Gennaio 26th, 2017 Riccardo Fucile
OGNI PERSONAGGIO HA IL PROPRIO TARGET DI RIFERIMENTO: DIBBA E’ IL CHE GUEVARA DEI PARIOLI, DIMA IL RAGAZZO DELLA PORTA ACCANTO CHE PIACE ALE MAMME, LA TAVERNA LA POPOLANA PASIONARIA, VIRGINIA LA MADONNINA INFILZATA
Analizzando la cosmogonia pentastellata e i vari personaggi che la compongono la si può perfettamente
paragonare a quella dei Pokemon.
Nel “mazzo di carte” in dotazione ai simpatizzanti del Movimento 5 Stelle, abbiamo infatti vari esemplari atti a fidelizzare i vari strati della popolazione italiana.
Come il celeberrimo Pikachu, ogni pokemon pentastellato ha le proprie caratteristiche, i propri “poteri” e il proprio target di riferimento.
Dibba, per esempio, è utile ad attirare i giovani ribelli… peccato però che il frontman grillino sia una sorta di Che Guevara dei Parioli, che di ribelle non ha neanche il ciuffo.
DiMa, dal canto suo, è il giovanotto dall’aria per bene che piace tanto alle mamme, il classico ragazzo della porta accanto (che vorresti però sbattergli in faccia).
Giggino è l’ideale futuro genero dall’aria seria, studiosa e preparata, malgrado — così sembrerebbe — abbia dato pochissimi esami in molti anni di Università , tanto da abbandonarla qualche tempo fa,e confonda Cile con Venezuela e abbia scarsissima dimestichezza con i congiuntivi.
L’intramontabile Taverna è invece una “pokemon” utile a fidelizzare gli strati più bassi della popolazione, quelli poco colti e veraci che ne amano l’aspetto da popolana pasionaria che condivide con la forbita sorella.
E se nelle sue foto compaiono sempre più borse di Gucci e accessori firmati che di popolano non hanno un bel niente, tutto ciò non sembra minimamente scalfire il fascino da “Sora Lella del Senato” di Paoletta nostra.
La pokemon Virginia Raggi, invece, con quella sua aria da madonnina infilzata, ha fatto breccia nei cuori degli italiani facendo leva sull’aura tenera da cerbiatta ferita.
La povera, piccola Virginia scagliatasi contro la piovra romana, fra rossori, palpiti e battiti di ciglia, non poteva non ipnotizzare l’opinione pubblica conquistando anche il cuore più duro.
Peccato che, dopo sette mesi di inerzia, i suoi poteri ipnotici si siano decisamente affievoliti e non riesca ad ammaliare più nessuno… neanche se stessa.
Vedendo l’andazzo delle amministrazioni pentastellate, si può già prefigurare il futuro dei pokemon a 5 stelle.
Presto, infatti, verrà introdotta un’applicazione molto simile a Pokemon-Go… grazie alla quale i cittadini furenti e delusi potranno andare a caccia dei meravigliosi ragazzi pentastellati in giro per tutta Italia.
E non certo per osannarli.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
LA CONSEGNA E’ DI FARE QUADRATO… COSI’ HANNO PREPARATO IL PARACADUTE AD PERSONAM
Sono stati giorni di vertici, incontri, riunioni. Veri e propri gabinetti di guerra per capire come gestire
la cosa, dal punto di vista politico e comunicativo.
Virginia Raggi, tutto il suo entourage e tutto il Movimento 5 stelle capitolino e nazionale, sapeva che a giorni sarebbe arrivata la notizia d’indagine sul collo della prima cittadina.
Quando la Procura si è mossa, tutto era preparato. Abuso d’ufficio e falso in atto pubblico sono i reati contestati.
Imputazioni pesanti, soprattutto da chi ha fatto della diversità morale la propria cifra di governo.
Per questo evitare territori scivolosi, buchi comunicativi causati da pressappochismo e impreparazione, è stata la bussola di queste ultime due settimane.
