Destra di Popolo.net

GIUNTE A CINQUESTELLE, UN MARE DI GUAI

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

DA LIVORNO A ROMA, DA PARMA A GELA, DA QUARTO A CIVITAVECCHIA: UNO SLALOM TRA ESPULSIONI E CASI GIUDIZIARI

In un post sul suo blog datato 20 giugno 2016, all’indomani delle amministrative, Beppe Grillo esultava: “Con 38 sindaci a 5 Stelle cambieremo l’Italia”.
Nella lista, divisa per regioni, compariva ancora il Comune di Parma, anche se di lì a pochi mesi (a ottobre per la precisione) il sindaco Federico Pizzarotti avrebbe detto addio al M5S.
Già  cassati dall’elenco, invece, Quarto in Campania e Gela in Sicilia, dove i primi cittadini hanno combinato pasticci: guai giudiziari per la campana Rosa Capuozzo, conflitti di interessi per il siciliano Domenico Messinese.
L’ultima e più eclatante vicenda è quella di Roma, dove la giunta in sei mesi ha perso i pezzi e la sindaca Virginia Raggi ha rischiato il commissariamento — poi scongiurato con un rimpasto della sua squadra – dopo l’arresto del capo del personale Raffaele Marra.
Insomma, le amministrazioni locali grilline finora hanno spesso inciampato, litigato, si sono divise. In diversi casi la loro storia di governo è fatta di scontri durissimi, problemi con la giustizia, allontanamenti spontanei, sanzioni ed espulsioni.
Da Gela a Quarto alla Capitale, vediamoli uno per uno.
Gela.
Il sindaco Domenico Messinese viene messo alla porta dal M5S nel dicembre del 2015. Espulso. È accusato di aver fatto assumere la sua assistente personale come “istruttrice amministrativa”, non essersi ridotto lo stipendio e aver avallato una politica filo-Eni. Di recente ha lanciato un nuovo movimento chiamato “Sviluppo democratico-Progetto Comune”.
Quarto.
Rosa Capuozzo, la sindaca del Comune flegreo alle porte di Napoli, è finita sotto inchiesta a gennaio 2016 per infiltrazioni camorristiche. Lei si è difesa chiamando in causa anche i vertici dei 5Stelle e ricostruendo le tappe delle pressioni camorristiche su di lei e l’amministrazione comunale nella deposizione davanti al pm Henry John Woodcock.
Ha detto che sia Roberto Fico che Luigi Di Maio sapevano tutto. Smentita. E cacciata dal Movimento 5Stelle. Si era dimessa da sindaco, poi ci ha ripensato. E ora la giunta di Quarto, non più pentastellata, continua la sua navigazione.
Livorno.
Lo scorso maggio la città  toscana, che doveva essere l’esempio della buona amministrazione a 5 Stelle, vede il sindaco Filippo Nogarin, eletto nel 2014, coinvolto in un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti e colpito da un avviso di garanzia.
A ottobre annuncia sul suo profilo Facebook di essere indagato anche per abuso d’ufficio. Tra imbarazzi nel M5s, ipotesi di dimissioni del sindaco (ma Grillo e i vertici del Movimento gli confermano la loro fiducia), rimpasti in giunta e cacciate nel gruppo di maggioranza che diventa sempre più risicata, Nogarin rimane al suo posto e va avanti con il simbolo del Movimento.
Pomezia.
Fabio Fucci, giovane informatico divenuto nel 2013 primo cittadino di una città  fiaccata da un debito pubblico di oltre 200 milioni di euro, acquisisce notorietà  nazionale quando annuncia che le mense scolastiche avrebbero servito il dolce per merenda solo ai bambini che avessero pagato di più.
Recupera quando Salvatore Buzzi – coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale – lo definisce “incorruttibile” in un’intercettazione telefonica. Fucci avvia anche un’opera di risanamento, specificando di essere riuscito a chiudere il 2015 con 15 milioni di attivo. Ombre però non mancano, dopo 3 anni di governo, anche per la sua giunta. Proprio per quanto riguarda Buzzi, infatti, il sindaco è poi finito nel mirino dei detrattori, che hanno evidenziato come anche durante la sua consiliatura dell’appalto rifiuti abbiano continuato a occuparsi cooperative riconducibili a quelle del “rosso”.
Civitavecchia.  
Più difficile la situazione per il grillino Antonio Cozzolino, dal 9 giugno 2014 sindaco di Civitavecchia, altro Comune laziale sommerso dai debiti.
Il primo cittadino ha dovuto aumentare notevolmente le tasse, fare tagli pesanti e lottare duro contro progetti, come quello dell’inceneritore, in un contesto ambientale già  compromesso. E proprio su tale fronte i suoi detrattori sostengono che, dopo una campagna elettorale contro la centrale a carbone Enel, ha avuto nei confronti del colosso un atteggiamento troppo tiepido.
Per non parlare dello scivolone e conseguenti dimissioni della consigliera Rosanna Lau che, commentando su Facebook l’omicidio di una donna, a Parma, uccisa dal compagno straniero, scrive: “Se l’è cercata”. Cozzolino resiste ma quando l’opposizione ostacola in tutti i modi il fondo con cui voleva valorizzare gli immobili comunali, propone al prefetto una sortita rabbiosa: sospendere d’ufficio i consiglieri di minoranza.
Parma.
Quello di Parma è un caso a parte. Il sindaco della città  emiliana, prima “sospeso”   per quattro mesi per non aver comunicato allo stato maggiore grillino di aver ricevuto un avviso di garanzia in merito all’inchiesta sulle nomine alla Fondazione Teatro Regio, viene in seguito prosciolto dall’accusa di abuso d’ufficio e decide di lasciare il Movimento. Continua a guidare la città  senza il simbolo del M5S.
Roma.
Le grane per Virginia Raggi, eletta sindaca di Roma a giugno 2016, cominciano fin dal suo insediamento. Subito si presenta il nodo della nomina degli assessori: scelte sbagliate, dimissioni, indagini le hanno impedito, in questi primi sei mesi, di ingranare la marcia giusta per governare la Capitale. L’arresto di Marra ha aperto una grave crisi che, per il momento, si è risolta con l’intervento di Grillo e un rimpasto di giunta: l’assessore alla Cultura Luca Bergamo prende il posto di Daniele Frongia nel ruolo di vicesindaco, mentre Pinuccia Montanari sostituisce all’Ambiente Paola Muraro.

