Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LUI NEGA MA NON MOSTRA LE RICEVUTE
Il Giornale oggi racconta oggi a pagina 4 una storia che riguarda Luigi Di Maio, il vicepresidente della
Camera che è iscritto all’Ordine dei Giornalisti come pubblicista ma da due anni non versa le quote.
L’articolo è di Pasquale Napoletano:
Chi di elenco ferisce, di elenco perisce. Luigi Di Maio pubblica la lista di proscrizione dei giornalisti nemici del M5S ma finisce a sua volta in un’altra lista: quella dei giornalisti morosi. Prima di approdare ai piani alti della politica italiana, il leader pentastellato aveva intrapreso la carriera di cronista. Ora Di Maio figurerebbe nell’elenco dei morosi: sarebbero almeno due le annualità che il vicepresidente della Camera dei deputati non abbia ancora saldato. Sulla presunta inadempienza Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, non si sbottona: «si tratta di dati sensibili».
Di Maio è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 4 ottobre 2007: il parlamentare grillino ha mosso i primi passi nel giornalismo con un settimanale locale, Paese Futuro, che ha sede a Pomigliano D’Arco, dove il numero due di Montecitorio vive.
Di Maio sarebbe dunque un giornalista pubblicista moroso, dice il Giornale.
Magari perchè il vicepresidente della Camera ha deciso di farsi depennare dalle liste per coerenza. Intanto, racconta sempre il Giornale, l’Ordine della Campania ha convocato in audizione il giornalista Di Maio per il quale sta valutando l’ipotesi di un deferimento al Consiglio di Disciplina per la storia della lista di proscrizione di qualche giorno fa.
Di Maio su Twitter ha negato a parole di essere moroso, ma non ha prodotto la prova delle ricevute dei versamenti.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
MA NON ERANO I GRILLINI QUELLI CHE SI LAMENTAVANO PERCHE’ L’ITALIA E’ AL 77° POSTO DELLA CLASSIFICA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA? … ORA SONO I PRIMI A MANGANELLARE CAPURSO, REO DI AVER FATTO IL SUO MESTIERE
Il prevedibile epilogo della surreale vicenda delle “confessioni” smentite, ritrattate e negate dell’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini è quello che sta succedendo ora sul profilo Facebook del giornalista della Stampa Federico Capurso, autore dello scoop che ieri ha portato Berdini rimettere il mandato nelle mani della sindaca, dimissioni che però sono state respinte “con riserva” da Virginia Raggi.
Ieri la Stampa ha pubblicato la prova audio che dimostra che quella conversazione è effettivamente avvenuta e che Berdini era a conoscenza che Capurso fosse un giornalista — precario — della Stampa.
Quelli che definisco “merda” e “pennivendolo” Federico Capurso
In un’intervista a RaiNews Berdini aveva definito Capurso “mascalzone”, “un poveretto”, “povero disgraziato”, “piccolo delinquente” accusandolo di aver contraffatto l’intervista, di non essersi presentato come giornalista e di aver origliato un colloquio privato (fatti questi che sono poi stati successivamente smentiti proprio dalla pubblicazione della registrazione).
Non stupisce quindi che il popolo pentastellato si sia riversato sul profilo personale di Capurso per rincarare la dose di legnate, il tutto ovviamente in nome della libertà di stampa e della necessità di far avanzare il nostro Paese dal famigerato 77° posto della ben nota classifica che viene solitamente utilizzata dagli attivisti a Cinque Stelle per dimostrare che in Italia i giornalisti sono al servizio della Ka$ta.
Alcune avvisaglie c’erano già state nei commenti sulla pagina Facebook de La Stampa ma sul profilo privato del giornalista le cose sono degenerate.
Il giornalista viene definito “spione” e qualche persona di buon cuore gli augura senza troppi problemi di morire per rendere l’Italia “un po’ meno merda”.
Alcuni di questi difensori del diritto alla privacy non hanno alcun problema a insinuare che Capurso abbia fatto “certi servizietti a prelati viziosi” perchè è chiaro che uno che scrive articoli del genere la laurea (dalle informazioni del profilo Capurso ha studiato Scienze della Comunicazione all’Università Pontificia Salesiana) se la deve essere per forza comprata in qualche modo.
I benaltristi chiedono come mai non abbia fatto la stessa cosa con Sala (e allora il PD???), qualcuno ha pudore di scrivere “merda” e preferisce ricorrere al simpatico emoji della cacca, un altra invece accusa Capurso di essersi venduto “per un piatto di lenticchie” e di aver distrutto il futuro dei nostri figli (perchè nessuno pensa i bambini???).
C’è quello che fa il magnanimo ma poi non si trattiene più e scrive “mai vista una montagna di merda così tutta assieme”.
Mentre una giovane donna con le lacrime agli occhi scrive che avrebbe voluto fare la giornalista ma dopo aver scoperto che è un mestiere senza dignità rivendica con orgoglio il suo ruolo di moglie e madre di figli “studiosi e onesti”.
Ce n’è anche per Myrta Merlino (già finita nel ciclone dei ridicoli boicottaggi pentastellati) colpevole di aver intervistato Capurso dopo la prima smentita di Berdini e definita per questo “cerebrolesa”
Il Popolo della Rete ha anche validi analisti che dopo una rapida analisi del profilo di Capurso (poco meno di 200 amici e quasi tutte i post con privacy settata su privato e non su pubblico) sentenzia che Capurso è un troll, un fake.
Non poteva mancare quello laureato in giornalismo alla prestigiosa Università della Strada (l’unica senza servizietti) che ci spiega la deontologia professionale senza tenere conto due cose: in primo luogo che è perfettamente legale registrare — anche di nascosto — una conversazione, in secondo luogo che quando qualcuno, come ha fatto Berdini, ti accusa di esserti inventato tutto e di essere “sceso al secondo scantinato” della cronaca, è addirittura doveroso pubblicare la registrazione che dimostra che Paolo Berdini mente.
Chissà che ne pensa di questi attacchi alla libertà di stampa e ad un giornalista l’onorevole — e giornalista — Luigi Di Maio che nei giorni scorsi ha stilato una lista di proscrizione dei giornalisti “sgraditi” al MoVimento riportando in auge la simpatica rubrica dal titolo “Il giornalista del giorno” dove lo Staff del M5S schedava e metteva alla gogna, con nome, cognome e foto i giornalisti “ostili” al partito di Grillo.
Perchè bisogna ricordare che il cattivo rapporto degli attivisti del MoVimento con i giornalisti viene da lontano e da un posto ben preciso.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
RAGGI CEDE AGLI EMISSARI DI GRILLO E NON SILURA L’ASSESSORE, MA DI FATTO LO COMMISSARIA…E ORA, CON LO STADIO, VEDIAMO COME FINISCE LA FAVOLA “NESSUN FAVORE AI PALAZZINARI”
“Ma come si permette?”. Virginia Raggi è furibonda. Vuole cacciare immediatamente l’assessore
all’Urbanistica Paolo Berdini che, in un colloquio con La Stampa, non solo la ha etichettata come una sindaca “impreparata e circondata da una banda” ma a proposito del rapporto con l’ex capo della segreteria Salvatore Romeo dice: “Sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni. Mi chiedevo come mai questo rapporto?”.
A Palazzo Senatorio il tira e molla su Berdini va avanti tutta la giornata. I vertici chiedono alla sindaca di prendere tempo, lei accetta ma ottiene nei fatti il commissariamento dell’assessore.
La giornata delirante inizia con le sfuriate e finisce con Romeo sentito in Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla sua nomina e anche sulle polizze vita intestate al primo cittadino.
In mattinata Raggi arriva in Campidoglio, si ferma a parlare con i cronisti, nera in volto per la rabbia: “Mi aspetto una smentita da Berdini”.
Una smentita vera e propria non arriverà mai. L’assessore attacca il cronista definendolo un “piccolo mascalzone” che ha rubato e contraffatto frasi che l’assessore ha scambiato con amici.
Ma il giornalista Federico Capurso replica che “è stato un faccia a faccia, io e lui, io mi sono presentato come giornalista”. Esiste l’audio della conversazione e il sito lo pubblica in serata.Insomma Berdini è nei guai.
All’ora di pranzo, in Campidoglio, in tanti danno l’assessore all’Urbanistica fuori dalla squadra. Con la sindaca in realtà non si sono mai presi, anzi la vicenda dello Stadio della As Roma li ha sempre divisi.
Da un lato Berdini che lo ha subito ostacolato a causa delle cubature troppo ampie e dall’altro il sindaco che anche oggi ha ribadito di non essersi mai espressa nel merito. E quest’ultimo concetto non è caso se viene ribadito proprio oggi.
A palazzo Senatorio, sotto choc, non si parla d’altro. “Così ci danneggia e non fa squadra”, dice più di un consigliere: “È evidente che non sta portando avanti un gioco di squadra, rilascia dichiarazioni più vicine alle opinioni personali che non allo spirito di squadra”.
Intanto il sindaco sta consultando i vertici del Movimento per decidere insieme cosa fare. Lei lo vorrebbe mandar via, ma Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, gli emissari di Beppe Grillo a Palazzo Senatorio, frenano.
Inizia un giro di telefonate tra Roma-Genova-Milano, quindi tra Raggi, Grillo e Casaleggio. “Adesso non c’è un sostituto, sarebbe un problema non avere l’assessore e dover ricominciare tutto dall’inizio”, questo è il ragionamento che viene fatto.
In più, poche ore dopo, è in programma un’importante conferenza stampa con Luigi Di Maio e i sindaci per presentare una nuova piattaforma dei Comuni: la cacciata dell’ennesimo assessore sarebbe un modo per rovinare la festa.
Quindi: tempo. Berdini arriva in Campidoglio, si vede con la sindaca, un incontro ristretto. Lui chiede scusa, è mortificato. “In ginocchio sui ceci e con il capo cosparso di cenere”, lo descriverà la sindaca che ne approfitta per la stoccata.
Qualcuno dice in lacrime, rimette il mandato nelle mani del sindaco, ma lei respinge le dimissioni ma con riserva.
Cosa significa? “Ho respinto le dimissioni con riserva perchè Roma sta affrontando temi complessi, come i piani di zona o lo stadio. Non voleva dire quelle parole, non le pensa”.
Sta di fatto che adesso Berdini è un assessore dimezzato e Raggi, che in fondo con lui è sempre andata allo scontro, ha la libertà di decidere soprattutto sulla vicenda dello Stadio, immaginate come.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
INCONCEPIBILE NON SOLO DA UN PUNTO DI VISTA GIURIDICO, MA ANCHE LOGICO… O NON HA TROVATO GRILLO AL TELEFONO PER AVERE IL PERMESSO?
Nel comunicato con cui Paolo Berdini afferma di aver rimesso il mandato nelle mani della sindaca Virginia Raggi, ci sono da sottolineare un paio di circostanze molto interessanti che ci danno l’esatta dimensione della serietà dell’assessore:
“Ho incontrato Virginia Raggi in Campidoglio: le ho ribadito la stima che merita. Provo profonda amarezza per la situazione che si è venuta a creare. Ne ho preso atto e, pertanto, ho rimesso il mandato conferitomi dalla sindaca lo scorso luglio. Una conversazione carpita dolosamente da uno sconosciuto che non si è nemmeno presentato come giornalista e durante la quale avrei persino affermato di essere amico del procuratore Paolo Ielo che non ho mai conosciuto in vita mia”.
Federico Capurso ha dichiarato di essersi presentato come giornalista a Paolo Berdini, come del resto prevede la deontologia, come d’altronde è stato provato dall’audio messo in rete stasera.
Ma non è questo il punto.
Immaginiamo che invece Berdini abbia ragione e davanti a lui la settimana scorsa si sia presentato un quisque de populo chiedendogli cosa ne pensasse della Raggi. Berdini, come potete notare, nel comunicato non ha smentito di aver detto le frasi che ha detto sull’amministrazione. Così come la Raggi, del resto.
Ebbene, Berdini nel colloquio sulla Stampa ha sostenuto nell’ordine:
— che Virginia Raggi aveva una relazione con Salvatore Romeo
— che il problema della Raggi non era l’inesperienza, ma proprio l’incapacità
— che non è vero che la sindaca non sapesse niente delle polizze vita di Romeo
— che la sindaca si è messa vicino “una banda” (di assassini, ha precisato successivamente Capurso)
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Berdini è solito andare in giro a raccontare segreti (o per meglio dire: diffamazioni) dell’amministrazione e giudizi così netti sulle bande in Comune al primo che passa per strada?
E se così fosse, visto che le sue parole sembrano abbastanza inequivocabili, è sicura la Raggi che le dimissioni dell’assessore fossero da respingere?
Poi c’è un’altra questione, anche più interessante.
Respingere le dimissioni con riserva è un non senso giuridico dal momento che la riserva si appone all’accettazione delle dimissioni (come quando il Presidente della Repubblica accetta con riserva le dimissioni del presidente del consiglio invitandolo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti), non già alla loro reiezione.
La formula “Respingerle con riserva” sembra suggerire che le dimissioni siano respinte tout court ma ci si riservasse di accettarle.
In realtà la riserva serve ad evitare vuoti di potere e discontinuità amministrative causate dalle dimissioni di chi svolge pubbliche funzioni.
Respingere con riserva invece è anche inconcepibile dal punto di vista logico, oltre che giuridico, visto che riconfermare la piena fiducia al dimissionario (perchè di questo si tratta, altrimenti le dimissioni andrebbero “accettate con riserva”) e al tempo stesso subordinare questa fiducia ad una non meglio precisata riserva violerebbe il principio aristotetelico di non contraddizione.
Ma queste, nel momento in cui parliamo di un assessore che racconta a uno sconosciuto degli amanti della sindaca, sono purtroppo mere tecnicalità .
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
IN CHE MANI E’ FINITA ROMA: UN ASSESSORE CHE MENTE AI CITTADINI NEGANDO IL CONTENUTO DI UN’INTERVISTA RILASCIATA E DANDO DEL MASCALZONE AL CRONISTA DE “LA STAMPA”
Non per accanirsi, ma giusto per far rendere conto delle mani in cui si trova l’assessorato
all’urbanistica di Roma, la Stampa alla fine pubblica l’audio del colloquio tra il giornalista Federico Capurso e Paolo Berdini.
L’assessore stamattina a Rainews aveva detto di non aver parlato con nessun giornalista ma con amici e che il colloquio era stato “rubato” .
Nel pomeriggio aveva corretto il tiro affermando che la persona con cui aveva parlato non si era presentato come giornalista.
Berdini aveva anche detto di non conoscere Paolo Ielo, mentre nell’articolo della Stampa si affermava che lui lo conoscesse.
Nell’audio pubblicato dalla Stampa si parla proprio di Paolo Ielo.
Anche se prima si discute d’altro: “Mica è finita la musica, dopo ‘sta cosa de l’Espresso tra tre giorni ne esce un’altra… No guarda, è una situazione che trovo esplosiva”.
E ancora: “Tra la Raggi e Romeo c’è un rapporto [non udibile] Questo io l’ho scoperto il secondo o terzo giorno… va bene, io sono un uomo generoso, ti porto a letto… Questa donna che dice che lei non sapeva niente (delle polizze)? Ma a chi c…o la racconta? Per fortuna che non c’è nessun reato… E lei era pure già separata… vada a letto con chi c… gli pare!”.
In alcune parti il colloquio è incomprensibile. In altre Berdini si sente benissimo: «Se lei si fidasse delle persone giuste… lei s’è messa ‘sta corte dei miracoli…mettiti il meglio del meglio di Roma! Invece s’è messo una banda».
«Otto ore di interrogatorio! Che c…o! Cioè io sono amico della magistratura però… Perchè io poi lo so che questi quanno te pizzicano… Paolo Ielo è una persona bravissima, io lo conosco personalmente».
Prima della fine dell’audio si sente Capurso dire che è un collaboratore (precario) della Stampa.
È quindi confermato: Berdini sapeva di stare parlando con un giornalista.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
DI MAIO ORA NEGA DI AVER CONVINTO MARRA A RESTARE IN CAMPIDOGLIO, MA UN ARTICOLO DEL FATTO CONFERMA IL CONTRARIO… E C’E’ UN PURE UN VIDEO CHE LO INCASTRA
«Il sottoscritto non ha mai convinto Raffaele Marra a rimanere in Campidoglio»: ieri così Luigi Di Maio smentiva Repubblica e Corriere della Sera che raccontavano di come l’ex capo di gabinetto della sindaca avesse deciso di lasciare il Campidoglio ma fosse stato trattenuto proprio dal vicepresidente della Camera.
Ma quanto può valere una smentita se a raccontare la circostanza fu Marco Travaglio, non smentito dal MoVimento 5 Stelle?
“Sono costretto a smentire per l’ennesima volta di aver avuto il ruolo che quest’oggi, mi attribuiscono i due quotidiani la Repubblica e il Corriere della Sera. Il sottoscritto non ha mai convinto Raffaele Marra a rimanere in Campidoglio, questa è una fantasia. Così come è fantasioso sostenere che io abbia voluto tenere in piedi il rapporto fra la sindaca di Roma e il duo Marra-Romeo. Tutte illazioni diffamatorie che non trovano riscontro nei fatti. Siamo davanti ad un vero e proprio attacco al MoVimento 5 Stelle: vogliono delegittimarci, ma non ci riusciranno. Cambieremo Roma, cambieremo il Paese”, ha detto ieri Di Maio in una nota che smentiva le ricostruzioni di Carlo Bonini e Fiorenza Sarzanini.
E oggi i due giornali rilanciano citando due particolari interessanti: per cominciare il fatto che Marra abbia dichiarato che di fronte all’altolà del minidirettorio romano sulla sua designazione a vicecapo di gabinetto «avevo deciso di andare via e mi consultai con Luigi Di Maio».
E soprattutto un articolo del 9 settembre 2016 sul Fatto Quotidiano a firma di Marco Travaglio e Valeria Pacelli:
6 luglio. Marra chiede di parlare con Luigi Di Maio, che lo riceve nel suo ufficio alla Camera. L’ex finanziere gli porta il solito valigione di documenti contutte le sue denunce e per un’ora e mezza gli illustra la sua esperienza nell’amministrazione regionale e capitolina. “Se non l’avrò convinta — aggiunge — ho qui pronta la lettera di dimissioni”. Poi mostra anche a Raggi e Frongia una dichiarazione della Procura secondo cui non ha procedimenti penali in corso, diversamente da altri 7 dirigenti comunali (indagati o imputati, eppure ai loro posti senz’alcuna polemica). Ma i bombardamenti contro di lui continuano, dal mini-direttorio e da parte del direttorio, nonchè dalla grande stampa.
Siccome Marra non diede mai le dimissioni, o la ricostruzione è falsa (ma non è stata mai smentita) oppure dopo l’incontro Marra è rimasto in Campidoglio perchè qualcuno ha convinto qualcun altro.
«Dunque, il vicepresidente della Camera, il 6 luglio 2016, blocca le dimissioni di Marra e ne legittima il ruolo soprattutto agli occhi di quella parte del Movimento (stretta intorno alla Lombardi) che ne chiede l’allontanamento per il suo passato di “destra”», commenta Bonini
Il video di Di Maio che parla di Marra
E poi c’è il video in cui sempre Di Maio rispondeva a una domanda su Raffaele Marra posta da una giornalista: “Condividete la scelta di un ex alemanniano come Marra?”. La risposta di Luigi Di Maio è: «Guardi, io penso soltanto una cosa: chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra. Chi in questi anni ha mostrato buona volontà ed ha competenza e storia personale all’interno della macchina amministrativa ci venga a dare una mano».
Marra si trovava all’interno della macchina amministrativa e Di Maio ribadisce che da quel tipo di competenze vuole un aiuto.
Ma più interessante del video è l’intervista sul Fatto Quotidiano in cui Di Maio cercò di spiegare il senso dell’affermazione fatta nel luglio scorso, proprio dopo l’incontro con Marra:
È stato un colpo per tutti, ovvio. Quindi dovevamo dare nuovo slancio al Comune. Serviva un segnale di discontinuità ed è arrivato.
E se non fosse arrivato?
Forse non si sarebbe giunti a questa decisione. D’altronde sul piatto c’erano questioni già poste in passato da Grillo e dal M5S, come i ruoli di Marra e Romeo (Salvatore, ex capo segreteria, ndr).
Ora condannate tutti Marra, ma per mesi siete rimasti zitti. Anzi, lei a luglio lo difese come “competente”.
Non è vero
Esiste un video (pubblicato sul sito Fanpage.it,ndr) che lo prova.
In quella risposta su Marra dico due cose: chi ha partecipato al massacro del Campidoglio si faccia da parte, mentre chi è competente venga a darci una mano.
Perchè associare a Marra questa seconda parte?
La verità è che già in quei giorni volevamo che fosse allontanato.
E perchè?
Ci basavamo sulle informazioni di dominio pubblico.
Giustificavano la sua rimozione?
Le varie questioni che lo coinvolgevano ci spinsero a chiedere alla sindaca di metterlo da parte. E poi la sua permanenza stava creando divisioni nel M5S.
Ma Raggi non lo tolse.
Spettava alla sindaca decidere. Oneri e onori a lei.
Secondo il gip che ha convalidato il suo arresto, Marra godeva “dell’indubbia fiducia” della sindaca. Perchè si fidava così tanto di lui?
Non lo so. Quello che posso dire è che noi siamo la prima forza politica del Paese. E quindi proveranno a infiltrarci ancora.
L’intervista è interessante per molte ragioni.
In primo luogo Di Maio ammette che volevano le dimissioni di Marra in base a “informazioni di dominio pubblico“, ovvero i vari articoli di giornali che in altri momenti il M5S ha insultato e additato come disinformazione.
E questo dà l’esatta dimensione dell’attendibilità delle smentite degli esponenti del M5S in generale e di quelle di Di Maio in particolare.
Il vicepresidente della Camera poi ammette candidamente che senza l’arresto, Marra sarebbe ancora al suo posto e il M5S non lo avrebbe rimosso.
Questo quindi ci fornisce l’esatta dimensione di quanto il M5S sia garanzia di legalità a Roma in Italia. Ovvero, niente.
Poi Di Maio cerca di far passare l’idea che nel video in cui parlava di Marra (su domanda della giornalista) abbia additato lui come quello che ha distrutto la città . Anche questa è una posizione curiosa: la frase completa era «Guardi, io penso soltanto una cosa: chi ha distrutto questa città non fa parte della nostra squadra. Chi in questi anni ha mostrato buona volontà ed ha competenza e storia personale all’interno della macchina amministrativa ci venga a dare una mano».
Ma Marra faceva già parte all’epoca delle dichiarazioni della squadra della Raggi. Quindi è evidente che Di Maio non si riferiva a lui, oppure Di Maio si era reso conto da anni del fatto che Marra era un distruttore di città ma non ha fatto niente nè ne ha preso le distanze pubblicamente fino all’arrivo dei magistrati.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
CAPURSO NON CI STA ALLA SMENTITA DI BERDINI E FORNISCE I DETTAGLI: “HA DETTO CHE LA RAGGI E’ CIRCONDATA DA UNA BANDA DI ASSASSINI, IO PER EVITARGLI PROBLEMI HO SCRITTO SOLO BANDA… E CONFERMO CHE HA DETTO CHE SI VEDEVA CHE RAGGI E ROMEO ERANO AMANTI”
Federico Capurso, che ha firmato l’articolo della Stampa in cui l’assessore all’urbanistica Paolo
Berdini riportava giudizi offensivi e millanterie nei confronti di Virginia Raggi è intervenuto a L’Aria che tira dopo gli insulti che sono arrivati anche a lui da Berdini su Rainews.
Nella chiacchierata con Myrta Merlino Capurso spiega che le dichiarazioni di Berdini sono arrivate durante un colloquio faccia a faccia con l’assessore: «Tra l’altro lui sapeva benissimo che sono un giornalista perchè la deontologia ci impone di dichiararlo».
Capurso spiega che è andato a incontrare Berdina all’uscita di un dibattito sulle politiche abitative a cui l’assessore aveva presenziato: «Una volta rilette non potevo non scriverle», dice.
Capurso dice anche che Berdini non ha detto che la Raggi si è messa intorno “una banda”, ma “una banda di assassini”: lui ha preferito togliere la precisazione per alleggerire la posizione.
Sulla Raggi precisa: «Sì, ha detto che non capisce, è inadeguata al ruolo che ricopre. Ha detto anche che secondo lui Raggi e Romeo sono amanti e gli ha dato come prova il fatto che il secondo o il terzo giorno che è entrato in Campidoglio ha detto che si vedeva che erano amanti».
Paolo Berdini a Rainews ha sostenuto invece di non aver rilasciato alcuna intervista e ha detto del giornalista “questo mascalzone ha registrato un colloquio privato“. Confermando così di aver pronunciato quelle frasi. “Il fatto che io abbia detto a miei tre amici che la Giunta Raggi è impreparata posso confermarlo: mi ci metto anche io tra questi. Questa città è messa in ginocchio. Non ci aspettavamo che si fosse arrivati a questo punto con il baratro”.
La Stampa, in una nota, ha confermato quanto scritto da Capurso.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
CAMPIDOGLIO SOTTO SHOCK: “DALL’INIZIO SI E’ CIRCONDATA DI UNA CORTE DEI MIRACOLI”
Questa mattina l’assessore del Comune di Roma Paolo Berdini ha smentito di aver rilasciato delle dichiarazioni al nostro giornale sulla giunta di Virginia Raggi.
“La Stampa” conferma parola per parola il colloquio con l’assessore Berdini pubblicato nell’edizione odierna a firma del giornalista Federico Capurso.
Se umanamente si può comprendere l’imbarazzo dell’assessore, questo comunque non giustifica in alcun modo gli inaccettabili giudizi che Berdini ha pronunciato sul collega per cercare di smentire quanto riferito.
Lo hanno chiamato «eretico», «comunista», ma Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica di Roma, è un uomo difficile da incasellare. Di certo anarchico, nel suo approccio con il Movimento 5 stelle: quasi esterno alla giunta grillina, libero dalle briglie nel dire sempre ciò che pensa e con una guerra da vincere, quella per evitare speculazioni edilizie nel progetto per lo stadio della Roma.
Ora che la sua battaglia rischia di naufragare, e che la sindaca Virginia Raggi è sempre più incatenata dal commissariamento politico di Beppe Grillo e dalle vicende giudiziarie, Berdini sente il bisogno di sfogarsi, anche se non riesce a darsi una risposta, per come si sia arrivati a questo punto.
«Non lo so, è stato fatto un errore dopo l’altro». Prima con la nomina di Raffaele Marra, poi la polizza di Romeo, «e se è uscita questa cosa su L’Espresso, fra qualche giorno magari ne esce un’altra. Non si può dire che sia finita la musica».
Si stringe nella giacca, mentre dopo una giornata di lavoro tenta di fare il punto. «Trovo la situazione esplosiva, questa città non tiene».
Ma le risposte non arrivano. Forse, c’è bisogno di tornare al principio di questa avventura, «quando i Cinque stelle mi hanno chiesto aiuto per affrontare alcune battaglie insieme. Anche per questo, non ho fatto gli esami con il direttorio. L’unico assessore, credo, ad essere entrato di diritto, ma non mi aspettavo tutto questo».
Poi, forse, i volti delle persone con cui si è dovuto interfacciare in questi mesi tornano rapidi alla mente, dai consiglieri ai vertici del Movimento, fino a Virginia Raggi e a Salvatore Romeo, al centro dell’ultimo ciclone abbattutosi sul Campidoglio, e non riesce a tenersi: «Sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni, ma mi chiedevo: “com’è che c’è questo rapporto?”». Mentre lo dice, il suo sguardo non è quello dell’insofferenza, ma della stanchezza, quasi arreso a certi comportamenti.
«E poi, questa donna che dice che non sapeva niente, ma a chi la racconti? La sua fortuna è stata che non ci fosse nessun reato. Lei era anche già separata al tempo, e allora dillo! Ma possibile che questa ragazza non debba uscire mai?».
Il problema del Campidoglio però, per Berdini non sembra quello di una eventuale relazione tra Raggi e Romeo, sulla quale peserebbe il sospetto, tutto politico, che Romeo abbia potuto approfittare della situazione per diventare capo staff della sindaca, con conseguente stipendio triplicato, in barba alle battaglie grilline contro le parentopoli, per la meritocrazia e così via.
Il problema, per il professore “anarchico” di Roma, sembra essere proprio la Raggi: «Su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. I grand commis dello Stato, che devo frequentare per dovere, lo vedono che è impreparata. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni. Se vai, per dirne una, a un tavolo pubblico e dici che sei sindaco di Roma, spiazzi tutti. Lei invece…» – e nell’esitazione, Berdini si accarezza i baffi, prima di tirare un sospiro che nulla ha del sollievo – «Mi dispiace. Mi dispiace molto».
«Se lei si fidasse delle persone giuste… Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli. Anche in quel caso, io glie l’ho detto: “sei sindaco, quindi mettiti intorno il meglio del meglio di Roma”. E invece s’è messa vicino una banda».
È forte il sapore del rimorso e della rabbia per non essere stato ascoltato quando, da mesi, aveva avvisato la sindaca dei pericoli che Marra e il Raggio magico portavano con sè. «Io sono amico della magistratura, Paolo Ielo lo conosco benissimo, è un amico, ma lei è stata interrogata otto ore. Anche lì c’è qualcosa che non mi torna». «Come se ne esce? Non lo so. Io questo non lo so».
E si allontana nella notte romana.
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
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Febbraio 7th, 2017 Riccardo Fucile
INDAGATA PER LA SECONDA VOLTA IN UN MESE E MEZZO… GLI ORTODOSSI RACCOLGONO FIRME PER UN INCONTRO CON GRILLO… CASALEGGIO COMINCIA A ESSERE STANCO DI VIRGINIA
Virginia Raggi indagata per la seconda volta in un mese e mezzo. E la graticola torna a bruciare,
anche se forse non ha mai smesso di farlo.
Dopo la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele braccio destro della sindaca ora in carcere, sotto la lente della Procura è finita la delibera del 9 agosto relativa alla nomina di Salvatore Romeo a capo della segreteria.
Lo stipendio non viene indicato esplicitamente, ma attraverso riferimenti legislativi, non rendendo quindi immediatamente deducibile la somma.
Inoltre l’atto non venne passato al vaglio del Gabinetto per verificarne la legittimità . Questo è il presunto abuso che viene contestato al sindaco di Roma su Romeo, il cui stipendio era passato da 39mila euro a 120mila lordi, poi corretti in 93mila.
L’ex capo della segreteria sarà interrogato a breve sulla sua nomina, ma i pm potrebbero fare domande anche sulle due polizze vita intestate al primo cittadino.
Il malumore, seppur tenuto a freno da Beppe Grillo, in realtà non si era mai sopito e adesso è tornato ad emergere.
Ci sarebbero visioni contrapposte al vertice sulla strategia da tenere.
Davide Casaleggio viene descritto da qualcuno stanco di dover gestire questa situazione che appare sempre in bilico, Grillo invece più determinato ad andare avanti. La soluzione è essere più presenti a Roma.
Il leader M5S sarà infatti nella Capitale per lanciare il “piano buche”. Insomma, Raggi viene tenuta sempre più sotto controllo.Non solo.
I parlamentari M5S, a quanto apprende l’agenzia di stampa Adnkronos, chiederanno un incontro Grillo per parlare del programma da stilare in vista delle politiche, dell’organigramma e, se ce ne fosse modo, anche delle ricandidature che tanto preoccupano i parlamentari 5 Stelle.
Nel modulo che deputati e senatori stanno firmando, ovviamente lo sta sottoscrivendo solo chi sente questa necessità , c’è spazio per mettere all’ordine del giorno anche altri argomenti.
Infatti per le voci più critiche del Movimento, l’incontro potrebbe anche rappresentare un momento per confrontarsi con il leader sulla metamorfosi che sta investendo il M5S, quindi dell’affaire Roma che oggi si è condito di un altro particolare.
Al di là del silenzio chiesto dai vertici sui dissidi interni, il malessere c’è, tanto che molti sentono la necessità di un confronto con il garante.
Nelle telefonate delle ultime ore Grillo ha tranquillizzato i suoi dicendo che non cambia nulla e che la linea è sempre quella di andare avanti e sarà lui a metterci la faccia. Casaleggio ne è convinto di meno.
(da “Huffingtonpost”)
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