Raggi ha riunito il giro più stretto, in costante contatto con i dioscuri nazionali che coadiuvano il Campidoglio, i deputati Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
Al centro di tutti i colloqui la gestione di una notizia che non si poteva controllare.
La bussola è stata una: evitare il pastrocchio del caso Muraro.
Quel groviglio di mail male interpretate, mezzi silenzi e verità monche, che si sono appiccicate per mesi sulla giacca del sindaco e del suo assessore. Di conseguenza la strada scelta era inevitabile: comunicare tutto e subito. Tanto al quartier generale milanese quanto più ai cittadini romani.
Così, poco prima di cena, ecco comparire il post su Facebook: “Oggi mi è giunto un invito a comparire dalla Procura di Roma [il prossimo 30 gennaio, ndr] nell’ambito della vicenda relativa alla nomina di Renato Marra a direttore del dipartimento Turismo che, come è noto, è già stata revocata. Ho informato Beppe Grillo e adempiuto al dovere di informazione previsto dal Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle”.
Poche righe dalle quali viene furbescamente spuntata la parola “indagata”; nelle quali si parla della revoca di Marra Jr. come se fosse elemento di per sè sufficiente a smontare il lavoro dei magistrati che indagano; e in cui ben si sottolinea da un lato la telefonata al fondatore (Pizzarotti non lo fece squillare, e a questo s’aggrapparono per metterlo in naftalina), dall’altro il rispetto delle procedure codici stellati alla mano.
Il sindaco è sotto inchiesta per aver detto alla responsabile anticorruzione del Comune Mariarosa Turchi di aver deciso da sola sulla nomina di Marra Jr (l’ipotesi di falso), nel merito della quale sarebbe invece intervenuto anche il fratello Raffaele.
Quanto all’ipotesi di abuso d’ufficio, la sindaca non avrebbe effettuato una comparazione valutativa dei curricula, procedendo a valutazioni parziali sempre sotto l’occhio vigile dell’ex capo di Gabinetto (l’abuso d’ufficio), indagato anch’egli con lo stesso capo d’accusa.
Le ipotesi su cui sarebbe arrivata la comunicazione della magistratura erano note da tempo.
E forse il sedimentarsi tra i corridoi di Palazzo Senatorio hanno contribuito a disinnescare lo psicodramma, genere su cui si sono cimentati poco volentieri ma con molto profitto i grillini capitolino ogni qual volta in questi mesi sono stati travolti da una bufera mediatico/giudiziaria.
Casi che ormai non bastano le dita di due mani per essere contati.
L’area che ruota attorno a Marcello De Vito, la vera controparte romana della Raggi, e che, per la proprietà transitiva delle cordate politiche, in ultimo fa capo a Roberta Lombardi, lascia trasparire un certo nervosismo, ma sembra aver riposto nel cassetto gli strali d’altri tempi.
Una fonte di primo livello imputa al sindaco e al suo entourage la colpa del sostanziale immobilismo dell’amministrazione: “Ogni volta che iniziamo a lavorare sui temi concreti, ecco che spunta l’ennesima grana legata alle nomine o a vicende giudiziarie”.
Ma aggiunge anche significativamente: “Il clima è cambiato, Virginia dopo gli ultimi fatti ha capito la lezione, e questa volta la gestirà bene”.
De Vito in chiaro detta la linea: “Al sindaco va tutto il mio sostegno e quello dei portavoce comunali del M5s. Governare Roma è un’impresa, la sindaca ce la sta mettendo tutta, e siamo certi che abbia sempre operato avendo come unica bussola l’interesse dei cittadini romani”
Lo stesso Grillo aveva preparato la strada, con il Codice di comportamento pubblicato una ventina di giorni fa.
Che eliminava l’equivalenza tra indagine/condanna politica, e da molti è stato letto come un vero e proprio “salva Raggi”. E a qualcosa è servito il paziente lavorio di Fraccaro e Bonafede, in costante via vai tra Montecitorio e il Comune, al fianco del sindaco anche nelle ore della comunicazione della Procura.
Certo, la ricostruzione di un rapporto fiduciario e lontana dall’essere giunta sopra la soglia d’attenzione. I molti critici non hanno perdonato alla prima cittadina il “è uno dei 23mila funzionari del Comune” tributato dalla Raggi all’onnipotente Marra.
E insistono con la richiesta di pubblicare (almeno a uso interno) il contenuto delle chat dei “quattro amici”, perchè “siamo stufi di venire a sapere le cose dai giornali”.
Nessuno, a nessun livello, ha interesse a scaricare il sindaco in questo momento.
La gestione dell’indagine a suo carico, anzi, potrebbe essere l’occasione per ricostruire un rapporto con le varie anime che le si oppongono, e di rilanciare la sua azione di governo.
Un’operazione alla portata, ma comunque molto complesso.
Il filo che la lega ai vertici del Movimento rimane ancora molto sottile .
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
“GLI ELETTI NON RISPONDONO A ORGANI DIRETTIVI”: ERA AGOSTO 2011
Gli eletti non rispondono a organi direttivi. E poi: ogni parlamentare potrà parlare senza chiedere permesso a nessuno. La svolta di Beppe Grillo sulla possibilità dei parlamentari del Movimento 5 Stelle di potersi esprimere liberamente è messa nero su bianco.
Da chi? Da Beppe Grillo in persona, nel comunicato politico numero 45.
Era l’11 Agosto 2011 e sul blog del leader pentastellato venivano marcate in maniera molto netta le differenze tra il Movimento e gli altri partiti.
“Ogni eletto risponderà al Programma del M5S e alla propria coscienza, non a organi direttivi di qualunque tipo”, scriveva Beppe Grillo nel 2011.
Eppure è lo stesso leader che oggi con un post firmato indica i nomi a cui ogni parlamentare è tenuto a far riferimento prima di fare esternazioni di tipo politico. “I responsabili della comunicazione del MoVimento 5 Stelle sono Ilaria Loquenzi, Rocco Casalino e Cristina Belotti, rispettivamente alla Camera, al Senato e in Parlamento Europeo, che si coordinano con Beppe Grillo e Davide Casaleggio”, si legge nel suo ultimo post.
È una stretta sulla comunicazione evidente: “Tutte le uscite comunicative dei portavoce (partecipazioni a eventi, interviste alla tv, interviste ai giornali, post sui social network riguardanti l’azione politica del MoVimento 5 Stelle e simili) devono essere concordate assieme a loro”, scrive oggi Grillo.
Il riferimento ai social network non può passare inosservato ai portavoce del Movimento. Ormai Facebook è lo strumento di comunicazione privilegiato da parte di tutti i grillini. Ma per quelli che non sono diventati habituè degli studi televisivi e volti di primo piano dei 5 Stelle, è anche l’unico mezzo che hanno per parlare ai loro elettori/follower.
Una considerazione che assume ancora maggiore risonanza se si rileggono le indicazioni date dallo stesso Grillo nel 2011: “Ogni eletto si impegnerà a interagire quotidianamente attraverso la Rete per informare i cittadini e interagire con gli iscritti al M5S. La libertà di ogni candidato di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito”.
Una musica ben diversa da quella suonata in queste ore dal leader M5S.
Se prima gli eletti venivano invitati caldamente a usare la rete per interagire con i cittadini, adesso vengono ammoniti e messi in guardia. Ma soprattutto viene intimato loro di concordare con i responsabili della comunicazione anche i post sul loro profilo facebook.
Un “cambiaverso” eclatante, che meriterebbe una spiegazione, in primis nei confronti dei parlamentari M5S.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
UNA FASCINAZIONE COLLETTIVA CHE E’ SOLTANTO UNA COLOSSALE MISTIFICAZIONE
Esattamente cinquant’anni fa, quando ancora non faceva “il sociologo dei Baci Perugina”, Francesco
Alberoni scrisse pagine profetiche sui movimenti collettivi; la cui lettura servirebbe moltissimo a tanti nostri visitatori pentastellati.
Se non altro, per uscire dallo stato di infantilizzazione da innamoramento che li rende impermeabili all’evidenza e — così — incominciare a mettere in discussione la piega che ha preso il soggetto che molti attendevano come forza di liberazione dalla malapolitica.
Quel M5S che ancora mantiene una presa salda sul bacino dell’indignazione, dilapidandone le potenzialità costituenti nelle reiterate mattane con retrogusto furbesco dei boss e nell’attappetamento dei colonnelli signorsì.
Altrimenti non si capirebbe la supina condiscendenza all’ultimo (in ordine di tempo) casquet grillesco, all’insegna de “il mondo ha bisogno di uomini forti” (frase smentita dallo stesso Grillo).
E questi eroi sarebbero Donald Trump e Vladimir Putin, odierni promotori del bullismo come paradigma politico; oltre che di un po’ di argomenti che il M5S statu nascenti aveva messo all’indice.
A cominciare del negazionismo nei confronti della corsa alla catastrofe ambientale, che — anzi — il neo presidente degli Stati Uniti intende accelerare per la gioia dei petrolieri.
Quel “me ne frego” che tanto piace ai nuovi bulletti di periferia tipo Matteo Salvini e a quelli vecchi come Beppe Grillo.
Ma se è sbagliato definire Trump un fascista, per la semplice ragione che il totalitarismo novecentesco presupponeva un partito unico che colonizzava la società sotto la guida di un Fà¼hrer, mentre il bancarottiere di New York usa tecniche e strumenti mediatici per manipolare l’elettorato dell’America profonda in larga parte rurale, dovrebbe far riflettere la messa in guardia di Alberoni sul rischio che un movimento carismatico scivoli nel totalitarismo. Magari in forme aggiornate.
Scriveva nel 1968 l’antico studioso dei movimenti: “Nella collettività finora amorfa si fa strada uno spirito di corpo, il senso di una comune appartenenza. […] I membri sono convinti di essere i portatori dei più elevati valori dell’universo, gli interpreti della volontà divina o della storia. L’ideologia del movimento ha, come sua caratteristica, di essere una spiegazione completa e facile per tutti e fornisce al movimento: a) una direzione; b) la sua giustificazione; c) le armi concettuali ed emotive di attacco e proselitismo; d) la speranza o la certezza del successo finale” (Statu nascenti, il Mulino, Bologna pag. 32).
Qualcosa che raggela il sangue al vecchio laico. Soprattutto considerando che questa fascinazione collettiva è soltanto una terribile mistificazione.
E sconcerta assistere allo spettacolo di tanti seguaci persi nell’adorazione acritica di un profetismo con licenza di contraddirsi sistematicamente; e inanellare piccole o grandi follie: dal pendolarismo a Bruxelles tra liberisti reaganiani e nuclearisti xenofobi alla washball sostitutiva dei detersivi e agli aquiloni che intercettano fulmini per risolvere le carestie energetiche.
Eppure mi sarei aspettato qualcosa di più del semplice mugugno quando Grillo proclama entusiasmo per i due energumeni Putin e Trump (in questo supportato dal destrorso in penombra Davide Casaleggio?).
Mentre il mondo si avvia a marce forzate verso il passaggio successivo nel degrado politico, di cui tanto il russo che l’americano sono i sinistri portabandiera: dopo la post-democrazia, in cui la politica diventava un set da reality e le elezioni una gara tra marchi commerciali, ecco che si prospetta l’avvento della “democratura”, il prosciugamento delle regole democratiche ridotte a guscio vuoto in cui cresce l’autoritarismo.
E non salva l’anima argomentare che tanto gli altri attori politici in campo fanno schifo.
Forse non è un caso se i controllori del Movimento hanno denominato la loro piattaforma “Rousseau”, visto che il ben noto Jean-Jacques è riconosciuto come il profeta della democrazia totalitaria.
A gloria dei bulli internazionali e dei bulletti nostrani loro epigoni.
Pierfranco Pellizzetti
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
SIBILIA, FICO, LANNUTTI SCAMBIANO IL TPP (TRANS PACIFIC PARTNERSHIP) CON IL TTIP (TRANSATLANTIC TRADE AND INVESTMENT PARTNERSHIP) E SI CONGRATULANO CON TRUMP PER UNA COSA CHE NON HA FATTO
Il meraviglioso mondo dei politici italiani “attaccati al Trump” sta già dando grandi soddisfazioni in fatto di figuracce epiche.
Melania Trump non si è ancora sfilata il Ralph Lauren color carta da zucchero che già qualche grillino e aspirante tale si è contraddistinto per flop epici
Trump, il TPP e la confusione dei politici italiani
Primo in ordine cronologico fin dall’insediamento di Trump di pochi giorni fa, quello sull’abbandono da parte degli USA del TPP (Trans Pacific Partnership), il partenariato trans-pacifico che riunisce per l’appunto i paesi dell’area pacifica e asiatica.
Presi come per incantamento e messi nel vasel dei social, i grillini trumpolieri hanno immediatamente dato fiato alle trombe e si sono espressi con entusiasmo per la decisione del neo Presidente americano.
Peccato però che abbiano scambiato il TPP con il TTIP, ovvero il Transatlantic Trade and Investment Partnership, il Partenariato trans atlantico per gli investimenti e il commercio che interessa anche l’Italia.
Il primo entusiasta è stato, inutile dirlo, Carlo Sibilia, che si è espresso su facebook con grandissimo slancio annunciando un roseo futuro per le imprese italiane dopo la decisione di Donald Trump.
Ci si chiede cosa c’entrino le imprese italiane in un Partenariato che riguarda l’area asiatica e pacifica… e infatti, evidentemente, Sibilia si è reso conto o è stato avvertito dell’errore e ha cancellato il post.
Il suo collega Roberto Fico non si fa attendere e l’ADNKRONOS pubblica il suo plauso al presidente Trump per aver firmato l’uscita dal TTIP.
Il grillino campano spiega anche di cosa si tratta e si dice — in questo caso — d’accordo con il capo di Stato (o statista?) americano.
Il fatto che si tratti invece del TPP mette in imbarazzo Fico, che tuttavia non può cancellare la figuraccia come nel caso di Sibilia. L’ADNKRONOS non perdona.
Anche il grillino ad honorem Elio Lannutti cade nell’errore e, su facebook, in puro linguaggio da Istituto Luce parla di “colonia italica” genuflessa agli USA e plaude alla decisione di Donald Trump.
Dopodichè si rende conto dell’errore e corregge TTIP con TPP, ma non tiene conto della cronologia delle modifiche che inchiodano la sua svista.
Ma la soddisfazione più gaudiosa viene da Stefano Fassina che, in un tweet da vero combattente, si dimostra groupie numero uno di Donald Trump e ne esalta la decisione, mostrando un’attrazione fatale per il voto a destra, l’unico che — a suo parere — sembra difendere i lavoratori. Ci si chiede cosa tutto questo c’entri con il TPP che egli cita… e con quel verbo “cancellare”. Forse pensava a una tassa? Non è dato sapere.
Insomma, l’effetto Donald sta facendo impazzire la galassia pentastellata e tutti coloro che vi orbitano e noi possiamo solo osservare sgomenti e perplessi i vari personaggi attaccarsi al Trump, sperando — visto l’andazzo già dai primissimi giorni — che il loro e il suo sia un rapidissimo viaggio verso il dimenticatoio.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
FORELLO VITTIMA DEL FUOCO AMICO: DENUNCIATO DA TRE PARLAMENTARI CINQUESTELLE PER ESSERE IL MANDANTE DELL’INCHIESTA SULLE FIRME FALSE… MA LA PROCURA PER LUI HA GIA’ CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE
Ugo Forello, che ha vinto le Comunarie di Palermo ed è il candidato ufficiale del MoVimento 5 Stelle
nel capoluogo siciliano, è indagato dalla procura per la storia delle firme false in città .
Forello era stato denunciato come autore di un complotto dagli indagati per la vicenda delle firme false di Palermo. Secondo Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, che hanno presentato un esposto circa un mese fa, l’inchiesta della Procura di Palermo sarebbe stata ispirata dal fondatore di Addiopizzo. Forello — secondo chi ha denunciato — avrebbe imbeccato i “pentiti” dell’indagine, come la parlamentare regionale Claudia La Rocca, vantando anche rapporti con i pm che indagano.
A provare tutto questo una mail consegnata dagli stessi ai pm.
La Procura ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’induzione a rendere dichiarazioni mendaci e le persone offese si sono opposte, da qui la fissazione dell’udienza in cui le parti discuteranno.
Gli esposti sono stati firmati dal legale Domenico Monteleone del foro di Roma. Negli atti si chiedeva di accertare i rapporti tra l’avvocato Ugo Forello e il procuratore aggiunto che si sta occupando delle indagini, Dino Petralia.
Ciò sulla base del contenuto di una mail dello stesso Forello, che a un attivista del movimento 5 stelle avrebbe fornito la propria disponibilità a fare da tramite, precisando d’aver incontrato il magistrato che indaga.
Nella mail Forello avrebbe aggiunto che “chi segue le indagini è persona che mi rispetta e mi stima”.
“I pm comunque non hanno ravvisato alcun reato — dice Forello — tanto da chiedere l’archiviazione nel giro di un mese. Il giudice non vuole ‘vederci chiaro’ come scrive qualcuno, ma deve fissare un’udienza nel caso in cui ci sia opposizione all’archiviazione. Il giudice non deve nemmeno entrare nel merito della questione. Non si pronuncia sulla fondatezza della questione. E’ una cosa normale, sono molto sereno. Del resto la stessa Procura ha chiesto di archiviare il caso”.
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
E’ BASTATO CHE FICO CONTESTASSE L’INCIUCIO CON SALVINI CHE IL DESPOTA RISPOLVERASSE LE MINACCE: “CHI NON E’ D’ACCORDO VADA ALTROVE”… “LE INTERVISTE VANNO CONCORDATE CON I VERTICI”
Povero Roberto Fico, è bastato che facesse trapelare il proprio dissenso dalla linea dei padroni
dell’azienda M5S, ricordando che il programma del Movimento non contempla alleanze con nessuno, perchè dalle colline di Sant’Ilario il proprietario dell’azienda minacciasse tuoni e fulmini.
Ed ecco che sul blog ufficiale Grillo in sostanza bacchetta proprio gli ortodossi.
Dopo aver smentito, come copione impone, ogni voce di avvicinamento ad altri schieramenti politici, il garante dei Cinquestelle lancia l’anatema: “Le uscite comunicative vanno concordate con i responsabili comunicazione. I portavoce eletti del MoVimento 5 Stelle hanno un compito ben definito: dedicarsi al compimento del programma. Il programma per le prossime elezioni non sarà definito dai parlamentari ma dagli iscritti (nel senso che potranno ratificare quello che decidono lui e Casaleggio) e chi non sarà d’accordo potrà perseguire il suo programma in un’altra forza politica.”
E ricorda: “Chi danneggia l’immagine del Movimento 5 Stelle può incorrere nelle sanzioni definite dal Regolamento: richiami e sospensioni. Non si fanno sconti a nessuno”.
Che se valesse tale principio su “chi danneggia l’immagine del M5S”, lui avrebbe dovuto essere il primo a essere cacciato da tempo.
Poi conclude con il gran finale: “Il M5S non è di destra nè di sinistra, non c’entriamo nulla con queste categorie ideologiche.”
Come tutte le aziende che si rispettino, conta il bilancio.
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 24th, 2017 Riccardo Fucile
IL CAPO DEGLI ORTODOSSI IMMAGINA PIUTTOSTO CONVERGENZE VARIABILI IN BASE AL PROGRAMMA… MA DIMENTICA CHE UN GOVERNO SI REGGE SUL VOTO DI FIDUCIA E SU UNA MAGGIORANZA
Roberto Fico è uno dei deputati del MoVimento 5 Stelle più coerenti: in molte occasioni, e a differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi, ha avuto il coraggio di sfidare l’impopolarità su molte tematiche (come l’immigrazione) e di avere capacità di analisi dei problemi e di comprensione della complessità rare nel M5S.
Oggi Annalisa Cuzzocrea su Repubblica riporta una serie di sue considerazioni sugli scenari politici futuri molto interessanti.
Anche se sembra sottostimare e sovrastimare alcune circostanze politiche che potrebbero verificarsi, Fico è chiaro nel dire: «Nè con Salvini, nè con Trump».
Poi spiega:
«Mettiamo che si vada a elezioni con un sistema proporzionale e che noi arriviamo primi – spiega Fico – per come la vedo io, avremo l’incarico di governo, ma non scambieremo nè poltrone nè sottosegretariati. Presentiamo il programma e si va su quello, giorno per giorno, tema per tema».
Il presidente della Vigilanza Rai ha in mente un «governo di maggioranza relativa». Nessuna alleanza precostituita.
Quanto a eventuali convergenze sui temi: «Quella con la Lega non è la più probabile. E se volesse votarceli Sel?».
L’ipotesi di incarico al M5S in caso di vittoria alle prossime elezioni anche se i grillini non dovessero raggiungere la maggioranza ad oggi è di scuola (perchè non sappiamo con che sistema elettorale si voterà ) ma assolutamente credibile.
E qui Fico spiega che il M5S potrebbe ottenere l’incarico (è successo, nella storia recente, con Bersani nel 2013) e potrebbe portare in aula i diversi temi per trovare una maggioranza che potrebbe essere mobile (Travaglio direbbe “trasformista” ricordando Depretis, forse).
E qui vengono subito due obiezioni: la prima è che il governo M5S dovrebbe ottenere prima di tutto la fiducia; la seconda è che fare affidamento su SEL (o su altri raggruppamenti della Sinistra Radicale, alternativa al PD) oggi appare difficile, visto che i sondaggi non li premiano ed è molto difficile che riesca ad entrare in parlamento, figuriamoci fare l’ago della bilancia.
Tuttavia, è evidente che se si parte aprendo alla possibilità di convergenza sui temi, si apre anche ad altri partiti. Ad esempio il PD o la sua sinistra.
E invece curioso che Fico dica che quello che scrive Grillo sull’immigrazione non conta, mentre conta il lavoro dei parlamentari:
Non vuole criticare il voto popolare statunitense, Fico, ma spiega che il muro con il Messico annunciato da Trump lo vede in completo disaccordo, così come l’ipotesi di smantellare l’assicurazione medica universale varata da Obama.
«È storicamente provato che dove vengono innalzati muri i problemi aumentano. Sull’immigrazione non serve chiusura, ma un’apertura intelligente. E la nostra linea non la tovate nè sul blog nè in mozioni estemporanee: verrà fuori dal gruppo di lavoro incaricato del programma e sarà basata sui nostri atti parlamentari, molto diversi da quelli della Lega».
Dovrebbe infatti essersi accorto già da tempo che finora la capacità di incidenza degli eletti M5S sulle decisioni finali non è scarsa, è nulla.
La vicenda dell’alleanza con l’ALDE è sintomatica: molti parlamentari non ne erano al corrente. E c’è di più: venerdì scorso David Borrelli, in una surreale autointervista concessasi sul blog di Grillo, ha scritto chiaro e tondo che “Chi doveva sapere, sapeva”.
Riferendosi evidentemente a Grillo e Casaleggio.
Per questo sperare che domani i parlamentari influiscano su qualcosa sembra un pio desiderio più che un calcolo politico razionale. Ad oggi, almeno.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IPOCRISIA DEI SOVRANISTI DELLA POLTRONA: SMENTISCONO MA NON TROPPO…E ESPONENTE DI FDI: “SE NON CI SARA’ GOVERNABILITA’, NORMALE CHE SI CERCHINO ALLEANZE”
Le smentite non si fanno attendere, più o meno nette. M5s, Lega e Fratelli d’Italia: tutti a negare la possibilità che nel prossimo futuro ci si possa ritrovare a governare insieme in nome di un asse trumpista-lepenista.
Qualche significativa convergenza c’è, soprattutto in politica estera, e passa dal grande interesse con cui si guarda al neo presidente degli Stati Uniti da una parte e a Vladimir Putin dall’altra.
Più volte, peraltro, in passato il leader del Carroccio, Matteo Salvini, aveva teso una mano al movimento di Beppe Grillo (che ha sempre respinto al mittente). Ma qualcosa, secondo i rumors, sarebbe cambiato proprio nei progetti della Casaleggio associati, dove si sarebbe cominciato a ragionare di intese nel caso in cui la Consulta (o il Parlamento) dovesse dare vita a una legge elettorale di tipo proporzionale.
Ed è proprio dai pentastellati che arriva la smentita più netta, soprattutto nei toni.
Se ne incarica per primo il candidato premier in pectore, Luigi Di Maio: “Non so se la mattina qualcuno beve e si mette a scrivere queste cose: noi non facciamo alleanze nè con Salvini, nè con Meloni”.
Ancora più sprezzante un tweet dello stesso Grillo: “Salvini, Meloni, mangiate tranquilli. Il Movimento 5 Stelle non fa alleanze con quelli che da decenni sono complici della distruzione del Paese”.
Più sfumata la risposta del leader della Lega. “Io — argomenta – sto lavorando per una alternativa seria al Pd e ai Cinque Stelle” e poi i pentastellati “ormai dicono una cosa il lunedì e la smentiscono il martedì”.
La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, si limita a definire l’ipotesi “molto difficile”.
Ma da che mondo e mondo, e in quello della politica soprattutto, la differenza tra “difficile” e “impossibile” nasconde un mare di opportunità .
Il fatto è che il solo trapelare di questi scenari ha mandato in fibrillazione il Movimento5stelle. Soprattutto quella ala ortodossa che più volte recentemente (vedi il caso Alde) si è trovata in conflitto con le direttive elaborate a Milano.
Un gruppo che ha tra i punti di riferimento Roberto Fico, che oggi avrebbe animato diversi conciliaboli e raccolto gli sfoghi di tanti scontenti.
La stessa perentorietà della smentita sarebbe stata fatta anche in chiave interna. Ma non soltanto.
Perchè nei vertici c’è anche molta preoccupazione per come tutto ciò possa finire per disorientare la base, che ha sì sancito con un voto tutte le recenti “giravolte” proposte da Grillo sul blog, ma difficilmente potrebbe accettare il venire meno del motto “mai alleati con nessuno”.
D’altra parte, è lo statuto del Movimento5stelle a prevedere che non si possano siglare alleanze. Ma la chiave di lettura dei recenti movimenti in corso sarebbe proprio in questa ambiguità : non di alleanza, infatti, si tratterebbe.
Quella che è stata ipotizzata dalla Casaleggio associati sarebbe al massimo un’intesa di tipo parlamentare da siglare dopo le elezioni, se il M5s sarà il primo partito sì, ma in un sistema di voto proporzionale. Qualcosa del tipo: “Questo è il nostro programma, vediamo chi ci sta”.
Ad ammettere che lo scenario non sia ideale ma possibile, è anche un dirigente di Fratelli d’Italia.
“Se dalla legge elettorale — spiega – emerge uno schema che dopo le elezioni porta a una sostanziale ingovernabilità , bisognerà capire che tipi di dialoghi andranno aperti. Se Berlusconi immagina di poter governare di nuovo con Renzi, per il bene dell’Italia l’unico modo per evitare che ciò accada è la nascita di un’alleanza uguale e contrapposta”.
Assomiglia più a una conferma che a una smentita.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »