Dicembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
LA TRENTENNE NEOLAUREATA MA MOLTO GRILLINA GIA’ LAVORA AL SENATO COME ASSISTENTE DI UN PARLAMENTARE CINQUESTELLE
Dopo aver distribuito posti di sottogoverno nei municipi a mogli, compagne e portaborse di
consiglieri comunali e parlamentari della Repubblica, la Parentopoli grillina si arricchisce di un nuovo, interessante capitolo.
Stavolta a beneficiarne è Alessandra Manzin, classe 1985, assunta il 9 dicembre negli uffici di diretta collaborazione dell’assessora alla Città in movimento Linda Meleo per le sue “doti e competenze specifiche – recita la delibera di giunta n.106 – nel campo del diritto amministrativo “.
Una laureata poco più che trentenne che, oltre alla sua vantata professionalità , gode però anche di qualcosa in più: un patrimonio di legami e conoscenze che evidentemente nel M5S fanno la differenza.
Manzin, infatti, oltre ad affiancare in Parlamento il senatore Andrea Cioffi – già di per sè un titolo di merito per i grillini – è anche la fidanzata di Dario Adamo, uomo della Casaleggio Associati nonchè assistente di Rocco Casalino in Senato, dove è responsabile dell’area web e social media.
Ovvero il campo nel quale la sindaca di Roma, che ormai comunica ogni scelta amministrativa e politica esclusivamente su Facebook, in pratica eccelle.
Un atout decisivo per entrare nel fantastico mondo di Virginia Raggi in Campidoglio. Nel caso della Manzin, in realtà , per metterci solo mezzo piede, dal momento che – a dispetto delle “rilevanti funzioni politico-amministrative assegnate” – la giovane neo-assunta lavorerà solo part-time per l’assessora Meleo.
Cosa che le consentirà di conservare il suo posto al Senato.
Ma guadagnandoci pur sempre qualcosina: nonostante sia stata reclutata con un contratto ex articolo 90, infatti, Manzin percepirà solo il 33,33 per cento dello stipendio previsto per i funzionari capitolini di fascia D.
Significa all’incirca 8mila euro. Che non è molto, ma può tornare sempre utile: per arricchire il curriculum e integrare la busta paga.
Per conclamati meriti grillini
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
GLI ATTIVISTI CHIEDONO DI ENTRARE NEL FORUM, ARRIVA L’OK MA SUBITO DOPO GLI ADMIN METTONO OFFLINE IL SITO E DENUNCIANO UNA PRESUNTA MANOMISSIONE
Il MoVimento 5 Stelle a Palermo si spacca.
Il caso delle firme false ha mandato in vacca i rapporti interni nel Grillo di Palermo ma adesso la situazione sta sensibilmente peggiorando.
Tutto parte dalla denuncia del professore di educazione fisica Vincenzo Pintagro, testimone del caso delle firme, che il 6 dicembre denuncia su Facebook di non essere abilitato a commentare sul forum del M5S di Palermo: come lui altri attivisti, vicini o testimoni nel caso delle firme false. «Se qualcuno ha qualche dubbio su quali possano essere le regole della democrazia all’interno del M5S potrà contattarmi e sarò ben lieto di dare le opportune delucidazioni . Ma, se cerca ancora di fare ….il furbo, desidero essere chiaro una volta per tutte: è finita la stagione delle furberie ! E’giunto il tempo di allinearsi e seguire le regole, oppure si può sempre scegliere un’altra strada…», dice il prof chiamando in causa anche Luigi Scarpello e Romano Daniele.
Qualche giorno dopo Pintagro torna a scrivere e accusa: dice che il forum si trova «nelle mani del cognato di Riccardo Ricciardi e del fidanzato di Chiara Di Benedetto.
Pertanto, se da un lato dichiarano che “qualunque cittadino” si può avvicinare al M5S, con l’operato dei signori Marco Giulivi e Francesco Lupo». Due giorni fa annuncia che il suo account è stato finalmente validato.
Cosa è successo? È successo che Adriano Varrica, già candidato alle comunarie del M5S oltre che collaboratore parlamentare dei grillini a Bruxelles e involontario protagonista di una polemica per un tentativo di convocare una riunione per parlare delle firme false, si è preso la responsabilità di validare gli account in attesa.
Scrive Repubblica Palermo:
Varrica ieri aveva criticato Francesco Lupo, fratello della deputata Loredana Lupo e cognato di Riccardo Ricciardi (altro indagato), chiedendo un confronto sull’opportunità che i coinvolti nell’inchiesta della procura di Palermo prendessero parte alle attività pubbliche di M5S e auspicando maggiore trasparenza nell’utilizzo delle piattaforme informatiche del movimento. Non solo: Varrica, assieme ad altri attivisti, denuncia un’esclusione dal sito del meet-up “il Grillo di Palermo” di cui è stato fondatore.