(da “La Repubblica“)

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ANAC: IN PROCURA LA NOMINA DEL FRATELLO DI MARRA, ALTRA TEGOLA SULLA RAGGI

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

ANAC: “PER MARRA CONFLITTO DI INTERESSI” E TRASMETTE LA DELIBERA IN PROCURA… IPOTESI ABUSO D’UFFICIO PER LA RAGGI

Per Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio finito in carcere per corruzione, arriva anche la bocciatura dell’Anac per la promozione del fratello Renato alla guida della direzione Turismo.
Secondo l’Autorità  nazionale anticorruzione, “è configurabile il conflitto di interessi”. Ora gli atti finiranno in procura, che a questo punto potrebbe procedere per abuso d’ufficio nei confronti del fedelissimo della sindaca Virginia Raggi.
La decisione dell’Authority coordinata da Raffaele Cantone arriva al termine di una complessa istruttoria.
Partita a seguito di un esposto della Direr, il sindacato dei dirigenti della Regione Lazio, si è conclusa dopo il deposito della relazione firmta dal responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza del Comune.
Nel fascicolo Anac è finita anche la difesa di Marra da parte della prima cittadina.
Un intervento che, stando a quanto si legge nella comunicazione diramata dall’Anticorruzione, non avrebbe sortito gli effetti sperati: il conflitto di interessi, come si legge nella nota, “sussiste sia nel caso in cui il dirigente abbia svolto un mero ruolo formale nella procedura, che nell’eventualità  di una sua partecipazione diretta all’attività  istruttoria, come sembrerebbe emergere dall’ordinanza sindacale n. 95/2016”.
Il lavoro dell’Anac sulla procedura d’interpello allestita da Marra per far ruotare i dirigenti capitolini non finisce comunque qui: sull’iter che ha scatenato la protesta dei diretti interessati dai trasferimenti sono stati richiesti ulteriori elementi al Campidoglio.

(da agenzie)

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IL DELIRIO E LE BUGIE DI DI MAIO: “PROVERANNO A INFILTRARCI ANCORA”

Dicembre 21st, 2016 Riccardo Fucile

CERTO, SE E’ A LUI A VIGILARE, E’ MOLTO PROBABILE… ORA MARRA E’ DIVENTATO “UN INFILTRATO”

