Destra di Popolo.net

SE RAGGI VERRA’ INDAGATA, GLI ORTODOSSI CHIEDERANNO IL GIUDIZIO IN RETE

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

PROSEGUE LA GUERRA INTERNA

Giorno di Natale a parte, in Campidoglio si lavora anche durante le feste, dopo che l’organo di revisione economico-finanziaria ha bocciato la legge di bilancio che doveva essere approvata entro fine anno.
Si guarda avanti quindi, ma con la spada di Damocle delle indagini in corso: la stessa Virginia Raggi potrebbe essere chiamata in Procura i primi giorni del nuovo anno.
E se le dovesse arrivare un avviso di garanzia, i più ortodossi del Movimento 5 Stelle non consentiranno che le venga data un’altra possibilità  ancora.
Quindi chiederanno, come prevede il contratto firmato tra il sindaco e M5S, che la decisione venga sottoposta al giudizio della Rete.
Per quanto riguarda il bilancio c’è tempo fino al 28 febbraio ma, come emerso già  nel pomeriggio, non sarà  facile far quadrare i conti tanto che dall’assessorato al bilancio si apprende già  che la Giunta difficilmente riuscirà  ad impegnare tutti i 137milioni di denaro pubblico concessi al Comune dal ministero delle Finanze.
I fondi dovrebbero essere utilizzati per coprire i debiti fuori bilancio, ma diverse istruttorie non sarebbero complete per l’assenza di alcuni documenti e in alcuni casi anche del parere dell’Oref.
Questo è ciò che emerge dalla riunione della commissione bilancio dove è intervenuto anche lo staff dell’assessore Andrea Mazzilo.
Dai toni si percepisce come vi sia un braccio di ferro in corso tra la Giunta e l’organismo che deve giudicare il testo.
Intanto rimane caldo il fronte giudiziario.
Il sindaco Virginia Raggi si è detta pronta ad andare in Procura se sarà  chiamata a riferire sulle procedure utilizzate per scegliere i componenti del suo staff.
Il rischio infatti è che venga accusata di concorso in abuso d’ufficio per la nomina di Renato Marra a capo del dipartimento Turismo. Q
uesti è il fratello di Raffaele, braccio destro del sindaco, finito in carcere per corruzione, con l’accusa di aver intascato una tangente quando era capo del dipartimento per le Politiche abitative.
Il quadro, stando alle ricostruzioni giornalistiche apparse oggi, si infittisce perchè qualcuno del suo staff sarebbe stato a conoscenza, e quindi lo avrebbe detto al sindaco, della presenza di “cimici” in Campidiglio.
Sono i giorni in cui Raggi viene fotografata sul tetto del Campidoglio con il capo della segretario Salvatore Romeo, ora anche lui allontanato.
È possibile che volessero parlare di argomenti delicati senza essere ascoltati.
Sta di fatto che, se tutto ciò dovesse essere confermato, gli ortodossi del Movimento si preparano a una nuova battaglia.
Un deputato grillino che conosce bene le dinamiche interne e che fa vissuto da vicino i giorni cruciali dell’arresto di Marra, dice che Grillo ha fatto bene a concedere a Raggi una nuova possibilità  perchè gli attivisti non avrebbero capito il motivo di una scelta drastica senza che il sindaco fosse iscritta nel registro degli indagati.
Ma se davvero dopo le festività  Raggi dovesse essere raggiunta da un avviso di garanzia “c’è una sola strada – dice la stessa fonte – rispettare i nostri principali e chiedere agli attivisti di decidere”.
E la gran parte degli attivisti negli ultimi tempi è in rivolta.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ESILARANTE RITORNO DELLE LEX GRILLINE: A QUANDO LA LEGGE PER COLORARE I TOMBINI DI BLU?

