Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
LA RAGGI PAGA LA MARCHETTA AL SINDACATO DI BASE CHE AVEVA VOTATO CINQUESTELLE
Nulla di nuovo sotto il cielo di Roma. 
Passano gli anni, le giunte cambiano, ma l’Ama – la principale azienda di servizio pubblico insieme ad Atac – si conferma la mucca da mungere per una certa politica, che a dispetto di una città sempre più sporca continua a ingrassare le buste paga di dipendenti e manager pur di ingraziarsene il favore, a prescindere dai risultati.
Accade così che, dal primo gennaio, i netturbini della capitale guadagneranno di più – come da nuovo contratto nazionale di lavoro – ma senza dover spazzare neppure un minuto oltre le attuali 36 ore settimanali previste dal vecchio accordo.
Mentre i manager da 100mila euro in su, che due anni fa avevano subito una decurtazione media del 7%, sono già tornati a stipendio pieno perchè il taglio stabilito nel 2014 dall’ex presidente Daniele Fortini non è stato rinnovato.
Risultato? Nel primo caso Ama sborserà circa mezzo milione in più a produttività invariata; nel secondo caso, intorno ai 200mila euro.
Una cuccagna per l’esercito dell’Ama, mentre Roma annega tra i rifiuti.
Ma partiamo dall’inizio. Tutto avviene tra Natale e Capodanno, quando l’amministratore unico Antonella Giglio firma un ordine di servizio (il n.186) per informare i dipendenti che “la tempistica per l’applicazione” dell’aumento dell’orario di lavoro a 38 ore settimanali previsto “nel quadro del rinnovo del Ccnl Servizi Ambientali” è “stata oggetto di valutazione da parte del Comune di Roma”.
Il quale, insieme ad Ama, ha “ritenuto opportuno e necessario che l’avvio del nuovo orario venisse preceduto da una più approfondita fase di confronto che tenga conto di una riorganizzazione dei servizi “.
Si tratta, in sostanza, della traduzione dell’intesa siglata dalla Giglio con i sindacati il 23 dicembre. Giorno in cui l’avvocata, dopo aver estromesso il direttore generale Stefano Bina, decide di congelare fino al 28 febbraio – con una procedura del tutto inedita e a forte rischio di danno erariale – l’accordo nazionale firmato il 10 luglio scorso.
Accordo che prevede di allungare di due ore l’orario di lavoro settimanale (per un totale di 8 ore mensili in più) a fronte di un incremento salariale di 25 euro al mese, più una “una tantum” di 200 euro: 100 già corrisposti in estate, altri 100 a gennaio.
Il fatto è che a Roma, a differenza che nelle altre città , la produttività non è aumentata, ma gli stipendi sì.
Per un costo che, moltiplicando i 50 euro di gennaio e febbraio per i 7.900 lavoratori di Ama, fanno quasi 400mila euro: tanto vale il bimestre di stop.
Senza considerare gli 800mila euro della seconda tranche di “una tantum” che verrà pagata questo mese a titolo di arretrati.
Una mossa parecchio azzardata. Che regala un grande potere ai sindacati, i quali potranno ora trattare sui nuovi orari e sulla riorganizzazione aziendale da una posizione di forza, avendo già incassato lo scatto di stipendio. Frutto, anche, della guerra per bande che da mesi tiene in ostaggio la municipalizzata di Via Calderon della Barca.
Da una parte il dg Bina, esponente della cordata dei milanesi, che aveva iniziato la concertazione, proponendo di aggiungere 16 minuti alla fine di ogni turno di servizio; dall’altra, la cordata romana guidata dalla amministratrice Giglio (in squadra con l’ex assessora Paola Muraro e gli studi legali vicini alla sindaca Virginia Raggi) che ha deciso di prendere in mano la partita e di piegarsi al volere dei sindacati: in particolare la Usb, che tirò la volata al M5S in campagna elettorale, contribuendo all’elezione di un paio di consiglieri comunali.
È soprattutto con loro che la Giglio si è consultata per portare al termine il blitz sul blocco della produttività .
Un altro dazio pagato alla vittoria grillina in Campidoglio.
Ma non finisce qui.
