Dicembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
“NON PARTECIPEREMO AL VOTO DI FIDUCIA IN AULA”
I 5 Stelle sono spiazzati, spaesati perchè si sentono addosso l’odore del governo, ma vedono
allontanarsi il voto.
Scelgono la piazza, pensano a una protesta davanti alla Corte Costituzionale e minacciano dimissioni di massa se alle urne non si arriverà entro l’estate.
Eppure, usciti dopo 40 minuti di colloquio con Sergio Mattarella, i 5 Stelle sembravano molto soddisfatti.
Illusione o incomprensione? La cronaca della giornata pentastellata spiega meglio l’altalena emotiva vissuta nel M5S.
«Mattarella ci ha rassicurati. Siamo molto contenti. Ha un atteggiamento completamente diverso da Giorgio Napolitano».
All’uscita dal Quirinale i capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Luigi Gaetti non vogliono aggiungere nulla al comunicato letto e poi pubblicato sul blog, in cui confermano l’opposizione totale del M5S a qualsiasi governo che non sia quello dimissionario per gestire la fase di transizione, permettere di riscrivere la legge elettorale e andare al voto.
Insomma, la linea decisa dai vertici e condivisa con i gruppi parlamentari: «Qualunque nuovo governo ancora una volta calato dall’alto – spiegano Grillo e Gaetti – non avrebbe la legittimazione popolare».
«Abbiamo ribadito al presidente Mattarella la nostra assoluta contrarietà al conferimento di un nuovo incarico di governo. E – continuano – gli abbiamo chiesto di garantire il percorso istituzionale più rapido per andare al voto, con la legge elettorale certificata dalla Consulta».
Dopo la consultazione al Quirinale, i grillini, scortati dai responsabili della comunicazione Rocco Casalino e Ilaria Loquenzi, anche loro presenti al colloquio, gironzolano per mezz’ora in cerca di uno sfondo dove registrare il video per il blog. Bocche cucite, come da ordini ricevuti.
Coincidenza vuole che Giulia Grillo sia medico legale e Luigi Gaetti anatomopatologo.
È sua la migliore battuta, per giustificare il silenzio insistito: «Sono abituato a parlare con i morti».
Neanche il tempo di gioire, però, che i 5 Stelle vengono freddati dalla notizia di Mattarella che tira dritto sull’ipotesi di un governo in continuità .
Il M5S organizza un’assemblea con i senatori e i deputati rimasti a Roma. C’è da reagire a una bocciatura di fatto da parte del presidente Mattarella alla proposta grillina di andare al voto subito con la legge ratificata dalla Consulta e allargata al Senato, senza un nuovo esecutivo.
La piazza, invocata già nell’assemblea di venerdì e rimasta congelata in attesa di capire le intenzioni di Mattarella, diventa la strada obbligata: dopo l’insediamento del nuovo esecutivo scatteranno le barricate in strada.
Il consenso è unanime, e lo è anche per la decisione di disertare il voto di fiducia in Aula: «Qualunque governo per noi non è legittimo».
Intanto, si stanno valutando due ulteriori forme ulteriori di protesta, da declinare ancora nei dettagli, e suggerite venerdì sera tra gli altri da Roberto Fico e Carlo Sibilia, entrambi ex membri del direttorio, e animatori dell’ala più movimentista del gruppo: una manifestazione davanti alla Corte Costituzionale (e quindi accanto al Quirinale che è di lato) se si dovessero allungare ancora i tempi della sentenza sull’Italicum.
E una lettera di dimissioni dei deputati e dei senatori da inviare ai presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Piero Grasso se il governo si protrarrà oltre giugno: «Dobbiamo dimostrare che siamo diversi, e che non ce ne frega nulla della pensione come vuole far credere Renzi» spiega Alessandro Di Battista.
A settembre infatti scatteranno i termini di legge con i quali i parlamentari di prima nomina maturano la pensione di cui poi godranno a 65 anni compiuti.
Essendo tutti di prima nomina, sui 5 Stelle negli ultimi giorni si sono ricamate polemiche e sospetti: «Basta con questa storia che nel M5S siamo tutti fancazzisti – si sfoga Gaetti -. Io sono un medico, il mio stipendio è di 120 mila euro, se torno a lavorare prendo più che da senatore».
Ilario Lombardo
(da “La Stampa“)
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Dicembre 10th, 2016 Riccardo Fucile
L’IDEOLOGO CINQUESTELLE CHE HA ROTTO CON GRILLO E SI E’ AVVICINATO ALLA LEGA: “CON IL PROPORZIONALE IL M5S AVRA’ BISOGNO DI ALLEATI, CON LA LEGA HA MOLTI PUNTI IN COMUNE”
«Larghe intese Lega-Cinquestelle? Non è fantascienza. Ma si vedrà solo dopo le elezioni, perchè
l’unica cosa che interessa al Movimento è misurare le forze».
In qualche senso, Paolo Becchi ha anticipato la tendenza: il professore genovese di filosofia del diritto, un tempo considerato “ideologo” del Movimento cinque stelle, negli ultimi mesi ha rotto con Beppe Grillo e si è avvicinato a Lega e Fratelli d’Italia (ha partecipato alla manifestazione di Salvini a Firenze per il “no” al referendum).
Professore, Salvini e Grillo potrebbero mai essere alleati?
«I punti di contatto sarebbero molteplici: l’opposizione all’euro e all’Unione, la sintonia con la Russia, il rifiuto dell’immigrazione, la retorica anti-sistema. Oggi sembra fantasia, perchè il Movimento è un partito in cui la linea cambia a seconda dell’opportunismo del giorno. L’unica cosa che interessa a Grillo oggi è misurare le forze, votare e andare da soli. Ma dopo, ad esempio se si votasse con il proporzionale e Di Maio fosse incaricato di trovare una maggioranza per poter governare, comincerebbe proprio dalla Lega. Quanto a Salvini, lui ha già provato a dialogare, ma si è beccato in risposta solo dei vaffanculo».
Forse è proprio per evitare alleanze che il M5S vuole votare con l’Italicum?
«Ci dimentichiamo che per Grillo sino a ieri era una legge fascista? È puro opportunismo. Come il referendum sull’Euro: hanno raccolto le firme, ora lo portano avanti o no? L’unica cosa inaccettabile, dopo il grande segnale del referendum, sarebbe un altro governo Pd formato da gente eletta con una legge incostituzionale. Per questo sulla legge elettorale io farei l’opposto: si porti il Consultellum anche alla Camera ».
Così sarebbero quasi certe le «grandi coalizioni» dopo le elezioni.
«E allora? Quando l’Italia funzionava c’erano sempre le grandi coalizioni intorno alla Dc. Erano meglio i governi balneari di quelli dei tecnici. L’idea del “partito unico” al comando è una cosa degli ultimi anni».
(da “la Repubblica”)
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Dicembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
DI BATTISTA SUL DRAMMA IMMIGRAZIONE SCOPRE L’ACQUA CALDA E AZIONA LO SCIAQUONE DEI LUOGHI COMUNI… COME UN SEDICENTE RIVOLUZIONARIO TERZOMONDISTA IN GITA PREMIO FINISCE PER RACCATTARE I VOTI DEI BECERI
Il MoVimento 5 Stelle si prepara alle elezioni e lo fa iniziando con un’intervista dove Alessandro
Di Battista spiega le proposte dei Cinque Stelle per l’Italia.
Di Battista ha così potuto parlare del “nostro sistema di microcredito” per aiutare le imprese (che in realtà non è dei Cinque Stelle ma del Ministero dello Sviluppo Economico), del referendum per l’uscita dall’euro (che però secondo la Costituzione non si può fare) e della lotta all’evasione fiscale, ma solo nei confronti dei grandi evasori (sottintendendo che gli altri sono moralmente autorizzati ad evadere le tasse). Di Battista ha anche spiegato la posizione del MoVimento sulla lotta all’immigrazione irregolare.
Che sulla questione dei migranti il MoVimento abbia spesso strizzato l’occhio ai becerp-elettori rincorrendo le posizioni di Salvini è cosa abbastanza nota.
Qualche tempo fa Grillo scriveva che l’Europa (e il nostro Paese) non può certo accogliere “un miliardo di africani”, paventando un’invasione di massa come se davvero tutti gli abitanti dell’Africa abbiano intenzione di trasferirsi davvero nel Vecchio Continente.
Più di recente la sindaca di Roma Virginia Raggi interpellata dalle Iene sulla questione dell’accoglienza dei migranti transitanti nella Capitale ribadiva il concetto dell’accoglienza zero spiegando che spetta ad altri trovare una soluzione.
Non stupisce quindi che Di Battista a proposito della questione immigrazione abbia risposto in una maniera vaga ma sufficiente a consentire a chi ha già in odio gli immigrati di capire quali siano le intenzioni del MoVimento.
In pratica il sagrista democristiano ha scoperto l’acqua calda:
“Chi è privo di diritto d’asilo in questo momento storico deve essere espulso”.
Nessuno deve averlo informato che è proprio quello che prevede la legge in materia di immigrazione irregolare attualmente vigente in Italia ovvero la cosiddetta legge Bossi-Fini approvata nel 2002 che è andata a modificare pesantemente il Testo Unico sull’Immigrazione del 1998 (precedentemente nota come legge Turco-Napolitano).
È proprio la legge a prevedere che chi è privo del diritto d’asilo (o di un permesso di soggiorno) debba essere accompagnato alla frontiera ed espulso.
Non è quindi il particolare momento storico a richiedere che chi è privo del diritto d’asilo o non gode dello status di rifugiato politico debba essere espulso.
. Di Battista però non dice che tra l’arrivo dei migranti (che siano migranti economici o rifugiati) e la procedura di espulsione c’è in mezzo un processo di verifica dello status di richiedente asilo.
In parole povere chi arriva sul nostro territorio (o in uno qualsiasi dei paesi dell’Unione Europea) e fa richiesta di asilo politico non lo ottiene automaticamente. La legge prevede infatti che siano delle apposite Commissioni territoriali a stabilire se una persona ha diritto o meno all’asilo politico (e tutto quanto ne consegue in termini di diritti e protezione) o meno.
Va da sè che questo procedimento di verifica non sia immediato anzi richieda del tempo, perchè la Commissione competente deve esaminare le carte e svolgere le indagini.
Durante questo tempo il migrante ha diritto a rimanere nel nostro paese e viene ospitato all’interno delle strutture idonee dalle quali in teoria non è concesso allontanarsi (perchè altrimenti il migrante perderebbe il diritto d’asilo) fino alla fine della procedura di verifica della domanda.
Non tutti i migranti risultano “idonei” ad ottenere lo status di rifugiati e la legge attuale prevede che chi non ha diritto ad ottenerla venga espulso (l’espulsione per altro era già prevista dalla Turco Napolitano quindi non è proprio una novità ).
Il problema inizia proprio dopo questo passaggio che in teoria dovrebbe durare poco più di un mese: qualora la richiesta di protezione internazionale non venga accolta (perchè il cittadino extracomunitario non risulta idoneo) il migrante può presentare ricorso contro la decisione della Commissione.
La presentazione del ricorso (che può essere presentato solo in determinati casi) sospende l’espulsione fino a che non è stato esaminato il ricorso, quindi in teoria per altri trenta giorni.
Vale la pena di ricordare che consultando le sentenze dei vari tribunali il diritto d’asilo non viene concesso solo a chi scappa dalla guerra ma anche ad altri individui (ad esempio a chi ha subito violenze domestiche, chi ha subito violenze durante il transito in Libia oppure a chi ha compiuto un significativo percorso di integrazione) Qualora il ricorso venisse rigettato allora per il migrante non c’è altra alternativa all’espulsione.
Ed è a questo punto che la macchina dell’accoglienza che dovrebbe procedere di pari passo con quella delle espulsioni si inceppa.
I motivi sono i più vari, ad esempio il migrante nel frattempo si è allontanato dalla struttura di accoglienza temporanea per andare in un’altro paese dell’Unione oppure si è semplicemente reso irreperibile.
Un altro caso è quello relativo agli accordi internazionali con i paesi di provenienza dei migranti, accordi per il rimpatrio che è difficile far rispettare ma che sarebbe compito dello Stato, anzi degli Stati rendere operativi.
C’è infine anche la questione relativa ai numeri, secondo l’Ismu (Istituto per lo Studio della Multietnicità ) potrebbero essere almeno 435 mila gli immigrati irregolari presenti sul nostro territorio (a fronte di 98 mila richieste d’asilo).
Un numero che rende quasi impossibile qualsiasi operazione di rimpatrio.
Almeno, non con la stessa facilità con cui Di Battista spiega potrebbero essere eseguite (e non dimentichiamo che in Italia c’è ancora da risolvere il vuoto normativo sul reato di clandestinità ).
C’è quindi solo un modo per leggere il messaggio che davvero Di Battista ha voluto lanciare sul tema dell’immigrazione, un messaggio che non è rivolto ai migranti, alle Commissioni territoriali o ai suoi colleghi parlamentari (che pure hanno il potere di risolvere la questione delle espulsioni) ma agli elettori di destra del MoVimento, quelli che considerano Laura Boldrini amica dei migranti e dei clandestini e che ritengono che nel nostro Paese non ci sia abbastanza spazio per tutti.
In questo senso il messaggio di Di Battista, lungi da voler spiegare come i Cinque Stelle hanno intenzione di risolvere il problema (visto che una legge c’è già ) vuole solo rassicurare quella fetta di elettorato che ha paura degli immigrati e che sotto sotto li odia.
Di Battista lo fa continuando a diffondere i soliti luoghi comuni sull’immigrazione invece che spiegarci come vorrebbe affrontare il problema.
Se dovessimo basarci sulle proposte di Grillo (“difendere i confini nazionali, che esistono anche in mare e non solo al Brennero o al Monte Bianco, con l’interdizione a qualunque mezzo di navigazione a ingressi non consentiti“) non troveremo risposte molto più sensate e soprattutto non troveremo proposte concrete.
Ma questo gli elettori del Cinque Stelle lo scopriranno quando saranno al Governo, come è successo a Roma.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA SOLITA MENATA DEL REFERENDUM CONSULTIVO (CHE NON SI PUO’ NEPPURE INDIRE) PER PRENDERE PER I FONDELLI L’ELETTORE
Alessandro Di Battista ha spiegato che il MoVimento 5 Stelle vuole che siano gli italiani a decidere quale moneta utilizzare. L’unico modo per farlo, visto che i Cinque Stelle continuano a non dire se una volta al Governo vorranno fare uscire il Paese dall’Euro, sarebbe quello di indire il famoso referendum.
C’è innanzitutto un problema: l’Italia è nell’Euro in virtù di un trattato internazionale (l’euro è stato istituito proprio tramite un trattato internazionale, quello di Maastricht) e la Costituzione all’articolo 75 non ammette la possibilità di tenere una consultazione referendaria per autorizzare la ratifica di un trattato internazionale (ratifica che per altro è già avvenuta) in questo caso si tratterebbe di sottoporre ad un eventuale referendum l’articolo 108 del trattato istitutivo della Comunità Europea, attuato con la legge n. 433/1997 e 213/1988.
Non è certo la prima volta che dalle parti dei Cinque Stelle si chiede un referendum per uscire dall’Euro, anzi Grillo stesso l’ha chiesto numerose volte ogni volta in un modo diverso, ma la dichiarazione di Di Battista, in un’intervista che inaugura la campagna elettorale, lascia ben sperare tutti i no euro italici, da Salvini a Borghi.
L’ultima volta che Grillo era tornato a martellare sull’uscita dall’Euro era il 2014, all’epoca il MoVimento 5 Stelle stava festeggiando al Circo Massimo e Grillo aveva annunciato l’inizio di la raccolta di un milione di firme per la presentazione di una legge d’iniziativa popolare per arrivare all’istituzione del referendum consultivo sull’euro.
Il MoVimento aveva anche stabilito anche i tempi entro i quali si sarebbe arrivati al referendum consultivo (che nel nostro ordinamento non esiste).
Detta consultazione si sarebbe dovuta tenere tra dicembre 2015 il gennaio 2016 e quindi all’uscita dall’euro sarebbe dovuta avvenire entro i primi mesi del 2016.
Lo certificava un post del giugno 2015 dove Grillo annunciava che il M5S stava per depositare 200 mila firme per dare il via alla legge di iniziativa popolare (non un milione quindi):
Proposta di legge che doveva essere per forza una legge costituzionale, visto che si sarebbe andati a modificare un articolo della Costituzione (quella intoccabile!) per poter consentire così al popolo di esprimersi.
Come forse i lettori più attenti si saranno accorti il referendum del dicembre 2015 / gennaio 2016 non si è tenuto, perchè il Parlamento non ha discusso la proposta di legge avanzata da Grillo (e il sito fuoridalleuro.com messo in piedi per la raccolta firme è scomparso).
Ironicamente se fosse passata la riforma costituzionale Renzi-Boschi che conteneva un articolo che — innalzando il numero delle firme necessarie per presentare una legge di iniziativa popolare a 150 mila — prevedeva l’obbligo per il Parlamento di discutere le leggi di iniziativa popolare.
Obbligo che al momento non è previsto.
Ma anche in quel caso i Cinque Stelle avrebbero dovuto lavorare per trovare un accordo con tutte le altre forze politiche per arrivare all’approvazione della legge costituzionale istitutiva del referendum consultivo sui trattati internazionali.
Senza contare che detta legge avrebbe potuto essere sottoposta a referendum qualora fosse stata approvata con una maggioranza minore dei due terzi del Parlamento.
In tutto questo Di Battista pubblicizzava la raccolta firme per “il referendum sull’Euro”, lasciando intendere che si sarebbe davvero fatto una volta finita la sottoscrizione.
Ma ammettiamo per un attimo che questo famoso referendum consultivo sull’euro si tenga davvero (anche se in realtà per Beppe si è già tenuto a dicembre 2015). il M5S dovrebbe spiegarci che cosa succederà dall’annuncio del referendum fino alla sua attuazione (e forse pure dopo) e come ha intenzione di far uscire l’Italia dall’Euro.
Nel caso di vittoria dei No Euro ci sarebbe da gestire l’uscita dalla moneta unica e il ritorno alla sovranità monetaria (con tutto quello che ne consegue) ma questo non significa che prima — ovvero durante la campagna elettorale — le cose non possano mettersi male per il nostro Paese.
Dovremmo aspettarci importanti fluttuazioni dei mercati ad ogni sondaggio che dà l’uscita in vantaggio.
Tutti ricordiamo quello che successe in Grecia quando sembrava che il paese dovesse uscire dall’Eurozona: code agli sportelli bancomat, limiti per i prelievi di contante, fuga all’estero dei capitali.
Quanto potrebbe durare l’Italia durante una campagna elettorale per l’uscita dall’Euro? E chi ne pagherebbe il prezzo?
Il Cinque Stelle sembra non aver preso in considerazione la questione, l’importante è che il popolo si esprima sulla sovranità , quello che succede durante non è affar loro.
Insomma l’idea di Grillo di discutere e approvare una legge costituzionale e andare al voto tutto nell’arco di sei mesi non aveva assolutamente senso.
Rimane infine una questione relativa alla linea seguita dal partito di Grillo sull’Euro: nessuno la conosce.
Non sappiamo infatti in modo chiaro (e l’intervista sarebbe stato un momento utile per chiarirlo) se il MoVimento 5 Stelle è a favore o contro la permanenza dell’Italia nell’Eurozona.
La linea del Cinque Stelle si riduce a questo fantomatico e inesistente “referendum consultivo sull’euro” e non è dato di sapere cosa avrà intenzione di dire al suo elettorato il MoVimento qualora questo referendum dovesse tenersi davvero.
Il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio ad esempio oltre al referendum consultivo sull’Euro si è detto favorevole ad un Euro 2 o all’utilizzo di monete alternative (in realtà complementari) senza spiegare però se ha in mente una riforma dell’Euro o della creazione di un’Eurozona a due velocità .
Tutte cose che dovranno però essere discusse e approvate a livello europeo, e sulle quali il referendum sull’euro com’è ora a quel punto non sarebbe più necessario.
Il MoVimento 5 Stelle farà campagna per il Sì oppure per il No?
Bisogna tenere presente che la Lega Nord non è assolutamente favorevole ad un referendum per l’uscita dall’euro (anche se ovviamente Salvini e Borghi sono favorevoli all’uscita dall’euro, da attuarsi in altro modo).
Sarebbe bene che una forza politica che vuole governare il Paese in nome della trasparenza lo dicesse in maniera chiara, è un atto dovuto nei confronti degli elettori che non vogliono certo firmare una cambiale in bianco ma decidere a ragion veduta. Probabilmente però il MoVimento 5 Stelle su questo argomento continuerà a fare melina, perchè è più conveniente far credere che una volta al Governo porterà il Paese fuori dall’Euro e non farlo che prometterlo, scrivendolo nero su bianco, e trovarsi di fronte al problema di non poter mantenere quella promessa (magari incolpando i poteri forti).
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
IL RESOCONTO DELLA LITE FURIBONDA SU ITALICUM, PREMIER E FIRME FALSE : “C’E’ LA CRISI DI GOVERNO E VOI PENSATE DI STARE A CASA, IL VENERDI’ NON CI SIETE MAI”
Se Beppe Grillo fa un post come quello di ieri, dove ha ribadito (cioè imposto) che «nel M5S non esistono correnti», e bisogna muoversi come «un corpo solo, un’anima sola», vuol dire che qualcosa sta succedendo e il Movimento è a rischio implosione. Ma a chi era diretto il post concordato con Davide Casaleggio?
A Roberto Fico e a Roberta Lombardi, soprattutto: il primo perchè lanciando la sfida a Luigi Di Maio, batte ogni giorno sul sogno di un M5S più movimentista; la seconda, perchè, nella sua quotidiana battaglia contro Virginia Raggi ha detto alla Stampa che Mafia Capitale è ancora in Campidoglio e che, sì, esistono due anime diverse all’interno del M5S.
Risultato: Fico e Lombardi hanno pubblicato un post riparatore su Facebook.
Grillo non ne può più, chiede di lasciar perdere «opinioni divisive» e «questioni personali».
Intima a chi non seguirà il suo schema di «farsi da parte». Il governo potrebbe essere a un passo. Ma il comico sa che la pancia del M5S cova sospetti e rancore.
E doveva succedere prima o poi – dopo mesi passati a dissimulare serenità , a comprimere frustrazioni, dopo tante confessioni anonime ai giornali – che qualcuno dall’interno raccontasse con nomi e cognomi cosa sta succedendo.
Così abbiamo ricevuto un resoconto dettagliato dell’assemblea congiunta di mercoledì, dove tutti i nodi rinviati a dopo il referendum sono stati toccati.
L’Italicum
L’assemblea si apre alle 19.40. Interviene Matteo Mantero, lo stesso deputato a cui Grillo, oltre un mese fa, rispose duro «la linea politica la decido io», perchè aveva chiesto più attenzione per i temi sanitari.
Mantero, tra i più arrabbiati per la decisione del leader di puntare sull’Italicum, chiede di «abolire l’ordine del giorno sulla legge elettorale, perchè – dice ironico – tanto l’assemblea congiunta è già stata bypassata».
Mantero e altri pensano che una decisione così radicale, presa da Grillo alla mezzanotte di domenica subito dopo le prime proiezioni, debba passare dall’assemblea di quei parlamentari che per due anni hanno incolpato l’Italicum di ogni malefatta.
Puntano il dito contro Danilo Toninelli, accusato di essere l’autore del post, «la responsabilità è tua, è una tua idea».
Toninelli si difende: «Avevamo solo tre giorni per fare una proposta di legge e chiedere di andare al voto…».
Andrea Colletti, il primo ad aver apertamente criticato la giravolta sull’Italicum, risponde sarcastico: «Tre giorni? Peggio mi sento».
Poi parlano Fico e Di Maio che lancia un’altra idea, che esporrà alle telecamere di Sky: «Renzi resta con un governo dimissionario, per noi è meglio. Tanto può fare solo ordinaria amministrazione. Dopo la Consulta si fa la legge elettorale e si vota». Seguono altri interventi critici sulle modalità di gestione e sulle decisioni calate dall’alto. I più accesi sono Alberto Airola e Dalila Nesci.
Leadership
Si sentono battute sprezzanti sulla «leadership di fatto costruita dalla comunicazione». Il riferimento è Di Maio.
Prende la parola Paola Taverna: «Sul candidato premier non dobbiamo dividerci -si sfoga – sennò diventiamo un bersaglio facile per i giornali». La tensione aumenta.
E’ tardi. Alla proposta di riprendere l’assemblea all’indomani, cioè ieri, tra i senatori si sente: «Ma è festa!». La deputata Laura Castelli sbotta, si lascia andare a una bestemmia e urla «C’è la crisi di governo e voi pensate a stare a casa? Già ogni settimana, non siete mai a lavoro il venerdì».
Firme false
Sul finale viene affrontato il capitolo firme false, infilato nell’odg su richiesta di 23 deputati.
Sono presenti, tra lo stupore di molti, i tre deputati sospesi, Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino. Fino alla fine restano solo i primi due e chiedono di riaggiornare la riunione.
La capogruppo Giulia Grillo invece non vorrebbe più trattare la vicenda perchè «c’è un’inchiesta in corso e rischiamo di finire tutti in procura come persone informate sui fatti».
I senatori si astengono e si affidano alla decisione dei tre probiviri che li hanno sospesi. Nesci, ex fidanzata di Nuti, è di nuovo una furia. Non è la sola.
«Casi simili si presenteranno in futuro. Vuol dire che se uno sarà indagato verrà sospeso in automatico? Non abbiamo una regola chiara, dobbiamo votare».
Nuti insiste: «Riaggiorniamo l’assemblea». Grillo: «Non accetto ricatti».
L’ora è tarda, l’assemblea si scioglie. Alla prossima lite.
Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)
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Dicembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
CAOS ALL’ASSEMBLEA M5S, GUERRA TRA CORRENTI, GRILLO COSTRETTO A INTERVENIRE
L’assemblea dei deputati e dei senatori M5S sembrava un crocevia di correnti.
E Beppe Grillo il giorno dopo parla con toni lapidari chiedendo a tutti di “partecipare alla scrittura del programma di governo e all’individuazione delle persone che lo attueranno, di lasciare da parte le questioni personali e l’interesse particolare. Altrimenti si faccia da parte”.
Alcuni parlamentari, andati via trafelati al termine della riunione, si sono ribellati alle “decisioni calate dall’alto”, come la scelta di chiedere il voto con l’Italicum che sa tanto di “giravolta”.
L’incontro era stato convocato per discutere del governo 5Stelle e per programmare le prossime mosse alla vigilia delle consultazioni al Colle, invece è finito nel caos con tanto di scontro tra chi, come il deputato sospeso Riccardo Nuti, voleva parlare del caso firme false di Palermo e chi invece ha silenziato l’argomento.
E così Beppe Grillo, nonostante qualcuno lo descriva “stanco” a causa del tour referendario, è intervenuto per la seconda volta in quarantotto ore per sedere le polemiche interne e per dire stop alle fazioni, ai punti di vista differenti, alle spigolature.
Insomma, ognuno le può chiamare come meglio crede ma sempre di correnti si tratta. Il fondatore, ancora detentore di un simbolo da cui ha tolto il nome, ma che rimane di sua proprietà , ha riversato sul blog tutta la sua ansia: “Nel Movimento 5 Stelle non esistono correnti. Abbiamo bisogno di idee condivise, non di opinioni divisive”.
Parole che provano a sbarrare la strada alle due fazioni, che vedono da una parte Luigi Di Maio e dall’altra Roberto Fico.
“Hanno idee diverse del Movimento, certo, ma non ci vedo una corsa tra correnti per la spartizione delle poltrone”, dice la deputata Roberta Lombardi, conoscitrice profonda del mondo pentastellato, che in un’intervista a La Stampa ammette che tra i grillini vi sia una diversità di vedute.
Grillo però, per evitare che si vada alla conta già adesso, quando ancora le elezioni potrebbero essere lontane, mette in chiaro che “il candidato premier sarà un candidato premier portavoce che proporrà agli italiani il programma di governo 5 Stelle votato in Rete”.
Quindi, il leader conclude: “Dobbiamo essere uniti e compatti. Un corpo solo, un’anima sola”. Niente “idee diverse”. Il post suona come un richiamo alla compattezza.
La lotta interna però potrebbe essere solo all’inizio, e più sarà lontana la data delle elezioni più il pericolo di divisioni sarà concreto.
Per evitare altri screzi, sabato alle consultazioni con il presidente della Repubblica andranno solo i capigruppo di Camera e Senato, Giulia Grillo e Luigi Gaetti.
Non andrà Beppe Grillo, come invece successe nel marzo del 2013, e non ci saranno neanche componenti dell’ex Direttorio.
Una salita al Colle di Luigi Di Maio, che per i vertici rimane il leader in pectore, avrebbe suscitato l’ira dei parlamentari convinti ancora che il vicepresidente della Camera potrà avere una posizione di rilievo rispetto agli altri parlamentari 5Stelle solo se ci sarà un passaggio formale sulla Rete.
Nel caos generale c’è anche una fronda che preme per Alessandro Di Battista, che ha girato l’Italia in sella alla sua moto per dire No alla riforma costituzionale e che è il personaggio grillino che più di tutti raduna i sostenitori in piazza.
Per adesso Dibba si è collocato al fianco di Luigi Di Maio, in un asse che sembra saldo, ma secondo qualcuno sta giocando una sua personalissima battaglia anche lui verso Palazzo Chigi.
Venerdì i parlamentari 5Stelle torneranno a riunirsi proprio perchè, durante la riunione di mercoledì sera, diversi punti sono rimasti in sospeso.
Ci si è a lungo soffermati sulla proposta di votare con l’Italicum per spiegare ai dissidenti che non si tratta della legge voluta da Matteo Renzi ma di quella rivista dalla Consulta.
Tuttavia facendosi largo l’ipotesi di un nuovo governo, i 5Stelle dovranno riorganizzare la loro strategia di lotta evitando di logorarsi al proprio interno con il passare del tempo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
TRA LITI INTERNE, SCANDALO FIRME FALSE, CAUSE IN TRIBUNALE A SUE SPESE, SPACCATURE SUL FUTURO PREMIER, IL COMICO NON NE PUO’ PIU’ E MEDITA IL RITORNO A FARE IL COMICO A TEMPO PIENO
Cosa succede a Beppe Grillo?
L’interrogativo è quanto mai attuale perchè alcuni quotidiani nazionali, come La Repubblica e La Stampa, rivelano un retroscena di rilievo: il leader del Movimento 5 Stelle è stanco e vorrebbe ritornare a una delle sue passioni, il teatro.
Scrive La Stampa
“Basta non ne posso più, mi prendo una pausa, ha confidato il leader M5S subito dopo il voto sul referendum. In realtà , era nei piani già da prima. Grillo vuole tornare al suo vero mestiere, sta lavorando a un nuovo spettacolo da portare in tour.
Quando è dovuto riscendere nell’arena politica nei giorni turbolenti del pasticcio a Roma, pensava di farlo a tempo. Invece alle laceranti liti dentro il M5S culminate con l’attacco a Luigi Di Maio sono seguite le incognite sul regolamento, le cause in tribunale che rischiavano di prosciugare le tasche del comico. Poi ci sono state le spaccature non sanate, come tra Di Maio e Roberto Fico, lo scandalo delle firme false a Palermo, e l’intensa campagna elettorale per il referendum.
Ecco perchè, spiega sempre La Stampa, il post pubblicato ieri da Grillo su Facebook, in cui si dice “assediato in casa da tre giorni dalle tv” e dove sottolinea che “non capiscono cosa sia un comico professionista” suona come un campanello d’allarme.
Qual è la strategia di Grillo?
“Fonti del M5S – si legge ancora nel retroscena della Stampa – confermano l’intenzione di staccare la spina e di essere sempre meno fisicamente presente. Ci sarà virtualmente, dal blog, da cui continuano a piovere scelte strategiche e indicazioni politiche.
Grillo è stanco insomma. Così stanco, scrive Repubblica, che non salirà al Colle per le consultazioni con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, volte a dare un nuovo governo all’Italia.
Al Quirinale andranno i due capigruppo M5S accompagnati da Luigi Di Maio.
Grillo, invece, sarà a Genova, dove lunedì e martedì è in programma uno spettacolo.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
PESANTE ATTACCO DELLA DEPUTATA CINQUESTELLE ALLA SINDACO: “BERDINI HA MESSO LE MANI SUL RIORDINO DEGLI ALLOGGI POPOLARI, A QUALCUNO LA COSA DA’ FASTIDIO”…”DI MAIO E FICO HANNO IDEE OPPOSTE SUL MOVIMENTO”
L’ex capogruppo M5s alla Camera Roberta Lombardi torna ad attaccare Virginia Raggi.
In una intervista alla Stampa la deputata – già in passato non particolarmente tenera con la sindaca – prende spunto dalle voci di possibili dimissioni dell’assessore all’urbanistica Paolo Berdini.
«È una persona competente. E mi sembra una coincidenza fin troppo strana che queste voci di rottura inizino a circolare nello stesso momento in cui sta per mettere le mani nel mondo degli alloggi popolari».
Cosa intende?
«Mafia Capitale aveva interessi milionari nel dipartimento che ora fa capo a Berdini: affidamenti diretti di appalti, operazioni poco limpide del patrimonio immobiliare del Comune. Se ci fosse una gestione diversa, l’emergenza abitativa a Roma non esisterebbe. Per questo, ho il sospetto che certi veleni arrivino dall’interno del suo stesso assessorato».
Sta dicendo che Mafia Capitale potrebbe ancora essere operativa all’interno del Comune di Roma, nonostante la presenza di Raggi e del Movimento?
«Viste certe dinamiche, direi di sì».
La deputata M5s però non risparmia altre critiche alla Raggi. “A Virginia è mancata la programmazione”, dice riferendosi alla difficoltà a trovare le persone per formare la propria squadra di governo.
“A Roma sono partiti in ritardo e quando si dovevano trovare i nomi, il problema non era legato allo scegliere una personalità piuttosto che un’altra…non sapevano proprio a chi rivolgersi”.
La Lombardi parla anche della prossima discussione per la leadership M5s, in vista di un possibile prossimo voto elettorale. “Credo sia presto per parlare di appoggi”, spiega rispondendo se intenda appoggiare Fico o Di Maio.
“Hanno due idee diverse del Movimento, certo, ma non ci vedo una corsa tra correnti per la spartizione delle poltrone. Credo comunque che dovremo discutere del tema ‘candidature’. Se saranno troppe, il voto degli iscritti rischia di essere diluito su più nomi, tanto da indebolire chi dovesse vincere”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 7th, 2016 Riccardo Fucile
PECCATO CHE SU EUROPA, EURO, IMMIGRAZIONE, DIFESA E RELAZIONI INTERNAZIONALI IL M5S NON ABBIA UNO STRACCIO DI POSIZIONE… MA ORMAI I VOTI SI PRENDONO SENZA AVERE IDEE PRECISE, COSI’ NON SI SCONTENTA NESSUNO
Barra a destra. Beppe Grillo è un uomo perfettamente adeguato al disordine che gli sta attorno. Lo capisce più degli altri e ci si trova decisamente a suo agio.
Non è un caso se nel secondo giorno del velenoso dibattito sulla vittoria del No, decide di aprire il suo blog con una analisi sul Vecchio Continente prodotta dal «Social Justice Index»: «118 milioni di europei sulle soglie della povertà ».
Il tema è destinato a diventare il tormentone della campagna elettorale
Che cosa dice il Social Justice Index? Questo: «È in costante crescita il numero di cittadini europei che, nonostante abbiano un impiego a tempo pieno, sono a rischio povertà . Specie nell’Europa del Sud».
Per vivere non è più sufficiente trovare un impiego. E se i datori di lavoro impongono salari sempre più bassi è perchè le norme lo consentono. Il sistema ha messo la retromarcia.
Dibattito che dovrebbe essere particolarmente caro alla sinistra europeista e che invece è diventato territorio di pascolo delle destre pseudo-sovraniste, in un ribaltamento insensato che Grillo ha intuito con largo anticipo.
Se hai capito il problema non è detto che le tue ricette per risolverlo siano giuste, ma per lo meno puoi recapitare un messaggio chiaro agli elettori: io vi ho visto. La Brexit e l’elezione di Donald Trump sono nate così.
E così si spiegano, in parte, anche le dichiarazioni, poi rettificate, del pentastellato bolognese Max Bugani, che aveva alluso a un’alleanza parlamentare con Lega Nord e Forza Italia, o quantomeno alla richiesta di un appoggio esterno, per dare una spallata definitiva al sistema e andare al voto di gran carriera.
Anche Luigi Di Maio si è preso la briga di negare l’eventualità – «non ci alleiamo con nessuno» – però Bugani non è un 5 Stelle qualunque, ma uno degli uomini più vicini a Davide Casaleggio e forse non ne interpreta letteralmente il pensiero, ma certamente ne conosce gli umori.
Sin dall’inizio il Movimento cerca una complicata sintesi tra la spinta alla globalizzazione imposta da quelle tecnologie che sono alla base del suo successo e la possibilità di rivendicare il diritto alla diversità , con il rafforzamento di spinte di tipo particolaristico.
Il livello teorico è complesso, quello pratico un po’ meno: le fasce sociali più deboli si sentono più tutelate a destra. Chiariamo che siamo là anche noi. Come farlo senza perdere tutta quella parte di sostenitori che alle origini del movimento erano stati attratti dalle battaglie sull’acqua pubblica o sul consumo del suolo (vale a dire sinistra ultra classica)? Ad esempio mettendo l’energia al primo punto del nascituro programma.
Un tocco verde da Austria Felix su un quadro identitario indefinibile.
Dopo tre anni in Parlamento non è ancora chiaro che cosa voglia il M5S dal futuro. Europa, euro, immigrazione, difesa, relazioni internazionali. Buio totale.
Ma per governare sarà necessario dirlo.
Il post di Grillo si conclude ricordando che: «In Grecia, Italia, Spagna e Portogallo un bambino su tre è a rischio di povertà ». Sotto testo: voi da che parte state, con i buoni o con i cattivi?
E se la riga successiva non dicesse: «Fai una donazione a Rousseau», cioè al sito, sarebbe tutto un filo più elegante.
Ma siamo ai dettagli, perchè dalla parte opposta c’è il Pd, ovvero un partito abituato a ringraziare senza gratitudine e a soffermarsi sui problemi degli altri con uno sguardo tutto intelletto e niente sentimento.
Giocare con loro è facile. E i 5 Stelle si limiteranno ad aspettare la fine della direzione di oggi prima di riunirsi per imbastire una strategia di riflesso.
Una strategia che, al di là dei proclami, sarebbe più facile da preparare se le urne si aprissero dopo l’estate.
Ipotesi non peregrina considerato che il 15 settembre del 2017 scatterebbe la pensione per 608 onorevoli e senatori, vale a dire i due terzi del parlamento.
Così se anche Berlusconi, Salvini e Renzi, che nel Palazzo non ci sono, volessero il voto subito, come lo spiegherebbero ai loro peones?
Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)
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