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

L’INCREDIBILE RACCOLTA DI MINUZIE E LEGGINE SENZA UNA VISIONE GENERALE

La prossima settimana su Rousseau, la piattaforma web del MoVimento 5 Stelle, si terranno le votazioni per l’approvazione delle nuove proposte di legge avanzate dagli iscritti certificati.
Avevamo già  festeggiato qualche mese fa l’avvento dell’era delle lex grilline, ovvero di quelle legge “inventate” dagli iscritti al portale del Cinque Stelle ma oggi Danilo Toninelli (il parlamentare responsabile delle lex iscritti) ha comunicato che ne sono state pubblicate un altro centinaio, tutte pronte per essere lette e vagliate dall’assemblea degli iscritti al partito di Beppe Grillo.
La vendetta dell’attivista
Quando si tratta di inventare delle leggi gli italiani non sono secondi a nessuno, e poco importa che la formulazione sia poco chiara, decisamente troppo vaga e che nella maggior parte manchi il benchè minimo riferimento alla legislazione in materia.
Anzi, tanto meglio perchè più la proposta di legge è “vuota” più si fa interessante perchè può essere riempita successivamente di nuovi contenuti.
Questo non vuol dire che non ci siano proposte di legge interessanti, anzi.
Prendiamo ad esempio quella avanzata da Luigi La Riccia che chiede la depenalizzazione del reato di diffamazione e diffamazione a mezzo stampa.
Si tratta per la verità  di una vecchia battaglia di Beppe Grillo, battaglia della quale però i parlamentari pentastellati (in primis Luigi Di Maio) sembrano essersi dimenticati vista la facilità  con la quale minacciano querele.
Ma non è solo il contenuto della legge ad essere interessante quanto il fatto che il proponente sembra essersi reso conto che sono proprio le querele per diffamazione ad aver spinto il nostro Paese così in basso nella famigerata classifica della libertà  di stampa.
Più in generale le proposte di legge rispecchiano il sentimento di una parte dell’opinione pubblica dopo alcuni fatti di cronaca e rappresentano in un certo senso il modo che hanno i cittadini di sentirsi “partecipi” degli eventi.
La questione salta subito all’occhio se guardiamo che nel centinaio di proposte di legge ce ne sono ben tre che riguardano problematiche relative alla sicurezza del trasporto ferroviario
In tutti e tre i casi l’idea è venuta ai proponenti dopo l’ultimo disastro ferroviario italiano, quello provocato dallo scontro tra due treni sulla linea a binario unico tra Andria e Corato nel luglio di quest’anno.
C’è poi chi con due righe ed un “perchè no” propone l’abolizione dell’Arma dei Carabinieri oppure chi, ancora affezionato al vecchio mantra dello streaming e del “tutto in Rete” del MoVimento della prima ora propone il “processo telematico via skype” mentre altrove si legge una proposta di legge per limitare l’accesso ai siti pornografici condizionandolo all’inserimento del proprio Codice Fiscale (e dimenticando che su Internet esistono numerosi generatori di codici fiscali, tra cui quello dell’Agenzia delle Entrate).
Non mancano le sviste e gli errori di battitura, su tutti quello di Matteo che propone la “bolizione dei circhi con animali” e che denotano come dietro al procedimento per proporre una legge ci siano forse ragionamenti troppo frettolosi ed estemporanei quasi si trattasse di aggiornare lo stato su Facebook o twittare i propri pensieri.
Ci sono poi proposte davvero interessanti come quella dell’istituzione anche in Italia del contratto prematrimoniale evidentemente il proponente che parte da un’esperienza personale non ha perso troppo tempo a cercare su google la notizie della proposta di legge avanzata da Alessandra Morani (PD) e Luca D’Alessandro, braccio destro di Verdini per istituire il contratto prematrimoniale.
Mio cuggino mio cuggino
C’è poi chi propone di abolire la bocciatura alle elementari (di fatto anche l’esame di quinta elementare non esiste più perchè è stato sostituito da una prova invalsi)
Non mancano proposte di più ampio respiro, come quella che mira a incentivare le nascite cambiando gli orari delle lezioni scolastiche
Una proposta entusiasmante, a patto di non essere donne e insegnanti:
La giornata della scuola sarà  organizzata in una mini città  in cui anche le signore che lavorano nel commercio possano usufruire della scuola come luogo sicuro per lasciare i propri figli e magari farne altri senza dover lavorare solo per la scuola del figlio e fare corse imbarazzanti alla fine del’orario di lavoro per poi doverlo lasciare quando il bambino/a arriva all’età  della scuola primaria che ha orari al massimo fino alle 16.30 La scuola dovrà  essere settata come servizio alle famiglie (loro principale e unico cliente) che così diventeranno più numerose Il personale didattico dovrà  in ogni momento della giornata essere presente all’interno della scuola.
Che trasforma la scuola in un parcheggio per bambini (idea che, bisogna ammetterlo, ha qualche debito inconscio con il platonismo). Sempre in ambito scolastico c’è chi propone di andare in ferie tutto l’anno in modo da incentivare i consumi:
Con una distribuzione del piano ferie su tutto l’anno per gli istituti scolastici si eviterebbe la chiusura obbligata da giugno a settembre, si porrebbe fine ai problemi di svraffollamento delle strutture turistiche nei soli 15 gg. di agosto, si differenzierebbe ed amplierebbe la domanda turistica con l’offerta di una migliore qualità  dei servizi stessi.
Il che è stupendo se sei uno studente o, come la proponente, sei titolare di una struttura turistica in Calabria, un po’meno per tutti coloro che durante il resto dell’anno lavorano.
Ma la migliore in assoluto è la proposta avanzata da Salvatore che propone di sparpagliare i ministeri italiani, e perchè no anche altre strutture amministrative della Capitale, in giro per la penisola, secondo questo fantasioso schema:
Ministero del Lavoro a Napoli, Agricoltura a Grosseto, Beni culturali a Firenze, Sviluppo economico a Milano, Istruzione a Bologna, Ragioneria generale a Latina, Catasto a L’Aquila, Agenzia delle Entrate a Rieti, Demanio a Viterbo, ecc. I ministeri più importanti rimarrebbero a Roma
E io che credevo che il ministero del Lavoro, dello sviluppo economico e dell’istruzione fossero tre ministeri importanti.
Evidentemente mi sbagliavo, ma devo ammettere che c’è della logica in questa follia.
La cosa davvero interessante di queste lex proposte dagli iscritti è che quasi nessuna tocca degli argomenti e dei temi che riguardano la realtà  delle cose e i veri problemi del paese. Evidentemente su certi aspetti la discussione al bar si è fatta troppo accesa ed è meglio lasciar decantare i problemi seri.