Al danno si aggiunge infatti la beffa sull’aumento della retribuzione dei 15 superdirigenti dell’Ama. I quali, per due anni, hanno dovuto subire una sensibile riduzione degli stipendi: del 5% quelli superiori ai 100mila euro; del 10% quelli sopra i 150mila.
Un taglio deciso a giugno del 2014 dall’ex presidente Daniele Fortini, che valeva più di 100mila euro l’anno. Una volta scaduto l’accordo, Fortini stava lavorando per ripristinarlo. Ma poi la situazione è precipitata e lui, a settembre, è stato cacciato.
Con somma gioia dei manager Ama, la cui busta paga è tornata ai massimi. Scatenando la rivolta del segretario della Fp Cgil Natale Di Cola, che a novembre, in una lettera alla Giglio, ha chiesto “di intervenire in maniera marcata sui compensi dei dirigenti, spesso abnormi rispetto ai reali obiettivi raggiunti”.
Risposta? Nessuna.
Tanto Ama paga. E i romani pure.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 11th, 2017 Riccardo Fucile
M5S NEL CAOS, LA LISTA POTREBBE NON FERMARSI QUA
Dopo una quarantina di parlamentari persi in Italia tra Camera e Senato, il Movimento Cinque Stelle
inizia a perdere pezzi anche in Europa.
Il primo a lasciare il gruppo grillino a Bruxelles è l’eurodeputato Marco Affronte. Sbatte la porta dopo il pasticcio che ha portato alla bocciatura della richiesta di ingresso dei parlamentari cinquestelle tra i liberali dell’Alde. E questo rischia di essere soltanto il primo addio, perchè sull’uscio c’è anche Dario Tamburrano.
Affronte lascia dopo aver scritto un post nel quale si mostrava molto critico nei confronti della votazione on line sull’adesione all’Alde, convocata senza aver prima consultato i parlamentari grillini a Bruxelles.
“La decisione del voto — spiegava – è stata presa all’oscuro di tutti gli eurodeputati”. Oggi, annunciando il suo passaggio al gruppo dei Verdi europei, spiega di non voler aggiungere dettagli per spiegare la scelta, almeno “non oggi”.
L’intero Movimento è in subbuglio.
Ieri con un post sul blog Beppe Grillo e Davide Casaleggio avevano stroncato anche Carlo Sibilia, già membro nel direttorio grillino, colpevole di essersi esposto contro la decisione di rompere il matrimonio con l’ultradestra britannica dell’Ukip.
E oggi il leader e l’erede della Casaleggio associati devono fare i conti con queste nuove defezioni.
Non soltanto quella di Affronte, pare, perchè anche il suo collega Tamburrano – molto critico sulla gestione della vicenda – sarebbe in procinto di intraprendere la strada della scissione.
Lasciare il Movimento non sarà però indolore, perchè c’è il rischio che incorrano anche in una sanzione economica: da regolamento pentastellato, la penale per chi non rispetta la linea è di ben 250 mila euro.
Anche se sarà ben difficile che un tribunale dia ragione a una clausola palesemente illecita.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
“CHI HA SBAGLIATO PAGHI”… E GRILLO ACCETTA TUTTO
I grillini nella Ue, dopo la figuraccia della mancata svolta europeista, mettono in scena il piano B: quello che in sostanza chiede scusa a Nigel Farage, e lo convince a riprendersi indietro gli eurodeputati M5s stoppati dai liberali.
Secondo fonti dell’Ukip, il partito dell’indipendenza britannico attorno al quale gravita l’Efdd, i negoziati sono iniziati a Bruxelles fin dalla mattina e nel primo pomeriggio c’è stata una telefonata pacificatrice fra Grillo e il leader dello stesso Ukip, il no-euro Farage.
In cui, però, in sostanza, il britannico ha dettato le sue condizioni, a cui da subito i Cinquestelle si sono sottomessi.
Ad esempio, come scrive lo stesso Grillo sul suo ultimo post serale, accettando le immediate dimissioni di Davide Borrelli dalla carica della co-presidenza del gruppo Efdd, via da subito l’eurodeputato fedelissimo di Davide Casaleggio e tessitore dell’accordo fallito con Alde.
