Marzo 13th, 2017 Riccardo Fucile
APERTO UN BANDO PER SORVEGLIARE, APRIRE E CHIUDERE I PARCHI, UGUALE A QUELLO CHE FECE MARINO… MA I ROMANI NON PAGANO GIA’ LE TASSE PER UN SERVIZIO CHE NON HANNO?
Chi l’ha detto che a Roma le associazioni di volontariato non sono le benvenute? Certo, il Comune sta
procedendo senza troppi rimorsi allo sfratto delle Onlus e delle associazioni culturali che “occupano” immobili di proprietà del Comune senza riuscire trovare una soluzione diversa dal confermare l’indecente delibera 140/2015 votata dalla giunta Marino ma questo non significa che i volontari, quelli che non “fanno casino”, non chiedono nulla in cambio e soprattutto non costano un euro non piacciano alla giunta guidata da Virginia Raggi.
Lo dimostra un recente bando pubblicato sul sito del Comune e “finalizzato alla ricerca delle Associazioni di Volontariato, per lo svolgimento di attività gratuite relative al servizio di supporto alla vigilanza nelle ville, parchi e giardini cittadini“.
L’Avviso Pubblico del Dipartimento Tutela Ambiente è rivolto ad associazioni di volontariato che mettano a disposizione del personale per la vigilanza dei parchi cittadini che si occupino della sorveglianza delle aree verdi e della chiusura e dell’apertura dei cancelli.
Oggetto del bando sono trentuno parchi pubblici ed aree verdi per le quali il Comune di Roma sta cercando associazioni che si mettano a supporto del personale di vigilanza per consentire che i parchi romani rimangano fruibili e soprattutto vivibili da parte di cittadini e turisti.
Dal momento che le risorse non ci sono l’idea — che ricalca pari pari quella già avuta dall’amministrazione guidata da Ignazio Marino — è quella di chiamare a raccolta le associazioni di volontariato che abbiano personale in grado di dedicare un paio d’ore al giorno (due per l’apertura e due per la chiusura) alla gestione dei parchi.
In cambio i volontari riceveranno un rimborso spese chilometriche per l’utilizzo dei mezzi con cui raggiungere i parchi assegnati all’associazione affidataria e svolgere il servizio di sorveglianza interno nelle ore di apertura e chiusura, una tessera dell’ATAC non nominale per consentire gli spostamenti dei volontari, un rimborso spese di 300 euro l’anno per ciascuno dei 24 operatori (che saranno suddivisi in squadre da due) per un totale di spesa pari a 89.378,80 euro (che comprendono anche le spese per la copertura assicurativa).
Il progetto partirà in via sperimentale dal primo aprile al 31 dicembre e potrà essere rinnovato per 24 mesi.
La giunta guidata da Virginia Raggi continua quindi a confermare le decisioni prese da Marino, che quando aveva fatto pubblicare il bando era stato accusato (da destra) di sfruttamento del volontariato invece che mettere mano alle vere carenze e problematiche dei parchi di Roma.
Dovrebbe essere proprio il Comune ad occuparsene — e ci sarebbe da discutere sulla capacità di due volontari di fermare il degrado ed assicurare effettivamente la sicurezza — ma evidentemente è più comodo rivolgersi (quando non creano problemi) alle associazioni di volontariato che svolgono un ruolo di pubblica utilità .
Qualche tempo fa Beppe Grillo invitava i cittadini romani a diventare “sindaci dei propri 10 metri quadrati” della città in modo da alleggerire il carico di lavoro dell’Amministrazione.
La stessa Amministrazione alla quale i cittadini pagano le tasse proprio per occuparsi della manutenzione cittadina, della pulizia delle strade, dell’asporto dei rifiuti.
Già da diverso tempo però a Roma sono attivi una serie di Comitati e Associazioni che fanno proprio questo. Si va dai ciclisti di “Volontari ciclabile Tevere” che hanno ripulito la pista ciclabile lungo il Tevere, all’associazione “Tappami” che si occupa dell’annosa piaga delle buche delle strade cittadine.
In mezzo c’è il movimento “Retake Roma” i cui volontari si occupano di ripulire la città dai graffiti e dal “degrado” e infine l’iniziativa #Romasonoio lanciata l’anno scorso da Alessandro Gassman per segnalare situazioni di degrado urbano e prendersi cura dei “beni comuni”.