Ma la decisione evidentemente non piace agli admin.
Mauro Giulivi e Loredana Ceruso, gli amministratori del forum, affermano di aver scoperto che “qualcuno”, dall’esterno, ha ammesso alla piattaforma senza alcuna autorizzazione una sessantina di militanti che erano da tempo in lista d’attesa.
La reazione di Giulivi è tranchant: il sito viene immediatamente oscurato.
“Voglio avere la certezza che nessun dato sia stato compromesso. Ho deciso quindi di sporgere denuncia contro ignoti anche a tutela dei dati personali di tutti”, scrive in una mail agli utenti. Giulivi, che è il compagno di De Benedetto e «uno dei pochi nutiani rimasti al mondo», fa parte quindi della corrente che è attualmente nei guai e vede quattro dei suoi esponenti (Nuti, Busalacchi, Mannino, Di Vita) sospesi d’autorità dal collegio dei probiviri per le firme false. «…mi sono avvicinato a questo cazzo di Movimento per spalare la merda dai giardinetti pubblici e non per cercare di far eleggere come Sindaco un mio amico..», scrive sempre lui su Facebook.
A questo punto scoppia il caos.
E distintamente vengono fuori le forze in campo: tra i dissidenti è molto popolare l’avvocato Ugo Forello di Addiopizzo il cui collega di studio difende la deputata regionale Claudia La Rocca, l’unica che davanti al pubblico ministero ha risposto alle domande del magistrato chiamando in causa gli altri attivisti e autoaccusandosi nella vicenda.
Forello era stato tra i candidati contro cui si erano scatenati una serie di veleni alla vigilia di Palermo5Stelle, così come il poliziotto e sindacalista Igor Gelarda, che su Facebook torna a chiedere l’intervento di Grillo, parlando anche di pubblicazione di foto “inappropriate” e di “veleni di ogni tipo”:
«Purtroppo ho l’impressione che il movimento palermitano si stia comportando come un qualsiasi partito, diviso tra correnti e odi. A questo punto, per evitare che si perda definitivamente la faccia, secondo me è necessario un intervento forte, io spererei proprio fisico, di Beppe Grillo su Palermo».
Ma Grillo oggi è a Roma per risolvere un’altra grana: quella delle dimissioni di Paola Muraro. In più nei giorni scorsi Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino hanno chiesto di affrontare il caso della loro sospensione dal M5S durante l’assemblea plenaria di deputati e senatori a 5 Stelle di Roma.
È arrivato un no dai capigruppo ma la proposta, avendo raccolto il numero necessario di firme, dovrà essere comunque discussa in questi giorni.
La rissa di Palermo però probabilmente scatenerà ancora la rabbia dei vertici del M5S nei confronti dei “monaci” nutiani. Che rischiano così di fare la fine dei capri espiatori: la vicenda delle firme false a 5 Stelle parte in contemporanea con le Comunarie di Palermo e sicuramente non è estranea alla competizione.
Chi aveva in custodia le firme può aver collaborato con altri con lo scopo di mettere fuorigioco i candidati “sgraditi“.
Per avvantaggiarsene o per procurare vantaggio a chi ritiene un amico. Magari per avere qualcosa in cambio dopo. Anche se evidentemente gli è scappata la mano.
Oggi le Comunarie sono sospese. E se fossero indette è difficile che i candidati del Grillo di Palermo possano farcela, visto che volano stracci giudiziari.
Così come sarebbe difficile per gli onorevoli palermitani ripresentarsi per una riconferma della candidatura alle prossime elezioni politiche, ad oggi.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI IN LOTTA PER LA CANDIDATURA A PREMIER… GRILLO E CASALEGGIO ARRIVANO A ROMA A FARE DA PACIERI
Il primo effetto delle dimissioni di Paola Muraro è la nuova spaccatura che si è creata all’interno del Movimento 5 Stelle, in particolare tra chi chiede che si scelga al più presto un nuovo assessore e chi invece è d’accordo con Virginia Raggi che vuole tenere per sè le deleghe all’Ambiente nell’attesa che il quadro giudiziario dell’assessore venga chiarito.
Mercoledì Beppe Grillo e Davide Casaleggio arriveranno nella Capitale e non è escluso che possano occuparsi di questa nuova grana, spingendo per la nomina di un nuovo assessore.
Così mentre Virginia Raggi comunica che ha assunto l’interim dell’assessorato all’Ambiente e si apprende che il sindaco non esclude un ritorno di Paola Muraro al suo posto, il capogruppo M5S Paolo Ferrara afferma che il nuovo assessore arriverà “in tempi brevissimi”.
Anzi, “da questa notte abbiamo iniziato a pensarci. Spetterà alla sindaca decidere. Se sarà una donna? C’è un tema di quote rosa da rispettare”.