Ma con il britannico “tradito” il rientro non è semplice.
Già tra i fautori della Brexit, l’euroscettico Farage, oltre alla testa di Borrelli, chiede infatti di “rinegoziare” anche altre condizioni per la permanenza dei grillini nel suo gruppo.
Quali? L’Ukip vuole riprendere il controllo dell’attività degli eurodeputati dell’Efdd in alcune commissioni europarlamentari, togliendo il ruolo di coordinatori del gruppo ai grillini.
E questa è forse la condizione più dura da accettare per il M5s, che aveva finora approfittato del sostanziale disinteresse degli eurodeputati britannici per le normali attività europarlamentari, al di fuori di quelle più importanti per affermare la propria posizione antieuropea.
Tra gli eurodeputati del M5s, in particolare, si teme la perdita del coordinamento delle attività del gruppo nelle commissioni europarlamentari Envi (ambiente) e Libe (la commissione sulle libertà pubbliche, che si occupa in particolare di diritti civili, giustizia e immigrazione).
Si tratta delle commissioni in cui le posizioni politiche del M5s divergono di più da quelle dei britannici.
Ma si può anche presumere che l’Ukip chieda al M5s di assumere posizioni più euroscettiche (e non solo anti-euro) e più durezza sulla questione dell’immigrazione, e forse anche un maggiore coordinamento sulle altre questioni politiche (e quindi meno autonomia per il M5s).
L’esatto contrario, insomma, di quello che Grillo voleva ottenere con l’accordo naufragato con l’Alde.
Farage avrebbe anche stigmatizzato, senza farne i nomi, il comportamento, definito particolarmente scorretto, di due membri della delegazione del M5s durante tutta la vicenda del mancato accordo con l’Alde.
La telefonata del perdono.
Nel colloquio telefonico tra Nigel Farage e Beppe Grillo prima della riunione del gruppo Efdd a Bruxelles, il leader di Ukip avrebbe detto di essere disposto a “perdonare” i 5 Stelle a patto che “le persone che si sono comportate male” paghino lo scotto.
Il riferimento implicito è andato subito a Borrelli, già ieri nel mirino degli attivisti in Rete che ne avevano chiesto le dimissioni. E in serata lo stesso Grillo certificata che la sua testa è saltata.
Così scrive il leader sul suo blog: “Nel primo pomeriggio io e Davide Casaleggio abbiamo avuto una Skype call con Nigel Farage, ex leader della delegazione inglese Ukip e presidente del gruppo Efdd. Abbiamo rinnovato l’accordo, rinunciando alla carica della co-presidenza che fino ad oggi è stata occupata da David Borrelli. Fallito l’accordo con il gruppo Alde, abbiamo rispettato la volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd”.
Il voto degli iscritti in realtà era stato una sonora bocciatura verso l’attuale gruppo con Farage, la nettissima maggioranza era verso la svolta europeista con Alde: su 40.654 iscritti certificati, aveva detto sì al passaggio all’Alde il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti, appena 6.444 quelli a favore della permanenza nel gruppo l’Efdd. E in 2.296 volevano confluire nei non iscritti.
“Separati in casa“: Ukip e Cinquestelle, insomma, sembrano condannati a restare insieme dopo il “tentato tradimento” dei grillini, per non perdere la casa. Ma non si può escludere che almeno alcuni degli eurodeputati del M5s, rischiando la scomunica di Grillo e Casaleggio, decidano di aderire singolarmente ad altri gruppi o di andare nei non iscritti, per poter continuare a lavorare in condizioni migliori di quelle che si prospettano oggi con la “permanenza rinegoziata” nell’Efdd. E non mancano voci di imminenti addii ma sono tentazioni sulle quali pesa la penale di 250mila euro prevista per chi non rispetta la linea del M5s.
I commenti sul blog: “Ed ora Beppe cosa scriverai?”.