Queste associazioni non hanno particolari problemi con la Giunta perchè si prendono cura del bene comune senza creare “disagi” all’Amministrazione.
Per le associazioni culturali e le Onlus che invece sono sotto sfratto e hanno ricevuto ingiunzioni di pagamento la faccenda è diversa: anche se nel corso degli anni hanno ristrutturato gli immobili che gli sono stati assegnati, salvandoli dal degrado, e hanno fornito, in molti casi gratuitamente, la loro opera al servizio della cittadinanza rappresentano una spina nel fianco per il Comune che da Marino fino alla Raggi ha deciso di darci un taglio per paura di un nuovo scandalo affittopoli.
Perchè va bene fare i volontari e va bene ripulire Roma gratis, ma quando si tratta di interventi più incisivi che richiedono una presa di posizione chiara da parte dell’Amministrazione Comunale Virginia Raggi e Ignazio Marino la pensano incredibilmente allo stesso modo (e non è la prima volta).
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 13th, 2017 Riccardo Fucile
A POMEZIA CONSULENZE PER 170.000 EURO ALL’ASSISTENTE DI UNA CONSIGLIERA REGIONALE
Lorenzo D’Albergo su Repubblica Roma di oggi racconta la storia di Luigi Leoncilli, avvocato e assistente di Valentina Corrado in Regione Lazio ma anche, e soprattutto, consulente per il comune di Pomezia guidato dal grillino Fabio Fucci.
Trentaquattro dossier affidati dal primo cittadino del comune laziale a partire dal gennaio 2015, con un compenso complessivo molto interessante:
Così Luigi Leoncilli è diventato uno dei consulenti legali più in vista del comune di Pomezia, proprio lo stesso da cui proviene la consigliera Valentina Corrado: per ricorsi al Tar e più pratiche costituzioni di parte civile, si legge sulle tabelle pubblicate in rete, l’avvocato ha guadagnato 59mila euro nel primo semestre del 2015, 74mila nel secondo e 39mila tra gennaio e giugno 2016. Nulla di penalmente rilevante, ovvio. Ma comunque una serie di casualità più da “vecchia” politica che da Movimento 5 Stelle.
Anche perchè i grillini in Regione, a parti invertite, hanno sempre denunciato casi simili: è del 13 novembre 2013 l’interrogazione firmata da tutti gli eletti – tranne, altra curiosità , Corrado – per chiedere conto al governatore Nicola Zingaretti dei casi affidati all’avvocato amministrativista Gianluigi Pellegrino e non all’avvocatura regionale.
Altro punto oscuro: navigando le pagine in cui i consiglieri pentastellati danno conto degli stipendi restituiti ai cittadini del Lazio, il conto relativo a Valentina Corrado si ferma ad agosto.
Gli altri suoi colleghi, invece, sono sul pezzo: l’ultimo aggiornamento per loro è datato dicembre.
Un totale di 172mila euro per un caso di opportunità politica. C’è da ricordare che Virginia Raggi si lamentò pubblicamente ai tempi delle liti su AMA per i compensi a Pellegrino, che aveva vinto in giudizi che prevedevano penali da novecento milioni di euro portandosi a casa quasi un milione.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 11th, 2017 Riccardo Fucile
“ALLEANZA BASATA SU PUNTI PROGRAMMATICI”: CHIAMIAMOLI ACCORDI SOTTOBANCO CON ALTRI PARTITI
«Se arriveremo primi, dovremo dimostrare di essere una forza di governo capace di coalizzare in Parlamento»: Luigi Di Maio sdogana le alleanze per il MoVimento 5 Stelle secondo quanto racconta un retroscena firmato da Francesco Verderami per il Corriere della Sera oggi.
Un cambio di prospettiva tangibile che riecheggia le parole di Massimo Bugani: «Al Senato — aveva detto — con la legge attuale si può lavorare sul programma e vedere chi ci sta. Altre forze potrebbero darci un appoggio esterno. Ovviamente il governo sarebbe del M5S, però coinvolgendo altri partiti su punti programmatici chiari e condivisibili».