Insomma, punti di vista opposti, che potrebbero sfociare presto in nuove incomprensioni.
Con ogni probabilità mercoledì mattina si farà il punto durante una riunione convocata da tempo tra i parlamentari che si occupano di Ambiente, tra cui Stefano Vignaroli, i consiglieri capitolini della commissione Ambiente, l’assessore al Bilancio Massimo Colomban, lo staff del sindaco e i vertici di Ama e Acea.
L’incontro si terrà in Campidoglio e ci sarebbe dovuta essere anche Paola Muraro.
A questo punto, come spiega Vignaroli, “presumo che si discuterà anche dell’assessore all’Ambiente. Secondo me, bisogna trovarne un altro, è un compito troppo difficile e un sindaco non può fare entrambe le cose. Ma so anche quanto sia complicato trovare un’altra persona capace”.
E poi c’è un problema di quote rosa. Vignaroli non ama essere definito “lo sponsor” di Paola Muraro, nonostante sia stato anche lui a proporre il suo nome.
“Non immaginavo finisse così — dice – ma ha fatto bene a dimettersi. Noi abbiamo questa regola, quando si riceve un avviso di garanzia, bisogna dimettersi. Sono convinto che chiarirà la sua posizione”.
Intanto però gli appuntamenti segnano il tempo e in questo caso anche i ritardi.
Il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, fa presente di essere “un po’ preoccupato perchè comunque eravamo in attesa di un piano della gestione dei rifiuti di Roma, avevamo manifestato all’assessore l’esigenza di questo piano e soprattutto di chiarezza su come rendere sostenibile il sistema per esempio nel periodo natalizio o nei momenti di piena della città ”.
Preoccupato è anche Beppe Grillo che mercoledì arriva a Roma per incontrare i parlamentari e programmare la protesta fino al 24 gennaio, giorno in cui si pronuncerà la Consulta sulla legge elettorale.
Per adesso un appuntamento tra il leader pentastellato e Raggi non è in agenda ma non è escluso che i due si possano incontrare proprio alla luce delle dimissioni dell’assessore, caldeggiate da Grillo già da un po’ di tempo.
Di certo il leader incontrerà i deputati e i senatori M5S, e potrebbe presentarsi anche davanti al Senato per dare vita, assieme ai parlamentari e agli attivisti, ad un flash mob contro il nuovo governo Gentiloni.
Poi farà il punto per dare il via libera al programma di mobilitazione del Movimento che inizierà già questo week-end e si concluderà il 24 gennaio, giorno del giudizio della Consulta sulla legge elettorale.
Il timore però è che il caso Roma, così come le ultime polemiche sulla candidatura a premier, possano interferire con la corsa degli M5S verso Palazzo Chigi.
Il leader, quindi, sarà a Roma anche per mettere pace.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
DI MAIO AVREBBE “OFFERTO COPERTURA POLITICA A LEI E ALLA RAGGI”… LE ACCUSE: “LA MURARO FACEVA SAPERE AI FUNZIONARI DI AMA LE DECISIONI DELLA GIUNTA”
C’è anche il nome di Luigi Di Maio nelle carte che la procura di Roma utilizza per accusare Paola
Muraro.
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera spiega che agli atti dell’inchiesta ci sono i verbali dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e l’ex amministratore delegato della municipalizzata Alessandro Solidoro che ricostruiscono quei giorni e specificano il ruolo di Luigi Di Maio che – anche nei momenti più delicati, come quello della notizia sull’iscrizione del registro degli indagati – avrebbe «offerto copertura politica a lei e a Raggi».
Le dichiarazioni di Minenna e Solidoro provengono da un altro fascicolo aperto in procura: quello, ufficialmente ancora senza indagati, scaturito dalla denuncia depositata da Carla Romana Raineri, l’ex capo di gabinetto che lasciò la Giunta dopo un epico litigio notturno con Virginia Raggi che aveva chiesto un parere all’ANAC sul suo stipendio (faraonico) dopo le “sollecitazioni” di Raffaele Marra.
Agli atti dell’inchiesta ci sono i verbali dell’ex assessore al Bilancio Marcello Minenna e l’ex amministratore delegato della municipalizzata Alessandro Solidoro che ricostruiscono quei giorni e specificano il ruolo di Luigi Di Maio che – anche nei momenti più delicati, come quello della notizia sull’iscrizione del registro degli indagati – avrebbe «offerto copertura politica a lei e a Raggi».
Un atteggiamento analogo anche quando è emerso con chiarezza il rapporto stretto che la stessa Muraro aveva con Franco Panzironi e Giovanni Fiscon, i vertici di Ama che le hanno sempre rinnovato i contratti e ora sono entrambi imputati nel processo di Mafia Capitale.