Luigi Di Maio continua nella sua battaglia senza quartiere contro la realtà  in una bella intervista firmata da Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano.
In essa uno dei due maggiori esponenti dell’Arte della Fuga — l’altro è Dibba, entrambi hanno raccolto il testimone di Johann Sebastian Bach — racconta che il caso di Raffaele Marra nominato vicecapo di gabinetto e poi responsabile del personale della Giunta Raggi è un esempio di “infiltrazione” che il suo partito deve sopportare perchè è primo. Si parte dall’arresto di Marra:
È stato un colpo per tutti, ovvio. Quindi dovevamo dare nuovo slancio al Comune. Serviva un segnale di discontinuità  ed è arrivato.
E se non fosse arrivato?
Forse non si sarebbe giunti a questa decisione. D’altronde sul piatto c’erano questioni già  poste in passato da Grillo e dal M5S, come i ruoli di Marra e Romeo (Salvatore, ex capo segreteria, ndr).
Ora condannate tutti Marra, ma per mesi siete rimasti zitti. Anzi, lei a luglio lo difese come “competente”.
Non è vero.
Esiste un video (pubblicato sul sito Fanpage.it,ndr) che lo prova.
Non è così. In quella risposta su Marra dico due cose: chi ha partecipato al massacro del Campidoglio si faccia da parte, mentre chi è competente venga a darci una mano.
Perchè associare a Marra questa seconda parte?
La verità  è che già  in quei giorni volevamo che fosse allontanato
E perchè?
Ci basavamo sulle informazioni di dominio pubblico.
Giustificavano la sua rimozione?
Le varie questioni che lo coinvolgevano ci spinsero a chiedere alla sindaca di metterlo da parte. E poi la sua permanenza stava creando divisioni nel M5S.
Ma Raggi non lo tolse.
Spettava alla sindaca decidere. Oneri e onori a lei.
Secondo il gip che ha convalidato il suo arresto, Marra godeva “dell’indubbia fiducia” della sindaca. Perchè si fidava così tanto di lui?
Non lo so. Quello che posso dire è che noi siamo la prima forza politica del Paese. E quindi proveranno a infiltrarci ancora.
L’intervista è interessante per molte ragioni.
In primo luogo Di Maio ammette che volevano le dimissioni di Di Maio in base a “informazioni di dominio pubblico“, ovvero i vari articoli di giornali che in altri momenti il M5S ha insultato e additato come disinformazione.
E questo dà  l’esatta dimensione dell’attendibilità  delle smentite degli esponenti del M5S in generale e di quelle di Di Maio in particolare.
Il vicepresidente della Camera poi ammette candidamente che senza l’arresto, Marra sarebbe ancora al suo posto e il M5S non lo avrebbe rimosso.
Questo quindi ci fornisce l’esatta dimensione di quanto il M5S sia garanzia di legalità  a Roma in Italia. Ovvero, niente.
Poi Di Maio cerca di far passare l’idea che nel video in cui parlava di Marra (su domanda della giornalista) abbia additato lui come quello che ha distrutto la città . Anche questa è una posizione curiosa: la frase completa era «Guardi, io penso soltanto una cosa: chi ha distrutto questa città  non fa parte della nostra squadra. Chi in questi anni ha mostrato buona volontà  ed ha competenza e storia personale all’interno della macchina amministrativa ci venga a dare una mano».
Ma Marra faceva già  parte all’epoca delle dichiarazioni della squadra della Raggi dopo essere stato per anni parte della squadra del M5S all’opposizione del Campidoglio.
Quindi è evidente che Di Maio non si riferiva a lui, oppure Di Maio si era reso conto da anni del fatto che Marra era un distruttore di città  ma non ha fatto niente nè ne ha preso le distanze pubblicamente fino all’arrivo dei magistrati.
E questo sarebbe più grave della semplice negligenza.
Infine è probabile che i cattivi cerchino di infiltrare ancora il M5S: anche perchè visto che i controlli sono così laschi e affidati a persone incapaci di ammettere i propri errori non sarà  un’impresa farlo.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, FICO SARA’ CAPOGRUPPO ALLA CAMERA, GLI ORTODOSSI PRENDONO LA GUIDA DEI GRUPPI PARLAMENTARI

Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile

PREVALE LA LINEA DEI “DURI E PURI”, RIDIMENSIONATO DI MAIO

Il cambio di passo, o per lo meno di umore, all’interno del Movimento 5 Stelle lo segnano i deputati: Roberto Fico sarà  il nuovo vicecapo gruppo alla Camera.
In gergo grillino questo si traduce nel fatto che fra tre mesi sarà  il nuovo capogruppo. Sarà  dunque lui a guidare i deputati nel momento più critico della legislatura, quello che secondo i rumors potrebbe portare al voto.
Fico, diviso ormai da Luigi Di Maio da visioni del Movimento contrapposte, ha già  sfidato il ‘delfino’ di Beppe Grillo nella corsa alla candidatura a premier e da capogruppo potrebbe guidare i deputati riportandoli all’idea originale del Movimento, quella dell’uno vale uno.
Come ha spiegato di recente, in un solo concetto: “Senza personalismi”.
Con Fico capogruppo, dopo che il Direttorio a causa delle beghe interne al Movimento non esiste più, potrebbe essere inaugurato un nuovo corso, dove a farne da padrone potrebbe esserci un testa a testa tra Fico e Di Maio, che nei fatti è già  iniziato con il ‘caso Roma’ che non accenna a placarsi.
Dopo che il sindaco Virginia Raggi ha nominato Luca Bergamo suo vice e Pinuccia Montanari assessore all’Ambiente, quando tutto doveva ripartire sulla strada giusta, una nuova bomba le è scoppiata tra le mani.
L’Organismo di revisione dei conti della Capitale (Oref) ha sonoramente bocciato il Documento unico di programmazione contenuto nel bilancio di previsione del Campidoglio, poichè “non chiaro negli obiettivi di gestione da raggiungere”.
I revisori, valutando il Dup proposto dalla Giunta Raggi, spiegano che “pur mostrando una tendenza verso politiche di contenimento della spesa, tuttavia non evidenzia in modo esaustivo gli obiettivi di gestione, nei quali si declinano politiche, programmi e progetti dell’ente rilevabili nel breve periodo, in termini di efficacia ed efficienza”.
Inoltre “non sono espresse le politiche da adottare circa il recupero delle entrate, più volte oggetto di raccomandazione dei Revisori e che costituisce uno degli aspetti più drammatici e critici di Roma Capitale”.
Insomma il documento redatto dall’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, che Raggi avrebbe voluto come vicesindaco salvo subire lo stop di Grillo, è da rifare e con grande imbarazzo
Marcello De Vito, presidente dell’assemblea capitolina, ha dovuto sospendere la seduta poichè non era possibile andare avanti nel dibattito. Dunque, un nuovo stallo, che si somma a tutte le altre nomine da portare ancora a termine.
Per questa ragione Beppe Grillo e Davide Casaleggio continuano a tenere gli occhi aperti sul Campidoglio. Il garante del M5S e il figlio del cofondatore del Movimento, che ormai riveste un ruolo sempre più di primo piano, in queste ore continuano a lavorare sulle vicende capitoline, dopo l’ultima burrasca che ha portato all’arresto di Raffaele Marra e a un millimetro dalla rottura Virginia Raggi.
Così il sindaco sarà  affiancata da due fedelissimi dei vertici 5 Stelle: i deputati Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, quest’ultimo nominato di recente ‘probiviro’, ovvero chiamato a decidere con i colleghi Paola Carinelli e Nunzia Catalfo dei procedimenti disciplinari interni ai 5 Stelle.
Fraccaro e Bonafede, negli ultimi due giorni hanno fatto la ‘spola’ tra Campidoglio e Montecitorio.
I due fanno parte del gruppo di supporto ai Comuni del M5S, da cui la città  di Roma era esclusa, ma data l’emergenza e considerato che il mini-direttorio, a causa di numerose incomprensioni non esiste più, saranno gli occhi Grillo sulla Capitale

(da “Huffingtonpost“)

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BOCCIATO IL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA: PEGGIO DELLA RAGGI SOLO UNO TSUNAMI

Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile

I REVISORI DEI CONTI HANNO DATO PARERE NEGATIVO ALLA MANOVRA: “NON E’ IN EQUILIBRIO FINANZIARIO”… OPPOSIZIONI SCATENATE GRIDANO: “A CASA, A CASA”

Per la prima volta nella storia del Campidoglio, il bilancio di previsione va in tilt.
A calare la scure sulla manovra 2017-2019 è l’Oref, l’organo di revisione economico-finanziaria del Comune.
La bocciatura è arrivata dopo quattro ore di sospensione dei lavori in aula Giulio Cesare ed è stata annunciata dal presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito dopo un’accesa conferenza con i capigruppo delle opposizioni.
La stroncatura ha immediatamente prodotto i suoi effetti: la seduta odierna del consiglio comunale è stata chiusa in anticipo ed è stata sconvocata quella prevista per domani.
L’organo di revisione, come si legge nel testo del parere, “ritiene non sufficienti gli spazi di finanza pubblica necessari al rispetto dell’equilibrio finanziario in relazione alle necessità  che potrebbero rivelarsi rispetto al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, alle passività  potenziali comunque presenti e a tutte le criticità  evidenziate nel presente parere ed esprime parere non favorevole, sulla proposta di approvazione del bilancio di previsione 2017-2019 e relativi allegati”.
L’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo dovrà , dunque, ricominciare da capo l’iter che lo ha portato a compilare il bilancio.
Un rendiconto che con tutta probabilità  a questo punto non potrà  essere approvato entro il termine del 31 dicembre.
Il rischio concreto è quello di entrare in una gestione provvisoria, con forti limitazioni alle capacità  di spesa.
Un capitolo a parte è dedicato alle società  in house del Comune.
Secondo l’Oref, c’è bisogno di “razionalizzare il perimetro delle partecipate di Roma Capitale, provvedendo alla cessione delle partecipazioni e/o allo scioglimento delle società  non strettamente necessarie al perseguimento dei fini istituzionali dell’ente al fine del conseguimento di risparmi di spese e riduzioni dei rischi derivanti della gestione delle società  stesse”. La raccomandazione è ormai un classico per i revisori dei conti, che già  in precedenza si sono espressi negli stessi termini sul tema delle municipalizzate.
Alla notizia del parere negativo le opposizioni si sono scatenate, sottolineando come sia la prima volta che l’Oref dà  parere negativo al previsionale. Alessandro Onorato, capogruppo della Lista Marchini, ha paventato l’ipotesi del “default” perchè “il fondo passività  è sballato, non copre i debiti fuori bilancio e le passività  potenziali. Le municipalizzate sono fuori controllo, ha fatto bene l’Oref a dirlo chiaramente. Ora bisogna rifare il bilancio”.
“La richiesta che facciamo noi – ha aggiunto Michela Di Biase del Pd – è di mandare subito il parere di nuovo in giunta perchè così non è possibile procedere alla votazione del bilancio. Ci esporremmo a un possibile esposto della Corte dei conti. In sostanza nel dispositivo si dice che non si rispettano gli spazi di finanza pubblica”.

(da “Huffingtonpost”)

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CARLA RAINERI: “QUANDO L’AVV. SAMMARCO RISPOSE SECCATO CHE MARRA NON SI TOCCA”

Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile

“MARRA E ROMEO HANNO PORTATO UN SACCO DI VOTI A M5S, POI SONO PASSATI ALL’INCASSO”

“Marra si comportava come se il sindaco fosse lui e si muoveva in maniera spregiudicata assieme a Romeo. Erano sodali, avvinghiati in modo indissolubile, un sol respiro… il primo che vestiva gessato e sembrava civile, mentre l’altro rozzo e arrogante fino al limite della brutalità “.
Lo dice in un colloquio con Qn Carla Raineri, ex capo di gabinetto capitolina autrice del dossier che ha fatto scaturire l’inchiesta sulle nomine.
Raineri dice di aver avuto la sensazione che Raffaele Marra potesse ricattare Virginia Raggi. “Vediamo adesso che cosa avrà  da dire”, aggiunge, “visto che diceva sempre, come un mantra minaccioso, ‘se parlo io…’. Ecco, adesso ha l’opportunità  di parlare, che lo faccia!”.
“So per certo che è stato Romeo a presentare Marra alla Raggi. Dunque il vero sodalizio comincia con il primo. E so per certo che Marra è comunque entrato nella vita della Raggi, se così si può dire, ben prima di essere eletta sindaco. Insomma, il patto tra i tre, evidentemente, era precedente, fin da quando la Raggi vinse le ‘comunarie’ a 5 stelle contro De Vito”.
Raineri crede che ci possa essere stato un aiuto elettorale “pesante”.
“Marra e Romeo hanno portato una montagna di voti alla Raggi, poi sono passati all’incasso, come avviene in questi casi. Però, forse, la questione non si limita solo a questo. Ho la sensazione che ci sia anche di più”.
“Durante il ricevimento per il matrimonio di un Consigliere di Stato in Campidoglio, un comune amico incrociò l’avvocato Sammarco e gli chiese come mai la Raggi avesse accanto un personaggio discutibile come Marra. L’avvocato Sammarco rispose seccato: ‘Marra non si tocca’. Una risposta che dice molte cose…”.

(da agenzie)

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LA RAGGI AFFONDA IL M5S E I SOCIAL INSORGONO