L’idea di Di Maio, secondo il Corriere, non si discosta di molto. E prevede un’alleanza su punti programmatici senza trattative per i ministeri e con nuovi strumenti di dialogo parlamentare che permetterebbero di concretizzare i risultati elettorali e sventare la possibilità di una (nuova) Grande Coalizione tra la sinistra, il Partito Democratico e Forza Italia:
«Coalizzare» altre forze in Parlamento sarà inevitabile per il Movimento, uno stato di necessità dettato dal sistema tripolare e dai due modelli elettorali di Camera e Senato che – questa è la previsione dei grillini – non verranno riformati e forse nemmeno armonizzati. A quel punto, senza una maggioranza autosufficiente «dovremmo assumerci la responsabilità di ricercare un’intesa per evitare il vuoto», sostiene Di Maio, che per superare ostilità e scetticismo scarta «le logiche di transazione del passato» e assicura che «sperimenteremmo nuovi strumenti di dialogo parlamentare».
«Avverrebbe tutto alla luce del sole», «non faremmo accordi sui ministeri», «verificheremmo solo se c’è la compatibilità di altri gruppi con il nostro programma», ripete il vice presidente di Montecitorio: parole d’ordine che servono a tutelare l’identità , ad attutire il colpo e ad esorcizzare la nemesi.
Perchè c’è il rischio che i grillini subiscano ciò che subì Bersani per mano loro nel 2013, sebbene quella proposta sia stata sempre derubricata come «un generico tentativo di far partire un modesto governo».
E alla sfida di governo i Cinquestelle si stanno preparando, così da essere pronti in autunno: l’approssimazione con cui si è gestita la vittoria a Roma ha offerto un’immagine di inaffidabilità che pesa e che andrà cancellata.
Certo, rimane l’incognita di conoscere come la base prenderà una decisione del genere, che comunque verrà negata fino all’ultimo secondo prima della chiusura delle urne per cercare di massimizzare il risultato elettorale.
Ma ad oggi, con il sistema elettorale attualmente in vigore e uscito dalle sentenze della Corte Costituzionale, nessuna forza sembra in grado di puntare alla maggioranza assoluta in entrambe le camere, anche se c’è la possibilità che il premio di maggioranza scatti per chi arriva al 41% a Montecitorio.
Se poi anche la legge elettorale dovesse essere cambiata alla vigilia delle elezioni, come del resto è già successo, tutto potrebbe tornare in gioco.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile
GLI ONERI USATI PER FINANZIARE LA SPESA CORRENTE, TUTTO L’OPPOSTO DI QUANTO SOSTENEVA IN CAMPAGNA ELETTORALE
Il Comune di Torino guidato dalla sindaca Chiara Appendino sembra prendere le decisioni sull’assetto urbanistico della città e dei servizi ai cittadini con l’ossessione di fare cassa.
Almeno questo è quello che traspare dalle recenti decisioni di utilizzare gli oneri urbanistici per finanziare la spesa corrente (contraddicendo quanto promesso in campagna elettorale e quanto richiesto da una mozione del M5S approvata a novembre.
A farne le spese questa volta è la Circoscrizione 8 San Salvario che si è vista togliere un milione e trecento mila euro di oneri di compensazione che avrebbero dovuti essere destinati ad un asilo nido.
Come molte cose a Torino anche quella della riqualificazione dell’ex-Isvor è un’operazione che viene da lontano e della quale i 5 Stelle possono “incolpare” le precedenti amministrazioni.
Era il 2010 quando il Comune (all’epoca guidato da Sergio Chiamparino) siglò con la società Zero Cinque Trading, controllata dal gruppo Gefim, un accordo per la realizzazione di un’operazione immobiliare sull’area dove sorgeva l’ex-Isvor e che aveva visto nascere i capannoni della prima fabbrica della Fiat e che successivamente era stata la sede della scuola aziendale per la formazione dei quadri della casa automobilistica torinese.
Nel 2010 il Comune aveva concesso un permesso di costruzione convenzionato che prevedeva la costruzione, in un’area indicata dal Comune e dalla Circoscrizione, di un asilo nido per un importo pari a 1 milione e 300 mila euro.
Con il passare degli anni però Comune e Circoscrizione si rendono conto che un nuovo asilo nido sarebbe superfluo e sottoutilizzato e che invece la zona necessita di scuole materne e medie, per questo motivo viene individuato uno stabile di proprietà del Comune da ristrutturare utilizzando proprio quel milione di euro che la Zero Cinque Trading aveva versato come oneri di compensazione.
L’accordo viene raggiunto a dicembre, quindi quando già si era insediata la nuova amministrazione a 5 Stelle (che nel 2013 aveva presentato un’interrogazione sullo stato della Convenzione con la società di costruzioni).
Con una recente delibera, datata sette marzo, però il Comune cambia di nuovo idea e decide di incassare gli oneri di urbanizzazione chiedendoli alla Gefim invece che chiedere i lavori di ristrutturazione dello stabile da destinare a scuola materna.
L’asilo ormai non serve più e per la scuola materna non c’è un progetto.
Di fatto però così i soldi “vengono tolti” alla Circoscrizione, ovvero al territorio e finiscono nel calderone del bilancio comunale per di più senza vincoli relativi al loro utilizzo. Davide Ricca, presidente della Circoscrizione 8 denuncia che così il Comune si prende i soldi e non dà nulla in cambio alla zona.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile
STRETTO CONTROLLO SULLE PROPOSTE E LEZIONI DI COMUNICAZIONE: “DOBBIAMO ESSERE PRONTI IN QUALSIASI MOMENTO”
Davide Casaleggio arriva a Roma con una missione ben precisa: la stesura del programma.
Il figlio del cofondatore non è un politico, bensì è il pragmatico del Movimento 5 Stelle. Colui che, in queste settimane, si sta occupando dei contenuti con cui M5S si presenterà alle urne e che fungeranno da base dell’attività di governo, nel caso un esponente pentastellato dovesse andare a Palazzo Chigi.
Naturalmente, il programma a cui sta lavorando Casaleggio junior, una volta ultimato, dovrà preventivamente passare al vaglio e al giudizio della Rete.
Oggi l’erede del fondatore del Movimento si trova dunque nella Capitale, e le sue visite hanno ormai una cadenza bimensile, per parlare con i deputati (due settimane fa aveva visto i senatori) e nei fatti per dare loro anche lezioni di comunicazione, ovvero come veicolare il programma.
Nel corso della mattinata i temi affrontati sono stati ambiente, telecomunicazioni, giustizia, sicurezza e tasse.
In queste settimane i parlamentari grillini, divisi in gruppi di lavoro per competenze e per commissioni di appartenenza, hanno stilato sui vari temi dieci domande da rivolgere agli iscritti al blog di Beppe Grillo e poi le hanno inviate al cosiddetto “staff milanese”. Naturalmente chi è più attivo e più propositivo in questa fase di scrittura del programma ha più possibilità di essere ricandidato.
La selezione delle idee provenienti dai parlamentari finisce per assumere, in queste ore e nelle prossime settimane, la valenza di una sorta di casting.
Ed è in corso una gara, spesso amichevole e di tipo politico-culturale, tra gli eletti M5S, per trovare l’idea brillante nei vari campi, per mettere a punto la serie di contenuti più aderente alla filosofia del Movimento e più vicina a quelli che vengono ritenuti i bisogni dei cittadini. “A noi ci fuma il cervello”, ha scherzato a Montecitorio l’altro giorno un deputato parlando al telefonino con un collega senatore: “E a voi?”.
Tanto fervore, tanti sforzi, qualche primo risultato, ma Casaleggio e i suoi collaboratori, destinatari di queste proposte, hanno fatto notare, in queste settimane, che talvolta i parlamentari usano termini troppo tecnici o per addetti ai lavori, di difficile comprensione. Dunque: semplificare e accelerare, è la parola d’ordine della Casaleggio Associati.
Anche perchè – fanno notare i vertici 5 stelle – Renzi non vuole rafforzare troppo Gentiloni e l’incidente parlamentare può accadere da un momento all’altro, avvicinando le elezioni. “Dobbiamo farci trovare sempre pronti”, è l’idem sentire di Grillo e Casaleggio.
(da “Huffingtnopost”)
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Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile
PER IL DOCENTE EX VELTRONIANO INCOMPATIBILITA’ A CAUSA DELLO STUDIO DI ARCHITETTURA DI CUI E’ SOCIO… MA NON BASTAVA INFORMARSI PRIMA?
Il posto lasciato libero da Paolo Berdini lo scorso 14 febbraio sarà ancora vacante.
La nomina di Luca Montuori all’assessorato all’Urbanistica slitterà alla prossima settimana in quanto l’architetto, 51 anni, professore associato di progettazione urbanistica all’università Roma Tre, deve prima liberarsi delle quote dello studio di architettura di cui è associato per incompatibilità per conflitto d’interessi a causa dell’articolo 78 del TUEL.
Il Testo Unico degli Enti Locali infatti all’articolo 78 comma 3 dice che «i componenti la Giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato».
Montuori è cotitolare dello studio di architettura 2tr, sede in piazza Gentile da Fabriano, che l’assessore congelato fondò nel 2000 con l’amico-socio Riccardo Petrachi.
Montuori, laurea alla Sapienza nel ’93 e dottorato a Firenze sui temi del paesaggio contemporaneo, ha fondato nel 2001 lo studio 2tr_architettura, con cui ha partecipato a concorsi internazionali con premi e menzioni.
Membro del Comitato Scientifico della Casa dell’Architettura di Roma, ha svolto attività didattica e di ricerca con università e istituzioni italiane e straniere.
Nel suo curriculum anche una consulenza per lo svolgimento delle procedure concorsuali della Unità operativa 11 del Dipartimento urbanistica del Comune di Roma.
Montuori può risolvere in due modi: attraverso la cessione delle sue quote oppure chiudendo lo studio privato.
E infatti ieri in una nota stampa in cui si titolava “Nessuna incompatibilità ” mentre al suo interno certificava l’incompatibilità , sosteneva: “In merito a notizie che stanno circolando in queste ore riguardo una mia presunta incompatibilità con l’incarico di assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici ci tengo a precisare che ho già provveduto a prendere appuntamento da un notaio per chiudere l’Associazione professionale ‘2tr Architettura’ di cui sono cofondatore. Sottolineo quindi che tale atto avverrà prima della formalizzazione del mio nuovo incarico nella Giunta capitolina”.
Montuori ha comunque ieri partecipato a un incontro con Michele Civita, assessore ai trasporti della Giunta Zingaretti, insieme a Luca Bergamo e Luca Lanzalone, per parlare dello stadio della Roma a Tor di Valle, nel frattempo finito in un’impasse giuridica apparentemente senza vie d’uscita.
E sempre a proposito del dossier stadio ieri è tornato a farsi sentire Paolo Berdini, accusato qualche giorno fa dalla Raggi in Assemblea Capitolina di non aver formalizzato la collaborazione dell’avvocato Lanzalone nel suo assessorato: “L’affermazione del sindaco Raggi secondo la quale la collaborazione dell’avvocato Lanzalone si sarebbe formalizzata mediante un accordo con il sottoscritto, collaborazione che non avrebbe poi trovato formalizzazione per via delle mie dimissioni, è completamente falsa. Non ho mai lontanamente pensato di avvalermi delle competenze dell’avvocato Lanzalone, nè — tengo a precisare — il sindaco o qualche suo fedele collaboratore mi ha mai parlato facendo cenno alla questione. Preciso anche che il primo incontro formale con l’avvocato avvenne in Campidoglio nel mese di gennaio mentre il sindaco cita, chissà perchè, una data posteriore, cioè quella del 10 febbraio”.
Nella stessa occasione Raggi ha parlato di una formalizzazione a breve della collaborazione con Lanzalone da parte del neo assessore all’Urbanistica Luca Montuori.
“La Raggi si assuma la responsabilità di atti e comportamenti che appartengono solo e unicamente a lei”, conclude l’ex assessore Berdini nel suo comunicato.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 9th, 2017 Riccardo Fucile
“IL GIORNALE” RIPRENDE L’ANALISI DELL’EX COLLABORATORE PARLAMENTARE, DATI ALLA MANO
In un articolo a firma di Paolo Bracalini oggi Il Giornale torna sugli stipendi “segreti” dei grillini
sostenendo che al netto delle somme versate alle piccole imprese come da statuto «Luigi Di Maio guadagna più di 7000 euro e Alessandro Di Battista 5500.
Il Giornale cita uno studio di Lorenzo Andraghetti, ex collaboratore parlamentare del deputato Paolo Bernini ed espulso dal MoVimento 5 Stelle durante l’ennesima faida bolognese pubblicato su Lettera43:
Prendiamo l’esempio di Di Maio, rendiconti pubblici alla mano.
«Di Maio riceve entrate sul suo conto corrente per 60 mila 960 euro (stipendio netto), oltre a 99 mila 892,38 euro di rimborsi forfettari.
Le uscite documentate sono relative esclusivamente ai bonifici da lui fatti, ovvero i 25mila 122,32 euro all’anno restituiti per scelta politica dal M5s e poi la quota che il deputato usa per pagare gli assistenti, che ammonta a 44mila 280 euro annui.
Entrate meno uscite (60.960 +99.892,38 -25.122,32 -44.280) fanno 91 mila 450 euro all’anno. Cioè 7.620 al mese.
Questa è la cifra reale con la quale Di Maio (ma non solo) vive a Roma e che dovrebbe dichiarare quando va in televisione, al posto dei 3mila euro netti gridati ai quattro venti pubblicamente».
Per l’altro centravanti dell’attacco M5s, Alessandro Di Battista, a fronte di restituzioni più alte, lo stipendio è più basso di quello del collega, ma comunque più alto dei famosi 3mila euro: ovvero 5.462 euro al mese.
Mentre un altro big come Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, il calcolo sulle entrate e uscite documentate porta Andraghetti a stimare «al netto di tutto, 6.888 euro al mese».
Sul rimborso forfettario che ricevono i parlamentari, compresi quelli del M5s, per le spese quotidiane, va tenuto conto che «treni, autobus e aerei sono gratis per i deputati», e quindi «chi inserisce nei capitoli di spesa queste voci, ci sta marciando». Così pure dichiara spese telefoniche per centinaia di euro mensili, quando è un gioco da ragazzi trovare offerte tutto compreso da 20 euro mensili: «Chi supera questa cifra è probabile quindi che stia gonfiando le spese».
Sempre Andraghetti ha pubblicato su Facebook questa tabella riepilogativa degli stipendi segreti dei grillini con i dati ricavati dal sito “tirendiconto.it” e i relativi calcoli da lui elaborati.
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
NEL VERBALE DELLA CONSIGLIERA REGIONALE IL RESOCONTO DELLA NOTTE DELLE FIRME COPIATE NELLA SEDE DEL MOVIMENTO
«Cari tutti, nessuno fino ad oggi era a conoscenza delle mie dichiarazioni ai PM, ai quali ho detto solo ciò che ricordavo dopo 4 anni e mezzo dal fatto, ma visto che il verbale è stato reso pubblico (preciso, non da me) rompo il silenzio»: comincia così un lunghissimo post che Claudia La Rocca, che ha collaborato con i pubblici ministeri nell’inchiesta sulle firme false a Palermo, ha scritto poche ore fa su Facebook.
La Rocca si riferisce a un articolo di Livesicilia in cui si racconta cosa c’è scritto nella sua testimonianza.
Nel verbale della deputata dell’Assemblea Regionale Siciliana c’è il resoconto della notte delle firme copiate nella allora sede di via Sampolo del MoVimento 5 Stelle di Palermo.
Il racconto, scrive Livesicilia, parte da un sms “intimidatorio” in cui le facevano capire che era meglio tacere.
Dopo c’è il resoconto della notte delle firme copiate a causa dell’errore nel luogo di nascita di un candidato.
“I primi di aprile 2012” aveva ricevuto una telefonata da Ciaccio o Alice Pantaleone, “Riccardo Nuti aveva avuto un’accesa discussione con Samanta Busalacchi perchè quest’ultima aveva commesso un errore nell’indicazione del luogo di nascita di Giuseppe Ipollito e tra gli attivisti si temeva che tale errore avrebbe potuto compromettere la presentazione della lista”.
Da qui la convocazione del 2 aprile 2012 nella sede palermitana del Movimento, in un piccolo ufficio in via Sampolo.
La Rocca fa l’elenco delle persone con cui si trovò a discutere: “Giorgio Ciaccio, Riccardo Nuti, Samanta Busalacchi, Claudia Mannino e presumo il marito Pietro Salvino, e Alice Pantaleone”.
Al suo arrivò la decisione era già stata presa, bisognava ricopiare le firme: “Mi convinsi che tutto sommato si trattava di ripetere, sia pure falsamente, firme reali. Abbiamo diviso i moduli da ricopiare, oltre a me ricordo che c’erano alla mia destra Claudia Mannino e Samanta Busalacchi, e Giorgio Ciaccio, che ricordo nell’atto di ricopiare, e la Pantaleone, ma non sono sicuro che firmasse anche lei”.
All’epoca, racconta il verbale, il referente era Riccardo Nuti, che aveva rimproverato la Busalacchi per aver sbagliato il luogo di nascita del candidato.
Dell’autentificazione delle firme, sempre secondo Claudia La Rocca, si occupò invece Francesco Menallo.
Poi il racconto si sposta ai giorni immediatamente successivi al servizio delle Iene che certificava la ricopiatura. Subito dopo La Rocca avverte i suoi colleghi all’ARS e dichiara la sua intenzione di collaborare con i magistrati.
E qui si registra la frattura insanabile con il gruppo nazionale: “Mannino mi ha telefonato chiedendomi di partecipare alla riunione per fornire la sua versione. Dopo uno scambio di idee coni colleghi regionali si ritenne inopportuna la sua presenza perchè si pensava che Mannino avrebbe fornito una versione non veritiera della vicenda”.
Non è tutto, La Rocca tira fori il telefonino. Ha conservato gli Sms che si è scambiata con Mannino.
In uno di questi si legge: “Se ci sarà la riapertura del caso ognuno dirà le sue cose ma a quel punto credo tutti i soggetti coinvolti non credi?”. La Rocca non ha dubbi: “Ho perfettamente colto il senso di una frecciatina intimidatoria laddove la Mannino ha voluto chiaramente dirmi di stare attenta perchè non avrebbe esitato a fare il mio nome”. Ed invece il caso, chiuso nonostante alcuni precedenti esposti, è stato davvero riaperto e il verbale di La Rocca è divenuto decisivo.
Claudia Mannino è una dei quattordici indagati.
A sostituire i moduli, ricostruisce Livesicilia, sarebbero stati oltre a Mannino, La Rocca, Paradiso e Ippolito, anche Samanta Busalacchi (ex collaboratrice del Movimento alll’Assemblea regionale siciliana), Giulia Di Vita (parlamentari nazionali), gli attivisti Toni Ferarra, Alice Pantaleone, Pietro Salvino (marito della Mannino), il delegato di lista Riccardo Ricciardi.
Poi il cancelliere Giovanni Scarpello avrebbe apposto una falsa attestazione di conformità .
Per questo la La Rocca si sfoga su Facebook prima di tutto ricordando la vicenda dell’esposto contro Ugo Forello, di cui oggi il PM ha chiesto di nuovo l’archiviazione: «non so come sia potuto venire in mente ai miei colleghi nazionali di presentare un esposto che metta in dubbio la natura delle mie dichiarazioni ai Magistrati», dice la deputata regionale: «Quando ho deciso di rivolgermi alla magistratura conoscevo Ugo Forello, messo in mezzo in modo strumentale, veramente poco, non avevo molta confidenza con lui, l’avevo visto pochissime volte (da contare sulle dita di una mano). Era una persona che sapevo lavorare da qualche mese al tavolo tematico sui beni comuni e sulla trasparenza, io lavoravo in quello sul turismo e la cultura, quindi non ho avuto molte occasioni per incontrarlo. Proprio per questo, non capisco come un consiglio disinteressato, scritto a seguito di un servizio televisivo e al quale risposi vagamente e distrattamente, possa essere stato definito una “manipolazione”, termine letto e sentito più volte e che offende la mia intelligenza», sostiene, riferendosi alla famosa mail che proverebbe il complotto secondo Nuti, Mannino e altri deputati nazionali.
Poi la La Rocca segnala che la perizia grafologica alla quale, a differenza degli indagati, si è sottoposta, ha riscontrato la sua compatibilità con “mezza” firma su 310, perchè lei aveva aiutato soltanto a compilare i campi (ma una deputata nazionale, Giulia Di Vita, chiese lo stesso le sue dimissioni).
Poi segnala l’esistenza della “talpa”, di cui ci eravamo già occupati: «Tutta questa storia, questo errore, di fatto è stato strumentalizzato a partire da quelle persone che l’hanno tirato fuori dopo ben 4 anni e mezzo, soprattutto da chi ha conservato nel cassetto quei 5 moduli con “le firme originali” e le ha tirate fuori al momento giusto, magari manovrato da qualcuno. Un atteggiamento meschino, non di certo fatto in buona fede o per amore della verità , non mi risulta infatti che le persone in questione (alcune di loro ai tempi candidate) abbiano sporto denuncia al momento dell’accaduto».
Infine preannuncia che probabilmente non si ricandiderà :
Non dobbiamo nasconderci dietro un dito, siamo alla fine della legislatura, prossimamente si rifaranno le liste per le regionali e ci sono tanti pronti a salire sul carro. Probabilmente non potrò candidarmi, anche se attualmente i miei carichi pendenti e casellario giudiziale sono perfettamente puliti e un codice etico indica i casi di incompatibilità con la carica di portavoce. Sarei ipocrita a dire che non mi sarebbe piaciuto rimettermi alla prova, dare seguito all’ esperienza, e non c’è nulla di male ad avere sane ambizioni, ma non di certo per una squallida questione di “poltrone”, come un bravo “leone da tastiera” potrebbe commentare, ma per tutto il lavoro e grosso pezzo della mia vita che ho messo in questo percorso. Ma ripeto, non so se posso, nè se voglio… Mi sento ormai da tempo sframmentata. […] Sono stata definita “pentita” o “gola profonda” (a proposito della festa delle donne che si celebra oggi), ma nella realtà questo è il lavoro portato avanti in questi anni, questa sono io.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 8th, 2017 Riccardo Fucile
PRESENTATO IL MANIFESTO E IL SIMBOLO CON CUI SI RICANDIDERA’ A PARMA… TRA GLI OBIETTIVI UN GRUPPO NAZIONALE
Niente cinque stelle appuntite, ma un nodo che lega esperienze. Chissà , magari anche quella di tutti gli
ex grillini cacciati e delusi, dei piccoli sindaci “civici”, degli scontenti di sinistra stufi delle scissioni Pd o di segreti ammiratori di destra.
Da Parma Federico Pizzarotti proverà a legarli davvero: oggi ha presentato il suo “Effetto Parma”, simbolo e nome della lista con cui si ricandiderà lontano dalle bandiere del MoVimento, ma l’obiettivo va oltre, ovvero a una nuova forza politica a livello nazionale che aggreghi “in maniera inclusiva e non divisiva”, che operi sui territori in modo “federale” e che a differenza di M5s – stoccata a Grillo – “sia una rete non virtuale ma concreta”.
Dell’Effetto, quel nome scelto anche dagli ex consiglieri grillini di Genova, si era già parlato: il passo avanti è la realizzazione di un manifesto che Federico Pizzarotti e i suoi sottopongono a chiunque rispetti gli stessi valori.
Si chiama “La Politica Ideale” ed è un A4 contenente pochi punti, per ora, ma che a quanto pare piacciono già ad alcuni parlamentari romani che hanno iniziato a telefonare al nord.
Oltre a Genova, Parma, Alessandria, La Spezia e altre città che osservano da vicino questo progetto Pizzarotti apre le porte “a chi vuole costruire qualcosa per il futuro. Noi proveremo a fare da vivaio, a connettere idee. Ma non saremo come M5s che ha provato ad aggregare tutti, imbarcando la qualunque, noi ci mettiamo a disposizione solo di chi si rispecchia in questo manifesto”.
Per ora il manifesto è composto da poche righe su politica “come servizio civile”, sostenibilità , operato in stile modello federalista europeo, cittadini al centro, politica laica e vari passaggi su come unire idee ed ideali.
“Da qui – dice Pizzarotti seduto al centro di una casetta ecosostenibile – parte una nuova strada per aggregare e condividere. Non so dove porterà ma i nostri obiettivi sono chiari: prima Parma e poi, con gli altri che sposeranno le nostre idee, vedremo di creare qualcosa di più grande”.
Punta in alto Pizzarotti, gli chiediamo se non ci sia il rischio che questo nuovo “partito” sia troppo incentrato su di lui.
“Macchè, il manifesto lo hanno scritto i miei collaboratori insieme a tutti quelli che condividevano. Lavoriamo di squadra, per i cittadini. Io posso essere visto come il frontman, capisco, ma se la mia visibilità può aiutare piccoli sindaci civici o altre persone, è un bene”.
Quasi come se facesse da “megafono”, un po’ come fu Grillo. “No no, io non l’ho detto” chiosa sorridendo.
(da “Huffingtonpost”)
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