“Adesso ci vuole una tripla capriola carpiata con doppio avvitamento per non considerare che abbiamo votato per uscire e non c’era scritto che…altrimenti si ritornava. Troppi cervelli cominciano a dare i numeri, avanti così, rimarremo io, te e le rose”, e anche: “Ragazzi abbiamo fatto una gran figura di melma e quel che peggio persa credibilità per le nostre azioni o alleanze future in Europa”. Sono tanti i commenti caustici sul blog di Beppe Grillo, ma ci sono anche i tifosi: “Accordo fallito ma non per colpa nostra! Ciò mostra quanto ci si può fidare dell’Europa, ma chiusa una porta se ne aprono 10 e la prossima sarà migliore. In alto i cuori col M5s!”.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
I CONSIGLIERI CINQUESTELLE ROMANI ALLA SINDACA: “SE NON HAI NULLA DA NASCONDERE, FACCI LEGGERE QUESTE CONVERSAZIONI”… MA LEI GLISSA
Una riunione di maggioranza con richieste surreali.
È quella andata in scena ieri in Campidoglio, dove i consiglieri grillini hanno chiesto a Virginia Raggi di far leggere le chat dei “quattro amici al bar”, ovvero lei, Daniele Frongia, Salvatore Romeo e Raffaele Marra.
E così la riunione di maggioranza si è trasformata in un surreale processo alla sindaca.
Nel racconto del Messaggero a firma di Simone Canettieri si racconta di un pomeriggio passato all’epoca dell’arresto di Marra con i consiglieri dedicato alle richieste sul contenuto delle chat.
All’epoca sulla graticola era finito anche Frongia, che era vicesindaco; oggi su quelle chat si è sviluppata una lunghissima letteratura, così come sugli omissis; anche grazie a Salvatore Romeo, che in un’intervista ha parlato di cimici in Campidoglio e si è augurato che non venissero tolti gli omissis. Per questo ieri si sono mossi anche i grillini in maggioranza:
Frongia, ora assessore allo Sport, ha spiegato che «non ho cancellato alcuna conversazione: sono pronto a farle leggere agli inquirenti quando vogliono».
Il problema è che una sbirciatina, e forse di più, vogliono darla anche i consiglieri di maggioranza, gran parte dei 29 pentastellati che sostengono l’amministrazione.
E ieri sera, durante il primo vertice post natalizio prima di parlare di stadio, il battage è ripartito di nuovo. Con maggiore intensità con toni ultimativi quasi di questo tipo: o le chat o il Campidoglio.
Il tribunale del popolo grillino contro la regina?
Di sicuro, le richieste sono state pressanti: «Se non avete nulla da nascondere, ti chiediamo di poterle leggere, queste conversazioni, non di pubblicarle su Facebook,ma di poterle vedere noi,sì».
La sindaca ha «registrato» la richiesta senza dare risposte definitive, ma difficilmente svelerà le chiacchierate dei «quattro amici al bar» che tanto stanno mandando in fibrillazione il M5S, dai vertici della Casaleggio all’ultimo dei consiglieri comunali. Racconta Repubblica Roma:
Davanti alla sua maggioranza, la prima cittadina ieri ha fatto di tutto per sedare possibili proteste: «Stiamo valutando con gli avvocati se ci sono le condizioni per costituirci parte civile».
Il riferimento è ovviamente alla bufera giudiziaria scatenata dal caso Raffaele Marra, l’ex capo del Personale e braccio destro dell’inquilina di Palazzo Senatorio arrestato per corruzione.
Dopo l’annuncio e aver parlato sommariamente di bilancio e degli sfratti dei piani di zona, Virginia Raggi ha lasciato la riunione.
Lasciando l’amaro in bocca a parte dei consiglieri. «Molti sono ancora irritati dalla storia delle chat con Marra, Romeo e Frongia – spiega un eletto M5S – in quattro hanno deciso tutto e se Virginia vorrà continuare a fare tutto da sola, resterà isolata. Prima o poi ci dovrà essere un chiarimento su quegli scambi su WhatsApp. Deve farceli vedere».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
SU TWITTER GRILLO NON COINVOLGE PIU’ COME PRIMA
Se il 2016 non si era concluso bene, il 2017 inizia nel peggiore dei modi per il Movimento 5 Stelle. Anno
nuovo, inciampo nuovo.
Questa volta la buccia di banana non è stata calpestata nella capitale d’Italia, ma nel cuore dell’Europa che conta.
A Bruxelles Grillo ha incassato una figuraccia politica da record.
