ritrosia che non fermerà i grillini.
Che i capi del Movimento (Milano, e mondo milanese) stiano cominciando ad avvertire sinistri scricchiolii nella credibilità dei suoi giovani leader, è innegabile. L’unica a brillare davvero, nella considerazione, è la sindaca torinese Chiara Appendino.
La leadership di Di Maio non ha affatto messo d’accordo un gruppo di parlamentari-guida che, nonostante i proclami, sono assai divisi.
La Casaleggio anche per questo si muove con discrezione per allargarsi a pezzi di valore della società , con un’attenzione speciale al mondo dei magistrati, in primis.
Al convegno inaugurale della neonata Associazione Casaleggio, anticipato dalla Stampa, che si terrà l’8 aprile, era stato invitato anche Francesco Greco, il procuratore di Milano.
E ha da poco confermato la sua presenza Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina, un fuoriclasse della magistratura, assai stimato da Davigo, e coautore con lui dell’ultimo libro, Giustizialisti.
Ardita ha spiegato al Corriere di non aver mai conosciuto Gianroberto Casaleggio (di cui l’8 si ricorda appunto la figura, scomparsa un anno fa), ma qui possiamo raccontare una curiosità , cioè che Casaleggio conosceva bene lui, perchè uno dei suoi più capaci collaboratori del tempo, Nicola Biondo, gliene aveva parlato regalandogli un libro di Ardita che il cofondatore del M5S apprezzò tantissimo, dal titolo Ricatto allo Stato (sottotitolo: La trattativa tra Cosa nostra e le istituzioni), edito da Feltrinelli. Un libro per tanti aspetti illuminante.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Aprile 3rd, 2017 Riccardo Fucile
MARIO PUDDU ACCUSATO DI ABUSO D’UFFICIO
Siccome l’ha scritto su Facebook il primo aprile in pochi ci hanno creduto: «Con mia grande
sorpresa mi è stato appena notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari per un presunto abuso d’ufficio», ha scritto Mario Puddu, sindaco di Assemini, due giorni fa. Gli scarsi particolari sulla vicenda forniti dal primo cittadino però ci aiutano a capire di che si parla.
La notizia della chiusura delle indagini nei confronti del sindaco arriva infatti a nove mesi dall’annuncio dell’indagine per abuso d’ufficio nei suoi confronti in seguito all’esposto presentato dall’ex segretaria comunale Daniela Petricci che lo accusa di aver subito “comportamenti vessatori”.
L’ex dirigente, difesa dall’avvocato Carlo Amat, sostiene di essere stata cacciata dal servizio in seguito a una presunta “campagna denigratoria”.
L’ex dirigente sostiene di essere stata rimossa dal servizio, una volta diventata vittima di una “campagna denigratoria”.
Petricci accusa di avere ricevuto quattro visite fiscali e una denuncia per truffa, per poi uscirne pulita, e chiosa spiegando di essere stata ridotta “alla mansione di un impiegato dell’anagrafe”. Non solo.
La donna afferma che Puddu, fin dalla sua elezione nel 2013, abbia creato “uno staff non ufficiale“
La donna non è la prima a rivolgere questa accusa a Puddu. L’anno scorso, infatti, tre consigliere comunali, Rita Piano, Irene Piras e Stefania Frau, avevano attaccato giunta e sindaco M5S per la presenza di “uno staff occulto in conflitto d’interessi”.
Pochi giorni dopo, il Movimento 5 Stelle le aveva prima sospese e poi espulse, con un’email firmata dallo staff di Beppe Grillo.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 3rd, 2017 Riccardo Fucile
IN PRIMO GRADO E’ STATO CONDANNATO A 7 MESI, ORA LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE
È trascorso un mese esatto dalla sentenza di condanna in primo grado con cui si è concluso il processo direttissimo nei confronti del consigliere comunale di Alessandria Angelo Malerba per il furto di due banconote da 50 euro sfilate dal portafoglio di un cliente della palestra Pianeta Sport, che lo stesso politico – eletto nel Movimento 5 Stelle, che adesso siede in municipio nel gruppo misto – frequentava abitualmente.
Scade il termine per il deposito delle motivazioni del verdetto: il giudice Giorgia De Palma spiegherà , cioè, perchè lo ha ritenuto colpevole di aver premuto la serratura dell’armadietto in cui un avventore della palestra (con il quale il consigliere, poco prima, aveva pure scambiato qualche convenevole di buona creanza) aveva riposto indumenti e documenti, di aver prelevato il portafoglio, di aver selezionato due banconote da 50 euro ciascuna da trasferire nel proprio giubbotto e di aver richiuso l’armadietto controllando accuratamente che non si notasse
l’interferenza furtiva.
La sequenza delle azioni, di cui avevano dato conto i carabinieri (che da un po’ di giorni, in caserma, osservavano il monitor collegato con le telecamere nascoste piazzate nello spogliatoio), era stata riscontrata visivamente anche dai pubblici ministeri Alessio Rinaldi e Andrea Zito che, al processo, hanno prodotto il cd contenente il filmato, riferito, in particolare, alla mattina del 10 marzo 2016, quando scattò l’arresto in flagranza.
E il filmato, alla fine, dopo ripetuti tentativi della difesa di impedirne la visione (che contestò comportamenti irrituali o formalmente illeciti da parte degli investigatori), è passato davanti agli occhi del giudice, così come dei pm e del difensore Francesco Ponzano, nominato d’ufficio per l’udienza conclusiva della direttissima (il 3 marzo 2017).
VOLEVA CANDIDARSI SINDACO
I pubblici ministeri, sottolineando «il comportamento non collaborativo durante tutto l’iter processuale, privo di qualsiasi pentimento per un fatto spudoratamente evidente», avevano chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione.
Il giudice ha inflitto sette mesi, concedendo i doppi benefici della sospensione condizionale e della non menzione.
Dal deposito delle motivazioni, ora decorrono 45 giorni di tempo in cui la difesa potrà decidere se impugnare il verdetto in Appello.
Aveva già fatto intuire di sì, così come aveva manifestato l’intenzione di pubblicizzare «gli atti processuali dopo la sentenza, perchè adesso si può» disse l’avvocato, insistendo sull’ipotesi di un complotto contro Malerba come politico che, ebbe a riferire il legale, avrebbe potuto candidarsi a sindaco quando era esponente del M5S.
Nel processo direttissimo il difensore di fiducia Martinelli aveva dismesso il mandato (mentre lo ha conservato nel processo ordinario, che prosegue il 16 giugno, per episodi analoghi in palestra).
L’imputato, però, potrebbe anche personalmente firmare l’impugnazione della sentenza avanti alla Corte d’Appello.
Silvana Mossano
(da “La Stampa”)
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Aprile 2nd, 2017 Riccardo Fucile
DAL LEADER A DE VITO-LOMBARDI A COLOMBAN: CHI C’E’ DIETRO I CANDIDATI AL CDA… NESSUNA DIFFERENZA RISPETTO AI METODI DELLA KASTA
Per i 5 Stelle è la prima grande operazione di spoil system: Virginia Raggi, sindaca di Roma, è alle
prese con il rinnovo del board di Acea, multiutility dell’acqua e dell’elettricità , azienda tra i principali player tricolori, unica società quotata in Borsa nella galassia delle partecipate del Campidoglio.
E siccome la sindaca grillina ha già dimostrato di avere più d’un problema con le nomine, che tanti grattacapi le hanno sin qui procurato, i vertici del Movimento hanno deciso di metterla di nuovo sotto tutela: piazzando, nella lista dei magnifici cinque chiamati a sedere per il Campidoglio nel più importante cda del Gruppo Roma, uomini e donne di provata fede, tutti rispondenti a una precisa filiera interna ai 5S.
Adattata ai tempi, è a suo modo una lottizzazione in perfetto stile vecchia Dc, rimasta insuperata nella spartizione dei posti fra correnti.
Esattamente ciò che avverrà in Acea, considerata dai grillini la prova generale di quel che potrebbe accadere tra un anno, con la “presa” – data da molti per probabile – di Palazzo Chigi.
Perciò “è vietato sbagliare”, si sono molto raccomandati lungo la direttrice Milano-Genova. La stessa che ha condizionato l’intera partita sulla multiutility e influenzato la scelta della maggioranza capitolina, chiamata stavolta dalla sindaca a condividere il percorso di selezione dei nomi.
Ad aprire la lista dei rappresentanti di Roma Capitale – depositata ieri pomeriggio nella sede di Piazzale Ostiense in vista dell’assemblea dei soci che si terrà il 27 aprile – è l’ingegner Stefano Donnarumma, direttore Rete di A2A e un trascorso alla guida di Acea Distribuzione: il suo nome è stato caldeggiato dai consiglieri comunali su proposta del presidente dell’Aula Marcello De Vito, pupillo della deputata Roberta Lombardi, e ha subito ricevuto l’ok di Davide Casaleggio. L’ad sarà lui.
Alla presidenza, invece, andrà l’avvocato genovese Luca Lanzalone, che per conto della giunta Raggi ha condotto la trattativa con la Roma Calcio sul nuovo stadio a Tor di Valle: a imporlo è stata la sindaca in persona, che ha così risolto il problema della sua parcella, visto che per vari motivi, di budget e burocratici, non era stato possibile inquadrarlo come consulente di Palazzo Senatorio.
Anche a costo di litigare con Massimo Colomban, l’autorevole assessore alle Partecipate, che gli avrebbe preferito l’ingegner Giorgio Simioni, suo braccio destro in Campidoglio, già assunto in Acea come consulente al ragguardevole stipendio di 240mila euro l’anno.
Colomban però non è rimasto a bocca asciutta. Un posto in cda lo ha strappato lo stesso.
Tra i consiglieri ci sarà infatti la sua quasi compaesana Gabriella Chiellino, 48 anni, da Conegliano Veneto: laureata in Scienze Ambientali all’Università Cà Foscari di Venezia, dove poi è rimasta come docente a contratto, ha fondato nel 2003 la società di consulenza e progettazione eAmbiente srl e nel 2010 la eEnergia, specializzata in risparmio energetico nei processi produttivi e terziario.
Da Genova, sponsor Beppe Grillo, arriva invece Liliana Godino, già responsabile acquisti di Grandi Navi Veloci e ora dirigente di un’altra grande azienda del settore.
Infine, visto che serviva una terza donna per rispettare le quote rosa e i grillini faticavano a trovarla, l’amministratore delegato in pectore ne ha indicato in extremis una “sua”: l’avvocata Michaela Castelli, classe 1970, e una sfilza di incarichi.
Siede infatti nel board dell’Istituto centrale banche popolari, di cui è anche presidente del comitato di controllo, nonchè membro del collegio sindacale della Nuova Sidap srl (gruppo Autogrill), del cda di Recordati e presidente della vigilanza di Becton Dickinson, multinazionale leader nelle tecnologie medicali.
Due uomini e tre donne: a loro l’onere di vincere la sfida del primo spoil system a 5 stelle, realizzato con una versione aggiornata dell’intramontabile Cencelli.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 2nd, 2017 Riccardo Fucile
I GIUDICI DECISI A VALUTARE SUBITO LE ISTANZE CIVILI E PENALI
Non è tempo di portare le cose alle lunghe. Sopratutto in campagna elettorale.
Tant’è che il procuratore capo Francesco Cozzi ordina al pm Walter Cotugno di convocare urgentemente da una parte Beppe Grillo ed Alessandro Di Battista indagati per diffamazione; dall’altra Marika Casimatis come persona offesa ed “informata sui fatti”. Soprattutto, il capo dei pm genovesi vuole che la vicenda sia chiusa entro la prossima settimana.
In un verso o nell’altro: sia verso un approfondimento di indagini, sia verso l’archiviazione.
Al leader e al deputato dei Cinque Stelle domani saranno notificati gli avvisi di garanzia, sorti dalla iscrizione dei due pentastellati nel registro degli indagati dopo la querela presentata da Marika Cassimatis, la candidata a sindaco di Genova che ha vinto le primarie on-line, ma che a sorpresa è stata esautorata dal garante, perchè a lui non gradita
La professoressa di Geografia (insegna al “Rosselli” di Sestri Ponente) sostiene di essere stata diffamata, che lei ed i componenti della sua lista siano stati perfino minacciati sul web. L’esposto, presentato il 17 marzo scorso, parte da alcune frasi postate dall’ex comico genovese sul suo blog.
Grillo ha accusato Marika Cassimatis di “avere ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine dei M5S, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti…”.
Inoltre, l’astro nascente del movimento dei grillini, Alessandro Di Battista, durante una intervista rilasciata a Torino in quei giorni, ha detto “…Siamo in una vasca di squali…». Le accuse sarebbero corroborate da prove.
«Nè io, nè qualcuno della mia lista ha fatto mai fatto attività contro i Cinque Stelle – ripete la candidata “scomunicata” – per giunta queste accuse fanno riferimento a documenti che sono stati presentati, ma non sappiamo a cosa si riferiscano. Sto cercando di venirne a conoscenza, ma senza alcun risultato».
Parallelamente alla vicenda penale si muove quella civile. L’avvocato romano Lorenzo Borrè, sempre su mandato di Cassimatis, ha presentato due distinti ricorsi al Tribunale di Genova
Il primo è una classica citazione per richiesta danni e come tale deve essere notificata alla controparte, quindi al Movimento Cinque Stelle oppure al garante, a Grillo.
Il secondo ricorso è una istanza cautelare, con la quale si chiede da una parte l’annullamento della delibera con la quale il fondatore ha azzerato la vittoria della candidata; dall’altra, la revoca della nomina di Luca Pirondini, il competitor.
L’istanza, con carattere di urgenza, chiede l’intervento dirimente dei giudici prima dei 50 giorni che precedono le elezioni amministrative di Genova.
La lettera, però, è stata spedita da Roma attraverso posta certificata. «E io non l’ho ancora vista, sulla mia scrivania non è arrivata – afferma Claudio Viazzi, presidente del Tribunale di Genova – quando la vedrò, deciderò a chi assegnarla, può darsi che vada alla Prima Sezione Civile competente sulle questioni elettorali e su quelle associative».
Al riguardo, però, il presidente dei giudici genovesi non nasconde qualche perplessità su come intervenire sulla vicenda: «Non so se siamo di fronte ad un movimento, ad una associazione che non ha regole, che non ha statuto o a qualcos’altro – precisa – e bisognerà capire fino a che punto l’associato può far valere i diritti eventualmente lesi».
Comunque, le due vicende (penale e civile) dal punto di vista temporale potrebbero essere affrontate contestualmente.
La prossima settimana è decisiva. Si capirà se il Movimento, di colpo, rischia di trovarsi privato del simbolo e con Cassimatis rimessa in sella dal tribunale.
Altrimenti, la candidata non avrebbe quello che i giudici chiamano “diritto esigibile”.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile
QUELLO CHE MOLTI NON SANNO E’ CHE SONO STATI REGISTRATI DUE MOVIMENTI, UNO CON V MAIUSCOLA E UNO CON LA V MINUSCOLA CHE HA LA PROPRIETA’ DEL SIMBOLO (E CHE E’ IN MANO A GRILLO, A SUO NIPOTE E AL SUO COMMERCIALISTA)
Nella vicenda genovese che vede contrapposta Marika Cassimatis alla nomenklatura grillina, con
relativa querela a grillo e Di Battista, il vero spauracchio che grava sul M5S è un altro. Cassimatis, assistita dall’avvocato Lorenzo Borrè, ha presentato in parallelo un ricorso civile e una richiesta di sospensiva della nomina dell’avversario secondo classificato, Luca Pirondini.
Un provvedimento d’urgenza: il legale chiede che l’udienza venga fissata entro 50 giorni prima delle elezioni a sindaco del capoluogo ligure, quindi in un periodo che ricadrebbe poco dopo la metà di aprile.
La posta in gioco è altissima: il tribunale potrebbe infatti ribaltare tutto e riportare in corsa Cassimatis. E il rivolgimento a quel punto innescherebbe un cortocircuito burocratico e politico: chi correrà , nel caso, con il simbolo del Movimento 5 Stelle?
Il divorzio si consuma a metà marzo.
Le “comunarie” per scegliere il candidato grillino si tengono con un nuovo meccanismo, pensato per eliminare le correnti e le voci più critiche. A sorpresa, però, vince l’outsider movimentista Cassimatis, che batte per 362 voti a 338 il più ortodosso Luca Pirondini, vicino ad Alice Salvatore, capogruppo in consiglio regionale del Movimento e custode ligure della linea dettata da Beppe Grillo e Luigi Di Maio. Passano pochi giorni ed è proprio il comico, il 17 marzo, ad annullare tutto.
Cassimatis viene scomunicata perchè sarebbe troppo vicina ai dissidenti locali (in Comune se n’erano già andati quattro consiglieri, guidati da Paolo Putti).
Lei e il suo team, agli occhi di Grillo, sono «personaggi che hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento 5 Stelle». Rincara la dose Di Battista, con interviste ai giornali: «Ci sono persone non in linea con la nostra lotta»; meglio cacciarle subito «piuttosto che correre il rischio di ritrovarseli in un altro gruppo». Pirondini viene ripescato e la decisione viene ratificata bypassando la volontà della comunità genovese di attivisti, con una seconda votazione aperta a tutti i militanti italiani. «Stiamo conducendo una battaglia di legalità e trasparenza – replica Cassimatis, che si definisce come Davide contro Golia – nessuno ha ancora giustificato con documenti le accuse nei miei confronti».
Le frasi di condanna dei leader sono finite nella querela penale.
Nel ricorso civile, invece, il difensore di Marika Cassimatis indica una serie di violazioni delle stesse regole interne del partito fondato da Grillo, tra cui il mancato rispetto della consultazione e il processo alle intenzioni, per cui non vengono mai fornite le prove: è proprio questo uno degli aspetti più evidenziati nel ricorso.
È così che si arriverà alla più che probabile udienza in tribunale e a uno scenario assai temuto dall’intellighenzia grillina.
Se il giudice la rimettesse in corsa, Marika Cassimatis ritornerebbe sulla carta a essere il candidato «legittimo» del “MoVimento 5 stelle”, la formazione politica che raggruppa milioni di attivisti.
Ciò che non tutti sanno è che esiste un “Movimento 5 stelle” con la v minuscola, con sede a Genova in via Ceccardi, fondato da un direttorio composto da Beppe Grillo, dal nipote avvocato Enrico e dal commercialista Enrico Maria Nadasi.
È questa seconda entità giuridica distinta ad avere la proprietà del simbolo del Movimento, che potrebbe in teoria essere comunque rifiutato alla candidata sgradita.
Di qui il possibile cortocircuito, burocratico e politico.
Il mal di testa è appena all’inizio per chi non si orienta più tra codici, (non) statuti, simboli, società e duplicazione dei portabandiera.
(da “la Repubblica”)
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Aprile 1st, 2017 Riccardo Fucile
DI BATTISTA INFURIATO PER LA QUERELA A SUO CARICO DELLA CASSIMATIS… MA IL RISCHIO CONCRETO E’ CHE SALTI LA LISTA E SI VADA A FONDO SU ALTRI ASPETTI DEL BLOG
Le versioni non combaciano. 
Alla notizia, proveniente da Genova, che Beppe Grillo e Alessandro Di Battista sono indagati per diffamazione di Marika Cassimatis (la ex candidata sindaca M5S, epurata da Grillo), Roberto Fico ha commentato: «Siamo tranquillissimi, non c’è nessun problema».
Una fonte ci racconta invece che Di Battista s’è infuriato. Una volta fu accusato per aver mostrato in tv un cartello (a forma di piovra gigante) con gli indagati di mafia capitale, solo che c’era anche uno che non è indagato.
Anche allora Di Battista si adirò (è dire poco) e cercava chi fosse l’autore di quella grafica: «Possibile che se non controllo io mi rifilate sempre delle fregature?».
Nel Movimento, quando c’è qualche problema, si scarica sempre addosso a qualcun altro.
La lezione del resto è quella di Grillo (il blog non è il suo, hanno sostenuto i suoi legali, in una recente causa intentata dal Pd).
La vicenda di Genova è chiara: il 17 marzo, nel post con cui cacciava la Cassimatis, Grillo evocava innanzitutto dei dossier («mi è stato segnalato, con tanto di documentazione»), poi scriveva: la Cassimatis e altri dei 28 candidati «hanno ripetutamente e continuativamente danneggiato l’immagine del MoVimento, dileggiando, attaccando e denigrando i portavoce e altri iscritti, condividendo pubblicamente i contenuti e la linea dei fuoriusciti dal MoVimento; appoggiandone le scelte anche dopo che si sono tenuti la poltrona senza dimettersi e hanno formato nuovi soggetti politici vicini ai partiti».
In sostanza dava alla Cassimatis della donna attaccata a incarichi e prebende, e traditrice dei valori M5S.
Lei, dopo aver chiesto di poter vedere «la documentazione» – che, prevedibilmente, non è pervenuta – ha sporto querela, e un pm genovese sta dando seguito alla cosa. Cassimatis ha querelato poi anche Di Battista, che al Corriere.it aveva dichiarato: «Il Movimento deve tutelarsi dagli squali».
La Cassimatis non vuole esser collocata nella famiglia dei pescecani. Vedremo cosa ne diranno i giudici.
Ma la parte più interessante è che la querela è una freccia nella carne viva di Grillo, del blog, degli account (i legali di Grillo usano il plurale), e della Casaleggio (che è titolare dei dati, mentre un dipendente, elogiatore di Putin sui social, è il gestore manuale del blog).
Nella querela del Pd Grillo si è difeso dicendo, innanzitutto, che il post non era firmato, e il blog intestato a un altro soggetto (Emanuele Bottaro).
Il querelante, il responsabile legale del Pd Francesco Bonifazi, ha però scritto sul suo profilo Facebook che ci saranno interessanti sorprese nel capitolo sul blog e il fisco. Vedremo.
In questo caso genovese, il post è invece firmato direttamente da Grillo.
La Cassimatis fa di più: ieri è partita un’azione civile. L’avvocato, Lorenzo Borrè, ci spiega: «Abbiamo impugnato sia l’esclusione della candidata sia il ripescaggio di Pirondini, siamo in attesa della fissazione dell’udienza cautelare».
Cassimatis è sicura, «il voto era regolare. Grillo avrebbe dovuto chiamarmi prima del voto online per dirmi cosa non andava bene». Se le sue ragioni fossero accolte, il M5S potrebbe restare senza lista. Caos totale a Genova.
Ma un’offensiva giudiziaria è in corso anche altrove.
Innanzitutto perchè il «garante» non è previsto nè nel «non statuto», nè nel regolamento.
In secondo luogo, la modifica del regolamento fu votata solo online, senza i tre quarti dei votanti, e in violazione di una prescrizione del codice civile (che impone una riunione fisica dell’assemblea per modifiche di regolamenti).
È la mina su cui possono vincere anche i ricorrenti della causa iniziata a Roma, capitanati da Roberto Motta.
Il paradosso di questa storia è che la forza politica che più ha coccolato e invita i magistrati a sè, potrebbe esser sommersa, e infine illuminata, da una valanga di cause, penali e civili.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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