Dicembre 20th, 2016 Riccardo Fucile

L’ANALISI IMPIETOSA DI UN ESPERTO DI WEB CERTIFICA IL CROLLO DI POPOLARITA’ DELLA SINDACA CINQUESTELLE

È stata una settimana difficile. Inizia cosi l’ultimo post pubblicato su Facebook da Virginia Raggi. Sembra di vedere un film già  trasmesso qualche mese fa, quando a inizio settembre una raffica di dimissioni mandò in tilt la Raggi e il suo staff.
In quei giorni, sotto la pressione dei media e con un web che ribolliva di rabbia contro la neo sindaca, il movimento perse tantissimo in termini di consenso elettorale.
Infatti nella settimana precedente la tempesta scatenata sulla Raggi il M5s era il primo partito italiano, davanti al Pd con 3 decimi di vantaggio.
Dopo il netto calo d’immagine dei grillini un sondaggio Emg evidenziò come il M5s si fermasse al 29,0%, calando di oltre il 2% a tutto vantaggio del Pd.
Oggi lo scenario si ripete, secondo il sondaggio Emg di ieri.
Il caso Marra ha risvegliato nella rete una sentiment fortemente negativa nei confronti della Raggi e del M5s.
L’arresto del braccio destro del sindaco è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: venerdì 16 dicembre “Marra” è stato l’argomento più cercato sul web.
Con più di 200mila ricerche su google il caso Marra è stato fortemente correlato a Virginia Raggi e Beppe Grillo.
Per capire l’entità  della situazione basti dire che nello stesso giorno l’altra notizia più importante, legata al sindaco di Milano Giuseppe Sala, è stata cercata soltanto 50mila volte.
Nella Twitter-sfera la vicenda ha avuto contorni molto ampi, gli hashtag #raggi e #marra sono rimasti nella classifica degli argomenti più discussi in Italia per oltre 20 ore.
In particolare #raggi ha registrato più di 10 milioni di visualizzazioni da parte di più di 7 milioni di utenti unici.
La sentiment è stato decisamente negativa, associato a questo argomento abbiamo trovato hashtag come #raggidimettiti, #raggirati e #marracapitale.
Il tweet più virale sull’argomento (794 retweet) è stato scritto dal giornalista Rai Marco Frittella: “Arresto di #Marra, dimissioni di #Muraro. Sei mesi di niente. Sipario sulla #Raggi. Doveva essere la prova per il governo nazionale #M5s”.
Questo messaggio è stato più coinvolgente di quello di Marco Travaglio che ha provato a difendere la Raggi scrivendo che il sindaco di Roma non poteva conoscere i rapporti passati tra Raffaele Marra e l’immobiliarista Scarpellini.
Contro Virginia Raggi ha inoltre puntato i suoi riflettori una delle fanpage più popolari e interattive della capitale, “Roma Fa Schifo”.
Questa pagina facebook che si definisce “una bacheca nata per mettere insieme l’indignazione nei confronti del malgoverno e del degrado in cui versa Roma” è arrivata in pochi anni a essere citata anche dal New York Times, diventando un vero e proprio organo di informazione in grado di orientare l’opinione pubblica digitale dei romani.
Molti dei post scritti in questi giorni da Roma Fa schifo contro il sindaco di Roma stanno ottenendo livelli di coinvolgimento davvero alti tra gli utenti di Facebook.
La capitale d’Italia, con le relative vicende negative che vedono coinvolte il suo sindaco, si sta trasformando in un laboratorio di demolizione dell’immagine e della web reputation del movimento 5 stelle.

Guido Petrangeli
(da “Huffingtonpost”)

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NOMINE CON VETI INCROCIATI, ALLA FINE LUCA BERGAMO E’ IL NUOVO VICESINDACO

Dicembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

I LOMBARDIANI NO A MAZZILLO, I RAGGIANI NO A DE VITO: LA FAIDA CONTINUA

Un gioco di veti dietro la nomina di Luca Bergamo, nuovo vicesindaco del Comune di Roma.
Virginia Raggi avrebbe voluto la promozione dell’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo, a lei molto vicino in questi mesi, esperto di finanza con un passato nel Pd. Ma come si è detto, adesso, ogni nomina deve avere il sigillo di Beppe Grillo prima di essere operativa.
E il leader pentastellato il suo benestare non lo ha dato. In fondo quello di Mazzillo è un nome che già  nell’ottobre scorso aveva diviso i 5Stelle.
Allora fu lo stesso Grillo a difenderlo dicendo che lui aveva avuto la tessera del Pd “non è un reato”, ora tuttavia il contesto è cambiato e la ferita procurata da Raffaele Marra è ancora dolorosa.
Quindi “non sarà  Mazzillo il vicesindaco”, avrebbe assicurato il leader a chi nelle ultime ore lo pregava di evitare una nomina sgradita a molti nei Palazzi romani. Messaggio recapitato anche alla Raggi che nel pomeriggio ha riunito i suoi per decidere la persona che la affiancherà .
I vertici pentastellati avrebbero voluto l’assessore alle Partecipate Massimo Colomban, ma l’imprenditore veneto ha rifiutato la proposta perchè “ho già  un grande impegno”, ha detto.
Escluso Mazzillo, dunque, sgradito all’ala ortodossa del Movimento, e proseguendo la strada di una scelta interna, si è optato per l’assessore alla Cultura Luca Bergamo. Nome che ha trovato un appoggio abbastanza trasversale.
Piace alla sindaca, ma è indipendente e non riconducibile al “Raggio magico”. Stimato dai consiglieri e dai parlamentari romani, nonostante sia vicino al mondo della sinistra, si sia candidato con L’Ulivo di Walter Veltroni e sia stato suo collaboratore, come anche di Francesco Rutelli, quando i due erano sindaci di Roma.
L’idea del primo cittadino è chiudere la partita delle nomine entro questa settimana, per dare il segnale che la macchina è ripartita.
Tante le caselle vuote da riempire: da quella di Raffaele Marra a capo del Personale a quella di Salvatore Romeo al vertice della segreteria politica.
Dopo le dimissioni di Paola Muraro, in seguito ad un avviso di garanzia, come nuovo assessore all’Ambiente è stata scelta Pinuccia Montanari, un passato nei Verdi, già  responsabile all’Ambiente del Comune di Genova e di Reggio Emilia, in ottimi rapporti con Beppe Grillo fin dagli inizi del Movimento.
Sul fronte nazionale, invece, le ripercussioni del ‘caso Roma’ si fanno ancora sentire. Luigi Di Maio è nel mirino dell’ala ortodossa per aver difeso l’operato della sindaca e aver detto nel luglio scorso, rispondendo a una domanda precisa sul ruolo di Raffaele Marra nominato proprio quel giorno vice capo di gabinetto da Virginia Raggi, che “chi in questi anni ha dimostrato buona volontà  ed ha competenza e storia personale all’interno della macchina amministrativa, ci venga a dare una mano”.
Parole che per i più critici del nuovo corso del Movimento hanno un peso.
Il candidato premier in pectore ha minacciato di querelare i cronisti: “Sia chiaro che non ho mai garantito per Marra dicendo che fosse ‘pulito’, è un’invenzione vera e propria”.
Chi ha sentito Grillo lo descrive indispettito e molto arrabbiato per lo scontro interno che non si placa. Anzi, tutt’altro.
Il senatore Nicola Morra, tra coloro che hanno sempre parlato in modo chiaro quando il Movimento ha preso strade lontane dalle origini, lancia segnali: “È un momento in cui si deve essere il più possibile chiari: ora più di prima abbiamo necessità  che le persone corrette, disposte alla massima trasparenza innanzitutto su di sè, capaci di sacrificio per valori che economicamente non daranno alcun vantaggio, siano a disposizione del MoVimento. Ripeto: non c’è nulla da guadagnarci se non sacrificio e lavoro. Astenersi da perditempo ed opportunisti”.
Sotto traccia restano i timori per l’evoluzione delle indagini ed eventuali novità  sul fronte giudiziario.
Che potrebbero coinvolgere anche la prima cittadina interpellata dai giornalisti, ha risposto che valuterà  il da farsi nel caso in cui dovessero arrivare degli avvisi di garanzia.
E il Movimento prepara un nuovo codice di comportamento in caso di iscrizioni nel registro degli indagati.

(da “Huffingtonpost“)

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LA CONSIGLIERA GRILLINA CHE ATTACCA IL GIORNALE DEI SENZATETTO (E POI FA MARCIA INDIETRO)

Dicembre 19th, 2016 Riccardo Fucile

DORA PALUMBO, CONS. COM. DI BOLOGNA NON TROVA DI MEGLIO CHE PRENDERSELA COI PIU’ DEBOLI… MA GRILLO DOVE LI PESCA CERTI SOGGETTI?

Per chi non conosce Bologna Piazza Grande non è solo una canzone di Lucio Dalla ma anche un giornale di strada, fondato da un gruppo di senzatetto nel 1993 e distribuito in città  dai senza fissa dimora in cambio di una libera offerta.
Il giornale, che oggi è diretto da Leonardo Tancredi è stato attaccato dalla consigliera comunale bolognese del Movimento 5 Stelle Dora Palumbo che ha dichiarato durante una riunione di Commissione che la vendita del giornale favorisce l’accattonaggio.
Il giornale di strada è un mensile e attualmente ha una tiratura di 2.500 copie, alcune vendute in abbonamento e consegnate a casa altre vendute in strada dai diffusori di Piazza Grande.
Si tratta di un progetto di inclusione sociale per le fasce sociali più deboli e emarginate della società  che così trovano modo di avere di che vivere. Il giornale viene venduto ad un prezzo minimo di un euro (che è il costo di produzione e il prezzo al quale il diffusore paga ogni copia) ma l’offerta è libera, il che significa che ognuno può dare al diffusore quello che vuole o ritiene giusto e che sarà  quindi il suo guadagno.
Il meccanismo è semplice e lo ha spiegato ieri a Repubblica Bologna il direttore di Piazza Grande:
Chi chiede di vendere il giornale riceve un certo numero di copie gratis la prima volta, per avviare l’attività , e lo vende ad offerta libera in strada, poi decide se proseguire oppure no. Dalla seconda volta in poi, acquista le copie a un euro l’una e tutto quello che ricava dalla vendita in strada è suo. Per una media di 30-50 persone questa è una vera e propria fonte di reddito: tante famiglie sono riuscite a prendere una casa in affitto con la vendita del giornale, altro che accattonaggio.
Per Dora Palumbo invece le cose stanno diversamente: «La dico come l’ho sempre pensata: favorisce l’accattonaggio, mandare la gente ad elemosinare per la strada è proprio brutta come immagine».
Insomma comprare le copie del giornale e andare a venderle in strada è accattonaggio quando in realtà  per chi lo compra non è nemmeno questione di fare la carità  ma, appunto, di comprare un giornale che dietro ha pure un progetto sociale ben preciso. Anche perchè dal 1993 l’Associazione ONLUS Piazza Grande grazie al lavoro dei volontari ne ha fatta di strada: ci sono gli ortaggi bio coltivati nella fattoria di Crespellano (a una ventina di minuti da Bologna) dove l’Associazione dà  lavoro a richiedenti asilo e a ragazzi che sono seguiti dal dipartimento di salute mentale; c’è il mercatino dell’usato (e volendo quello di vestiti vintage) alimentato da donazioni e dall’attività  di svuota cantine e sgombero locali dei volontari.
Inoltre quando un cliente acquista la verdura di Piazza Grande un 10% del prezzo costituisce una “quota solidale” destinata a chi ne ha bisogno (e per chi è generoso c’è la possibilità  di donare una spesa. Insomma progetti a sostegno di forme di inclusione sociale, di lotta agli sprechi anche all’insegna dell’obiettivo “rifiuti zero” tanto caro ai Cinque Stelle (quando sono loro a proporlo, ovviamente).
Ieri la Palumbo ha tentato di correre ai ripari spiegando il motivo della sua interrogazione su Piazza Grande, ovvero sapere come vengono utilizzati dall’Associazione i soldi erogati dal Comune.
La Palumbo però non si accorge che nelle prime righe del suo post quando scrive: “Quello che mi interessa non è se i venditori della rivista Piazza Grande pratichino o meno l’accattonaggio. Tra l’altro, non sono contro chi chiede l’elemosina, nè penso che debba essere vietata” sembrano essere il contrario della frase contro l’accattonaggio “brutta immagine” che le viene attribuita e soprattutto con il pensiero, da lei espresso e soprattutto sempre pensato, che la distribuzione della rivista favorisca l’accattonaggio.
In merito all’uscita della Palumbo si è espresso l’assessore al Welfare Luca Rizzo Nervo che ha spiegato come la cooperativa Piazza Grande sia una di quelle che fanno parte di un “sistema integrato che vede pubblico e privato collaborare nella gestione dei servizi sociali, che in questa regione esiste da 25 anni” e quindi ritiene le critiche della Cinque Stelle immotivate perchè Piazza Grande non favorisce l’accattonaggio anzi lo contrasta. Per il Teatro polivalente occupato (Tpo) la Palumbo “mostra l’anima più nera del M5S”:
scambia la guerra alla povertà  con la guerra ai poveri ed in questo, a suo modo, mostra l’anima più nera del M5S. Per noi Piazza Grande, a cui va la nostra solidarietà , e’ uno strumento che da anni e quotidianamente viene scritto dalla pancia e per la pancia della città  offrendo, oltre che un aiuto al reddito per chi e’ drammaticamente indigente, prospettive per guardare alla città  utili per pensare la sua trasformazione e combattere lo stigma contro poveri e diversi
Per questo motivo il Tpo ha deciso di acquistare 200 copie del giornale da regalare ai senza dimora che lo distribuiscono.
La senatrice dem Francesca Puglisi commentando l’articolo del Fatto Quotidiano che riferisce la posizione espressa dalla Palumbo definisce “vergognoso” l’episodio e esprime la sua solidarietà  all’associazione e al giornale di strada
Il lavoro di Piazza Grande nel contrasto alle povertà  è semplicemente fondamentale per la nostra città . Ma che dire…in questo tempo malato “cinico è trendy”.
L’aggressione alle cose buone fatte dagli altri, la norma. Distruggere è più facile che costruire e trova maggiore consenso. Avanti Roberto [Morgantini, vice presidente di Piazza Grande Ndr], avanti Piazza Grande, non fermarti mai. Noi, nel nostro piccolo, continueremo ad essere al vostro fianco.
Nel frattempo sul profilo Facebook della Palumbo c’è chi consiglia “una gita a conoscersi” come a dire: se c’è stata un’incomprensione la cosa migliore è il dialogo per capire cosa fa Piazza Grande come giornale di strada e cosa fare in concreto. Anche perchè sarebbe interessante stare a sentire le proposte e i consigli del M5S per risolvere i problemi di cui si occupa Piazza Grande.

(da “Nextquotidiano”)

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