In mattinata il suo blog annunciava urbi et orbi l’ingresso del movimento nell’Alde, il gruppo dei liberali europei. Dopo poche ore e tanti commenti contrari alla decisione votata dai militanti è arrivata la doccia fredda: l’Alde ha sbattuto la porta in faccia a Grillo.
Quando ormai la frittata era fatta e iniziavano a nascere i primi malumori in rete dal blog è partito il solito post che chiamava in causa i poteri forti, “L’establishment è contro il MoVimento 5 Stelle”.
Questa volta però il risultato è stato controproducente: sul web e in particolare su Twitter #establishment è stato utilizzato dagli utenti per ironizzare sulla scusa utilizzata da Grillo per giustificare l’incidente politico.
Associato a questo hashtag c’era ovviamente #Alde, che è stato l’ottavo argomento più discusso nella twitter-sfera italiana.
Su questo tema si sono riversati importanti influencer satirici per fare ironia sulla debacle di Grillo.
Il profilo @Kotiomkin (12.800 follower) ha postato su #Alde uno dei tweet più condivisi (87 retweet, 179 like), “Già fallita l’alleanza #M5s – #ALDE. Stasera si vota sul blog per provare ad entrare almeno all’Isola dei Famosi. #grillini”.
Un altro account satirico molto popolare, @Labbufala (25.400 follower), ha postato il seguente tweet (71 retweet, 179 like), “Costola fratturata per Di Maio: è caduto dagli specchi mentre cercava di giustificare la scelta di Grillo. #ALDE”.
È da tempo che registriamo come il blog di Grillo stia perdendo la sua capacità di organizzare, come in passato, campagne web in grado di “proteggere” la reputazione online del movimento.
Infatti gli inciampi per il Movimento 5 stelle ci sono stati anche prima di oggi o delle vicende romane legate alla giunta Raggi.
Come non ricordarsi della pioggia di critiche piovute all’indomani del caso Quarto, con la sindaca Rosa Capuozzo finita nella bufera per i presunti condizionamenti della camorra sulla sua elezione.
Oppure il post di Grillo sulla stepchild adoption, interpretato dall’opinione pubblica come un dietrofront sui diritti civili.
La differenza stava nel fatto che ai tempi il blog di Grillo otteneva un elevatissimo livello di coinvolgimento sul web tale da sviare l’attenzione dai casi più spinosi.
Esattamente un anno fa sul blog di Grillo venivano scritti ben 12 post contro importanti esponenti del partito democratico con il risultato di raggiungere circa 70mila condivisioni su facebook e lanciare nei topic trend di twitter gli hashtag del movimento.
Oggi il principale strumento dei 5 stelle riesce a ottenere più o meno gli stessi numeri, senza però risultare determinante nel monopolizzare l’attenzione dell’opinione pubblica digitale.
Guido Petrangeli
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
E ALLA FINE IL MATRIMONIO D’INTERESSE VIENE SANCITO: LA FARSA (PER ORA) E’ FINITA
Dopo la porta chiusa in faccia dall’Alde di Guy Verhofstadt, Beppe Grillo bussa di nuovo alla porta di Nigel Farage.
Tornare da Farage per non perdere peso politico e risorse è la via che i 5 Stelle stanno cercando di percorrere. Ma l’Ukip pone due condizioni per riallacciare i rapporti.
I 5Stelle si trovano non solo divisi al loro interno, perchè molti eurodeputati non hanno apprezzato la scelta di aderire al gruppo più europeista che ci sia in Ue, ma anche da soli.
Per questo, per evitare un contraccolpo, Beppe Grillo si è cosparso il capo di cenere e ha chiamato Nigel Farage per trattare direttamente con lui e rimanere nel gruppo Efdd nonostante solo due giorni fa lo stesso leader M5S avesse detto che “rimanere in EFDD equivale ad affrontare i prossimi due anni e mezzo senza un obiettivo politico comune, insieme a una delegazione che non avrà interesse a portare a casa risultati concreti”.
Tuttavia aderendo al gruppo dei Non iscritti, M5s rischia di perdere pressochè completamente la propria agibilità politica.
I Non Iscritti del Parlamento europeo non sono un gruppo “tecnico”, come il Gruppo misto del Parlamento italiano. Finire in questo limbo, per una delegazione di eurodeputati, significa avere un tempo di parola in Aula praticamente nullo, totale marginalizzazione nei negoziati sulla legislazione e sulle politiche adottate dal Parlamento europeo, ingenti perdite di risorse per l’attività della delegazione e tagli al proprio personale “tecnico” e dell’ufficio comunicazione.
Beppe Grillo tratta e prova a rimediare al danno causato, anche se la base non si placata affatto e forse per la prima volta si è ribellata al suo leader.
Dal canto loro i 17 deputati europei si sono incontrati per fare il punto. L’unico che ha voluto parlare apertamente è Piernicola Pedicini: “Anche se formalmente facciamo ancora parte del gruppo, realisticamente non ci sono più le condizioni politiche e dovremo entrare nel gruppo dei non iscritti, che per noi è un danno enorme”.
Pedicini fa parte di quei deputati 5 Stelle che non hanno molto apprezzato la mossa di Grillo e Casaleggio, pur continuando a sostenere il leader del movimento: “Si è preso la responsabilità di offrire quella scelta ai militanti, correndo il rischio che succedesse quello che è successo”.
Nel corso della riunione, durante la quale i toni sono stati anche parecchio duri (“c’è grande amarezza”, dice più di qualcuno), c’è chi ha chiesto espressamente di rimanere nel gruppo Efdd ed è per questo che, nonostante la rabbia, molti eurodeputati in fondo sono soddisfatti di aver scampato il pericolo di confluire nell’Alde.
Insomma sono volati gli stracci e adesso Farage detterà ai 5Stelle le condizioni per restare: David Borrelli, che ha mediato con Alde, non dovrà essere più copresidente di Efdd e nello stesso tempo dovrà essere allontanato anche l’advisor che ha seguito la trattativa.
In fondo, come ha detto lo stesso Farage, durante la riunione del gruppo, presenti anche i 5Stelle: “I matrimoni finiscono” ma che “si possono anche ristabilire”, sempre “se chi ha tradito, paga”.
E arriva alla fine la decisione, comunicata dallo stesso leader dell’Ukip: “Continueremo a lavorare insieme nel gruppo Efdd. Sono felice di dire che tutte le divergenze con il movimento di Beppe Grillo sono state risolte in maniera amichevole”.
Tradotto: dopo il tentativo dei grillini di convergere nell’Alde, poi fallito per il niet del gruppo liberale ed europeista, i pentastellati rientrano a tutti gli effetti nell’Efdd. Nella riunione odierna, oltre agli europarlamentari pentastellati, era presente anche il leader dell’Ukip che, secondo testimonianze interne, dopo aver annunciato la sua conversazione con Grillo, aveva sottolineato che i “matrimoni finiscono” ma che “si possono anche ristabilire”, sempre “se chi ha tradito, paga”.
L’uscita formale dei 17 eurodeputati del M5S avrebbe comportato per i grillini la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l’esclusione dell’accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier.
Al tempo stesso, però, la fuoriuscita dei pentastellati avrebbe messo a serio repentaglio l’esistenza stessa del gruppo Efdd, attualmente composto da 44 parlamentari. Senza i 17 italiani, ne sarebbero rimasti solo 27: appena due più del limite minimo di 25 (in rappresentanza di sette diverse nazionalità ) ammesso nel Parlamento europeo per la costituzione di un gruppo parlamentare. Anche l’Ukip avrebbe quindi rischiato di ritrovarsi nel novero dei non inscritti.
Per questi elementi, quindi, Farage e i componenti del gruppo hanno deciso di riaccogliere i grillini.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
I “FONDI 400” PARI A 680.000 EURO ANNUI, SAREBBERO RIDOTTI E GLI SPAZI PER GLI UFFICI RIDIMENSIONATI
Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera racconta che tra gli effetti collaterali del mancato accordo tra
MoVimento 5 Stelle e ALDE c’è anche la possibilità di una ventina di licenziamenti nello staff dei grillini in Europa.