Minenna e Solidoro hanno consegnato ai magistrati i verbali delle riunioni della scorsa estate in Campidoglio per dimostrare come Muraro, quasi in tempo reale, informasse alcuni funzionari di Ama delle decisioni prese.
In particolare è allegato agli atti il resoconto di quanto deciso il 27 agosto riguardo alla riorganizzazione del personale della municipalizzata.
Scelte condivise da Muraro e Minenna per «nominare il nuovo direttore del personale e invalidare gli spostamenti dei dipendenti – già disposti e in corso di esecuzione – che interferiscano con il presente provvedimento».
Impegni che Muraro ha disatteso appena Minenna si è dimesso. L’accusa specifica però è la falsificazione dei dati sullo smaltimento:
Il linguaggio è tecnico, il risultato appare chiaro.
Scrivono i pubblici ministeri: «Gli impianti di Rocca Cencia e Salario operavano una gestione dei rifiuti in violazione delle prescrizioni delle autorizzazioni riguardanti la gestione degli impianti per quanto concerne le percentuali di trasformazione dei rifiuti in ingresso e gli scarti di lavorazione».
Il sospetto dei pm è che i macchinari abbiano lavorato in regime ridotto per favorire altri impianti privati.
Nella stessa inchiesta è indagato Manlio Cerroni, il ras dei rifiuti della Capitale, con il quale Muraro aveva rapporti professionali e che – questo è il sospetto – potrebbe aver beneficiato della sua permanenza in Ama. Ma tra i capi di accusa per Muraro c’è anche quello riferito all’inquinamento ambientale.
L’inquinamento dei siti Muraro, quando era consulente di Ama ma in realtà svolgeva il ruolo di «Responsabile tecnico e referente degli impianti», avrebbe consentito «lo stoccaggio di rifiuti in aree non autorizzate per l’impianto di Rocca Cencia» mentre per il Salario «non venivano rispettate le aree di stoccaggio rifiuti: i cassoni di rifiuti contenenti metalli ferrosi, gli scarti del processo e le balle di Cdr non erano infatti ubicati conformemente a quanto previsto dagli atti autorizzativi. Veniva anche accertata la sostituzione di un portone a impacchettamento rapido con un telo Pvc tale da non garantire il confinamento delle polveri e delle matrici maleodoranti esternamente all’impianto, non rispettando anche in tale situazione, le autorizzazioni». Si parla di «superamento per il parametro del Manganese, del Carbonio e del Fluoruri».
Intanto si scopre che l’avviso di garanzia è arrivato il 7 dicembre, ovvero cinque giorni prima che la sindaca alfiera della trasparenza quanno ce pare decidesse di renderne edotti i cittadini con il video delle 2 di notte.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
L’ART 75, II COMMA, VIETA IL REFERENDUM ABROGATIVO SULLE LEGGI DI AUTORIZZAZIONE ALLA RATIFICA DI TRATTATI INTERNAZIONALI…E NON SI PUO’ INDIRE NEANCHE UN REFERENDUM PROPOSITIVO, GRAZIE ALLA VITTORA DEL NO AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE
l’articolo 75, secondo comma, della Costituzione vieta espressamente il referendum abrogativo sulle leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali”.
Dall’euro l’Italia non può uscire se non cambiando la Costituzione o attivando la procedura di recesso dall’Unione Europea.
Questa è la realtà dei fatti e delle leggi in vigore che evidentemente non conosce chi chiede — come fanno a giorni alterni alcuni rappresentanti politici del Movimento 5 Stelle — che il popolo sovrano si esprima sul rimanere o meno, da parte dell’Italia, nell’area euro.
L’ultimo è stato Alessandro Di Battista che in un’intervista a Die Welt ha detto: “Gli italiani devono poter decidere sulla moneta. L’euro ha avuto questi effetti: la perdita del potere di acquisto, della competitività industriale, la disoccupazione, la disintegrazione sociale. Se l’Europa non vuole implodere, deve accettare che così non si può andare avanti”.
Peccato che, secondo le regole costituzionali in vigore, tra l’altro difese a spada tratta proprio da Di Battista e dai suoi nel recente voto del 4 dicembre, un referendum sull’euro non possa essere ammesso.
“L’euro è stato istituito nel solco del Trattato di Maastricht — spiega Stefania Bariatti, professore di Diritto Internazionale all’Università Statale di Milano — e l’articolo 75, secondo comma, della Costituzione vieta espressamente il referendum abrogativo sulle leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali”.
Dunque un referendum sull’euro, che le cancellerie dei Paesi europei temono più di ogni altra cosa, non si può fare.
Per liberarsi della moneta unica l’unica strada sarebbe quella di modificare la Costituzione proprio all’articolo 75, ma sarebbe un passaggio molto delicato e pieno di insidie, come le proposte del governo Renzi hanno dimostrato.
“Con un’altra legge costituzionale si potrebbe chiedere il referendum sull’euro, ma il principio costituzionale dovrebbe essere modificato per tutte le leggi di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali, non solo per quella oggi considerata dal Movimento 5 Stelle”.
Quindi, se proprio si volesse seguire il ragionamento di Di Battista e dei pentastellati, in primo luogo occorrerebbe cambiare l’art. 75 della Costituzione e poi avviare una consultazione sul mantenimento o meno dell’euro come valuta di riferimento.
La seconda strada per uscire dall’euro che l’Italia potrebbe battere sarebbe quella di uscire del tutto dall’Unione Europea, così come stanno facendo i britannici in seguito al referendum del maggio scorso.
“Ma bisogna attivare l’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea”, precisa Bariatti.
E l’articolo 50 prevede infatti un “meccanismo di recesso volontario di un paese dalla Ue”.
Il Paese che decide di recedere deve notificare tale intenzione al Consiglio europeo il quale presenta i suoi orientamenti per la conclusione di un accordo volto a definire le modalità di recesso di tale Paese.
“Tale accordo è concluso a nome della Ue dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo”.
Ma la strada seguita dalla Gran Bretagna, di indire in prima battuta un referendum sull’adesione o meno alla Ue e poi, in un secondo momento, eventualmente attivare l’art. 50, per l’Italia non è percorribile.
Il perchè lo spiega ancora la professoressa Bariatti: “Noi non abbiamo questo tipo di referendum, non è nella nostra Costituzione. La possibilità di proporre un referendum propositivo, che era nella proposta di riforma, è stata bocciata il 4 dicembre. Quindi per uscire dalla Ue i proponenti dovrebbero ottenere un voto politico in Parlamento di segno contrario alla permanenza nell’Unione, che travolgerebbe anche la partecipazione alla Ue”.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
E’ IL CAMPIONE DEI POLITICI CHE A DOMANDA PRECISA NON RISPONDONO: IL SUO MOTTO E’ STARE FERMI AL CENTRO PER NON SCONTENTARE NESSUNO E PRENDERE I VOTI DI TUTTI…PER FARE COSA NON SI SA
Il MoVimento 5 Stelle è un partito politico che ha l’ambizione di fare qualcosa che nella storia
della Repubblica non succede da parecchio tempo, anzi che sostanzialmente non è mai successo se non per periodi di tempo molto brevi: governare il Paese senza allearsi con nessuno.
L’unico modo per farlo ovviamente è ottenere una maggioranza schiacciante alle prossime elezioni politiche, e quindi è necessario convincere il maggior numero di italiani a votare il partito di Beppe Grillo.
Alessandro Di Battista, l’ultimo vero democristiano
Per farlo da qualche tempo alcuni leader politici del MoVimento, come Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, sono impegnati in un tour nelle piazze ma anche in un giro di interviste televisive.
Una cosa che fino a qualche anno fa chi conosceva i Cinque Stelle avrebbe ritenuto impossibile. Ma in questi tre anni in Parlamento i portavoce pentastellati evidentemente hanno cambiato idea, consapevoli del fatto che in Italia l’odiata televisione ha ancora un ruolo importante nel decidere chi vince le elezioni.
Ieri Alessandro Di Battista era ospite di Faccia a Faccia di Giovanni Minoli, una mezz’ora scarsa di domande a bruciapelo dalle quali sarebbe dovuta emergere la visione politica di Di Battista o almeno qualche idea che i Cinque Stelle hanno in mente di realizzare una volta al Governo.
Perchè è facile quando si è all’opposizione dire cambiamo tutto, ma l’esempio di Roma (e quello di Torino e prima ancora Parma) ci dimostrano quanto sia difficile imprimere una vera svolta rispetto al passato nell’amministrazione della cosa pubblica.
Ieri sarebbe stata una buona occasione per Di Battista per farci sapere quali idee ha per il futuro del nostro Paese, ma purtroppo il nuovo Programma a Cinque Stelle deve essere ancora scritto e quindi abbiamo assistito ad una mezz’ora di nulla.
Utilizzando lo stesso tono di voce di Virginia Raggi l’onorevole Di Battista è riuscito a svicolare sostanzialmente tutte le domande fattegli dal conduttore de La 7.
Si è iniziato parlando subito di informazione: i cittadini non si fidano dei giornali e della televisione e Di Battista in quanto cittadino non si fida dei giornali e della televisione.
O meglio, di qualcuno si fida ma il problema oggi sono gli editori impuri ovvero tutti quegli editori che hanno altri interessi al di fuori dell’editoria.
Su tutti De Benedetti (La Repubblica) e Caltagirone (Il Messaggero) ma Di Battista “dimentica” l’impero editoriale della famiglia Berlusconi (non a caso per Di Battista Berlusconi “è il meno peggio”).
Con quale legge elettorale si voterà ?
Ai Cinque Stelle oggi va benissimo l’Italicum, anzi ne vorrebbero due: uno per la Camera e uno per il Senato. Però fino a qualche mese fa i Cinque Stelle ci spiegavano che l’Italicum era una legge elettorale liberticida che ci avrebbe portati alla dittatura. Ora che la Costituzione è salva Di Battista ci spiega che loro non sono per l’Italicum ma per quella legge che uscirà dalla sentenza della Corte Costituzionale, che sarà sempre l’Italicum anche se emendato da qualche sua parte (probabilmente il ballottaggio e il premio di maggioranza).
Perchè Virginia Raggi a Roma sta avendo così tante difficoltà ?
A sei mesi dalla sua elezione Virginia Raggi non è riuscita a fare molto, certo la situazione è complicata ma il minimo sindacale sarebbe stato almeno costruire una giunta, eppure in questi mesi la Raggi ha molto faticato a creare la sua squadra di Governo, che continua a perdere pezzi.
L’ultimo dato in uscita è l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini che se ne potrebbe andare per via del pasticcio sul nuovo stadio della Roma.
Eppure tra i grandi successi della Raggi Di Battista riesce ad annoverare l’aver detto no alle Olimpiadi dei palazzinari.
Un no che sostanzialmente non è costato nulla e che più che un successo è una resa della Raggi che ha ammesso di non essere in grado di controllare il “sistema del malaffare” che ruota attorno ai grandi eventi.
Più difficile di quello c’è solo “essere assessore per i Cinque Stelle”, almeno stando a quanto ha detto Di Battista.
Se il MoVimento dovesse vincere le elezioni ci sarà un leader o un portavoce?
Posto che il Capo Politico del Cinque Stelle è Beppe Grillo la domanda è abbastanza semplice e riguarda il ruolo che avrà il futuro eventuale Presidente del Consiglio eletto tra le fila del MoVimento: ma a Di Battista interessa “il cosa e non il chi” e su questo punto ritiene di non doversi esprimere perchè sarà il programma a stabilire cosa dovrà fare il nuovo capo del governo.
Il candidato premier verrà scelto in Rete, sulla piattaforma di Casaleggio dove secondo Di Battista ogni decisione che viene presa è certificata da società esterne. Una cosa che è vera solo a partire dalla votazione sullo statuto e sul regolamento (quindi l’esempio della scelta di Rodotà è fuorviante). Così come è fuorviante dire che il referendum sull’acqua è stato disatteso.
In Europa con o senza Euro?
Come abbiamo scritto qualche giorno fa non è ben chiaro cosa ne pensano i Cinque Stelle dell’Euro.
O meglio, sappiamo che lo considerano un disastro ma mentre Di Maio ha proposto un “euro 2” che forse è un euro a due velocità e forse un euro 2.0 Di Battista è ancora più criptico.
Ci sarà un referendum, se i cittadini decideranno di uscire dall’Euro il Paese uscirà dall’Euro. Facile? Non proprio, perchè Di Battista innanzitutto non dice se il MoVimento farà campagna elettorale per l’uscita dall’Euro o meno (lo decideranno i cittadini) e non dice nemmeno come vorrà gestire la fase di transizione. F
ase che inizierà molto prima del voto non appena verrà indetto il referendum e i mercati inizieranno ad andare in picchiata. Alla domanda secca “lei dice sì all’Europa dei Popoli e no all’Euro” Di Battista non risponde. E non è vero che il MoVimento ha raccolto le firme per il referendum. Incredibile.
Come risolvere il problema dell’immigrazione?
“In questa fase storica si devono rimpatriare le persone che non hanno diritto all’asilo”. Una frase che di per sè non significa nulla perchè c’è già una legge che lo prevede. La risposta di Dibba è quella di “evitare le guerre e i conflitti” che causano i flussi migratori e sostenere la cooperazione internazionale. Sicuramente qualcosa di importante da fare in futuro ma che non risolve il problema di coloro che sono oggi in Italia.
Le piace Putin?
Da mesi il MoVimento 5 Stelle è impegnato (proprio come la Lega Nord) in una manovra di avvicinamento (anche a costo di andare contro la Nato) con la Russia di Putin che è visto come un potenziale e affidabile alleato.
Non sappiamo però se a Di Battista Putin piace come Almirante e Berlinguer, perchè non ce lo dice, ma sappiamo solo che se il MoVimento andasse al governo domani allora farebbe togliere le sanzioni economiche contro la Russia. Sanzioni che però sono state decise a livello europeo.
Lei ha detto è più importante essere onesto che antifascista, cosa significa?
Alessandro Di Battista è un politico italiano che negli ultimi sei mesi si è speso in centinaia di comizi in giro per l’Italia per difendere la Costituzione, Costituzione che è nata dopo la sconfitta del Fascismo e che è impregnata degli ideali dell’antifascismo. Alessandro Di Battista è anche un politico che ieri ha detto che nel 2016 non si può ancora stare a parlare di antifascismo, perchè è come parlare di guelfi e ghibellini.
Ma in fondo Di Battista paga il fatto non tanto di essere figlio di un padre dichiaratamente fascista quanto quello di far parte di un MoVimento che non vuole essere nè di destra nè di sinistra ma che vuole prendere i voti da destra, da sinistra e dal centro.
Ed è proprio per questo che ogni risposta di Di Battista può andare bene a chiunque: parla di espulsioni ma anche di cooperazione internazionale, di Europa dei Popoli ma anche di sovranità monetaria, di democrazia diretta ma anche di programmi elettorali che hanno maggior valore delle decisioni prese in Rete.
Chi voleva ascoltare il Di Battista “movimentista e frikkettone” ieri è stato accontentato, chi si aspettava un Di Battista sovranista amico di Putin che omaggia Almirante pure.
Chi invece voleva sapere in che modo i Cinque Stelle vogliono governare l’Italia è rimasto deluso.
E in fondo dopo tre anni in Parlamento qualche idea se la saranno pur fatta no?
A quanto pare l’unico modo per saperlo, come per le migliori serie televisive, è quella di aspettare la prossima stagione.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
RAFFAELLA SENSOLI, BECCATA A OFFRIRE PASSAGGI A PAGAMENTO TRA RIMINI E BOLOGNA, INCASSA GIA’ 1950 EURO AL MESE DI RIMBORSI VIAGGIO DALLA REGIONE… ORA DICE CHE ERA UN ESPERIMENTO
Lei si chiama Raffaella Sensoli e offre passaggi su Blablacar da Rimini a Bologna a 6 euro. 
Ottimo prezzo, se non fosse che la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle per quei viaggi percepisce già un rimborso di 1950 euro al mese (la somma è calcolata in base alla distanza da Bologna), che vengono erogati ogni volta in caso di almeno 12 presenze mensili.
Nel sito di Blablacar la Sensoli può vantare già una recensione positiva: è quella di una utente che aveva dimenticato lo zaino nella sua auto: la consigliera l’ha subito riportato alla viaggiatrice.
Racconta Il Resto del Carlino che la grillina si è iscritta a Blablacar un mese fa, ha già pubblicato vari annunci e ne ha lanciato uno anche per domani mattina, offrendo di condividere il suo viaggio di andata a Bologna (per i suoi impegni istituzionali) con altri, al prezzo di 6 euro.
Anche se quei viaggi a Bologna per partecipare a consigli e commissioni sono già pagati dalla Regione, che alla Sensoli (come agli altri consiglieri regionali che usano l’auto) passa ogni mese un cospicuo rimborso forfettario.
E con i rimborsi come la mettiamo?
«Ammetto di essermi iscritta a Blablacar da novembre e di aver pubblicato già alcuni annunci —dice ora la Sensoli — e in queste settimane ho già accompagnato una persona. Ma è stato, per così dire, un esperimento: volevo capire meglio come funziona questo sito, visto che come Movimento 5 stelle crediamo fermamente nella mobilità sostenibile.”
Ma come la mettiamo con i rimborsi della Regione? «E’ stato uno dei miei primi pensieri — assicura la consigliera — e ne parlerò presto con i funzionari della Regione”.
Chissà come mai non ne avrà parlato prima di essere beccata…
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
E LA RUOCCO LANCIA DI BATTISTA
“Tra me e Luigi Di Maio non ci sono visioni politiche diverse”. Così, in un’intervista al Corriere della Sera, il deputato M5S Roberto Fico smentisce la dichiarazione rilasciata da Di Maio a In Mezz’Ora, su RaiTre, secondo cui tra il vicepresidente della Camera e il presidente della Commissione di Vigilanza Rai avrebbero “visioni differenti”
“Credo sia stata una risposta affrettata, non ci sono visioni politiche diverse tra noi”, ha detto Fico.
“Siamo tutti d’accordo sul non strutturarci, sul fatto che non siamo un partito, sull’assenza di leadership e sulla struttura orizzontale”.
Secondo Fico, infatti, “Grillo è capo politico e garante, ma non è un leader in senso classico […]. La persona sola al comando non va bene”.
Fico ha poi confermato la sua disponibilità a candidarsi alle primarie, pur specificando: “la mia risposta rimane generica, non penso che sia una questione interessante. Do il mio un percento al Movimento: farò tutto ciò che è utile”.
Tra le fila dei Cinque Stelle c’è chi spera in una discesa in campo per la premiership anche di Alessandro Di Battista.
Lo ha auspicato apertamente Carla Ruocco, deputata M5S, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: oltre a Di Maio e Fico, “spero si candidino anche altri, magari Alessandro Di Battista che ha dato tanto”.
Quanto a lei, “non ci sto proprio pensando, ma mi auguro che una donna lo faccia”.
(da agenzie)
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Dicembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL MARITO DELLA DEPUTATA LONGO SI ERA RIFIUTATO DI RISPONDERE AI PM E DI SOTTOPORSI ALLA PERIZIA CALLIGRAFICA… LA SUA APPARIZIONE DIVIDE I MILITANTI: CHI PARLA DI PROVOCAZIONE E CHI FA IL GARANTISTA… E I TRE DEPUTATI SOSPESI CONTINUANO A FAR PARTE DEL GRUPPO CINQUESTELLE SENZA CHE NESSUNO DICA NULLA
Appena compaiono gli attivisti indagati la folla si spacca in due: c’è chi va via, ma anche chi
rimane ostentando inedito garantismo.
E quello che doveva essere un innocuo banchetto informativo del Movimento 5 Stelle si trasforma in una spaccatura pubblica.
A Palermo la tensione è alta tra i grillini travolti dall’inchiesta sulle firme false e ormai divisi in due fazioni contrapposte: quelli che rimangono fedeli ai deputati e attivisti indagati e i cosiddetti dissidenti, che invece marcano le distanze da questi ultimi.
Il casus belli va in onda in quello che sembra un tranquillo sabato pomeriggio. In piazza Mario Francese i pentastellati hanno organizzato un banchetto informativo dedicato ai residenti della sesta circoscrizione cittadina sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle.
A un certo punto però tra i presenti compare anche Riccardo Ricciardi, marito della deputata Loredana Lupo: è uno dei 13 indagati nell’inchiesta sulle firme false, che davanti ai pm Dino Petralia e Claudia Ferrari si è avvalso della facoltà di non rispondere, rifiutandosi anche di rilasciare agli inquirenti un campione della sua calligrafia.
Ricciardi è l’attivista che nel 2012 ha consegnato le firme per sostenere la lista del M5s alle amministrative, ma secondo la procura di Palermo molte di quelle sigle furono ricopiate, dato che in primo momento erano state raccolte in alcuni moduli che contenevano un errore nel luogo di nascita di un candidato al consiglio comunale.
Nonostante sia indagato, però, il marito della deputata Lupo non è stato sospeso dai probiviri del Movimento, che invece hanno preso provvedimenti nei confronti dei parlamentari Riccardo Nuti, Claudia Mannino, Giulia Di Vita e dell’attivista Samantha Busalacchi.
E infatti quando quest’ultima si materializza al banchetto di piazza Francese, una decina di attivisti decide di allontanarsi polemicamente.
“Quella di oggi è stata una vera e propria provocazione — racconta uno dei grillini della prima ora — già ieri sul nostro forum avevamo discusso sull’opportunità che gli indagati continuassero a frequentare i banchetti con il simbolo del Movimento e la nota dei probiviri è chiarissima in questo senso”.
E in effetti Paola Carinelli, Nunzia Catalfo e Riccardo Fraccaro avevano utilizzato parole nettissime per motivare la sospensione cautelare di Nuti, Di Vita, Mannino e Busalacchi dal M5s.
“Sono stati segnalati come comportamenti non conformi ai principi del MoVimento — scrivevano — l’avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte ai pm e il rifiuto di procurare un saggio grafico”.
È per questo motivo che adesso molti attivisti rumoreggiano. “Sembra quasi che abbiano voluto mettere in scena una prova di forza”, dice un altro dei dissidenti, mentre tra i grillini c’è anche chi sostiene gli indagati, in nome della presunzione d’innocenza.
“Bisogna aspettare la sentenza definitiva. Fino a prova contraria siamo tutti innocenti”, dice per esempio un’altra attivista presente a Repubblica Tv. “Sono cittadini come tutti gli altri perchè non dovrebbero essere qua? È un problema personale, a loro discrezione: chiunque può venire”.
E mentre a Palermo il meet up si spacca sugli attivisti indagati, a Roma il M5s dovrà discutere presto della posizione di Nuti, Di Vita e Mannino.
I tre deputati, infatti, non hanno ancora lasciato il gruppo parlamentare pentastellato alla Camera, nonostante i probiviri ne avessero decretato la “sospensione cautelare dal Movimento 5 Stelle” già dieci giorni fa.
La crisi di governo e le consultazioni al Quirinale hanno ovviamente rinviato la discussione di qualche giorno, ma l’impressione è che i tre intendano tenere duro: si professano innocenti e dunque non vogliono lasciare il gruppo dei 5 Stelle.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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