Febbraio 14th, 2017 Riccardo Fucile
BATTUTE OMOFOBE NEI SUOI SPETTACOLI… MESCOLARE COMICITA’ E COMUNICAZIONE POLITICA E’ UN’OPERAZIONE DA MAESTRO DELL’AMBIGUITA’… E SUI DIRITTI CIVILI IL M5S IN AULA SPARISCE SEMPRE
Beppe Grillo è un comico. Beppe Grillo è il Capo Politico di quello che è uno dei principali partiti politici italiani. Entrambe le figure, l’uomo politico e il comico, hanno un problema comune: le transessuali.
Per il comico si tratta di un banale espediente stilistico per far ridere con una battuta che sa di vecchio. Per il politico invece c’è qualcosa di più: una sottile vena di omofobia.
Lo spunto questa volta ce lo dà un video girato durante Grillo vs Grillo, lo stand up del leader del M5S trasmesso da Netflix dove il comico genovese e leader del MoVimento Cinque Stelle ci racconta che “una volta c’erano solo i travestiti e non c’erano i transgender” e che un trans è “una donna col belino” oppure “un uomo che parla tanto”. Fin qui battute non proprio originali, anzi, ma è comprensibile che Grillo sia ancora uno di quelli che credono che per far ridere basti dire qualche parola volgare o fare un commento sessista.
Grillo però si lamenta anche del fatto che “a fare una battuta su un transgender ti prendi dieci querele.. si incazzano”.
Il riferimento non troppo velato è ad un’altra vecchia battuta fatta da Grillo per commentare la candidatura di Vladimir Luxuria con Rifondazione Comunista. Era il 2012 e la vicenda è stata raccontata da Luxuria ai microfoni di Un giorno da pecora qualche tempo fa:
Di Grillo ricordo che quando si seppe della mia candidatura con Rifondazione Comunista andai a vedere un suo spettacolo, durante il quale lui disse: ‘Ma che fine faremo, ora che anche Rifondazione candida un travestito?’ Io ero lì e pensai: ecco, un altro omofobo pure qui
Ed in effetti cinque anni dopo non è cambiato poi molto, Grillo continua a fare confusione tra travestito e transgender (o transessuale) che in realtà sono due termini che indicano due cose distinte.
Senza contare che nella narrativa di Grillo il travestito è una specie di fenomeno da baraccone, un uomo in parrucca e reggicalze e che alla fine le transgender non sono poi così tanto diverse.
Ed è qui che sta il problema, perchè Grillo non capisce — o finge di non capire — che le transessuali non sono qualcosa di ridicolo grottesco ma sono persone che stanno compiendo un percorso di transizione e sono alla ricerca della propria identità di genere.
E se è vero che Grillo e i Cinque Stelle hanno sostenuto — a parole perchè nei fatti quando è stato il momento di votare al Senato non lo hanno fatto — la battaglia per le Unioni Civili è anche vero che Grillo, in nome della battuta facile, quella che acchiappa like e strappa condivisioni qualche tempo ha a retwittato (salvo poi cancellarle) alcune battute omofobe nei confronti di Nichi Vendola.
Naturalmente lui si giustificherà spiegando che quelle battute sulle persone transessuali sono state estrapolate dal contesto, che non era un comizio ma uno spettacolo di satira.
Ma Grillo sa bene, e lo sappiamo tutti, che i suoi spettacoli sono anche comizi elettorali, ed è grazie a quegli spettacoli che ha diffuso le sue idee al pubblico di spettatori paganti che si è riunito in meetup e successivamente ha dato vita al MoVimento.
È interessante rilevare che Grillo, divertito dall’ambiguità dei travestiti e delle transessuali sia in realtà egli stesso un maestro di ambiguità : quella che mescola comicità e comunicazione politica, spettacolo e voglia di cambiare l’Italia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 13th, 2017 Riccardo Fucile
BERDINI NON CI PENSA A DIMETTERSI MA E’ DIFFICILE TROVARE CHI PRENDA IL SUO POSTO PER AVALLARE LO STADIO
Paolo Berdini resiste ancora un giorno. La ragione sembra essere sempre la stessa: non è stato ancora trovato chi lo possa sostituire.
Ma i contatti tra Genova dove si trova Beppe Grillo in convalescenza e Milano dove ha sede la Casaleggio associati sono continui e al vaglio ci sarebbero diversi nomi. L’assessore capitolino all’Urbanistica nei fatti aspetta di essere cacciato, non sarà lui a fare un passo indietro anche perchè – viene fatto notare – le sue dimissioni sono state respinte.
Ormai però il sindaco di Roma Virginia Raggi e Berdini sono ai ferri corti dopo la lettera firmata dall’assessore comparsa oggi sul Fatto Quotidiano: “Continuo a leggere interviste e dichiarazioni. Sinceramente non so dove trovi il tempo. C’è da lavorare e da lavorare tanto — ha commentato la sindaca – noi lavoriamo anche fino a notte fonda. Lui sa bene che ci sono dei dossier da portare avanti e per senso di responsabilità nei confronti di Roma e dei cittadini dovrebbe farlo. Poi vi dico, la pazienza delle persone ha un limite…”.
Parole che lasciano intravedere una fine annunciata e in questa chiave Berdini ha voluto rivendicare ciò che ha fatto in questi mesi.
Tutti a Palazzo Senatorio sanno che è solo questione di tempo.
Il sindaco — spiegano — sta facendo le sue verifiche sul lavoro svolto da Berdini. In serata ha incontrato i consiglieri M5S e sono state tante le voci critiche si sarebbero levate rispetto all’operato dell’assessore, ma ci sarebbero anche alcuni consiglieri contrari ad allontanarlo.
Il nodo però resta comunque il nome del sostituto in un momento così delicato in cui in ballo c’è la realizzazione dello Stadio della Roma.
Così si è svolta una votazione tra i consiglieri che hanno deciso di affidare l’ultima parola sulla permanenza o meno in giunta dell’assessore ad una due diligence, già avviata, sul suo operato.
Alfonso Bonafede, emissario di Grillo in Campidoglio, arrivato a Palazzo Senatorio alle dodici e mezza di questa mattina, lasciando l’ufficio in tarda serata ha ribadito che “la sindaca da tre giorni sta facendo le sue valutazioni”.
Mentre il vicesindaco Luca Bergamo ha aggiunto: “Novità su Berdini le saprete tra qualche giorno”.
Giusto il tempo necessario per trovare un nome e non cacciarsi di nuovo in una ricerca spasmodica come fu per l’assessore al Bilancio.
La sindaca è comunque intenzionata, in una fase come questa dove pesano il dossier sullo stadio della Roma e il lavoro da portare avanti sull’edilizia popolare, a non tenere per sè le deleghe ed è per questo che ci vorrà qualche giorno.
Durante la riunione di maggioranza, alla quale hanno partecipato anche i consiglieri regionali Davide Barillari e Gianluca Perilli, si è discusso del tema stadio, secondo quanto viene riferito.
Presente in Campidoglio anche Paolo Pace, presidente del municipio di Tor di Valle dove dovrebbe sorgere lo stadio dell’As Roma.
L’avvocato Luca Lanzalone, che da qualche tempo affianca il Campidoglio sul dossier Stadio della Roma, tuttavia smentisce: “Se abbiamo parlato di stadio? Oggi no l’incontro è domani. Abbiamo parlato di tutt’altro. Se abbiamo parlato di Berdini? Per carità , non mi compete e non mi sembra il caso”.
A chi ha chiesto se l’eventuale mancanza dell’assessore all’urbanistica inciderà sul dossier risponde: “Non spetta a me dirlo. Se sarà più facile? Non credo, è un discorso corale non legato a una sola persona”.
Il responso sembra scritto: si va verso una riduzione delle cubature di circa il 25%. Berdini chiedeva invece una revisione radicale di tutto il progetto.
Intanto dal web parte l’appello al garante Beppe Grillo: “Beppe facce vota’”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 13th, 2017 Riccardo Fucile
UGO FORELLO SFIDUCIATO DAL PARLAMENTARE… LA BASE: “GIOCATE A FARE LE CORRENTI, VERGOGNATEVI”
“In questa tornata non c’e’ il Movimento Cinque Stelle. Inutile far finta di nulla e chiudere gli occhi”.
Riccardo Nuti, il deputato M5S sospeso dal Movimento dopo l’inchiesta sulle firme false, ‘sfiducia’ ufficialmente il candidato sindaco grillino di Palermo Ugo Forello. E lo fa su Facebook, rispondendo a un’attivista, Daniela M., che gli risponde così: “Sono basita dalle tue parole. Giocate a fare le correnti? Complimenti. Chi tiene al M5S va al di là delle questioni personali”.
Nuti, ritenuto dalla Procura di Palermo il regista del pasticcio delle firme false, replica: “Nessuna corrente e nessun gioco ma possiamo mai appoggiare persone che il M5S ha attaccato in Commissione Antimafia nel 2014? Possiamo mai appoggiare la stessa persona che abbiamo denunciato alla Procura con un esposto?”.
Nei mesi scorsi, proprio durante lo scandalo dell’inchiesta sulle firme false che ha creato non poche polemiche all’interno del M5S di Palermo, era scoppiata un’ulteriore scintilla all’interno del Movimento. In un esposto presentato alla Procura e all’Ordine degli avvocati di Palermo dai deputati Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, tutti indagati e sospesi, e dai colleghi Loredana Lupo e Chiara Di Benedetto, non indagate, i grillini accusano l’avvocato Ugo Forello, oggi candidato a sindaco di Palermo del M5S dopo avere vinto le ‘comunarie’, ad avere “pilotato le dichiarazioni” della deputata ‘pentita’, Claudia La Rocca.
Forello per questo motivo è indagato dalla Procura di Palermo. Il gip Lorenzo Matassa, dopo l’opposizione dei legali dei firmatari dell’esposto, nei giorni scorsi ha rinviato l’udienza al prossimo 8 marzo, quando dovrebbe essere deciso se proseguire l’inchiesta sul candidato sindaco.
Per i parlamentari indagati, infatti – oltre Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino – Forello sarebbe stato il ‘gran manovratore’, colui che avrebbe orchestrato le dichiarazioni della deputata regionale ‘pentita’, quella Claudia La Rocca che ha permesso di rompere il muro di omertà .
Ma Riccardo Nuti proprio non digerisce la candidatura di Forello. “Se uno si mette la maglietta M5S, mica significa che lo è veramente. Gela non ti ricorda nulla?”.
A Gela il sindaco Domenico Messinese era stato espulso dal M5S dopo alcune polemiche coni vertici.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2017 Riccardo Fucile
LA RAGGI PRENDE TEMPO E VALUTA UN POOL DI ESPERTI… CONTINUANO LE AUDIZIONI
Paolo Berdini è fuori. Anzi no, resta. Va via dopo o forse subito. 
Quasi quasi, meglio un «gruppo di affiancamento», è l’ultima trovata del Campidoglio.
Nella girandola di soluzioni, dalle più originali a quelle addirittura inedite, come la «riserva», ancora da sciogliere, sulle dimissioni di Berdini dall’assessorato all’Urbanistica, si consuma il tentativo di prendere più tempo possibile.
Il desiderio di vendetta è un sentimento che può essere infiocchettato con mille logiche spiegazioni e altrettanti validi motivi.
Eppure, caduti gli orpelli, quel che resta è sempre una cruda vendetta. La sindaca di Roma Virginia Raggi, nei confronti di Berdini, che le ha riservato frasi poco lusinghiere, avrebbe tutte le ragioni per nutrire un rancore risolutivo. E invece, qualcosa sta prolungando un addio che pare inevitabile.
Nella serata in cui esplode il caso c’è stato un momento in cui l’addio all’assessore è stato ad un passo dall’essere sancito con un comunicato che, intorno alla mezzanotte, stavano concordando con Beppe Grillo.
Poi, all’improvviso, tutto si ferma. Viene deciso di prendere ancora del tempo; forse, per non lasciarsi trasportare dagli eventi, per poter ragionare a mente fredda.
La notte porta consiglio. Il mattino seguente in Campidoglio viene suggerito a Raggi di mantenere quella «riserva» sulle dimissioni presentate da Berdini. Grillo, e da dietro le quinte anche Davide Casaleggio, che però nelle ultime ore si è defilato dalla questione, vorrebbero che prima di far cadere l’assessore ci fosse già sul piatto il nome del sostituto, anche perchè Raggi si sarebbe opposta all’ipotesi di farsi carico delle deleghe di Berdini ed è stata persuasa a trasformare la sua cacciata in una decisione collegiale.
Anche per questo, vengono coinvolti gli assessori e i consiglieri capitolini, questi ultimi convocati per una riunione notturna.
Sul banco degli imputati c’è naturalmente Berdini, ma non tutti i consiglieri grillini sono convinti che lasciarlo andare sia la giusta soluzione: «La preparazione e le sue battaglie contro le speculazioni edilizie non sono in discussione», è il pensiero di più di uno di loro.
Ma sono le accuse di non essere in linea con alcune pratiche di condivisione delle scelte, così come certi atteggiamenti considerati troppo anarchici rispetto alla linea del M5S, a pesare in modo significativo sul piatto della bilancia.
Tanto da far arrivare un «pool di esperti», a quanto si apprende dal Campidoglio, per verificare possibili negligenze nel lavoro portato avanti fino ad oggi da Berdini alla guida del suo assessorato.
Si cerca una scusa per scaricarlo meglio, mentre si vagliano i primi nomi di chi dovrà sostituirlo.
I rumors che circolano sin dal mattino fanno rimbombare il nome di Emanuele Montini, già in forza all’amministrazione comunale.
L’impressione, però, è che sia una carta che copre un altro nome. Troppo avverso, Montini, alla costruzione dello stadio della Roma, uno che ha paragonato il presidente della Roma, James Pallotta, a «Totò mentre cerca di vendere la Fontana di Trevi». Insomma uno che piacerebbe ai costruttori meno di Berdini, quando invece la giunta Raggi appare più propensa a un compromesso politico per la realizzazione del progetto.
Dietro il nome di Montini, inviso anche ai parlamentari M5S che lo ricordano per i «modi troppo severi» all’ufficio legislativo della Camera, invece, sembrerebbero due i nomi più forti.
Quello di Carlo Cellammare, ingegnere e docente di urbanistica all’università La Sapienza di Roma e quello di una donna, Paola Cannavò, docente di ingegneria dell’ambiente, sulla quale cadrebbero le predilezioni della Raggi e che era già entrata in una lista del Campidoglio per andare alla guida del nuovo assessorato ai Lavori pubblici, che sarebbe nato da quello spacchettamento del dipartimento di Berdini che è prossimo a essere realizzato ma che in realtà era già in programma da più di un mese.
(da “La Stampa“)
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Febbraio 10th, 2017 Riccardo Fucile
POTREBBE CONFERMARE LA RELAZIONE TRA LA RAGGI E ROMEO E FAR CADERE LA VERSIONE SOSTENUTA DAI DUE IMPUTATI
Quando si dice inguaiare.
Paolo Berdini potrebbe essere convocato al più presto dai pubblici ministeri che indagano sulle nomine della Giunta Raggi dopo l’articolo della Stampa in cui l’assessore all’urbanistica dimissionato con riserva parla di una relazione tra la sindaca e Salvatore Romeo.
Siccome la calunnia è un venticello, è evidente che adesso qualcosa non quadra tra la versione della sindaca, che si è messa a ridere quando i giudici le hanno prospettato una relazione con il suo ex caposegreteria, e le parole in libertà di Berdini: nonostante l’evidenza delle scemenze dette dall’assessore i magistrati potrebbero togliersi ogni dubbio invitandolo ad abiurare anche davanti a loro.
L’occasione magari sarà anche propizia per far dare qualche spiegazione a Berdini: nella nota stampa che ha inviato quel pomeriggio di un giorno da Capursi ha affermato che la prova della mendacità dell’articolo del quotidiano torinese era nel fatto che gli si attribuisse la conoscenza del pubblico ministero Paolo Ielo, che indaga sulla vicenda, mentre lui non lo conosceva.
Peccato che poi la pubblicazione dell’audio abbia rumorosamente smentito l’assessore, che davvero afferma di conoscere Ielo nel colloquio.
Quindi le cose sono due: o Berdini ha rumorosamente mentito per l’ennesima volta all’opinione pubblica nella nota stampa, oppure ha millantato una conoscenza in quel dialogo con il giornalista; in entrambi i casi non ci fa l’assessore dimissionato con riserva non ci fa una gran figura.
Spiega Edoardo Izzo sulla Stampa:
Tanto per dire: di un assessore super credibile come Paolo Berdini, grande urbanista e figura di riferimento per serietà e impegno civile, che confida a La Stampa il finora non detto di quest’inchiesta sulle nomine in Campidoglio, e cioè che il legame tra Virginia Raggi e l’ex capo della segreteria politica Salvatore Romeo, oggi coindagati per abuso d’ufficio, era a tutti gli effetti quello di una coppia. Il che rafforza l’ipotesi investigativa, perchè la sindaca aveva una convenienza personale ad aumentare (da 39 mila ai 110 mila euro) lo stipendio del suo amico del cuore. Su quelle frasi, ora, si è appuntata l’attenzione dei magistrati, che potrebbero ascoltare l’urbanista come persona informata dei fatti.
E dunque avere conferma sotto giuramento del rapporto Raggi Romeo, come delle affermazioni sul gruppo di potere che essi formavano con Raffaele Marra, l’amico che Romeo aveva presentato un anno fa alla futura sindaca, coinvolgendolo in modo stretto nel loro menage.
Già in settembre Berdini aveva detto che «Marra deve essere messo nelle condizioni di non nuocere, deve fare un passo indietro. È una persona che ha scelto delle scorciatoie e bisogna richiamarlo all’ordine e trasferirlo a altre più modeste mansioni».
Insomma i guai della sindaca creati dalla sua evidente incapacità di scegliere le persone potrebbero aumentare. Anche perchè Riccardo Luponio, legale di Romeo, ieri ha affermato pubblicamente che Romeo ha detto ai magistrati che nessuno dei beneficiari sapeva delle polizze.
Un’affermazione in netto contrasto con quella dell’ex fidanzata di Romeo, Alessandra Bonaccorsi, che in tutte le interviste che ha rilasciato ai quotidiani e in tv ha sostenuto di sapere di essere beneficiaria della polizza che poi Romeo ha trasferito alla sindaca. Chissà poi che spiegazione avrà dato Romeo a un’altra circostanza curiosa: una delle polizze indicava la beneficiaria come “figlia” mentre lui figli non ne ha.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 10th, 2017 Riccardo Fucile
“IO, UN IDIOTA CON IL DESTINO SEGNATO, ALMENO E’ FINITA QUESTA AGONIA”
“Sono un coglione, questa è la verità “. Paolo Berdini è un uomo distrutto. Barricato in casa, col
telefono spento che riaccende solo per pochi minuti, il tempo necessario per leggere i tanti sms di solidarietà e vicinanza grandinati nelle ore forse più difficili della sua esistenza, l’assessore all’Urbanistica sembra lo spettro di se stesso.
Nulla è rimasto della rinomata spavalderia con cui il professore di sinistra ha per decenni sfidato i palazzinari romani.
Nel day after della mina esplosa sotto la sua poltrona, dell’arsenico versato sulla sindaca Raggi “strutturalmente impreparata” e sulla sua presunta liaison con l’ex capo segreteria Salvatore Romeo, svolge e riavvolge il nastro della notte che lo ha perduto. Di quella “maledetta” intervista, rilasciata a un giovane collaboratore de La Stampa, da lui ancora oggi definita “carpita”, che lo ha messo kappaò.
“Sto malissimo”, confessa con un filo di voce.
“I giornalisti mi assediano, ce li ho tutti qui sotto casa, ho dovuto staccare il cellulare e chiudermi dentro, senza più neppure la libertà di uscire a prendere una boccata d’aria”, si sfoga.
“La verità è che mi vergogno. Ho combinato un casino, provocato un danno non solo a me stesso, quello ormai mi interessa poco, ma a Virginia e a una squadra che proprio non lo meritava. In tarda età scoprire di essere un perfetto idiota è davvero un brutto risveglio”.
Non cerca attenuanti, Berdini, non si aggrappa più a smentite impossibili. Adesso vuole solo silenzio. Scomparire. “Far abbassare la polvere”, dice. Accogliendo quasi con sollievo la notizia che Raggi ha già cominciato il casting per individuare il suo successore: “Almeno così finisce l’agonia, sarebbe forse la soluzione migliore”, riflette ad alta voce, “tanto probabilmente fra un mese mi avrebbero cacciato lo stesso, dopo la fine della trattativa sullo stadio della Roma, che loro vorrebbero chiudere in un modo e io in un altro”.
Ma questo è l’ultimo dei suoi pensieri, ora. Il tempo delle parole è consumato. Svanita ogni verve polemica, che pure lo ha reso famoso. Come se le colate di cemento, che lui ha combattuto per tutta una vita, gli si fossero appiccicate addosso e lo stessero portando a fondo. “Sto male, male, male”, cantilena, “non riesco a farmene una ragione: mi sono messo il cappio al collo da solo”.
Ricominciando daccapo a srotolare il nastro della notte in cui si è lasciato andare: “Quel giorno, era un venerdì, mi sono svegliato all’alba, sono partito per Bologna, ho tenuto una conferenza, all’una ho ripreso il treno e sono arrivato a Roma alle quattro. Dopodichè sono andato a quella faticosissima assemblea nella sede dell’VIII municipio, durata quattr’ore. Una volta finita, era tardi, un assessore cinquestelle mi ha presentato ‘sto ragazzo. Nonostante fossi molto stanco, abbiamo cominciato a parlare. Lui non mi aveva detto di essere un giornalista. Mi ha fatto un mucchio di domande. E io mi sono abbandonato, riportando come un coglione dei pettegolezzi. Solo alla fine mi sono insospettito. E lui ha ammesso di fare il precario alla Stampa. Mi ha preso per sfinimento. Giurandomi che non avrebbe pubblicato nulla”.
E invece, cinque giorni dopo, la bomba ad orologeria deflagra. Ferendo a morte la sua carriera politica. E la sua proverbiale voglia di lottare.
“Sono senza forze “, confessa. Persino l’appello alla sindaca Raggi affinchè respinga le sue dimissioni, firmato ieri da una ventina di intellettuali, gli giunge come un’eco lontana. Sta su un altro mondo, oggi. “Adesso voglio solo riposare”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
E’ IL COORDINATORE DI UN MEETUP SICILIANO
Qualche giorno fa il senatore M5S Michele Giarrusso in un’interrogazione urgente al Ministro
dell’Interno Minniti chiedeva di avviare dei controlli a Castelvetrano (Trapani): “Fino a quando la mafia e la politica andranno a braccetto, non si vedrà un filo di luce“, aveva dichiarato il senatore Cinque Stelle dopo il sequestro di beni per un valore pari a cinque milioni di euro a Marco ed Enrico Adamo, imprenditori attivi nella politica locale di Castelvetrano finiti sotto indagine perchè ritenuti molto vicini a Matteo Messina Denaro, il boss della mafia latitante che è originario proprio del paese in provincia di Trapani.
Il comune rischia lo scioglimento per mafia e il commissariamento e Giarrusso chiedeva l’intervento immediato dello Stato “per liberare Castelvetrano dalla mafia e dalla sporca politica che tiene i cittadini schiavi del sistema” e forse non immaginava di dover guardare anche all’interno del MoVimento 5 Stelle di Castelvetrano e del limitrofo comune di Partanna.
Stando a quanto riporta il quotidiano locale Tp24.it nell’ambito di un’inchiesta su una truffa -la cui entità ammonta a quasi sette milioni di euro — ai danni di Regione, Unione europea e Patto Territoriale “Valle del Belice” sulla quale sta indagando la Procura di Marsala risulterebbe coinvolto il coordinatore del Meetup dei Cinque Stelle di Partanna Gaspare Secchia.
L’accusa contesta alle nove persone coinvolte e a tre società il reato di truffa aggravata in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche in merito alla realizzazione di un complesso alberghiero a Marinella di Selinunte ed i fatti contestati si riferiscono al periodo 2008-2009.
In particolare a Secchia, che era il perito incaricato della contabilità tecnica è contestato anche il reato di falso in atto pubblico.
Accuse pesanti non solo perchè Secchia è un attivista del MoVimento ma anche perchè a fine gennaio si era fatto promotore di un incontro sulla legalità al quale avevano preso parte i senatori Giarrusso, Vincenzo Maurizio Santangelo e l’europarlamentare Ignazio Corrao e anche rappresentanti delle associazioni antimafia come Libera.
La reazione di Secchia è indicativa del nervosismo del MoVimento riguardo a certe situazioni e alla posizione che gli attivisti devono assumere alla luce del nuovo codice etico recentemente approvato, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate a Tp24.it:
Raccontate balle e non ascoltate gli interessati ma solo cosa dice la Procura. E poi vorrei capire come mai vi occupate ora di questo processo che è in corso da anni. Voi giornalisti siete stati telecomandati dopo il successo della nostra iniziativa contro la mafia.
Inoltre Secchia fa sapere che “Dieci minuti dopo aver letto l’articolo mi sono dimesso dal meet up, e comunque sono candidabile perchè non c’è nessuna condanna e il nuovo regolamento prevede che io possa candidarmi”.
Ed è vero che — regolamento alla mano — è candidabile, ma il fatto che Secchia si sia dimesso dal meet up solo dopo che la notizia era stata pubblicata dal quotidiano online la dice lunga visto e considerato che — come ha detto — il processo è in corso da anni e che il Giornale di Sicilia aveva fatto il suo nome già il 31 gennaio mentre l’articolo di Tp24.it è di questa mattina.
Il fatto che sia ancora candidabile per le regole del MoVimento non rappresenta certo un problema nemmeno per chi non fa parte del M5S, il fatto invece la cosa sia stata taciuta fino a quando “i giornalisti telecomandati” ne hanno parlato la dice invece lunga sul valore della trasparenza.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
PERCHE’ HANNO PAURA? PERCHE LI CONOSCE TROPPO BENE
Stamattina era prevista anche la presenza di Paolo Becchi a L’Aria che tira su La7, dove doveva svolgersi un dibattito con Mario Michele Giarrusso del MoVimento 5 Stelle ed altri.
Ma purtroppo la comparsata di Becchi è stata annullata all’ultimo momento.
Perchè? A spiegarcelo è lo stesso professore: la comunicazione del M5S ha chiesto al programma di non far svolgere confronti tra i suoi esponenti e Becchi; per questo il programma ha preferito cancellare l’intervento dell’ex ideologo che poi si è distanziato dai grillini.
«Anche ad Agorà è successa una cosa simile, quando era ospite Giorgio Sorial: ma in quel caso la mia entrata nel dibattito è coincisa con l’uscita del deputato e quindi almeno nell’occasione le apparenze si sono salvate. Invece a L’Aria che tira hanno preferito evitare qualsiasi attrito con la comunicazione M5S…».
E come mai la comunicazione del M5S ha paura di Paolo Becchi?
Il professore ha un’idea tutta sua sulla questione: «Non è vero che le televisioni sono contro il M5S; la verità è che loro vanno e scelgono con chi confrontarsi, mentre i conduttori glielo permettono. E cercano di evitare gli ospiti che potrebbero metterli in difficoltà . Io non me la prendo con il direttore del programma ma con il fatto che c’è chi si fa le regole del gioco su misura; dovrebbero accettarsi di confrontarsi con tutti. Come mai siamo arrivati al punto che se Becchi è invitato in un programma televisivo l’Ufficio di comunicazione dice ‘Noi veniamo ma a patto che ritiriate Becchi’? Questo è il dato di fatto».
E infine: «Questa cosa poi non succede solo a me, succede anche ad altri su cui c’è un veto. Non dobbiamo venire a stretto contatto. Poi spiace vedere in tv il direttore del Corriere Fontana con Di Battista. Perchè non facciamo Di Battista contro Becchi o Di Maio contro Becchi?».
Perchè, secondo lei? «Perchè finirebbero sconfitti, visto che io sono nel MoVimento dalle origini e posso elencare tutte le cose in contrasto con quello che il M5S era dalle origine. Per questo li potrei mettere in difficoltà e mi temono».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
SI SONO LIBERATI DELL’ASSESSORE ANTI-PALAZZINARI
La pazienza è finita.
La già traballante e originale formula delle «dimissioni respinte con riserva», con cui la sindaca Virginia Raggi aveva congedato l’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini nel pomeriggio, tenendolo appeso a un filo, non regge l’urto della pubblicazione dell’audio del colloquio avuto dallo stesso assessore con La Stampa.
L’addio a Berdini non può essere rimandato. La «riserva» sulle dimissioni, così, dura solo qualche ora.
La più breve, forse, della storia politica italiana. È l’epilogo di una giornata iniziata con le reazioni di Berdini ad alcune emittenti radiofoniche, dopo aver letto il colloquio, pubblicato ieri da questo giornale, che lo vede protagonista di alcune frasi poco lusinghiere nei confronti della Raggi e dell’amministrazione capitolina.
Poco dopo, però, arriva il momento delle spiegazioni da dare alla diretta interessata, in Campidoglio. Berdini viene chiamato per una riunione a porte chiuse che durerà alcune ore.
Lo accolgono il vicesindaco Luca Bergamo e la Raggi. Nelle ore precedenti, mentre Berdini rilasciava le sue interviste, la sindaca ha avuto modo di sfogarsi.
La riunione di emergenza convocata a Palazzo Senatorio con alcuni consiglieri di maggioranza e il resto degli assessori si è tramutata ben presto in un processo in contumacia.
I più infuriati, per l’ennesimo inciampo, sono i consiglieri. All’assessore si imputa una distanza mai colmata con la linea politica del Movimento e con le pratiche, interne ai Cinque stelle, di condivisione delle scelte.
Ora però, terminata la riunione, la Raggi ha di fronte l’uomo che l’ha definita «impreparata strutturalmente» e invece di irritarsi, si mostra gelida. Lui, racconterà più tardi la stessa Raggi ai cronisti, «si è presentato con la cenere in capo e i ceci sotto le ginocchia».
Alla prima riunione assiste anche il vicesindaco Bergamo, per avere il quadro della situazione. Ben presto, però, i due rimangono da soli.
E Berdini è mortificato: «Ti chiedo scusa, sono stato un co…ne», ha ripetuto – riferiscono dal Campidoglio – più volte alla sindaca.
Poi, messo alle strette, avrebbe ammesso tutto ciò che aveva smentito pubblicamente in mattinata.
«Sai come sono i giornalisti. Mi ha preso così e io mi sono prestato alle sue domande per dare soddisfazione all’interlocutore». Lei, dopo essersi consultata con Beppe Grillo, ha la soluzione già pronta, senza trattative.
«Non voglio che dai le dimissioni perchè ci sono troppe cose importanti per la città — avrebbe spiegato Raggi a Berdini. – E poi sembrerebbe una vendetta».
La «riserva» sulle dimissioni, come spiegano fonti interne alla giunta, si sarebbe tradotta in un addio trascinato nel tempo e comunque ineluttabile.
I rapporti ormai deteriorati con i consiglieri capitolini e con gli altri assessorati non hanno aiutato e, anzi, svelano la formula usata per tenerlo in piedi: «Tutti in giunta dicono che non collabori. D’ora in poi, voglio essere informata anche sui piani di zona e sui lavori pubblici, non solo sullo stadio della Roma», avrebbe imposto Raggi a Berdini.
Questo è il colpo più duro, prima del Ko definitivo, per l’assessore che sulla sua autonomia aveva costruito una roccaforte, gestendo liberamente numerosi dossier delicati.
Ma il patto, che segue la resa di Berdini, è sancito.
Quando i due escono, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altra, i volti sono segnati dalla stanchezza. E per un attimo, nella capitale d’Italia già commissariata politicamente dai vertici del Movimento, si è assistito ad un sotto-commissariamento dell’assessorato di Berdini.
Un’operazione matrioska che, alla fine della tarantella, portava allora e porta anche adesso sempre a Genova.
Prima nella decisione misericordiosa di salvarlo, poi nella volontà di staccare la spina. La ricerca del prossimo assessore, a Milano, è già iniziata.
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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