Il racconto parte dal momento in cui i vertici dei 5 Stelle apprendono che l’ALDE si sta tirando indietro perchè il gruppo non accetta la decisione di Verhofstadt:
Il veto da parte dell’Alde sull’ingresso nel gruppo dei Cinque Stelle è suonato come un colpo da ko sul ring e ha di fatto rimescolato le carte durante una riunione blindatissima, con Beppe Grillo presente in videoconferenza (a spiegare le scelte dell’operazione che sembrava conclusa) e Davide Casaleggio flemmatico. «Era necessario agire in fretta e in silenzio», ha detto l’imprenditore.
Poi, intorno alle 16.30 il clima è cambiato, le voci sullo strappo si sono rafforzate, sui cellulari degli eurodeputati ha cominciato ad arrivare il tam tam della rottura clamorosa.
E a finire sul banco degli imputati è stato il regista dell’operazione David Borrelli, già accusato di aver agito in solitaria.
C’è chi tra i pentastellati chiede la sua testa. E non sono esclusi colpi di scena.
La tensione per i corridoi all’Europarlamento è palpabile. I più, in verità , si interrogano sul destino del Movimento, che paradossalmente ora dipende da Nigel Farage.
L’Ukip è a un passo da sancire il divorzio dai Cinque Stelle, confinandoli di fatto nel gruppo dei non iscritti.
Una mossa che condannerebbe il Movimento all’irrilevanza a Bruxelles e porterebbe come effetti collaterali un forte danno economico: i «fondi 400» – pari a 680 mila euro annui – sarebbero ridotti, gli spazi per gli uffici ridimensionati e una ventina di persone dello staff pentastellato dovrebbe essere licenziata.
L’unico salvagente a una prospettiva del genere è rappresentato proprio da Farage, l’incognita che potrebbe cambiare il destino (segnato) del Movimento.
I parlamentari inglesi, infatti, sono in rotta con i Cinque Stelle da mesi e solo l’intervento del loro leader storico potrebbe indurli a un ripensamento.
Un passo che in ogni caso metterebbe i Cinque Stelle all’angolo nel gruppo Efdd. L’orizzonte su cui lavorare è comunque ristretto: l’idea di un gruppo autonomo accarezzata anche nei mesi di trattative carsiche, non ha portato frutti e non ne potrà portare in tempi rapidi.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
ALESSANDRA RICCETTI SI DIMETTE: “DOVEVAMO APRIRE TUTTO COME UNA SCATOLETTA DI TONNO, NON E’ ACCADUTO”
Continuano le giornate difficili del Movimento 5 Stelle.
Dopo il caos europeo per la mancata adesione all’Alde, oggi il Movimento perde un altro pezzo, la presidente del Consiglio Comunale di Civitavecchia Alessandra Riccetti, che rischia così di rompere l maggioranza che regge il governo del Comune.
“Io credevo nel cambiamento, ma il cambiamento deve partire dalle persone”: è una delle tante espressioni di rammarico con cui Alessandra Riccetti, consigliere comunale e presidente dello stesso Consiglio, ha annunciato quest’oggi la sua uscita dal Movimento 5 stelle e dalla maggioranza nel corso della conferenza stampa tenutasi stamani presso l’aula Cutuli del Comune.
“Questa decisione è stata fortemente ponderata — ha dichiarato la Riccetti — e non dipende da un unico fattore. Io sono entrata nel Movimento quando tutti volevamo cambiare insieme il modo di fare politica, perchè c’era un forte bisogno di cambiamento, di fare politica con la gente per la gente. Volevo che il movimento si facesse portavoce di quella comunità che chiede di essere rappresentata e per fare questo, a mio parere, il contatto col territorio è indispensabile. Noi eravamo quelli dello streaming, della trasparenza, della condivisione: eravamo i cittadini che entrano nello Stato e si fanno Istituzione. A Civitavecchia tuttavia, nulla di tutto questo è accaduto. Gli episodi avvenuti nel corso dell’ultimo anno fanno sì che questa mia decisione sia definitiva: mi riferisco ad episodi come il C.A.R.A., al processo sommario nei confronti di un consigliere di maggioranza, sfociato in pesanti aggressioni sessiste, di cui ancora attendo un’adeguata condanna; mi riferisco al mio negato accesso agli atti di società partecipate al 100% dal Comune, nonostante la mia carica di consigliere, giustificato con l’appellativo di ‘persona non pertinente’, alla realizzazione del forno crematorio industriale, all’azione di dossieraggio operata nei miei confronti di cui ancora non ho contezza. Mi riferisco ai mancati atti d’obbligo per la nostra comunità che ancora non hanno visto la luce, ai funzionari dispensati dal diffondere le necessarie informazioni in sede di conferenza dei capogruppo, lasciandoci all’oscuro di molti aspetti; alla modalità a me sconosciuta con cui l’attuale Segretario Generale si è insediato a Civitavecchia e al suo rifiuto di darmi una relazione sul C.A.R.A. e dsu SGR. Episodi come questi mortificano il ruolo di consigliere comunale e di conseguenza mortificano i diritti dei cittadini, che hanno bisogno di servizi, cultura, lavoro e rispetto. Un politico per fare in modo di garantire questi valori deve in primo luogo compiere un atto di onestà ed essere coerente: con molto dispiacere comunico la mia uscita dalla maggioranza e dal Movimento 5 stelle, dedicando questo atto a Gian Roberto Casaleggio, unico vero garante del progetto che volevamo attuare e dei valori del Movimento”
Tra lo sgomento generale, a tratti un po’ forzato, il presidente del Consiglio comunale ha così dichiarato la sua forse prevedibile dipartita dal gruppo di maggioranza, costituendone uno “a sè”.
(da agenzie)
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Gennaio 10th, 2017 Riccardo Fucile
SUL WEB: “AVETE RAGIONE, ABBIAMO FATTO TREMARE TUTTI, MA DAL RIDERE”
Si spegne, all’improvviso, il rumore delle lance battute sugli scudi che aveva riempito la Rete grillina negli
ultimi giorni.
Gli attivisti pentastellati escono tramortiti dal testacoda del Movimento.
C’è chi è deluso «per un voto buttato» e chi invece tira un sospiro di sollievo, perchè aveva già «pensato di abbandonare l’attivismo, se il Movimento fosse confluito in Alde».
Ben presto, però, subentra nell’anima della base la necessità di comprendere i motivi del dietrofront.
Le spiegazioni di Beppe Grillo sul suo blog, con cui assicura di aver «fatto tremare il sistema come mai prima» e addossa poi all’establishment tutte le responsabilità di «aver fermato l’ingresso del M5s nel terzo gruppo più grande del Parlamento europeo», sembrano non essere sufficienti.
«Avete ragione, abbiamo fatto tremare tutti, ma dal ridere», replica sul blog Gilda, mentre un altro iscritto al movimento riconosce, nel post di Grillo, larghi spunti della favola «La volpe e l’uva».
Eppure c’è anche chi vede, nel rifiuto di Alde, una vittoria del Movimento e il risultato da stratega «professionista» di Grillo. «Li abbiamo smascherati», esultano numerosi attivisti. «Si sono accorti che saremmo stati come un cavallo di Troia».
Ma sono in molti a chiedere che «qualcuno si assuma la responsabilità di questo disastro».
Il nome che più di tutti trova spazio in Rete è quello di David Borrelli, indicato in questi giorni come il regista dell’operazione di avvicinamento ad Alde.
«È veramente una situazione da “dilettanti allo sbaraglio”. Il dilettante in questione è Borrelli, che dovrebbe fare non uno ma due passi indietro».
«O capisce poco, o è un infiltrato della casta», accusano altri, ricordando la stima che nei suoi confronti aveva pubblicamente espresso l’ex premier Mario Monti.
Le critiche non vengono risparmiate neanche a Grillo.
«Mi auguro che dopo questa figuraccia Beppe la smetta di dettare dall’alto certe scelte che dovrebbero essere prima discusse e votate liberamente da base e parlamentari», scrive Angelo sul blog, mentre altri vedono in questa «figuraccia» il risultato di un tentativo di prendere «decisioni in segreto, che contrastano con la trasparenza e la coerenza. Ora, Grillo, che hai messo gli uni contro gli altri, cosa credi di aver ottenuto? Ravvediti».
Federico Capurso
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »