Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
“A TESTA IN SU” DI DI BATTISTA E’ EDITO DALLA RIZZOLI… MA GLI INCASSI COME MAI NON VANNO AL MOVIMENTO?
Alessandro Di Battista, prestigioso esponente del MoVimento 5 Stelle, ha un libro in uscita come
tutti i very vip.
Il suo primo tomo (“Sicari a 5 euro”) venne editato dalla Adagio, di proprietà della Casaleggio Associati, ma per questo volume Di Battista si è affidato a una società editrice di maggior peso: la Rizzoli.
E di chi è la Rizzoli? La Rizzoli è stata rilevata dalla Mondadori, di cui la famiglia Berlusconi è azionista di maggioranza tramite il gruppo Fininvest con il 50,39%.
Di Battista ha annunciato che sabato 26 avrà luogo la prima presentazione di “A testa in su, investire in felicità per non essere sudditi“.
Sarà anche che è difficile essere sudditi quando si percepiscono oltre 8.000 euro netti al mesi, ma certamente è insolito che un rivoluzionario scelga una casa editrice “borghese” per veicolare il proprio capolavoro letterario.
Non era più “militante” scegliere la casa editrice vicina alla Casaleggio e annunciare che gli utili sarebbero stati devoluti alle iniziative sul territorio del Movimento o al fondo per le imprese, legato al M5S ?
Non sarà mai che un “rivoluzionario benestante” incassi anche i diritti per un’opera divulgativa della “rivoluzione in marcia”.
E si è mai visto un vero condottiero del popolo che fa guadagnare i “controrivoluzionari” sulla sua opera, percependo lui stesso una mercede dagli stessi?
Più che “testa in su” qui si rischia di dover parlare di “quattrini in più”.
C’è ancora tempo per cambiare il titolo .
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE ALL’ANGOLO: A PARTE CHE L’AUTOSOSPENSIONE E’ UNA FARSA, STAVOLTA CONTINUERANNO A FARE I FURBETTI?… IN TOTALE SONO DIECI GLI AVVISI DI GARANZIA PARTITI QUESTA MATTINA
Sono partiti questa mattina dieci avvisi a comparire per gli indagati della vicenda firme false del Movimento 5 stelle.
Sono atti che contengono gli avvisi di garanzia firmati dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dalla sostituta Claudia Ferrari.
Alcuni degli indagati hanno concordato con i magistrati le date delle audizioni.
Sono almeno una decina le persone indagate (sul numero c’è ancora massimo riserbo): tra loro i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che si sono autosospesi, e alcuni deputati nazionali, che però al momento sono ancora al loro posto.
Gli interrogatori, che comprendono quelli dei parlamentari Riccardo Nuti e Claudia Mannino, dovrebbero iniziare nel week-end.
E’ stata inoltre depositata questa mattina in Procura a Palermo l’informativa della Digos sugli accertamenti svolti in questo mese relativi alle indagini sulle firme false del M5S alle amministrative del 2012 di Palermo.
In queste settimane sono state ascoltate oltre 400 persone per riconoscere le firme depositate dai grillini per partecipare alle Comunali di quattro anni fa.
Ma oltre cento persone ascoltate hanno fatto mettere a verbale che le firme depositate non fossero le loro.
Addirittura, in alcuni casi, qualcuno ha dichiarato di non avere mai firmato per le amministrative ma per il referendum sull’acqua pubblica.
Un dubbio che ha espresso anche Fabio Trizzino, marito dell’ex assessore regionale Lucia Borsellino.
E il caso rischia di allargarsi a macchia d’olio: anche a Bologna ci sono degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento.
Si tratta di un’inchiesta che ipotizza a carico di quattro persone la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti.
(da agenzie)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IRREGOLARITA’ NELLA RACCOLTA FIRME PER LE REGIONALI 2014
Dopo Palermo, anche Bologna. 
Sono scattati dalla Procura emiliana quattro avvisi di garanzia per altrettanti indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle.
Tra i quattro indagati c’è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone.
Da circa due anni è in corso un’indagine sulle presunte irregolarità , denunciate in un esposto presentato nel 2014 da due ex attivisti, Paolo Pasquino e Stefano Adani, molto critici nei confronti della gestione interna del Movimento 5 Stelle di Bologna, nelle mani di Massimo Bugani, uno degli esponenti più vicini all’ormai ex Direttorio e a Beppe Grillo.
Sotto la lente c’è la raccolta delle sottoscrizioni presentata dagli esponenti del Movimento 5 stelle, in vista delle Regionali di novembre 2014.
I Carabinieri hanno sentito circa 200 persone informate sui fatti, mesi di lavoro investigativo per il riconoscimento delle firme e verificare la presenza dei certificatori di lista.
Le elezioni regionali furono vinte da Stefano Bonaccini del Pd, mentre i 5 Stelle raccolsero il 15%.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
RACCOLTE 400 TESTIMONIANZE… I PARLAMENTARI COINVOLTI NON VOGLIONO SOSPENDERSI, GRILLO STA PERDENDO LA PAZIENZA
È il portinaio del palazzo dove vivono la deputata M5S Loredana Lupo e il marito Riccardo Ricciardi a dare nuove conferme su quanto accaduto a Palermo in occasione delle elezioni amministrative del 2012.
Durante la trasmissione ‘Le Iene’ Paolo Di Blasi rivela osservando i moduli delle sottoscrizioni alla lista M5S che “quella firma no, non è la mia. Forse neanche quella di mia figlia è questa”.
Di Blasi e la moglie raccontano che quattro anni fa Loredana Lupo, all’epoca semplice attivista, si presentò in casa loro chiedendo la firma sui moduli a sostegno della lista dei 5stelle alle elezioni comunali, alle quali anche lei era candidata.
Mentre il marito avevo il compito di presentare la lista e i moduli con le sottoscrizioni.
Tra l’altro ogni firma avrebbe dovuto ricevere l’autentica dal cancelliere del Tribunale, in questo caso Giovanni Scarpello, che sarebbe tra gli indagati.
Difficile, secondo Le Iene, che il cancelliere potesse autenticare le firme casa per casa.
Quindi, “io ho firmato”, conferma la signora Rizza. Anche il marito, conferma. Ma sia il portinaio e sia la moglie non riconoscono le loro firme.
“Questa no… qui manca la S… chi me l’ha fatta?”, afferma Di Blasi. “No, no, no – ripete – forse neanche quella di mia figlia è questa”. E quella di sua moglie? “Non è sua dice, perchè la ‘p’ non la fa così”.
Sarebbero tre delle 1400 firme ricopiate da moduli non validi, a causa di un vizio di forma, in nuovi moduli corretti.
Discorso diverso riguarda Fabio Trizzino, il marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso della mafia, che invece ha dichiarato in Procura di non aver mai firmato per la lista delle amministrative bensì in precedenza per il referendum sull’acqua. In questo caso dunque la firma sarebbe stata clonata.
Tutto ciò è contenuto nel corposo dossier, che oggi la Digos consegnerà al procuratore di Palermo Dino Petrella e al sostituto Claudia Ferrari, dove vi sono oltre 400 testimonianze.
Intanto proprio Petrella ieri sarebbe voluto a Roma, andata e ritorno in giornata, per ascoltare con ogni probabilità Riccardo Nuti e Claudia Mannino, i due che ancora non avevano depositato a differenza di Giulia Vita, Chiara Di Benedetto e della stessa Lupo.
I primi interrogatori degli indagati invece dovrebbero cominciare nel fine settimana. Gli iscritti nel registro sarebbero almeno dieci.
Ma l’elenco potrebbe allungarsi visto che la norma non punisce soltanto gli autori materiali delle falsificazioni, ma anche chi utilizza, consapevolmente, le sottoscrizioni non autentiche. Una formula che consentirebbe, in presenza di testimonianze a riscontro, di allargare l’indagine ai candidati alle elezioni a conoscenza dei falsi.
In Procura dovrebbero presentarsi intanto i parlamentari nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata quest’ultima come una delle attiviste che ricopiarono le firme.
Al momento i vertici nazionali attendono le mosse della Procura e l’invio degli inviti a comparire per prendere una decisione definitiva.
Solo i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio hanno fatto un passo indietro autosospendendosi, come richiesto da Beppe Grillo, mentre i deputati nazionali continuano a resistere.
Ma se in presenza di un avviso di garanzia non dovessero accettare l’invito del leader, allora sarà lo stesso Grillo a sospenderlo di imperio.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
LA STUCCHEVOLE CONVERSAZIONE DI DI BATTISTA CON LA MADRE STA FACENDO RIDERE IL WEB… LA MAMMA: “RENZI DICE CHE GUADAGNI 10.000 EURO AL MESE”… E LUI PARLA SOLO DEI SOLDI CHE HA RESTITUITO, MA TACE SULLO STIPENDIO CHE PERCEPISCE
Ieri sera Di Battista ci ha fatto “conoscere” sua madre trascrivendo un dialogo surreale avuto con
lei al telefono.
Una scenetta esilarante dove la signora Di Battista rinfaccia al figlio di guadagnare diecimila euro al mese (ci piace immaginare che sia stata la vicina di cas(t)a — quella pettegola Piddina — a dirlo alla mamma del Dibba).
Il buon Alessandro, in attesa di salire sul palco per uno degli eventi del tour di Io Dico No dopo aver detto che quella storia dei 10.000 euro è stata messa in circolazione da Renzi (ma come fa la mamma di Dibba a credere a Renzi?) pazientemente spiega alla madre di aver restituito dall’inizio della legislatura 179.552,60 euro, che sono tanti soldi.
Non dice quanti ne prende al mese però.
La mamma però sembra rassicurata dalla risposta del figlio e lo invita a pranzo a mangiare la parmigiana. Ma il 28 Di Battista non può, c’è il Restitution Day, ecco perchè aveva parlato dell’ammontare delle sue restituzioni.
Che bravo ragazzo Alessandro.
La storiella edificante è stata ovviamente oggetto di diversi sfottò, sia nei commenti al post che su altre pagine Facebook, ma soprattutto è stata “sviscerata” da Giuditta Pini, la deputata PD che nel corso di questa legislatura si è assunta l’incarico di fare il fact checking delle affermazioni dell’opposizione.
Secondo la Pini il deputato Cinque Stelle dice le bugie a mammà , perchè non è vero che prende meno di 10.000 euro al mese.
La fonte dell’analisi della deputata Dem è il sito Tirendiconto, ovvero il famoso sito dove i parlamentari del MoVimento pubblicano i rendiconti di quanto guadagnano e di quanto spendono.
Quindi fonte al di sopra di ogni sospetto.
La maggior parte delle rendicontazioni è ferma a maggio e non è poi così trasparente come vorrebbe essere.
C’è da dire però che tra tutti i parlamentari pentastellati Di Battista è uno dei più virtuosi, al contrario di altri suoi colleghi romani non si fa rimborsare le spese per l’alloggio (e ci mancherebbe) ed è abbastanza puntuale con le rendicontazioni (le sue si fermano al mese di luglio 2016).
Ma è vero quello che dice la Pini, ovvero che è falso che Di Battista prende meno di diecimila euro al mese?
Come tutti sanno o dovrebbero sapere lo stipendio lordo di un parlamentare è pari a 10.435 euro, che sono pari a poco più di cinquemila euro netti al mese.
Il MoVimento ha però deciso che lo stipendio dei suoi deputati e senatori deve ammontare a cinquemila euro lordi al mese, ovvero all’incirca tremila euro netti (euro più euro meno).
Da dove saltano fuori gli altri settemila euro?
Dai rimborsi forfettari che ogni parlamentare percepisce mensilmente e che sono composti dalla diaria, dal rimborso spese di viaggio e per l’esercizio del mandato (tra cui gli stipendi dei collaboratori parlamentari).
Ad esempio a luglio Di Battista ha percepito 3.603,66 euro che sommati ai rimborsi per le spese sostenute (6.950,76 euro) fa 10.554,42 euro, proprio la cifra “scoperta” dalla Pini.
In questa cifra ovviamente ci sono i costi di vitto, trasporto, spese varie per collaborazioni che dovrebbero essere rendicontate.
Va considerato però che il M5S non ha rifiutato i soldi per l’attività parlamentare e i collaboratori sono pagati dal Gruppo e che i parlamentari viaggiano gratis su aerei e treni e hanno un grosso forfait di telefonate gratis ogni mese.
Quindi anche se i Cinquestelle restituiscono 2.000 euro lorde ogni mese resta un budget di oltre 7.000 euro netti al mese.
(da NextQuotidiano)
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Novembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
ORA DEVONO PIACERE ALLE NONNE E DIVENTANO QUELLI CHE TELEFONANO A CASA PER “FARSI SENTIRE”
La letterina di Di Battista alla mamma ch serve sostanzialmente per tentare di puntare a quella
fascia di elettorato che secondo i sondaggi è quella maggiormente a favore della riforma Renzi Boschi.
Si tratta degli over 55 (proprio come la mamma del Dibba) che sembrano essere maggiormente propensi a votare Sì al referendum del 4 dicembre.
Fino a questa settimana sia IPR che Tecnè davano in vantaggio il sì tra gli ultracinquantenni, ora Tecnè indica che forse il No sta vincendo anche lì ma la situazione rimane in ogni caso incerta.
Sono pochi i deputati che si possono permettere di giocare sull’immagine dei “bravi ragazzi” che piacciono tanto alle mamme e alle nonne, quelli che telefonano a casa “per farsi sentire” e non si dimenticano dei propri genitori e gli spiegano magari come collegare la stampante, leggere una mail o cosa votare al referendum.
Due su tutti Luigi Di Maio con i suoi impeccabili completi blu da prima comunione e Alessandro Di Battista, il figlio che rimprovera affettuosamente la madre per aver creduto alle menzogne di Renzi sul suo conto (pare di sentirlo “mamma, Matteo è un poco di buono, non dargli retta, io sono quello che viene a mangiare la parmigiana, ricordi?”).
Il racconto di Di Battista non parla ai giovani elettori (che sono già convinti) ma a quell’elettorato di genitori e nonni che crede ancora che qualche giovane onesto ci sia in questo Paese.
Funzionerà ? Alza la cornetta, Di Battista ti aspetta.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
STASERA SU LE IENE: IL PORTINAIO NON RICONOSCE LE SUE FIRME, UN PERITO AFFERMA CHE LA GRAFIA E’ QUELLA DI RICCIARDI
Repubblica racconta oggi in un articolo a firma di Emanuele Lauria di un altro guaio che riguarda le firme false a 5 stelle alle elezioni comunali di Palermo nel 2012. La storia riguarda la deputata Loredana Lupo e il marito:
Una storia che porta in un condominio del quartiere Malaspina. E’ lì che abitano Loredana Lupo e il marito Riccardo Ricciardi: la prima è oggi deputato di M5S, il secondo un candidato alle “comunarie” grilline del 2017.
Nella primavera di quattro anni fa Lupo e Ricciardi erano due semplici attivisti che misero le loro firme nell’elenco dello scandalo, quello utile alla presentazione della lista di M5S alle amministrative e pieno — secondo quanto sta emergendo da un’inchiesta della procura — di sottoscrizioni non autentiche
Le Iene, in un servizio che sarà trasmesso stasera, hanno rintracciato le firme della deputata e del consorte a pagina 208 degli elenchi: autografi veri, almeno quelli, stando a un confronto con autocertificazioni e curriculum disponibili on line, sul sito dei 5 Stelle.
Ma fra le firme di Lupo (al numero 1) e di Ricciardi (al numero 9) ci sono quelle del portinaio Paolo Di Blasi, della moglie Giuseppa Rizza e della loro figlia Alfonsina Di Blasi.
Il colpo di scena, naturalmente, è che il portinaio non riconosce le sue firme, mentre un perito afferma che la grafia sarebbe quella di Ricciardi:
Intervistato dall’inviato delle Iene, la signora Rizzo ha detto di ricordare che fu Loredana Lupo ad invitare lei e la sua famiglia a sottoscrivere la lista dei 5 Stelle.
Ma, davanti alla copia degli elenchi che furono presentati in tribunale, il portinaio e la moglie non hanno riconosciuto la loro firma.
«Questa no… qui manca la S… chi me l’ha fatta?», afferma sorpreso Di Blasi.
«No, no, no — ripete — forse neanche quella di mia figlia è questa».
Altri tre sottoscrittori, nella stessa pagina, risultano irreperibili. Semplicemente scomparsi.
Non solo: la grafia con cui negli elenchi sono stati scritti in stampatello tutti i nomi di quel foglio, accanto agli spazi per le firme, è sempre la stessa e riconducibile — secondo un perito — a quella di Ricciardi.
La storia autorizza il dubbio che anche Loredana Lupo e il marito, finora rimasti ai margini dell’inchiesta, possano avere avuto un ruolo nella falsificazione delle firme.
Alcuni attivisti nelle scorse settimane avevano chiesto provvedimenti disciplinari anche nei confronti di Ricciardi, che in un’intervista sulla vicenda rilasciata alle Iene aveva detto di essersi limitato a consegnare il pacco delle firme all’epoca.
In un documento con 40 firme raccolto dall’attivista Massimiliano Trezza insieme “a una quarantina di attivisti storici e nuovi iscritti al M5S” veniva chiesta “la sospensione dei parlamentari Riccardo Nuti, Claudia Mannino e di estromettere dalle comunarie Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, marito della deputata nazionale Loredana Lupo, quest’ultimo per evitare ‘parentopoli’”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
LE RIVELAZIONI NEL NUOVO CAPITOLO DI “SUPERNOVA”, IL LIBRO DEGLI EX COLLABORATORI DI CASALEGGIO
Nel nuovo capitolo di “Supernova” “Come è stato ucciso il Movimento cinque stelle”, pubblicato
online stamattina, i due autori, Nicola Biondo e Marco Canestrari, raccontano la conversione a U della politica estera del Movimento cinque stelle , dagli approcci all’America e alla Germania (approcci respinti da quei due paesi) all’amicizia e agli incontri con la Russia e gli emissari di Putin, nelle cui braccia il Movimento si sta sempre più gettando; aggiungendo alcuni dettagli inediti che fanno sobbalzare.
In particolare, due circostanze.
La prima.
Biondo e Canestrari raccontano di una frase pronunciata da Alessandro Di Battista nel gruppo parlamentare tra ottobre e fine novembre. «Che ne dite di farci dare una mano per la campagna sul referendum costituzionale dall’ambasciatore russo? Con tutto quello che stiamo facendo per loro…».
Le parole, testimoniano i due autori – entrambi a lungo collaboratori di Gianroberto Casaleggio – sono state «pronunciate negli uffici del gruppo parlamentare tra ottobre e novembre 2016, quando ancora non erano uscite inchieste sulle affinità tra la propaganda pro-Putin e quella del M5S.
Parole che raccontano un contesto, quello internazionale, che vede un attivismo frenetico del Movimento per farsi conoscere – e riconoscere – dall’establishment in Europa e nel mondo.
Stiamo parlando di uno dei nodi meno conosciuti della storia del Movimento, quello riguardante la politica estera.
Nel programma infatti non c’è nemmeno una riga al riguardo. Ma perchè Di Battista pensa ad alta voce di chiedere aiuto ai russi per la battaglia sul referendum?», domandano gli autori.
Una questione sulla quale il Movimento è rimasto alquanto evasivo, mettendo il più possibile la sordina alla recente visita a Mosca (dove non sono stati fatti andare i big, Di Battista e Manlio Di Stefano, fin qui incaricati di tenere i rapporti con il giro di Putin).
È in corso uno scambio politico tra i due partiti, M5S e Russia unita di Putin, che si cerca di tenere il più possibile sotto coperta?
La seconda rivelazione del libro riguarda i contenuti da spingere sui social e nel mondo virale del Movimento.
Scrivono Biondo e Canestrari che a marzo del 2014 un parlamentare importante come Roberto Fico spiegava così alle truppe cinque stelle una linea di forte critica a Putin e al putinismo: «Cosa significa Unione Europea se Putin annuncia l’intervento armato in Ucraina e noi non facciamo niente?», domandava Fico.
«Cosa significa Unione Europea se a pochi chilometri da noi la Russia sta per invadere l’Ucraina e non riusciamo a muovere neanche un passo diplomatico? E a cosa serve l’Italia all’interno dell’Unione Europea se è schiava degli accordi sul gas proprio con Putin?».
Oggi è cambiato tutto.
Scrive “Supernova”: «Putin è un brand in ascesa nel variopinto mondo del web italiano. Ci sono decine di siti, profili social che lo osannano: sia di destra, anche estrema, sia riconducibili ad attivisti M5S. Pietro Dettori, social media manager prima della Casaleggio e adesso di Rousseau, l’associazione che gestisce la partecipazione degli iscritti a cinque stelle, è tra i fan del leader russo».
In altre parole, chiosano Biondo e Canestrari, «“Putin è uno che tira, il suo nome produce traffico sulla rete”, raccontano dal quartier generale della Casaleggio, la task-force che spesso rimbalza e fa da cassa di risonanza dei due principali network putiniani, Russia Today e Sputnik».
La geopolitica valutata in termini di clic, traffico virale e pubblicità .
(da “La Stampa“)
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Novembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
I TESTIMONI SONO EX ATTIVISTI GRILLINI… I DEPUTATI NUTI E MANNINO NON MOLLANO LA POLTRONA
Nuova sfilata di testimoni in procura per l’inchiesta sulle firme false del movimento 5 Stelle. 
Questa mattina il procuratore aggiunto Dino Petralia e il sostituto Claudia Ferrari stanno ascoltando altri attivisti, come testimoni, per cercare di ricostruire cosa accadde alla vigilia delle elezioni comunali di Palermo, nell’aprile 2012.
Fra le persone ascoltate Fabio D’Anna e Giuseppe Marchese, due ex esponenti del movimento che, davanti alle telecamere delle Iene, hanno denunciato alcuni particolari dello scandalo che sta scuotendo il mondo grillino.
D’Anna ha raccontato che la sua firma sarebbe tra quelle copiate da alcuni attivisti per rimediare all’errore formale che gli avrebbe impedito di presentare la lista.
D’Anna ha lasciato il movimento anni fa, estromesso dalla cordata facente capo all’attuale deputato nazionale Riccardo Nuti.
Marchese, invece, avrebbe consegnato le e-mail, che nei giorni prima della presentazione delle liste, si sarebbero scambiati alcuni attivisti, poi eletti alle politiche, e dalle quali traspariva l’allarme derivato dal mancato raggiungimento delle firme necessarie alla presentazione delle liste.
Solo nei prossimi giorni, invece, saranno ascoltati dai pm, nella qualità di indagati. i deputati Claudia Mannino e Riccardo Nuti, assieme ad altri accusati di aver partecipato alla falsificazione delle firme.
Sono almeno otto gli indagati. Grillo ha invitato a sospendersi chiunque riceva un avviso di garanzia: Mannino e Nuti fanno sapere di essere ancora in attesa di una comunicazione di questo tipo e dunque per ora non fanno un passo indietro.
Nei giorni scorsi si sono invece autosospesi dal movimento i deputati regionali Claudia La Rocca – che ha ampiamente collaborato con la Procura – e Giorgio Ciaccio.
L’inchiesta non riguarda soltanto la ricopiatura delle firme per la presentazione delle liste, ma anche la presenza di firme del tutto false: alcuni presunti sottoscrittori della lista di M5S hanno dichiarato di aver firmato, nel 2011, solo per il referendum sull’acqua.
Fra questi, anche Fabio Trizzino, avvocato e marito dell’ex assessore regionale Lucia Borsellino.
Trizzino, chiamato dalla polizia mentre era a Roma per riconoscere la sua sottoscrizione, ha dichiarato di non aver firmato a sostegno di liste per le elezioni, ma ha ricordato di avere apposto una sottoscrizione a sostegno del referendum abrogativo della legge di privatizzazione dell’acqua.
Sarebbe dunque un nuovo caso – anche un legale e un commercialista hanno raccontato la stessa cosa – che complica la vicenda delle firme false.
Inizialmente l’inchiesta, infatti, aveva ipotizzato che per sanare un errore erano state copiate centinaia di firme realmente apposte a sostegno della lista, ma secondo il racconto di alcuni testimoni ci sarebbero anche l’uso fraudolento di sottoscrizioni rilasciate in occasioni che nulla avevano a che fare con le elezioni.
«Ricordo che mi fermò Nuti (parlamentare nazionale che sarebbe tra gli indagati ndr) – racconta Trizzino – per chiedermi la firma. Escludo fosse per le elezioni, non l’avrei messa, ma si trattava di una causa in cui credevo, come quella dell’acqua».
«Se si arriverà a un processo – aggiunge il genero di Paolo Borsellino – mi costituirò parte civile perchè l’usurpazione di una firma è una cosa gravissima».
L’indagine, che può contare su tre testimoni chiave e su centinaia di disconoscimenti, è a una svolta e in settimana dovrebbero cominciare gli interrogatori degli indagati che sarebbero una decina. Tra loro anche un cancelliere del tribunale e alcuni deputati nazionali dei Cinque Stelle.
Il Pd rimane in posizione di attacco: “Trenta coinvolti, otto indagati, questa la firmopoli grillina di Palermo. Grillo, Di Maio e Di Battista chiedono le autosospensioni – dice il segretario dei dem palermitani Carmelo Miceli – e solo in due lo fanno. Insomma, nonostante gli inviti, i mea culpa solo con il contagocce. In questo Movimento ognuno fa quello che vuole”.
(da agenzie)
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