(da “NextQuotidiano”)

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LA RAGGI SUL TETTO E LE CIMICI IN CAMPIDOGLIO

Dicembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

RICORDATE LA FOTO DELLA SINDACA SUL TETTO CON ROMEO? QUALCUNO AVEVA AVVERTITO MARRA CHE C’ERANO INTERCETTAZIONI IN CORSO

Vi ricordate la fotografia di Virginia Raggi con Salvatore Romeo sul tetto del Campidoglio, immortalata da Frederico De Carvalho, un giornalista e scrittore portoghese?
All’epoca si fecero molte ipotesi su cosa si dicessero i due di così interessante e si ipotizzò che parlavano delle nomine in Giunta.
Oggi il Corriere della Sera e il Messaggero ipotizzano però che la sindaca fosse sul tetto perchè c’era qualcosa che scottava: qualcuno aveva avvertito Raffaele Marra che c’erano delle cimici in Campidoglio e lui lo aveva riferito alla sindaca che aveva quindi deciso di andare sul tetto per avere… un po’ di privacy.
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera racconta: nel settembre scorso viene captato un colloquio negli uffici di Sergio Scarpellini in cui il costruttore parla del suo rapporto con Marra e del famoso prestito per comprare la casa dell’Enasarco: «In quello stesso periodo qualcuno avrebbe avvertito Marra che c’erano intercettazioni in corso. E la notizia sarebbe stata veicolata fino alla sindaca. Sono i giorni segnati dalle polemiche per il ruolo dell’assessore all’Ambiente Paola Muraro e per le dimissioni degli altri assessori. Le indiscrezioni provenienti dal Comune danno per scontato che qualcuno tra i componenti della giunta possa finire sotto inchiesta».
Romeo spiegò successivamente che lui e la sindaca erano sul tetto per «una pausa per mangiare un panino all’ora di pranzo e godere una vista spettacolare».
Proprio in quel periodo le «pressioni» interne al Movimento 5 Stelle perchè Raggi cambiasse i componenti del suo staff sono fortissime. E nelle telefonate coperte da omissis ci sarebbe conferma del ruolo di chiave di Marra per far sì che nessuno fosse spostato, ma anzi per mantenere intatto il proprio potere. La sindaca ha negato di essere stata ricattata, come invece sostengono alcuni testimoni dell’inchiesta e in particolare l’ex capo dell’avvocatura capitolina Rodolfo Murra.
Ma i pochi brogliacci di telefonate resi noti già  bastano a dimostrare la determinazione dello stesso Marra a muovere tutte le pedine disponibili, anche condizionando Raggi.
Nella relazione trasmessa all’Anac la sindaca prima sostiene di aver deciso «in totale autonomia» spiegando che Raffaele Marra ha dato solo «mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte».
Ma è un tentativo maldestro di negare il conflitto d’interesse visto che subito dopo ammette che c’è stata una «istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente», quindi l’ufficio del Personale diretto proprio da Marra
Racconta Cristiana Mangano sul Messaggero:
Il sospetto di chi indaga — infatti — è che qualcuno possa aver avvertito l’ex vicecapo di gabinetto che erano in corso intercettazioni ambientali, e che lui a quel punto lo abbia riferito alla Raggi. La conferma indiretta arriva dalle precauzioni che la stessa sindaca ha adottato in qualche circostanza, come quella di andare a parlare sul tetto del Comune con il fidatissimo Romeo, per evitare ”ascolti“ che forse avrebbero potuto creare qualche imbarazzo. Ma non è tutto, perchè i pm potrebbero decidere di contestarle anche il reato di falso ideologico
E le ragioni sono nella condotta tenuta riguardo alla nomina di Renato Marra, ed evidenziata dall’Anac. Raggi è caduta in una palese contraddizione.
Da una parte, infatti, ci sono le dichiarazioni in cui dice di aver fatto tutto da sola riguardo all’incarico di responsabile dell’ufficio turismo, e di averlo fatto, «in totale autonomia», mentre Raffaele Marra avrebbe dato solo «mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte».
Dall’altra c’è l’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico che fa esplicito riferimento alla «istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente». Quindi un’istruttoria c’è stata.
La sindaca non ha fatto tutto da sola. Anzi: «Si deve ritenere — ha concluso l’Anticorruzione — che l’atto di nomina sia stato accompagnato da una attività  istruttoria, svolta in particolare dall’ufficio organizzazione e risorse umane di Roma Capitale diretto da Raffaele Marra».

(da “NextQuotidiano”)

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L’ASSESSORE BERDINI: “SE LO STATO NON CI DA’ I SOLDI CHIUDIAMO LA METRO”

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

E SUL CONCERTONE ANNULLATO: “ROMA E’ UNA CITTA’ SULL’ORLO DEL FALLIMENTO, PER QUESTO GLI SPONSOR FUGGONO VIA”…. “SE ARRIVA AVVISO GARANZIA, LA RAGGI PENSO CHE DOVREBBE SOSPENDERSI”

“Se non facciamo urgentemente la manutenzione straordinaria, entro primavera le metro A e B rischiano la chiusura”.
È l’allarme che lancia l’assessore all’Urbanistica di Roma, Paolo Berdini, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. “È lo Stato che deve darci i soldi. Non si capisce perchè a Milano dopo Expo dobbiamo dare 1 miliardo e mezzo, e Roma invece deve dare 500 milioni ogni anno allo Stato”.
Poi ancora, rispondendo alla domanda diretta: “Se lo Stato non vi dà  i soldi voi, chiudete la metro di Roma?”, l’assessore ha ribadito senza esitare: “Sì, c’è questa ipotesi”.
Parole che annunciano il tenore dello scontro che presto potrebbe iniziare, a spese degli abitanti della Capitale e dei turisti, tra l’amministrazione targata M5S e il governo guidato da Paolo Gentiloni.
Inoltre l’assessore conferma che se arriverà  un avviso di garanzia al sindaco Raggi, è possibile che si vada incontro alla sospensione del primo cittadino.
“Vedremo che tipo di avviso sia, ma la voce che ricolava era quella di una sospensione”, dice Berdini: “Penso che sia finito il rodaggio, dal primo gennaio si riparte”.
Per quanto riguarda il tradizionale ‘Concertone’ di Capodanno, l’assessore giustifica l’operato dell’amministrazione: “Roma è una città  sull’orlo del fallimento, per questo gli sponsor fuggono via”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL 62% DEI ROMANI NON HA PIU’ FIDUCIA NELLA RAGGI, SOLO IL 36% LA SOSTIENE ANCORA

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

SONDAGGIO PIEPOLI: PER IL 54% DEI ROMANI DOVREBBE DIMETTERSI, PER IL 37% NO

Il caso Marra e ciò che sta succedendo a Roma dopo l’arresto dell’ex capo di Gabinetto di Virginia Raggi sta mutando anche le intenzioni di voto dei romani e degli italiani.
Secondo il nostro sondaggio a guadagnare di più dalle vicende capitoline è il Pd e l’area di centrosinistra che capitalizza cinque punti percentuali tra i romani. Com’era prevedibile il Movimento 5 Stelle perde tra i cittadini di Roma (-3%). Quasi ininfluente, invece, l’effetto su Forza Italia e il centrodestra.
Dati che rispecchiano l’attenzione con cui l’opinione pubblica in questi giorni ha seguito l’evoluzione delle inchieste e i risvolti politici.
Se non è una sorpresa scoprire che per oltre quattro romani su dieci il caso Marra ha rappresentato un evento che li ha colpiti particolarmente nel panorama delle notizie, è interessante notare come anche tre italiani su dieci hanno espresso lo stesso giudizio.
Se andiamo a guardare come giudicano gli eventi, il sondaggio mostra alcune certezze che non sembrano far ben sperare alla sindaca cinquestelle.
Per più della metà  dei romani la sindaca dovrebbe dimettersi.
Percentuale che sale tra gli italiani, raggiungendo un 56% del campione.
I perchè sono molteplici e si diversificano se guardiamo agli abitanti di Roma, più vicini a attenti all’amministrazione di Virginia Raggi di questi mesi, e il campione degli italiani, più influenzati dalle conseguenze nazionali.
Scopriamo così che i sostenitori romani delle dimissioni ritengono che è impossibile che la sindaca non si fosse accorta di nulla; oppure che è impossibile la sua totale estraneità  alle vicende che coinvolgono i suoi più diretti collaboratori; infine un giudizio più complessivo: in questi mesi Raggi non ha fatto molto per la città .
Le prime due ragioni le ritroviamo ai primi posti anche tra gli italiani.
Ma la terza, troppo «romana» viene sostituita con la «colpa» di aver trascinato nella caduta altri esponenti del suo partito, l’M5S, nel presunto malaffare che circondava Raffaele Marra.
Non tutti, però, sono pronti a buttare la croce sulla sindaca. Più del 40% dei romani ritiene che Virginia Raggi debba restare in Campidoglio.
In primo luogo perchè non è ancora riuscita a dimostrare cosa sa fare, in secondo perchè non è coinvolta ufficialmente nell’inchiesta. È interessante notare come per i restanti italiani, che non vivono Roma, il motivo principale sia diverso: Virginia Raggi è una persona onesta e indipendente.
Cosa dovrebbe fare a questo punto il leader del Movimento, Beppe Grillo?
I romani si dividono quasi equamente in tre partiti: dovrebbe sostenerla con forza (26%), dovrebbe spingerla alla dimissioni (37%) dovrebbe lavarsene le mani (31%). Gli italiani sono più interventisti.
Solo per il 19% Grillo dovrebbe restare fuori dalla vicenda, mentre per quasi la metà  (46%) dovrebbe far dimettere la sindaca e per il 29% dovrebbe invece sostenerla.
La fiducia nella sindaca dopo le ultime vicende? Il 36% dei romani ha fiducia (35 gli italiani), il 62 non ne ha (64 tra gli italiani).

Nicola Piepoli
(da “La Stampa”)

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GUERRA TRA GRILLINI A PALERMO: NASCE UN NUOVO MEET-UP IN POLEMICA CON GLI INDAGATI PER LE FIRME FALSE

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

“COMPORTAMENTO INCOMPATIBILE COI PRINCIPI DEL M5S”… SI FA DIFFICILE LA PRESENTAZIONE DI UNA LISTA PER LE COMUNALI 2017

E alla fine ci fu la spaccatura. Anzi, la sdoppiatura.
Non si ferma la guerra intestina tra i militanti del Movimento 5 Stelle a Palermo. Coinvolti nell’inchiesta sulle firme false depositate alle amministrative del 2012, ormai da settimane i grillini palermitani si sono divisi: da una parte ci sono gli attivisti che difendono i deputati indagati dalla procura di Palermo, dall’altra quelli che contestano il comportamento processuale dei portavoce, che davanti ai pm si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere.
E sono proprio questi ultimi che adesso fondano un nuovo meet up cittadino, diverso da quello originario.
Si chiamerà  “Palermo in movimento” e a dare notizia della sua creazione su facebook è Adriano Varrica, uno dei fondatori del primo meet up cittadino nel 2007, collaboratore dell’europarlamentare Ignazio Corrao.
“La costituzione di questo meet-up — dice Varrica — nasce dall’impossibilità  manifesta di condividere l’attivismo e il percorso politico con chi sta tenendo o supportando un comportamento mediatico e processuale incompatibile coi principi del Movimento 5 Stelle. A ciò corrisponde inoltre una gestione delle dinamiche di partecipazione volutamente priva di regole, in cui può valere l’arbitrio di pochi, sempre gli stessi, che detengono i canali di comunicazione e condivisione, senza alcuna collegialità , senza alcuna investitura e senza alcun controllo”.
Il riferimento di Varrica è a quella che potrebbe essere definita come la notte dei lunghi coltelli, seppure telematici, dei grillini palermitani.
Qualcuno, infatti, ha “espulso” alcuni attivisti dal forum del Grillo di Palermo, bloccando lo stesso Varrica, che era uno degli amministratori del canale Telegram del meet up, utilizzato fino a quel momento per diffondere gli eventi in programma.
Una sorta di colpo di mano che è andato in onda negli stessi giorni in cui due attivisti indagati dalla procura — Samantha Busalacchi e Riccardo Ricciardi — si facevano vedere ad un banchetto del Movimento 5 Stelle, spaccando in due il gruppo di grillini presenti: alcuni attivisti sono rimasti fedeli agli indagati, praticando inedito garantismo (“Bisogna aspettare la sentenza definitiva. Fino a prova contraria siamo tutti innocenti”, dicevano), altri, invece hanno abbandonato polemicamente il banchetto.
Un esempio lampante del livello di scontro raggiunto tra i grillini palermitani, che adesso danno vita ad un nuovo meet up, mentre sembrano sempre più lontane le Comunarie, cioè le elezioni online per scegliere il candidato sindaco dei 5 Stelle.
“Non credo che questo passaggio sarà  determinante nelle valutazioni del Movimento rispetto alla decisione di fare o meno le comunarie. In quasi tutte le grandi città  ci sono diversi meet-up che, lo ricordo, non rappresentano il Movimento ma a questo si ispirano nell’attività  di impegno civico e politico”, spiega Varrica, che ha ritirato la sua candidatura per le amministrative del 2017.
L’impressione è che con una spaccatura simile sia praticamente impossibile per i 5 Stelle presentare una lista per le comunali, nonostante alcuni deputati come Giampiero Trizzino assicurino il contrario.
Nel frattempo nuovi maldipancia nascono tra gli attivisti e sono legati allo status dei parlamentari Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino.
I tre deputati indagati, infatti, sono stati sospesi de imperio dai probiviri del Movimento ma figurano ancora nel gruppo parlamentare dei 5 Stelle: in questa veste hanno rilasciato più di una dichiarazione sull’indagine che a Roma ha coinvolto Raffaele Marra, ex vice capo di gabinetto di Virginia Raggi in Campidoglio.
Rimangono formalmente nel gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana anche Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che però hanno collaborato con i magistrati autosospendendosi subito dopo che Beppe Grillo aveva avanzato una richiesta in tal senso.
Ed è proprio la collaborazione della La Rocca con i pm che è finita al centro di un esposto depositato da Nuti, Di Vita e Mannino (ma anche dalle deputate non indagate Lupo e Di Benedetto) alla procura di Palermo e all’ordine degli avvocati.
Secondo i deputati indagati, infatti, le dichiarazioni della collega La Rocca sarebbero state “pilotate” dall’avvocato Ugo Forello, cofondatore dell’associazione antiracket Addiopizzo e aspirante candidato sindaco di Palermo dei pentastellati.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA RAGGI COLPISCE ANCORA: SALTA IL CONCERTONE DI CAPODANNO

Dicembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

LA FUGA DEGLI SPONSOR PER IL CAOS AMMINISTRATIVO: “NON CI SONO PIU’ LE CONDIZIONI”… ORA SI CERCA UNA SOLUZIONE IN EXTREMIS, SAREBBE LA PRIMA VOLTA IN 20 ANNI, SCOPPIANO LE POLEMICHE

Per Roma si prospettano ancora feste votate all’austerità .
Salta anche il concerto di Capodanno previsto al Circo Massimo, la fuga degli sponsor avrebbe causato il forfait di tutto l’evento, così come riportato sulle colonne del Messaggero
La società  iCompany, vincitrice del bando, ha fatto sapere che “non c’erano più le condizioni”. Da qui ritirata.
Un colpo di scena motivato dal caos amministrativo di queste ultime ore (vedi la bocciatura del bilancio) e soprattutto dal passo indietro degli sponsor che avrebbero favorito l’operazione a costo zero per la giunta Raggi.
L’iCompany, società  che organizza anche il Primo Maggio, aveva già  organizzato tutta la serata.
La presentazione della serata sarebbe stata affidata a Max Giusti, sul palco le note e le canzoni di Max Gazzè, con un dj-set di Violante Placido
Invece al momento la notte di San Silvestro è scoperta, non vi è luogo o evento dove aspettare l’anno nuovo.
A rischio il brindisi per il 2017, come un anno fa.
Sarebbe la prima volta in vent’anni. Un rischio già  corso nel 2015 con il commissario Francesco Paolo Tronca, poi risolto in extremis grazie all’interessamento del Governo. Sarà  ancora così? Finora si contano le polemiche.
Ora al Campidoglio si cerca una soluzione dell’ultima ora, per evitare che insieme all’albero di piazza Venezia questo passi alla storia come il Natale più austero per la Capitale. Ma sarà  difficile trovare un’altra soluzione a costo zero.
Il concertone, da bando, prevedeva zero costi per il comune e tutte le spese a carico degli organizzatori in un’ottica di baratto: location a costo zero in cambio dell’allestimento della serata.
Ma non è bastato.

(da agenzie)

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M5S SI PREPARA A RAGGI INDAGATA, C’E’ ARIA DA FINE IMPERO

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

I VERTICI ESAMINANO IL CONTRATTO FIRMATO TRA LA RAGGI E IL M5S… C’E’ CHI SPINGE PER UNA SOLUZIONE DRASTICA

Tra Campidoglio e Montecitorio, sul versante 5Stelle, si respira un’aria da fine impero, anche se forse l’impero non è mai cominciato.
Nessuno ha mai creduto che qualche cambio di casella e di assessori potesse arginare la crisi dell’amministrazione targata Virginia Raggi.
Il timore infatti che la sindaca venga un giorno raggiunta da un avviso di garanzia non ha mai lasciato spazio all’ottimismo, e la possibilità  dell’iscrizione del primo cittadino nel registro degli indagati aumenta di ora in ora: “Dobbiamo capire se prima o dopo Natale”, dice rassegnato un parlamentare romano dopo che l’Autorità  anticorruzione ha dichiarato il conflitto di interessi nella nomina di Renato Marra, fratello di Raffale, l’ex capo del personale capitolino finito in carcere per corruzione.
Una nota pubblicata dall’Anac getta ancora di più i grillini nella disperazione di un fallimento annunciato: “La situazione di palese conflitto di interessi era conosciuta dalla Sindaca”, si legge.
Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione. Nel caso specifico Raggi, consapevole del conflitto — si legge nella delibera — avrebbe dovuto esonerare Raffaele Marra da ogni partecipazione, anche se solo “meramente pedissequa”, all’atto di nomina del fratello Renato.
“Ormai — come dice più di qualcuno ben informato — si vive alla giornata, nell’attesa del giudizio”.
E quindi i vertici pentastellati esaminano il contratto firmato tra il sindaco e il Movimento 5 Stelle per capire come gestire un’eventuale iscrizione nel registro degli indagati.
In realtà  Raggi ha l’obbligo di dimettersi solo in caso di condanna in primo grado. Tuttavia viene anche specificato che il sindaco si impegna a dimettersi se, “in seguito a fatti penalmente rilevanti” si viene iscritti nel registro degli indagati e “la maggioranza degli iscritti al M5S mediante votazione in rete decida tale soluzione nel superiore interesse della preservazione dell’integrità  del Movimento”.
Questo è ciò che prevede il contratto firmato dal sindaco ed è su questi due punti che i vertici stanno ragionando.
Cioè se sottoporre o meno alla rete il giudizio su Raggi se dovesse essere iscritta nel registro degli indagati per abuso d’ufficio. Comunque sia il primo cittadino continua a dire che valuterà  cosa fare.
Il Movimento però, sul fronte nazionale, è sempre più diviso tra chi vuole una soluzione drastica e chi invece preferisce temporeggiare.
Oggi intanto è arrivato un nuovo segnale di commissariamento del sindaco da parte dei vertici.
A Massimo Colomban, che ha rinunciato all’incarico di vicesindaco, è stato affidato il compito di lavorare allo snellimento burocratico, alla riorganizzazione e velocizzazione della macchina amministrativa.
Deciderà  dunque sugli incarichi e sul personale, per scongiurare nuovi casi come quello del fratello di Raffaele Marra.
Pertanto Raggi sembra sempre più sola e lo dimostra anche l’immagine consegnata durante la cerimonia di auguri al Quirinale con le più alte cariche dello Stato.
Alla ribalta fino a pochi mesi fa, salutata dall’allora premier Matteo Renzi durante gli eventi ufficiali e all’incasso dei complimenti come la novità  politica, ieri il sindaco di Roma si è trovata spesso in disparte.   Come si vede nelle immagini Raggi si è soffermata per poco tempo e poi è scappata via, probabilmente raggiunta da una telefonata che le ha comunicato la bocciatura del bilancio, da parte della ragioneria del Campidoglio.
Ora il consiglio comunale di Roma ha tempo fino al 28 febbraio per approvare il bilancio, naturalmente riscritto secondo le tante osservazioni dell’Oref.
Se anche con questa proroga il bilancio previsionale non dovesse vedere la luce, il Campidoglio rischia il commissariamento, quindi lo scioglimento dell’aula e un contraccolpo politico tutto a spese del Movimento 5 Stelle.

(da “Huffingtonpost”)

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M5S, UN CASO RAGGI ANCHE A RAGUSA: BILANCIO IN BILICO E NOMINE CONTESTATE

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

IL SINDACO PICCITTO SENZA PIU’ MAGGIORANZA, AFFONDATA UNA MANOVRA DA 20 MILIONI… BUFERA SULL’INCARICO AL CAPO DELLO STAFF CUI E’ STATO TRIPLICATO IL COMPENSO

C’è un sindaco grillino, un bilancio in sospeso e accese polemiche sul ruolo (e sulle retribuzioni) di alcuni dirigenti comunali entrati nel “cerchio magico” di M5S.
Non è Roma, certo, ma qualche affinità  esiste.
A Ragusa, la seconda città  italiana conquistata dai 5 stelle (la prima fu Parma), il primo cittadino Federico Piccitto vive momenti di difficoltà  figli di una crisi politica che è stata conclamata con un voto di qualche giorno fa.
Il consiglio comunale ha bocciato l’approvazione di una manovra da 20 milioni di euro che portava con sè, tra l’altro, una cospicua somma (circa un quarto) necessaria a garantire il servizio di smaltimento rifiuti.
Nel capoluogo ibleo lo stop non è arrivato, come al Campidoglio, a causa di un parere negativo dei revisori dei conti (che comunque avevano criticato il carattere d’urgenza   della delibera) ma per un preciso atto politico: una consigliera di M5S, Maria Rosa Marabita, ha votato con l’opposizione e le variazioni di bilancio sono affondate.
Piccitto se l’è presa con i consiglieri: “Per odio nei miei confronti hanno fatto un danno alla città “. E da più parti, in ambiente 5 stelle, si invoca ora la sospensione dal movimento della “ribelle” Marabita.
Ma la bocciatura della manovra fa riemergere un profondo malessere intorno all’amministrazione ragusana: Piccitto, a mandato in corso, ha perso due consiglieri M5S passati all’opposizione, come tre colleghi di due forze civiche che un tempo erano alleate. E altri 4 grillini si sono dimessi e sono stati rimpiazzati.
Senza contare che la consigliera Gianna Sigona – divenuta famosa per i suoi inni al fascismo – è rimasta nel gruppo di 5 stelle malgrado il movimento ne avesse annunciato l’espulsione.
La maggioranza, nei fatti, non c’è più.
E il movimento in città  è spaccato: da un lato il meet-up da cui proviene Piccitto, dall’altro il meet-up Ragusattiva, fortemente critico nei confronti del sindaco, al quale è iscritta la Marabita ma che è stato   formalmente disconosciuto dal leader siciliano Giancarlo Cancelleri.
Da questo secondo gruppo parte l’invito, rivolto a Grillo, a intervenire a Ragusa: “La Raggi è stata correttamente commissariata dal movimento. Ci sorprende come tutto ciò non accada anche a Ragusa. Qui accadono le stesse cose che nella Capitale”.
E il riferimento è “a dipendenti messi in aspettativa e rinominati con contratto da dirigente di importo tre volte superiore”.
L’ultimo esempio quello del capo dello staff di Piccitto, Toti Scifo, che già  in organico nell’ufficio di gabinetto con uno stipendio da 35 mila euro è stato “riassunto” da esterno, dopo un colloquio, con un compenso da centomila.
“Un caso non molto diverso da quello di Salvatore Romeo, capo della segreteria di Virginia Raggi, la cui nomina è stata messa in dubbio dall’Anac ed è oggetto d’inchiesta”, segnala Sonia Migliore, consigliera dell’opposizione.
“La verità  è che il movimento, anche da queste parti, è facilmente infiltrabile a tutti i livelli”, dice Salvo Conte, esponente del meet-up Ragusattiva.
Piccitto, grillino atipico, è uomo moderato, di poche parole e molto pragmatismo. Non ha mai rinunciato, ad esempio, ai 15 milioni di euro di royalties dei petrolieri: “Se lo facessi rischierei il danno erariale”.

(da “La Repubblica“)

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